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L'A- privativo: miseria di un prefisso

In italiano, così come nelle lingue d'origine greca e latina, la lettera A usata come prefisso a sostantivi o aggettivi, comporta un valore privativo, indica mancanza, privazione. Si consideri: abulico (inerte, privo di interessi), acefalo (senza testa, privo di autorità superiori), agnostico (chi non prende posizione riguardo a problemi religiosi, politici, sociali, ecc), anarchico (chi è insofferente rispetto all'ordine e all'autorità, ribelle), anestetico (ciò che tranquillizza o attenua un sentimento doloroso), apatico (che ha o dimostra apatia; indifferente, inattivo per mancanza di volontà e di desiderî), apolide (Persona emigrata all'estero, che non ha alcuna cittadinanza, perché priva di quella di origine e non in possesso di un'altra), atarassico (imperturbabile, indifferente), ateo (chi nega l'esistenza di Dio), e di formazione moderna, usato produttivamente davanti ad aggettivi: acritico (privo di senso critico, dogmatico; non vagliato criticamente), amorale, apolitico (chi è avverso o indifferente alla politica), areligioso ( che non è religioso, che prescinde da ogni religione), asessuale (privo di qualsiasi riferimento alla sessualità), e a confissi: afasia (di chi non è in grado di parlare), afono (di chi non "emette suoni"), raramente davanti a sostantivi: apartitico, asimmetria, e in sostantivi parasintetici: avitaminosi, analgesico (che attenua o elimina la sensibilità al dolore). Da notare la differenza fra il prefisso A- e il prefisso IN-. Ad esempio, la differenza fra amorale ed immorale: mentre il primo indica neutralità, passività e indifferenza (rispetto al problema religioso o alla morale), il secondo esprime avversione e più aperto contrasto (immorale è chi o ciò che si oppone alla moralità, che la viola e l’offende). È simile a anomia (indifferenza alla legge) e antinomia (opposizione alla legge). L'indifferenza è peggio che l'opposizione diretta!

Quanto vi ho riportato non è solo un esercizio lessicale. Per molte persone oggi (le incontriamo sovente anche fra molti di coloro che pubblicano sui social (di solito banalità) possono essere definiti "personalità da A privativo). Sono da distinguersi dai tipi "I avversativo). Difatti, sono indifferenti e non prendono mai posizione su niente. Prendere posizione su una quasiasi cosa per loro è sconveniente, rischioso. Preferiscono essere "neutrali" e lo considerano una virtù, anzi, l'unica virtù che si sentano di sostenere. Non pensano, o meglio, non vogliono pensare. Non hanno idee, e se ce l'hanno, le tengono per sé, non le esprimono. Se chiedi loro qualche opinione su qualcosa, preferiscono "non pronunciarsi". Non discutono, non vogliono "impegolarsi" in discussioni. Passano così per gente pacifica e tollerante, che "si fa i fatti suoi" e "non disturba". A loro interessa solo, di fatto, la quiete, il comodo, il conveniente. Sono essenzialmente servili delle forze al potere, qualsiasi esse siano. Non hanno senso critico e, se ce l'hanno, si guardano bene dall'esercitarlo. Pensano, infatti, solo alla propria auto-preservazione e benessere. Sono loro, infatti, a "fare carriera" e a "sistemarsi". Sono edonisti e "sanno divertirsi". Ritengono (anche se non te lo diranno mai) che prendere posizione su una cosa qualsiasi sia da stupidi. Appaiono così delle "brave persone", ma sono "privi", vuoti, "senza". Dante Alighieri li aveva relegati all'inferno nel girone degli ignavi. L'ignavia mancanza di volontà e di fermezza di carattere, che determina l'incapacità di agire, di fare scelte e simili, viltà, infingardaggine, accidia, pigrizia. Nella Bibbia si parla dell'ignavia più che altro come pigrizia. Se indubbiamente, però, la pigrizia fa parte di quelli che abbiamo posto sotto la categoria di "A privativo", essa non li rappresenta del tutto. E' loro più vicina l'idea di indifferenza, ed in particolare quella di "anomia", parola tradotta spesso come insensibilità.

