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	<title>Etica/Grazia comune Kuyper/1-1 Introduzione - Cronologia</title>
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	<updated>2026-10-23T15:01:06Z</updated>
	<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pcastellina: Creata pagina con &quot;{{Grazia comune}} &lt;span id=&quot;introduzione&quot;&gt;&lt;/span&gt; = 1-1 Introduzione =  &lt;blockquote&gt;Il capitolo introduce la dottrina della &amp;quot;grazia comune&amp;quot; come terzo elemento essenziale della confessione riformata, che si affianca alla grazia particolare, rivolta alla salvezza dell&#039;individuo, e alla grazia dell&#039;Alleanza, relativa alla comunità dei santi. L&#039;autore chiarisce che la grazia comune non possiede un potere salvifico né di purificazione interiore, ma rappresenta l&#039;...&quot;</title>
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		<updated>2026-06-26T15:41:38Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Creata pagina con &amp;quot;{{Grazia comune}} &amp;lt;span id=&amp;quot;introduzione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/span&amp;gt; = 1-1 Introduzione =  &amp;lt;blockquote&amp;gt;Il capitolo introduce la dottrina della &amp;quot;grazia comune&amp;quot; come terzo elemento essenziale della confessione riformata, che si affianca alla grazia particolare, rivolta alla salvezza dell&amp;#039;individuo, e alla grazia dell&amp;#039;Alleanza, relativa alla comunità dei santi. L&amp;#039;autore chiarisce che la grazia comune non possiede un potere salvifico né di purificazione interiore, ma rappresenta l&amp;#039;...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;{{Grazia comune}}&lt;br /&gt;
&amp;lt;span id=&amp;quot;introduzione&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;/span&amp;gt;&lt;br /&gt;
= 1-1 Introduzione =&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;Il capitolo introduce la dottrina della &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot; come terzo elemento essenziale della confessione riformata, che si affianca alla grazia particolare, rivolta alla salvezza dell&amp;#039;individuo, e alla grazia dell&amp;#039;Alleanza, relativa alla comunità dei santi. L&amp;#039;autore chiarisce che la grazia comune non possiede un potere salvifico né di purificazione interiore, ma rappresenta l&amp;#039;espressione della pazienza divina, la quale frena la manifestazione distruttiva del peccato nel mondo rendendo possibile il risplendere di una certa rettitudine e nobiltà d&amp;#039;animo anche al di fuori della Chiesa. Questa dottrina risolve la tensione teologica tra il riconoscimento della totale depravazione umana e l&amp;#039;evidente presenza di bene nel mondo, permettendo di evitare sia l&amp;#039;estremismo anabattista che l&amp;#039;eresia arminiana, e offrendo una spiegazione coerente per l&amp;#039;esistenza umana al di fuori dell&amp;#039;ambito salvifico della grazia particolare.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;“... quando la pazienza di Dio aspettava ai giorni di Noè mentre si fabbricava l&amp;#039;arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate attraverso l&amp;#039;acqua”&amp;#039;&amp;#039; (1 Pietro 3:20).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo appello che De Heraut, alla sua pubblicazione nel 1878, fece risuonare in tutto il paese, testimoniò nuovamente al nostro popolo la confessione calvinista dei nostri padri: che l&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;a grazia è particolare. Fu da quel punto che iniziò la lotta per la restaurazione dell&amp;#039;onore della verità riformata e, grazie a Colui al quale solo sia l&amp;#039;onore, ora, dopo tre lustre, si può affermare che questa lotta ha centrato il bersaglio&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;. Quel principale baluardo della nostra difesa, allora ancora così minacciato, ora giace di nuovo al sicuro. Un obiettivo raggiunto soprattutto grazie al fatto che fin dall&amp;#039;inizio abbiamo posto il centro della nostra confessione riformata, ovvero il carattere particolare della grazia, sul suo necessario fondamento, in primo luogo immediatamente dietro di esso, nella dottrina dell&amp;#039;Alleanza, e ancora più indietro nella Grazia Comune.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovete occuparvi del singolo essere umano, della persona da salvare, dell&amp;#039;individuo che entra nella gloria; e attorno a quell&amp;#039;individuo, in quanto figlio di Dio, non potete annodare i legami d&amp;#039;oro della salvezza intorno alla sua anima, se quella catena d&amp;#039;oro non discende su di lui per elezione personale e sovrana. Pertanto, l&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;a sovrana libertà di Dio, che sceglie chi vuole e rigetta chi non riceve misericordia, rimane il cuore della Chiesa, il cor ecclesiae, che le Chiese Riformate custodiranno fino al ritorno del Signore, pena la scomparsa da questa terra ancor prima della Maranatha.