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Indice generale

Custodisci in buon deposito (M. H. Smith)

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I. LA BIBBIA E' PAROLA DI DIO

Letture bibliche: Salmo 19; 2Timoteo 3:14-17

Esistono oggi diverse idee sul come considerare la Bibbia, le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento. Vi è chi la considera come un qualsiasi altro libro religioso senza particolare autorità. Vi è chi l’onora, ma la sottopone ad autorità che ritiene superiori. La maggior parte dei cristiani riformati ed evangelici credono che la Bibbia sia di importanza fondamentale per cristiani degni di questo nome, perché essa sola è l’autorità ultima e la regola della loro fede e della loro condotta, in quanto infallibilmente Parola di Dio. Essa ci fa conoscere chi è Dio e chi è l’essere umano - Dio nella Sua santità e l’essere umano come peccatore - e come fra Dio e l’essere umano possa (e debba) instaurarsi un rapporto significativo. La Bibbia è la sola nostra autorità ultima soprattutto perché essa annuncia, spiega ed insegna in modo normativo tutto ciò che riguarda la persona e l’opera di Gesù Cristo proclamandolo come Signore e Salvatore, Colui al quale soltanto noi ci sottomettiamo.

In queste lezioni incominceremo perciò a considerare che cosa i cristiani debbano credere sulla Bibbia esaminando che cosa Gesù stesso insegnava al riguardo.

L'insegnamento di Gesù circa la Bibbia

La Bibbia che Gesù conosceva è quello che i cristiani chiamano Antico Testamento, le Sacre Scritture ebraiche. Gli ebrei del Suo tempo la chiamavano Legge, Profeti, e gli altri scritti abbreviandola con le rispettive iniziali ebraiche, T. N. K (T per Torah, legge, N per Naviim, profeti, e K per ketuviim, gli altri scritti.

Gesù ci ha chiaramente indicato come Egli considerasse la Bibbia con queste parole: "Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per compire. Poiché io vi dico in verità che finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, che tutto non sia adempiuto" (Matteo 5:17,18).

Gesù aveva un'alta opinione della Bibbia (l'Antico Testamento), ed affermava che tutti i suoi insegnamenti sono rilevanti in ogni tempo e che tutte le profezie che essa contiene si sono realizzate, si realizzano in lui e si realizzeranno. Per Lui l'intera Bibbia era assolutamente vera e degna di fiducia, e che non poteva essere né alterata né messa in questione (vedi Giovanni 10:35).

Per Lui questa non era una affermazione teorica, astratta, ma qualcosa che si rifletteva molto concretamente nella sua stessa vita. La radicata sua convinzione che la Bibbia è parola di Dio Gesù la viveva molto concretamente. La usava per controbattere Satana quando lo tentava di andare su altre strade. Nella sinagoga di Nazareth, dopo averla letta ad alta voce, Egli l'applicava a sé stesso. Su quella base egli correggeva i leader religiosi del suo tempo (gli scribi ed i farisei) ogni qual volta essi ne abusavano e la interpretava correttamente. Gesù la insegnava ai suoi discepoli come piena autorità.

Gesù persino la citava mentre stava soffrendo angosce d'inferno sulla croce. Dopo la Sua risurrezione, Egli spiegava ai suoi discepoli tutto ciò che la Bibbia aveva profetizzato su di lui e sulla sua morte e risurrezione (vedi Luca 24:27,44,45).

Gesù non solo dimostrava l'alta considerazione che aveva per la Bibbia, ma promise di inviare lo Spirito Santo a persone scelte fra i suoi discepoli del suo tempo per istruirli pienamente affinché, registrando autorevolmente il suo insegnamento, i loro scritti potessero diventare il fondamento della sua chiesa di ogni tempo e paese. Egli disse: “Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto” (Giovanni 14:26). Questa non era altro che la promessa che lo Spirito Santo avrebbe ispirato gli scritti che oggi conosciamo come Nuovo Testamento.

L'insegnamento degli apostoli

Gli apostoli avevano della Bibbia la stessa alta opinione che ne aveva Gesù. È Pietro, per esempio, che ci parla di come sono sorte le Scritture: "...poiché non è dalla volontà dell'uomo che venne mai alcuna profezia [o “Scrittura profetica”], ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo" (1 Pietro 1:21).

Il verbo qui tradotto con "sospinti" è lo stesso che viene usato quando si parla di una foglia che viene "sospinta" dal vento. Allo stesso modo in cui una foglia non ha controllo alcuno sul vento che la sospinge, così è per gli scrittori della Bibbia. Essi misero per iscritto esattamente ciò che voleva lo Spirito Santo: questo ê ciò che intendiamo per ispirazione delle Scritture.

