Articoli/Riconciliazione prima di tutto

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Riconciliazione prima di tutto

Mi scrivono: "ho letto il passo in Matteo 5:25-26 e non riesco a capire cosa vuole dire chiaramente, ti recherebbe troppo disturbo chiarirci le idee in merito?". Questa è la mia risposta.

Il testo dice: "Fa' presto amichevole accordo con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice in mano alle guardie, e tu non venga messo in prigione. Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l'ultimo centesimo".

Per comprendere questo come altri testi, è necessario considerarlo nel suo contesto evitando le fantasiose interpretazioni allegoriche che spesso sono proposte. Dobbiamo attenerci diligentemente a quanto dice evitando di "spiritualizzarlo". Questo testo fa parte di un insieme più ampio (Matteo 5:20-48) e, per comprenderlo correttamente, bisogna tenerne conto. In questi brani Matteo ci indica come Gesù interpreta e spiega la Legge di Dio insegnandoci ciò che Dio intende per giustizia.

Cinque volte ripete la frase: "Voi avete udito che fu detto agli antichi ... ma io vi dico..." (Matteo 5:21,27,33,38,43). Poco prima, lui aveva detto: "Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento" (Matteo 5:17). L'atteggiamento di Gesù dinanzi alla legge è, nello stesso tempo, di rottura e di continuità. Rompe con le interpretazioni allora correnti per mantenere fermo l'obiettivo che la legge deve raggiungere: la pratica della maggiore giustizia, l'Amore.

Matteo 5:20: "Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli". Questo primo versetto presenta la chiave generale di tutto ciò che segue in Matteo 5:20-48. La parola giustizia appare sette volte nel Vangelo di Matteo (3:15; 5,6,10,20; 6:1,33, 21,32). Ciò ha a che fare con la situazione delle comunità cristiane che si dovevano  allora confrontare con il Giudaismo. L'ideale religioso dei giudei dell'epoca era "essere giusti davanti a Dio". I farisei insegnavano: "La persona raggiunge la giustizia davanti a Dio quando riesce ad osservare tutte le norme della legge in tutti i suoi dettagli!" Questo insegnamento generava un'oppressione legalistica e dava molta angoscia ai credenti, perché era molto difficile poterne osservare tutte le regole (cf. Romani 7:21-24). Per questo, Matteo raccoglie le parole di Gesù sulla giustizia mostrando come si debba deve "superare" la giustizia dei farisei (Matteo 5:20), andarvi oltre, comprenderla in modo superiore. Per Gesù, la giustizia non viene da ciò che faccio per Dio osservando la legge, ma da ciò che Dio fa per me, accogliendomi come un figlio, una figlia. Gesù ci chiama ad imitare Dio quando Egli manifesta questa Sua giustizia "perfetta", compiuta, molto diversa da quella praticata dagli scribi e dai Farisei perché incondizionata. Questo significa:  tu sarai giusto davanti a Dio quando cercherai di accogliere e perdonare le persone come Dio mi accoglie e mi perdona, malgrado i miei difetti e i miei peccati.

Ecco così che per mezzo di esempi concreti, Gesù mostra come fare per raggiungere questa giustizia maggiore che supera la giustizia degli scribi e dei farisei. Il testo comincia col prendere

l'esempio dalla nuova interpretazione del sesto comandamento: "Non uccidere!" (Esodo 20:13). Gesù rivela ciò che Dio vuole quando dà questo comandamento a Mosè.

(1) Matteo 5:21-22: La legge dice "Non uccidere!" (Esodo 20:13) Per osservare pienamente questo comandamento non basta evitare l'assassinio. E' necessario sradicare dal di dentro tutto ciò che in un modo o nell'altro può condurre all'assassinio, per esempio la rabbia, l'odio, il desiderio di vendetta, l'insulto, lo sfruttamento, ecc.

(2) Matteo 5:23-24: Il culto perfetto che Dio desidera. Essere accolti ed accettati da Dio in Cristo implica la riconciliazione con il fratello, la sorella. Prima della distruzione del Tempio, nell'anno 70, quando i giudei cristiani partecipavano alle pellegrinaggi a Gerusalemme per presentare le loro offerte all'altare e pagare le loro promesse, ricordavano sempre questa frase di Gesù. Negli anni 80, nel momento in cui Matteo scrive, il Tempio e l'Altare non esistevano più. Erano stati distrutti dai romani. La comunità e la celebrazione comunitaria passano ad essere il Tempio e l'Altare di Dio. Ecco così come Gesù indica che prima ancora di presentarci a Dio nel culto Dio voglia che noi Gli dimostriamo la nostra devozione comportandoci verso gli altri come Lui fa, cioè perseguendo perdono e riconciliazione.

(3) Matteo 5:25-26. Uno dei punti su cui il Vangelo di Matteo insiste maggiormente è la proprio la riconciliazione. Ciò indica che nelle comunità di quell'epoca, c'erano molte tensioni tra gruppi radicali con tendenze diverse e perfino opposte. Nessuno voleva cedere davanti all'altro. Non c'era dialogo. Matteo illumina questa situazione con parole di Gesù sulla riconciliazione che esigono accoglienza e comprensione. Gesù pone così tanto valore alla necessità del perdono e della riconciliazione, che afferma: "Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi" (Matteo 6:14). Per questo, cerca di riconciliarti, prima che sia troppo tardi!

L'esempio è tratto dai costumi di quel tempo. Hai un debito insoluto? Cerca di saldarlo o di accordarti in qualche modo con il creditore (chiamato qui "avversario") prima che egli ti costringa a pagarlo rivolgendosi al tribunale e che questi ordini il tuo incarceramento fintanto che tu non abbia trovato modo di pagarlo. Non permettere che le cause e i litigi con qualcuno comportino conseguenze estreme ed una spirale senza fine di rivalse e vendette. Cerca al più presto la riconciliazione, l'accordo, la pace, adoperati affinché le tensioni siano risolte al più presto possibile, non rimandare, non attendere "domani" perché la situazione potrebbe peggiorare. Non solo potresti finire in prigione, ma là potresti aumentare il tuo astio verso il tuo creditore che ti ha trascinato in tribunale, innescando la spirale iniqua  della vendetta. Trova modo di riconciliarti: questo è "la giustizia secondo Dio", questo è cristiano!

Il testo parla di riconciliazione. Nel corso della storia, in particolare il Cattolicesimo romano, si è avvalso di questo testo come illustrazione della riconciliazione con Dio, introducendo e giustificando le sue dottrine spurie della confessione e del purgatorio. In questo modo c'è chi vede in questo testo l'avversario come una figura di Dio con il quale devi riconciliarti prima che sia troppo tardi e che Egli ...ti sbatta in purgatorio dove dovrai restarvi a bruciare finché non avrai pagato tutti i debiti dei tuoi peccati! Questa interpretazione è assurda e non tiene conto del contesto del brano, né dello spirito di Cristo, né della piena sufficienza dell'opera sacrificale di Cristo in croce, il quale paga completamente, al posto del credente, i debiti che ha contratto con Dio a causa dei suoi peccati.

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2 Corinzi 5:17-21).