Filosofia/Introduzione alla filosofia cristiana riformazionale/Che cos'è la filosofia

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3. Che cos'è la filosofia?

3.1 La filosofia come sviluppo di un quadro categoriale

Se si guarda nuovamente alla colonna di destra della Tabella 1, si noterà che non vi è elencata alcuna scienza con il nome di «filosofia». A ciascuno dei quindici aspetti unici della realtà è già stata assegnata una scienza specialistica. La filosofia non è una di queste. La filosofia non è neppure una scienza intermedia, come la biocinetica e la sociopsicologia, né una scienza applicata, come l'istruzione, l'architettura, la scienza agraria e la pianificazione urbana e regionale.

Resta dunque ancora un campo di studio specifico per la filosofia, dopo il processo storico di differenziazione e di progressiva autonomia delle varie discipline? E, se sì, quale?

Wolters (1978:10-11) prende in esame tre posizioni assunte dai filosofi a questo riguardo e ne respinge due. Per comprendere meglio le due posizioni che egli respinge, sarà utile ricordare che nella filosofia esiste una divisione tra la tradizione analitica e quella continentale. Vi è una notevole differenza tra gli argomenti, lo stile e l'approccio tipici della filosofia continentale e quelli della filosofia analitica. L'espressione «filosofia continentale» indica il tipo di filosofia che, storicamente parlando, si è sviluppato nel continente europeo. La filosofia analitica è invece particolarmente dominante in Nord America e in Gran Bretagna.

La prima posizione che Wolters (1978:11) respinge è particolarmente diffusa tra alcuni filosofi analitici, i quali tendono a praticare la filosofia come una «pura» analisi logica dei concetti e del linguaggio. Questa posizione tende a identificare la filosofia con l'analisi logica.

Come già osservato, tuttavia, nella Tabella 1 la posizione corrispondente all'aspetto logico è già occupata dalla disciplina della Logica. A meno che non siamo disposti a far coincidere la filosofia con l'analisi logica, non possiamo definire la filosofia in termini di aspetto logico.

Wolters osserva inoltre, giustamente, che la Logica si è sviluppata a sufficienza e ha già acquisito lo status necessario per essere considerata una scienza specialistica autonoma. Egli lo esprime in modo efficace:

Come tutte le scienze precedenti nate dalla filosofia, dovrebbe forse trasferirsi in un dipartimento proprio, pur rimanendo in stretto contatto con la sua casa paterna. ... questo sviluppo si è già in gran parte verificato; lo sviluppo della logica moderna è stato tale che essa ha già raggiunto uno status indipendente. È un peccato soltanto che alcuni rami della filosofia analitica abbiano interpretato ciò nel senso che la filosofia stessa si sia ridotta all'analisi e alla logica. (Wolters, 1978:11)

La seconda posizione che Wolters (1978:10) respinge è quella che attribuisce alla filosofia una funzione soteriologica. Questo approccio soteriologico alla filosofia è particolarmente diffuso nella filosofia continentale, sebbene non sia assente neppure in quella analitica. La parola greca sōtēria significa «salvezza».[1]

L'idea alla base della posizione soteriologica è quella di cercare nella filosofia risposte a questioni che tradizionalmente venivano affrontate dalle religioni. Il problema fondamentale che la filosofia dovrebbe allora affrontare riguarda la nostra esperienza del fatto che qualcosa, nel mondo e nella nostra vita, è profondamente sbagliato.

Si cerca quindi di individuare la causa di questa inquietante condizione nella quale si trovano l'essere umano e il mondo. Viene elaborata una diagnosi filosofica di tale condizione, insieme a una proposta per risolverla.

Per comprendere meglio che cosa si intenda qui per «diagnosi della condizione umana», può essere utile pensare alla fede cristiana. I cristiani, per esempio, riconducono in ultima analisi la totalità di ciò che è sbagliato nel mondo alla caduta nel peccato, con la conseguente corruzione della creazione e la durezza del cuore umano. Un approccio soteriologico assegna alla filosofia il compito di offrire un'alternativa a una simile spiegazione cristiana.

Sono state proposte diverse diagnosi e diverse «cure» filosofiche alternative. Di solito esse comportano l'identificazione del male con qualcosa presente nella struttura della realtà, insieme alla raccomandazione di evitare o eliminare quella parte o quel settore della creazione.

Attraverso l'eliminazione o la rimozione si cerca così di conseguire la salvezza e la sicurezza dell'essere umano. Le variazioni tra le tradizioni filosofiche che hanno assunto una forma soteriologica sono numerose. Anche se forse non possiedi una conoscenza preliminare della filosofia, possiamo comunque menzionare brevemente i quattro esempi riportati nella Tabella 2 qui sotto:

filosofia Dove viene localizzato il male Soluzione proposta
Platone e altri filosofi greci antichi Nel corpo Liberazione dell'anima dal corpo mediante attività intellettuali
Oggettivismo filosofico Nella soggettività umana Purificazione della conoscenza mediante il «metodo scientifico»
Marxismo Nella proprietà privata Abolizione della proprietà privata
Esistenzialismo Nelle scelte non autentiche Vita autentica e rifiuto dell'autorità esterna

Tabella 2: Alcuni esempi di filosofie con una caratterizzazione soteriologica

In questi esempi, il male viene collocato in qualche luogo preciso: (a) nel corpo, (b) nella soggettività umana, (c) nella proprietà privata oppure (d) nell'autorità esterna alla singola persona. In ciascun caso viene inoltre proposta una soluzione: (a) la liberazione attraverso le attività intellettuali, (b) la purificazione mediante la rigorosa adesione al «metodo scientifico», (c) l'abolizione della proprietà privata oppure (d) il rifiuto dell'autorità e l'adozione di scelte individuali radicalmente autentiche.

Secondo Wolters (1985:47-52), tentativi di questo genere comportano una confusione tra struttura e direzione. Egli utilizza anche le espressioni «ordine della creazione» e «ordine del peccato e della redenzione» per spiegare la differenza tra struttura e direzione.

Con «struttura» Wolters intende le leggi della creazione che assicurano l'ordine nella creazione. L'ordine della creazione è fondato nella legge di Dio per la creazione ed è, in quanto tale, intrinsecamente buono.

Con «direzione» egli intende l'ordine del peccato e della redenzione. «Direzione» indica il fatto che tutto ciò che appartiene alla creazione può essere orientato verso Dio oppure lontano da Dio. La persona, per esempio, si muove verso Dio quando obbedisce alle sue leggi della creazione. Si muove invece lontano da Dio quando ignora le sue leggi della creazione.

