Ecclesiologia/Chi ammettiamo come membri di chiesa?

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Chi ammettiamo come membri di chiesa?

Una credibile professione di fede

Un chiaro principio di pratica pastorale delle chiese riformate fedeli alle Confessioni di fede è che hanno diritto ad essere ammessi alla chiesa tutti coloro che fanno una credibile professione di fede in Cristo secondo l'insegnamento delle Scritture, vale a dire coloro che si presume facciano spiritualmente parte del popolo di Cristo. Questa credibile professione di fede implica una competente conoscenza della dottrina fondamentale della fede cristiana - una dichiarazione di personale fede in Cristo, la consacrazione al Suo servizio, ed una disposizione di mente e di condotta che vi sia coerente.

Una chiesa “geneticamente modificata”, però, secondo i dettami dell’ “alta critica” e del liberalismo teologico, si riproduce ammettendone come membri prevalentemente chi è fatto a propria immagine e somiglianza. Dopo aver abbandonato la conformità con le confessioni storiche della fede, dopo aver ridefinito l’Evangelo ed abbracciato i canoni di quel che si ritiene il moderno progressismo e le ideologie di questo mondo chi sono spesso coloro che vengono ammessi come membri di chiesa e persino resi responsabili di chiesa, pastori e professori di teologia? Persone “di questo mondo” che non solo non hanno mai fatto esperienza del Cristo delle Scritture e di un’autentica conversione a Lui, ma che dell’ortodossia biblica ne sono strenui avversari. Potranno magari conservare la fraseologia del cristianesimo biblico e del protestantesimo, ma ne intenderanno il significato in modo radicalmente diverso. Anni fa qualcuno osservava che certe comunità valdo-metodiste di oggi sembravano più una sezione di qualche partito politico di sinistra (di solito estrema) che una chiesa. Oggi si potrebbe dire non solo quello, ma anche che si riempiono di sodomiti impenitenti ed “orgogliosi” ammessi dopo averne difeso “i diritti” e celebrato “l’amore”. Per garantire la sopravvivenza di un’istituzione ecclesiastica e poter pagare lo stipendio (per altro magro) dei pastori si ammettono così “cani e porci”, per così dire. I veri credenti che vi si affacciano inconsapevoli, non vi durano però a lungo, salvo adattarsene chiudendo gli occhi ed otturarsi il naso… La cosa non è in fondo poi tanto diversa in quelle chiese il cui zelo evangelistico non esita ad accogliere persone delle quali il meno che si possa dire è che abbiano una fede superficiale e che nessuno si premurerà di istruire e di far crescere, e questo “per far numero” e magari vantarsene.

L’accoglienza malintesa e indiscriminata come “membri di chiesa” ha da sempre afflitto le chiese, anche se non negli stessi termini di oggi. È perciò importante confrontarsi con i cristiani del passato ed imparare da essi.

In un articolo intitolato “Domande utili per discernere una credibile professione di fede” Jeffery Smith scrive: Ebenezer Morris era un predicatore che Dio aveva usato in Galles con grande efficacia. Vive e predica durante tempi di grande risveglio e muore all’età di 56 anni nel 1825. Non sappiamo molto di lui, ma vi è un capitolo sulla sua vita nel volume II del libro “Due dei padri del Calvinismo metodista del Galles” (ristampa 1897, trad. John Aaron 2008 [Carlise, PA: The Banner of Truth Trust, 2008]).

Pochi giorni prima della sua morte, due giovani predicatori vanno da lui per riceverne consiglio. Quello che dice loro include un importante ammonimento. Usa il termine “seiat” per indicare così un gruppo della Società calvinista gallese. Si trattava di gruppi di convertiti che si riunivano per la preghiera, l’insegnamento e l’esortazione fraterna. Di fatto erano gruppi di cristiani che operavano al di fuori delle parrocchie anglicane del tempo. Ecco le parole che il Morris rivolge loro:

Se a voi due sarà concesso di vivere abbastanza a lungo, vedrete un periodo in cui vi saranno ben pochi nuovi convertiti che si uniranno alle seiat. In quel tempo, non trascinate chiunque, senza attenta verifica, nella chiesa, ma mettete la cosa davanti a Dio in preghiera, il quale, a suo tempo, opererà con successo. Dio aveva dato ad Abraamo la promessa che avrebbe avuto un figlio, ma Sara, sua moglie, visto che passava troppo tempo, aveva ormai disperato di averne. Così acconsente a suo marito, giustificandolo, di avere un figlio dalla serva Agar. Sarebbe così nato Ismaele. Non era il figlio della promessa e avrebbe più tardi causato loro molti dolori. Si sarebbe pentita di non avere saputo aspettare, come avrebbe dovuto. Così anche voi, attendete la realizzazione della promessa di Dio, non ricorrete alla carne. Aspettate che i figli della promessa giungano alla chiesa, non abbiate fretta. Abbiate fiducia contro ogni apparenza, anche se vi sembra che non succeda nulla. Dio ha i Suoi tempi”.

Questo è un consiglio molto saggio da darsi a molti fra noi che sono pastori. Parla della necessità di verificare, nei nuovi arrivati, prima di accoglierli come membri di chiesa, la presenza di una credibile professione di fede. Diverse comunità cristiane locali hanno che chiamiamo una “membership interview”, un colloquio approfondito con gli anziani di chiesa o il pastore per chi chiede di diventare membro della chiesa.

