Letteratura/Fissando lo sguardo su Gesù/Libro 2 - Cap. 1 - Sezione 6 - La prescienza

Da Tempo di Riforma Wiki.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Indice generale

Fissando lo sguardo su Gesù, di Isaac Ambrose (1604-1664)

Una prospettiva sull'Evangelo eterno 

Libro 2 - Cap. 1 - Sezione 6

La Prescienza

Della conoscenza di Dio sotto questo aspetto leggiamo nella Scrittura che Cristo fu consegnato secondo il determinato consiglio e la prescienza di Dio (Atti 2:23). Ed è detto dei membri di Cristo, «i chiamati secondo il suo proposito, che Egli ha preconosciuti» (Romani 8:29); e altrove, nella stessa epistola: «Dio non ha rigettato il suo popolo, che Egli ha preconosciuto» (Romani 11:2). E Pietro scrive agli stranieri: «eletti secondo la prescienza di Dio Padre» (di Pietro 1:2).

Occorre comprendere che la prescienza[1] è attribuita a Dio propriamente in relazione alla creatura; ma in relazione a Dio, non vi è nulla di passato né di futuro: tutte le cose passate e future sono presenti a Lui; e pertanto, in questo senso, non si può dire che Dio preconosca alcunché.

Ora il Signore, in relazione a noi, è detto nella Scrittura preconoscere cose o persone in due modi.

(Atti 2:23; Romani 8:29; Romani 11:2; Pietro 1:2)


1.

In senso generale, mediante una conoscenza generale, della quale parla Davide:

«I tuoi occhi videro la mia sostanza informe, e nel tuo libro erano scritti tutti i miei giorni, quando ancora non ne esisteva alcuno» (Salmi 139:16).


2.

In senso speciale, mediante una prescienza più particolare, che è conoscenza accompagnata da amore e approvazione; ed è propriamente quella stessa realtà che, in modo più comprensivo, chiamiamo elezione.

Così la scelta di Dio è espressa mediante il linguaggio dell’amore:

«Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù» (Romani 9:13).

Ed è di questo che parla l’Apostolo quando dice:

«Il Signore conosce quelli che sono suoi» (2 Timoteo 2:19),

cioè: il Signore dall’eternità conosce i Suoi con amore e con approvazione.

E ancora: «Dio ha forse rigettato il suo popolo che Egli ha preconosciuto?» (Romani 11:2),

cioè: che Egli ha amato e approvato fin dall’inizio.

Da qui raccogliamo che, dopo che il Progetto fu stabilito e i Consigli di Dio furono concordati, Dio preconobbe, o meglio previde con amore, coloro che avrebbe abbracciato come Suoi nell’amore eterno.

In un solo atto, Egli preconobbe coloro che avrebbe scelto e separato, per libero amore, alla vita e alla salvezza. E qui avete la causa della predestinazione dei santi alla gloria: solo la prescienza e il libero amore di Dio.

Il Signore, dall’eternità e prima della fondazione del mondo, preordinò e preassegnò alcuni alla salvezza, senza che nulla Lo muovesse se non il Suo beneplacito e il Suo libero amore.

Questo è ciò che, nell’ordine della natura, va rigorosamente prima ed è la causa della predestinazione:«Poiché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati» (Romani 8:29).

Prima li ha preconosciuti, poi li ha predestinati;

prima li ha amati, poi li ha eletti;

prima li ha abbracciati come Suoi nelle braccia dell’amore eterno, poi li ha separati, per libero amore, alla vita e alla salvezza.

Per questo l’Apostolo chiama tutto ciò elezione di grazia (Romani 11:5), indicando che la nostra elezione sgorga dal grembo dell’amore, dal libero amore, e che la libera grazia è la causa della nostra elezione.

(Romani 9:13; 2 Timoteo 2:19; Romani 11:2; Romani 8:29; Romani 11:5)


Alcuni obiettano che siamo predestinati ed eletti secondo la prescienza, intendendo con ciò la prescienza della nostra fede, del nostro pentimento e della nostra perseveranza.

