Confessioni di fede/cfv1662/Esposizione introduttiva

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Indice generale

Confessione di fede valdese 1662

Intro - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - Errori condannati -Atto 1894 -

Introduzione: Confessare la fede cristiana ieri ed oggi

Non per fini culturali!

Iniziamo uno studio sulle confessioni di fede della Riforma protestante e, in particolare, sulla Confessione di fede della Chiesa valdese del 1655. Questo nostro studio non si propone fini semplicemente culturali o di conoscenza della storia (per quanto anche questo sia importante), ma perché ravvisiamo, nelle confessioni di fede della Riforma, quell'autorità, sia pure derivata, che ci permette di chiarire, confermare e proclamare quali siano i capisaldi non negoziabili della nostra fede ed identità cristiana. Questo è particolarmente importante proprio in un tempo come il nostro dove un conclamato progresso ci vorrebbe portare a mettere in questione, a negare oppure a ridefinire praticamente tutti i punti della fede cristiana, così come ci sono stati tramandati dal popolo di Dio attraverso i secoli [1] .

Questo è sempre stato lo scopo delle confessioni di fede, vale a dire, quello di riconfermare pubblicamente e con forza la sostanza della fede cristiana biblica di fronte a chi la contesta, come pure ad istruire e confermare in essa i cristiani confusi dalle voci contrastanti del loro tempo. Non è forse vero che la fede cristiana oggi subisce massicci attacchi da ogni parte e che molti cristiani si sentono disorientati da ciò che sentono dentro e fuori le chiese e sono sospinti da forze centrifughe che, come un forte vento, li vorrebbero sospingere verso l'apostasia? Non si tratta, però, un fenomeno nuovo. L'apostolo Paolo scrive: “...affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore” (Efesini 4:14), come pure in Ebrei: “Non vi lasciate trasportare qua e là da diversi e strani insegnamenti; perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia” (Ebrei 13:9).

La confessione di fede potrebbe essere infatti definita come: “La pubblica dichiarazione, in forma più o meno articolata, da parte di una chiesa cristiana, di un raggruppamento di cristiani del contenuto della propria fede e delle sue implicazioni”. Infatti, “l'esigenza di precisare e proclamare il contenuto della propria fede lo si ravvisa ogni qual volta si ritenga che forze ideologiche o culturali estranee (all'esterno o anche all'interno delle chiese) possano pregiudicare l'integrità della fede o dell'identità cristiana così com'è stata trasmessa”. Allo stesso modo: “La confessione di fede … come sintesi del contenuto della fede cristiana, assume pure una valenza didattica (prendendo la forma di catechismi ) oppure formulando tesi e contro-tesi” [2] .

In questo senso, la confessione di fede, riproponendo la fede del popolo di Dio fedele alla rivelazione biblica attraverso la storia, è un necessario “strumento di lotta” , così come ci esorta lo stesso apostolo Giuda quando dice: “Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 3). Perché egli ritiene necessaria questo strenuo combattimento? Perché, come egli stesso soggiunge: “...si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4). Queste “infiltrazioni” erano vere nel suo tempo, nelle generazioni successive e soprattutto oggi. L'apostolo Paolo, parlando, infatti, degli ultimi tempi, scrive: “Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione” (2 Tessalonicesi 2:3).

Un'aspirazione anticonformista

La nostra aspirazione a definire esattamente il contenuto e le implicazioni della nostra fede è oggi sicuramente un'operazione contro-corrente. Nell'attuale clima culturale, infatti, l'intenzione e la necessità di riproporre le confessioni di fede della Riforma come autorevole punto di riferimento per comprendere il messaggio della Bibbia e definire così la nostra identità di cristiani va contro tutto ciò che la nostra generazione sembra credere. Quest'aspirazione, infatti, va contro le persuasioni sia del moderno liberalismo teologico che di quegli evangelici che ingenuamente, ed equivocando gli insegnamenti della stessa Riforma, sostengono che, per definire e vivere la fede cristiana sia sufficiente la Bibbia o un non meglio precisato “solo Cristo”. Agli uni ed agli altri, il rifarsi alle confessioni di fede della Riforma appare un anacronismo.