Affermare che lo Spirito abbia sospinto gli scrittori della Bibbia non significa che questo fosse avvenuto per dettatura meccanica. Luca ci spiega che lui aveva dovuto fare accurate ricerche sui diversi racconti che circolavano sulla vita e sul ministerio di Gesù prima di mettere per iscritto il suo evangelo (Luca 1:1-4). Questa sua opera di ricerca si era svolta sotto la supervisione dello Spirito Santo in modo tale che Luca mettesse per iscritto esattamente ciò che Dio voleva fosse scritto. Altri scrittori, come Isaia ed Ezechiele, ebbero visioni che poi mettono per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito.

L'apostolo Paolo dice: "Ogni Scrittura è ispirata da Dio" (2 Timoteo 3:16), e diceva questo al riguardo di tutta la Bibbia, perché nella sua prima lettera a Timoteo (5:18) Paolo aveva usato il termine 'Scrittura' sia per riferirsi ad una citazione dalla Legge di Mosè (Deuteronomio 25:4), come pure per un'affermazione fatta da Luca (10:7). Egli correlava così i due sotto il termine Scrittura. Pietro faceva la stessa cosa al riguardo degli scritti di Paolo, i quali chiamava "Scritture" (2 Pietro 3:15,16).

Così, quando Paolo afferma che ogni Scrittura è ispirata da Dio, egli si riferiva sia all'Antico che al Nuovo Testamento. Egli afferma che ogni parola della Scrittura è una parola di Dio.

Certo riconosciamo che Dio abbia usato autori umani per scrivere la sua parola. Non solo Lui li ha creati e resi ciò che erano, ma pure ha usato loro e la loro personalità, doni e capacità, per scrivere esattamente ciò che Egli desiderava fosse scritto. Questa diversità di stili e di vocabolario la possiamo vedere persino nelle varie traduzioni bibliche che abbiamo oggi. E' proprio a causa di questa ispirazione divina che aveva tutto sotto controllo, che Paolo può affermare che ogni Scrittura è sia ispirata da Dio che, al tempo stesso parola umana.

L'inerranza della Scrittura

Quando affermiamo che la Bibbia è sia Parola di Dio che parola d'uomini, non vogliamo certo suggerire che la Bibbia possa contenere errori ed inaccuratezze. L'opera dello Spirito Santo nell'ispirazione garantisce che, nei documenti originali, sia priva di errori o inaccuratezze. In questo noi seguiamo, come abbiamo detto, l'esempio di Gesù.

Nell'affermare l'inerranza della Bibbia ci riferiamo agli scritti originali come sono usciti dalla penna dei loro autori. Attraverso i secoli alcuni errori di copiatura non significativi si sono insinuati nelle copie più antiche che ora noi abbiamo degli originali, ma essi non alterano mai l’insegnamento biblico. Mediante la scienza degli studi sul testo e della critica testuale legittima, noi possiamo essere certi che 999 parole su 1.000 siano un'accurata trasposizione dell'originale. Le parole sulle quali si ha incertezza non influiscono in alcun modo su alcuna dottrina vitale. Oggi possiamo avere un alto grado di fiducia nella Bibbia che oggi noi possediamo, credendo altresì che Dio nabbia vegliato sulla loro fedele trasmissione.

Perché è importante affermare con forza l'inerranza della Bibbia? Se non credessimo che le Scritture fossero inerranti non avremmo neppure certezza della via di sa salvezza che esse insegnano. Se la Bibbia, infatti, contenesse errori, come potremmo essere certi che errori non siano pure presenti quando essa ci espone la dottrina della salvezza in Gesù Cristo? Se ammettessimo che la Bibbia contiene errori, sorgerebbe la questione di quali parti della Bibbia li contengono e quali no. Se abbiamo una rivelazione di cui possiamo appieno fidarci, allora possiamo pure affermare di avere una Scrittura inerrante. Solo allora avremo un fondamento sicuro per tutta la nostra fede e la nostra condotta.

Il canone della Scrittura

Come facciamo a sapere se ciò che ora abbiamo nella Bibbia è la collezione completa di ciò che abbiamo bisogno di sapere per avere un rapporto significativo con Dio? Potrebbero alcuni libri essere superflui? Potrebbe mancare qualche libro?

La lista dei libri ispirati, infallibili ed inerranti della Bibbia è chiamata "il canone della Scrittura". Lo Spirito Santo non ha solo ispirato il canone della Scrittura e ha preservato i suoi autori da ogni errore, ma ha pure messo in grado diverse generazioni del popolo di Dio a riconoscere i libri canonici quando essi apparivano. Quando questi libri furono riconosciuti come provenienti da Dio, essi furono aggiunti alla collezione (canone) che era già presente. Quel canone è stato definitivamente chiuso. Ad esso non si può più aggiungere nulla.

