Filosofia/Introduzione alla filosofia cristiana riformazionale/Filosofia e conoscenza teoretico-astratta
2. Filosofia e conoscenza teoretico-astratta
2.1 La scoperta di un nuovo dominio di acquisizione della conoscenza
L'origine della scienza può essere fatta risalire alla scoperta di un nuovo dominio di acquisizione della conoscenza. Si tratta di un dominio nel quale viene acquisita una conoscenza teoretico-astratta. Questa conoscenza teoretico-astratta è la scienza. Gli anni in cui nasce la filosofia nell'antichità coincidono dunque con la scoperta della scienza. All'inizio, filosofia era scienza e scienza era filosofia. L'acquisizione della conoscenza scientifica era qualcosa di completamente nuovo per le persone che vivevano nell'antichità.
Le persone hanno sempre avuto bisogno di acquisire conoscenza di un gran numero di cose concrete, eventi e processi. Tra le cose concrete rientrano, per esempio, il cibo, l'acqua, i materiali da costruzione, gli strumenti e le armi, nonché le specie animali e vegetali. Gli eventi e i processi concreti comprendono, tra le altre cose, la formazione di amicizie, i rituali, la preparazione degli alimenti, le guerre, i temporali e i cicli della natura, come quello del giorno e della notte e quelli delle stagioni. L'acquisizione della conoscenza di ciò che è concreto è sempre stata qualcosa di quotidiano. Tutte le persone, senza eccezione, acquisiscono tale conoscenza nel corso delle loro normali attività quotidiane. Questa preziosa conoscenza viene inoltre trasmessa da una generazione all'altra.
Con la nascita della filosofia nel VI secolo a.C., si cominciò progressivamente a esplorare la conoscenza di un dominio diverso da quello del concreto. Si sviluppò anche una conoscenza più astratta, vale a dire una conoscenza delle proprietà, delle funzioni o degli aspetti in quanto tali. Persino oggi, dopo 2500 anni di ricerca e riflessione, può essere difficile distinguere fra queste due dimensioni; vale a dire, da un lato, la dimensione delle cose, degli eventi e dei processi concreti e, dall'altro, la dimensione delle proprietà, delle funzioni o degli aspetti. Vi sono diverse ragioni per questo.
Una di queste ragioni è che il dominio della conoscenza astratta, appena dischiuso, viene spesso nuovamente chiuso, almeno in parte, all'acquisizione della conoscenza a causa della costante tendenza alla reificazione. La reificazione avviene quando si pensa alle proprietà, alle funzioni o agli aspetti come se fossero cose.[1] Pensare è un lavoro difficile per tutti, soprattutto quando l'oggetto del pensiero è qualcosa di non concreto, cioè qualcosa di astratto. Per gli antichi filosofi greci era ancora più difficile, perché si trovavano nel mezzo delle loro stesse scoperte e non disponevano del vantaggio della prospettiva storica di cui disponiamo oggi.
Una breve discussione sul pensatore e poeta greco antico Senofane sarà istruttiva per i nostri scopi, e per tre ragioni. In primo luogo, essa fornirà un esempio dell'approssimazione al tipo di astrazione senza il quale l'acquisizione della conoscenza scientifica sarebbe stata impossibile. Ci riferiamo qui all'astrazione di proprietà, funzioni o aspetti. In secondo luogo, l'esempio di Senofane fornisce un'indicazione dell'intellettualismo dei filosofi greci antichi e della loro illegittima svalutazione della conoscenza quotidiana. In contrasto con questo intellettualismo — e con lo scientismo dei tempi moderni — proponiamo che la conoscenza quotidiana non sia intrinsecamente inferiore. È semplicemente diversa! In terzo luogo, l'opera di Senofane aiuta a spiegare come sia avvenuto che fede e conoscenza siano state contrapposte l'una all'altra.
Senofane come esempio di approssimazione all'astrazione scientifica
Kirk & Raven (1969:164) calcolano che Senofane sia vissuto tra il 570 e il 475 a.C. Nacque, come riferimento storico, durante l'esilio di Giuda in Babilonia. Di lui ci sono rimaste soltanto alcune citazioni delle sue opere riportate da altri scrittori antichi, insieme ai loro commenti. Queste testimonianze delle idee di Senofane vengono chiamate «frammenti». I frammenti tradotti citati qui sotto esprimono la critica di Senofane alle religioni tradizionali e mitologiche che erano popolari ai suoi tempi e nella sua regione.

Figura 1: La critica di Senofane ai miti tradizionali
In queste citazioni Senofane critica i miti[2] di Omero e di Esiodo. Senofane accusa questi due pensatori mitologici di attribuire agli dèi caratteristiche indegne. Nei loro miti si racconta, tra l'altro, che gli dèi rubano, commettono adulterio e si ingannano a vicenda. Secondo Senofane, questo comportamento è indegno o sconveniente per esseri divini. Inoltre, Senofane si fa beffe della rappresentazione popolare degli dèi, nella quale caratteristiche tipicamente umane vengono proiettate sulle divinità. Egli ironizza dicendo che, se gli animali potessero farlo, anch'essi si costruirebbero rappresentazioni degli dèi simili a loro, cioè rappresentazioni «a forma di animale».
Segue ora la descrizione che Senofane fa della propria costruzione teologica alternativa. Vedi la Figura 2 qui sotto.

Figura 2: La costruzione teologica propria di Senofane
Nell'estratto precedente, Senofane presenta una rappresentazione alternativa del divino. Si tratta di una rappresentazione intesa a essere purificata da tutte le caratteristiche indesiderabili, in modo da lasciare soltanto quelle considerate degne di un essere divino. In contrasto con le religioni politeistiche[3] del suo tempo, nel suo pensiero una singola divinità prende il posto preminente occupato dagli dèi popolari. Sembra che Senofane ritenesse che la sua costruzione del divino fosse diversa dagli dèi antropomorfi dei suoi predecessori greci. Il dio di Senofane, infatti, non possiede membra come gli esseri umani e pertanto non può muoversi. Inoltre, non ha bisogno di muoversi come gli esseri umani, perché può compiere tutto ciò che deve fare semplicemente attraverso il pensiero. Come alcuni filosofi antichi dopo di lui, il dio di Senofane è immobile e statico. L'essere divino non possiede inoltre organi corporei distinguibili per vedere e udire. È invece onniveggente, onnipensante e onniudente.
