Differenze tra le versioni di "Bibbia/Quel che insegna la Bibbia"

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Quel che la Bibbia insegna

Di Stephen Perks

È d’importanza vitale comprendere la Redenzione nel contesto biblico della Creazione e della Caduta, e che le nostre dottrine della Creazione e della Caduta trovino il loro contenuto in ciò che di queste cose insegna tutta la Bibbia. Non dobbiamo cercare di conciliare queste dottrine bibliche con le idee e gli insegnamenti presi da prospettive religiose che siano aliene alla Bibbia, come il dualismo o l’evoluzionismo - se vogliamo comprenderle in modo appropriato.


Letture: [Matteo 5:17–20; Luca 24:13–34]

Il Cristianesimo è la religione di coloro che credono e seguono gli insegnamenti del Signore Gesù Cristo. Se dobbiamo seguire Cristo, quindi, dobbiamo conoscere chi lui sia, ciò che è venuto a compiere, che cosa ha realizzato, che cosa ha insegnato, e che cosa egli richieda da coloro che lo seguono. L’unica affidabile fonte storica che abbiamo per tale conoscenza sono i quattro Vangeli e la registrazione e insegnamenti dei suoi discepoli ed apostoli nel Nuovo Testamento.

Quando consideriamo l’insegnamento del Nuovo Testamento, però, diventa immediatamente chiaro che Gesù guarda alla sua persona, alla sua vita, alla sua opera, e ai suoi insegnamenti, come all'adempimento di una tradizione che si estende indietro nel tempo non solo di centinaia di anni nella storia del popolo di Israele, ma che raggiunge l’inizio stesso della creazione d’ogni cosa e, di fatto, nell’eternità, nell’eterno decreto di Dio prima della creazione del mondo. Egli è venuto per portare ad adempimento ciò che era stato decretato nell’eternità e promesso nello stesso giardino dell’Eden quando Adamo era caduto in peccato, ed annunciato ai profeti attraverso la storia di Israele.

Gesù si manifesta sul Monte della Trasfigurazione (Matteo 17:1-8) davanti ai suoi discepoli insieme a Mosè e ad Elia per dimostrare ai suoi discepoli di porsi egli stesso nella tradizione della Legge e dei Profeti, di identificarsi nella Legge e nei Profeti, e di mostrare come egli sia venuto per adempiere alla Legge ed ai Profeti. Gesù afferma: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Matteo 5:17). Egli non è venuto per abrogare o annullare la Legge e i Profeti, ma per portarli alla loro pienezza. La parola qui usata per “portare a compimento” (plerosai) significa “fare abbondare”, “portare a pienezza”. Secondo il Lessico greco del Thayer, significa, nel contesto di Matteo 5:17 “far sì che la volontà di Dio, come si rivela nella Legge, sia ubbidita come dovrebbe, e le promesse di Dio (date attraverso i Profeti) ricevano compimento. Gesù è venuto non per sciogliere il rapporto dei suoi discepoli con la Legge ed i Profeti, ma per intensificare quel rapporto. La vita e l’opera di Gesù era il culmine e l’adempimento di una tradizione. Per comprendere rettamente la fede cristiana, quindi, dobbiamo porla nel contesto che l’è proprio. Una qualsiasi versione della fede cristiana, quindi, che si distacchi da quella tradizione o non la tenga in dovuta considerazione, non potrà che essere, nella migliore delle ipotesi, un vangelo troncato, una mezza-verità sviante che ci lascerà privi della comprensione di cui abbiamo bisogno per vivere la fede cristiana nella maniera che Gesù Cristo intende che sia vissuta. Per comprendere la fede cristiana, dunque, dobbiamo considerare l’intera Scrittura, l’intera Bibbia. Non possiamo limitarci al Nuovo Testamento. Quando Gesù dice: “La Scrittura non può essere annullata” (Giovanni 10:35) e quando i discepoli ci dicono nel vangelo di Luca “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr'egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?” (Luca 24:32), si parla delle Scritture dell’Antico Testamento, non del Nuovo.

