Letteratura/Istituzione/1-18

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Indice generale

Istituzioni della religione cristiana (Calvino)

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CAPITOLO XVIII

DIO SI SERVE DEI MALVAGI E PIEGA I LORO CUORI AD ESEGUIRE I SUOI GIUDIZI, RIMANENDO TUTTAVIA PURO DA OGNI MACCHIA E COLPA

1. Ben più difficile è la questione sollevata dai testi in cui è detto che Dio piega, volge o conduce i reprobi a piacimento. Il senso carnale infatti, non comprende come possa avvenire che servendosi di loro egli non riceva qualche macchia dai loro vizi, ma al contrario, pur operando in comune, egli rimanga al di fuori di ogni colpa e tuttavia punisca giustamente i suoi strumenti. E da questo è nata la distinzione tra fare e permettere, questo nodo sembrando indissolubile: vale a dire l'affermazione che Satana e tutti i malvagi sono a tal punto in mano a Dio che egli indirizza la loro malizia ai fini che vuole e adopera i loro crimini e malefici per eseguire i suoi giudizi. La semplicità di coloro che si stupiscono di fronte a tale apparente assurdità si potrebbe scusare, se non tentassero invece di stabilire la giustizia di Dio con giustificazioni false e mascherandola con menzogne. Giudicano irragionevole che un uomo sia accecato per volontà e decreto di Dio per essere poi punito della propria cecità: per questo motivo ricorrono alla scappatoia di dire che questo non avviene per volere di Dio, ma con il suo permesso solamente.

Ora Dio respinge questo sotterfugio affermando chiaro e forte di essere lui a volerlo. Testimonianze chiare e infinite provano che gli uomini non fanno nulla se non per segreta autorizzazione di Dio e comunque si dimenino deliberando non possono oltrepassare quanto egli ha determinato. Quanto dice il Salmo già menzionato: "Dio fa tutto ciò che vuole "si estende senza dubbio ad ogni azione umana. Se Dio è colui che determina la pace e la guerra senza alcuna eccezione, come è quivi scritto, chi oserà dire che gli uomini si combattono a caso e per impulso cieco, senza che egli ne sappia nulla o vi sia coinvolto?

Ma esempi specifici ci aiuteranno a vedere molto più chiaro. Sappiamo dal primo capitolo di Giobbe che Satana si presenta davanti a Dio assieme agli angeli per ascoltare quanto gli sarà comandato. Egli lo fa in modo diverso e per uno scopo del tutto differente ma, comunque sia, questo mostra che non può prendere alcuna iniziativa senza il volere di Dio. In séguito sembra che egli ottenga semplicemente l'autorizzazione ad affliggere questo santo uomo; però questa frase: "Il Signore che aveva dato ha tolto; sia fatto come è piaciuto al Signore " (Gb. 1.21) Ci conduce a concludere che Dio è stato l'autore di questa prova di cui Satana e i briganti sono stati i ministri. Satana si sforza, con la disperazione, di incitare Giobbe ad adirarsi contro Dio; i Sabei sono spinti dalla crudeltà e dalla malvagia cupidigia a rubare e saccheggiare i beni altrui; Giobbe riconosce che Dio lo ha spogliato di ogni bene e che è stato impoverito perché egli l ha voluto. Qualunque cosa sia macchinata dagli uomini e persino dal Diavolo, Dio tiene la barra del timone per volgere i loro sforzi ad eseguire i suoi giudizi.