E' così? No, perché se è vero che, al tempo della Riforma, differenti da oggi erano le forze in gioco che intendevano distruggere o alterare la fede biblica e alle quali le confessioni di fede volevano rispondere, è pure vero che i suoi avversari, in ogni tempo e paese, cambiano solo nome ma sostanzialmente si propongono gli stessi obiettivi: negare o alterare la fede biblica in nome dell'ateismo o di false religioni, per conformarci alle mode e concezioni filosofiche contemporanee. Di fatto, le confessioni di fede della Riforma sistematizzano e riaffermano la fede biblica non solo rispetto ai suoi avversari, ma come utile strumento didattico del popolo di Dio.

Le forze ostili alle definizioni delle confessioni di fede partono da diversi e fallaci presupposti. Il nostro tempo è segnato, infatti, da relativismo, individualismo e pragmatismo .

Quel che si crede è considerato spesso solo come un'opinione personale fra le tante possibili, una “preferenza” che risponderebbe solo ai nostri bisogni e che quindi sarebbe futile mettere in questione in forza del proverbio che dice: “De gustibus non es disputandum” [3] (sui gusti non si discute). Ogni idea, quindi. (soprattutto in campo religioso) sarebbe fondamentalmente equivalente [4] . Si presuppone così la priorità data alla “sovranità” dell'opinione individuale rispetto a quella collettiva o di gruppo, come pure alla pragmatica valorizzazione di ciò che “serve” o si ritiene via via più utile in opposizione al concetto di verità assoluta, la cui esistenza viene negata e persino dichiarata “perniciosa”.

Se poi a questo si aggiunge l'influenza del postmodernismo dove le parole stesse ed i concetti vengono svuotati di contenuto normativo e lasciati all'arbitrio dell'interpretazione personale, il quadro di chi vorrebbe “confessare la fede” secondo i canoni tradizionali diventa davvero disperante.

Sulla base di questi presupposti, non sorprende affatto che parlare della necessità della fedeltà a confessioni di fede scritte nel passato, considerarle come normative e vincolanti perché espressione di verità assolute, appaia ai più come anacronistico ed “incomprensibile”, frutto di una “mentalità superata” e persino un “fondamentalismo reazionario”. Che dicano quel che vogliono, noi non ci lasciamo impressionare da queste pretese! Noi intendiamo persistere, infatti, a confessare la fede, la fede del popolo di Dio fedele alla rivelazione biblica, la fede nostri antenati spirituali: desideriamo ostinatamente percorrere i “sentieri antichi” e non ...le “autostrade moderne”. Perché? Perché il Signore Gesù disse: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa” (Matteo 7:13).

Lo facciamo non semplicemente per “tradizione storica” in formale loro ossequio (il classico “tradizionalismo”) o per altri motivi, ma perché siamo persuasi che essa rifletta in modo ottimale la plurimillenaria rivelazione dell'immutabile ed assoluta volontà di Dio per il Suo popolo trasmessaci dalla Bibbia.

Così dicendo, non avremmo forse noi “senso critico”? No, noi abbiamo senso critico, ma verso il presente e le sue pretese. Noi relativizziamo, infatti, le correnti e tendenze culturali del presente e quelle che si susseguono nella storia per affermare la permanente validità della rivelazione biblica in forza di quanto afferma il Signore Gesù stesso che disse: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Marco 13:21).

Riteniamo quindi importante confessare la fede cristiana in sintonia con le dichiarazioni del popolo di Dio di ogni tempo, ritenendo che le confessioni di fede della storia (in particolare quelle della Riforma protestante classica) non siano legate a particolari contesti storici (come molti affermano per squalificarle e ritenerle superate e quindi relative) ma rappresentino un eccellente sforzo per esprimere l'immutabile fede cristiana biblica.

Consolidare la nostra identità

Riaffermiamo, così, che l 'identità chiesa cristiana come pure quella di ogni autentico cristiano, è fondata sulla “roccia” di una precisa e ferma dichiarazione pubblica di fede. Si tratta dell' affermazione assoluta delle verità fondamentali ed immutabili della fede cristiana sulle quali si determina il suo stesso essere e benessere. Attraverso una tale dichiarazione di fede la chiesa ed ogni singolo autentico cristiano, è disposta a mettere in gioco anche la propria vita e, se fosse necessario, persino a rinunciarvi pur di non rinnegarla. Questa affermazione si fonda quindi su una persuasione profonda ispirata e radicata in sé da Dio stesso.

Tutto questo è immortalato dal racconto evangelico al riguardo della confessione di fede attraverso la quale l'apostolo Pietro dichiara la verità sull'identità di Gesù di Nazareth.

“ Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?» Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: ‘ Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente ». Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere'” (Matteo 16:13-18).

