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Apprendere Cristo: alcuni pensieri
sul ricupero della catechesi evangelistica

di Kenneth Brownell

Che cos'è la catechesi in generale e la catechesi evangelistica in particolare? La catechesi è semplicemente l'istruzione negli elementi essenziali della fede cristiana. Questo termine deriva dal verbo greco katecheo, cioè istruire, ed abbraccia tutto ciò che il cristianesimo vuole insegnare, sia a credenti che a non credenti. Concettualmente, la catechesi si sovrappone un poco all'idea di predicazione e di insegnamento, che certo possono essere catechetici, ma si distingue da essi per la sua natura più strutturata e sistematica. Il termine "catechesi" è usato più comunemente in circoli cattolici-romani, ma il termine ad esso collegato, cioè "catechismo", è più familiare fra i protestanti, e significa manuale, di solito breve, d'istruzione cristiana di base.

Che cos'è, però, la catechesi evangelistica? Dal punto di vista storico si possono distinguere tre forme di catechesi. Dapprima vi è la catechesi domestica, quella che avviene nell'ambito della famiglia: è la forma più comune fra i protestanti, anche se oggi è poco praticata. In questa forma, erano i gruppi domestici che venivano istruiti negli elementi essenziali della fede. In secondo luogo, vi è la catechesi comunitaria o pastorale, laddove ad essere istruiti nella fede, sono intere comunità o, individualmente, i loro membri. Il catechismo forse più famoso, nel mondo di lingua inglese, ad avere contemplato queste due forme di catechesi, è il Catechismo abbreviato dell'Assemblea di Westminster. I catechismi del tipo del Grande Catechismo di Westminster, era inteso, invece, come sussidio per permettere a Pastori e catechisti di realizzarla. La terza forma di catechesi è la catechesi evangelistica, laddove, a venire istruiti negli elementi di base della fede cristiana, sono i non cristiani o i nuovi cristiani. Questa catechesi è collegata alla predicazione pubblica ed all'insegnamento della Parola di Dio, ma è cosa differente. Io sostengo che, sebbene essa non sia stata mai totalmente trascurata, questa forma di catechesi conosce oggi un risveglio di grande efficacia potenziale.

Alcune riflessioni bibliche sulla catechesi evangelistica

E' evidente dallo stesso Nuovo Testamento che la catechesi evangelistica fosse praticata dalla chiesa primitiva. Il verbo katecheo è usato otto volte, quattro da Luca e quattro da Paolo. In Luca 1:4 Luca informa Teofilo che egli scrive "perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate [katechetes]". Teofilo, certo, come cristiano, aveva ricevuto la necessaria istruzione, ma qui sembra più probabile che gli fosse stata insegnata la fede al fine di divenire cristiano. In Atti 18:25 leggiamo di come Apollo "era stato istruito [katechemenos] nella via del Signore" per quanto in modo inadeguato. Priscilla ed Aquila avevano cercato di rettificare questa situazione istruendolo più adeguatamente. In Luca 21:21,24 il verbo è usato nel senso di informare o fare un rapporto. La parola è usata quattro volte da Paolo. In Romani 2:8 è usata in rapporto all'istruzione nella legge, ma negli altri testi (una volta in 1 Co. 14:19 e due volte in Ga. 6:6) il significato è l'istruzione nella fede cristiana. Per quanto sia necessario fare attenzione a non attribuire al NT significati apparsi solo più tardi nella comprensione della catechesi, è già presente l'idea di base di istruzione nella fede. E' significativo il fatto che in un testo tanto antico quanto la Seconda Lettera di Clemente, la stessa parola sia usata nel senso di istruire persone interessate alla fede cristiana oppure candidati al battesimo. K. Wegenast riassume l'uso che il NT fa del verbo katecheo in questo modo: "Esso fornisce ai primi cristiani una parola specifica utile a definire un aspetto essenziale sia dell'opera evangelistica sia della loro vita come chiesa: insegnare gli atti salvifici di Dio".

