Apologetica/Che cosa si intende nel Nuovo Testamento per "religione"?

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Che cos'è vera religione?

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Nell’ambiente evangelico si sente spesso dire: “Io non ho una religione, ma una relazione vivente con Cristo”. L’intenzione di chi pronuncia questa frase è buona: si vuole sottolineare che la fede cristiana non è una semplice adesione esteriore a riti o tradizioni, ma un rapporto personale e reale con il Signore Gesù. Tuttavia, se ci atteniamo al linguaggio biblico, scopriamo che il termine “religione” non è affatto negativo, anzi: indica proprio l’espressione concreta di quella relazione vivente.

La religione nel Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento usa il termine greco θρησκεία (thrēskeía), che significa culto o pratica religiosa. In Atti 26:5, Paolo parla della sua vita passata come vissuta “nella più rigida setta della nostra religione”; e in Giacomo 1:26-27 leggiamo parole decisive:

“La religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri dal mondo.”

Qui la “religione” non è vuota esteriorità, ma la vera pietà cristiana: un cuore che ama Dio e che, per amore di Dio, si traduce in giustizia, misericordia e santità di vita.

Religione come amore per Dio e per il prossimo

Secondo il Nuovo Testamento, la religione è l’espressione dei nostri rapporti:

  • verso Dio, nell’adorazione, nella fede, nell’obbedienza;
  • verso il prossimo, nell’amore pratico, nella giustizia, nella misericordia.

In questo senso la vera religione coincide con ciò che Gesù riassume nei due grandi comandamenti: amare Dio con tutto il cuore e amare il prossimo come sé stessi.

Fede riformata e vita vissuta

La tradizione riformata ha sempre insistito su questo punto: la fede autentica non resta mai astratta o interiore, ma prende forma nella vita quotidiana. La vera religione è la fede che si esprime nel culto reso a Dio e nell’amore attivo verso il prossimo. Non esiste separazione tra relazione con Cristo e religione: la prima è la radice, la seconda è il frutto.

Conclusione

Non dovremmo quindi temere la parola “religione”, né contrapporla alla relazione con Cristo. La vera fede non elimina la religione, ma la purifica. Il Signore ci chiama a una religione pura, senza macchia, che nasce dalla grazia ricevuta in Cristo e che si manifesta in vite trasformate, dedicate a Dio e al servizio del prossimo.

La vera alternativa non è tra “religione” e “relazione con Cristo”, ma tra una falsa religione, fatta solo di apparenze, e la vera religione, che è il frutto visibile di un cuore rinnovato dal Vangelo.

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