Il carattere assoluto ed immutabile della confessione di fede è evidenziato dalle strenue lotte che anche la chiesa primitiva aveva dovuto affrontare per conservarne la purezza contro tutti coloro che l'avrebbero voluta pregiudicare con varie e inaccettabili giustificazioni. Esemplare al riguardo è quanto scrive l'apostolo Paolo:

“Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non si attiene alle sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è conforme alla pietà , è un orgoglioso e non sa nulla; ma si fissa su questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contese, maldicenza, cattivi sospetti, acerbe discussioni di persone corrotte di mente e prive della verità, le quali considerano la pietà come una fonte di guadagno” (1 Timoteo 6:3-5).

Nella Chiesa antica, così, ?µ?????? ( homologeo in greco) e confessio (in latino) significava l'esplicita dichiarazione di fede resa da un martire o "confessore" che aveva dovuto patire la persecuzione a causa della sua fede. L'etimologia di questi termini indica pure come si tratti di qualcosa “detto insieme”, vale a dire di una fede condivisa .

Gli esempi più antichi del Simbolo degli apostoli , avevano nel II secolo un uso "confessionale" (dichiarativo) al momento del battesimo , cosa che si riscontra pure quando l'apostolo Paolo scrive:

“Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni. Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose, e di Cristo Gesù che rese testimonianza davanti a Ponzio Pilato con quella bella confessione di fede ” (1 Timoteo 6:12-13).

Il termine “confessione di fede” [5] assume così il significato di ferma dichiarazione pubblica personale e comunitaria del contenuto della fede professata, soprattutto in contrapposizione con persuasioni idolatriche e comunque erronee .

La più antica (e sintetica) confessione di fede è l'affermazione “ Gesù Cristo è il Signore” che già bastava per manifestare una netta e polemica contrapposizione con la persuasione allora prevalente ed imposta che diceva: “L'imperatore di Roma è il nostro Signore e dio”.

La "confessione", nel senso di dichiarazione di ciò che si crede, sorge l'uso del termine nelle chiese della Riforma , vale a dire dichiarazioni di fede per definire i capisaldi della fede cristiana in contrapposizione particolarmente al Cattolicesimo romano ma anche rispetto a quelle dei gruppi settari. Nelle chiese della Riforma tali confessioni non erano intese come alternativa degli antichi credo ecumenici (ad esempio, il Simbolo degli apostoli o il credo niceno-costantinopolitano ), ma come affermazioni di come i credo tradizionali dovessero essere compresi . Loro scopo era quello di rendere chiaro ciò che significa proclamare che " Gesù è il Signore " . Si trattava di confessioni della chiesa e non di singoli autori.

La prima confessione di questo tipo è la Confessione di Augusta del 1530 e, fra le ultime, la Confessione di fede di Westminster del 1643 che diventa il formulario della Chiesa di Scozia nel 1689 e di molte chiese riformate e presbiteriane a tutt'oggi in tutto il mondo [6] . La Confessione di fede valdese fa parte di questa famiglia di confessioni e ne ricalca i termini [7] .

Nel Protestantesimo si fa uso pure del termine Status confessionis per indicare quando una chiesa, in particolari contesti e circostanze, è costretta a confessare esplicitamente la propria fede per riaffermarla di fronte a ciò che la potrebbe pregiudicare .

La confessione di fede valdese

La Confessione di fede della Chiesa valdese [8] , espressione storica principale e più antica del Protestantesimo italiano [9] , fu scritta da Antonio Léger, pastore e professore nella Chiesa e Accademia di Ginevra.

Nato nel 1594 e morto a Ginevra nel 1662, Légier apparteneva ad una nota famiglia della Val Pellice (Piemonte). E' pastore della chiesa riformata di Ginevra dal 1626 al 1628. Notevole è il fatto che egli si sia recato a suo tempo pure a Costantinopoli dove collabora alla confessione di fede del patriarca della Chiesa ortodossa Cirillo Lukaris [10] nel tentativo (fallito) di promuovere la Riforma protestante anche nell'Ortodossia orientale. Torna il patria nel 1637 come pastore a Luserna S. Giovanni da dove deve fuggire a Ginevra perché condannato a morte per infrazione alle leggi sulla propaganda religiosa acattolica [11] . A Ginevra Léger insegna teologia nell'Accademia [12] , fondata nel 1559 sotto l'influenza di Giovanni Calvino che credeva come uno dei bisogni più grandi della Riforma protestante fosse avere un'istituzione educativa che preparasse non solo predicatori dell'Evangelo, ma uomini e donne che potessero prendere posto responsabilmente in quanto cristiani in ogni sfera della vita pubblica. Influenzato dall'esempio di Martin Bucero e di Johannes Sturm a Strasburgo, egli desiderava estendere la scuola pubblica [13] fino a coprire l'intero corso dell'istruzione. Riuscì a realizzarlo nel 1559, quando Beza ne divenne il primo rettore, accompagnato da altri tre professori.