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; Questo è e rimane il centro della nostra confessione, la testimonianza che, sull&amp;#039;autorità della Parola di Dio, suggellata dall&amp;#039;esperienza personale, proclamiamo per le orecchie di tutti: la grazia è particolare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma quello stesso figlio di Dio è pur sempre qualcosa di più di un individuo e di una persona in sé. &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Egli viene anche accolto in una comunità&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;, membro di un corpo, partecipante a un cerchio, racchiuso in un organismo, ed è questa la verità che la dottrina delle Alleanze pone in primo piano e riporta al suo giusto posto. &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Senza la dottrina dell&amp;#039;Alleanza, la dottrina dell&amp;#039;Elezione è mutilata, e la dura e angosciante mancanza di certezza della fede è la giusta punizione che segue questa mutilazione della verità di Dio.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; L&amp;#039;Elezione da sola, separata dalla confessione dell&amp;#039;Alleanza, tenta di impadronirsi dello Spirito Santo senza onorare il Figlio, e la terza Persona nell&amp;#039;Essere Trino non permette questo disonore della seconda Persona. Cristo stesso testimoniò: lo Spirito Santo &amp;amp;quot;prenderà del mio e ve lo annuncerà&amp;amp;quot;, e se osate pervertire questa divina ordinanza, non potrete sfuggire alla dolorosa gravità con cui quell&amp;#039;inamovibile ordinanza si vendica nella vostra angoscia d&amp;#039;anima. Pertanto, l&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Elezione personale sovrana non appare mai nelle Sacre Scritture se non sullo sfondo della grazia dell&amp;#039;Alleanza&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;. Il singolo, l&amp;#039;individuo, deve riconoscersi incorporato nella comunione dei santi. Personalmente siamo eletti, ma anche insieme come tralci nell&amp;#039;unica Vite, membri dello stesso Corpo. Pertanto, la confessione di una grazia particolare e personale diventa falsa e non scritturale se non ha come fondamento la dottrina delle Alleanze.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma non finisce qui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche l&amp;#039;Alleanza di Dio nel Mediatore ha, a sua volta, un fondamento nell&amp;#039;opera della Creazione originaria, nell&amp;#039;esistenza del mondo e nella vita del genere umano. I figli di Dio come individui appartengono alla comunione dei santi, ma questa comunione dei santi è composta anche da figli degli uomini, i quali, nati da una donna per volontà dell&amp;#039;uomo, sono in tal modo intessuti e incorporati in quella vita umana che ha avuto origine in Paradiso e che, anche dopo l&amp;#039;allontanamento da Dio, continua in forma deforme. &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Né la tua elezione né la tua appartenenza alla comunione dei santi distruggono l&amp;#039;uomo che è in te, né ti privano della vita in famiglia, in patria e nel mondo&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;. Vi sono dunque non due, ma tre aspetti di cui devi tenere conto. Primo, la tua vita personale; secondo, la tua incorporazione nel Corpo di Cristo; e terzo, la tua esistenza come uomo, cioè la tua nascita umana, &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;il tuo essere membro del genere umano&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;. Tre aspetti che il nostro Catechismo di Heidelberg, come splendore dell&amp;#039;Essere Trino di Dio, distingue in questo modo: Primo: Di Dio Spirito Santo e della nostra Santificazione. Questo è l&amp;#039;aspetto strettamente personale dell&amp;#039;essere figlio di Dio. Solo in questa santificazione la sua elezione personale diventa certezza per lui. Secondo: Di Dio Figlio e della nostra Redenzione. Questa è la confessione dell&amp;#039;Alleanza di Grazia, del Capo del Corpo, dell&amp;#039;unico sangue, in cui risiede ogni riconciliazione. Ma anche, terzo: Di Dio Padre e della nostra Creazione. Questa è la nostra origine dal Paradiso, il nostro essere scaturiti dalla vita naturale, il nostro essere incorporati come uomini nella vita della nostra razza umana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Naturalmente il Catechismo qui segue l&amp;#039;ordine, la successione, in senso inverso, perché tutto ebbe inizio con la nostra Creazione; e così anche secondo il santo ordine nell&amp;#039;Essere Divino: prima il Padre, da quel Padre il Figlio generato dall&amp;#039;eternità, e dal Padre e dal Figlio lo Spirito Santo che procede dall&amp;#039;eternità. E così andò, prima la nostra creazione, poi la nostra redenzione, e infine solo allora la nostra