Le evidenze in favore della catechesi evangelistica, però, non sono ristrette all'uso della parola katecheo. La pratica di Paolo rivela pure come egli non solo proclamasse l'Evangelo, ma che pure si prendesse il tempo necessario per istruire sia non cristiani interessati alla fede, sia nuovi convertiti. Paolo, per intendere la comunicazione dell'Evangelo, fa uso di diverse parole, come pure diversi sono i metodi che egli usa, ma in tutti, egli istruiva uomini e donne negli elementi essenziali della fede. Quando passava periodi più lunghi in città come Corinto od Efeso, egli insegnava la Parola di Dio (At. 18:11; 19:9,10). Che questa istruzione corrisponda ad un modello standardizzato, lo si rileva dall'uso che egli fa di espressioni come: "quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa" (Ro. 6:17) oppure: "il modello delle sane parole che hai udito da me" (2 Ti. 1:13 ND). La "parola sicura" (1 Ti. 1:15) delle lettere pastorali indica una forma di insegnamento da imparare a memoria come i testi innologici di Filippesi 2:4-11. Nella sua lettera agli Efesini, Paolo rammenta ai suoi lettori: "Voi però non è così che avete conosciuto Cristo" (4:20), il che sembra indicare che ciò che scrive in quella lettera, ed altre simili, fosse la sostanza di ciò che aveva loro insegnato prima e dopo la loro conversione.

Tutto questo sembra indicare che l'evangelizzazione nel NT non fosse solo questione di predicazione pubblica, ma anche di istruzione sistematica nella fede cristiana. In modo particolare, quando egli trattava con pagani o con nuovi cristiani provenienti da ambienti pagani, Paolo vedeva la necessità di istruirli, dato che, a differenza dei Giudei, essi erano stati privi della rivelazione biblica.

Ciò che la storia della chiesa antica può insegnarci sulla catechesi evangelistica

Volgendoci ora alla storia della Chiesa, vediamo come durante periodi di progresso significativo della sua vita fosse di fatto praticata la catechesi evangelistica. Lo illustrerò da tre periodi chiave nella storia della Chiesa.

La chiesa antica ha molto da insegnarci sulla catechesi evangelistica. E' risaputo come durante i primi tre secoli dell'era cristiana, il Cristianesimo crescesse rapidamente. Rodney Stark stima che da poche migliaia di persone intorno all'anno 40 della nostra era, il numero dei cristiani nell'Impero romano fosse cresciuto a circa 34 milioni, o il 56,5% della popolazione, per l'anno 350. A che cosa era dovuta questa crescita? Possono essere menzionati, al riguardo, diversi fattori, uno dei quali era la natura missionaria delle chiese antiche. Rodney Stark scrive:

Il cristianesimo non crebbe a causa dei miracoli operati in pubblico (sebbene ve ne fossero molti), o perché Costantino ne avesse decretato la crescita, o persino a causa della grande credibilità datagli dai martiri. Crebbe perché i cristiani costituivano una comunità intensamente impegnata, capace di generare quella "invincibile ostinazione" che tanto offendeva Plinio il giovane: ecco che cosa faceva produrre tali immensi frutti. Il mezzo primario della sua crescita, poi, erano gli sforzi unitari e motivati del crescente numero dei credenti cristiani, i quali invitavano i loro amici, parenti e vicini, a condividere "la buona notizia".

Alan Krieder concorda. In uno stimolante libretto dal titolo Worship amd Evangelism in Pre-Christendom, Krieder rileva come la Chiesa antica crescesse non solo a causa della proclamazione pubblica, che in ogni caso era limitata, ma pure della qualità della loro vita che, a sua volta, era plasmata dal loro culto comunitario. I pagani erano attratti da queste comunità e, avvicinandosi ad esse, udivano la loro predicazione ed erano catechizzati. Inizialmente si trattava di un processo spontaneo: erano i singoli cristiani ad istruire i loro amici interessati, ma, più tardi, divenne un processo più formale. All'inizio del secondo secolo troviamo già quattro fasi di iniziazione alla fede cristiana. La prima era la fase informativa, relativamente breve, che implicava l'insegnamento delle dottrine essenziali della fede. In questa fase avveniva la prima cernita fra coloro che erano autenticamente interessati da coloro che erano semplicemente curiosi o erano spinti da motivazioni spurie. La seconda fase era quella che divenne nota come catecumenato, quando il candidato era sottoposto ad un lungo periodo di istruzione che poteva durare da tre a sei anni. Durante questo periodo i catecumeni potevano partecipare al culto comunitario, ma dovevano allontanarsi prima della Cena del Signore. La terza fase era il periodo di quaranta giorni prima della Pasqua, quando i candidati si preparavano al battesimo. La quarta fase era il periodo di istruzione dopo il battesimo. Si trattava indubbiamente di un processo arduo, eppure pare che, prima dell'avvento della Cristianità, nel tardo terzo secolo, milioni di persone ne fossero sottoposte. Attraverso di esso, tutti i candidati imparavano cosa significasse essere seguaci di Cristo, sia nei termini del contenuto della fede che nel loro comportamento. Questo processo era inteso a "riformare i pagani, a risocializzarli, a decostruire il loro vecchio mondo ed a ricostruirne uno nuovo, cosicché essi riemergessero come un popolo cristiano che si sentisse a proprio agio in comunità libere". La catechesi antica cercava di sostituire alla "miscela mitico-storica" del paganesimo, una narrazione alternativa secondo la storia della salvezza esposta nelle Scritture ebraiche, culminante nella Persona e nell'opera di Gesù Cristo e che continuava nella vita della Chiesa transnazionale e nelle sofferenze dei martiri... I pagani che erano sottoposti al catechismo, avevano bisogno di essere ricondizionati per poter reagire a situazioni di tensione e di difficoltà, in modo distintivo, non come i pagani, ma come membri di una comunità cristiana, e, idealmente, come Gesù.