Quando qualcuno identifica il buon potenziale che Dio ha posto nella creazione (ordine della creazione) con qualche suo uso peccaminoso (direzione), si confondono struttura e direzione.

L'errore che l'approccio soteriologico alla filosofia tende a commettere consiste, in primo luogo, nel fatto che esso non si concentra sull'ordine della creazione (cioè sulla struttura), allo scopo di approfondire la nostra conoscenza teorico-astratta della realtà. La tendenza è piuttosto quella di concentrarsi unilateralmente sull'ordine del peccato e della redenzione (cioè sulla direzione), sviluppando soprattutto una dottrina filosofica della salvezza.

In secondo luogo, questo approccio identifica la fonte del male con qualcosa che appartiene all'ordine stesso della creazione. Un potenziale che Dio ha creato intrinsecamente buono e che ci ha dato da utilizzare per glorificarlo viene così erroneamente considerato come la fonte originaria del male.

Se osserviamo più da vicino i quattro esempi di Platone, dell'oggettivismo filosofico, del marxismo e dell'esistenzialismo, possiamo comprendere meglio come la distinzione tra struttura e direzione possa offrirci una visione più articolata della realtà. Vedi la Tabella 3 qui sotto.

Posizione Errore Distinzione corretta
Platone Il corpo viene identificato con il male Il corpo è stato creato buono da Dio, sebbene sia stato colpito dalla corruzione della Caduta
Oggettivismo filosofico La soggettività umana viene identificata con il male La soggettività è una componente buona e necessaria della conoscenza scientifica
Marxismo La proprietà privata viene identificata con il male La proprietà è un bene affidato da Dio alla responsabilità umana
Esistenzialismo L'autorità viene identificata con il male L'autorità, pur potendo essere abusata, è necessaria nella vita sociale

Tabella 3: Esempi dell'erronea identificazione di qualcosa di buono con il male

(a) Sebbene la Caduta abbia prodotto una condizione di corruzione, per esempio nel corpo umano, il corpo in sé non è intrinsecamente malvagio. In origine è stato creato buono da Dio e un giorno sarà risuscitato e rinnovato da Dio.

(b) Sebbene in alcuni casi l'influenza di fattori soggettivi possa compromettere l'attendibilità di un procedimento scientifico, fattori soggettivi quali l'interesse, la curiosità, la dedizione e la perseveranza sono indispensabili nella ricerca. La soggettività umana non è quindi intrinsecamente malvagia. Al contrario, essa è una componente strutturale buona e necessaria del rapporto soggetto-oggetto nella scienza.

(c) La proprietà privata viene fin troppo spesso acquisita e utilizzata con avidità, egoismo e persino a danno degli altri. Tuttavia, ogni persona riceve ciò che Dio le affida affinché ne sia amministratrice, provveda al proprio sostentamento e possa donare generosamente in beneficenza. Senza la proprietà privata, che offre una garanzia giuridica del controllo sui beni, questi non potrebbero essere sviluppati o utilizzati responsabilmente secondo la volontà di Dio.

(d) Infine, è vero che nel nostro mondo corrotto le posizioni di autorità vengono spesso abusate. I genitori, per esempio, talvolta soffocano le disposizioni naturali dei propri figli cercando di realizzare attraverso di loro i propri sogni falliti. Tuttavia, l'autorità che un genitore esercita sul proprio figlio non è intrinsecamente malvagia. Certo, i genitori dovrebbero dare ai figli lo spazio necessario per scoprire la propria identità. Tuttavia, la posizione di autorità che un genitore o un insegnante occupa rimane essenziale per una sana crescita del figlio. L'autorità che i genitori esercitano sui figli non deve essere eliminata, ma esercitata correttamente.

Wolters non respinge quindi soltanto la riduzione della filosofia alla Logica, ma anche una definizione che attribuisce alla filosofia una finalità soteriologica. Ricorda che l'approccio soteriologico nella filosofia tende a trascurare lo studio della struttura e a confondere la direzione con la struttura.

Il terzo punto di vista è quello che Wolters accetta e che è sostenuto anche in questo saggio. Secondo questa posizione, il compito principale della filosofia consiste nell'indagare la realtà allo scopo di operare le distinzioni più fondamentali che possono essere fatte.

L'identificazione e la distinzione dei quindici aspetti della Tabella 1 costituiscono un importante esempio di questo tipo di distinzioni.[2] Altri esempi che hai già incontrato in questo saggio sono (a) la distinzione tra entità e aspetti, (b) la distinzione tra la conoscenza concreta della vita quotidiana e la conoscenza teorico-astratta della scienza e (c) la distinzione tra struttura e direzione.

La distinzione tra unità e diversità, cambiamento e costanza, l'individuale e l'universale, nonché tra funzioni oggettuali e funzioni soggettuali, costituisce alcuni altri importanti esempi che potresti incontrare più avanti nella filosofia riformazionale.

Se segui un corso di Storia della filosofia, incontrerai, tra le altre, le seguenti categorie nei sistemi dei filosofi: forma e materia, formale e materiale, sensibile e razionale, mutevole e immutabile, deduzione e induzione, parte e tutto, l'uno e il molteplice, sostanza primaria e sostanza secondaria, sostanza e relazione, essenza e proprietà, essenza ed esistenza, potenziale e attuale, naturale e soprannaturale, tempo e spazio, noumeno e fenomeno, a priori e a posteriori, proletariato e borghesia, ereditario e acquisito[3], nomotetico e idiografico, «chi ha» e «chi non ha», astratto e concreto, pour soi («per sé») e en-soi («in sé»), oppressore e oppresso, necessario e contingente, privilegiati e svantaggiati, e così via.

Sebbene possa sembrare ovvio, è tuttavia necessario precisare che ogni distinzione filosofica fornisce due categorie. Così, per esempio, la distinzione tra entità e aspetti ci fornisce le due categorie dell'entità e degli aspetti.

I filosofi dovrebbero impegnarsi attivamente a procedere in modo sistematico e a intrecciare accuratamente le categorie che propongono all'interno di un quadro teorico. In questo modo, la precisione delle distinzioni e la coerenza delle categorie possono essere valutate da loro stessi e da altri.

Questo compito — lo sviluppo di un quadro categoriale di distinzioni fondamentali — è veramente proprio della filosofia. Come abbiamo già osservato, ciascuna delle prospettive modali dalle quali è possibile indagare la realtà viene oggi affrontata da una scienza specialistica autonoma. Esistono tuttavia questioni che non possono essere confinate entro i limiti di uno o di pochi aspetti. Le distinzioni fondamentali della realtà ne costituiscono un esempio importante.