Ma se questa fosse la prescienza di cui parla Paolo, perché allora direbbe che coloro che Egli ha preconosciuti, li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio Suo? Se Dio li avesse prima preconosciuti già conformi, perché li avrebbe poi predestinati a esserlo?

E se questa fosse la prescienza di cui parla Pietro, perché direbbe che essi sono «eletti secondo la prescienza di Dio Padre — per l’ubbidienza»? Se Dio li avesse preconosciuti già ubbidienti, come potrebbe preconoscerli “per” l’ubbidienza?

So bene che è questione dibattuta se Dio, prevedendo la fede e la perseveranza nella fede e nella santità, ci abbia scelti alla salvezza. Quanto a me, sono per la risposta negativa, sulla base di queste ben note ragioni.

(Romani 8:29; 2 Pietro 1:3)


1.

Perché l’elezione fondata sulla fede prevista farebbe sì che Dio uscisse da Sé stesso, guardando a qualcosa nella creatura che determinerebbe la Sua volontà di eleggere. Ciò è contrario:

  • alla autosufficienza della conoscenza di Dio, come se dovesse ricevere conoscenza dalle cose create;
  • alla autosufficienza della volontà di Dio, come se dovesse dipendere da qualcosa in noi prima di determinare l’elezione.

2.

Perché un’elezione fondata sulla fede o sull’amore previsti farebbe sì che Dio ci scelga dopo che noi Lo abbiamo scelto, e ci ami dopo che noi Lo abbiamo amato. Ma la Scrittura afferma il contrario:

«Noi lo amiamo perché Egli ci ha amati per primo» (1 Giovanni 4:19);

«In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ha amato noi» (1 Giovanni 4:10).


3.

Perché un’elezione fondata sulla fede prevista non è compatibile con la libertà della volontà di Dio, il quale dichiara apertamente:

«Avrò misericordia di chi vorrò avere misericordia, e avrò compassione di chi vorrò avere compassione» (Romani 9:15–16; Esodo 33:19).

Alcuni non vogliono intendere questo testo dell’elezione eterna, ma della giustificazione o della salvezza; tuttavia ammettono che il principio è lo stesso. Essere grazioso significa avere una propensione libera della volontà a fare del bene senza alcun motivo esterno, soprattutto da parte di chi ne beneficia. Questo dimostra che tale misericordia non è provocata da nulla nella creatura, ma procede dal solo beneplacito di Dio; e in questo senso misericordia e grazia differiscono poco o nulla.


4.

Perché dire che l’elezione è fondata sulla fede prevista equivale a dire che siamo ordinati alla vita eterna perché crediamo; mentre la Scrittura dice l’opposto:

«Tutti coloro che erano ordinati a vita eterna credettero» (Atti 13:48).


5.

Perché una causa prima ed eterna non può dipendere dagli stessi effetti temporali che essa produce. Ora, l’elezione è la causa prima ed eterna da cui derivano fede, pentimento e perseveranza; dunque questi non possono essere cause, condizioni o motivi antecedenti dell’elezione divina.


6.

Perché un’elezione fondata sulla fede prevista introduce molte assurdità, tra cui:

  1. eleggere persone non come innocenti né come misere, ma come già in stato di grazia;
  2. far derivare l’elezione dagli atti previsti di fede e obbedienza, anziché far derivare fede e santità dall’elezione, contrariamente alla Scrittura (Lettera agli Efesini 1:4);
  3. ridurre la predestinazione a qualcosa che non aiuta affatto nel cammino verso la salvezza, giacché entrerebbe in considerazione solo quando la corsa della vita fosse già conclusa: una tale “predestinazione” sarebbe più propriamente una post-destinazione.

Ma mi sono trattenuto troppo a lungo su questa controversia; e in verità ciò è contrario al mio intento, che non è suscitare dispute, ma edificare nella fede (1 Timoteo 1:4).

Ricordo ciò che ho letto, e comincio anche a sentire in me stesso, che questi punti controversi turbano lo spirito, consumano lo zelo, l’amore e il diletto in Gesù — questo amabile soggetto e oggetto che stiamo contemplando — distogliendo la mente dalla contemplazione. Non una parola di più su questo genere di questioni.

(Efesini 1:4; 1 Timoteo 1:4)

Note