Così quando vuole che il re incredulo Achab sia ingannato, Satana gli offre il suo servizio a questo scopo ed è inviato con l'esplicito ordine di essere uno spirito mentitore e ingannatore nella bocca di tutti i profeti (2 Re 12.20). Se l'accecamento e l'illusione di Achab sono un giudizio di Dio, la fantasticheria di quanti parlano di "permesso "è ridotta al nulla: perché sarebbe un infantilismo ridicolo pensare che un giudice dia solamente il permesso senza decretare quanto deve essere fatto e senza ordinare ai suoi ufficiali l'esecuzione della sentenza. L'intenzione dei Giudei è di mettere Cristo a morte; Pilato e i suoi soldati concordano e assecondano il furore di questo popolo; tuttavia i discepoli, nella preghiera solenne che si legge in san Luca, confessano che i malvagi nulla hanno fatto che la mano e il consiglio di Dio non avessero deciso (At. 4.28). Così già prima san Pietro aveva mostrato come Gesù Cristo sia stato dato dalla previdenza e dal segreto consiglio di Dio per essere messo a morte (At. 2.23). Come se dicesse che Dio, cui mai nulla è rimasto nascosto, aveva stabilito nella sua mente e nella sua volontà quanto i Giudei hanno eseguito. Egli conferma anche altrove: "Dio che ha predetto per bocca dei suoi profeti che Gesù Cristo sarebbe crocifisso, l'ha adempiuto in questa maniera " (At. 3.18). Absalon, insozzando il letto di suo padre con l'incesto, commette un misfatto odioso (2 Re 16.22) , eppure Dio dichiara essere questo opera propria. Ecco infatti le parole che adopera parlando a Davide: "Tu hai commesso adulterio di nascosto e io ti renderò il tuo salario pubblicamente e lo farò in faccia al sole " (2 Re 12.12). Anche Geremia dichiara che tutti gli eccessi commessi dai Caldei in Giudea e tutta la crudeltà che esercitano, sono opera di Dio (Gr. 50.25).

Per lo stesso motivo Nebucadnetsar è chiamato "servo di Dio "pur essendo un tiranno: e anzi, in tutta la Scrittura è detto che Dio fischiando o con il suono della tromba raduna gli iniqui con il suo comando e la sua autorità per farli combattere sotto la sua bandiera, come suoi mercenari. Chiama il re di Assiria "verga della mia ira "e "ascia che la mia mano brandisce " (Is. 10.5). Dichiara inoltre opera propria la distruzione di Gerusalemme e del Tempio santo (Is. 5.26; 19.25). E non è affatto per mormorare contro la maestà divina che Davide dice delle maledizioni di Scimei: "Lasciamolo fare perché Dio glielo ha comandato " (2 Re 16.10); anzi, lo riconosce quale giusto giudice. Spesso la storia sacra ci avverte che tutti i casi chiamati fortuiti procedono da Dio: così la rivolta delle dieci tribù (2 Re 11.31) O la morte dei figli di Eli (1 Re 2.34) e altri simili.

Chi conosce anche mediocremente la Scrittura, si rende conto che nel gran numero delle testimonianze cito solamente pochi esempi, cercando di essere breve. Tanto più chiaramente risulterà che quanti sostituiscono un semplice permesso al posto della provvidenza di Dio, come se egli aspettasse seduto o coricato quanto deve avvenire, scherzano; anche perché in questo modo i suoi giudizi dipenderebbero dalla volontà degli uomini.

2. Per quanto riguarda i sentimenti e le decisioni che Dio ispira, quanto Salomone afferma del cuore dei re, che Dio avendoli nella sua mano li volge dove gli pare (Pr 21.1) , Si estende senza dubbio a tutto il genere umano; ed è come se dicesse che Dio indirizza al fine voluto tutto quanto noi concepiamo per ispirazione nascosta. Infatti se egli non operasse interiormente nel cuore degli uomini non sarebbe vero quanto la Scrittura insegna e cioè che egli toglie la lingua a coloro che parlano bene e la prudenza agli anziani (Ez. 7.26); che egli priva dell'intendimento i governatori della terra onde si smarriscano di qua e di là. A questo si riferisce quanto leggiamo in numerosi passi: gli uomini sono spaventati quando i loro cuori sono presi dal timore di Dio (Le 26.36); Davide uscì dal campo di Saul senza che nessuno lo vedesse perché il sonno di Dio li aveva colti tutti (1 Re 26). Ma non si potrebbe trovare nulla di più chiaro della dichiarazione frequente che egli acceca l'intendimento umano e lo colpisce di follia; che egli li ubriaca con lo spirito di stupidità; che egli li rende insensati e indurisce i loro cuori (Ro 11.8).

Molti leggono questi passi alla luce del concetto di "permesso "come se Dio, lasciando andare i reprobi, accettasse che Satana li accechi. Questa risposta è completamente futile: lo Spirito Santo dichiara infatti che questo accecamento e questo irrigidimento provengono dal giusto giudizio di Dio.

