Letteratura/Istituzione/1-09

Indice generale

Istituzioni della religione cristiana (Calvino)

0:01 - 0:02 - 1:01 - 1:02 - 1:03 - 1:04 - 1:05 - 1:06 - 1:07 - 1:08 - 1:09 - 1:10 - 1:11 - 1:12 - 1:13 - 1:14 - 1:15 - 1:16 - 1:17 - 1:182:01 - 2:02 - 2:03 - 2:04 - 2:05 - 2:062:07 - 2:08 - 2:09 - 2:10 - 2:11 - 2:12 - 2:13 - 2:14 - 2:15 - 2:16 - 2:17 - 3:01 - 3:02 - 3:03 - 3:04 - 3:053:063:07- 3:08 - 3:09 - 3:10 - 3:113:12 - 3:133:14 - 3:15 - 3:16 - 3:17 - 3:18 - 3:19 - 3:20 - 3:21 - 3:22 - 3:23 - 3:24 - 3:25 - 4:01 - 4:02 - 4:03 - 4:04 - 4:05 - 4:06 - 4:07 - 4:08 - 4:09 - 4:10 - 4:11 - 4:12 - 4:13 - 4:14 - 4:15 - 4:16 - 4:17 - 4:184:19 - 4:20

 

CAPITOLO IX

ALCUNI SPIRITI SCERVELLATI ABBANDONANDO LA SCRITTURA PERVERTONO TUTTI I PRINCIPI DELLA RELIGIONE E SVOLAZZANO DIETRO LE PROPRIE FANTASIE COL PRETESTO DI RIVELAZIONI DELLO SPIRITO SANTO

1. Chi lasciando la Scrittura immagina non so quale via per giungere a Dio è non solo in preda all'errore, ma soprattutto mosso da pura follia. Recentemente sono saltati fuori non so quali lunatici prendendo orgogliosamente a pretesto un insegnamento dello Spirito, disprezzando, per quanto li concerne, ogni lettura e facendosi beffe della semplicità di quanti seguono ancora la lettera morta e mortifera, come usano chiamarla. Ma vorrei ben sapere da loro chi è questo spirito, per ispirazione del quale sono rapiti in estasi così in alto da osar disprezzare ogni dottrina della Scrittura come puerile e spregevole. Se rispondono che è lo Spirito di Cristo, la loro sicumera risulta ridicola. Riconosceranno, spero, che gli apostoli ed i credenti della Chiesa primitiva furono ispirati dallo Spirito di Cristo: eppure nessuno di loro ha imparato a disprezzare la parola di Dio, ma ciascuno ne è stato piuttosto indotto a maggior venerazione, come i loro scritti chiaramente testimoniano. E in realtà questo era stato predetto dalla bocca di Isaia dicendo che Dio metterà il suo Spirito nella Chiesa e metterà anche la sua Parola sulla bocca di essa affinché l'uno e l'altra non vi si dipartano mai, non allude al popolo antico per vincolarlo alla predicazione degli uomini, come se fossero stati piccoli bambini all'A. B. C. Ma piuttosto afferma: il maggior bene e la maggior felicità che possiamo augurarci sotto il regno di Cristo è di essere governati tanto dalla parola di Dio quanto dal suo Spirito. Ne concludo che questi ingannatori, con il loro sacrilegio detestabile, disgiungono queste due realtà congiunte dal Profeta con inviolabile legame. Anzi san Paolo, pur essendo stato rapito fino al terzo cielo non ha tuttavia cessato di giovarsi dell'insegnamento della Legge e dei Profeti, dato che esorta Timoteo, sebbene già fosse dottore eccellente, a porvi attenzione ed applicarvi la sua meditazione. È inoltre degna di essere presa in considerazione e ricordata la sua lode: la Scrittura è utile ad insegnare, ammonire, redarguire per rendere perfetti tutti i servitori di Dio. È furore diabolico quello che li spinge ad affermare che l'uso della Scrittura è legato al tempo e provvisorio, dato che essa, testimone lo Spirito Santo, conduce i figli di Dio al fine ultimo della loro perfezione.

Desidererei inoltre ottenere da loro una risposta su questo punto, se cioè abbiano ricevuto un altro spirito che quello promesso dal Signore ai suoi discepoli. Sebbene siano oltremodo fanatici, non penso tuttavia, siano trasportati da una frenesia tale da osare vantarsi di questo. Ora quando Cristo prometteva il suo Spirito, quale caratteristica gli attribuiva? Questa: che non avrebbe parlato da se stesso ma avrebbe suggerito alla comprensione degli apostoli quanto Cristo stesso aveva loro insegnato con la sua parola (Gv. 16) . Non è dunque funzione dello Spirito Santo (quale ci è stato promesso) di sognare nuove rivelazioni, sconosciute per l'innanzi o inventare nuove forme di dottrina per sottrarci alla dottrina dell'Evangelo ricevuto; ma piuttosto di suggellare e confermare nei nostri cuori la dottrina che vi è stata dispensata.