La confessione di fede del 1655 viene pubblicata per la prima volta in francese nella “Relation véritable de ce qui s'est passé dans les persécutions et massacres, faites cette années, aux églises reformées de Piedmont etc.” [14] . Accertata la data del 1655 come quella della prima edizione a stampa, è probabile che tale confessione di fede possa essere stata approvata nel Sinodo valdese tenutosi ad Angrogna nel corso del 1655 [15] . È così molto probabile che lo stesso Léger sia stato l'estensore di questa confessione di fede. Questa confessione venne in seguito confermata nella Disciplina ecclesiastica del 1839 [16] e nelle successive edizioni delle discipline generali delle chiese valdesi, sino alla vigente [17] . Il testo [18] che usiamo della confessione di fede in questo nostro studio è tratto da due volumi e corredato della lettera con cui Antonio Léger la presentava ai valdesi il 5 ottobre 1661. Ogni articolo era originalmente corredato dalle prove bibliche e da note che si trovano soltanto nella pubblicazione da lui curata. Egli trascrive quasi sempre il testo intero dei passi biblici che adduce a prova.

L'introduzione alla Confessione della Chiesa valdese

L'introduzione alla confessione di fede della chiesa valdese è altrettanto significativa del suo stesso contenuto, ed è ciò che noi qui consideriamo oggi.

Ai molto reverendi e onorevoli fratelli nel Signore, i Pa­stori, gli Anziani, Agenti e altri Fedeli delle Chiese Evangeliche delle Valli del Piemonte.

La “localizzazione” di questa confessione di fede è importante perché ce la indica come “la nostra”, quella degli evangelici delle Alpi occidentali. Poi aggiunge:

La bontà e misericordia di Dio nostro celeste Padre, si è compiaciuta servirsi del mio Ministero nelle Chiese vo­stre parecchi anni e farvelo fruttar per sua santa benedizione. Poi, però, ben che da poi la Sua adorabile previdenza l'abbia trasferito altrove, non ho però diminuito né allentato l'amore sviscerato verso esse, al qual la mia nascita e prima vocazione e la vostra dilezione fraterna m'ha obbligato.

Queste sono le bellissime espressioni del cuore di un autentico pastore d'anime che ama la sua gente e verso la quale egli sente di avere un vivo senso di responsabilità anche quando Dio lo aveva portato lontano da casa. La sua opera nello scrivere questa confessione di fede è espressione di quella sua responsabilità, ad imitazione del sommo Pastore Gesù Cristo. Significativamente poi dice:

Egli mi rammenta che tutti i Ministri di Cristo devono imitare quel gran Pastore delle anime, e sommo sacerdote della nostra professione di fede, portando dietro a Lui non solo sul petto, per santa sollecitudine, ma pure sopra le spalle, per considerazione del carico impostone loro, i nomi di tutte le tribù di Israele.

E' un implicito messaggio ed ammonizione a tutti i ministri della Parola di Dio. Qui il Signore Gesù è indicato, nelle parole della lettera agli ebrei l'apostolo e il sommo sacerdote della fede che professiamo” [19] e che, come l'antico sacerdote israelita, porta su di sé i nomi delle tribù di Israele.

Il Lèger passa poi a rammentare la stessa esemplare sollecitudine pastorale dell'apostolo Paolo:

Paolo ce n'ha dato l'esempio sentendosi nel suo cuore, perpetuamente seguito, cinto, e assediato dalla cura rodente di tutte le Chiese di Dio. Egli così partecipava, per intimo sentimento, a tutte le loro afflizioni, dando loro le consolazioni necessarie, combattendo con esse contro i loro nemici e per ardenti preghiere, correggendo i loro vizi con severe e paterne ammonizioni e confortandoli con sante esortazioni, infuocato del zelo di Dio.