È detto parimenti che Dio ha indurito il cuore di Faraone, che l'ha appesantito e rafforzato nella sua ostinazione. Quelli che rifiutano questa dottrina ricorrono ad un argomento sciocco e futile: vale a dire quando altrove è detto che Faraone ha indurito il proprio cuore (Es. 8.15) la sua volontà è causa prima dell'indurimento. Come se queste due cose non si accordassero benissimo, sebbene in maniere diverse: vale a dire che l'uomo, pur essendo spinto da Dio non cessa tuttavia di essere condotto dalla propria volontà e di dirigersi in un senso o nell'altro. Ma io volgo contro ad essi le loro argomentazioni: se "indurare "non significa altro che un semplice permesso non ci sarebbe in Faraone ribellione, poiché egli avrebbe semplicemente permesso di essere indurito. Ma quanto insipida è questa immagine di un Faraone che "permette "di essere indurito! La Scrittura taglia corto a questi sotterfugi dicendo: "Io terrò il suo cuore" (Es. 4.21). Altrettanto dicasi per gli abitanti della terra di Canaan: Mosè dice che hanno preso le armi per combattere, i loro cuori essendo stati spinti da Dio (Gs. 11.20). Con questo concorda l'altra testimonianza del Salmo, secondo cui Dio ha volto i loro cuori a odiare il suo popolo (Sl. 105.25). Per lo stesso motivo Dio dice in Isaia che manderà gli Assiri contro il popolo che gli è stato sleale e comanderà loro di spogliare e depredare (Is. 10.6?. Non vuole insegnare agli empi ad essergli docili, ma piegarli ad eseguire i suoi giudizi, come se egli avesse scolpito in loro i suoi ordini; da questo appare che essi sono stati spinti dalla determinazione di Dio.

Riconosco che Dio, adoperando i reprobi al suo servizio, si associa talvolta il Diavolo; ma per operare secondo la propria volontà e per trarne profitto secondo quanto gli concede. È certo uno spirito malvagio a turbare Saul, ma è detto che procede da Dio (1 Re 16.14) onde sappiamo che egli esercita la sua giusta vendetta facendo infuriare Saul. È detto anche essere compito del Diavolo di accecare gli increduli (2 Co. 4.4); ma perché avviene questo se non per il fatto che Dio rende efficace l'errore, come dice san Paolo, onde coloro che hanno rifiutato di obbedire alla verità credano alle menzogne? Seguendo il primo motivo è detto: "Se qualche profeta parla falsamente nel mio nome, sono io "dice il Signore "che l'ho ingannato " (Ez. 14.9). Per il secondo motivo è detto che egli mette nei malvagi una mente reproba e suscita in loro desideri peccaminosi (Ro 1.28) poiché egli è il principale autore della propria vendetta e Satana non è che il ministro.

Ma dato che nel secondo libro, in cui parleremo del libero e del servo arbitrio dell'uomo, questo argomento ritornerà ancora, mi sembra aver detto in breve quanto era richiesto a questo punto. Riassumendo: quando si afferma la volontà di Dio essere causa di ogni cosa, si stabilisce la sua provvidenza per presiedere su tutti i pensieri degli uomini, non solamente per mostrare la sua forza agli eletti che sono condotti dallo Spirito Santo, ma anche per costringere i reprobi a fare la sua volontà.

3. Ho sin qui menzionato le testimonianze chiare ed evidenti della Scrittura seguendole parola per parola: coloro dunque che vogliono sminuirle o ribatterle siano ben cauti nella loro critica.

Se facendo finta di non poter comprendere dei misteri sì alti desiderano essere lodati quali persone modeste, considerino l'orgoglio supremo di chi si oppone all'autorità di Dio con questa frasetta: "Al contrario mi sembra "oppure "Vorrei che non si toccasse questo punto ". Se vogliono apertamente contraddire, che vantaggio ricavano dallo sputare contro il cielo? Lo sviarsi in tali enormità non è nuovo poiché sono esistiti sempre nemici di Dio, gente profana, che hanno abbaiato come cani furiosi contro questa dottrina; ma si accorgeranno della realtà annunciata dallo Spirito per bocca di Davide, vale a dire che Dio vincerà quando lo si condanna (Sl. 51.6). Davide rimprovera indirettamente la temerità insensata degli uomini e la licenza eccessiva che essi si concedono non solamente di gracidare come rane nel loro fango, ma di arrogarsi il diritto di condannare Dio. Tuttavia egli avverte che le bestemmie da essi lanciate contro il cielo non toccano affatto Dio, che anzi egli disperde tutte le nubi delle calunnie per far splendere la propria giustizia; onde la nostra fede, fondata sulla parola sacra di Dio, superi ogni cosa (1 Gv. 5.4) e si mantenga alta mettendo sotto i piedi queste critiche.