Per formulare buone distinzioni fondamentali è necessaria una prospettiva complessiva sulla realtà. In quanto prospettiva comprensiva non limitata a un singolo aspetto, essa oltrepassa i confini delle scienze specialistiche. È proprio qui che risiede il contributo specifico della filosofia (Spier, 1959:14-15).

Finora, tuttavia, non abbiamo ancora definito completamente la filosofia, poiché i quadri categoriali sviluppati nella filosofia non sono il risultato di un'attività esclusivamente filosofica. Ciò significa, in primo luogo, che i filosofi non possono svolgere il loro lavoro in isolamento dalle scienze specialistiche. In secondo luogo, significa che i quadri categoriali della filosofia sono sviluppati al servizio delle scienze specialistiche. Non si tratta di un servizio che la filosofia rende a se stessa.

3.2 Le sottodiscipline filosofiche

Prima di esaminare il rapporto tra filosofia e scienze specialistiche, dobbiamo dire brevemente qualcosa sulle sottodiscipline della filosofia. La filosofia, come gli altri campi di studio, è costituita da una serie di sottodiscipline. Pensiamo, per esempio, alla Psicologia. Tra le sue sottodiscipline troviamo la psicologia dello sviluppo, la psicologia della personalità, la psicopatologia, la psicologia positiva e la psicometria. Allo stesso modo, anche la filosofia comprende determinate sottodiscipline. Ancora una volta, la questione di quali siano le sottodiscipline di cui è costituita la filosofia è essa stessa una questione filosofica sulla quale è necessario assumere una posizione.

Dal punto di vista riformazionale, la filosofia è costituita da tre discipline fondamentali: (a) Storia della filosofia, (b) ontologia e (c) epistemologia. La Storia della filosofia, come suggerisce il nome, adotta un approccio storico. L'ontologia e l'epistemologia, invece, si concentrano sulla parte sistematica della filosofia.

Oltre alle tre discipline fondamentali sopra menzionate, la filosofia comprende anche le seguenti tre discipline specialistiche: (a) antropologia filosofica, (b) filosofia della scienza e (c) filosofia della società. Queste discipline specialistiche possono essere considerate come un particolare approfondimento o un'applicazione delle discipline filosofiche fondamentali a tre tipi di entità: (a) la persona, (b) la scienza e (c) la società.

Tre discipline fondamentali

(a) Storia della filosofia

Nella Storia della filosofia studiamo le idee, gli argomenti e le teorie delle persone che hanno fatto filosofia in passato oppure, come afferma Kok (1996:17), «l'insieme dei giudizi che i filosofi hanno formulato in passato come risultato dell'attività filosofica». La filosofia è la più antica disciplina accademica e, tuttavia, il valore del materiale risalente a secoli fa non viene mai realmente meno. La sua conoscenza rimane rilevante.

La Storia della filosofia è la sottodisciplina filosofica più adatta per introdurre gli studenti alla filosofia. Uno studio approfondito della Storia della filosofia fornisce conoscenze di base indispensabili per ciascuna delle altre sottodiscipline filosofiche. Aiuta, per esempio, a comprendere che cosa significhino determinati problemi filosofici e perché tali questioni filosofiche vengano formulate proprio in quel determinato modo.

(b) Ontologia / cosmologia

L'ontologia, o cosmologia, è una disciplina filosofica nella quale vengono elaborate e indagate teorie generali della realtà creata.[4] La parola «ontologia» è composta da due parole greche: on («ciò che è») e logos («scienza di» o «studio di»). Nell'ontologia vengono poste domande sulla natura di ciò che è, vale a dire della realtà.

L'ontologia può essere appropriatamente chiamata anche «cosmologia». La parola greca kosmos significa «unità armoniosa» e può essere tradotta con «universo». Anche la parola «cosmologia» indica un'indagine sulla realtà, con particolare attenzione alla realtà considerata come un tutto ordinato.

Tra le domande tipiche esaminate nell'ontologia / cosmologia vi sono le seguenti:

  • (a) Che cosa è primario nella realtà: la costanza o il cambiamento?
  • (b) Esiste un ordine o una struttura nella realtà e, se esiste, quale ne è l'origine e la natura?
  • (c) Quest'ordine è un dato ontico oppure è semplicemente il prodotto della capacità umana di dare liberamente forma alla realtà?
  • (d) Esistono gli universali oppure esistono soltanto cose individuali concrete?
  • (e) Nella realtà esiste una diversità radicale oppure tutto è in definitiva riducibile a un'unica «sostanza»?
  • (f) Se la diversità apparente è in realtà costituita da un'unica e medesima «sostanza», che cos'è questa «sostanza» e come si può scegliere tra tutte le alternative?
  • (g) Se si accetta una diversità radicale, quale rapporto reciproco esiste tra le diverse realtà?
  • (h) Le diverse realtà sono sullo stesso piano e in una reciproca coerenza, oppure esistono subordinazione e formazione di una gerarchia causale?

(c) Epistemologia

L'epistemologia è una disciplina filosofica nella quale vengono elaborate teorie generali della conoscenza. La parola «epistemologia» è composta da due parole greche: epistēmē, che significa «conoscenza», e logos («scienza di» o «studio di»). L'epistemologia si occupa della natura della conoscenza e della verità.

Poiché la conoscenza è una parte della realtà studiata dall'ontologia, l'ontologia è primaria e l'epistemologia è secondaria. In altre parole, le condizioni che rendono possibile la conoscenza fanno anch'esse parte della struttura della realtà; ciò significa che l'ontologia lascia la propria impronta sull'epistemologia. Lo stesso vale nei casi in cui i filosofi sembrano arrivare a determinate concezioni ontologiche partendo dalla loro epistemologia. In tali casi, come osserva opportunamente Spier (1959:15):

«...il filosofo ha già aderito in precedenza a quella visione ontologica e ha adattato ad essa la propria epistemologia. Il fatto che pretenda che sia avvenuto il contrario è soltanto apparenza scientifica».[5]

Le seguenti sono domande tipiche esaminate nell'epistemologia:

  • (a) Che cos'è la conoscenza e come viene acquisita?
  • (b) Come si può distinguere la vera conoscenza dalla semplice opinione?
  • (c) Quali sono le fonti valide della conoscenza?
  • (d) Qual è il rapporto tra fede e conoscenza?
  • (e) Tutta la conoscenza ha inizio dall'esperienza sensoriale oppure gli esseri umani possiedono le cosiddette idee innate?
  • (f) Qual è il rapporto tra chi conosce (il soggetto umano) e ciò che può essere conosciuto (l'oggetto)?
  • (g) Come è possibile una conoscenza vera?
  • (h) Qual è, se esiste, il ruolo costruttivo di chi conosce nel processo conoscitivo e quale effetto ha tale ruolo sulla verità del prodotto della conoscenza?
  • (i) Il processo conoscitivo produce qualche cambiamento in ciò che può essere conosciuto (l'oggetto)?

