Ecclesiologia/Siamo pienamente cattolici: ma che cosa significa la cattolicità della Chiesa?
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Siamo pienamente cattolici: ma che cosa significa la cattolicità della Chiesa?
Quando nel Credo apostolico o nel Credo niceno-costantinopolitano diciamo: “Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”, pronunciamo una parola — cattolica — che nel linguaggio comune viene spesso fraintesa. Per molti, “cattolico” significa “cattolico-romano” e rimanda a una specifica denominazione, con una precisa gerarchia e sede centrale (la "santa sede romana", la comunione con il Papa e la sottomissione alla sua gerarchia e magistero. Dire,però "cattolico-romana" è una contraddizione in ternmini! Nella Bibbia e nella tradizione antica della Chiesa, cattolico ha un significato molto più ampio e profondo, che non può essere ridotto a una singola organizzazione.
Il significato biblico e riformato di “cattolica”
Come spiega William Ames nel Marrow of Theology (31:19), la Chiesa è detta cattolica non perché sia un “genere” astratto sotto cui esistono tante chiese diverse, ma perché è una realtà universale integrale: Comprende i fedeli di tutte le nazioni, di tutti i luoghi e di tutti i tempi.
Questa universalità è:
- Geografica: la Chiesa non è legata a una nazione o a un continente.
- Storica: unisce i credenti dall’Antico Testamento fino all’ultimo giorno.
- Spirituale: tutti sono uniti a Cristo dallo stesso Spirito, indipendentemente dalla loro cultura, lingua o tradizione locale.
Quando un credente africano del XXI secolo e un credente siriaco del IV secolo confessano la stessa fede in Cristo, stanno manifestando questa cattolicità.
Il criterio della vera cattolicità
Ames, nel punto 31:20, aggiunge una precisazione decisiva:
Nessuna chiesa locale può essere detta cattolica se non professa la fede della Chiesa cattolica.
In altre parole:
- La cattolicità non si eredita per appartenenza storica a una certa struttura ecclesiastica.
- La cattolicità non si riceve per legame geografico con una “sede” prestigiosa.
- La cattolicità si manifesta nella fedeltà alla dottrina apostolica, rivelata nelle Scritture e custodita dai simboli ecumenici e dalle antiche confessioni di fede riconosciute come ortodosse.
Ecco un esempio: una piccola comunità cristiana in un villaggio sperduto dell’Africa, che crede e proclama il Vangelo nella sua purezza, può essere pienamente cattolica. Al contrario, un’organizzazione globale che conserva il nome “Chiesa” ma ha abbandonato l'Evangelo biblico non è più cattolica nel senso biblico e riformato del termine.
Unità vera, non uniformità forzata
Le Confessioni di fede riformate (come la Confessione di fede elvetica, Confessione di fede di Westminster, la Confessione belga, o il Catechismo di Heidelberg, tanto per citare le maggiori confessioni di fede classiche) esprimono bene questa verità distinguendo tra:
- Chiesa cattolica invisibile: l’insieme degli eletti di Dio, uniti a Cristo da ogni epoca e luogo.
- Chiesa cattolica visibile: tutti coloro che professano la vera fede e i loro figli, sparsi per il mondo.
Questa cattolicità non richiede uniformità liturgica o culturale: la Chiesa può pregare in lingue diverse, avere stili musicali diversi e forme di culto differenti, purché sia unita nella stessa verità salvifica normativa corrispondente all'insegnamento del Nuovo Testamento.
Pensiamo a una celebrazione della Cena del Signore in una chiesa di campagna in Scozia e a un culto in una comunità riformata in Corea del Sud: forme diverse, stesse verità centrali, stesso Vangelo, stesso Signore.
Perché questo conta oggi
Pastoralmente, questo concetto ci aiuta a evitare due pericoli:
- Settorialismo – la tendenza a credere che solo la nostra comunità o denominazione sia la vera Chiesa.
- Indifferentismo dottrinale – l’idea che ogni gruppo che si definisce “cristiano” faccia parte della Chiesa, a prescindere dalla fedeltà alla verità del Vangelo.
Apologeticamente, possiamo rispondere alle accuse di “non essere cattolici” spiegando che, secondo la definizione storica e biblica, siamo pienamente cattolici proprio perché professiamo la stessa fede che ha unito la Chiesa di ogni epoca.
Conclusione
Essere cattolici, in senso biblico e riformato, significa appartenere — per grazia e mediante la fede — a un unico popolo universale, che confessa l’unica fede apostolica e vive sotto l’unico Signore, Gesù Cristo.
Questo ci spinge a custodire la verità, ad amare l’unità e a desiderare la comunione eterna della Chiesa trionfante, dove ogni divisione sarà finalmente sanata.
Quadro riassuntivo
Quadro riassuntivo in formato tabella.
| Aspetto | Definizione riformata di cattolicità | Esempio pratico |
|---|---|---|
| Significato | Universalità integrale della vera Chiesa: un unico popolo di Dio, in ogni tempo e luogo, unito a Cristo per lo Spirito. | Un credente in Scozia nel 1600 e uno in Kenya oggi fanno parte della stessa Chiesa. |
| Fondamento | Fedeltà alla dottrina apostolica rivelata nella Scrittura e confessata nei simboli ecumenici. | Una piccola chiesa di villaggio che predica il Vangelo puro è pienamente cattolica. |
| Non è | Un’etichetta denominazionale o il monopolio di una sede particolare. | Non basta appartenere formalmente a una “grande” organizzazione per essere cattolici. |
| Visibile e invisibile | Invisibile: insieme degli eletti alla grazia della salvezza. Visibile: tutti coloro che professano la vera fede e i loro figli. | Una congregazione locale è cattolica se confessa la fede della Chiesa universale. |
| Unità | Basata sulla verità e sull’unico Signore, non sull’uniformità di forme o culture. | Culto semplice in un capanno in Asia e culto formale in Europa: stessa fede, stesso Cristo. |
| Implicazione pastorale | Evitare settorialismo e indifferentismo dottrinale. | Collaborare con chiese fedeli al Vangelo, pur con differenze secondarie. |