Compresa in questo modo, la catechesi della Chiesa antica abbracciava qualcosa di molto più vasto di quel che intendo per "catechesi evangelistica". Includeva l'intero processo del fare discepoli, ma, nell'ambito di questo processo, c'era evidentemente il contatto iniziale, la spiegazione e la risposta, quelle che sono comprese nel concetto di evangelizzazione nel senso stretto del termine. Ciononostante, lo stretto rapporto esistente fra l'evangelizzazione e le fasi più avanzate del discepolato, o meglio, il considerare l'evangelizzazione come uno degli aspetti del discepolato, è qualcosa di importante sul quale ritorneremo ancora.

Se volgiamo, ora, la nostra attenzione alla letteratura di questo periodo, vedremo l'importanza che veniva attribuita alla catechesi evangelistica nella missione della Chiesa antica. Lo stesso antico scritto denominato La didaché dei dodici apostoli sembra contenere le istruzioni da darsi ai pagani interessati alla fede cristiana. Essa segue il modello delle "due vie", la via della vita e la via della morte (una versione primigenia di "Due modi di vivere"?), che sarebbe divenuto un modello comune negli scritti catechetici posteriori. Nella sua Prima Apologia, Giustino martire presuppone che coloro che i battezzati siano stati prima catechizzati. Giustino era una sorta di evangelista degli intellettuali e dirigeva una scuola catechetica a Roma, scuola aperta a pagani interessati ed intesa a contrastare l'influenza delle accademie pagane e gnostiche. Origene cominciò la sua carriera d'insegnante in una scuola simile a questa in Alessandria d'Egitto, dove eccelleva nel "tirare le reti" intorno ai pagani interessati che si rivolgevano a lui. L'opera La prova dell'insegnamento apostolico, di Ireneo, fu scritta con l'intenzione di aiutare i catechisti a svolgere il loro lavoro. Egli vi raccomandava che essi insegnassero la storia della redenzione mettendo un particolare accento sui fatti dell'Evangelo. Al tempo di Ippolito, che scrisse La tradizione apostolica, era già ben stabilito il modello delle quattro fasi dell'iniziazione cristiana. Era la prima fase del processo, il catecumenato pre-battesimale che, secondo quanto scrive Glenn Hinson, "serviva come fulcro dell'evangelizzazione diretta".

Questo lungo processo catechetico, però, comincia ad accorciarsi nel tardo quarto secolo. Questo è dovuto, in parte, al riconoscimento ufficiale del Cristianesimo da parte dell'Imperatore Costantino, sia all'influenza di molta gente che, giungendo alla Chiesa, non era semplicemente in grado di essere integrata secondo il vecchio processo. Inevitabilmente questo condusse ad un grado elevato di nominalismo e ad un declino nella vita e vitalità spirituale. Ciononostante, la catechesi era ancora ampiamente praticata. Cirillo di Gerusalemme, Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Gregorio di Nissa e Teodoro di Mopsuestia, fra gli altri, scrissero lezioni di catechesi che sono ancora a nostra disposizione. In gran parte si tratta di scritti di natura dottrinale spesso basati sul Credo niceno. In questo periodo, inoltre, stava diventando sempre più comune il battesimo dei bambini, con il risultato che, per ovvie ragioni, l'istruzione di base nella fede, avveniva dopo il battesimo, piuttosto che prima. La catechesi nel contesto della Cristianità dopo Costantino, perse gradualmente d'impeto evangelistico e conobbe un forte declino finché venne ricuperata al tempo della Riforma protestante.