Secondo la definizione di filosofia di Wolters presentata sopra, l'ontologia si trova al centro della filosofia.

Tre discipline specialistiche

Come già osservato, oltre alle tre discipline fondamentali vi sono anche tre discipline specialistiche. Ricordiamo che queste sottodiscipline filosofiche comportano un particolare approfondimento o un'applicazione delle discipline fondamentali a tre tipi di entità: (a) le persone, (b) la scienza e (c) la società.

(a) Antropologia filosofica

L'antropologia filosofica è una disciplina filosofica che sviluppa teorie generali sulla natura della persona. La parola «antropologia» deriva dalla parola greca anthrōpos, che significa «persona» o «essere umano».

Le seguenti sono domande tipiche esaminate nell'antropologia filosofica:

  • (a) La persona è una composizione di corpo e anima, materia e mente? Se sì, quale rapporto esiste tra di essi?
  • (b) Sono sostanze indipendenti oppure l'una dipende dall'altra per la propria esistenza?
  • (c) Esiste forse un'interazione reciproca tra anima e corpo?
  • (d) Che cosa si intende esattamente, rispettivamente, con «corpo / materia» e «anima / mente»?
  • (e) La mente è realmente qualcosa di qualitativamente diverso dal cervello, cioè da una parte del corpo, oppure ciò che chiamiamo «mente» non è semplicemente il prodotto di impulsi elettronici nel cervello?
  • (f) Vi è qualcosa di unico nella persona oppure la persona è semplicemente un animale?
  • (g) L'essenza della persona può essere identificata con un determinato aspetto o una determinata funzione, come il pensiero logico, la capacità linguistica, l'interazione sociale, il comportamento economico, l'apprezzamento estetico e così via? E, se sì, come si può giustificare la priorità attribuita a una di queste funzioni rispetto alle altre?
  • (h) Le persone possiedono realmente un'essenza?
  • (i) La persona è forse soltanto un prodotto della propria capacità di dare liberamente forma a se stessa, sia attraverso le scelte libere che compie, sia attraverso le relazioni sociali e di potere nelle quali si trova?

(b) filosofia sociale

La filosofia della società è una disciplina filosofica che sviluppa teorie generali sulla società.

Tra le domande fondamentali alle quali la filosofia della società cerca di rispondere vi sono le seguenti:

  • (a) Quali tipi di comunità sociali meritano di essere riconosciute e quale rapporto esiste tra di esse?
  • (b) Una comunità sociale, come per esempio lo Stato, è più importante e più comprensiva delle altre, come la famiglia e l'impresa?
  • (c) Qual è il rapporto tra l'individuo e la comunità?
  • (d) Che cosa è primario: l'individuo oppure il gruppo?
  • (e) La società, così come la conosciamo oggi, è semplicemente un prodotto della formazione culturale umana oppure esiste qualcosa di permanente, qualcosa di universale, nel modo in cui si formano le comunità?
  • (f) In altri termini, esistono determinazioni o norme alle quali la formazione delle comunità dovrebbe conformarsi?

(c) filosofia della scienza

La filosofia della scienza è una disciplina filosofica nella quale chi indaga fa un passo indietro per riflettere teoricamente sulla scienza stessa. Gli studiosi delle scienze specialistiche praticano la scienza studiando la realtà attraverso la porta d'accesso costituita da uno o pochi aspetti. I filosofi della scienza, invece, studiano la pratica stessa dell'attività scientifica.

Le questioni affrontate dalla filosofia della scienza comprendono le seguenti:

  • (a) Che cos'è la scienza e come la distinguiamo da ciò che non è scienza?
  • (b) Quali rapporti esistono tra le varie scienze?
  • (c) Quali discipline possono essere riconosciute come autentiche scienze?
  • (d) Sono soltanto la Fisica e la Biologia scienze autentiche? Se sì, che cosa dire della Matematica, della Psicologia, della Sociologia, del Diritto, dell'Etica, della Storia e così via?
  • (e) Quali metodi di ricerca dovrebbero utilizzare gli scienziati?
  • (f) La conoscenza scientifica dovrebbe avere la precedenza sulla conoscenza quotidiana?
  • (g) Quale ruolo dovrebbe avere la scienza nella società?
  • (h) In base a quali criteri dovrebbe essere valutata la conoscenza scientifica?

3.3 Altre suddivisioni della filosofia

È importante essere consapevoli del fatto che, da altre prospettive non riformazionali, la filosofia può essere suddivisa anche in alcune delle seguenti sottodiscipline: (a) Metafisica, (b) Logica, (c) Etica e (d) Estetica. Poiché in futuro potresti studiare presso un'istituzione che non appartiene alla tradizione riformazionale, è importante che tu sia consapevole di questa differenza.

Spiegheremo brevemente perché, da una prospettiva riformazionale, la filosofia non è costituita da queste sottodiscipline. Tratteremo insieme Logica, Etica ed Estetica e, successivamente, spiegheremo la particolare situazione della Metafisica.

Logica, Etica ed Estetica

La ragione più importante per cui Logica, Etica ed Estetica non sono considerate sottodiscipline della filosofia da una prospettiva riformazionale ha a che fare con la distinzione dei quindici aspetti unici elencati nella Tabella 1. Come già spiegato, la nostra suddivisione e delimitazione reciproca delle scienze dovrebbe, per quanto possibile, riflettere la struttura della realtà. Sulla base della natura unica degli aspetti logico, etico ed estetico, nonché dello sviluppo specialistico che ha già avuto luogo in ciascuno di questi ambiti, non vi sono valide ragioni per cui essi non possano essere riconosciuti come scienze specialistiche autonome.[6]

Vi sono, in linea generale, due ragioni per cui Logica, Etica ed Estetica continuano tuttavia a essere considerate da alcuni sottodiscipline della filosofia. La prima ragione è semplicemente la convenzione o l'uso consolidato. Storicamente, questi ambiti hanno sempre fatto parte della filosofia. La forza di una tradizione consolidata può talvolta essere difficile da superare. La tradizione si riflette nelle strutture organizzative, nelle linee guida, nelle politiche e perfino nella legislazione nazionale.

La seconda ragione è una determinata posizione filosofica. Vedremo che la posizione filosofica in questione è problematica perché ha una connotazione soteriologica, attraverso la quale si confondono struttura e direzione.