La prima ragione per cui i frammenti della poesia di Senofane sono istruttivi per i nostri scopi è che offrono uno scorcio del tipo di astrazione che ha luogo nell'acquisizione della conoscenza filosofica e scientifica. L'astrazione utilizzata nella sua poesia è evidentemente ancora molto rudimentale e mescolata a errori. Per costruire la propria versione dell'essere divino, Senofane dovette distinguere, mediante la sua capacità analitica, fra due insiemi di proprietà. Da una parte dovette distinguere quelle proprietà che, a suo giudizio, erano degne e quindi appropriate a un essere divino e, dall'altra, quelle che non lo erano. Egli considerava l'unità, così come la capacità di pensare e di percepire, degne di un essere divino. Accanto ai vizi del furto, dell'inganno, dell'infedeltà ecc., considerava invece la molteplicità e la corporeità — soprattutto le membra — indegne di un dio.
Senofane incontrò l'intera gamma delle proprietà da lui prese in considerazione anzitutto negli esseri umani. Sulla base della sua esperienza di molte persone, egli isolò nella propria immaginazione la capacità di pensare, vedere e udire, mentre contemporaneamente trascurò altre proprietà o funzioni dell'esistenza umana. Questa azione di isolare alcune proprietà e trascurarne altre è ciò che intendiamo per astrazione.
L'astrazione comporta un processo duplice. Da una parte qualcosa viene isolato nell'immaginazione per concentrarsi su di esso. Dall'altra, qualcos'altro viene trascurato spostando l'attenzione da esso. Nel caso di Senofane, egli isolò la funzione analitica dell'essere umano, cioè la capacità di pensare, mentre contemporaneamente trascurò le altre proprietà o funzioni dell'esistenza umana.
Tuttavia, egli reificò immediatamente la funzione analitica, nel senso che la trasformò in una cosa. Nel caso di Senofane, la cosa nella quale trasformò questa funzione fu un essere divino. Attribuire uno status divino alla funzione analitica implica la sua assolutizzazione. Fra tutti i modi in cui gli esseri umani funzionano, la funzione analitica viene posta come l'ideale al quale dovremmo aspirare. Anche caratteristiche sensoriali vengono attribuite a questo dio. Per Senofane, come anche per i filosofi greci antichi che vennero dopo di lui, le caratteristiche sensoriali o la funzione sensibile dell'essere umano rimangono tuttavia subordinate a quella analitica.
Il processo duplice dell'astrazione, cioè mettere in risalto qualcosa e trascurare qualcos'altro, non deve necessariamente comportare né reificazione né assolutizzazione. Possiamo concentrarci su un certo tipo di proprietà o funzione senza trasformarlo contemporaneamente in una cosa. Né dobbiamo necessariamente idealizzarlo considerandolo superiore ad altri tipi di proprietà o funzioni.
Nel caso di Senofane, tuttavia, l'astrazione della funzione analitica umana portò anche alla sua reificazione e assolutizzazione.
Senofane come esempio dell'intellettualismo dei filosofi greci
È soprattutto la capacità umana di pensare, più di qualsiasi altro tipo di proprietà o funzione, che Senofane ritiene adatta a essere posseduta da un essere divino e a essere emulata dagli esseri umani come scopo della vita. La proiezione sul divino della capacità umana di pensare rivela più il fatto che Senofane abbia divinizzato la funzione analitica dell'essere umano che non la natura del divino stesso. Questo punto conduce alla seconda ragione per cui i suoi frammenti sono istruttivi per noi: ci aiutano a comprendere l'intellettualismo dei filosofi greci antichi.
Lo scopo della divinità costruita teologicamente da Senofane era quello di purificare le rappresentazioni tradizionali degli dèi, affinché il divino potesse diventare degno di essere imitato dagli esseri umani. Sebbene anche i miti tradizionali, come quelli di Omero e di Esiodo, avessero lo scopo di fornire indicazioni sul modo in cui gli esseri umani avrebbero dovuto condurre la propria vita, il comportamento immorale degli dèi tradizionali non poteva costituire un buon esempio. Le persone non potevano veramente considerare il comportamento di quegli dèi come un ideale per la propria vita. Senofane cercò, tra le altre cose, di porre rimedio a questo problema.
La conseguenza dell'intellettualismo dei filosofi greci antichi fu che il pensiero intellettuale divenne per loro il più alto obiettivo della vita umana.
Questo tipo di intellettualismo è spesso accompagnato anche dall'elitarismo. L'intellettualismo di Senofane viene qui menzionato soltanto come una delle molte illustrazioni presenti negli anni della nascita della filosofia e della scienza. Le costruzioni teologiche del filosofo Parmenide sono altrettanto intellettualistiche, se non di più. Platone (ca. 427–348 a.C.), uno dei filosofi greci più conosciuti e influenti dell'antichità, elaborò il suo sistema di pensiero in maniera ancora più ampia e dettagliata secondo linee intellettualistiche. Oltre a un'esplicita teoria intellettualistica della realtà, Platone sviluppò una teoria intellettualistica dell'essere umano, dell'acquisizione della conoscenza e della società. Elaborò persino una concezione intellettualistica della redenzione dell'anima umana. Aristotele (384–322 a.C.) propose inoltre il suo Motore Immobile. Questo dio di Aristotele (Metafisica, libro XII, 1072a) è un essere che pensa puramente e che ha se stesso come oggetto del proprio pensiero.
Il punto importante che emerge da questi esempi è che l'intellettualismo permeava quasi completamente il clima intellettuale durante gli anni della nascita della filosofia in Occidente. Non a caso questi pensatori furono chiamati «filosofi». La parola «filosofia» deriva da due parole greche che insieme significano «amore per la sapienza». Per questo motivo, in afrikaans e in olandese vengono talvolta utilizzate le parole wysbegeerte e wijsbegeerte come sinonimi di «filosofia». Secondo il significato letterale del nome, i filosofi sono coloro che amano la sapienza o aspirano a essa.
Il problema, tuttavia, è che gli antichi Greci non includevano in questa categoria tutte le persone che aspiravano alla sapienza. Non consideravano filosofi il comune agricoltore, commerciante, levatrice, calzolaio, panettiere, pescatore ecc. che desiderasse svolgere il proprio lavoro con sapienza. Soltanto coloro che dimostravano un intelletto adeguato e partecipavano all'esplorazione del nuovo dominio della conoscenza astratta ricevevano il riconoscimento di praticanti della Filosofia.
Il critico potrebbe giustamente chiedere: non è forse possibile anche per un vasaio, un falegname, un soldato, un muratore, un insegnante, un lavoratore, un medico, una madre e un padre ecc. svolgere con sapienza i propri compiti? Le persone che occupano queste posizioni non possono forse aspirare anch'esse alla conoscenza e alla sapienza? Se possono farlo, allora è estremamente arrogante che i praticanti di una disciplina accademica si approprino dell'amore per la sapienza e lo monopolizzino.