I cristiani che vediamo nel Nuovo Testamento non erano “cristiani del Nuovo Testamento”, perché allora non esisteva, non era ancora stato scritto. Se vogliamo comprendere la vita, l’opera e l’insegnamento di Gesù, dobbiamo considerarlo nel contesto che gli è proprio, cioè quello dell’adempimento di tutto ciò che era venuto prima di lui. Lo possiamo fare tenendo in debito conto la tradizione in cui egli stesso diceva di porsi e che stava adempiendo portandola alla sua pienezza. Dobbiamo quindi comprendere come sia l’intera Bibbia ad essere la fonte di come intendiamo la fede cristiana, che cosa dobbiamo credere e come dobbiamo vivere per essere seguaci del Signore Gesù Cristo. Come disse Agostino: “Il Nuovo Testamento è latente nell’Antico, e l’Antico è patente nel Nuovo”.

Ovviamente, Gesù era venuto per predicare il Regno di Dio (Marco 1:14) ed egli stesso ci dice di cercare prima il Regno di Dio (Matteo 6:33), ma che cosa significa “Regno di Dio”? Per comprendere cosa significa mettere il Regno di Dio al primo posto, dobbiamo comprendere prima che cosa sia il Regno. Questo termine ha un contenuto. A che serve avere al riguardo solo qualche vaga idea? Tutti i cristiani sono d’accordo che sia necessario cercare prima il Regno di Dio, ma quando chiedete loro che cosa significhi esattamente, vi troverete molto probabilmente di fronte a risposte spiritualizzanti che non aiutano per nulla a darvi un chiaro significato e che riducono questo concetto all’irrilevanza per il mondo reale e la vita della Chiesa - cioè la comunità dei credenti - a poco più che un culto misterico. Dobbiamo così cercare di comprendere bene ciò che la Bibbia dice sul Regno di Dio, vale a dire l’intera Bibbia. Se vogliamo comprendere ciò che Gesù intendeva per Regno di Dio, dobbiamo comprendere le Scritture di cui Gesù stesso parlava, vale a dire: “Mosè e tutti i Profeti” (Luca 24:27). Come lo stesso Gesù dice: “Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?” (Giovanni 5:46-47).

È l’intera Bibbia che dev’essere la fonte per comprendere quel che sia la fede cristiana, e se dobbiamo vivere la vita cristiana nel modo in cui Dio la intende, dobbiamo cercare di comprendere la fede come la presenta l’intera Bibbia. Cos’è allora il Regno di Dio? Il Regno di Dio è l’ordinamento sociale stabilito da Dio per governare l’intera sua creazione e, nella condizione decaduta di peccato, questo significa che per l’umanità, il Regno di Dio è un’ordinamento sociale profetico e contro-rivoluzionario, strutturato dal Patto di grazia e manifestato nella storia dalla potenza santificante dello Spirito Santo nella vita dei credenti.

Allora, che cosa insegna la Bibbia? In che modo possiamo riassumere la Bibbia? Mettiamo che vi chiedessero di riassumere il messaggio della Bibbia in tre parole, che cosa direste? Sospetto che la maggior parte degli evangelici direbbe: “salvezza in Cristo”, o “salvezza per grazia”, o forse “salvezza per fede”. Vi sarebbe, però, un problema con tali sommari, e non perché non siano veri. Sono, infatti, gloriosamente veri. Siamo salvati tramite Cristo, non tramite le nostre opere, non tramite l’osservanza della legge, e siamo salvati mediante la fede, ed anche questa è un dono dell’immeritata grazia di Dio (Efesini 2:1-10). Quello, però, non è tutto ciò che insegna la Bibbia, e senza il resto che la Bibbia insegna, la comprensione che abbiamo della nostra salvezza dal peccato per la grazia di Dio in Gesù Cristo attraverso la fede sarebbe molto limitata e troncata, una versione del vangelo tagliata con l’accetta. Peggio, sarebbe considerevolmente distorta. Questo non vuol dire che non saremo salvati dai nostri peccati da Cristo. Siamo salvati da chi conosciamo, non da quanto conosciamo. Ma vuol dire che mancheremo di entrare nella pienezza di ciò che significa vivere la vita cristiana, che mancheremo di entrare nella pienezza delle benedizioni che Dio elargisce a coloro che seguono Cristo secondo la sua parola. Questa è la tragedia del vangelo che viene predicato ampiamente oggi. Si tratta di una versione ridotta del vangelo e che spesso si riduce a niente di più che ad un’assicurazione per non finire all’inferno. L’evangelo è molto di più di quello!