L'idea fondamentale alla base di questa posizione è che la vera scienza debba essere (a) oggettiva, (b) libera da valori e (c) capace di condurre al consenso tra gli scienziati.[7] Si sostiene allora che Etica, Estetica e filosofia non possano soddisfare queste tre esigenze.

Per dare brevemente un esempio di ciascuna:

  • (a) Il giudizio estetico secondo cui qualcosa è bello o brutto sembra essere un giudizio di valore soggettivo. L'Estetica non soddisfa quindi l'ideale di oggettività.
  • (b) Nell'Etica la formulazione di giudizi di valore costituisce un obiettivo centrale. L'Etica non può quindi, per definizione, essere libera dai valori.
  • (c) I filosofi sono noti per il fatto di essere spesso in disaccordo tra loro. Non sembra quindi probabile che nella filosofia si possa mai raggiungere un consenso.

Etica ed Estetica vengono di conseguenza classificate, insieme alla filosofia, in un ambito separato di discipline «non scientifiche». Inoltre, il nucleo interno della scienza deve essere protetto il più possibile dalla «contaminazione» proveniente da questo ambito non scientifico che si trova alla periferia dell'impresa scientifica.

Torneremo più avanti su questa concezione distorta della vera scienza.[8] Per ora è utile menzionare due importanti conseguenze di questa posizione. Poiché il suo scopo è tenere fuori dalla scienza il più possibile i giudizi di valore, occorre trovare una nuova sede accademica per le questioni riguardanti valori e norme. La tendenza è quindi quella di raggruppare i diversi tipi di norme modali — per esempio le norme storiche, linguistiche, sociali, economiche, giuridiche e fiduciarie — insieme alle norme etiche nella medesima categoria. Questo insieme indifferenziato di norme viene allora chiamato «Etica». La prima conseguenza è dunque una concezione indifferenziata dell'Etica e della moralità.

Vi è anche una seconda conseguenza. A causa del tentativo di tenere i valori il più possibile fuori dalla scienza, in molte scienze specialistiche si è prodotta una sorta di «povertà morale». Oggi esiste una consapevolezza generale, tra accademici e amministratori, che occorra fare qualcosa al riguardo. Per riportare la «moralità» nella scienza vengono offerti corsi supplementari di Etica agli studenti e vengono istituiti comitati etici per regolamentare il comportamento di docenti e ricercatori.

Purtroppo, però, il problema fondamentale non può essere risolto attraverso la proliferazione di corsi e comitati di Etica. Finché l'ideale di una scienza libera dai valori non sarà sottoposto a un esame critico, le norme potranno essere nuovamente collegate alle diverse discipline soltanto in modo artificiale e dall'esterno.

Metafisica

La sottodisciplina della Metafisica ha diverse connotazioni (Loux, 2006:1-10), tutte in qualche modo collegate al contenuto del libro di Aristotele intitolato Metafisica. Non possiamo qui prestare attenzione a ciascuna di queste connotazioni né approfondirne una in particolare. Ai fini di questo saggio, ne menzioneremo soltanto quattro, per rendere più chiaro perché, da una prospettiva riformazionale, la filosofia non includa la Metafisica.

Prima di cominciare, occorre mettere in guardia contro il significato fuorviante della parola «metafisica». Due cose devono essere tenute costantemente presenti.

La prima è il fatto che la Metafisica, come sottodisciplina filosofica, prende il nome dal libro di Aristotele, mentre Aristotele stesso non diede a quel libro questo nome. Egli lo chiamò «Prima filosofia» e «Teologia». Fu qualcun altro, più di trecento anni dopo la morte di Aristotele, ad attribuirgli il nome «Metafisica», per indicarne la collocazione all'interno della più ampia raccolta delle opere aristoteliche. L'intenzione dell'editore era indicare gli argomenti che venivano dopo (meta) uno studio della natura (phusikā).

La seconda è che, con il tempo, «metafisica» ha assunto un significato non greco, indicando una scienza riguardante ciò che si trova al di sopra del mondo fisico e osservabile. Il prefisso greco meta viene così erroneamente inteso nel senso di «al di là», anziché nel senso di «dopo».

Possiamo ora tornare alle quattro principali connotazioni o significati attribuiti alla Metafisica.

La prima connotazione consiste nel considerare la Metafisica una disciplina filosofica che indaga la natura della realtà. Intesa in questo senso, la Metafisica significa la stessa cosa dell'«ontologia» e, in questo significato limitato, non presenta problemi da una prospettiva riformazionale. Il filosofo riformazionale Roy A. Clouser (1996), per esempio, usa la parola «metafisica» in questo senso nel titolo On the general relation of religion, metaphysics and science. Nelle sue altre pubblicazioni utilizza invece sistematicamente la parola «ontologia» per riferirsi esattamente allo stesso argomento.

La seconda connotazione deriva dall'approccio filosofico di Aristotele e dal contenuto della sua teoria della realtà. Secondo Aristotele, lo scopo di questo campo è indagare le categorie di massima generalità. Egli identifica l'essere (being) come la categoria più generale, che comprende tutte le cose senza eccezione. Nel modo in cui Aristotele la concepisce, la disciplina che oggi chiamiamo «Metafisica» è quindi uno studio dell'essere (being) di tutti gli enti (beings). L'essere o l'essenza di qualsiasi cosa della quale si possa dire che «è» viene ricondotto a questa categoria.

La terza connotazione è direttamente collegata alla precedente e consiste nel fatto che la Metafisica comprende teorie filosofiche sull'esistenza e sull'essenza del divino. Se si può correttamente dire che il divino è un ente, allora anche l'essenza del divino rientra nella categoria dell'essere. La Metafisica, come sottodisciplina della filosofia, comprende quindi sia l'Ontologia sia la Teologia.[9]

Concetti metafisici tipici, come quelli di sostanza,[10] causa prima[11] e cose dotate di esistenza necessaria, riflettono questa impostazione. Attraverso il contenuto di concetti metafisici di questo tipo, qualcosa riceve uno status divino e viene implicata un'indagine teorico-astratta sull'essenza di quella presunta divinità.

La seconda e la terza connotazione appena menzionate attribuiscono alla Metafisica un programma filosofico che non è adatto allo sviluppo di una filosofia riformazionale. Una concezione metafisica nella quale Dio, insieme a tutto ciò che esiste, viene ricondotto sotto un'unica e medesima categoria prende fin dall'inizio una direzione sbagliata.