Agostino d'Ippona: un grande catechista evangelistico

La catechesi cristiana antica raggiunge il suo apogeo con Agostino, vescovo di Ippona. Agostino si preoccupava molto a che la sua comunità fosse istruita a fondo nella fede. A questo fine, egli non solo predicava, ma si occupava diligentemente di istruire gli interessati ed i nuovi cristiani. Due sue opere, al riguardo, sono particolarmente notevoli. La più nota porta per titolo Enchiridion ad Laurentium (423), scritto come manuale d'istruzione catechetica. E' però il suo De Catechizandis rudibus (399) o Prima istruzione catechetica che ci dà un quadro molto interessante della pratica catechistica nella Chiesa antica. Agostino scrive questo libro come risposta ad una richiesta di un suo amico che gli chiede di scrivere qualcosa che potesse aiutarlo nell'insegnare la fede cristiana agli interessati. Deogratius era un diacono di Cartagine a cui era stato affidato il compito di istruire le persone interessate al cristianesimo, ma, per questo, aveva bisogno di aiuto, spiega lo stesso Agostino, per poter sapere che cosa esattamente insegnare e come farlo più efficacemente. Egli si trovava a parlare troppo, con poco entusiasmo e con la netta sensazione di stancare il suo uditorio. Agostino, così, risponde trattando, in primo luogo, del modo in cui Deogratius avrebbe dovuto catechizzare. Con sensibilità pastorale verso un collaboratore scoraggiato, Agostino dice a Deogratius di non preoccuparsi se i suoi discorsi gli sembrano "senza valore e stancanti", dato che così potrebbero non essere per il suo uditorio. "Da parte mia," egli scrive, "sono sempre insoddisfatto dei miei discorsi". Come molti insegnanti, egli non riusciva sempre a trovare le parole per dire ciò che voleva dire. Basilare, per Deogratius, era prendere gusto nell'insegnare, dato che "la gente ci ascolta con piacere ancora maggiore quando noi stessi troviamo piacere nel compito d'insegnare. Il filo del nostro discorso è influenzato dalla gioia stessa di cui noi facciamo esperienza e, di conseguenza, il discorso verrà esposto più facilmente e ricevuto con maggiore riconoscenza". Non si tratta, però, di un compito facile e, alla fin fine, la gioia del catechista dipende dalla misericordia di Dio. Per quanto riguarda gli uditori stessi, Agostino consiglia a Deogratius di assicurarsi che essi si sentano comodi invitandoli a sedersi e permettendo loro di porre le domande che desiderano. Le interruzioni non devono essergli di fastidio, al contrario, Deogratius deve incoraggiare gli interessati ad esprimere le loro opinioni facendo domande, pratica che Agostino aveva appreso quando egli stesso era stato catechizzato da Ambrogio. Egli doveva pure accertarsi che i suoi discorsi fossero brevi tanto da non stancare né l'uditorio, né sé stesso. E' preferibile, inoltre, trattare le persone a tu per tu, specialmente se sono istruite ed hanno molte domande da porre. E' interessate come egli consigli a Deogratius di trattare coloro che hanno scarse conoscenze, ma pensano di sapere molto (un tipo di persona ancora oggi comune), di farle stare con fermezza al loro posto. Egli, però, non dovrà disprezzare la gente semplice ed ordinaria, al contrario, dovrà imitare Cristo nell'adattarsi egli stesso alla loro capacità perseguendo la loro salvezza. E' molto importante rendere interessanti i discorsi e, quando qualcuno comincia a sbadigliare, iniettare "un qualche commento vivace".

Che cosa deve insegnare Deogratius a coloro che si interessano della fede cristiana? Agostino consiglia di cominciare da Genesi 1:1 ed insegnare la storia della redenzione in forma di un rapido quadro d'insieme. Si tratta di ciò che fa egli stesso. Egli scrive:

Noi, però, dovremmo presentare tutto l'argomento con un sommario generale e comprensivo, scegliendo alcuni dei fatti più rimarchevoli che siano uditi con maggiore piacere e costituiscano punti cardinali nella storia... tanto da parlarne e di metterli in evidenza, offrendoli alle menti dei nostri uditori affinché essi li esaminino e li ammirino.