Allora, che cosa insegna la Bibbia? Ciò che la Bibbia insegna può essere riassunto in tre parole: Creazione, Caduta, e Redenzione. Ecco che cosa sta al cuore dell’insegnamento della Bibbia. Tutto nella Bibbia sviluppa, esplicita, l’opera della Creazione, della Caduta e della Creazione. Le dottrine della Creazione, della Caduta e della Redenzione sono gli occhiali attraverso i quali la Bibbia vede il tutto della vita umana, il tutto della storia, e che quindi sono gli occhiali attraverso i quali dobbiamo guardare alla vita intera ed all'intera storia. Quello è il fondamento su cui è poggiata la comprensione che la Bibbia ha della vita, e sono queste tre dottrine congiunte che costituiscono il fondamento della concezione biblica del mondo e della vita.

Quella è la nostra teoria del tutto. Una qualsiasi altra teoria del tutto è idolatria. È la Creazione, Caduta e Redenzione, comprese come un complesso interconnesso di presupposti sulla natura della realtà, che ci permette di comprendere il tutto, cioè che ci fornisce il fondamento dell’intera nostra concezione del mondo, gli occhiali attraverso i quali vediamo il tutto della vita e che quindi ci mettono in grado di vedere la verità sulla realtà.

Questa comprensione della natura della realtà - Creazione, Caduta, e Redenzione - è diametralmente opposta alla comprensione oggi prevalente sulle origine delle cose, la dottrina dell’Evoluzione, che non è affatto una teoria scientifica, ma un dogma religioso. Queste due prospettive religiose costituiscono un’antitesi, una completa opposizione di principi. Non è possibile conciliare da una parte l’Evoluzione e dall’altra Creazione, Caduta e Redenzione. Questo non significa che uno che creda all’Evoluzione non possa essere un cristiano, cioè uno che creda che il Signore Gesù Cristo è il Figlio di Dio e che è venuto per redimere dal suo peccato la creatura umana. Vi sono molti cristiani che hanno congiunto il dogma dell’evoluzione con la fede che Cristo è morto per salvarli dai loro peccati. La fede salvifica è ingenua - sei salvato dal tuo peccato non da ciò che conosci ma da chi conosci. Questo non vuol dire, però, che ciò che conosci non sia importante. Lo è, perché la nostra concezione del mondo, l’intera conoscenza che abbiamo sull’origine, significato, proposito e valore della vita, plasma il modo in cui viviamo, ciò che consideriamo importante, e quindi ciò che poniamo al primo posto nella vita, ciò a cui diamo priorità. E, di conseguenza, come viviamo la vita cristiana.

Queste tre dottrine, quindi, Creazione, Caduta e Redenzione, sono interconnesse. Esse stanno in piedi oppure cadono assieme. Non  sono dottrine separate che possano essere insegnate di per sé stesse, e quindi non possiamo accettarne una, o anche due, come verità e scartarne, e considerarle dei miti senza conseguenze serie per la nostra comprensione della Bibbia e della fede cristiana, e, a sua volta, conseguenze esiziali per l’espressione pratica della vita cristiana. Se ci priveremo della dottrina della Creazione, questo avrà un effetto decisivo sulla nostra comprensione della Caduta. Inoltre, una concezione errata o difettosa delle dottrine della Creazione d della Caduta, avrà un effetto decisivo sulla nostra comprensione della Redenzione. In breve, se la nostra dottrina della Creazione non è quella biblica, questo avrà un effetto dirompente sulla dottrina della Caduta che, così, non sarà più la dottrina biblica, e quindi non più biblica sarà la dottrina della Redenzione. La Redenzione che Cristo ha realizzato per il suo popolo, infatti, presuppone la Caduta dell’uomo nel peccato e questa, a sua volta presuppone la Creazione dell’uomo in condizione di rettitudine morale, cioè di giustizia. Non è possibile avere un’idea non biblica della Creazione e della Caduta ed una concezione biblica della Redenzione. Tutt’e tre le dottrine presuppongono le altre e sono interconnesse. Esse danno senso al tutto. Non appena la dottrina biblica della Caduta viene scartata o corrotta attraverso l'assorbimento di idee derivate da concezioni religiose diverse ed alternative come l’Evoluzionismo, la nostra comprensione della dottrina della Caduta verrà corrotta e trasformata in altro rispetto alla dottrina biblica, e senza una dottrina biblica della Creazione e della Caduta, la nostra comprensione della Redenzione diventerà qualcosa di diverso dalla dottrina biblica. Queste tre dottrine si reggono o cadono insieme e firmano il fondamento presupposizionale della concezione biblica del mondo e della vita. La Creazione, la Caduta e la Redenzione devono stare al cuore stesso della nostra comprensione dell’intera realtà. Sono il fondamento della nostra comprensione di tutte le cose, gli occhiali attraverso i quali vediamo l'intera vita e l’intera storia. Senza presupporre questo fondamento per la nostra comprensione di tutte le cose, saremo portati su una strada diversa da quella della verità. La vita, il mondo, ed ogni cosa sono quelle che sono perché Dio li ha creati dal nulla, perché l’uomo è caduto nel peccato disobbedendo alla Legge di Dio, e perché Dio ha redento l’uomo dal suo peccato attraverso la vita, la morte e la risurrezione del Signore Gesù Cristo. Possiamo comprendere il mondo in cui viviamo, e lo scopo della vita e d’ogni cosa in modo appropriato, considerandoli attraverso questi occhiali, questi presupposti di base, fondazionali, sulla natura della realtà.

