Corsi/Competenza biblica e teologica

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La competenza biblica e teologica

A chi si richiede la competenza biblica e teologica? Sicuramente ad un pastore, ad un ministro di Dio chiamato a predicare, insegnare e prendersi cura del popolo di Dio. Il vocabolario della lingua italiana definisce “competenza” come la piena capacità di orientarsi in un determinato campo, l’idoneità e autorità di trattare, giudicare, risolvere determinate questioni, la capacità, per cultura o esperienza, di parlare, discutere, esprimere giudizî su determinati argomenti.

La competenza biblica e teologica è richiesta, però, solo al “responsabile di chiesa” al quale si delegano “tutte quelle questioni”? Evidentemente no, se ci atteniamo anche solo a ciò che dice il vocabolario sul significato di competenza, ma sopratutto se prendiamo seriamente ciò che la Parola di Dio dice al riguardo. La competenza biblica e teologica è richiesta anche a tutti i cristiani che, come si esprime l’Apostolo, devono giungere “allo stato di uomini fatti” (compiuti, maturi). Il perché di questa esigenza, il motivo, lo mette in evidenza quello stesso testo: “affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore” (Efesini 4:13-14). Se è così, ed è così, allora la competenza biblica e teologica è essenziale ancor di più oggi, dove esperti nell’arte della manipolazione delle menti trascinano masse di “incompetenti” a servire interessi ed ideologie di ogni tipo. È necessario, essenziale, quindi che anche tu te ne intenda di teologia, ne divenga competente.

Un termine screditato

Il termine “teologia” oggi è largamente screditato, sia a causa di chi ne abusa (infangandolo), sia perché viviamo in una società secolarizzata dove tutto ciò che riguarda Dio è disprezzato e dichiarato superfluo. In una vignetta umoristica dei Peanuts si vede il personaggio di Lucy che, parlando al suo cane Snoopy dice: “Voi cani non sapete nulla di versetti della Bibbia”, e poi, allargando le braccia dice: “Non sapete nulla né di grazia, né di Mosè, né di battesimo, nulla!”. Al che si vedono le nuvolette dei pensieri di Snoopy che, rispondendo, osserva: “È vero…”, e poi: “Teologicamente noi cani siamo stati risparmiati da quei grattacapi…”.

In una società come la nostra, tanti vorrebbero essere come gli animali: le questioni teologiche, infatti, sono sempre più estranee alla maggior parte delle persone e prevale l’ignoranza, i pregiudizi e la superficialità di pensiero. Non di rado si sentono persone che, come dicono, “rifiutano di impegolarsi in quelle cose” perché, a loro avviso, sarebbero “troppo difficili” o “astratte” e quindi, “irrilevanti alla concretezza della vita”, oppure “fonte di inutili dispute”. Quelle cose si rivelano sicuramente, pure troppo “scomode” da trattare per chi è mentalmente pigro e rifugge dall’impegno.

Ignoranza e superficialità, purtroppo, prevale anche spesso fra chi si professa cristiano, per non parlare poi di quelle chiese che si oppongono per principio alla “teologia”, affermando illusoriamente di attenersi “solo alla Bibbia”. Con quello ben si comprende si vogliano giustamente opporre alla teologia accademica e filosofica, spesso eversiva rispetto al genuino messaggio biblico, ma c’è un modo giusto e sbagliato di “fare teologia”. “Fare teologia”, in ogni caso, non solo è inevitabile, ma pure necessario e non riguarda solo “gli addetti ai lavori” o “a chi piace”1. È dovere di ogni cristiano essere teologicamente istruito, non solo per vivere in modo sano e corretto la fede, ma per avere discernimento e, appunto, per non cadere inconsapevole vittima di ideologie, filosofie e false religioni, spesso abili nell’arte di ingannare manipolando e sfruttando l’ignoranza.

Che cos’è la teologia?