Questo è pure molto importare: fa parte della cura pastorale la correzione, il conforto ed il combattimento contro tutti i loro nemici. Anche i valdesi del suo tempo si trovavano accerchiati ed assaliti da innumerevoli nemici. Fra essi, notate bene, non vi sono solo avversari “di carne”, ma “Satana, il mondo e i vizi” come pure “gli errori” che potrebbero rendere la chiesa desolata e, a causa dei quali, il Signore stesso potrebbe togliere “la luce della verità” e così giudicarla. Non siamo noi in questa stessa situazione oggi? Dove sono oggi i pastori che combattono e proteggono il loro popolo contro i loro nemici? Tragicamente talvolta i pastori stessi diventano portavoce ed agenti del nemico della chiesa!

Certamente, carissimi fratelli, lo stato vostro, e nostro pericolosissimo, richiede che tutti insieme concorriamo, combattiamo e cooperiamo con santa vigilanza, non solo contro Satana, il mondo ed i vizi, ma pure contro gli errori, per proteggere le chiese nostre da una rovina totale, vedendo già il fuoco acceso e la desolazione deplorabile di tante altre Chiese in vari luoghi vicini e lontani, alle quali Iddio per suo giusto giudizio ha tolta la luce della verità salutare.

Nonostante tutti i numerosi nemici la chiesa deve infatti combattere contro i suoi nemici interni, che sono molto più pericolosi, perché “l'appestano” con errori e vizi sollecitati da Satana.

Questo è avvenuto perché gli uomini trascurandola, l'oscuravano con opere. I nemici più pericolosi della Chiesa non sono quelli che credono far servizio a Dio perseguitandola esteriormente con ferro e fuoco, ma gli errori e i vizi che appestano gli animi nel di dentro col soffio dell'antico serpente, padre della menzogna, e spirito immondo.

Il Lèger è perfettamente consapevole, infatti, che il nostro combattimento principale non è “contro sangue e carne”, ma contro spiriti maligni, contro i quali noi dobbiamo essere perfettamente difesi ed armati. Quanti oggi se ne rendono conto?

Come disse San Paolo, infatti, il nostro combattimento non principalmente contro la carne e il sangue, ma contro gli spiriti maligni. Per questo conviene vestire tutta l'armatura di Dio per poter star ritti e fermi contro le insidie del Diavolo.

Questi “nemici interni” si travestono e s'insinuano in noi con le loro seduzioni, facendo leva sulla corruzione della nostra natura. L'estrema vigilanza è quindi necessaria.

Questi nemici non solo vanno spadroneggiando di fuori con violenza, calunnie, imposture e false dottrine, ma, travestiti, sono sottentrati in diversi luoghi, seducendo gli uomini carnali, e nascono fra noi per la corruzione della nostra natura.

Bisogna poi difenderci dalle calunnie degli avversari che insinuano che la nostra libertà non sia che licenza per fare quel che più vogliamo. Accusa sempre pertinente, anche se talvolta ben fondata quando il liberalismo teologico porta ad allentare e relativizzare la legge morale che Dio ci ha dato come saggia regola della nostra vita.

Per questo conviene raddoppiare la vigilanza contro i mali del di fuori e del di dentro. Le calunnie delle lingue malefiche, che danno d'in­tender la libertà della nostra religione esser una licenza sfrenata ad ogni scelleratezza, saranno meglio e più efficacemente rintuzzate e ribattute sia con atti che con parole, sia con il nostro santo comportamento che con la semplice dimostrazione della verità.

Sì, solo una testimonianza di vita integerrima potrà contraddire questi calunniatori. La coerenza e la dirittura non passerà inosservata agli uomini onesti.

Non è convenevole agli figli di luce di vivere come i figli di tenebre. «La notte è passata, il giorno è apparso; gettiamo via l'opere delle tenebre e siamo vestiti degli arnesi di luce ecc.»; cosi facendo, potremo turar la bocca agli stolti e maligni che calunniano il nostro comportamento e muover quelli nei quali resta qualche sentimento d'equità a glorificar Iddio con esso noi per le buone opere che essi vedranno.

Nonostante tutte questi nemici, Dio forse abbandonerà i Suoi? No, Dio non abbandoner “la causa e la chiesa sua”. Il past. Léger ne è persuaso ed un “resto fedele” non viene mai a mancare anche nelle chiese più corrotte.

