Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 1 - Cap. 10

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro primo

Capitolo 10

Come la Scrittura, per correggere ogni superstizione, oppone esclusivamente il vero Dio a tutti gli idoli dei pagani

1:10:1 – La conoscenza di Dio nelle opere e nella Parola

Ma poiché abbiamo insegnato che la conoscenza di Dio, la quale è altrimenti dimostrata nella struttura del mondo e in tutte le creature in modo abbastanza ampio, tuttavia è dichiarata più familiarmente dalla sua Parola, dobbiamo ora considerare se Dio si rappresenti nella Scrittura quale lo abbiamo visto poco prima figurato nelle sue opere. Sarebbe certamente materia lunga, se qualcuno volesse fermarsi a trattarla diligentemente. Quanto a me, mi accontenterò di averne proposto soltanto un sommario, mediante il quale le coscienze dei fedeli siano ammonite su ciò che occorre principalmente cercare di Dio nelle Scritture, e siano indirizzate a un certo fine, per potervi giungere.

1:10:2 – Limiti della trattazione: Dio Creatore e Governatore

Non tocco ancora quella alleanza speciale, mediante la quale Dio, adottando la stirpe di Abramo, l’ha distinta da tutte le altre nazioni. Infatti, eleggendo come domestici e ritirando a sé come propri figli coloro che gli erano stati nemici, egli si è già in ciò dichiarato loro redentore. Ora noi siamo ancora intenti a dedurre la conoscenza semplice che corrisponde alla creazione del mondo, senza elevare le persone fino a Gesù Cristo, per farlo conoscere come mediatore.

E sebbene tra poco sarà necessario citare alcuni passi del Nuovo Testamento, poiché in esso ci è mostrata la potenza di Dio in quanto creatore, e anche la sua provvidenza nel conservare l’ordine che ha stabilito, tuttavia avvertirò i lettori della mia intenzione, affinché non si smarriscano oltre i loro limiti. Basti dunque, per il presente, sapere come Dio, essendo creatore del cielo e della terra, governi questo capolavoro che ha fatto.

Ora, si troverà in tutta la Scrittura che ci è predicata la sua bontà paterna, quanto egli sia inclinato e pronto a farci del bene. Vi sono anche, dall’altro lato, esempi della sua severità, per mostrare che egli è giusto giudice nel punire ogni maleficio, soprattutto quando la sua pazienza non giova a nulla verso gli ostinati.

1:10:3 – Il nome di Dio e la manifestazione delle sue perfezioni

È vero che in certi luoghi ciò che gli è proprio è espresso, e per questo mezzo il suo volto ci è rappresentato al vivo, per contemplarlo chiaramente. Poiché nella descrizione che fa Mosè sembra che egli abbia voluto comprendere brevemente tutto ciò che è lecito alle persone conoscere di Dio. Egli dice in questo modo:

“E l'Eterno passò davanti a lui, e gridò: “L'Eterno! l'Eterno! l'Iddio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, che conserva la sua benignità fino alla millesima generazione, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente, e che punisce l'iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!”.” (Esodo 34:6).

Nel che dobbiamo considerare che la sua eternità e la sua essenza sussistente in sé stessa sono annunciate da questo nome che gli è attribuito in primo luogo, il quale è ripetuto due volte in ebraico e vale quanto dire: colui che è, l’unico.

Poi vengono narrate le sue virtù, mediante le quali ci è mostrato non quale egli sia in sé stesso, ma quale egli sia verso di noi; cosicché questa conoscenza consiste più in viva esperienza che in vana speculazione. Inoltre, vediamo che le virtù ci sono qui presentate come per enumerazione, quali le abbiamo notate risplendere nel cielo e sulla terra: cioè clemenza, bontà, misericordia, giustizia, giudizio e verità.

Poiché la sua potenza è compresa sotto il termine ebraico che gli è dato come terzo titolo, il quale vale quanto dire che egli contiene in sé tutte le virtù. Anche i Profeti gli attribuiscono gli stessi titoli, quando vogliono illustrare pienamente il suo santo Nome.