Che cos’è la teologia? Come suggerisce la parola stessa, “teologia” (dal latino theologia, che a sua volta viene dal greco θεολογία) in senso lato si riferisce ad un discorso intellettuale o razionale (“ragionato”) su Dio o sulle cose di Dio. In quanto sforzo intelligente di comprendere e di spiegare l’intera Bibbia considerata come verità rivelata, la “teologia” nel suo senso lato, comprende il curriculum degli studi su ciò che riguarda Dio suddiviso in quattro compartimenti: teologia esegetica (o biblica), storica, sistematica, e pratica.

Per “teologia sistematica” , quella di cui vogliamo occuparci in questo articolo, ci si riferisce alla disciplina che risponde alla domanda: “Che cosa insegna la Bibbia su un determinato argomento?”. In termini più tecnici, la teologia sistematica è quello studio metodologico della Bibbia che considera le Sacre Scritture come una rivelazione completata.

La teologia sistematica, così, per principio, considera la rivelazione biblica come un insieme omogeneo e coerente. Si distingue così dalle discipline della teologia biblica, quella che studia il pensiero specifico di un dato autore biblico od epoca (una sezione particolare nella fase di sviluppo del pensiero biblico o in un particolare contesto storico, ad esempio la teologia dell’Antico Testamento, la teologia del Nuovo Testamento, oppure la teologia di Giobbe o dell’evangelista Matteo). Il teologo sistematico considera le Scritture come una rivelazione completata, cerca di comprendere in senso olistico (integro) il piano, il proposito e le intenzioni didattiche della mente di Dio che si rivela dall’intera Sacra Scrittura, e di sistemare quel pensiero, proposito e intenzione didattica in maniera ordinata e coerente.

La teologia sistematica, come parte integrale dell’intero corpo scritturale della verità sacra, copre gli argomenti come: Dio, uomo, Cristo, la salvezza, la chiesa e le ultime cose. Pure rientra nel campo di questa disciplina l’articolazione del modello di vita del credente (l’etica personale e sociale) e la presentazione cristiana della verità a coloro che si pongono al di fuori della chiesa (l’apologetica).

La teologia sistematica, detta anche teologia dogmatica2, è una disciplina, così, che si propone di organizzare e spiegare i dati della rivelazione biblica, sia quelli esplicitamente affermati (che nella Bibbia compaiono “in ordine sparso” nell’ambito di scritti circostanziali), che quelli presupposti, e di disporli in un sistema ordinato ed omogeneo, logicamente sequenziale. In secondo ordine, essa fa pure riferimento alle tradizioni interpretative della chiesa cristiana di quegli stessi concetti, mettendole a confronto critico.

Obiezioni alla teologia sistematica

Sfortunatamente, contro la teologia sistematica in diversi ambienti sono state sollevate diverse obiezioni. Non è insolito trovare cristiani, e persino pastori e insegnanti che respingono la teologia sistematica o dogmatica come una “versione inferiore” della “sostanza” che essi pretendono di trovare solo dalle espressioni immediate della Bibbia, e quindi la pretesa di fare uso esclusivo della teologia esegetica e storico-redentiva. Certo, quelle hanno pure la loro funzione (ed ogni buona teologia sistematica deve essere edificata su quelle), ma la teologia sistematica è di importanza altrettanto cruciale. Ecco alcune obiezioni tipiche.

Obiezione 1: “'La teologia sistematica non è nemmeno possibile”. Si contesta che organizzare e sistematizzare il pensiero biblico sia qualcosa di artificioso e razionalistico che ci porterebbe solo fuori strada, equivalente alla pretesa di “inscatolare Dio”. Sebbene sia certamente vero che non siamo in grado di conoscere Dio nella sua completezza, così come Dio conosce Sé stesso, ciononostante è possibile conoscere Dio in modo autentico e razionale (la ragione è un dono di Dio) attraverso i termini della rivelazione che Egli ha dato di Sé stesso. I teologi operano una distinzione fra conoscenza archetipica (quella che ha solo Dio) e la conoscenza ectipica3 (quella che noi possiamo avere attraverso la rivelazione che Dio ci comunica). Dio vuole essere conosciuto ed Egli stesso si compiace di farsi conoscere proponendosi in termini razionalmente comprensibili e definibili.