E se pure vuole Iddio metterci più oltre alla prova della fornace delle afflizioni e tribolazioni, non dobbiamo trovarlo strano, anzi rallegrarci d'esser fatti degni di patire pel nome di Cristo, sicuri che questa santa dottrina per la cui professione noi siamo odiati e perseguitati dal mondo, essendo la verità eterna di Dio, Egli non abbandonerà la causa e chiesa sua . Come nel tempo di Geremia, se ben la castigò per che lo meritava per i suoi peccati, pure le fu rifugio, salvaguardia e santuario in mezzo di Babilonia, e poi la fece risorgere dall'avello, secondo che viene ripresentato in Ezechiele cap. 37. Cosi ha egli meravigliosamente fatto di tempo in tempo nel mezzo di voi, e farà ancora d'ora innanzi.

Il past. Léger termina mettendo in rilievo come la confessione di fede sia tutta “tratta dalle Sante Scritture”, tanto che si può dire che chi la combatte, non combatte altri che Dio.

La Confessione della fede nostra essendo tutta tratta dalle Sante Scritture, coloro che la combattono non fanno guerra a noi, ma a Dio; ben che i confessori di questa verità siano uccisi, essi risorgono il terzo giorno; anche quando resta sopraffatto il corpo loro per la morte, vince e trionfa la fede Ap. 11 e 12 e 13; Ro. 8:15 ecc.

L'introduzione chiude, così, con una benedizione finale, la certezza che il popolo di Dio è coperto dall'ombra delle Sue ali.

Io prego di tutto il cuore il nostro buon Padre Celeste, che egli si degni proteggere tutte le pecore del Suo gregge e particolarmente le Chiese vostre sotto l'ombra delle Sue ali, vi sostenga col suo Santo Spirito e vi fortifichi nella sua grazia.

Una lezione per tutti noi oggi

La confessione di fede valdese, quindi, che ci apprestiamo ad esaminare ed a studiare con riconoscenza, sorge dal cuore di un pastore che fedelmente si vuole prendere così cura del suo gregge ad imitazione di Cristo e dei Suoi apostoli. Essa è del tutto tratta dalle Scritture ed ha quindi un valore eterno. Essa può proteggere il Suo popolo, educarlo, istruirlo, rafforzarlo e riprenderlo, consapevole che, di fatto, noi “siamo in guerra”, non soltanto per i nemici umani che vorrebbero attentare alla nostra identità, ma soprattutto con quelli “interni”, la nostra natura di peccato, le seduzioni di Satana e gli errori dottrinali sempre in agguato. La fedeltà a questa confessione di fede, così è fedeltà a Dio stesso che ci chiama alla coerente ubbidienza alla Sua volontà rivelata.

Come il past. Léger e la chiesa che ha ricevuto ed adottato la sua confessione di fede facendola propria, ogni cristiano ha la responsabilità di lasciare alle generazioni che seguono un sommario della fede cristiana affinché esse abbiano ragioni per credere. "Prendi come modello le sane parole che hai udite da me con la fede e l'amore che si hanno in Cristo Gesù" (2 Timoteo 1:13) [20] Nella Scrittura, il più delle volte l'aggettivo “sano” si riferisce alla dottrina. "sano" si riferisce alla dottrina. "...per i fornicatori, per i sodomiti, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina" (1 Timoteo 1:10); “Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie" (2 Timoteo 4:3); "attaccato alla parola sicura, così come è stata insegnata, per essere in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono" (Tito 1:9); "Ma tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina” (Tito 2:1) [21] .

L'unico modo di insegnare alla prossima generazione è quello di usare "parole sane". Le uniche "parole sane" che abbiamo si trovano nella Parola di Dio e sono riflesse nelle confessioni di fede della Riforma [22] .

Gli errori dottrinali, per altro, non sono solo una questione di opinione, non sono “astrazioni” discutibili, ma inevitabilmente conducono ad errori nella pratica . Quando una persona crede in modo scorretto, agirà in modo scorretto. La causa stessa delle divisioni, degli scismi, delle dispute, delle contese nelle chiese è il risultato di insegnamento sbagliato. Perché? Perché abbiamo ignorato i lineamenti delle sane parole della Scrittura.