Per non essere costretti ad accumulare molti passi, per il presente ci basterà un solo Salmo (Salmi 145), nel quale tutta la somma delle sue proprietà è così diligentemente esposta che non vi è nulla tralasciato; e nondimeno non vi è nulla nominato che non si possa contemplare nelle creature. Così Dio si dà a conoscere per esperienza quale si dichiara mediante la sua Parola.

In Geremia, dove egli annuncia di voler essere conosciuto da noi, non viene data una descrizione così ampia; tuttavia essa equivale alla medesima cosa:

“... ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono l'Eterno, che esercita la benignità, il diritto e la giustizia sulla terra; perché di queste cose mi compiaccio”, dice l'Eterno” (Geremia 9:24).

Certamente queste tre cose ci sono principalmente necessarie da conoscere: la sua misericordia, nella quale consiste la salvezza di tutti noi; il suo giudizio, che egli esercita quotidianamente sugli empi e che riserva loro più severo per la confusione eterna; la sua giustizia, mediante la quale i suoi fedeli sono benignamente sostenuti.

Queste cose comprese, il Profeta testimonia che abbiamo abbondantemente di che gloriarci in Dio. Tuttavia, facendo ciò, non sono tralasciate né la sua potenza, né la sua verità, né la sua santità, né la sua bontà. Poiché come potrebbe sussistere l’intelligenza della sua giustizia, misericordia e giudizio, se essa non fosse fondata sulla sua verità immutabile? E come si potrebbe credere che egli governi la terra con giustizia e giudizio, senza aver compreso la sua potenza? Da dove procede la sua misericordia, se non dalla sua bontà?

Infine, se tutte le sue vie sono misericordia, giudizio e giustizia, in esse parimenti risplende la sua santità. Ora, la conoscenza di Dio che ci è presentata nella Scrittura non tende ad altro fine se non a quello che ci è dato dalle creature: cioè, anzitutto, incitarci al timore di Dio; poi, affinché confidiamo in lui; e infine, perché impariamo a servirlo e onorarlo con innocenza di vita e obbedienza non finta, e a riposarci interamente nella sua bontà.

1:10:4 – L’esclusione di tutti gli dèi dei pagani

Ma qui, poiché la mia intenzione è di raccogliere un sommario della dottrina generale, i lettori devono anzitutto notare che la Scrittura, per indirizzarci a un solo vero Dio, rigetta ed esclude espressamente tutti gli dèi dei pagani, poiché la religione è stata quasi ovunque e in ogni luogo corrotta.

È vero che si nominava abbastanza un Dio sovrano; persino coloro che adoravano una moltitudine di dèi, quando si trattava di parlare secondo un retto senso naturale, usavano semplicemente il nome di Dio al singolare, come se si fossero attenuti a uno solo. Questo è stato prudentemente osservato da Giustino Martire, il quale ha composto un libro apposito sulla monarchia di Dio, dove mostra, mediante molte testimonianze, che le persone hanno l’unità di Dio incisa nei loro cuori. Anche Tertulliano lo prova dal linguaggio comune.

Ma poiché i pagani, nel nominare un Dio, sono stati tutti trasportati dalla loro vanità, oppure sono inciampati in false fantasticherie, e così si sono smarriti nei loro pensieri, tutto ciò che hanno conosciuto naturalmente di un solo Dio non è servito ad altro se non a renderli inescusabili. Infatti, i più sapienti e i più abili mostrano nei loro scritti come abbiano errato senza meta, quando nella loro perplessità dicono: “Oh, se qualche Dio mi volesse aiutare!”, non sapendo a chi rivolgersi.

Inoltre, immaginando in Dio più nature, sebbene non fossero del tutto così grossolani come il volgo comune nel fabbricarsi un Giove, o un Mercurio, Marte o Minerva, nondimeno sono stati avvolti in molte illusioni di Satana. E, come abbiamo già detto, per quanti sotterfugi i filosofi si siano sottilmente inventati, ciò non serve affatto ad assolverli dalla colpa, poiché sono stati apostati nel corrompere tutti la verità di Dio.

Per questa ragione Abacuc, dopo aver condannato tutte le idoli del mondo, comanda di cercare Dio nel suo tempio, affinché i fedeli non si dedicassero se non a colui che si è dichiarato mediante la sua Parola (Abacuc 2:20).


Riassunto del Capitolo 1:10