Nell'AT è avere orecchi ma non sentire, occhi ma non vedere: "Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione, hai aperto gli orecchi, ma senza sentire" (Isaia 42:20). Chi si trova in questa situazione non è intelligente come pensa di essere, ma è "stolto e privo di senno": "Ascolta, popolo stolto e privo di senno, che ha occhi ma non vede, ha orecchi ma non ode" (Geremia 5:21). E' la situazione di coloro che "non sono capaci di prestare attenzione", perché si sono "impermeabilizzati" all'ascolto della verità perché non ne hanno voluto sapere: "A chi parlerò, chi scongiurerò perché mi ascolti? Il loro orecchio non è circonciso, non sono capaci di prestare attenzione. La parola del Signore è per loro oggetto di scherno, non ne vogliono sapere" (Geremia 6:10). 

Dio continua a parlare loro ma essi ostinatamente non ascoltano: "A me rivolsero le spalle, non la faccia; io li istruivo con continua premura, ma essi non mi ascoltarono né appresero la correzione" (Geremia 32:33); non danno retta a Dio, non lo prendono sul serio: "Vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti, per dirvi: Abbandoni ciascuno la sua condotta perversa, migliorate le vostre azioni e non seguite e non servite altri dèi, per poter abitare nella terra che ho concesso a voi e ai vostri padri, ma voi non avete prestato orecchio e non mi avete dato retta" (Geremia 35:15). Di conseguenza non cercano né consultano Dio e si allontanano da lui: "...quelli che si allontanano dal seguire il Signore, che non lo cercano né lo consultano" (Sofonia 1:6). Il loro cuore è diventato sempre più duro: "Ma essi hanno rifiutato di ascoltarmi, mi hanno voltato le spalle, hanno indurito gli orecchi per non sentire. Indurirono il cuore come un diamante, per non udire la legge e le parole che il Signore degli eserciti rivolgeva loro mediante il suo spirito, per mezzo dei profeti del passato. Così fu grande lo sdegno del Signore degli eserciti. Come quando egli chiamava essi non vollero dare ascolto, così quando essi chiameranno io non li ascolterò, dice il Signore degli eserciti. Io li ho dispersi fra tutte quelle nazioni che essi non conoscevano e il paese è rimasto deserto dietro di loro, senza che vi sia chi va e chi viene; la terra di delizie è stata ridotta a desolazione" (Zaccaria 7:11-14).

Si tratta di una situazione molto grave denunciata pure nel Nuovo Testamento: "Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!" (Matteo 13:15).

Notevole come questa situazione di "desensibilizzazione" e indurimento sia preannunciata per gli ultimi tempi: " Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, si raffredderà l'amore di molti" (Matteo 24:11-12).

La parola greca tradotta con “iniquità” denunciata come dilagante è anomía. Sia nella Bibbia greca che nel Nuovo Testamento e nella letteratura del giudaismo ad esso contemporaneo il vocabolo fa riferimento a quella che si può definire la “grande iniquità”, l’iniquità degli ultimi tempi nei quali avviene lo scontro frontale tra le forze del Male e il Regno di Dio. Tra gli evangelisti, Matteo impiega il termine anomía quattro volte (Matteo 7:23; 13:14; 23:28; 24:12) e nelle prime due ricorrenze compare proprio l’espressione operatori di iniquità tipica dei salmi. Nel Vangelo di Matteo l’anomía è l’elemento disgregatore per eccellenza, lo strumento del caos che mina le basi della socialità e del mondo; viene vista, in altre parole, come «l’ingiustizia sostanziale, storica e cosmica, il sovvertimento dell’essere e dell’esistere: le relazioni vitali scardinate»: "Va' da questo popolo e di':  Udrete, sì, ma non comprenderete; guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!" (Atti 28:26-27).

Di fatto questa è la situazione delle creature umane decadute: "Non c'è nessun giusto, nemmeno uno, non c'è chi comprenda, non c'è nessuno che cerchi Dio!" (Romani 3:11), situazione che si rileva persino in chiese compiacenti: "Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista" (Apocalisse 3:15-18).

Ecco così come la situazione di chi è caratterizzato da "A privativo" sia molto grave, e proprio perché pensano di stare bene e che non manchi loro nulla. L'appello evangelico al ravvedimento è dunque per loro quantomai appropriato. Lo riceveranno? Da sé stessi, a causa del loro indurimento no. E' Dio l'unico che possa spezzare il loro cuore indirito e indifferente ed operare un trapianto che dia loro un cuore di carne vivo, pulsante e sano. E' solo Dio che può scuoterli e rigenerare il loro spirito, farli risuscitare dalla loro morte spirituale. La loro indolenza è proprio questa: privazione di vita, morte. Preghiamo per chi si trova in questa temibile situazione. Potrebbe essere uno dei nostri cari. Preghiamo che Dio intervenga con potenza nella loro esistenza e dia loro nuova vita in Cristo Gesù.