santificazione. Ma per la coscienza del figlio di Dio, che si volge interiormente in sé stesso e riflette sul corso della vita della sua anima, e quindi calcola dal punto in cui si trova ora, il corso che l&amp;#039;esperienza e il ricordo prendono è precisamente l&amp;#039;opposto. Egli confessa Dio Spirito Santo, che gli assicura la sua elezione personale, e così lo porta a confessare che la grazia è particolare. Quella certezza di fede, tuttavia, la trova solo in Cristo, riconoscendosi ora membro del Corpo, nella comunione dei santi, e così la gloria dell&amp;#039;Alleanza si eleva per lui. Ma anche lì non rimane saldo. Rivolgendo lo sguardo a quell&amp;#039;alleanza, egli volge indietro le sue menti alle sue origini, alla sua nascita, alla sua discendenza, al mondo in cui cammina come uomo tra gli uomini, e così giunge alla terza confessione: &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;non solo che la grazia è particolare e che questa grazia particolare è avvolta dai vincoli dell&amp;#039;Alleanza, ma anche che il suo Dio è prima della sua creazione e dietro la sua creazione, e che egli è stato curiosamente e meravigliosamente plasmato dalla mano stessa del suo Dio nel grembo materno.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; Questo significa confessare Dio Padre; e con un tono più pieno che mai, la fede gloriosa risuona ora dalle sue labbra: &amp;amp;quot;Sono eletto, sono in Cristo, e perciò credo, ora in primo luogo profondamente e pienamente, in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, Creatore anche del mio essere, secondo il corpo e secondo l&amp;#039;anima&amp;amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma proprio qui manca qualcosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra la gloria della Creazione in Paradiso e la sua stessa nascita si trova l&amp;#039;apostasia, e così su quel mondo, su quella vita umana in quel mondo, e sulla sua stessa appartenenza a quel mondo estraniato da Dio, si posa un&amp;#039;ombra come di morte. La linea della grazia sembra spezzata. Quella grazia è particolare nella sua Elezione personale; quella grazia opera organicamente nell&amp;#039;Alleanza; ma q&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;uella grazia, in terza istanza, si scontra con l&amp;#039;opera spezzata e violata della Creazione&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;. La linea sembra non proseguire. E quindi ora, non solo la grazia dell&amp;#039;Alleanza deve venire e diffondersi dietro la grazia particolare, ma &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;anche dietro quella grazia dell&amp;#039;Alleanza deve venire, in terza istanza, la grazia comune&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;. Tre raggi, dunque, della grazia di Dio: una grazia che ti riguarda personalmente, una grazia che è comune a te con tutti i santi di Dio nell&amp;#039;Alleanza, ma anche, in terza istanza, u&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;na grazia di Dio che è comune a te, come uomo, con tutti gli uomini.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; Solo così non rimane altro che dare onore a Dio. La tua salvezza personale puramente frutto della grazia sovrana. La tua fioritura come tralcio, insieme ai santi tralci, sulla Vite, ti è giunta per sola grazia sovrana. Ma ora anche la tua venuta in quella salvezza come uomo, in virtù della tua discendenza, attraverso la tua nascita e tutta la tua vita umana, un dono, un&amp;#039;esenzione, un effetto di quella stessa grazia del tuo Dio. Non per rimanere fermo nella tua certezza di fede, non per lo sfondamento della tua fede, nemmeno per l&amp;#039;impianto della capacità di fede nella tua anima, ma anche per tornare indietro, oltre la conversione e la rigenerazione, alla tua nascita naturale, per piangere sul tuo peccato e sulla colpa, la colpa mortale della tua razza, ma anche per magnificare, in quella stessa nascita, la grazia del tuo Dio. Tre pietre preziose di grazia, dunque. La prima totalmente personale, la pietra bianca su cui è inciso un nome noto solo a Dio e a te. Questa è la grazia totalmente particolare. La seconda una pietra di grazia dell&amp;#039;Alleanza, un bene benedetto comune a te e a tutti i figli di Dio. E &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;la terza è una pietra di grazia comune agli uomini, che ti è pervenuta in quanto figlio dell&amp;#039;uomo, e che è comune non solo a tutti i figli di Dio, ma a tutti i figli degli uomini&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa nuova serie di articoli tratterà la terza parte, completando così le due serie precedenti sulla grazia particolare e sulla dottrina delle Alleanze. Solo quando la grazia particolare, la grazia dell&amp;#039;Alleanza e la grazia comune saranno comprese nella loro essenza, tendenza e coerenza, il vostro pensiero, che aspira all&amp;#039;unità, troverà pace. Il