Non possiamo attenerci a qualcosa se non lo comprendiamo. Il compito non è facile, ma è necessario. Il popolo di Dio è custode della verità di Dio ed esso deve attenersi alla Sua verità con fede e con amore . Quanto lontano tutto questo è dalle moderne (ed “aggiornate”) confessioni di fede della chiesa moderna che ha abbracciato “ecumenicamente” lo spirito del nostro tempo! [23] Una chiesa così non potrà sussistere, ma saranno i suoi stessi amici (quella che si è fatta nel mondo) che se la inghiottiranno tutt'intera! Non un “feticcio” [24] di confessione di fede, quindi (come qualcuno si è espresso recentemente), ma per noi una preziosissima salvaguardia. Non una confessione “da rivedere secondo le nostre attuali persuasioni” [25] , ma qualcosa da tesoreggiare ed ubbidire. Che il Signore voglia che così sia per ciascuno di noi.

Note

[1] E' uno degli effetti dell'applicazione del metodo storico-critico all'interpretazione della Bibbia, metodo che opera sulla base di presupposti naturalisti ed anti-soprannaturalisti.

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Confessione_di_fede

[3] http://it.wikipedia.org/wiki/De_gustibus

[4] Naturalmente l'idea diventa riprovevole solo quando pretende di imporsi o di contestare “le verità” dell'ideologia dominante e dello scientismo.

[5] L'inserimento di un credo dichiarativo nel culto domenicale sembra aver avuto luogo nel 473 quando Pietro Fullo , Patriarca di Antiochia (471-488), introduce il Credo di Nicea per confondere ciò che aveva richiesto il Concilio di Calcedonia .

[6] I decreti del Concilio di Trento ( 1545 - 1563 ) possono essere intesi come una "risposta" confessionale del Cattolicesimo ai principi della Riforma protestante come enunciati dalle varie confessioni protestanti. I Trentanove articoli di religione della comunione anglicana si distinguono leggermente dalle altre confessioni di fede della Riforma perché non sono una dichiarazione confessionale nel senso sopra delineato. Non erano tanto l'opera di teologi che definivano una posizione confessionale, quanto il tentativo di conciliare punti di vista confessionali diversi presenti nella stessa chiesa, nell'interesse di un'unità ecclesiale complessiva, una sorta di “compromesso” ai fini della conciliazione.

[7] Bisogna pure aggiungere che la molto più recente Dichiarazione teologica di Barmen (1934), documento fondamentale della chiesa confessante tedesca , non è strettamente parlando una "confessione", dato che non cerca di distinguere una chiesa da un'altra, ma la fede cristiana dalla sua negazione, quella sostenuta da una parte della chiesa tedesca compromessa con le idee del nazional-socialismo.

[8] Non ci proponiamo qui di trattarne la storia. A questo riguardo vedasi l'articolo di Wikipedia sulla Chiesa valdese e sul valdismo .

[9] Le chiese riformate della Svizzera italiana erano fondate prevalentemente sulla Confessione di Fede elvetica posteriore del 1566.

[10] Il suo obiettivo finale era quello di riformare la Chiesa ortodossa con elementi del Calvinismo, e per questo motivo inviò molti giovani teologi greci nelle università svizzere, in quelle inglesi e dei Paesi Bassi settentrionali. Nel 1629 pubblicò il suo famoso Confessio (dottrina calvinista), ma per quanto possibile ammorbidì il linguaggio per renderlo consono alla cultura ortodossa. Appare nello stesso anno in due edizioni in latino, quattro in francese, una in tedesco ed una in inglese, e nella Chiesa ortodossa iniziò una discussione che culminò nel 1672 con la convocazione da parte di Dositheos, patriarca di Gerusalemme, del Sinodo di Gerusalemme in cui furono condannate le dottrine calviniste.

[11] Informazioni tratte dall'Enciclopedia Treccani, nell' articolo relativo .

[12] http://it.wikipedia.org/wiki/Accademia_di_Ginevra

[13] Stabilita nel 1537.

[14] Stampata senza indicazione d'autore e di luogo nel 1655, dato che dalla “Apologia delle Chiese riformate del Piemonte circa la loro confessione di fede etc.” fu pubblicata a Ginevra nel 1662.

[15] Antonio Léger, nel riportare il testo italiano di detto documento, nell'avviso e sommario dell'opera precisa che tale confessione di fede fu “data in luce” dai valdesi in quell'anno 1655 unitamente ad un loro manifesto

[16] Art. 2.

[17] DV/1974 (art. 2).

[18] http://www.claudiana.it/pdf/9788870168006-saggio.pdf

[19] “Perciò, fratelli santi, che siete partecipi della celeste vocazione, considerate Gesù, l'apostolo e il sommo sacerdote della fede che professiamo ” (Ebrei 3:1).