In contrasto con il concetto metafisico di un essere onnicomprensivo, una filosofia riformazionale-cristiana assume piuttosto come punto di partenza la distinzione fondamentale tra Dio e la creazione.

I filosofi riformazionali prendono inoltre sul serio i limiti intrinseci della filosofia in quanto attività umana e creaturale. In quanto creatura, la persona umana non è in grado di oltrepassare con la propria immaginazione o con la propria ragione i confini della creazione per investigare l'essenza di Dio. Ciò che possiamo conoscere di Dio è ciò che egli ci rivela di sé.

Giovanni Calvino (I, 5, 9), il grande riformatore del XVI secolo, afferma giustamente:

...dobbiamo osservare... che la conoscenza di Dio che siamo chiamati a coltivare non è quella che, soddisfatta di vuote speculazioni, svolazza soltanto nel cervello, ma una conoscenza che, quando viene debitamente percepita e radicata nel cuore, si dimostra sostanziale e feconda... È quindi evidente che, nel cercare Dio, la via più diretta e il metodo più adatto non consistono nel tentare, con curiosità presuntuosa, di penetrare nella sua essenza...

Tutte le diverse varianti della Metafisica, comprese quelle dei metafisici moderni, falliscono in realtà il loro scopo. Esse non producono vera conoscenza di Dio, ma degenerano in vuote speculazioni che in realtà divinizzano o deificano qualcosa nella creazione o un suo aspetto.[12]

Purtroppo, vi sono altri filosofi e teologi cristiani che continuano tuttavia ad aderire a una qualche variante della Metafisica di Aristotele. Essi vi vedono, tra le altre cose, l'opportunità di sviluppare una cosiddetta teologia naturale.

L'idea fondamentale è che la teologia naturale, in contrasto con la cosiddetta «teologia sacra», non dipenda dalla rivelazione di Dio[13] né dalla fede. Si fa piuttosto appello a una presunta fonte di conoscenza neutrale, vale a dire la natura, che può essere conosciuta mediante capacità conoscitive comuni, vale a dire la «ragione» umana. Lo scopo è duplice: offrire ai non credenti prove dell'esistenza di Dio e ottenere una conoscenza metafisica dell'essenza di Dio.

La quarta connotazione è sostenuta da alcuni filosofi moderni che respingono la Metafisica come mera speculazione, ma per ragioni completamente diverse da quelle dei filosofi riformazionali. Qui svolge un ruolo importante lo spostamento verso un significato non greco della parola.

Secondo questi filosofi moderni, la Metafisica riguarda il soprannaturale, vale a dire ciò che trascende la nostra esperienza sensoriale. Entità come l'anima, la volontà umana, gli angeli e Dio vengono incluse in questa categoria. Il loro punto di partenza naturalistico li induce a essere sospettosi nei confronti dell'esistenza di tutto ciò che può essere collocato nella categoria del soprannaturale. Per proteggere la scienza dall'infiltrazione di idee e concetti metafisici, talvolta viene posta l'osservabilità sensoriale come criterio di scientificità.

È tuttavia importante comprendere bene la differenza tra questi filosofi moderni e i filosofi riformazionali.

I filosofi moderni respingono la Metafisica come speculazione priva di significato perché, secondo loro, esiste realmente soltanto ciò che è fisico o materiale. I filosofi riformazionali, invece, respingono la Metafisica come speculazione vuota perché (a) essa costituisce una continuazione di una tradizione pagana che non conosce la distinzione cristiana tra Dio e creazione, (b) non rispetta i limiti creaturali del pensiero filosofico e (c), di conseguenza, attraverso le proprie speculazioni, divinizza qualcosa nella creazione o della creazione.

3.4 Il rapporto tra filosofia e scienze specialistiche

Abbiamo già spiegato come la specializzazione e la differenziazione della filosofia abbiano condotto allo sviluppo e, infine, all'autonomia delle scienze specialistiche. Questo processo ha lasciato alla filosofia un campo di studio più ristretto. Abbiamo quindi sostenuto che lo sviluppo di un quadro categoriale di distinzioni fondamentali è un compito che, a motivo della prospettiva complessiva assunta dai filosofi, può ancora essere svolto soltanto dalla filosofia.

La questione alla quale dobbiamo ora prestare attenzione è il rapporto tra filosofia e scienze specialistiche.

Quando si parla dell'«autonomia» delle scienze specialistiche, non si intende affermare che esse siano diventate totalmente indipendenti dalla filosofia. Si tratta piuttosto di una autonomia relativa. Le scienze specialistiche non sono, e non possono essere, isolate dalla filosofia.[14]

Ogni scienza specialistica rimane collegata alla filosofia da una sorta di cordone ombelicale. Questo legame può essere osservato nei problemi fondamentali con i quali ogni scienza specialistica deve confrontarsi.

In ogni scienza specialistica vi sono alcuni problemi fondamentali che sono intrinsecamente filosofici, ma che rimangono di importanza fondamentale per quella particolare scienza. Gli studiosi di una scienza specialistica devono, per esempio, essere in grado di dire con precisione di che cosa si occupa la loro disciplina e quali siano i suoi confini. Devono inoltre avere un'idea di come il loro campo di studio sia collegato a tutte le altre scienze specialistiche. La riflessione su queste questioni non può evitare di entrare nella problematica filosofica.

Le distinzioni fondamentali nelle quali la filosofia è specializzata costituiscono un ulteriore legame. La riflessione degli studiosi delle scienze specialistiche avviene inevitabilmente in termini di categorie filosofiche. Essi pensano, per così dire, a partire da un determinato insieme di categorie filosofiche, senza necessariamente riflettere consapevolmente sulle categorie stesse.

Le categorie a partire dalle quali lavorano danno forma, in senso generale, al loro pensiero. In altri termini, le categorie fondamentali orientano gli studiosi delle scienze specialistiche e li indirizzano in larga misura in una determinata direzione. L'accettazione di un determinato insieme di categorie filosofiche rende quindi tali categorie, in un certo senso, normative per lo studioso della disciplina interessata.

La filosofia e le scienze specialistiche sono dunque indissolubilmente collegate. Ogni scienza specialistica ha le proprie domande e i propri problemi filosofici, sui quali è necessario riflettere attentamente. Per questa ragione esiste una filosofia della singola disciplina per ogni scienza specialistica, sia essa una scienza specialistica di base, intermedia o applicata.

Esistono, per esempio, la filosofia della Matematica, la filosofia della Fisica, la filosofia della Logica, la filosofia della Psicologia, la filosofia dell'Educazione e la filosofia del Diritto. Vi sono inoltre, tra le altre, la filosofia del Linguaggio, la filosofia dell'Arte, la filosofia della Religione e la filosofia della Storia.