Essi obbiettano che se nulla avviene al di fuori del volere di Dio, ci sono dunque in lui due volontà opposte in quanto egli decreterebbe in base alla sua volontà le cose che ha chiaramente proibite nella Legge. La soluzione però è facile: prima di rispondervi tuttavia, ricorderò da capo ai lettori che questa calunnia non è indirizzata tanto contro di me quanto contro lo Spirito Santo, poiché senza dubbio esso ha ispirato a Giobbe la sua confessione: "È accaduto secondo la volontà di Dio " (Gb. 1.21). Derubato e spogliato dai briganti riconosce nelle loro malefatte il giusto flagello di Dio. Nell'altro testo è detto che i figli di Eli non hanno obbedito al loro padre perché Dio voleva sterminarli (1 Re 2.25). L'altro profeta dice che Dio, abitando in cielo, fa tutto ciò che vuole (Sl. 115.3). Ho già mostrato chiaramente come egli lo consideri autore di tutte le cose che questi critici affermano, invece, aver luogo per sua neutrale concessione. È affermato che egli ha creato la luce e le tenebre, forma il bene e il male (Is. 45.7) e che ogni avversità è inviata da lui (Am 3.6). Li prego di rispondermi se è di sua volontà o meno che esercita i propri giudizi. Ma al contrario Mosè insegna che chi è ucciso fortuitamente da un colpo di scure, senza il proposito di chi lo colpisce, riceve la morte dalla mano di Dio (De 19.5). Parimenti è annunciato che Erode e Pilato si sono riuniti e hanno cospirato quello che la mano di Dio e la sua volontà avevano decretato (At. 4.28). E infatti se Gesù Cristo non fosse stato crocifisso per volontà di Dio, che ne sarebbe della nostra redenzione?

Tuttavia, per rimanere nell'argomento, non si può dire che 'la volontà di Dio contraddica se stessa, né che essa sia mutevole o che finga di volere quanto non vuole; ma la sua volontà che è unica e semplice in se, ci sembra variare perché per la debolezza te la rozzezza dei nostri sensi non comprendiamo come egli voglia e non voglia in modi diversi che una cosa sia fatta.

San Paolo, dopo aver detto che la vocazione dei Gentili è un mistero grande e nascosto, aggiunge che in essa è stata manifestata la infinitamente varia sapienza di Dio (Ef. 3.10). Se a causa della lentezza della nostra intelligenza la sapienza di Dio appare variabile e multiforme, bisognerà dunque fantasticare che Dio sia instabile come se egli cambiasse opinione o si contraddicesse? Piuttosto, quando non comprendiamo come Dio voglia che avvenga quanto egli vieta di fare, pensiamo alla nostra debolezza e piccolezza ricordiamoci anche che la luce in cui egli abita è chiamata inaccessibile perché è attorniata dalla oscurità (1 Ti. 6.16).

