Confessioni di fede/Augustana/23

Indice generale

Confessione augustana (1530)

Prefazione - Confessioni_di_fede/Augustana/01/I Dio - Il. Il peccato originale - III. Il Figlio di Dio - IV. La giustificazione- V. Il ministero della chiesa - VI. La nuova obbedienza - VII. La chiesa - VIII. Che cos’è la chiesa? - IX. Il battesimo - X. La cena del Signore - XI. La confessione - XII. La penitenza o conversione - XIII. Funzione dei sacramenti - XIV. L’ordine ecclesiastico - XV. I riti della chiesa - XVI. La vita nella società civile XVII. Il ritorno di Cristo per il giudizio - XVIII. Il libero arbitrio - XIX. La causa del peccato - XX. Fede e buone opere - XXI. Il culto dei santi - XXII. La cena del Signore con ambedue le specie - XXIII. Il matrimonio dei preti - XXIV. La messa - XXV. La confessione - XXVI. La distinzione degli alimenti - XXVII. I voti monastici - XXVIII. Il potere ecclesiastico - Conclusione

XXIII. Il matrimonio dei preti

Vi fu una pubblica protesta per i cattivi esempi dati dai preti che non osservano la castità. Per questo motivo si dice che anche il papa Pio[1] abbia ammesso che vi furono indubbia mente alcuni motivi per cui il matrimonio è stato tolto ai preti, ma ve ne sono di molto maggiori per cui dovrebbe esser loro restituito. Così scrive il Platina[2]. Volendo dunque evitare quei pubblici scandali, i preti presso di noi si sono sposati e hanno insegnato che era loro lecito contrarre matrimonio. In primo luogo, perché Paolo dice: «Ogni uomo abbia la propria moglie per evitare la fornicazione» e poi: «È meglio sposarsi che ardere» [7:2.9]. In secondo luogo, Cristo dice: «Non tutti sono capaci di praticare questa mia parola» [19:11], ove in segna che non tutti gli uomini sono adatti al celibato, perché Dio creò l’uomo affinché procreasse (Ge. 1). E mutare la creazione non è in potere dell’uomo senza uno speciale dono o un particolare intervento di Dio. Coloro che non sono adatti al celibato devono dunque contrarre matrimonio, poiché nessuna legge umana, nessun voto può annullare il comandamento di Dio e l’ordine delle cose da lui istituito.

Per questi motivi i preti insegnano che ad essi è lecito prender moglie. È noto che anche nella chiesa antica i preti si sposavano; anche Paolo dice infatti che si deve scegliere un ve scovo che sia sposato [3:2]. In Germania i preti furono costretti con la forza al celibato per la prima volta quattrocento anni fa, ed essi si opposero a tal punto che l’arcivescovo di Magonza[3], che stava per pubblicare l’editto del pontefice romano a tale riguardo, per poco non fu ucciso dai preti adirati in piena sommossa. E la cosa fu condotta così brutalmente che non solo vennero proibiti i matrimoni d’allora in poi, ma furono spezzati anche quelli già esistenti, e ciò contro tutte le leggi divine e umane, e contro gli stessi canoni[4] emanati non solo dai pontefici ma anche dai più celebrati concili[5].

E poiché, avvicinandosi il mondo alla fine, la natura umana diventa a poco a poco più debole, conviene vegliare perché non serpeggi in Germania un maggior numero di peccati.

Dio istituì dunque il matrimonio perché fosse un rimedio all’umana debolezza. I canoni stessi[6] affermano che il rigore dei tempi antichi dovette talvolta essere attenuato in tempi successivi, a causa della debolezza umana. È desiderabile che ciò avvenga anche in questa materia. E si prevede che, ad un certo momento, alle chiese mancheranno i pastori, se il matrimonio continuerà ad essere proibito. Poiché dunque esiste un ordine di Dio ed è noto l’antico costume della chiesa, poiché un celibato impuro genera gravissimi scandali, adultèri e altri misfatti degni del castigo di un onesto magistrato, è molto sorprendente che in nessun altro campo si mostri una severità paragonabile a quella [si mostra] contro il matrimonio dei preti. Dio ordinò di onorare il matrimonio; le leggi in tutti gli stati ben ordinati, anche presso i pagani, lo circondano del massimo onore. Ma ora alcuni, e per giunta proprio dei preti, sono assoggettati a pene severissime, contro le disposizioni dei canoni, per nessun altro motivo se non quello del matrimonio. Paolo chiama dottrina diabolica quella che proibisce il matrimonio (1 Ti. 4:3) e lo si può capire agevolmente, ora che si difende la proibizione del matrimonio con tali tormenti.

Come dunque nessuna legge umana può annullare l’ordine di Dio, così neppure il voto di castità può farlo. Per questo motivo anche Cipriano consiglia di sposarsi alle donne che non mantengono la promessa della castità. Queste sono le sue parole (Epistolarum lib. I, ep. undecima): «Se poi non vogliono o non possono perseverare, è meglio che si sposino piuttosto che cadere nel fuoco a causa dei loro desideri; certamente non diano motivo di scandalo ai fratelli e alle sorelle"[7].

Anche i canoni[8]  mostrano una certa indulgenza verso coloro che avevano fatto voto di castità prima dell’età adatta, come si usava fare, pressappoco, fino ad oggi.

Note

  1. Pio II, papa dal 1458 al 1464.
  2. Nel suo De vitis ac gestispontificum (Venezia 1518. f. 155b), riporta questa frase attribuita a Pio Il: «Sacerdotihus magna ratione st nuptias maiori restjtuendas videri».
  3. Sigfrido di Magonza, in occasione della pubblicazione dei decreti di Gre gorio VII contro i preti «concubinari» nei sinodi di Erfurt e di Magonza (1075). cf. LAMBERTO VON HERSFELD. Annalja, in Mon. Germ. Hist., SS. V. 218 e 230.
  4. Decr. Grat. I, dist. 82, cc. 2-5: dist. 84. e. 4.
  5. Dal concilio di Nicea (325) e da altri.
  6. Decr. Grat. I, dist. 34 e. 7; Il, Ci, q. 7, e. 5.
  7. CIPRIAN0, Epistola 62, 2: PL 4, 378
  8. Decr. Grat., lI, C. 20, q. 1, cc. 5, 7, 9, 10. 14, 15.