Ecclesiologia/Lo respingiamo perché d'origine pagana
"Lo respingiamo perché d'origine pagana"
Come può essere valutata la tendenza di movimenti settari cristiani di respingere indiscriminatamente come "di origine pagana" diverse tradizioni cristiane e di farne oggetto di polemica? Alcune di queste arrivano all'assurdo di respingere pratiche innocenti solo perché "non ci sono nella Bibbia". Come rispondervi?
La tendenza, da parte di alcuni movimenti settari cristiani, a rigettare indiscriminatamente ogni tradizione cristiana che non trovi esplicita menzione nella Bibbia — spesso tacciandola come "di origine pagana" — è un fenomeno che merita una riflessione seria, tanto sul piano storico quanto su quello teologico ed ecclesiologico.
1. Una forma degenerata di sola Scriptura
Molti gruppi che operano in questo modo si rifanno a una concezione radicale del principio protestante del sola Scriptura, ma lo fraintendono riducendolo a un biblicismo letterale e isolazionista, che ignora il valore della riflessione teologica storica e della vita delle chiese nel tempo.
- Il sola Scriptura classico della Riforma non significava “solo ciò che è scritto esplicitamente nella Bibbia”, ma che la Scrittura è la suprema e ultima autorità in materia di fede e condotta, non l’unica fonte di sapienza cristiana. I riformatori non rigettarono ogni tradizione, ma la sottoposero al vaglio della Scrittura.
Giovanni Calvino, ad esempio, pur criticando le tradizioni umane che oscuravano l’Evangelo, riconosceva che le buone consuetudini ecclesiali, se in armonia con la Parola, potevano essere mantenute.
2. Ignoranza della storia e dell’inculturazione cristiana
Spesso i movimenti settari ignorano o rifiutano la storia dello sviluppo della fede cristiana, compresa la sua capacità di inculturarsi, cioè di esprimersi nelle forme culturali di vari popoli e tempi, pur mantenendo intatto il nucleo del Vangelo.
- È vero che in alcuni casi la Chiesa ha adottato simboli o pratiche che erano presenti in contesti pagani, ma li ha riformulati cristianamente. Questo è ciò che Agostino, Ambrogio e altri padri hanno giustificato come spoliazione degli Egiziani (Esodo 12:35-36): prendere ciò che è buono nella cultura pagana e redimerlo per Cristo.
- Rifiutare tutto ciò che abbia qualche origine o somiglianza con il mondo pagano equivale a un purismo storicamente infondato e, in ultima analisi, a un’autoesclusione dalla continuità della fede cristiana nel tempo.
3. Legalismo travestito da zelo
Il rifiuto di ogni pratica “non nominata” nella Bibbia tradisce un legalismo moderno, che confonde il silenzio biblico con un divieto implicito. Ma questo non è un criterio riformato, né biblico:
- La Bibbia non è un manuale liturgico esaustivo, né pretende di normare ogni dettaglio della prassi ecclesiale. Il criterio della Riforma era che ciò che non è contrario alla Scrittura, può essere ammesso nella vita della Chiesa (cosiddetto principio normativo).
- È pericoloso sostituire la grazia e la libertà dell'Evangelo con una lista di prescrizioni negative che portano alla sospettosità e all’ossessione rituale.
Come scrive Paolo in Colossesi 2:20-23, “Perché vi lasciate imporre precetti come: ‘Non toccare, non assaggiare, non maneggiare’? [...] secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? [...] hanno una parvenza di sapienza [...] ma non servono a nulla, se non a soddisfare la carne.”
4. Risposta pastorale e apologetica
A chi pone queste obiezioni in buona fede, si può rispondere:
- Chiedi il criterio: perché consideri “pagano” ciò che non è nella Bibbia? È “pagano” tutto ciò che non è citato nelle Scritture? Nemmeno l’uso del microfono o dei banchi in chiesa è nella Bibbia.
- Invita a discernere tra ciò che è incompatibile con l'Evangelo (superstizione, idolatria) e ciò che è indifferente ma utile (adiaphora), come certi simboli, festività, formule o strutture ecclesiastiche.
- Indica la continuità: molte delle pratiche liturgiche o festive (come il Natale, il battesimo dei bambini, la celebrazione della Cena del Signore secondo un certo ordine) sono nate dall’esigenza di trasmettere l'Evangelo in modo comprensibile e coerente.
In conclusione
Non ogni tradizione è da rigettare, ma ogni tradizione va vagliata alla luce del Vangelo e della Scrittura. L’alternativa non è tra “Bibbia o tradizione”, ma tra una tradizione governata dalla Parola e una che la sovverte.
Il rigetto settario di tutto ciò che è “extra biblicum” rivela una forma moderna di gnosticismo ecclesiale, che pretende di ricominciare ogni volta da zero, ignorando che lo Spirito ha guidato e guida la Chiesa anche nel tempo.
Materiali
- Risposta pastorale a chi rifiuta alcune tradizioni cristiane perché “non ci sono nella Bibbia”
- Breve guida di discernimento
- Zelo o settarismo? Come distinguere lo spirito di verità da quello di divisione