Per questo motivo coloro che temono Dio e sono modesti accetteranno volentieri questa frase di sant'Agostino: l'uomo vuole talvolta per volontà buona quanto Dio non vuole; come nel caso di un figlio il quale desidera che suo padre sopravviva, mentre Dio lo chiama a morte. Mentre al contrario l'uomo vuole per volontà malvagia quanto Dio desidera per volontà buona; come nel caso di un cattivo figlio il quale si augura la morte del padre mentre questi morirà per volontà di Dio. Il primo vuole quanto Dio non vuole affatto; il secondo vuole senza che Dio voglia. E tuttavia l'amore e il rispetto verso il padre di colui che ne desidera la vita è più conforme all'intendimento di Dio (mentre sembrerebbe opporvisi) di quanto non lo sia l'empietà di quegli il cui augurio tende verso quanto Dio ha intenzione di fare. È assai importante considerare quel che sia convenevole desiderare per Dio e per l'uomo e a quale scopo tenda la volontà di ciascuno, prima di approvare o riprovare. Poiché quanto Dio giustamente vuole lo realizza attraverso la malvagia volontà degli uomini. Sono parole di sant'Agostino. Poco prima aveva detto che i diavoli e i reprobi nella loro caduta e rivolta hanno fatto quel che Dio non desiderava, per quanto era in loro; ma per quanto riguarda la potenza infinita di Dio ciò non è stato loro possibile, perché ponendosi contro la volontà di Dio non hanno potuto evitare che Dio compisse la sua volontà attraverso loro. Per questo egli esclama: "O quanto grandi sono le opere di Dio, squisite le sue decisioni! " (Sl. 111.2). A tal punto che perfino quanto è fatto contro la sua volontà, in modo meraviglioso e inesprimibile non ha luogo al di fuori della sua volontà, perché non potrebbe aver luogo se egli non lo permettesse! Ma egli lo permette non perché vi è costretto, ma di sua volontà. Colui che è perfettamente buono non permetterebbe che il male si facesse, se con la sua onnipotenza non potesse trarre bene dal male.

4. È risolta in questo modo un'altra questione, anzi essa svanisce senza che sia necessario rispondervi. Quegli spiriti beffardi che mormorano contro Dio affermano che se Dio, non solamente adopera e si serve dei malvagi, ma dirige anche le loro decisioni e i loro desideri, è autore di ogni misfatto; e di conseguenza gli uomini sono ingiustamente condannati se eseguono quanto Dio ha determinato, dal momento che obbediscono al suo volere. Essi confondono perversamente il comandamento di Dio con la sua volontà segreta; mentre appare chiaro da infiniti esempi che vi è una grande diversità e differenza tra l'uno e l'altra.

Absalon ha violato le mogli di suo padre Davide (2 Re 16.22) perché Dio ha voluto coprire questi d'obbrobrio per punirlo dell'adulterio commesso; egli ha comandato al figlio di perpetrare un atto sì detestabile solo riguardo a Davide che lo aveva ben meritato, come questi riconosce a proposito delle ingiurie di Schimei. Riconoscendo infatti che Dio ha comandato a Schimei di proferire minacce (nello stesso passo al v. 10) egli non ne loda l'obbedienza; come se un tal farabutto e cane arrabbiato avesse voluto obbedire al comandamento di Dio! Ma sapendo che la sua lingua velenosa è come una verga scesa dall'alto, egli pazientemente sopporta di essere ripreso. Questo punto ci deve essere chiaro: quando Dio porta a termine attraverso i malvagi ciò che ha decretato nella sua segreta volontà, essi non sono scusati come se avessero obbedito al comandamento che, per quanto sta in loro, violano e rovesciano con la loro malvagia cupidità.

Nella elezione del re Geroboamo (2 Re 12.20) abbiamo uno esempio chiaro di come azioni umane perverse provengano da Dio e siano rette dalla sua provvidenza. Quivi viene fortemente condannata la temerarietà e la follia del popolo che ha pervertito l'ordine stabilito da Dio quando le dieci tribù si sono slealmente ribellate separandosi dalla casa di Davide: tuttavia, sappiamo che Dio aveva fatto ungere quest'ultimo a questo scopo.

Sembra anche apparentemente esservi contraddizione in quanto afferma il profeta Osea: in un passo dice che Geroboamo è stato innalzato senza la conoscenza e la volontà di Dio (Ho 8.4) , ma altrove dichiara che Dio l'ha ordinato re nella sua ira (Ho 13.2). Come mettere d'accordo queste affermazioni secondo cui Geroboamo non ha regnato per volontà di Dio e tuttavia è Dio che lo ha messo sul trono? Questa è la soluzione: il popolo non poteva abbandonare la casa di Davide, né disertarla, senza scuotere il giogo di Dio che l'aveva assoggettato e tuttavia non è stata tolta a Dio la libertà di punire con questo mezzo l'ingratitudine di Salomone. Vediamo come Dio, che pure odia la slealtà, abbia giustamente voluto, ma per un altro scopo, una rivolta in se malvagia. Parimenti anche Geroboamo accede al regno per l'unzione del profeta contro la propria speranza. Per questo motivo la storia sacra dichiara che Dio ha suscitato un nemico al figlio di Salomone onde spogliarlo di una parte del suo regno (2 Re 11.23).

