Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 1 - Cap. 16

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro I

Cap. XVI

Che Dio, avendo creato il mondo con la sua potenza, lo governa e lo conserva con la sua provvidenza, insieme a tutto ciò che in esso è contenuto


1:16:1 - Dio non solo Creatore, ma Governatore e Conservatore perpetuo del mondo

Ora, fare di Dio un creatore temporaneo e di breve durata, che abbia compiuto la sua opera una sola volta e poi cessato, sarebbe cosa fredda e povera; ed è soprattutto in questo che dobbiamo differire dai pagani e da tutte le persone profane: cioè che la potenza di Dio ci risplenda come presente, tanto nello stato perpetuo del mondo quanto nella sua prima origine. Poiché, sebbene i pensieri degli increduli siano costretti dalla vista del cielo e della terra a elevarsi al Creatore, tuttavia la fede ha uno sguardo particolare per attribuire a Dio tutta la lode di aver creato ogni cosa (Ebrei 11:3). A questo tende ciò che abbiamo citato dall’Apostolo, cioè che è per fede che comprendiamo che il mondo è stato così ben edificato dalla parola di Dio. Infatti, se non giungiamo fino alla sua provvidenza, mediante la quale egli continua a sostenere ogni cosa, non comprenderemo rettamente che cosa significhi questo articolo: che Dio è Creatore, benché sembri che lo abbiamo impresso nella nostra mente e lo confessiamo a parole.

Il senso umano, avendo considerato la potenza di Dio come esercitata una volta per tutte nella creazione, si arresta lì; e il massimo a cui può giungere è soltanto considerare e notare la sapienza, la potenza e la bontà dell’artefice, che si offrono allo sguardo in questo grande e così nobile edificio, anche senza che ci si proponga di osservarle; poi concepisce qualche operazione generale di Dio, per conservare e governare il tutto, dalla quale dipendono ogni vigore e movimento. In breve, ritiene che ciò che Dio ha inizialmente diffuso di potenza in ogni cosa sia sufficiente a mantenere le creature nel loro stato.

Ma la fede deve andare molto oltre: deve riconoscere come governatore e custode perpetuo colui che ha conosciuto come Creatore; e non soltanto in quanto guida la macchina del mondo e tutte le sue parti con un movimento universale, ma nel sostenere, nutrire e curare ciascuna creatura, fino ai più piccoli uccelli. Perciò Davide, dopo aver detto brevemente che il mondo è stato creato da Dio, subito discende a questo ordine continuo del governare: “I cieli”, dice, “sono stati stabiliti dalla parola del Signore, e tutta la loro potenza dal soffio della sua bocca”. Poi aggiunge che Dio guarda tutti gli abitanti della terra e disperde i consigli dei popoli (Salmi 33:6, 10, 13), e altre affermazioni dello stesso tenore. Infatti, sebbene non tutti argomentino con la dovuta finezza, tuttavia, poiché non sarebbe credibile che Dio si occupasse delle vicende umane se il mondo non fosse sua opera, e poiché nessuno crede veramente che il mondo sia stato edificato da Dio senza essere al tempo stesso persuaso che egli abbia cura delle sue opere, Davide procede con buon ordine, conducendoci dall’una all’altra verità.

È vero che anche i filosofi insegnano in generale che tutte le parti del mondo traggono vigore da una segreta ispirazione di Dio, e il nostro senso naturale lo concepisce così; ma tuttavia nessuno di loro giunge a quel grado elevato al quale sale Davide e nel quale attira tutti i fedeli, quando dice: “Tutte le cose attendono da te, o Signore, che tu dia loro il cibo a suo tempo; quando tu lo dai, esse lo raccolgono; quando apri la tua mano, sono saziate di beni. Se tu nascondi il tuo volto, sono sgomente; quando ritiri il tuo spirito, vengono meno e ritornano in polvere; quando mandi il tuo spirito, sono create di nuovo e tu rinnovi la faccia della terra” (Salmi 104:27-30).