Ciò che tutti questi esempi hanno in comune è che si tratta di indagini filosofiche sui fondamenti di una specifica scienza specialistica. Si può anche dire che sono studi dei fondamenti delle scienze specialistiche, vale a dire studi fondazionali.

3.5 Una definizione riformazionale della filosofia come disciplina

Nel paragrafo 3.1 abbiamo spiegato che la filosofia ha il compito unico di sviluppare un quadro categoriale di distinzioni fondamentali.

Come già osservato, tuttavia, lo svolgimento di questo compito non è un'attività filosofica unilaterale. È necessaria una partecipazione reciproca. In primo luogo, i filosofi non possono svolgere con successo questo lavoro isolandosi dalle scienze specialistiche. In secondo luogo, il quadro categoriale così sviluppato è destinato a rendere un determinato servizio alle scienze specialistiche.

Per quanto riguarda il primo punto, è indispensabile che i filosofi mantengano un contatto continuo con la ricerca empirica[15] svolta dagli studiosi delle scienze specialistiche nei loro rispettivi campi.

Le scoperte dei matematici, dei fisici, dei biologi, degli psicologi, dei logici, degli storici, dei sociologi, degli economisti, dei teologi e di altri studiosi possono avere importanti implicazioni per un quadro filosofico.

Per fare qualche esempio:

La scoperta, da parte dei fisici, che il movimento rimane costante finché una forza non agisce su di esso ha richiesto una revisione dell'antica distinzione tra staticità e cambiamento/movimento. Analogamente, le intuizioni dei sociologi e dei giuristi sulla complessità delle relazioni umane possono mettere in discussione lo schema di oppressore e oppresso, considerandolo un impoverimento della realtà sociale.

Gli psicologi potrebbero, per esempio, scoprire che la dualità tra sensibilità e razionalità non è sostenibile. La ricerca empirica degli studiosi delle scienze specialistiche — cioè di persone che non sono filosofi — può quindi avere importanti implicazioni per la filosofia.

Senza un contatto continuo con la ricerca empirica degli studiosi delle scienze specialistiche, i filosofi non possono sviluppare quadri categoriali in modo responsabile e la filosofia degenera troppo facilmente in un'impresa speculativa.

Per quanto riguarda il secondo punto, gli studiosi delle scienze specialistiche hanno bisogno del quadro categoriale sviluppato dai filosofi per orientarsi nel contesto più ampio della ricerca teorico-astratta. Ricordiamo che sono soprattutto i filosofi a specializzarsi nell'acquisizione di una prospettiva complessiva sulla totalità della realtà.

Se gli studiosi delle scienze specialistiche si concentrano sul proverbiale albero nella foresta, i filosofi si concentrano sulla proverbiale foresta. Offrendo un quadro complessivo del modo in cui i diversi aspetti della realtà sono collegati tra loro, i filosofi aiutano gli studiosi delle scienze specialistiche a orientarsi.

Il quadro sviluppato dai filosofi aiuta gli studiosi dei diversi campi specialistici a integrare i risultati delle loro ricerche in un insieme coerente. In altre parole, il quadro categoriale di distinzioni fondamentali sviluppato dai filosofi funge da orientamento e schema interdisciplinare per la ricerca scientifica.

Senza l'orientamento offerto da un quadro categoriale, dunque, la specializzazione delle scienze specialistiche conduce alla frammentazione e all'impoverimento della conoscenza scientifica specialistica.

Alla luce di quanto precede, possiamo ora definire la filosofia nel modo seguente:

filosofia:

  • è una disciplina accademica o scientifica;
  • ha il compito unico di sviluppare un quadro categoriale di distinzioni fondamentali;
  • tenendo conto della ricerca empirica contemporanea;
  • affinché questo quadro possa funzionare come orientamento e schema interdisciplinare.

Questa definizione della filosofia è intesa a delimitarne il campo di studio in modo tale da comprendere tutte le diverse tradizioni filosofiche, siano esse cristiane o non cristiane.

La definizione, tuttavia, risponde contemporaneamente alla domanda su che cosa sia la filosofia e alla domanda su che cosa la filosofia dovrebbe essere. In altre parole, la definizione è allo stesso tempo descrittiva e prescrittiva.

Nella misura in cui è descrittiva, riesce a comprendere tutte le diverse tradizioni filosofiche. Nella misura in cui è prescrittiva e possiede una portata normativa, invece, non tutte le tradizioni filosofiche vi corrispondono allo stesso modo.

Queste due affermazioni possono essere comprese brevemente nel modo seguente.

Tutte le tradizioni filosofiche operano determinate distinzioni fondamentali, anche quelle tradizioni che non considerano questo compito una priorità e quindi lo trascurano, oppure cercano deliberatamente di evitarlo.

Allo stesso modo, tutte le tradizioni filosofiche si confrontano con i risultati della ricerca empirica, anche quelle tradizioni che per un certo periodo sembrano ignorarli.

Infine, tutte le filosofie vengono utilizzate dagli studiosi delle scienze specialistiche che vi fanno riferimento, anche quelle filosofie che sono critiche nei confronti dell'idea di quadri o schemi orientativi.

Come emerge dalla portata prescrittiva della nostra definizione della filosofia, è evidente che essa non pretende di essere neutrale. Fin dall'inizio di questo saggio è stato affermato che la domanda «Che cos'è la filosofia?» è essa stessa un problema filosofico, che non può essere affrontato senza prendere posizione e senza una certa attività filosofica.

Nello sviluppo di questa definizione sono state, per esempio, assunte posizioni contrarie (a) all'intellettualismo e allo scientismo, (b) all'anti-intellettualismo, (c) alla riduzione della filosofia alla Logica e (d) alla confusione tra struttura e direzione.

Con prese di posizione di questo genere siamo giunti a una definizione riformazionale del campo della filosofia.

Occorre sottolineare ancora una volta che si tratta di una definizione generale, che cerca di riconoscere tutte le filosofie in quanto filosofie, e non soltanto la filosofia cristiana.