Obiezione 2: “La fede cristiana è vita, non dottrina”. È vero, naturalmente, che la fede cristiana sia vita, ma si tratta di una vita che scaturisce dal ricevere un insegnamento oggettivo, una dottrina. L’Evangelo è buona notizia. Riempire quella notizia del suo contenuto (quello che sempre inevitabilmente avrà, anche se lo si vorrebbe negare) significa muoverci immediatamente nella direzione della teologia sistematica. Se si vuole che la fede cristiana non sia altro che Gesù, bisogna pur sempre rispondere alla domanda: “Chi era Gesù e che cosa sai di lui e del suo insegnamento” e definirlo in modo chiaro e non equivoco4. Formulare una risposta esige far uso della teologia sistematica.
Obiezione 3: “La teologia sistematica è troppo artificiosamente netta e pulita e limita la ricchezza della rivelazione”. Talvolta si intima che la teologia sistematica - con tutta la sua struttura e rigore logico - sia una creazione moderna che deriverebbe dallo Scolasticismo e dall’Illuminismo! Questa affermazione è storicamente insensata! Non dobbiamo essere così pieni di noi stessi da pensare di essere noi i primi a volere organizzazione e struttura. La teologia dogmatica è stata elaborata sin dall’antichità cristiana e è documentabile almeno sin dall’opera di Origene Peri Archon (281 AD), elaborata per motivi didattici ed apologetici. È vero che vi è sempre il rischio di condizionare e sottomettere le proprie teologie sistematiche a ideologie e filosofie estranee alla concezione del mondo rivelata da Dio nella Sua Parola e che questo si è fatto e lo si fa ancora. La cosa, però, la si può ovviare mantenendo, nel dialogo, uno spirito critico verso noi stessi e “lo spirito dei tempi”, spirito critico che la teologia sistematica impone. L’Illuminismo, incentrato com’è sull’antropocentrismo e sul pragmatismo, inoltre, ha incoraggiato semmai un’esplorazione meno rigorosa della teologia. Il richiamarsi, poi, alla “ricchezza della rivelazione” che, a dire di questi critici, non sarebbe risucibile ad espressioni verbali e razionali, di fatto è solo un pretesto per dare libero sfogo al soggettivismo e ad un indisciplinato esperienzialismo.

Obiezione 4: “La teologia sistematica non è biblica”. Questa potrebbe essere un’obiezione giustificata se la teologia sistematica non avesse interesse alcuno nel trattare i testi della Scrittura e si fondasse solo sulla filosofia umana (cosa che sicuramente è pure stata fatta), ma la teologia sistematica che noi riteniamo autentica, possibile e necessaria, si nutre e riflette la rivelazione tratta da un’attenta esegesi del testo biblico. Non facciamo teologia sistematica per evitare l’esegesi, ma impostiamo in un insieme coerente le nostre conclusioni esegetiche.

La necessità ed il valore della teologia sistematica

Perché dovremmo come cristiani oggi essere diligentemente istruiti ed impegnati in modo costante in una riflessione erudita sul messaggio e contenuto delle Sacre Scritture? Perché dovremmo continuarlo a fare nel modo particolare in cui le chiese cristiane (nei loro momenti migliori) l’hanno fatto nel passato? Esaminiamone diverse ragioni.

1. È Il metodo teologico proprio di Cristo. I vangeli dipingono Gesù che, nel Suo insegnanento, si addentra profondamente nelle Sacre Scritture ebraiche (che considera Parola di Dio) traendone affascinanti deduzioni, e lo fa con la sua predicazione ed insegnamento anche fra la gente comune, nelle sinagoghe e soprattutto con i suoi discepoli (cfr. Luca 4:16-21; Giovanni 5:46; Luca 24:27). Egli attivamente impegna la mente sua e del suo uditorio nell’attività teologica nel senso più alto che si possa concepire, e così forma e fa crescere chi Lo ascolta.

