Etica/Matrimonio/Divorzio e nuovo matrimonio nella storia della chiesa

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Divorzio e nuovo matrimonio nella storia della chiesa

La chiesa post-apostolica

Nella chiesa antica sono molte le voci che parlano di argomenti come matrimonio, divorzio e nuove nozze, ma il loro messaggio è univoco. Il matrimonio cristiano, essi dicono, è un vincolo indissolubile. Il divorzio, con l'implicito diritto al nuovo matrimonio, non era un'opzione per le coppie cristiane (sebbene Origene ammette che esisteva una certa tolleranza). Lo era, però, la separazione. Il nuovo matrimonio dopo una separazione era considerato adulterio punibile o bigamia - talvolta piû per le donne che per gli uomini. Persino il nuovo matrimonio dopo la morte del proprio partner era considerato con sospetto dai padri della chiesa e dai concili, equivalente ad un "adulterio sotto mentite spoglie", secondo le parole di Atenagora. Nel caso dei matrimoni religiosamente "misti", i concili della chiesa avevano una posizione più moderata, invocando il cosiddetto privilegio paolino della separazione permissibile (1 Corinzi 7) come base legittima per permettere ad un neo-convertito di chiedere il divorzio da una partner pagana e poi sposare una cristiana.

Agostino è il primo teologo a chiamare il matrimonio un sacramento, o mezzo della grazia. Egli basa la sua argomentazione in parte sull'uso del termine latino sacramento, che traduce il greco mysterion di Efesini 5. Egli si oppone a coloro che vorrebbero permettere il matrimonio della parte innocente nel caso di adulterio e rende indissolubile il matrimonio cristiano, persino dopo un adulterio, facendo di questo lo standard della chiesa in Occidente.

Le chiese orientali, sotto l'influenza della legislazione imperiale, erano più moderate. Generalmente permettevano il divorzio e un nuovo matrimonio dopo un adulterio ed altre serie trasgressioni. Sebbene durante il basso Medioevo, pochi concili ecclesiastici in Occidente cominciano a permettere il nuovo matrimonio dopo un adulterio o una lunga separazione, la posizione di Agostino, ora prevalente in Occidente e il consenso sulla sacramentalità del matrimonio, si consolida e sviluppa con l'autorevole conferma di Tommaso D'Aquino, dal XIII secolo. Durante lo stesso periodo si sviluppa un'alternativa molto limitata al divorzio, chiamata annullamento, la dichiarazione ufficiale di un tribunale ecclesiastico che un legame matrimoniale non era mai veramente esistito, nonostante le apparenze esteriori del contrario.

I Riformatori

I Riformatori protestanti, facendo ritornare la chiesa all'insegnamento biblico, respingono sia la natura sacramentale del matrimonio, che l'assoluta indissolubilità del matrimonio cristiano. Secondo la Bibbia, come essi mettono in evidenza, il matrimonio è certamente santo e in principio indissolubile. Vi sono, però, certe circostanze che infrangono il vincolo matrimoniale e permettono, così, il divorzio ed un nuovo matrimonio.

I Riformatori, però, non sono d'accordo su quali siano le basi (scritturali o di altra natura) per il divorzio. Fermo assertore della fedeltà come primaria virtù cristiana, Lutero giunge però a riconoscere il divorzio come ammissibile come misura estrema in caso di infedeltà, impotenza, rifiuto di rapporti sessuali, ed abbandono. Egli difende con forza la possibilità di nuove nozze per il partner offeso. Melantone, collega di Lutero, limita le basi del divirzio all'infedeltà ed all'abbandono, sulla basse della "clausola derogatoria" di Matteo ed il "privilegio paolino". Allo stesso modo i riformatori Calvino e Beza permettono il divorzio dopo l'adulterio del partner e, con più esitazione, per abbandono sulla base di inconciliabili differenze religiose. Nel 1561 la città calvinista di Ginevra  approva una legge che ammette il divorzio, fallito ogni altro tentativo di riconciliazione, per queste sole due ragioni.