Nell'esporre questo quadro d'insieme, Deogratius dovrà accertarsi di mantenere il punto focale nel tema centrale della storia della redenzione, cioè l'amore di Dio, perché "...quale maggior ragione vi dovrebbe essere per la venuta del Signore, se non quella che Dio potesse manifestare il Suo amore per noi ed ardentemente raccomandarlo?". L'Antico Testamento è tanto necessario quanto il Nuovo Testamento per comprendere questo e, a questo punto, sono famose le parole che, al riguardo, scrive Agostino: "Nell'Antico Testamento il Nuovo è celato, e nel Nuovo l'Antico è rivelato". Nella seconda parte del libro, Agostino fornisce un esempio di come egli insegnerebbe la storia della redenzione ad un immaginario uomo comune. Dopo aver dato a quell'uomo il benvenuto, egli gli avrebbe fatto delle domande sul motivo per volere essere istruito. Cominciando, poi, con la Creazione, egli gli avrebbe insegnato la storia della redenzione, elaborando la vita di Abramo, la storia di Israele, l'esilio, i profeti, la Persona e l'opera di Cristo, la discesa dello Spirito Santo, la storia della Chiesa fino al presente, e poi terminando con il futuro giudizio, il battesimo e la Cena del Signore.

La catechesi evangelistica in altri periodi della storia della Chiesa

Durante il periodo medioevale la catechesi evangelistica andò in declino Durante il periodo dell'evangelizzazione dell'Europa, naturalmente, vi erano predicazioni evangelistiche che includevano istruzione nella fede. Patrizio, in Irlanda, e Bonifazio, in Germania, solo per citare gli esempi più notevoli, erano particolarmente diligenti nell'istruire coloro che volevano divenire cristiani. Nella sua predicazione, Bonifazio mette in rilievo quanto l'idolatria sia vana, Dio come Creatore, la Persona e l'opera di Gesù Cristo, le pratiche cristiane, il Credo, il Padre nostro ed i comandamenti. La catechesi, però, com'era compresa dalla Chiesa antica, non è più praticata. A causa delle conversioni di massa o forzate, comuni in quel tempo, vi erano pochi tentativi di istruire la gente. Quasi nulla era l'istruzione sistematica dei bambini, e ci si aspettava che gli adulti apprendessero la fede in chiesa. Nel tardo medioevo vi furono alcuni tentativi di rinnovare la catechesi. Il teologo Giovanni Gerson, dopo aver cercato di insegnare gli elementi essenziali della fede agli adolescenti di Parigi, insisteva affinché la gioventù ricevesse un'istruzione sistematica. Nell'ottavo e nel nono secolo, si produssero alcuni manuali di istruzione, incluso uno notevole scritto da Alcuino, arcivescovo di York. Molti fra questi erano scritti nel formato di domande e risposte che avrebbe caratterizzato i catechismi posteriori. All'alba della Riforma, divennero popolari strumenti di devozione dei manuali per la confessione, ma si trattava per lo più di liste di vizi e di virtù, più che manuali di istruzione.

Con la Riforma vi fu un'esplosione di catechesi, tanto che Patrick Collinson l'ha chiamata: "L'era della catechesi". Lutero ne era particolarmente sensibile, e scrisse che: "Fra noi il catechismo è tornato in auge, com'era suo diritto, ed è stato ristabilito". E' significativo che Lutero parlasse del "catechismo" come di un manuale per l'istruzione cristiana. La recente invenzione della stampa a caratteri mobili fece si che il catechismo fosse posto nelle mani della gente comune, col risultato che, come rileva Steven Ozment, essi divenirono praticamente il mezzo più efficace per la diffusione del messaggio protestante, specialmente nelle città europee. I catechismi, egli scrive, erano "guide dettagliate, dottrina per dottrina e pratica per pratica, della religione riformata". La loro virtù era quella della semplicità, "che elimina il tipico catalogo di peccati, vizi, e virtù, distogliendo il catecumeno dal minuto esame di sé stesso... e rendendo la priorità più alta, specialmente in punto di morte, la comunicazione della certezza religiosa". I Riformatori, ovviamente, operavano nel contesto della Cristianità, in cui virtualmente tutti dovevano essere battezzati ed appartenere alla Chiesa; ciononostante essi usavano la catechesi per evangelizzare i popoli cristianizzati fra i quali essi servivano.