2. Comprendiamo così facilmente che bisogna adoperarsi diligentemente ad ascoltare ed a leggere la Scrittura se vogliamo ricevere qualche frutto e qualche utilità dallo Spirito di Dio. Anche san Pietro loda l'impegno di quanti prestano ascolto alla dottrina profetica, la cui funzione avrebbe potuto essere giudicata esaurita dopo il sopravvenire della luce dell'Evangelo. Al contrario se qualche spirito lascia da parte la saggezza contenuta nella parola di Dio e ci porta una diversa dottrina, esso ci deve essere giustamente sospetto di menzogna e di vanità. Come potrebbe essere altrimenti Satana essendo solito trasfigurarsi in angelo di luce? Quale autorità avrà lo Spirito su di noi se non si può discernere con un segno certissimo? E in verità esso ci è chiaramente mostrato dalla voce del Signore: quei miserabili desiderano volontariamente sprofondare nella loro confusione se cercano il proprio spirito piuttosto che quello del Signore.

Ma essi affermano che sarebbe una grande assurdità se lo Spirito di Dio, al quale tutte le cose devono essere soggette, fosse soggetto alla Scrittura. Quasi fosse una ignominia per lo Spirito Santo essere in tutto e per tutto simile a se stesso, essere perpetuamente costante e non variare mai! Certo se lo si riducesse ad una qualche regola umana o angelica o di altro genere, si potrebbe dire che in questo modo rimarrebbe abbassato e persino ridotto in servitù. Ma quando è paragonato a se stesso e considerato sotto questa luce, chi potrà dire gli venga recata ingiuria? Ma, essi dicono, in questo modo è sottomesso ad esame. Lo riconosco; ma ad un esame per mezzo del quale egli ha voluto stabilire la propria maestà di fronte a tutti. Il suo rivelarsi ci deve essere sufficiente; ma affinché dietro la sua ombra non entri lo spirito di Satana, vuole essere riconosciuto da noi nella immagine che è stata impressa nelle Scritture. Esso ne è l'autore; non può essere variabile né dissimile da se stesso. Bisogna dunque che rimanga sempre quale si è manifestato una volta in esse. Questo non si risolve in avvilimento: a meno di non voler considerare un onore il degenerare e il rinunciare a essere se stessi.

3. Il rimprovero che ci rivolgono di fermarci troppo alla lettera che uccide, dimostra con evidenza come non sfuggano alla punizione di Dio contro quanti disprezzano la Scrittura. Infatti san Paolo si esprime chiaramente in un passo contro i seduttori che esaltano la legge nuda, senza Cristo, stornando il popolo dalla grazia del Nuovo Testamento; quel popolo cui il Signore promette che scolpirà nell'animo dei fedeli la sua legge e la scriverà nei loro cuori (2 Co. 3.6) . La legge di Dio è dunque lettera morta e uccide i suoi discepoli quando essa è separata dalla grazia di Cristo e suona solamente alle orecchie senza toccare il cuore. Ma se per lo Spirito di Dio essa è veramente impressa nella volontà e ci comunica Gesù Cristo, è parola di vita che converte le anime e dà saggezza ai minimi. E infatti nello stesso testo l'Apostolo chiama la predicazione: ministero dello Spirito (2 Co. 3.8) . Indica cioè che lo Spirito di Dio è talmente congiunto e legato alla verità, quale egli l'ha espressa nella Scrittura, da manifestare in modo pieno la sua potenza quando la Parola è ricevuta con la dovuta venerazione. E questo non contrasta in nulla con quanto è stato testé detto: la Parola ci è definitivamente garantita solo se è approvata dalla testimonianza dello Spirito. Il Signore ha riunito ed accoppiato con mutuo legame la certezza del suo Spirito e della sua Parola, affinché il nostro intendimento riceva questa parola con obbedienza riscontrandovi la luce dello Spirito, che è come una luce per far vedere in quella il volto di Dio, e inversamente riceviamo lo Spirito di Dio senza timore di inganni e di errori quando lo riconosciamo nella sua immagine, vale a dire nella sua Parola. E certo è così. Dio non ha voluto fare una esibizione o parata di breve durata dando la sua Parola agli uomini e annullandola poi immediatamente con l'elargizione del suo Spirito. Ma piuttosto ha mandato il suo Spirito, per virtù del quale aveva precedentemente dispensato la sua Parola, onde completare la sua opera in essa, confermandola con efficacia.

In questo modo Cristo apriva l'intendimento ai suoi due discepoli non perché resi savi di per se stessi respingessero la Scrittura, ma perché ne avessero l'intelligenza (Lu 24.27) . Similmente san Paolo, esortando i Tessalonicesi a non spegnere lo Spirito (1Th 5.19) , non li trasporta in aria a vane speculazioni fuori della Parola, ma subito aggiunge che non devono disprezzare le profezie. Con questo vuole certamente significare che la luce dello Spirito è soffocata, quando le profezie vengono disprezzate.

Che obbietteranno a tutto questo quegli orgogliosi sognatori? Essi non reputano valevole altra illuminazione se non quando, tralasciando o respingendo la parola di Dio, accettano temerariamente tutto quello che ronzando passa loro per la testa. Ben altra deve essere la sobrietà dei figli di Dio, i quali vedendosi privi di ogni luce di verità quando sono senza lo Spirito di Dio, comprendono che la sua Parola è come uno strumento con cui il Signore dispensa ai suoi fedeli l'illuminazione del suo Spirito.

Essi non conoscono altro Spirito di quello che ha abitato negli apostoli ed ha parlato attraverso la loro bocca, mediante il quale essi sono sempre ricondotti e riportati a porgere ascolto alla Parola.