2. È il mandato specifico dato alle chiese quello di formare discepoli e di insegnare. Dopo avere determinato per la sua chiesa il modello ed il fine di ogni teologia, il Cristo glorificato incarica la sua chiesa a rendere le nazioni suoi discepoli, battezzando ed insegnando chi lo segue ad ubbidire a tutto ciò che ha loro comandato (Matteo 28:18-20). Il Grande Mandato impone alla chiesa specifiche esigenze di carattere intellettuale. Vi è l’esigenza evangelistica di contestualizzare l’Evangelo senza comprometterlo al fine di venire incontro ai bisogni di ogni generazione e cultura. Vi è l’esigenza didattica di correlare i molteplici dati della Scrittura alla nostra mente e di applicare questa conoscenza ad ogni fase del nostro pensiero e comportamento, e vi è l’esigenza apologetica di giustificare l’esistenza del Cristianesimo come la religione rivelata da Dio e di proteggere il suo messaggio dall’essere adulterato e distorto (v. Tito 1:9). La teologia è sorta nella vita della chiesa come risposta alle esigenze concrete del Grande Mandato. L’impresa della teologia serve il Grande Mandato nel cercare di spiegare in maniera logica e coerente la verità rivelata da Dio nelle Scritture, quanto Egli rivela Sé stesso, su di noi e sul mondo che egli ha creato.

3. È il modello apostolico stesso. Il resto del Nuovo Testamento dimostra come la chiesa abbia fatto uso della teologia a fini diversi. Ne ha fatto uso per “provare” ai Giudei che Gesù è il Figlio di Dio ed il Cristo. Paolo “ragiona” con i suoi interlocutori, Giudei e pagani (Atti 17:2-3; Atti 18:28; 17:17), con teologi e filosofi di diversa estrazione, “dialogando” nei centri del sapere di quel tempo, ma anche “di casa in casa” (Atti 20:20-21). La lettera ai Romani è un capolavoro di ragionamento teologico. Il modello apostolico di esposizione, di riflessione e di deduzione dalla Scrittura sostiene il nostro impegno dell’impresa teologica. Se vogliamo aiutare la nostra generazione a comprendere le Scritture, anche noi dobbiamo fare deduzioni e sistematizzare ciò che abbiamo tratto dal nostro lavoro esegetico delle Scritture, come pure essere pronti a “dialogare” con i nostri contemporanei. L’impegno in questa attività è teologia.

4. È l’esempio apostolicamente approvato ed attività della chiesa nel Nuovo Testamento. L’impegno della nostra mente nella teologia come disciplina intellettuale basata sulle Sacre Scritture trae un appoggio supplementare dall’attività della chiesa nel Nuovo Testamento. Esso richiama sempre di nuovo la nostra attenzione ad un “corpo” di verità salvifica, come in 2 Tessalonicesi 2:15 in cui si parla di “tradizioni” da preservare5. Questo termine indica come già nei tempi apostolici fosse in corso un processo di teologizzazione allorché si rifletteva e si confrontava Scrittura a Scrittura; quando si raccoglieva, deduceva, ed impostava affermazioni dottrinali in formule confessionali6. Tutto questo è fatto con la piena conoscenza ed approvazione degli apostoli che erano pure personalmente coinvolti nel teologizzare e nel preparare documenti deliberativi sinodali. Quando noi oggi, sotto la guida dello Spirito Santo e con fede veniamo alle Scritture e con il meglio dei nostri strumenti intellettuali facciamo uno sforzo per esplicitare le loro proposizioni e precetti, tracciamo le sue operazioni nel mondo, sistematizziamo i suoi insegnamenti e li formuliamo come credi, e propaghiamo il loro messaggio al mondo, siamo direttamente in continuità con il processo di teologizzazione già presente e condotto dalla chiesa nel suo periodo apostolico.

