Evangelo/Dieci miti da sfatare sull'evangelizzazione

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DIECI MITI DA SFATARE SULL'EVANGELIZZAZIONE
(modificato da un articolo di Campus Crusade for Christ, traduzione Paolo Polito)


1. E' MIA RESPONSABILITA' CONVERTIRE LE PERSONE

Siamo responsabili solo per quanto noi possiamo fare, certamente non per quello che gli altri fanno. La nostra responsabilità è semplicemente quella di proclamare il Vangelo nella potenza dello Spirito Santo e lasciare i risultati a Dio. Non dobbiamo esercitare "pressioni".

2. POSSIAMO TESTIMONIARE PER "OSMOSI" - SENZA PAROLE

Per definizione un testimone è "uno che testifica qualcosa". Che senso avrebbe se in un tribunale i testimoni rispondessero alle domande facendo i mimi? Come credenti le nostre vite devono essere coerenti con le nostre parole, ma il nostro comportamento non può essere un sostituto alle parole.

3. DOBBIAMO "GUADAGNARCI" IL DIRITTO AD ESSERE ASCOLTATI

Mentre c'è del vero nell'idea che dobbiamo fare qualcosa per attirare l'attenzione di chi ci ascolta, la nozione di "guadagnarsi il diritto ad essere ascoltati" può essere fuorviante. Per caso i produttori di Hollywood vi chiedono se vi sentite offesi dalle scene o dalle sceneggiature del loro prossimo film in uscita? I professori universitari che espongono le loro lezioni distorcendo il pensiero cristiano forse vi chiedono scusa per questo? Siamo circondati da persone che non hanno timore di fare affermazioni su quello che secondo loro è giusto o sbagliato. Noi abbiamo la Verità e siamo chiamati a proclamarla con delicatezza ma altresì con fermezza.

4. QUELLO CHE LE PERSONE CREDONO SU DIO E' BASATO SULLA RAGIONE

Spesso pensiamo che gli altri abbiano riflettuto sulle loro credenze spirituali alla nostra stessa stregua. Il fatto è che molte persone credono quello in cui credono più per regioni emotive o di convenienza che per altro. La gente spesso crede in ciò in cui essa vuole credere, in ciò che la fa sentire bene. Questo è vero specialmente per quanti sono influenzati dal postmodernismo, espresso in questi termini: "quello in cui tu credi su Dio può andare bene e sarà anche vero, ma
solo per te, e non per me". A volte ti potrebbe capitare di riuscire a rispondere a tutte le obiezioni intellettuali di una persona riguardo Dio per scoprire poi che continua a resistere alla Verità. Dobbiamo imparare amorevolmente a fare in modo che le persone gettino la maschera dietro la quale si nascondono e a penetrare in modo diretto nelle questioni fondamentali che tengono le persone lontane da Dio.

5. LE PERSONE NON SONO INTERESSATE AL VANGELO

La nostra esperienza nel campo dell'evangelizzazione rivela invece che vi è un notevole interesse a discutere sugli aspetti sostanziali della vita. Certo, nessuno è disposto a rinunciare alla propria posizione, ma l'interesse per gli argomenti spirituali è forte. Per esperienza possiamo dire che le persone sono stanche delle solite conversazioni e della regola non scritta secondo cui è tabù parlare di Dio.

6. DEVO AVERE TUTTE LE RISPOSTE GIUSTE

Demoliamo questo falso mito con le parole dell'apostolo Paolo: "E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio". (1 Corinzi 2:1-5) .

7. DEVO DIVENTARE AMICO DI QUALCUNO PRIMA DI POTER CONDIVIDERE IL VANGELO

Da un lato la cosa può essere senz'altro di aiuto, ma la potenza che è inerente al Vangelo non è vincolata dal tipo di relazione che abbiamo con le altre persone. Dio, nella Sua sovranità, potrebbe mettere nel nostro cammino delle persone solo per un breve periodo di tempo affinché noi condividiamo con loro il Vangelo. La Bibbia contiene molte testimonianze dell'avanzamento potente del Vangelo senza dovere dipendere da una precedente relazione di amicizia. Basti ricordare il racconto di Filippo e dell'eunuco etiope (Atti 8:26-40).

8. DEVO PRIMA ASPETTARE CHE LE PERSONE MI CHIEDANO COME MAI LA MIA VITA E' COSI'
DIVERSA DALLA LORO


Ti piace pescare? Quando è stata l'ultima volta che un pesce è saltato fuori dal laghetto, ha percorso tutta la strada per arrivare a casa tua e ti ha chiesto: "Ahi, amico, dov'è la tua canna da pesca? Voglio abboccare alla tua esca oggi!". Pescare richiede l'iniziativa del pescatore, non certo del pesce! Condividere il Vangelo con gli altri è uno sforzo deliberato della nostra volontà, non qualcosa di passivo.

9. CONDIVIDERE IL VANGELO E' ESSENZIALMENTE UN CONFRONTO

La maggior parte delle persone non si sentono a loro agio nel confrontarsi con altri. Ma condividere il Vangelo di solito è una conversazione, più che una confronto diretto. Anche se è vero che c'è una battaglia spirituale che ha luogo nella sfera spirituale, a livello personale le persone dovrebbero percepire che ci preoccupiamo sinceramente per loro. Dovremmo affinare l'arte del porre delle buone domande ed ascoltare. Si veda Luca 2:46-47; i principi in questo brano
sono eccellenti e molto penetranti per quanto concerne il nostro modo di testimoniare. Se ci accorgiamo che qualcuno si sente molto a disagio nel parlare di Dio, allora dovremmo fare un passo indietro. Chi ha detto che le regole che si applicano nella vita "normale" non si applichino pure all'evangelizzazione a tu per tu?

10. QUANDO PARLO CON UNA PERSONA DEVO DIRE TUTTO QUELLO CHE SO SU DIO

Non tutte le opportunità per condividere il messaggio saranno uguali. In alcuni casi potresti avere solo un paio di minuti per parlare, fare delle domande, condividere un pensiero, o semplicemente ascoltare. Fai quello che sarà possibile fare e sii rilassato (Colossesi 4:5). Cerca di capire quanto quella persona sia in grado di ascoltare. Gesù stesso ha detto: " ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata" (Giovanni 6:12). Persino Gesù non si è sentito obbligato a dire tutto in una volta.