[20] Quello che le nostre versioni bibliche traducono "il modello delle sane parole" potrebbe essere reso con "profilo", "contorno", "schema", "lineamenti principali" di parole sane, di insegnamento corretto.

[21] Un sommario delle sane parole non equivale a citare versetti biblici. Si sente spesso dire che si possono trovare testi biblici per provare quasi qualsiasi cosa. Gli increduli, i liberali, gli ignoranti e gli eruditi usano spesso versetti biblici presi fuori dal loro contesto per comprovare le loro opinioni. Un versetto biblico non corrisponde all'intera Parola di Dio. Obiettivo di ogni cristiano dovrebbe essere quello di raccogliere un sommario della Parola di Dio . Quando noi ci atteniamo alle sane parole della Scrittura salveremo noi stessi e da nostra progenie dagli errori teologici.

[22] Calvino scrive: "Paolo sapeva quanto in fretta ci si possa allontanare o decadere dalla pura dottrina. Per questa ragione egli ammoniva fortemente Timoteo di non deviare da quella forma di insegnamento che aveva ricevuto, e di conformare il suo modo di insegnare alla regola che era stata stabilita; non che noi si debba essere molto scrupolosi nelle parole che usiamo, ma perché falsare la dottrina, anche nel modo più sottile, può essere estremamente nocivo".

[23] Un'aberrazione di questo genere è citato dal sito web di una chiesa valdese locale: ““UNA CONFESSIONE DI FEDE A 360°. Con tutti i nostri fratelli e sorelle cristiani confessiamo che l'Iddio Unico è Padre – al di là di tutto edi tutti, Figlio – avvicinandosi a tutto e a tutti,e Spirito Santo – al cuore di tutto e di tutti. Confessiamo che il Dio tre volte santo è Mistero d'infinità e di prossimità, di comunione e di comunicazione, di tenerezza e di giustizia. Con tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità ebrei, confessiamo che Dio è il Creatore dell'universo eche egli è il Santo. E a di erenza di loro confessiamo che il Creatore si è fatto creatura e che il Santosi è incarnato. Con i nostri fratelli e sorelle in umanità musulmani confessiamo che Dio è l'Onnipotente, il Perfettoel'Immortale. E, a di erenza di loro confessiamo chel'Onnipotente ha accettato diesserefragile,cheil Perfetto ha portato le nostre imperfezioni, e che l'Immortale, con la morte e la resurrezione diGesù, ha trasfigurato la nostra mortalità. Con i nostri fratelli e sorelle in umanità indù confessiamo che Dio è l'Uno indescrivibile. E, a di erenza di loro, confessiamo che la sua Unità è molteplice,e che il mondo molteplice non si riassorben ell'Uno. Con i nostri fratelli e sorelle in umanità buddisti confessiamo che la Realtà ultima è inesprimibile.E a di erenza di loro confessiamo che l'Inesprimibile si è espresso non come «Vuoto» impersonale(shunyata) ma come Personalità che si è svuotata (kénosi). Con le religioni dell'Oriente confessiamo dunque che Dio è Silenzio e So io; con le religioni ebraicae musulmana che Dio è Parola. E a di erenza di tutte confessiamo che Dio è al tempo stesso Silenzio, Parola e So io, Padre, Figlio e Spirito; che la Sorgente misteriosa s'è fatta carne e che grazie alSo io della Parola ogni carne può diventare una parola animata a lode di Dio, al di là di tutto.Con tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità senza religione e di buona volontà, confessiamo che idiritti dell'uomo e della donna sono inalienabili. E a di erenza di loro confessiamo che l'umano èimmagine del divino. Con l'apostolo Paolo e con tutti i cristiani di tutti i tempi confessiamo la divinità, l'incarnazione, lamorte, la risurrezione e l'elevazione di Gesù, Figlio di Dio riconosciuto come Messia, venuto eveniente (Fil. 2: 5-11). E questa confessione comune ci rallegra intensamente”.

[24] “Comunque noi valdesi abbiamo una nostra confessione di fede, del 1655, spesso sconosciuta! Chi si richiama più ad essa? E' un feticcio che resta lì per i nuovi pastori che dovranno sottoscriverla quando saranno ordinati al ministero pastorale” (Chiesa valdese Firenze)

[25] “L'unica cosa su cui ha ragione Calogero è la nostra confessione di fede. Dovrebbe essere aggiornata e rivista alla luce delle Scritture e del nostro modo attuale di vederle”.