Ecclesiologia/Unità della Chiesa

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Non dovrebbe la chiesa essere maggiormente unita?

L'attuale alta frammentazione delle chiese e denominazioni cristiane è sicuramente un fenomeno da lamentare. Il Nuovo Testamento parla della necessità dell'unità e della cooperazione fra ogni autentico cristiano perché la chiesa, per definizione, è chiamata il corpo di Cristo del quale Egli è il capo, la testa e il Suo corpo non può che essere uno. Ne troviamo evidenza nel libro degli Atti degli Apostoli, nella preghiera sacerdotale di Gesù in Giovanni 17 e nelle lettere apostoliche. Noi crediamo, però, che questo linguaggio di unità non precluda necessariamente la realtà delle denominazioni.

Il Nuovo Testamento parla abbondantemente dell'unità cristiana, ma il concetto di unità non è un concetto astratto, romantico, che prescinda da specifici contenuti.. Quando, infatti, il Nuovo Testamento parla di unità, esso parla di un'unità fondata sulla verità, la verità dell'Evangelo, il resoconto storico della vita, morte e risurrezione di Cristo. Esso parla di un Dio trinitario che ci ha creato e che sostiene la nostra vita, che redime il Suo popolo dal peccato. Sebbene, così, noi aspiriamo all'unità oggi fra tutti i cristiani, dobbiamo pure mettere in evidenza come vi siano determinati requisiti di questa unità, dei quali pure il Nuovo Testamento parla. Non basta, infatti, portare semplicemente il nome di cristiano. Esso deve essere accompagnato dalla consonanza su specifici articoli di fede che devono essere condivisi da tutti. E' così che la chiesa antica, riconoscendo l'importanza dell'unità basata sulla verità rivelata, aveva formulato precise affermazioni dottrinali. Abbiamo così il Credo di Nicea, il Credo apostolico, il Credo atanasiano: essi affermano in modo sintetico ciò che insegna la Bibbia e che chiariscono significa essere cristiani e che sono il requisito essenziale per l'ammissione nella comunione dei credenti in Cristo.

L'unità cristiana nel XXI secolo deve pure essere fondata definendo e difendendo il corpus di articoli di fede che è necessario sostenere perché uno possa legittimamente essere chiamato un cristiano. Vi sono, infatti, ogni sorta di gruppi che portano il nome di "cristiano", ma che negano più o meno apertamente alcuni fra i principi di base della fede cristiana. Pensiamo, per esempio, a gruppi come i cosiddetti Testimoni di Geova o ai Mormoni che professano di appartenere alla fede cristiana eppure ne negano uno o più delle fondamenta, nonostante i sofismi che possono usare per negarlo. Certamente il Nuovo Testamento non intende che bisogni conservare l'unità con coloro che negano, ad esempio, la piena divinità o umanità di Gesù! Dobbiamo così avere una chiara comprensione di ciò che sia un cristiano, prima di decidere la questione dell'unità. Sarebbe folle cercare di unire i cristiani ammettendo in questa comunione coloro che affermano di essere cristiani nonostante che neghino chiaramente ciò che è centrale per la fede cristiana. Di fatto è questo che ha dato direttamente origine alla proliferazione di denominazioni cristiane. Dopo aver scartato coloro che pretendono il titolo di cristiani solo di nome, siamo ancora lasciati con un vasto numero di gruppi che professano la fede cristiana.

Che fare, allora con tutte queste denominazioni che, mentre differiscono su certe questioni secondarie (ad esempio, come organizzare la chiesa, se battezzare o meno i bambini, se i doni straordinari dello Spirito Santo continuino ancora oggi, ecc.) concordano su questioni centrali della fede (la divinità di Cristo, la Trinità, l'espiazione vicaria, la fede come strumento di salvezza ecc.)? Dobbiamo riconoscere come cristiani devoti, sinceri, maturi ed intellifenti di fatto dissentano su come si debbano intendere certi insegnamenti della Bibbia. Veri cristiani, cristiani maturi, cristiani ragionevoli, hanno letto per due millenni la stessa Bibbia senza però giungere ad un'identica comprensione su ogni punto della teologia. Questo non vuol dire riconoscere che la Bibbia contenga cose contraddittorie, o che nulla nella Bibbia sia chiaro. Lungi da questo, la Bibbia è di chiarezza cristallina al riguardo delle questioni essenziali della fede. La Bibbia parla pure autorevolmente su questioni secondarie. Come creature, però, pur sempre condizionate dal peccato e con mente e ragione finita e fallibile, possono raggiungere, e di fatto lo fanno, dallo stesso materiale biblico conclusioni diverse.

E' questa la realtà che pure ha condotto allo stabilirsi di una varietà di denominazioni. La presenza di denominazioni, però, non nega l'unità essenziale goduta dai cristiani. La nostra unità l'uno con l'altro, nonostante le differenze denominazionali, rimane inalterata. Essa è stata acquista alla croce, è qualcosa per la quale il Salvatore ha pregato e ne parlano come realtà gli apostoli che hanno scritto il Nuovo Testamento. Siamo uniti l'uno all'altro ed è questa realtà che deve dare forma alla nostra fede ed alla nostra prassi. L'Alleanza Evangelica è un esempio di manifestazione esteriore di unità spirituale. Proprio perché siamo legati l'uno all'altro cerchiamo di camminare insieme, spalla a spalla, attivi nell'opera del regno di Dio. In modo determinato mettiamo in rilievo la fede che abbiamo in comune, gli elementi essenziali della fede, le cose che ci sono state trasmesse dai nostri padri e madri spirituali, cercando di procedere fintanto che è possibile, riconoscendo che ci possono essere casi in cui la nostra coscienza ce lo impedisce. Ci concentriamo consapevolmente su ciò che ci unisce e non su ciò che ci divide. In questo modo riflettiamo l'unità che abbiamo pur riconoscendo e rispettando le differenze che abbiamo fra di noi.