Martin Lutero non era stato il primo Riformatore ad avvalersi dei catechismi, ma era stato forse quello che aveva, in questo campo, riportato maggior successo. Nella sua stessa famiglia egli aveva incominciato ad usare schemi e formulari per insegnare gli elementi essenziali della fede. Per il 1520 egli aveva elaborato un libretto contenente 10 domande e risposte, insieme al Padre nostro ed al Decalogo. Non fu però che nella sua visita pastorale in Sassonia del 1528 che gli rivelò la diffusa ignoranza dell'Evangelo fra il popolo, il che convinse Lutero della necessità di stampare e diffondere un catechismo popolare. Risultato ne fu l'edizione del Piccolo Catechismo del 1529. Obiettivo di Lutero era quello di fornire ai genitori uno strumento per insegnare la fede ai loro figli e domestici. Inizia con i Dieci Comandamenti, prosegue con il Credo apostolico e con il Padre nostro, e termina con una sezione sul Battesimo, la confessione e la Cena del Signore. Era molto breve e semplice (non sempre caratteristica comune dei catechismi posteriori) e presto divenne immensamente popolare, vendendo 100.000 copie in 40 anni ed essendo tradotto in 17 lingue diverse. Esso veniva usato non solo dai genitori, ma anche dai pastori luterani come base delle loro predicazioni. Con solo un poco di esagerazione egli poteva dire: "Ho fatto in modo che si realizzasse un cambiamento tale che oggi un ragazzo od una ragazza di 15 anni ne sa più di dottrina cristiana di quanto erano soliti sapere tutti i teologi delle grandi università messi assieme".

I catechismi diventarono uno degli strumenti più distintivi di tutto il movimento riformato. Ulrico Zwingli ne produsse uno nel 1523. Il Sommaire di Guglielmo Farel, che porta come sottotitolo: "Breve descrizione di tutto ciò che è necessario a ogni cristiano per aver fiducia in Dio e per aiutare il suo prossimo", era stato scritto come manuale di dottrina essenziale. Come quello di Lutero, il catechismo di Farel era breve e puntuale, e si focalizzava sulla fede in Cristo. Seguirono altri catechismi. Nel 1537 Giovanni Calvino scrisse un catechismo descritto come: "Brevi lineamenti della fede cristiana". Si tratta di un sommario della prima edizione del suo "Istituzioni della fede cristiana". A questo fece seguire, nel 1542, un catechismo per la chiesa di Ginevra che, strutturato in domande e risposte, divenne un modello comune per successivi catechismi. Giovanni a Lasco produsse un catechismo in Emden nel 1554. Il catechismo continentale più popolare ed influente, però, fu il Catechismo di Heidelberg del 1563.

Anche nel mondo di lingua inglese proliferarono i catechismi. In Scozia, oltre alle traduzioni dei catechismi continentali, sorsero anche catechismi locali, incluso il Catechismo di Craig, nel 1581, il Piccolo Catechismo, del 1556, e il Catechismo abbreviato di Craig, del 1592. Tutti questi furono poi sostituiti dal Catechismo abbreviato di Westminster del 1648. Sebbene non strettamente evangelistici, questi catechismi sono stati efficacemente usati per insegnare la fede cristiana a successive generazioni di scozzesi. E' certo che essi fornirono a molti la struttura dottrinale necessaria per formare predicatori con menti ben preparate per l'annuncio dell'Evangelo. Il Catechismo abbreviato è di fatto l'opera dei teologi puritani inglesi e, se non per un breve periodo, non fu usato largamente in Inghilterra o in Galles. Dal tempo della Riforma furono prodotti centinaia di catechismi, ma, i più importanti divennero quelli ufficiali della Chiesa anglicana. Nel 1548 Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury, compose un catechismo basato su quello composto dal pastore luterano Justus Jonas che fu rivisto e pubblicato l'anno seguente come il Catechismo anglicano. Questo fu incluso, con qualche revisione, nel Book of Common Prayer del 1559 e divenne per molte generazioni di protestanti inglesi e gallesi, la base per l'istruzione nella fede. La catechesi era uno dei mezzi principali per il quale la Gran Bretagna fu fatta protestante. Più tardi, l'arcivescovo di Canterbury John Tillotson, poteva dire che: "La catechesi e la storia dei martiri, sono state le due grandi colonne della religione protestante". Non sorprende, allora, che al Concilio cattolico-romano di Trento, fosse osservato come proprio attraverso i catechismi i protestanti avessero causato "i danni" più grandi.