Naturalmente è vero che la Bibbia insegna molto di più che queste tre dottrine, ma senza presupporre queste dottrine fondanti in tutto ciò che leggiamo, equivochiamo la Bibbia. La dottrina dell’Alleanza, per esempio, nella Scrittura è di cruciale importanza, un fatto cruciale della vita, che ce ne rendiamo conto oppure no, ma, ancora, essa presuppone la Creazione dell’universo dal Dio della Scrittura, la caduta dell’uomo in peccato attraverso la disubbidienza di Adamo, e la redenzione dell’uomo in ed attraverso Gesù Cristo. La redenzione che Cristo ha compiuto del suo popolo era conforme all’Alleanza, e il Patto di Grazia ha senso solo nel contesto della Creazione e della Caduta. Senza di queste siamo di fronte ad un concetto diverso di salvezza.

Così, per esempio, gli antichi Gnostici, seguendo le concezioni religiose dominanti del loro tempo, credevano che il mondo non fosse creazione di Dio, ma creazione di un dio minore, il Demiurgo. Credevano che l’uomo portasse una scintilla divina e che la caduta fosse il risultato dell’intrappolamento di quella scintilla divina nella materia. La Caduta dell’uomo non era di tipo etico ma metafisico, in altre parole, che il problema dell’uomo è che il suo spirito sia rimasto intrappolato nel suo corpo fisico. In questa prospettiva, quindi, la salvezza non è neanche etica ma metafisica, cioè non ha a che fare con  come l’uomo pecca, ma come l’uomo possa sfuggire dal mondo, sfuggire dalla materia, quella in cui la scintilla divina è imprigionata. La salvezza di cii parlavano gli gnostici non era quella di cui parla la Bibbia.

Lo Gnosticismo ha avuto una forte influenza nella Chiesa antica ed è con difficoltà che la Chiesa si è liberata da queste influenze gnostiche. Quel sistema fondamentalmente individualistico ha turbato la Chiesa per tutta la sua storia. Persino oggi la Chiesa non può dirsi del tutto libera dalle influenze corruttrici di quel sistema dualistico. La spiritualità dominante in gran parte della vita della Chiesa moderna ancora soffre delle influenze di credenze dualistiche aliene alla Bibbia e sfortunatamente la Bibbia ancora viene letta con questi occhiali dualistici piuttosto che con quelli della Creazione, Caduta e Redenzione. La chiesa moderna spesso assomiglia ai misteri del culto neo-gnostico a causa delle idee dualistiche che si sono affermate. È quindi d’importanza vitale comprendere la Redenzione nel contesto biblico della Creazione e della Caduta, e che le nostre dottrine della Creazione e della Caduta trovino il loro contenuto in ciò che di queste cose insegna tutta la Bibbia. Non dobbiamo cercare di conciliare queste dottrine bibliche con le idee e gli insegnamenti presi da prospettive religiose che siano aliene alla Bibbia, come il dualismo o l’evoluzionismo, se vogliamo comprenderle in modo appropriato.

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