E sebbene i filosofi concordino anche con questa affermazione di san Paolo, che “in Dio viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17:28), tuttavia sono ben lontani dall’essere toccati nel vivo dal sentimento della sua grazia, quale san Paolo la predica: cioè che egli ha una cura speciale di noi, nella quale si manifesta il suo favore paterno, che il senso carnale non gusta affatto.


1:16:2 - La provvidenza di Dio contro il caso e la fortuna

Per chiarire meglio tale differenza, è da notare che la provvidenza di Dio, quale la Scrittura la propone, si oppone alla fortuna e a tutti i casi fortuiti. E poiché questa opinione è stata quasi universalmente accolta in ogni tempo, ed è ancora oggi in voga e tiene occupati gli spiriti, cioè che tutte le cose avvengano per caso, ciò che avrebbe dovuto essere ben radicato riguardo alla provvidenza di Dio non solo è stato oscurato, ma quasi del tutto sepolto.

Se qualcuno cade nelle mani dei briganti, o s’imbatte in bestie feroci; se viene gettato in mare da una tempesta; se è schiacciato dal crollo di una casa o di un albero; se un altro, vagando per deserti, trova di che rimediare alla sua fame; se, attraverso le onde del mare, è gettato in porto, scampando miracolosamente alla morte per la distanza di un solo dito, la ragione carnale attribuirà tutte queste vicende, tanto buone quanto cattive, alla fortuna. Ma tutti coloro che saranno stati ammaestrati dalla bocca di Cristo, che “i capelli del nostro capo sono tutti contati” (Matteo 10:30), cercheranno la causa più lontano e resteranno pienamente certi che gli eventi, quali che siano, sono governati dal segreto consiglio di Dio.

Quanto alle cose che non hanno anima, dobbiamo ritenere fermamente questo punto: che, sebbene Dio abbia assegnato a ciascuna la propria proprietà, tuttavia esse non possono produrre alcun effetto se non in quanto sono dirette dalla mano di Dio. Perciò esse non sono altro che strumenti, nei quali Dio fa fluire senza fine e senza cessare tanta efficacia quanta gli piace, e che applica secondo il suo beneplacito, piegandoli agli atti che egli vuole.

Non vi è tra le creature una virtù così nobile e ammirevole come quella del sole. Infatti, oltre a illuminare tutto il mondo con il suo splendore, quale grande virtù è quella di nutrire e far vegetare con il suo calore tutti gli esseri viventi, di infondere con i suoi raggi fecondità alla terra, riscaldando il seme che vi è gettato? Poi di farla verdeggiare di belle erbe, che fa crescere dando loro continuamente nuova sostanza, fino a che il grano e gli altri cereali spuntano in spighe; e così nutre tutti i semi con i suoi vapori, per condurli al fiore e dal fiore al frutto, portando ogni cosa a maturità. Quale nobiltà e virtù è pure quella di far germogliare le viti, di far spuntare le loro foglie, poi i loro fiori e infine di far loro produrre un frutto così eccellente!

Ora Dio, per riservare a sé tutta la lode di queste cose, ha voluto che prima di creare il sole vi fosse già luce nel mondo, e che la terra fosse ornata e provvista di ogni genere di erbe e di frutti (Genesi 1:3, 11). Perciò la persona fedele non considererà il sole come causa principale o necessaria di quelle cose che esistevano prima che il sole stesso fosse creato e che produce; ma lo terrà per strumento, del quale Dio si serve perché così gli piace, non già perché egli non possa, senza tale mezzo, compiere la sua opera da sé.

D’altra parte, quando leggiamo che, su richiesta di Giosuè, il sole si fermò per lo spazio di un giorno, e che in favore del re Ezechia la sua ombra retrocedette di quindici gradi (Giosuè 10:13; 2 Re 20:11), dobbiamo notare che Dio, mediante tali miracoli, ha testimoniato che il sole non è guidato da un movimento naturale in modo tale da levarsi e tramontare ogni giorno senza che egli ne abbia il supremo governo, per farlo avanzare o arrestare, affinché ci rinnovi la memoria di quel favore paterno verso di noi che ha mostrato nella creazione del mondo.