La Bibbia stessa ci dà vari esempi dell'accettazione delle sue parti da parte del popolo di Dio. A Mosè era stato detto di mettere per iscritto la rivelazione che Dio gli aveva data (Esodo 34:27; vedi Esodo 24:4). I libri della legge di Mosè (i cinque libri che ora vengono chiamati Pentateuco) furono affidati da Dio a Giosuè (Giosuè 1:7,8); Giosuè scrisse il resoconto delle sue conquiste nella terra di Canaan (Giosuè 24:26), e questa relazione venne aggiunta al canone crescente della Scrittura.

Tutto attraverso l'Antico Testamento, mentre erano scritti libri sotto l'ispirazione dello Spirito Santo (vedi 2 Pietro 1:21), essi venivano aggiunti alla collezione dei libri ispirati, così che per il tempo di Gesù il canone era completo nei suoi 39 libri che oggi noi possediamo e che gli Ebrei hanno ora nella loro Bibbia. Nessuno mancava e nessuno era superfluo. Insieme tutti essi comprendono la rivelazione che Dio aveva data prima dell'avvento di Cristo.

Su che base è stato fatto questo riconoscimento? Il popolo di Dio durante 1.000 anni circa di storia ebraica accettò gli scritti di uomini chiamati profeti, od altri ispirati dallo Spirito Santo. Allo stesso modo, durante il periodo in cui fu scritto il Nuovo Testamento (circa 50 anni), Dio guidò il suo popolo a riconoscere ed accettare gli scritti di coloro che erano stati apostoli di Cristo (o i loro rappresentanti), cosicché per la fine del 1. secolo, si arrivò ai 27 libri inclusi nel Nuovo Testamento - nessuno in più e nessuno in meno. In questi 66 libri canonici non vi sono errori scientifici o storici, e tutto ciò che essi insegnano su Dio, Cristo, noi stessi e su come possiamo avere un rapporto significativo con Dio, insieme alla via della salvezza, è magnificamente coordinato.

Nella sua totalità il canone ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere in merito a questo rapporto di salvezza, sia per il presente che per l'avvenire.

L'interpretazione della Scrittura

La chiave per conoscere ciò che Dio ci ha detto nella Bibbia è imparare ad interpretarla correttamente. Storicamente vi sono state tre scuole principali su come la Bibbia possa essere interpretata. Il Cattolicesimo romano tradizionale insegna che la chiesa sola, nelle dichiarazioni ufficiali dei suoi dirigenti, può essere interprete della Scrittura, e i laici devono dipendere dal clero per dare alla Scrittura il suo significato autentico. Il razionalismo insiste sul fatto che è la mente umana ad essere l'autorità ultima, quella che risiede nella facoltà di giudicare gli insegnamenti della Bibbia. Il cristianesimo riformato ed evangelico, credendo nel sacerdozio universale dei credenti (1 Pietro 2:9), afferma il diritto di ogni cristiano di leggere e di interpretare la Scrittura, seguendo regole appropriate di ermeneutica (interpretazione della Bibbia) confidando nella guida dello Spirito Santo in consonanza con altri cristiani.

La prima e forse più ovvia regola di interpretazione di ogni opera letteraria è lo studio delle parole e della grammatica usata per precisare esattamente ciò che l'autore intendesse dire. Anche se l'Antico Testamento è stato scritto in ebraico, e il Nuovo Testamento in greco, uno studio attento della Bibbia nella propria lingua materna può già mettere in grado lo studente attento della Bibbia a scoprire il significato delle parole e della grammatica in qualsiasi porzione della Bibbia.

Oltre all'interpretazione grammaticale del testo dobbiamo considerare il contesto in cui quel determinato brano è stato scritto. Una comprensione appropriata del contesto spesso è in grado di gettare maggior luce sul significato di un testo. Lo studio combinato della grammatica, delle parole e del contesto, è chiamato metodo di interpretazionrgrammatico-storico.

Credere che l'intera Bibbia provenga da Dio e che in essa non vi siano contraddizioni significa pure lasciare che la Bibbia sia l'interprete di sé stessa. Questo significa lasciare che certi brani che ci danno un chiaro insegnamento su una certa dottrina ci chiarifichino brani più oscuri. Questo non significa che tutti i brani siano ugualmente facili da comprendere, ma certamente sono chiari quei brani che ci illustrano le dottrine principali necessarie per la nostra salvezza.

Mosè, quando ci mette in guardia contro i falsi profeti, ci rammenta che non dobbiamo accettare dottrine che siano contrarie a quanto chiaramente rivelato in altri luoghi della Bibbia (Deuteronomio 13:1-5). L'insegnamento a proposito della Legge nel Sermone sul Monte cita brani della Scrittura dall'Antico Testamento che Gesù interpreta chiaramente. Il libro di Ebrei interpreta diversi brani dell'Antico Testamento, che diventa così un commentario ispirato a quei testi.