La differenza di atteggiamento fra gli antichi filosofi greci e gli antichi Ebrei (Israeliti) è ben illustrata dalle parole del Salmo 19:7: «La legge dell'Eterno è perfetta, essa ristora l'anima; la testimonianza dell'Eterno è verace, essa rende savio il semplice». Secondo la letteratura sapienziale dell'Antico Testamento, la sapienza non è riservata a coloro che la società riconosce come intellettuali. La sapienza viene data ai «semplici». Il segno distintivo di coloro che ricevono sapienza non è il genio intellettuale, ma l'amore per la Parola dell'Eterno.
Il libro Philosophers behaving badly[4] dovrebbe dissipare ogni dubbio circa l'assenza di un rapporto speciale fra intellettualità e sapienza. Esistono filosofi saggi e filosofi stolti, così come esistono persone sagge e stolte in ogni altra professione.
Sebbene la parola «filosofia» abbia indubbiamente un'eredità intellettuale dopo più di due millenni e mezzo, purtroppo è ormai un termine consolidato. Come spiegato sopra, essa continua a rivelare il clima intellettuale nel quale la filosofia ebbe origine. Tuttavia, la parola «filosofia» non ci dice che cosa sia oggi, o dovrebbe essere, la filosofia come disciplina accademica. La ricerca della sapienza non è affatto una caratteristica distintiva della filosofia; e nemmeno della filosofia cristiana. Per questo motivo, una semplice analisi del significato etimologico delle parole «filosofia» e «filosofo» non ci avvicinerà alla descrizione o alla definizione della disciplina accademica che ancora oggi chiamiamo «filosofia».
L'opera di Senofane aiuta a spiegare come sia sorta una falsa dicotomia fra fede e conoscenza
La terza ragione per cui l'opera di Senofane è istruttiva per i nostri scopi è che può aiutarci a spiegare come sia sorta una falsa contrapposizione fra fede e conoscenza (filosofica/scientifica). Dato il contesto nel quale ebbe origine la filosofia, essa non poteva fare a meno di entrare in conflitto con la religione mitologica dominante dell'epoca. Abbiamo già visto qualcosa di questo nella dura critica di Senofane alla rappresentazione degli dèi nelle mitologie di Omero e di Esiodo. Anche altri filosofi non poterono evitare di attirarsi l'indignazione dei leader tradizionali delle loro comunità. Socrate, il grande maestro di Platone, fu per esempio condannato a morte con l'accusa di seminare disordine tra i giovani con tutte le sue domande penetranti.
Questo conflitto tra i pensatori mitologici e i filosofi fu il risultato di un profondo mutamento culturale che ebbe luogo in quel tempo e in quella cultura. Vi erano buone ragioni per cui l'antica tradizione mitologica perse il suo fascino agli occhi dei nuovi «amanti della sapienza». Oltre alla rappresentazione indegna degli dèi e al fatto che questi dèi non potevano servire da buoni esempi per gli esseri umani, i diversi miti contenevano anche ogni sorta di contraddizioni. Esiodo cercò di sistematizzare tutti i miti tramandati e di eliminare i loro problemi interni, ma non riuscì ad arrestare il cambiamento. Inoltre, la nuova dimensione dell'acquisizione della conoscenza appena dischiusa si rivelò promettente.
A questo punto occorre distinguere chiaramente due questioni, vale a dire (a) un mutamento religioso e (b) un nuovo modo di indagare e spiegare.
Per quanto riguarda la prima questione, con la nascita della Filosofia e della scienza nella società di quel tempo ebbe luogo un mutamento culturale o, in ultima analisi, religioso. Ricordiamo che Senofane, partendo dalla propria esperienza degli esseri umani, astrasse la funzione analitica dell'essere umano e successivamente la reificò in un essere divino. La divinità così costruita, nella quale egli credeva, è una, onnipensante, incorporea e immobile.
Sarebbe assurdo ritenere che la tradizionale fede mitologica negli dèi fosse di natura religiosa, mentre la fede di Senofane in un essere divino non fosse religiosa. Il mutamento in questione non è dunque il passaggio da una tradizione religiosa (i miti) a una tradizione religiosamente neutrale (la Filosofia). Entrambe le tradizioni sono altrettanto radicate nel religioso e possiedono entrambe un orientamento religioso, anche se la nuova tradizione, in quanto tale, non è una religione e favorisce lo sviluppo di attività razionali.
Che la Filosofia abbia avuto fin dall'inizio radici nel religioso non vale soltanto per Senofane, ma anche per i filosofi greci antichi in generale. Le migliori possibilità di trovare eccezioni sono forse rappresentate dai filosofi Talete, Anassimandro e Anassimene. Essi sono noti come i «filosofi della natura» e in greco ricevettero il nome di phusikoi. Furono i primi praticanti della Fisica.
Questo mutamento non fu semplicemente un passaggio dalla fede alla ragione, ma da una determinata orientazione religiosa a un'altra. La filosofia e la scienza antiche non erano quindi religiosamente neutrali.
Per quanto riguarda la seconda questione, il nuovo modo di indagare e spiegare consisteva nel fatto che i filosofi prendevano una strada diversa da quella della tradizione mitologica. La fiducia che i primi filosofi riponevano nell'intelletto umano — benché fosse una fiducia esagerata — aprì la strada a costruzioni razionali sostenute da argomenti. L'accento passò dalla fantasia sotto forma di racconti alle idee presentate mediante argomenti logici. Altrettanto importante fu lo sviluppo di un tipo di astrazione che rendeva possibile concentrarsi su attributi, funzioni o aspetti in quanto tali, indipendentemente da qualsiasi cosa specifica che potesse manifestare tali attributi, funzioni o aspetti.
Purtroppo, nella storia del pensiero occidentale si affermò presto una comprensione distorta di questo mutamento. Da una parte, i falsi miti greci vennero associati unilateralmente alla fede, alla religione e persino a un modo quotidiano di conoscere. Dall'altra, la filosofia e/o la scienza vennero associate unilateralmente alla razionalità o alla vera conoscenza. In questo modo si stabilì una falsa dicotomia fra fede e conoscenza.
Contro questa interpretazione si possono affermare brevemente alcune cose. Nonostante tutte le falsità contenute nei miti, essi seguono comunque una certa razionalità. I miti non sono interamente irrazionali e privi di sistematicità. Inoltre, è ingiusto attribuire gli scandali e le dubbie caratteristiche dei miti pagani greci e romani, per esempio, alla fede cristiana. E sebbene i filosofi facciano affidamento su argomenti razionali, la loro motivazione non è priva di fede. Al contrario, è stato sostenuto altrove che una qualche forma di credenza religiosa agisce come forza motrice dietro ogni possibile sistema filosofico e scientifico (cfr. Clouser, 2005). Inoltre, come nel caso dei miti, i filosofi possono sostenere una moltitudine di falsità, indipendentemente da quanto rigorosamente razionale possa essere il loro pensiero.