Con il loro interesse nella promozione della Riforma e di una vitale pietà religiosa, non sorprende come i puritani si rilevassero dei grandi catechisti. Uno dei più grandi promotori della catechesi puritana fu William Perkins. Come la maggior parte degli altri, William Perkins era preoccupato per l'ignoranza che molti manifestavano al riguardo della fede cristiana. Per aiutare a rimediare questa situazione, egli scrisse: Fondamento della religione cristiana raccolto in sei principi, dedicandolo: "A tutte le persone ignoranti che hanno il desiderio di essere istruite". Perkins seguì il modello tradizionale di: Credo apostolico, Padre nostro e Dieci comandamenti, ma insistette non essere sufficiente conoscerli a memoria, ma pure "ad applicarli interiormente al cuore ed alla coscienza, ed esteriormente alla vita ed al comportamento". Fondamentale all'approccio del Perkins era la sua persuasione che: "La mente deve avere certe informazioni di base se vuole pensare correttamente alle cose di Dio". Perkins pure elencò alcuni fra i benefici della catechesi: (1) porre le basi della conoscenza religiosa senza la quale nessuno può essere salvato; (2) mettere in grado i cristiani d'avere una conoscenza più profonda della Bibbia; (3) prepararli a prendere parte pienamente alla vita della Chiesa; (4) metterli in grado di discernere la verità dall'errore; e (4) promuovere le virtù cristiane.

Un altro grande catechista puritano fu William Baxter. Come altri, anche lui era preoccupato della diffusa ignoranza del popolo della sua parrocchia di Kidderminster. Compose un certo numero di catechismi, ma nelle sue visite pastorali ne usava uno semplice composto da 12 domande e risposte. Egli preferiva trattare individualmente con le persone, piuttosto che a gruppi. Il suo approccio si rivelò così efficace che una volta scrisse ad un suo amico: "Fino ad ora non abbiamo mai cercato di abbattere il regno di Satana tanto quanto facciamo oggi". Il suo libro: "Il pastore riformato" descrive in dettaglio il suo approccio. Baxter, però, era solo uno fra i tanti. Anche Joseph Alleine catechizzava casa per casa. John Bonyan usava la catechesi come mezzo per raggiungere le persone inconvertite nella sua comunità. Il suo catechismo fu pubblicato sotto il titolo: Un catechismo, chiamato istruzione per gli ignoranti e dedicato non solo ai membri di chiesa, ma anche "a tutti gli inconvertiti, giovani o vecchi, che una volta o l'altra abbiano udito le mie predicazioni e che, ciononostante siano rimasti nei loro peccati". E' interessante notare come il catechismo di Bunyan sia strutturato nella forma di domande che la persona inconvertita fa ad un pastore. Attraverso il suo catechismo, interesse di Bunyan è che la verità sia applicata in modo salvifico al discente, come mostrano le seguenti domande e risposte:

D. Quanti déi vi sono?

R. Per un cristiano non vi è che un solo Dio, il Padre per il quale esistono tutte le cose e noi da Lui.

D. Perché il Dio dei cristiani non è pure il Dio di coloro che non sono cristiani?

R. Egli è pure il loro Creatore e Sostenitore della loro vita, ma essi non Lo hanno scelto come loro Dio.

D. Chi è un cristiano?

R. Uno che è nato di nuovo, una nuova creatura, uno che siede ai piedi di Gesù per udire la Sua Parola, uno il cui cuore è stato purificato e santificato dalla fede, uno che è in Cristo.

La catechesi continuò ad essere largamente praticata per tutto il diciannovesimo secolo. La Scozia del diciottesimo secolo era una fra le società più scolarizzata del mondo, e questo era dovuto in gran parte ad un sistema educativo in cui la catechesi giocava un ruolo essenziale. Non c'è dubbio che la conoscenza del Catechismo abbreviato preparò la via della predicazione di Erskine, Whitefield, Haldane, e altri. In Inghilterra ed in Galles vi era un movimento per stabilire scuole dove i bambini avrebbero appreso, fra le altre cose, il Catechismo della Chiesa di Inghilterra. Come dice uno storico, scopo di queste scuole era di "stabilire la comprensione più semplice ed elementare della fede e dei suoi obblighi". L'arcivescovo Wake disse che esse erano intese: "per combattere la crassa ignoranza del popolo comune". Questo movimento coinvolse sia personalità della Chiesa alta, come Thomas Bray, che evangelici come Griffith Jones. E' ironico come furono proprio i non-conformisti in Inghilterra e nel Galles – i Metodisti (Calvinisti e Wesleyani), i Battisti, ed i Congregazionalisti – che beneficiarono largamente da questo. Come ha mostrato Michael Watts nella sua Storia del Dissenso in Inghilterra ed in Galles, fu la predicazione non-conformista a raccogliere i frutti della catechesi anglicana. La Chiesa di Inghilterra preparò, così, la via del Dissenso. In larga misura la grande crescita dei movimenti cristiani non-conformisti dal 1790 al 1830 può essere attribuita proprio a questo.