Tabella 1: I quindici aspetti e i rispettivi campi di studio

Aspetto Scienza specialistica
Quantitativo Matematica
Spaziale Geometria
Cinetico Cinetica / Foronomia
Fisico Fisica
Biotico Biologia
Psichico Psicologia
Logico Logica
Storico Storia
Linguistico Scienza del linguaggio
Sociale Sociologia
Economico Economia
Giuridico Diritto
Estetico Estetica
Etico Etica
Fiduciario Teologia

Tabella 1: I quindici aspetti e i rispettivi campi di studio

Tabella 2: Alcuni esempi di filosofie con una caratterizzazione soteriologica

filosofia Dove viene localizzato il male Soluzione proposta
Platone e altri filosofi greci antichi Nel corpo Liberazione dell'anima dal corpo mediante attività intellettuali
Oggettivismo filosofico Nella soggettività umana Purificazione della conoscenza mediante il «metodo scientifico»
Marxismo Nella proprietà privata Abolizione della proprietà privata
Esistenzialismo Nelle scelte non autentiche Vita autentica e rifiuto dell'autorità esterna

Tabella 3: Esempi dell'erronea identificazione di qualcosa di buono con il male

Posizione Errore Distinzione corretta
Platone Il corpo viene identificato con il male Il corpo è stato creato buono da Dio, sebbene sia stato colpito dalla corruzione della Caduta
Oggettivismo filosofico La soggettività umana viene identificata con il male La soggettività è una componente buona e necessaria della conoscenza scientifica
Marxismo La proprietà privata viene identificata con il male La proprietà è un bene affidato da Dio alla responsabilità umana
Esistenzialismo L'autorità viene identificata con il male L'autorità, pur potendo essere abusata, è necessaria nella vita sociale

Note

  1. ↑ La sottodisciplina teologica che si occupa della dottrina della salvezza viene perciò chiamata «soteriologia».
  2. ↑ La distinzione e l'identificazione dei quindici aspetti nella Tabella 1 costituiscono un importante esempio di questo tipo di distinzioni. Ulteriori esempi già incontrati in questo saggio comprendono la distinzione tra entità e aspetti, tra conoscenza quotidiana e conoscenza teorico-astratta nella scienza e tra struttura e direzione.
  3. ↑ Orig. "nature and culture".
  4. ↑ Questa è una precisazione importante, poiché la Filosofia riformazionale prende sul serio la distinzione tra Dio e la creazione. Sebbene la fede dei filosofi riformazionali in Dio eserciti un'influenza decisiva sulle teorie che elaborano, l'essenza di Dio non è essa stessa oggetto dell'indagine filosofica.
  5. ↑ La formulazione originale in olandese è: «…heeft hij toch van te voren reeds deze ontologische visie aangehangen en daarbij z’n kenleer aangepast. Dat hij doet alsof het andersom is, is maar wetenschappelijke schijn.»
  6. ↑ Si veda la discussione al paragrafo 2.5.
  7. ↑ La differenza tra i concetti di norme e valori consiste nel fatto che la validità delle norme è fondata in Dio come Legislatore, mentre la validità dei valori viene fatta dipendere dal soggetto umano.
  8. ↑ La discussione riprenderà più avanti questa concezione distorta della vera scienza.
  9. ↑ La parola «teologia» deriva dalla parola greca theos, che significa «dio».
  10. ↑ La parola «sostanza» in Filosofia non è un termine generico per indicare diversi tipi di materia, come nell'espressione inglese substance abuse. In Filosofia, una sostanza è qualcosa che non dipende da nient'altro. L'origine, la causa o il fondamento dell'esistenza di una sostanza è la sostanza stessa. Una sostanza esiste quindi in sé. L'espressione inglese è significativa: «A substance is something that subsists in itself». Esistere in sé significa essere divino.
  11. ↑ Secondo Aristotele, la totalità della realtà è come una catena ininterrotta, o una serie di cause ed effetti. La prima causa è una causa che non è essa stessa l'effetto di una causa precedente. Aristotele chiama esplicitamente questa prima causa «dio». La distinzione fondamentale della fede cristiana tra Dio e la creazione è del tutto assente nella filosofia di Aristotele. Il fatto che la sua teoria della realtà includa anche l'essenza del presunto divino deve essere compreso alla luce di ciò.
  12. ↑ Dooyeweerd (1953:92-93), uno dei fondatori della Filosofia riformazionale, afferma: «La filosofia è vincolata a un ordine cosmico... Ogni filosofia che non riconosce questo limite cade necessariamente nella metafisica speculativa. In tutte le sue forme, quest'ultima cerca caratteristicamente l'assoluto... all'interno dell'ordine temporale cosmico, assolutizzando particolari modalità di significato. Un carattere metafisico-speculativo appartiene anche alla posizione secondo cui le leggi dei particolari aspetti modali del nostro cosmo (per esempio le leggi del numero, dello spazio, della logica, della moralità e dell'estetica) possiedono una validità universale assoluta, persino per Dio. Il giudizio di Calvino secondo cui “Dio non è soggetto alle leggi, ma non è arbitrario” tocca le fondamenta di ogni filosofia speculativa, rendendo evidenti i limiti della ragione umana che Dio le ha imposto nel suo ordine temporale cosmico... Desidero recidere alla radice l'interferenza della metafisica speculativa... Una filosofia critica autentica è consapevole di essere vincolata all'ordine temporale cosmico. Essa indica soltanto oltre e al di sopra di questa linea di confine, verso i suoi presupposti. Il suo compito, degno della creazione umana di Dio, è grande; tuttavia è modesto e non innalza la ragione umana sul trono di Dio».
  13. ↑ Questa idea della teologia naturale viene spesso giustificata facendo riferimento a Romani 1:18-32 e alla natura come rivelazione della creazione. Secondo Spykman (1992:169), tuttavia, la rivelazione della creazione perde il proprio carattere rivelativo quando viene cooptata dalla teologia naturale: «In questa prospettiva, i dati della creazione perdono il loro impatto rivelativo. Vengono ridotti a fenomeni religiosamente neutrali. La legge naturale diventa allora una forma secolarizzata della legge divina. La “natura” assume connotazioni deistiche».
  14. ↑ Strauss (1969:37) afferma: «Se è dunque vero che le scienze specialistiche si differenziano sulla base di determinate sfaccettature di questa coerenza di significato, è evidente fin dall'inizio che nessuna scienza specialistica può svolgere il proprio compito senza dipendere da questa coerenza di significato. Solo qualora una scienza specialistica fosse separata da questa coerenza di significato, potrebbe rivendicare sensatamente la propria autonomia rispetto alla Filosofia. Un simile “isolamento dalle finestre oscurate” non soltanto contraddirebbe la struttura integrale dell'unità della realtà, ma eliminerebbe anche la possibilità stessa dell'esistenza di ogni conoscenza scientifica specialistica, poiché ogni scienza specialistica si confronta continuamente proprio con questa coerenza cosmica di significato». Traduzione dall'Afrikaans — M.F.
  15. ↑ La parola «empirico» deriva dalla parola greca empeiria, che significa «esperienza».