In sintesi, abbiamo visto perché un'analisi del significato letterale delle parole «filosofo» e «filosofia» non possa fornirci una buona definizione della filosofia: il significato originario delle parole riflette il clima intellettuale inaccettabile nel quale la filosofia ebbe origine. La critica di Senofane all'antica tradizione mitologica del suo tempo, così come la sua costruzione teologica alternativa, è stata utilizzata per illustrare questo intellettualismo.
Possiamo ora vedere anche perché una concezione che contrapponga la filosofia o la scienza come attività puramente razionali alla fede non possa condurci a una buona definizione della filosofia. La creazione di una falsa dicotomia fra fede e conoscenza (filosofica/scientifica) è il risultato della tendenza a non riconoscere che il mutamento culturale — dalla vecchia tradizione mitologica alla filosofia emergente — fu fondamentalmente un mutamento religioso. Fu un passaggio da un orientamento religioso pagano a un altro. La costruzione teologica di Senofane, così come la ricerca dell'Origine di ogni cosa da parte dei filosofi della natura (Talete, Anassimandro e Anassimene), è stata utilizzata per illustrare questo punto.
Infine, abbiamo visto come i primi filosofi, mediante l'astrazione, abbiano comunque cominciato ad aprire un nuovo dominio[5] Attraverso l'astrazione, un tipo di proprietà, funzione o aspetto può essere isolato nel nostro pensiero dal resto della realtà. L'astrazione della funzione analitica dell'essere umano operata da Senofane è stata utilizzata come esempio preliminare del funzionamento dell'astrazione e di due errori da evitare.
2.2 Conoscenza quotidiana e conoscenza scientifica
Finora abbiamo discusso della scoperta, da parte degli antichi filosofi greci, di un nuovo dominio di acquisizione della conoscenza. Con la scoperta di questo nuovo dominio emersero la filosofia e la scienza. Prima dell'importante scoperta dei primi filosofi, la conoscenza era principalmente limitata a cose concrete, eventi e processi. Con l'avvento dei primi filosofi si aprì la possibilità di acquisire anche una conoscenza astratta di proprietà, funzioni o aspetti. Ora esamineremo ciò che questo nuovo dominio della conoscenza comporta, mettendolo a confronto con la conoscenza quotidiana.
Acquisizione della conoscenza quotidiana
Una parte significativa della conoscenza di cui le persone hanno bisogno nella vita quotidiana viene acquisita direttamente attraverso l'esperienza. Attraverso l'esperienza impariamo, per esempio, che si può accendere un fuoco con un attrito sufficiente, che in un determinato periodo dell'anno gli alberi cominciano a perdere le foglie e fa più freddo, che il pane diventa ammuffito quando invecchia, che il nostro corpo si indebolisce se non mangiamo, che le stelle possono essere utilizzate per orientarsi, che piante e animali possono essere coltivati o allevati per ottenere una maggiore resa e che alcuni animali selvatici sono pericolosi.
Potremmo continuare a lungo con esempi di conoscenze che acquisiamo attraverso l'esperienza riguardo a cose, eventi e processi. Questo patrimonio di conoscenze si accumula e viene trasmesso da una generazione all'altra.
La vita e il mondo sono tuttavia tali che alcuni fenomeni non possono essere spiegati pienamente sulla base della sola esperienza diretta delle cose e degli eventi. Possiamo acquisire attraverso l'esperienza una conoscenza del fuoco, delle stagioni, degli alberi, del pane, dell'invecchiamento, delle stelle, delle piante e degli animali. Non possiamo però spiegare soltanto sulla base dell'esperienza diretta perché una pietra cade a terra, quali siano le cause dei fulmini o perché un pezzo di ferro si dilati quando viene riscaldato. Per trovare risposte a domande di questo genere dobbiamo necessariamente andare oltre ciò che l'esperienza diretta e la tradizione ci forniscono. Sono necessarie indagini teoretiche[6].
Indagine teoretica
Poiché i primi filosofi cominciarono ad astrarre proprietà e aspetti, poterono trovare nuovi modi per elaborare spiegazioni dei fenomeni. Essi presentarono inoltre argomenti logici a sostegno delle loro spiegazioni. Queste spiegazioni vanno oltre ciò che può essere conosciuto attraverso l'esperienza diretta delle cose e degli eventi. È quindi necessario formulare un'ipotesi ragionata, e un'ipotesi deve essere adeguatamente motivata per poter essere considerata conoscenza. Senza un sostegno sufficiente, essa rimarrà soltanto speculativa e inaffidabile.
Quando esaminiamo le teorie scientifiche odierne, troviamo almeno quattro componenti:
- (a) un problema;
- (b) un'ipotesi;
- (c) un argomento;
- (d) uno o più metodi.
Questi componenti possono essere descritti brevemente come segue:
- (a) La componente del problema di una teoria implica sempre una lacuna nella nostra conoscenza.
- (b) L'ipotesi è una congettura ragionata proposta per colmare questa lacuna nella nostra conoscenza. L'ipotesi viene proposta come soluzione a un problema conoscitivo.
- (c) L'argomento consiste nelle ragioni che il teorico presenta per spiegare perché l'ipotesi dovrebbe essere accettata.
- (d) Il metodo è infine il percorso — o l'insieme dei passaggi — seguito per trovare la soluzione.
Per quanto siano importanti questi quattro componenti delle teorie, è fondamentale rendersi conto che nessuno di essi, né la loro combinazione, è componente esclusiva delle teorie scientifiche. Tutti e quattro sono infatti presenti anche nella nostra vita quotidiana, al di fuori del contesto della scienza. In altre parole, non sono soltanto gli scienziati o gli accademici a elaborare teorie. Anche le persone che non sono scienziate elaborano teorie quando incontrano una lacuna nella propria conoscenza.
Astrazione m
La conoscenza scientifica si concentra soprattutto sulle proprietà, sulle funzioni o sugli aspetti. Essa viene acquisita mediante l'attività dell'astrazione modale.
Per esempio, un geometra può concentrarsi sulle proprietà spaziali delle cose. Un fisico, invece, può concentrarsi sulle proprietà regolate dalle leggi fisiche. In questo modo, la persona che ricerca non si concentra sulle proprietà di una determinata entità concreta, ma sulle relazioni fra determinate proprietà considerate indipendentemente da un'entità concreta specifica.
Per esempio, un fisico può studiare la relazione fra massa e volume che determina la densità. Acquisendo in questo modo la conoscenza di una legge fisica, il fisico acquisisce anche una conoscenza che è universalmente valida per tutte le cose alle quali tale legge si applica.
Evitare la reificazione, l'assolutizzazione e la svalutazione
Quanto appena detto riguardo all'astrazione modale può essere nuovamente collegato all'insegnamento ricavabile da Senofane. Come Senofane, il geometra distingue i tipi di proprietà che gli interessano da tutti gli altri tipi di proprietà. Un insieme di proprietà viene messo in risalto, mentre un altro viene lasciato da parte.