fatto che abbiamo tuttavia evitato l&amp;#039;espressione &amp;amp;quot;grazia generale&amp;amp;quot; e scritto &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot;, cioè &amp;amp;quot;gratia communis&amp;amp;quot;, come titolo di questa serie, serve a prevenire qualsiasi malinteso. Fin troppo facilmente potrebbe insinuarsi il sospetto che volessimo di nuovo affermare che la grazia è per tutti, tentando così di indebolire il solido fondamento secondo cui la grazia è particolare. Tale abuso viene fatto con troppa facilità della grazia &amp;amp;quot;generale&amp;amp;quot;, come se con essa si intendesse la grazia salvifica, il che non è affatto vero. &amp;amp;quot;Salvativa&amp;amp;quot; in senso assoluto è solo la grazia particolare e personale, e persino alla grazia dell&amp;#039;Alleanza questo titolo onorifico si addice solo con una certa riserva. Ma mentre la grazia dell&amp;#039;Alleanza conserva almeno per natura e tendenza la capacità di salvare, neanche questo si può dire della grazia comune. Per evidenziare questo punto in modo netto e chiaro, è opportuno sottolineare subito che, in una certa misura, anche gli animali partecipano alla &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot;. Si veda ad esempio Genesi 9:9-10. La grazia comune è, con diverse gradazioni, la porzione di tutti gli uomini, anche di coloro che si sono allontanati maggiormente dalla retta via, che hanno la coscienza completamente indurita e sono perduti per sempre. Di per sé non contiene alcun germe salvifico ed è quindi di natura completamente diversa dalla grazia particolare o dell&amp;#039;Alleanza. E poiché questo aspetto viene spesso trascurato quando si parla di &amp;amp;quot;grazia generale&amp;amp;quot;, è sembrato più prudente, per evitare malintesi e confusioni, riprendere nel titolo l&amp;#039;espressione ormai un po&amp;#039; antiquata e tradurre &amp;amp;quot;communis gratia&amp;amp;quot; dei teologi di lingua latina con: &amp;amp;quot;della grazia comune&amp;amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Che questo argomento presenti particolari difficoltà di trattazione è noto agli esperti, e ciò ha una chiara spiegazione&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;. Questo argomento, in particolare, non ha mai goduto, nei tempi antichi, dell&amp;#039;onore di essere trattato a sé stante. Tra le varie divisioni principali in cui si era soliti suddividere la teologia dogmatica, non ve n&amp;#039;era una con questa denominazione. Si trattava della Sacra Scrittura, di Dio, dei Decreti, della Creazione, del Peccato, di Cristo, della Redenzione, della Chiesa, dei Sacramenti, del Magistero e delle Cose Ultime, ma non si trovava una divisione principale separata dedicata alla grazia generale, o grazia comune. E quando, seguendo le orme di Calvino, l&amp;#039;attenzione dei teologi riformati si rivolse in modo più specifico a questo argomento di estrema importanza, essi ne elaborarono certamente le caratteristiche principali, ma senza dedicargli un capitolo a parte. &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Per lo più ne discutevano ancora sotto le voci &amp;amp;quot;virtù dei pagani&amp;amp;quot;, &amp;amp;quot;giustizia civile&amp;amp;quot;, &amp;amp;quot;conoscenza naturale di Dio&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;&amp;amp;quot;, ecc.; ma senza mai riassumere tutte le varie parti relative a questo argomento in un&amp;#039;unica trattazione ordinata e coerente. Anche il nostro Catechismo non tratta questo argomento separatamente, e ciò ha impedito che questa &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot; trovasse spazio in un gruppo di articoli a sé stanti. Sebbene dal 1878 abbiamo ripetutamente e continuamente fatto riferimento a questa &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot;, e sebbene abbiamo accolto con gratitudine e interesse il ben documentato discorso sulla &amp;amp;quot;Grazia Comune&amp;amp;quot; pubblicato dal Dr. Bavinck nel 1894, questo importante tema non è stato finora trattato in modo coerente e pienamente sviluppato. Non ci resta dunque altro che tracciare la nostra strada, non con la pretesa di risolvere così definitivamente questa parte della Dogmatica, ma piuttosto, poiché questo argomento tocca così profondamente la vita e le nostre lotte attuali, di offrire almeno un primo tentativo di trattazione, che potrà poi condurre a un&amp;#039;elaborazione dottrinale più completa e approfondita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra gli &amp;amp;quot;attributi di Dio&amp;amp;quot; è la Sua &amp;amp;quot;longanimità&amp;amp;quot; che in questa &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot; non si esaurisce, ma viene nondimeno glorificata in modo commovente. La santità e la maestà di Dio reagiscono contro ogni peccato, non solo in parte, ma in modo assoluto, nel senso più assoluto del termine. Ora, &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;se quest&amp;#039;azione della santità di Dio contro il peccato si manifestasse immediatamente, in tutta la sua terribile potenza, allora non esisterebbe la &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot;.