Certamente, da parte loro, i non-conformisti non erano rimasti inattivi nell'opera della catechesi. Per esempio, Joseph Sutcliffs, pastore battista ad Olney, che fu di grande sostegno a William Carey, usò il catechismo in modo evangelistico. Oltre Atlantico, Robert Ryland scrisse un catechismo per l'evangelizzazione degli schiavi.

Alcune conclusioni pratiche sulla catechesi evangelistica

Questo sguardo prospettico sulla catechesi evangelistica nel corso della storia, è oggi più rilevante che mai. Come ho indicato all'inizio di quest'articolo, vi è stato un certo ricupero, anche inconsapevole, di una pratica evangelistica dotata di un impeccabile pedigree e di una sostanziosa base biblica. La catechesi evangelistica ci rammenta la necessità di insegnare la fede cristiana ai non-cristiani. Come la Chiesa antica, ma anche la Chiesa in altre epoche, ci troviamo in un tempo dove prevale una vasta ignoranza della verità. E' vero che pure dobbiamo fare delle nostre predicazioni momenti di insegnamento, ma, oltre ad esse, c'è molto di più che possiamo fare. La Scrittura e la storia ci insegnano la necessità dell'istruzione sistematica di coloro che esprimono interesse nell'apprendere di più sul Cristianesimo. Questa catechesi non prende il posto della predicazione pubblica, ma la integra. Abbiamo naturalmente bisogno di adattare il nostro approccio alla cultura in cui viviamo. La lunga catechesi della Chiesa antica certamente oggi sarebbe eccessivamente lunga ed improponibile, ed è discutibile se il battesimo o l'adesione formale alla chiesa debba essere ritardato così a lungo dopo la conversione. Allo stesso modo, il formato di domande e risposte dei catechismi riformati potrebbe non essere pedagogicamente appropriato (forse non per i bambini, ma questa è un'altra questione). Il formato di recenti corsi di evangelizzazione ci mostra come la fede possa essere insegnata in modo tale da rendere l'apprendimento accessibile e confortevole (qualcosa che Agostino approverebbe). Vi è molto di più, però, che possiamo apprendere dalla storia per quanto riguarda il contenuto della catechesi moderna. Come la Chiesa antica, in particolare, abbiamo bisogno di insegnare sia i tratti essenziali dell'Evangelo, sia ciò che implica la vita cristiana. In altre parole, abbiamo bisogno di legare assieme evangelizzazione e discepolato senza, per altro, confonderli. I non cristiani, per poter diventare cristiani, hanno bisogno di apprendere sia il contenuto dell'Evangelo, sia come esso funzioni. Dovremmo, inoltre, "prendere una pagina del libretto d'appunti di Agostino" e sviluppare corsi che introducano i non cristiani al racconto biblico della creazione, caduta, redenzione e compimento finale. In una cultura che ama la narrazione, ma ha dimenticato il Grande Racconto, non sarebbe forse questa una cosa saggia da fare? Nella mia personale esperienza nella catechesi di studenti provenienti da varie nazioni, io trovo che questo approccio sia senz'altro il più efficace. Questo approccio non solo dà agli interessati una struttura di fondo che dia un senso all'Evangelo, ma fornisce loro pure una concezione del mondo in cui vivere, nel caso diventino cristiani. In breve, ciò che dobbiamo fare è sviluppare corsi catechistici introduttivi che conducano ad istruzione ulteriore su che cosa significa essere discepoli di Cristo. Il mandato che abbiamo ricevuto dal risorto Signore Gesù Cristo, è quello di introdurre uomini e donne alla vita cristiana, cosicché quando credono e sono battezzate essi possano continuare ad apprendere Cristo e ciò che significa essere Suoi discepoli.

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