Un buon geometra e un buon fisico, tuttavia, non dovrebbero — a differenza di Senofane — idealizzare o reificare le proprietà sulle quali concentrano la propria attenzione. Né dovrebbero, a differenza di Senofane, svalutare le proprietà che vengono lasciate da parte.
Prendere posizione contro lo scientismo e l'antintellettualismo
Da quanto detto dovrebbe risultare chiaro che la conoscenza quotidiana e quella scientifica comportano due distinti domini di acquisizione della conoscenza. La conoscenza quotidiana riguarda le cose concrete, gli eventi e i processi che acquisiamo attraverso la loro esperienza diretta. La conoscenza scientifica riguarda soprattutto le proprietà, le funzioni o gli aspetti ed è acquisita mediante l'astrazione modale.
La conoscenza quotidiana e quella scientifica sono entrambe uniche e hanno ciascuna il proprio valore, i propri punti di forza e le proprie vulnerabilità. Un tipo di conoscenza non è quindi intrinsecamente superiore all'altro. Sono piuttosto complementari.
Perciò è un grave errore liquidare la conoscenza quotidiana come semplice opinione, contrapponendola all'accettazione della conoscenza scientifica come vera e certa. Questa concezione, secondo la quale l'esperienza quotidiana sarebbe soltanto un'opinione dubbia mentre la scienza produrrebbe sempre conoscenza certa, è nota come scientismo. Una concezione riformazionale-cristiana della scienza è critica nei confronti dello scientismo.
Allo stesso modo, sarebbe un errore presentare il modo quotidiano di conoscere come l'ideale da seguire per la filosofia e per le discipline accademiche. Esistono oggi filosofie antintellettualistiche che, come reazione all'intellettualismo e allo scientismo, tendono a presentare il modo quotidiano di conoscere come ideale per entrambi i domini.
2.3 Il processo di differenziazione
Il primo passo che abbiamo compiuto nell'avvicinarci a una definizione della filosofia è consistito nel ricondurre l'emergere della scienza alla grande scoperta, compiuta dagli antichi filosofi, di un nuovo dominio della conoscenza. Questo dominio implica la conoscenza delle relazioni fra proprietà, funzioni o aspetti che astraiamo dalla nostra esperienza della realtà concreta. Il campo della filosofia così come lo conosciamo oggi si trova in qualche punto all'interno di questo dominio della conoscenza teoretico-astratta.
Con il secondo passo vogliamo distinguere fra loro i diversi campi di ricerca all'interno di questo dominio globale della conoscenza teoretico-astratta. In questo modo possiamo individuare con maggiore precisione il terreno della filosofia così come si presenta oggi.
La filosofia comprendeva quasi l'intero ambito della conoscenza umana teoretico-astratta nei suoi primi tempi, intorno al VI secolo a.C. Il campo dei primi filosofi era in larga misura indifferenziato. Se oggi uno studente delle scuole superiori volesse conoscere le diverse possibilità di studio dopo la scuola, incontrerebbe nomi come economia, architettura, biologia, contabilità, matematica, sociologia, logica, linguistica, teologia, ingegneria, scienze dell'educazione, scienze politiche, medicina veterinaria e così via. Ai tempi dei primi filosofi greci non esisteva ancora un elenco di campi di studio con nomi di questo genere.
Gli argomenti che interessavano i primi filosofi erano molto ampi. Platone, per esempio, studiava i sistemi politici, le figure geometriche, la natura delle parole e la natura della conoscenza sensibile. Aristotele rifletteva sulla natura degli argomenti, sui fenomeni fisici, sulla ricerca induttiva, sull'astronomia, sugli animali, su «Dio», sui rapporti di causa ed effetto e su molte altre questioni.
Il punto importante è che i filosofi passavano facilmente da un argomento all'altro. Per esempio, gli intricati argomenti di Platone riguardo alla natura precisa delle parole affrontavano contemporaneamente il problema del perché la conoscenza sia possibile e di ciò che tale possibilità della conoscenza implica riguardo alla natura della realtà. In altre parole, uno stesso suo scritto[7] contiene contemporaneamente una teoria del linguaggio, una teoria della conoscenza e una teoria sulla natura della realtà. La sua riflessione su questi problemi era inoltre strettamente intrecciata. Era indifferenziata.
Guardando retrospettivamente a ciò che gli antichi filosofi greci studiavano, possiamo oggi dire che la loro attività comprendeva temi appartenenti alla matematica, alla geometria, alla metafisica, all'epistemologia, alla logica, alla retorica, all'astronomia, alla biologia e alla fisica.[8] Tuttavia, questi primi filosofi non classificavano ordinatamente il loro campo di ricerca filosofica in categorie distinte come quelle odierne. Nei primi tempi della filosofia, l'intero campo dell'indagine teoretico-astratta era comprensivo e prevalentemente indifferenziato.
Con il tempo si verificò un processo di differenziazione. Nel Medioevo, l'istruzione formale nelle università era spesso divisa in categorie più precise, una delle quali era la filosofia. Una classificazione comune consisteva, per esempio, nella divisione dell'istruzione universitaria in trivium e quadrivium.[9] Il trivium comprendeva tre materie: grammatica, logica e retorica. Il quadrivium comprendeva quattro materie: matematica, geometria, musica e astronomia. Dopo aver completato il trivium e quindi il quadrivium, era possibile intraprendere studi più specializzati nei rispettivi campi della teologia, della filosofia, del diritto o della medicina.
Il processo di differenziazione ha subito una notevole accelerazione nell'epoca moderna. Il numero dei distinti campi di studio oggi esistenti è aumentato enormemente, al punto che sarebbe molto difficile compilare un elenco completo. Questo processo accelerato di differenziazione è dovuto in parte a ulteriori scoperte teoretiche e alla specializzazione, ma anche alla necessità di qualificazioni applicate per rispondere ai bisogni di un mondo sempre più complesso.
Figura 3: Rappresentazione della progressiva differenziazione della filosofia nelle diverse scienze specialistiche
2.4 L'emergere delle scienze specialistiche
L'effetto di questo processo di differenziazione è che sono emerse diverse scienze specialistiche, ciascuna con le proprie sottodiscipline, domande, procedure, criteri, metodi e riviste scientifiche nelle quali vengono pubblicati articoli sottoposti a revisione paritaria.
Verranno forniti quattro esempi di campi di studio che si sono sviluppati dalla filosofia fino a diventare discipline indipendenti:
- (a) Lo studio dei sistemi di governo, dei sistemi politici e delle istituzioni viene oggi svolto principalmente dagli scienziati politici e non più dai filosofi.