I Riformatori radicali, come gli Anabattisti e gli Hutteriti, riconoscono l'adulterio come base legittima del divorzio sulla base di Matteo 5, ma sono divisi sul "privilegio paolino". A differenza dei Luterani e dei Calvinisti, i Riformatori radicali generalmente non permettono un nuovo matrimonio dopo un divorzio. Un atteggiamento più liberale verso il divorzio viene assunto da Zwingli a Zurigo e da Bucero a Strasburgo. Zwingli credeva che la causa di adulterio in Matteo 5 era intesa solo come uno fra gli esempi possibili ai quali potevano essere aggiunte altre cause legittime, come l'abbandono, il pericolo alla propria integrità fisica e la follia.

Bucero va oltre, diventando il primo leader cristiano a permettere il divorzio consensuale. Largamente in reazione alla liberalità protestante, nel 1563 la Chiesa cattolica romana, al Concilio di Trento, rende l'indissolubilità di un matrimonio cristiano consumato una legge canonica. Divorzio e nuove nozze sono così ufficialmente banditi anche nei casi di adulterio, sebbene ammettesse separazioni a lungo termine.

La Confessione di Fede di Westminster (1646), pur evidenziando la santità ed indissolubilità in principio del matrimonio, come pure l'impegno a sostenerla, ammette la possibilità del divorzio come eccezione alla regola, e quindi delle nuove nozze nei limitati casi di cui già parlavano i Riformatori. Introduce il concetto che dopo un legittimo divorzio, l'ex-coniuge (offensore) è da considerarsi "come se fosse morto".

"L'adulterio e la fornicazione scoperti dopo un contratto e scoperti prima del matrimonio sono un motivo legittimo perché la parte innocente possa annullare il contratto. Nel caso di adulterio dopo il matrimonio, la parte innocente può legittimamente iniziare una causa di divorzio e, dopo il divorzio, sposare un altro come se l'offensore fosse morto" (24:5); "Anche se la corruzione dell'uomo è tale che tende a trovare motivi per separare ingiustamente quelli che Dio ha unito in matrimonio, tuttavia nessun motivo, tranne l'adulterio o l'abbandono volontario tale che non possa essere riparato né dalla Chiesa né dal autorità civile, è una causa sufficiente per la dissoluzione del legame matrimoniale. Nel fare ciò bisogna seguire un procedimento pubblico ed ordinato e far si che le persone coinvolte non siano abbandonate alla propria volontà o discrezione per quanto riguarda il loro caso" (24:6).

Ripercussioni della Riforma

Forse l'aspetto più significativo della prassi promossa dalla Riforma è la conseguente e non intesa secolarizzazione del matrimonio e del divorzio. Lutero, per esempio, credeva che il matrimonio, benché santo, fosse solo un avvenimento civile.

I paesi "calvinisti" e "luterani" stabiliscono leggi sul matrimonio e sul divorzio fondate sulle loro preferenze religiose e le chiese protestanti in quanto chiesa non regolano più divorzio e nuove nozze. Con la sempre più grande secolarizzazione di questi paesi, soprattutto in Occidente, il matrimonio giunge ad essere considerato solo come un contratto civile, e le leggi sul divorzio e nuove nozze sempre più liberali. Questo processo culmina nella seconda metà del XX secolo, lasciando la maggior parte delle chiese protestanti dove si trovano oggi, prive, cioè di particolari regolamenti interni per quanto riguarda matrimonio e divorzio validi sia per i membri di chiesa che per i responsabili delle chiese.

La legge civile regola funzionalmente i matrimoni, i divorzi e i nuovi matrimoni nelle chiese protestanti. E' forse ironico come il tentativo dei Riformatori di ritornare all'insegnamento biblico sul matrimonio e sul divorzio abbia condotto a questa situazione molto secolarizzata - nonostante la richiesta continua di "matrimoni in chiesa". E' auspicabile che la comunità cristiana trovi necessario essere maggiormente selettiva su ciò che riconosce come base legittima per il divorzio.