5. Deriva dalla natura stessa delle Sacre Scritture. La Bibbia è la Parola rivelata di Dio. Cristo, il Signore della Chiesa, considerava l’Antico Testamento come tale e ha dato alla chiesa ampie ragioni per considerare tale anche il Nuovo Testamento. Il Dio trino ha veramente parlato in forma verbale e proposizionale, e vuole che il suo popolo così lo conosca. Se ha parlato a noi attraverso le Scritture intere questo solo fatto esige che noi le studiamo. Dio ha rivelato la verità su sé stesso, su di noi, sul rapporto intercorrente fra Lui e noi nelle Scritture, allora dovremmo studiare le Scritture ed inquadrarle teologicamente. Se lo prendiamo seriamente come lo dovremmo, allora “vedremo la luce”: “per la tua luce noi vediamo la luce” (Salmo 36:9), il che significa che dobbiamo impegnare la nostra mente nel perseguire la verità teologica. Non essere interessati allo studio sistematico delle Sacre Scritture, proprio quando il Dio vero e vivente ha rivelato sé stesso in esse, sarebbe il culmine della follia spirituale. La chiesa deve impegnarsi a studiare le Scritture se vuole essere fedele a Dio, con determinazione ed umilmente per udire la Sua voce. L’interesse primario della chiesa dovrebbe essere non se impegnarsi nella teologia, ma è corretta la sua teologia? E’ ortodossa? E soprattutto, è biblica?

La necessità della nostra competenza

Proviamo a fissare, allora, diverse ragioni per le quali è di assoluta importanza, per noi di diventare sempre meglio competenti nell’ambito della teologia.

Ragione 1L’interesse che la Bibbia ha per la verità lo esige. La teologia sistematica non è null’altro che il perseguimento della verità, e la verità è essenziale per il cristianesimo biblico. Gesù dice che la verità libera (Giovanni 8:32). Lo Spirito Santo è chiamato lo Spirito della verità (Giovanni 14:17). L’opera dello Spirito Santo era quella di guidare gli apostoli in ogni verità (Giovanni 16:13). Vita eterna è conoscere il solo e vero Dio (Giovanni 17:3). Gesù prega che noi saremmo stati santificati nella verità (Giovanni 17:17). Paolo ammonisce che coloro che non ubbidiscono alla verità incorrono nell’ira di Dio (Romani 2:8). Comprendere la verità è ciò che ci trasforma (Romani 12:2). Non predicare ciò che è conforme a verità significa incorrere nell’anatema (Galati 1:8). Coloro che fan parte della chiesa devono essere corretti quando credono a cose sbagliate. Chi presiede alla comunità cristiana deve essere ”attaccato alla parola sicura, così come è stata insegnata, per essere in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono” (Tito 1:9). Siamo persino autorizzati a lasciare fuori da casa nostra chi non crede alla verità e l’avversa (2 Giovanni 9-10). I malvagi operano “con ogni tipo d'inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati” (2 Tessalonicesi 2:10). All’operatore cristiano si dice: “Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che tagli rettamente la parola della verità” (2 Timoteo 2:15). In altre parole, nessun cristiano che sia degno di questo nome può essere indifferente al perseguire la retta dottrina. Come scrive Louis Berkhof: “Coloro che minimizzano il significato della verità, e quindi la ignorano e la trascurano, giungeranno alla fine a scoprire come sia loro rimasto ben poco del Cristianesimo” (Teologia sistematica, 29).

Ragione 2. La nostra concezione delle Scritture lo esige. Tutta la Scrittura è ispirata da Dio (2 Timoteo 3:16). Questo vuol dire che ogni cosa che la Bibbia contiene importa. Questo pure significa che tutto ciò che la Bibbia contiene possiede una fondamentale unità, proveniento come fa da un medesimo autore (Matteo 19:4-6; Ebrei 3:7; 2 Pietro 1:21). La teologia sistematica cerca di rendere visibile e farci gustare l’unità complessiva della Bibbia.