- (b) Lo studio delle relazioni matematiche e delle proprietà spaziali delle figure bidimensionali e tridimensionali costituiva una parte integrante dei sistemi filosofici dei pitagorici e di Platone. Oggi le relazioni matematiche e le figure spaziali vengono studiate nei campi della matematica e della geometria.
- (c) Una situazione analoga riguarda la teologia. Una parte significativa, per esempio, della metafisica di Aristotele — cioè della sua teoria filosofica della realtà — comprendeva speculazioni sulla natura dell'essere divino. Oggi alcune persone considerano lo studio della divinità come appartenente al campo della teologia.
- (d) Questioni riguardanti la memoria umana, la cognizione, la coscienza, il comportamento e così via hanno attirato per secoli l'attenzione speciale dei filosofi. Soltanto nel XIX e nel XX secolo la psicologia è emersa come disciplina indipendente per studiare questi fenomeni.
Vedi la Figura 4 per una rappresentazione dell'emergere delle diverse discipline. Il cerchio con una linea blu tratteggiata rappresenta l'ampiezza della filosofia così come appariva intorno al VI secolo a.C. Il cerchio più piccolo, con una linea blu continua, rappresenta l'ambito più ristretto della filosofia dopo che diversi campi indipendenti di ricerca si sono separati da essa come scienze specialistiche.

Figura 4: Rappresentazione dell'emergere delle diverse scienze specialistiche come campi di studio indipendenti
2.5 La delimitazione delle scienze specialistiche
Il graduale processo di differenziazione e l'emergere di campi di studio indipendenti sono stati principalmente uno sviluppo spontaneo. Non sono stati coordinati da una persona specifica, da un gruppo di persone o da un'istituzione.
Una questione importante che emerge da questo processo di differenziazione riguarda i criteri in base ai quali ciascuna disciplina viene infine riconosciuta come scienza speciale. Per esempio, perché non consideriamo la psicologia una sottodisciplina della filosofia? E come si distingue la psicologia dalle altre scienze specialistiche, come la fisica, la biologia e la sociologia? In altre parole, su quale base distinguiamo e delimitiamo le diverse scienze specialistiche?
Occorre tuttavia affrontare anzitutto la seguente domanda preliminare: la delimitazione dei campi di studio mediante nomi quali «matematica», «fisica», «biologia», «psicologia», «storia» ecc. non è forse soltanto una convenzione? Il noto filosofo della scienza Karl Popper (1983:5), per esempio, sostiene che la distinzione fra i diversi campi di studio sia principalmente una questione di comodità per gli amministratori accademici.
Un punto di vista filosofico alternativo riguardo a questa domanda preliminare consiste nel riconoscere che il raggruppamento e l'organizzazione spontanei della conoscenza sembrano avere qualcosa a che fare con la realtà stessa. In altre parole, la classificazione fondamentale delle scienze specialistiche tende a riflettere qualcosa della struttura della realtà.
Come gli esseri umani tracciano confini internazionali che talvolta coincidono con caratteristiche geografiche presenti in natura — come fiumi, catene montuose e coste — così anche il modo in cui formiamo le scienze specialistiche tende a seguire determinate «linee» presenti nella struttura della realtà stessa.
Dal punto di vista riformazionale-cristiano, la spiegazione di questo fatto poggia in ultima analisi sulla convinzione che Dio abbia dato ordine alla sua creazione e che tutte le persone sperimentino qualcosa di questo ordine. Gli scienziati che si confrontano con questa realtà nella loro ricerca della conoscenza — siano essi cristiani oppure no — non possono fare a meno di essere influenzati dalle dinamiche intrinseche della realtà di Dio.
A questo punto è necessario qualificare la proposta appena formulata. Non si sostiene che i processi di differenziazione e delimitazione siano attualmente completati o perfetti. Man mano che la nostra conoscenza della realtà si approfondisce, potranno essere scoperte ulteriori discipline oppure le classificazioni esistenti potranno essere sottoposte a revisione.
Tornando all'analogia con i confini internazionali, talvolta i confini fra i Paesi seguono linee determinate da fenomeni naturali, come fiumi, catene montuose e coste. Non è però sempre così. Esistono molti esempi in cui un evento storico, concessioni politiche, trattati internazionali o persino errori dei topografi[10] hanno prodotto confini internazionali strani e privi di senso.
In modo analogo, la classificazione delle discipline nelle università non è affatto un riflesso perfetto della struttura della realtà. In ultima analisi, sono gli esseri umani — con tutte le loro idee preconcette, convinzioni errate, confusioni, agende e conoscenze incomplete — a essere responsabili della delimitazione dei diversi campi di studio.
Occorre fare una seconda precisazione. Non dobbiamo pensare semplicisticamente che una parte concreta della realtà venga assegnata a ciascuna scienza speciale perché la studi. Non possiamo tagliare la realtà concreta come una torta di mirtilli e distribuire i pezzi alle diverse discipline.
Ricordiamo che all'inizio abbiamo distinto due dimensioni. La dimensione delle cose concrete è liberamente accessibile all'acquisizione della conoscenza quotidiana, mentre la dimensione delle proprietà, delle funzioni e degli aspetti può essere esplorata soltanto mediante l'astrazione modale. È soprattutto questa seconda dimensione della conoscenza teoretico-astratta che stiamo considerando nella sua delimitazione.
Per questo motivo, una spiegazione di come vengono delimitate le scienze specialistiche deve iniziare almeno da questa dimensione delle proprietà, delle funzioni o degli aspetti. Per comodità, chiameremo questa delimitazione «delimitazione modale» o «delimitazione secondo gli aspetti».
Dopo aver spiegato la delimitazione modale, mostreremo come la dimensione delle cose, degli eventi e dei processi concreti sia talvolta coinvolta nel processo di delimitazione. La delimitazione di alcune scienze specialistiche sulla base aggiuntiva di questo criterio può essere chiamata delimitazione entitaria. È importante ricordare che, a causa della nostra tendenza alla reificazione,[11] la delimitazione modale è sempre primaria, mentre la delimitazione entitaria è secondaria e quindi soltanto complementare.
Delimitazione modale
Abbiamo appena detto che la delimitazione modale è di primaria importanza nella delimitazione delle discipline. Nella scienza, infatti, si tratta del campo globale della conoscenza teoretico-astratta. Stiamo cercando la base sulla quale questo speciale dominio della conoscenza astratta può essere diviso in discipline distinguibili.
Gli aspetti distinti e unici della realtà forniscono una base per questa classificazione. In termini semplici, ciò significa che la tendenza storica è stata quella per cui è emerso un campo di studio corrispondente a ciascun aspetto unico della realtà. La tendenza ulteriore è che un simile campo di studio finisca per svilupparsi in una scienza speciale pienamente autonoma.
La tabella seguente può dare un'idea di questa classificazione.

