<?xml version="1.0"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="it">
	<id>https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?action=history&amp;feed=atom&amp;title=Corsi%2FEssere_cristiani%2F48</id>
	<title>Corsi/Essere cristiani/48 - Cronologia</title>
	<link rel="self" type="application/atom+xml" href="https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?action=history&amp;feed=atom&amp;title=Corsi%2FEssere_cristiani%2F48"/>
	<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?title=Corsi/Essere_cristiani/48&amp;action=history"/>
	<updated>2026-09-21T14:30:47Z</updated>
	<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
	<generator>MediaWiki 1.43.1</generator>
	<entry>
		<id>https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?title=Corsi/Essere_cristiani/48&amp;diff=3547&amp;oldid=prev</id>
		<title>Pcastellina: Creata pagina con &quot;{{Essere}} &#039;&#039;&#039;Cuore a cuore&#039;&#039;&#039;  = 48. …e la gloria =  Nel Nuovo Testamento, la parola “gloria” contiene in sé stessa due significati strettamente uniti l’uno all’al...&quot;</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.tempodiriforma.it/mw/index.php?title=Corsi/Essere_cristiani/48&amp;diff=3547&amp;oldid=prev"/>
		<updated>2020-07-03T14:35:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Creata pagina con &amp;quot;{{Essere}} &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Cuore a cuore&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;  = 48. …e la gloria =  Nel Nuovo Testamento, la parola “gloria” contiene in sé stessa due significati strettamente uniti l’uno all’al...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;{{Essere}}&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Cuore a cuore&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
= 48. …e la gloria =&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel Nuovo Testamento, la parola “gloria” contiene in sé stessa due significati strettamente uniti l’uno all’altro, ciascuno dei quali presuppone l’altro. Il primo è il fatto manifesto che Dio è sommamente degno, come Creatore, d’essere lodato; il secondo è la lode che questo suscita dalle Sue creature, vale a dire la Sua gloria implicita e quella che riceve dalle Sue creature. Quali di questi significati debba avere la preminenza dipende se ci si riferisce alla gloria che Dio &amp;#039;&amp;#039;ha&amp;#039;&amp;#039; e &amp;#039;&amp;#039;manifesta&amp;#039;&amp;#039; e &amp;#039;&amp;#039;dà,&amp;#039;&amp;#039; oppure se ci si riferisce a quella che gli è &amp;#039;&amp;#039;accordata&amp;#039;&amp;#039;. Se noi, infatti, con gratitudine, benediciamo il Dio che nella Sua grazia ci ha benedetto, questo significa glorificare Chi in questo stesso momento ci glorifica rimodellandoci all’immagine di Cristo (vedi 2 Co. 3:18; Ef. 1:3; cfr. Ro. 1:21 con 8:17,30). Ciò per il quale, però, gli uomini danno gloria a Dio, è sempre già qualcosa di glorioso, mentre le glorie che Dio manifesta all’uomo, sono sempre intese a suscitare la lode.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Una gloria manifesta ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’Antico Testamento, Dio manifestava la Sua gloria in tipica forma visiva, come uno splendore di luce che suscitava timore e meraviglia (la &amp;#039;&amp;#039;shekinah&amp;#039;&amp;#039;, come la chiamava il tardo Giudaismo). Questo era il segno della Sua presenza benefattrice sia nel tabernacolo del deserto che nel tempio (Es. 40:34; 1 Re 8:10ss). La rivelazione essenziale e permanente della gloria di Dio, però, si manifestava nei Suoi grandi atti di meritato giudizio e d’immeritato amore, come pure nel Suo “nome” – che non era una semplice etichetta, come i nostri nomi, ma una manifestazione della natura e del carattere di Dio. Jahweh (o Geova, come si diceva un tempo), significa “io sono (e sempre sarò) ciò che io sono (e sempre sarò)” (v. Es. 3:13-15), e la piena affermazione del “nome” di Dio dichiara precisamente ciò che Egli è e sempre sarà. Questa affermazione era stata fatta a Mosè. Quando Mosè aveva chiesto a Dio: “Fammi vedere la Tua gloria”, Iddio gli aveva risposto non solo con una manifestazione visiva, ma pure dichiarando: &amp;#039;&amp;#039;«Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all&amp;#039;ira, ricco in bontà e fedeltà, che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l&amp;#039;iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l&amp;#039;iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!» &amp;#039;&amp;#039;(Es. 33:18-34:7). Questo carattere morale è essenziale alla gloria di Dio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, quando la Parola divenne carne nell’umiltà della condizione umana, essendosi svuotata della gloria che condivideva