Corsi/Essere cristiani/22

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Indice generale

Essere cristiani (J. I. Packer)

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Il Credo, o Simbolo apostolico. Credo in Dio padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. E in Gesù Cristo, suo figlio unigenito, Signor nostro, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto. Discese nel soggiorno dei morti, il terzo giorno risuscitò, salì al cielo, siede alla destra di Dio, padre onnipotente.  Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa chiesa universale, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione dei corpi e la vita eterna. Amen.

Essere cristiani

22. Conversione e battesimo

“Conversione” significa “cambiamento”.

Nella nostra lingua, la parola “conversione” viene usata in diversi ambiti. Quella più comune significa “mutamento effettuato in una direzione di marcia”. In autostrada è vietata “la conversione ad U”, cioè è vietato voltare la macchina per tornare indietro. Si usa questa parola in filosofia, nel diritto, o in chimica, quando si intende la trasformazione di una sostanza in un’altra. Si “convertono” le lire in franchi svizzeri, oppure in campo religioso, quando qualcuno “si converte” dal Cattolicesimo al Protestantesimo. In quest’ultimo caso siamo di fronte ad una presa di coscienza delle verità di una religione da parte di chi in precedenza ne seguiva un’altra. In seguito a tale scoperta, egli si convince della superiorità di questa fede e rinnega le convinzioni nelle quali ha creduto fino a quel momento.

Qui, però, noi vogliamo occuparci di un’altra sorta di conversione, la conversione cristiana, la trasformazione interiore e vitale per cui una persona comincia consapevolmente a vivere per Dio dopo averlo prima ignorato o comunque avversato. Questa conversione è opera dell’azione diretta di Dio in noi.

Che cos’è la conversione?

Luca ne parla nel libro degli Atti, ad esempio, nel mandato che l’apostolo Paolo riceve da Dio:

“…per aprir loro gli occhi e convertirli dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, affinché ricevano mediante la fede in me il perdono dei peccati e un'eredità tra i santificati (fra coloro che sono stati approvati da Dio)” (At. 26:18).

Paolo esorta i pagani “di ravvedersi e di convertirsi a Dio, facendo opere degne di ravvedimento” (At. 26:20). Così facendo egli “apre loro la porta della fede” (At. 14:27) ed ottiene “la conversione dei gentili” (At. 15:3), cioè “delle altre genti”, di coloro che non appartenevano al popolo di Dio.

Vediamo esempi di conversione nell’esperienza dello stesso Paolo che, benché religioso, non aveva avuto alcun autentico rapporto vitale con Dio finché Cristo non gli va incontro (9:1-30); in quella di Cornelio, “uomo timorato di Dio” (10:22-48); come pure in quella del carceriere di Filippi (16:27-34). A questi potremmo aggiungere la prostituta anonima e lo strozzino Zaccheo, di cui ci parla il vangelo di Luca (7:36-50; 19:1-10).

Conversione, lo vediamo bene, significa impegnarsi a vivere per Dio come risposta alla misericordia che Dio ci ha fatto, e comprende il ravvedimento e la fede. Nella Bibbia essi si sovrappongono. Il ravvedimento non è solo essere dispiaciuti di aver offeso Dio trasgredendo alle Sue leggi, ma una svolta radicale nella propria vita (che implica il nostro modo di pensare, di parlare e d’agire), tanto da abbandonare la via di chi ignora Dio e fa solo quello che più gli aggrada e prendere quella di chi serve Dio fiduciosamente e fedelmente. La fede, d’altro canto, non è solo credere alla verità della fede cristiana, ma abbandonare ogni illusione su noi stessi ed ogni falsa speranza, per confidare totalmente in Cristo e nel Suo sacrificio sulla croce, come unico mezzo per ottenere il perdono da Dio, la pace interiore e la vita autentica, per vivere così in funzione di Dio con riconoscente ubbidienza.

Sebbene sia ovvio come Dio possa operare nella vita di una persona anche prima della sua conversione, sospingendola a cercarlo, com’è successo per Paolo ed Agostino, solo mediante la conversione uno diventa cristiano nel senso pieno di cui ci parla la Bibbia. Prima le cose avvengono nella penombra, poi, alla chiara luce del giorno.

Qualche volta si considera la conversione come una stranezza che rientra nell’ambito del cosiddetto “fanatismo religioso”. In realtà, essa è componente integrante del cristianesimo degno di questo nome. Non è sempre il caso che la conversione avvenga d’improvviso, o con grande commozione emotiva, e non necessariamente è necessario essere pienamente consapevoli di quello che sta accadendo (sebbene una conversione consapevole, di solito, si rivela una grande benedizione). Ciò che è essenziale, però, è che si manifestino chiaramente i segni della conversione (ravvedimento e fede) come principi di vita quotidiana. Se questo non si manifesta in noi, non potremmo mai essere considerati cristiani, qualunque esperienza diciamo di aver fatto. Lo stile di vita che scaturisce dalla conversione è più significativo di qualunque esperienza religiosa che potremmo aver fatto.

Dove subentra il battesimo

Bene, potreste ora dire, ma che cosa c’entra qui il battesimo? E’ possibile, naturalmente essere convertiti senza sapere nulla del battesimo, ed essere battezzati senza sapere nulla della conversione. Conversione e battesimo, però, sono legati da una triplice corda:

In primo luogo il battesimo esige una conversione. Il battesimo non solo è segno dell’opera di Dio in noi, attraverso la morte e risurrezione di Cristo, ma il nostro fattivo ingresso in un nuovo stile di vita: “…dichiarando solennemente …. la necessità della conversione a Dio e della fede nel Signor nostro Gesù Cristo” (At. 20:21). La conversione professata in modo credibile, qualifica un adulto per il battesimo, ed è alla conversione che il battesimo dei bambini deve tendere.

In secondo luogo, il battesimo da forma alla conversione. Dal simbolismo di questo rito, apprendiamo che diventare cristiani significa accettare di morire con Cristo (intera separazione dalle vie di questo mondo), essere lavati da Cristo (intero perdono del passato), ed identificazione con la vita di risurrezione di Cristo (intera consacrazione per il futuro). Ogni conversione autentica deve riflettersi in una vita coerente con questi tre punti.

In terzo luogo, il battesimo è un test della conversione. Al di fuori del cristianesimo stesso esistono conversioni psicologiche; ciò che identifica un’esperienza di conversione come cristiana è l’orientamento positivo verso il triplice appello del battesimo.

Mi domando così che cosa dica il tuo battesimo a proposito del tuo impegno verso Cristo, o la conversione, che tu professi. Sarebbe saggio verificare attentamente.

Per lo studio biblico ulteriore

La vera conversione: 1 Tessalonicesi 1; 2:9-16.

Domande per la riflessione e la discussione

Chi è che rende possibile la conversione cristiana e di che cosa si tratta? “Solo mediante la conversione si diventa cristiani nel verso senso scritturale”. Perché? Perché uno stile di vita confacente alla conversione è più significativo di un’esperienza di conversione?