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; Ma ora &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;il Signore nostro Dio non è solo santo, ma nella sua santità è anche paziente, ed è da questa &amp;amp;quot;pazienza&amp;amp;quot;, con cui la divina pazienza dell&amp;#039;Onnipotente sopporta temporaneamente il peccato, che è nata la &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot;.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Calvino, nelle sue Istituzioni II, cap. 3, § 3, espresse con grande chiarezza il profondo concetto di questa &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot;, quando rispose alla domanda su come spiegare il fatto che tra i pagani e gli increduli la rettitudine e una nobile indole risplendessero così spesso in alto grado. La maggior parte di coloro che si espressero su questo argomento fecero sempre apparire tale fatto come una prova contro la profonda e assoluta depravazione in cui la nostra natura umana era sprofondata a causa del peccato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Tu calunni», gridarono, «la nostra natura umana, se ammetti che per mezzo del peccato siamo inclini a ogni male e incapaci di ogni bene. Quei tanti eccellenti pagani che non conoscono Cristo, eppure spesso ci mettono in imbarazzo, dimostrano il contrario. E anche gli increduli che vivono in mezzo a noi, spesso superano molti figli di Dio nella tranquilla e sincera devozione al dovere». E contro questo Calvino si levò. Sarebbe vero, se tali uomini fossero tali di per sé. Ma proprio questo deve essere contraddetto, e la spiegazione va piuttosto ricercata in questo: &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;«in mezzo alla corruzione generale opera una certa grazia comune, che non purifica la natura malvagia, ma nell&amp;#039;uomo ne impedisce lo scoppio&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;»; Un concetto che egli stesso aveva già espresso nella prima edizione francese: &amp;amp;quot;Nous avons à considérer, qu&amp;#039;en la corruption universelle, dont nous avons parlé, la grace de Dieu a quelque lieu, non pas pour amender la perversité de la nature, mais pour la reprimer et restraindre au dedans&amp;amp;quot;. La successiva espressione latina è più breve e incisiva: &amp;#039;&amp;#039;gratia, non quae illam purget, sed intus cohibeat&amp;#039;&amp;#039;. Un concetto che egli ribadisce con ancora maggiore efficacia alla fine del § 3: &amp;amp;quot;Dio, con la Sua Provvidenza, frena la depravazione della nostra natura in modo che non possa manifestarsi in azioni, senza però purificarla interiormente&amp;amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco dunque la radice della dottrina della &amp;amp;quot;grazia comune&amp;amp;quot; e, al tempo stesso, &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;la spiegazione del perché essa costituisca una parte così indispensabile della confessione riformata.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; Non nacque da un artificio filosofico, ma dalla confessione della natura mortale del peccato. A quella natura mortale del peccato i nostri padri riformati rimasero sempre fedeli. &amp;amp;quot;Morti per natura a causa del peccato e delle trasgressioni&amp;amp;quot; rimase la testimonianza di tutti. Ma questo apparentemente non corrispondeva alla realtà. In quel mondo peccaminoso, persino al di fuori della Chiesa, c&amp;#039;era tanto di bello, tanto di venerabile, tanto che suscitava invidia. &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Ciò poneva la scelta tra negare tutto questo bene, contro ogni logica, e sviarsi con gli Anabattisti; oppure rappresentare l&amp;#039;uomo decaduto come non così profondamente caduto, e quindi smarrirsi nell&amp;#039;eresia arminiana.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; E posta a questo bivio, la confessione riformata si rifiutò di imboccare una di queste due strade. Perché il bene e il bello al di fuori della Chiesa, tra i non credenti, nel mondo, non ci era permesso chiudere gli occhi. Questo bene era lì, e doveva essere riconosciuto. E altrettanto poco si poteva dedurre dall&amp;#039;assoluta depravazione della natura peccaminosa. Ma qui risiedeva la soluzione di questa apparente contraddizione: &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;anche al di fuori della Chiesa, tra i pagani, in mezzo al mondo, operava una grazia, una grazia non eterna, né per la salvezza, ma temporanea e per la permanenza della corruzione che si annidava nel peccato.&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pcastellina</name></author>
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