con Dio Padre prima della Creazione, lo stupefacente splendore della &amp;#039;&amp;#039;shekinah&amp;#039;&amp;#039; era nascosto, salvo che nell’avvenimento isolato della trasfigurazione. Ciononostante i discepoli di Gesù potevano testimoniare e dire: &amp;#039;&amp;#039;“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come d’unigenito dal Padre”&amp;#039;&amp;#039; (Gv. 1:14; cfr. 17:5; Fl. 2:7). Altrettanto grande quanto la gloria fisica della luce della &amp;#039;&amp;#039;shekinah, &amp;#039;&amp;#039;la gloria morale dell’amore redentore di Dio è ancora più grande. Coloro che oggi Iddio illumina per comprendere l’Evangelo, non vedono mai la &amp;#039;&amp;#039;shekinah&amp;#039;&amp;#039;, ma contemplano la gloria di Dio che rifulge sul volto di Gesù Cristo (2 Co. 4:6).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Una gloria accordata ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando nella dossologia tradizionale del Padre nostro, noi attribuiamo la gloria, insieme alla sovranità regale, a Dio, per sempre, noi diciamo a Dio (e rammentiamo a noi stessi), dapprima che Egli, il nostro Creatore e Redentore è, e sarà sempre, glorioso in tutto ciò che compie, specialmente nei Suoi atti di grazia (“noi Ti ringraziamo &amp;#039;&amp;#039;per la Tua gran gloria&amp;#039;&amp;#039;). In secondo luogo noi consacriamo noi stessi, ora e per sempre, a adorarlo per tutto questo (&amp;#039;&amp;#039;“Sia gloria a Dio nell’alto dei cieli”&amp;#039;&amp;#039;). La dossologia, quindi, fa terminare il Padre nostro nella lode, proprio come la stessa vita cristiana deve fare. Infatti, sebbene le nostre richieste terminino in questa vita, il felice compito di dare gloria a Dio durerà per tutta l’eternità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Gloria a chi? ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mettiamo ora alla prova le nostre qualità spirituali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il principio del peccato nell’uomo (che rappresenta l’immagine in lui del diavolo) è questo: la gloria non appartiene a Dio, ma a me. Di conseguenza, noi facciamo sfoggio di quello che noi pensiamo come la nostra gloria, tanto che coloro che ci guardano e ci ammirano possano glorificarci. Questo è un aspetto della nostra arroganza: si chiama vanità. Le persone vane si pavoneggiano affinché gli altri possano ammirarle: fattezze fisiche, abiti, capacità, posizione, influenza, casa, cervello, conoscenze, o qualunque cosa di cui essi siano fieri. Si aspettano di essere applaudite, e si sentono risentite ed offese se la gente non risponde loro come si aspettano e ne siano impressionate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I cristiani, però, sanno che la vanità è una menzogna, perché presume che dovremmo essere noi ad essere lodati ed ammirati per ciò che noi siamo, e questo non è così. La fede cristiana ci insegna non a far finta di non avere quelle qualità che sappiamo molto bene di avere, ma a riconoscere che tutto ciò che abbiamo è un dono che Dio ci ha fatto, tanto che Egli, e non noi, dovrebbe essere lodato e ammirato per esso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La verifica che dobbiamo fare è quella di chiederci quanto diventiamo compiaciuti o dispiaciuti se Dio – e non noi – è lodato. Il cristiano maturo non si aspetta che gli si dia personalmente gloria, ma gli dispiace moltissimo che non si glorifichi Iddio. A Richard Baxter, il puritano, il famoso scrittore devozionale del suo tempo, dispiaceva quando i visitatori lo lodavano per i suoi libri. Diceva: “Non sono altro che una penna nelle mani di Dio, e che lode si può mai fare ad una penna?”. Questo mostra quale dev’essere la mentalità del cristiano maturo. In ogni momento egli è pronto a dire: “Date gloria a Dio, perché a Lui e solo a Lui è dovuta”. Che cosa direbbe di noi stessi questa verifica?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Per lo studio biblico ulteriore ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La via della dossologia: Ro. 11:33-36; Ef. 3:20ss; 1 Ti. 6:13-16; Eb. 13:20ss; Giuda 24ss; Ap. 1:4-7.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Domande per la riflessione e la discussione ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Quali sono i due significati del termine “gloria” e quale rapporto vi è fra loro? &lt;br /&gt;
*Che cos’ha a che fare il carattere di Dio con la Sua gloria? &lt;br /&gt;
*Forse che la nostra capacità di vedere la gloria di Dio è limitata per l’assenza della &amp;#039;&amp;#039;shekinah&amp;#039;&amp;#039;? &lt;br /&gt;
*Perché si, o perché no? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(15, continua)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pcastellina</name></author>
	</entry>
</feed>