Ragione 3. Lo esige il realismo sull’intelletto umano. In un modo o in un altro noi giungeremo a conclusioni sulle più importanti questioni religiose. Chi era Gesù? Che cos’è la condizione umana? Esiste l’inferno? Come possiamo salvarci dagli effetti del peccato? In che modo dovremmo trattarci l’un l’altro? Che cosa significa essere una persona buona e giusta? Perché esiste qualcosa piuttosto che nulla? Ogni qual volta ci disponiamo a dare risposta a queste domande noi ci impegnano nella teologia sistematica. La mente umana non può fare altro che sintetizzare ed organizzare.

Ragione 4. La storia della chiesa lo esige. Perché non possiamo semplicemente lasciare che la Bibbia parli da sola? Perché quello non è ciò che vediamo nella Bibbia e nella Chiesa antica. In Neemia 8:8 i capi del popolo di Dio “leggevano nel libro della legge di Dio in modo comprensibile; ne davano il senso, per far capire al popolo quello che leggevano”. In 1 Corinzi 15 Paolo fa riferimento alla tradizione che essi avevano ricevuto da lui. Dio ha sempre dato al suo popolo dei “dottori”, degli insegnanti non solo che leggessero loro le Scritture, ma che che gliele spiegassero e difendessero la verità (2 Timoteo 1:13-14). Ecco perché la chiesa antica scriveva credi e confessioni. Non consideravano “sub-biblico” razionalmente spiegare, difendere e proteggere le verità che erano state loro trasmesse nella Bibbia.

Ragione 5L’unità della chiesa lo esige. La vera ecumenicità non è possibile senza una robusta fedeltà teologica. L’unità della chiesa esige concordanza dottrinale. “Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti” (Efesini 4:4-6). Come potremmo “combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre”! (Giuda 3) se non abbiamo una profonda comprensione di quella fede?

Ragione 6. Il dovere della chiesa lo esige. Perché “sprecare il nostro tempo” sulla teologia sistematica quando vi è così tanta gente che avrebbe bisogno di udire l’Evangelo? Perché ha bisogno di udire il vero Evangelo. Se dobbiamo proclamarne il messaggio, dobbiamo conoscere accuratamente in che cosa consiste quel messaggio. Lo dobbiamo l’uno all’altro, lo dobbiamo alle altre chiese, e lo dobbiamo al mondo articolare chiaramente la nostra fede. Paolo lo chiama: “rendere pubblica la verità” (2 Corinzi 4:2). “La Chiesa di Gesù Cristo”, osserva Berkhof, “non dovrebbe mai cercare rifugio nei camuffamenti, non dovrebbe nascondere la sua identità” (31). La chiarezza implica diligente e meticolosa attenzione, l’attenzione esige precisione, e la precisione esige la teologia sistematica.

Addentratevi in essa. Formatevene la competenza. Attenetevi ad essa. Passatela avanti,

 

Note

[1]  In altri ambienti, come ad esempio, quello cattolico-romano, si delega la teologia al clero che poi dispensa al popolo quanto esso ritiene opportuno, “semplificandola”.

[2] Il termine “dogma” deriva dal greco δογμα, dògma dal verbo δοκω, doko (esprimere un’opinione), per cui: pensiero, dottrina filosofica; dottrina religiosa, un principio fondamentale di una religione, o una convinzione formulata da filosofi e posta alla base della loro dottrina, da considerarsi e credere per vero, quindi non soggetto a discussione da chi si reputa loro seguace o fedele. Il termine può essere applicato in senso estensivo a discipline diverse da quelle religiose.

[3] https://sites.google.com/site/tempodiriforma/dizionario/ectipico

[4] Spesso l’equivoco è intenzionale e finalizzato a far passare idee aliene.

[5] “Fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera”; Romani 6:17: “sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa”; Giuda 3: “a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre”; “custodisci il deposito; evita i discorsi vuoti e profani e le obiezioni di quella che falsamente si chiama scienza” (1 Timoteo 6:20); “affermazione degna di essere pienamente accettata” (1 Timoteo 1:15; 3:1 ecc.).

[6] Ad es. Romani 1:3-4; 10:9; 1 Corinzi 12:3; 15:3-4; 1 Timoteo 3:16.