I lettori considerino attentamente questi due punti: poiché era piaciuto a Dio di far condurre tutto il popolo dalla mano di un solo re, è contro la sua volontà che esso viene diviso in due parti. E tuttavia è anche per sua volontà che questo scisma ha luogo: infatti il Profeta insiste, sia con la parola che con l'unzione sacra, perché Geroboamo regni (ed egli non ci pensava); e questo non avviene malgrado Dio o a sua insaputa, dato che è lui stesso a inviare il suo messaggero. E tuttavia il popolo è giustamente rimproverato per la sua ribellione, poiché contro la volontà di Dio è insorto contro la casa di Davide. In séguito la storia sacra racconta che Roboamo con il suo orgoglio, ha rifiutato la richiesta del popolo che domandava di essere alleviato e tutto questo è stato fatto da Dio per ratificare la parola che aveva pronunciato per mezzo di Ahiba suo servo (2 Re 12.15). Ecco come l'unione che Dio aveva consacrato è stata disciolta contro la sua volontà e tuttavia egli stesso ha voluto che le dieci tribù fossero tolte al figlio di Salomone.

Aggiungiamo un esempio analogo: quando i figli del Re Achab sono tutti uccisi e la sua discendenza sterminata, il popolo vi acconsente e anzi vi collabora (2 Re 10.7). Ma Jehu afferma che la parola di Dio non è caduta a terra, né quanto egli aveva detto attraverso il suo servitore Elia. Il che è ben vero; a ragione tuttavia egli non si astiene dal censurare gli abitanti di Samaria che avevano collaborato a questa esecuzione. "È giustizia la vostra? "egli dice "io ho cospirato contro il mio padrone, ma chi ha ucciso tutti costoro? ".

Penso avere già chiaramente dimostrato prima come nello stesso atto si manifesti il crimine delittuoso degli uomini e splenda la giustizia di Dio. E le persone umili saranno soddisfatte di questa risposta di sant'Agostino: "Quando accadde "egli dice "che il Padre celeste diede il suo figlio alla morte, Gesù Cristo diede se stesso, e Giuda diede il suo maestro, come poté Dio essere giusto e l'uomo colpevole se non in questo: pur compiendo lo stesso atto il motivo che li induceva a compierlo era diverso? ".

Ora se qualcuno rimane turbato da quanto diciamo, che cioè non vi è alcun consenso tra Dio e i malvagi quando essi sono spinti dal suo giusto giudizio a compiere quanto non è loro lecito e sanno essere loro proibito, consideri bene l'avvertimento dato altrove da questo stesso Dottore: "Chi non tremerà davanti a questi giudizi, quando Dio opera a suo piacimento nei cuori dei malvagi e tuttavia rende loro secondo i loro misfatti? ". E certo nel caso del tradimento di Giuda non c'è motivo di attribuire a Dio la colpa per aver voluto la morte di suo figlio, più di quanto ce ne sia di attribuire a Giuda la lode per la nostra redenzione e la nostra salvezza, di cui è stato strumento.

Perciò lo stesso Dottore dice molto bene in un altro passo, che in questo esame Dio non si preoccupa affatto di quanto gli uomini hanno potuto fare o di quanto hanno fatto, ma di quello che hanno voluto fare; di sorta che quel che conta è il proposito e la volontà. Quanti considerano questo troppo severo o duro riflettano un po' se il loro dispiacere ed il loro sdegno sono giustificati: essi respingono quanto Dio ha chiaramente testimoniato in tanti passi della Scrittura, con la scusa che questo supera la loro comprensione. E anzi osano biasimare quanti presentano questa dottrina; eppure Dio non avrebbe permesso ai suoi profeti e apostoli di farla conoscere se non l'avesse considerata utile. La nostra sapienza deve consistere unicamente nel ricevere con spirito mansueto e con docilità tutto quanto ci è insegnato nella Scrittura, senza fare eccezioni. Coloro che si scatenano a denigrarla non sono degni di ulteriore refutazione, dato che inveiscono contro Dio senza vergogna, né pudore.