Quando studiamo la Bibbia abbiamo bisogno di seguire questa regola e di comparare Scrittura a Scrittura: arriveremo così ad un insegnamento biblicamente equilibrato su tutte le questioni di dottrina.

L'arbitro finale in ogni caso di controversia al riguardo della dottrina o di questioni etiche è la Sacra Scrittura illuminata dallo Spirito Santo per coloro che la investigano diligentemente nel contesto della chiesa.

Il ruolo della Bibbia nella nostra vita

Quale ruolo dovrebbe avere la Bibbia nella nostra vita? Non basta affermare di credere nell'ispirazione, infallibilità ed inerranza della Scrittura: dobbiamo fare in modo che essa divenga regola per la nostra fede e la nostra vita. Uno dei salmi più belli è il Salmo 119, nel quale lo scrittore parla del suo atteggiamento nei confronti della Bibbia.

Il versetto 105 riassume bene la posizione che dovremmo prendere anche noi a questo riguardo: "La tua parola è una lampada al mio piede, ed una luce sul mio sentiero".

E' vero che abbiamo la rivelazione di Dio nella natura tutt'attorno a noi (Salmo 19:1-7), ma sebbene la natura mostri gli effetti del peccato, essa non ci mostra la via della salvezza. E' solo nella Bibbia che noi troviamo il resoconto della nostra caduta ed i suoi risultati nonché la buona notizia di ciò che Dio ha compiuto in Cristo in favore dei peccatori.

La Bibbia è la nostra guida rispetto a ciò che dobbiamo credere - la nostra regola di fede; essa è anche la rivelazione della Legge di Dio, l'espressione di come dobbiamo vivere in questo mondo nel migliore dei modi. Essa è dunque l'unica infallibile regola di fede e di condotta. Infine, è di primaria importanza per noi tutti assicurarci di avere effettivamente accolto nella nostra vita Gesù Cristo come nostro personale Signore e Salvatore, così come ci è rivelato nella Bibbia.

L'apostolo Paolo ci insegna che le Scritture "possono renderti savio a salute mediante la fede che è in Cristo Gesù" (2 Timoteo 3:15).

DOMANDE DI REVISIONE PER LA PRIMA LEZIONE

1. Perché per noi è importante l'alta considerazione che Gesù aveva per la Bibbia?

2. Che cosa dicevano Pietro e Paolo sull'ispirazione della Bibbia? Perché tutto questo è di vitale importanza per noi?

3. Perché è necessario sostenere l'inerranza della Scrittura per una Bibbia di cui ci si possa veramente fidare?

4. Quali sono alcuni principi di base per l'interpretazione della Bibbia? Perché è necessario seguirli per comprenderla adeguatamente?

5. In quali modi lo Spirito Santo ha vigilato sulla produzione e sulla preservazione di quello che noi oggi chiamiamo Sacra Scrittura?

6. Verso chi e che cosa ci indirizza la totalità della Bibbia? Perché?

DOMANDE PER LA DISCUSSIONE

1. Quali sono le possibili conseguenze di una chiesa che non sostenga l'ispirazione, infallibilità ed inerranza della Scrittura? Considerate i modi in cui una tale chiesa condurrebbe il suo culto e a che assomiglierebbe la vita dei suoi membri e quale potrebbe essere il suo futuro.

2. Discutete l'accusa che si fa spesso oggi che Gesù si sarebbe adattato alle concezioni non scientifiche ed ignoranti del suo tempo, il fatto che Lui sapeva certo la verità delle cose, ma che pure accettava il fatto che Mosè scrisse il Pentateuco, che Isaia è l'unico autore del libro che porta il suo nome, e che Giona è realmente vissuto. Come trattereste tali concezioni critiche?

3. Alcuni evangelici oggi asseriscono che la dottrina dell'inerranza divide la chiesa e che non dovremmo fare tante questioni su un qualcosa di così poca importanza. Come reagite difronte ad una tale affermazione?

4. Perché vi sono idee così diverse sul battesimo, il governo della chiesa e il futuro profetizzato (l'escatologia)? Come può la stessa Bibbia insegnare così molte variazioni se è ispirata ed inerrante? Ovviamente qualcuno deve aver ragione ed altri torto!

5. Perché è importante applicare la Bibbia non solo alle nostre credenze, ma anche al nostro modo di vivere? Non è forse sufficiente credere correttamente? Perché noi dobbiamo altresì obbedire a ciò che la Bibbia ci dice di fare? Che differenza ci sarebbe se non facessimo tutto quello che la Bibbia comanda?