Un colloquio approfondito

Ecco un’esempio delle domande da porsi in spirito caritatevole proprio per poter discernere la credibilità di una professione di fede - per quanto sia possibile a noi che pure non possiamo sondare il cuore delle persone. Qualche volta abbiamo dato ai nuovi convertiti queste domande per iscritto, affinché vi riflettano bene sopra a casa, da soli, per prepararsi una risposta da portare all’incontro. Non si suggerisce che a quell’incontro per nuovi membri di chiesa si pongano tutte queste domande o che ci si debba attendere necessariamente una risposta scritta, ma le riportiamo solo per dare un’idea delle questioni in gioco e di quello che si potrebbe chiedere.

Dev’essere chiaro in noi che dobbiamo fare le cose molto seriamente, senza fretta, con ponderazione e attento discernimento, per non dovere poi rammaricarci di non avere protetto la chiesa dai pericoli di cui parlava Ebenezer Morris nella citazione qui sopra. Nel caso che le mettiate per iscritto per darle alle persone prima dell’incontro per la loro riflessione, si può pensare a premetterle con il seguente paragrafo introduttivo:

Vi preghiamo di prendervi il tempo necessario per riflettere bene su queste domande e rispondervi con parole vostre. Queste domande non hanno intenzione di tendervi un trabocchetto e quindi non siate nervosi o preoccupati. Desideriamo soltanto sapere quanto voi conosciate dell’Evangelo e quanto Dio abbia fatto e stia facendo nella vostra vita, incoraggiarvi a pensare a queste cose. Queste domande vi aiuteranno con profitto nel dialogo che avremo in vista della vostra accoglienza come membri di chiesa.

Ecco qui di seguito le domande:

  • Sei consapevole di essere un peccatore?
  • Che cos’è che rende una persona un peccatore?
  • Hai mai sentito in cuor tuo, come dice la Scrittura, di meritare l’ira ed il castigo di Dio a causa dei tuoi peccati? Se sì, perché lo pensi?
  • Oltre a peccati esteriori, ci sono dei peccati nel tuo cuore dei quali sei colpevole e che Dio ti ha mostrato?
  • Quando Gesù è morto in croce, quel che gli succedeva in che modo ha rilevanza per la salvezza dei peccatori?
  • Può Dio perdonare i peccatori oppure era necessario che Cristo morisse in croce per quello? Se è così, perché era necessario?
  • Vi sono delle buone opere che hai fatto che tu credi possano accreditarti agli occhi di Dio e guadagnarti la salvezza?
  • Quali testi in particolare delle Sacre Scritture ti hanno dato conforto e speranza quando hai pensato ai tuoi peccati ed al tuo rapporto con Dio? Preghi e leggi la Bibbia? Se sì, quanto spesso?
  • Quali sono alcuni modi per i quali Dio ha cambiato o sta cambiando il tuo atteggiamento e comportamento?
  • Quali cose in particolare Dio ti sta insegnando ultimamente?
  • Desideri, con l’aiuto di Dio, seguire ed ubbidire a Cristo in ogni cosa e senza eccezione?
  • Quanto Dio ti fa capire che tu hai commesso qualche peccato che cosa fai?
  • Vi sono particolari problemi che tu hai in rapporto a qualche membro di chiesa?
  • Hai avuto profitto dei sermoni che ascolti in chiesa? Se sì, potresti citare un qualche esempio di sermone, o qualcosa in un sermone, che ultimamente ti sia stato di particolare aiuto? E in che modo?

Esempio di ciò che noi promettiamo nel far parte di una chiesa

  • Io credo che le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono la Parola di Dio e l’unica regola infallibile di fede e di vita.
  • Io credo nell’unico Dio vivente e vero: Padre, Figlio e Spirito Santo, com’é rivelato nelle Sacre Scritture.
  • Io confesso la mia colpa e la mia impotenza di peccatore contro Dio. Io riconosco Gesù Cristo come mio Salvatore così come mi è presentato nell’Evangelo. Lo considero il mio Signore e mi dedico al Suo servizio. Stabilisco con Lui un patto che mi adopererò di rinunciare ad ogni peccato ed a conformare la mia vita al Suo insegnamento ed esempio.
  • Prometto di sottomettermi nel Signore agli insegnamenti ed al governo di questa chiesa sulla base delle Scritture e come descritto nella Confessione di fede di questa chiesa secondo i suoi regolamenti.
  • Riconosco la mia responsabilità di operare insieme agli altri nella chiesa, prometto di sosteneroi ed incoraggiarli nel servizio del Signore. Se fosse necessaria correzione nella dottrina o nella vita, prometto di rispettare l’autorità e la disciplina della chiesa.
  • Al fine di crescere nella vita cristiana, prometto di essere ubbidiente ai comandi di Dio.
  • Mi propongo di cercare in primo luogo il Regno di Dio e la Sua giustizia in tutti i rapporti della mia vita, adempiendo fedelmente ai miei sacri doveri come vero servitore di Gesù Cristo.
  • Io rendo questa professione di fede e di propositi alla presenza di Dio, confidando umilmente nella Sua grazia dovendone rendere conto con gioia a Dio nell’ultimo grande giorno