Tabella 1: I 15 aspetti con i rispettivi campi di studio
I filosofi riformazionali sono finora riusciti a identificare 15 aspetti unici con un buon grado di certezza e consenso. Uno di questi filosofi riformazionali, D.F.M. Strauss (2009:82-101), motiva l'unicità di ciascuno di questi aspetti facendo appello, fra l'altro, ad alcuni sviluppi e scoperte decisivi nella storia secolare di discipline quali la filosofia, la matematica, la fisica, la biologia e così via. Egli fornisce inoltre alcune linee guida per distinguere i diversi aspetti (Strauss, 2009:77-79).[12]
Approfondire ulteriormente le ragioni della specifica lista dei 15 aspetti ci porterebbe purtroppo eccessivamente lontano dal nostro argomento attuale. Ciò che è importante per i nostri scopi è comprendere che questa lista dei 15 aspetti non è affatto arbitraria.
Come già detto, per ciascuno di questi 15 aspetti si è sviluppato un campo di studio corrispondente. Il modo di concepire la questione è il seguente: ogni scienza specialistica di base ha l'intera realtà concreta come potenziale oggetto di studio, ma ciascuna scienza speciale conduce tale studio da una prospettiva unica.
L'economia, per esempio, studia la realtà da una prospettiva economica. I sociologi studiano la realtà da una prospettiva sociale, gli studiosi di etica da una prospettiva etica, gli storici da una prospettiva storica e così via. Vedi la Figura 5 per una rappresentazione di questo fatto.

Figura 5: Rappresentazione delle prospettive uniche delle scienze specialistiche sulla realtà
Per evitare incomprensioni, è necessario fornire ulteriori chiarimenti sulla Tabella 1. Innanzitutto, occorre osservare che l'intestazione della colonna di destra è «scienze specialistiche di base». L'aggettivo «di base» viene posto davanti a «scienze specialistiche» perché questa tabella non contiene un elenco completo di tutte le scienze speciali. Ve ne sono molte più di quindici.
Oltre alle quindici scienze specialistiche di base esistono, per esempio, scienze specialistiche intermedie e scienze specialistiche applicate.
- (a) Le scienze specialistiche intermedie esaminano la realtà in termini della coerenza fra due aspetti. Due esempi di scienze specialistiche intermedie sono la socio-psicologia e la biocinetica. La socio-psicologia riguarda la coerenza fra gli aspetti sociale e psichico. Nella biocinetica si tratta invece della coerenza fra gli aspetti biotico e cinetico.
- (b) Esistono poi anche scienze specialistiche applicate che non sono menzionate nell'elenco delle 15 discipline di base. Nelle discipline applicate, la conoscenza teoretico-astratta di due o più scienze specialistiche di base viene applicata a una cosa o a un processo. L'educazione scolastica, come campo di studio, è un esempio di scienza speciale applicata, poiché la conoscenza scientifica di alcune scienze specialistiche di base — come la biologia, la psicologia, la logica ecc. — viene applicata a una cosa o a un processo. Nel caso dell'educazione scolastica, la conoscenza scientifica viene applicata al processo educativo scolastico. Altri esempi di discipline applicate sono l'architettura, l'agricoltura e la pianificazione urbana e regionale.
In secondo luogo, occorre osservare che alcune delle scienze specialistiche di base elencate nella tabella non sono ancora universalmente riconosciute come scienze specialistiche indipendenti. Per fare tre esempi rapidi: nelle scuole e nelle università la geometria viene spesso presentata come una sottodisciplina della matematica, sebbene potrebbe essere riconosciuta come scienza speciale indipendente sulla base dell'unicità dell'aspetto spaziale.
Analogamente, logica ed etica sono elencate nella tabella come scienze specialistiche indipendenti, mentre molti logici, filosofi e amministratori universitari le considerano ancora sottodiscipline della filosofia.
Infine, la tabella distingue chiaramente fra gli aspetti cinetico e fisico, creando così la possibilità che la cinetica venga riconosciuta, accanto alla fisica, come una scienza speciale di base a pieno titolo.
Queste poche differenze fra l'elenco della tabella e la classificazione delle scienze specialistiche che si trova ancora talvolta nella pratica universitaria non compromettono affatto il punto fondamentale di questa sezione. Il punto fondamentale è che la differenziazione della filosofia nelle scienze specialistiche di base riflette qualcosa della struttura della realtà. Riflette in particolare qualcosa della struttura modale della realtà. Questo riflesso non deve essere completo e definitivo. Occorre tenere presente che ulteriori approfondimenti, sviluppi, differenziazioni e distinzioni più chiare potrebbero ancora manifestarsi nella pratica accademica.

Delimitazione entitaria
Come già detto, la classificazione delle scienze specialistiche dovrebbe avvenire primariamente sulla base degli aspetti. Abbiamo espresso questo concetto dicendo che ogni scienza speciale di base studia la realtà da una prospettiva che è unica per quella scienza speciale.
I matematici, per esempio, offrono una prospettiva quantitativa sulla realtà, i geometri una prospettiva spaziale, i fisici una prospettiva fisica, i biologi una prospettiva biotica e così via. Vedi nuovamente la Figura 5.
La dimensione delle cose, degli eventi e dei processi concreti svolge tuttavia un ruolo aggiuntivo nella delimitazione di alcune scienze specialistiche, sebbene tale ruolo sia secondario.
La prima ragione della delimitazione entitaria è già stata menzionata: la necessità di applicare la conoscenza teoretico-astratta di due o più scienze specialistiche di base a un determinato tipo di cosa o processo. Ciò vale per scienze specialistiche applicate come l'educazione scolastica. In questo esempio, la conoscenza astratta ottenuta da altre discipline viene applicata specificamente al processo dell'educazione scolastica e non semplicemente a un qualsiasi altro tipo di cosa o processo.
Una seconda ragione della delimitazione entitaria consiste nel delimitare il campo di una disciplina in sottocampi più facilmente gestibili. La specializzazione nella fisica, per esempio, ha portato alcuni fisici a concentrarsi sull'aspetto fisico dello spazio esterno — l'astrofisica — e altri sul livello subatomico della materia — la fisica delle particelle. Analogamente, la specializzazione nell'economia ha portato alcuni economisti a concentrarsi sul funzionamento economico degli individui e delle imprese — la microeconomia — e altri sulle economie nazionali e internazionali — la macroeconomia.
Una terza ragione della delimitazione entitaria è che i ricercatori si rendono intuitivamente conto che la natura di determinati tipi di cose o processi è caratterizzata più da un aspetto che dagli altri.[13]
I ricercatori interessati all'aspetto biotico della realtà, per esempio, si orientano naturalmente verso lo studio degli esseri viventi, come piante e animali. Si tenga presente che la parola greca bios significa «vita». I ricercatori interessati all'aspetto logico della realtà sono invece portati anzitutto verso entità qualificate dall’aspetto logico, come argomenti e concetti logici. I ricercatori interessati all'aspetto estetico della realtà sono naturalmente inclini a studiare oggetti estetici, come poesie, musica, dipinti e sculture.
Il primato e l'indispensabilità della delimitazione modale
Queste tre ragioni rendono chiaro che esistono discipline i cui campi sono delimitati in termini di un tipo di entità o processo, oltre che in termini di uno o più aspetti. Occorre tuttavia fare attenzione a non confondere o identificare la dimensione modale con quella entitaria in tali casi.
Sarebbe quindi tecnicamente scorretto dire, senza ulteriori precisazioni, che i botanici studiano le piante. I botanici non esaminano tutti i 15 aspetti delle piante! Essi studiano specificamente il funzionamento biotico delle piante. Analogamente, è tecnicamente scorretto dire che gli zoologi studiano gli animali e che gli studiosi di estetica studiano le opere d'arte. Gli zoologi studiano specificamente l'aspetto biotico degli animali, così come gli studiosi di estetica esaminano specificamente l'aspetto estetico delle opere d'arte.
La distinzione qui stabilita fra delimitazione primaria e secondaria è importante. Senza una delimitazione modale primaria, la delimitazione reciproca delle scienze specialistiche cadrebbe nel completo disordine. Ogni scienza speciale di base potrebbe allora rivendicare tecnicamente qualsiasi tipo di entità o processo al quale anche un'altra disciplina potrebbe essere interessata. La ragione è che tutti i tipi di cose e processi manifestano tutti e 15 gli aspetti.
Torniamo all'esempio delle piante e al fatto che il loro studio non è limitato ai botanici. Le piante hanno una composizione chimica alla quale i chimici possono essere interessati (cfr. l'aspetto fisico). Alcune piante possono avere significati simbolici, avere nomi latini e locali di particolare interesse linguistico ed essere utilizzate in proverbi e metafore (cfr. l'aspetto linguistico). Le piante svolgono una funzione sociale quando contribuiscono a un senso del luogo favorevole alle interazioni sociali fra le persone. Il legno, derivato dalle piante, viene inoltre utilizzato per falò sociali, rafforzando così la coesione e l'identità sociale (cfr. l'aspetto sociale). Le piante possono quindi interessare i sociologi in casi di questo genere.
Le piante sono anche oggetti giuridici, la cui proprietà può costituire un'importante questione legale (cfr. l'aspetto giuridico). Il rapporto fra domanda e offerta di una coltura vegetale è rilevante nei calcoli degli economisti agrari (cfr. l'aspetto economico). Esistono inoltre rituali religiosi nei quali le piante svolgono un ruolo,[14] il che implica che talvolta esse svolgono una funzione fiduciaria.
Non c'è spazio per menzionare ulteriori esempi di come altri tipi di cose manifestino tutti e 15 gli aspetti. Per i nostri scopi è sufficiente farsi un'idea di come sia possibile che ogni genere di cosa e processo possa costituire un oggetto rilevante di studio per ciascuna delle 15 scienze specialistiche di base.
Se si riesce a comprendere questo punto, dovrebbe essere facile capire perché sia indispensabile che ciascuna delle scienze specialistiche di base venga delimitata in termini della propria prospettiva modale unica.
Note
- ↑ La reificazione consiste nel trattare mentalmente una proprietà, una funzione o un aspetto della realtà come se fosse una cosa o un'entità indipendente.
- ↑ Dal punto di vista tecnico, un mito è una storia inventata per spiegare l'origine, la composizione e il funzionamento della realtà in termini della discendenza e delle azioni degli dèi. La discendenza genealogica degli dèi pagani, per esempio, veniva utilizzata per spiegare l'origine delle montagne, del mare, delle foreste, del male ecc. Si veda la discussione di Venter (2013:20-30) su Esiodo e Senofane. A causa della natura speculativa dei miti, oggi la parola «mito» viene spesso associata anche alla falsità. Si pensi, per esempio, al programma televisivo MythBusters.
- ↑ Le religioni politeistiche sono quelle che credono nell'esistenza di più esseri divini. L'ebraismo, il cristianesimo e l'islam, al contrario, sono religioni monoteistiche.
- ↑ Rodgers & Thompson (2004).
- ↑ raduzione di “domain”, formalmente corretta, ma meglio sarebbe "Sfera di conoscenza", "Ambito", "Campo di conoscenza". Termini come “campo” e simili tendono ad indicare una zona spaziale, mentre la conoscenza teoretica non ha un campo diverso rispetto a quella “quotidiana”, ma è un modo diverso di conoscere. In questo senso però anche “dominio” presenta lo stesso problemad ella conoscenza accanto a quello della conoscenza quotidiana.
- ↑ Teoretico è distinto da teorico. L’esperienza quotidiana può darci delle teorie (come faccio un buon vino, comer investo i miei soldi, cosa insegno ai figli). Ma non sono conoscenze teoretiche = scientifiche.
- ↑ Platone presenta questi argomenti nel dialogo Cratilo.
- ↑ Metafisica, epistemologia e logica sono ancora oggi considerate da molti come sottodiscipline della filosofia.
- ↑ Livesey & Brentjes (2017:73).
- ↑ Si consideri, per esempio, il caso del Northwest Angle, un piccolo territorio dello Stato del Minnesota geograficamente separato dal resto degli Stati Uniti da un grande lago (Proehl, 2023).
- ↑ La reificazione si verifica quando proprietà, funzioni o aspetti vengono pensati come se fossero cose. Vedi la spiegazione nel §2.1.
- ↑ Fra queste dieci linee guida, l'intuizione sembra essere probabilmente decisiva per distinguere e identificare correttamente gli aspetti. La conoscenza intuitiva, in questo contesto, non significa qualcosa di emotivo, misterioso o soprannaturale. Un modo intuitivo di conoscere implica semplicemente una conoscenza acquisita immediatamente attraverso l'esperienza diretta, cioè non mediata, anziché attraverso, per esempio, deduzioni logiche.
- ↑ Si noti che l'affermazione è che un certo tipo di cosa o processo è caratterizzato più da un aspetto che dagli altri. Ciò implica che il tipo di cosa in questione manifesta anche gli altri aspetti «non caratterizzanti». Per esempio, sebbene l'aspetto biotico predomini quando pensiamo alle piante, le piante manifestano comunque gli aspetti quantitativo, spaziale, cinetico e fisico. In altre parole: le piante sono caratterizzate dall'aspetto biotico, ma non sono esclusivamente biotiche!
- ↑ Si confrontino, per esempio, i riferimenti alla pianta dell'issopo in Esodo 12:22, Levitico 14:52, Salmo 51:7 e Giovanni 19:29-30.