Non vi è nulla di più naturale che vedere le quattro stagioni dell’anno succedersi l’una all’altra; tuttavia, in questa successione continua vi è una tale varietà e una così grande disuguaglianza, che appare chiaramente che ogni anno, ogni mese e ogni giorno sono disposti in un modo o nell’altro da una speciale provvidenza di Dio.


1:16:3 - La potenza di Dio è attiva, efficace e governa ogni movimento particolare

E infatti il Signore si attribuisce ogni potenza, e vuole che noi riconosciamo che essa è in lui: non una potenza quale i sofisti la immaginano, vana, oziosa e quasi assopita, ma sempre vigilante, piena di efficacia e di azione; e non solo nel senso che egli sia in generale e come in modo confuso il principio del movimento delle creature (come se qualcuno, avendo una volta scavato un canale e indirizzato il corso di un’acqua a passarvi dentro, la lasciasse poi scorrere da sé), ma nel senso che egli governa e dirige senza cessare tutti i movimenti particolari. Infatti, che Dio sia riconosciuto onnipotente non significa che egli possa fare ogni cosa e tuttavia resti in riposo, o che mediante un’ispirazione generale continui l’ordine della natura così come lo ha disposto all’inizio; ma piuttosto che, governando il cielo e la terra con la sua provvidenza, egli dispone tutte le cose in modo tale che nulla avviene se non come egli ha determinato nel suo consiglio (Salmi 115:3). Poiché quando nel Salmo si dice che egli fa tutto ciò che vuole, questo va inteso di una volontà certa e di un proposito deliberato.

Ed infatti sarebbe una fantasia povera esporre le parole del profeta secondo la dottrina dei filosofi, cioè che Dio è il primo motore, in quanto è il principio e la causa di ogni movimento; mentre invece questa è una vera consolazione, mediante la quale i fedeli addolciscono il loro dolore nelle avversità: cioè che essi non soffrono nulla se non per l’ordinanza e il comando di Dio, poiché sono sotto la sua mano. Ora, se il governo di Dio si estende così a tutte le sue opere, è una cavillazione puerile volerlo racchiudere e limitare nell’influsso e nel corso della natura. E certamente tutti coloro che restringono in limiti così angusti la provvidenza di Dio, come se egli lasciasse tutte le creature andare liberamente secondo il corso ordinario della natura, sottraggono a Dio la sua gloria e si privano di una dottrina che sarebbe loro assai utile; poiché non vi è nulla di più miserabile dell’uomo, se fosse così che i movimenti naturali del cielo, dell’aria, della terra e delle acque avessero il loro corso libero contro di lui. Inoltre, sostenendo tale opinione, si sminuisce in modo assai indegno la singolare bontà di Dio verso ciascuno.

Davide esclama che i piccoli bambini, ancora al seno della madre, hanno abbastanza eloquenza per predicare la gloria di Dio (Salmi 8:3); vale a dire, poiché appena usciti dal grembo e venuti al mondo, trovano il nutrimento che è loro preparato da una provvidenza dall’alto. Confesso bene che ciò è naturale e generale; tuttavia dobbiamo considerare e contemplare ciò che l’esperienza mostra con tutta evidenza: che tra le madri alcune hanno le mammelle piene e ben fornite di latte, mentre altre sono quasi secche, secondo che a Dio piace nutrire un bambino più abbondantemente e un altro più scarsamente.

Ora, coloro che attribuiscono rettamente a Dio la lode di Onnipotente ricavano da ciò un duplice frutto. Primo, poiché egli ha facoltà più che sufficiente di fare il bene, dato che il cielo e la terra sono sotto il suo possesso e dominio, e tutte le creature dipendono dal suo beneplacito per sottomettersi a lui in obbedienza. Secondo, poiché ci si può riposare con piena sicurezza sotto la sua protezione, dal momento che tutte le cose che potrebbero nuocere, da qualunque parte provengano, sono soggette alla sua volontà; che Satana, con tutta la sua furia e con tutto il suo apparato, è trattenuto dalla volontà di Dio come da una briglia; e che ciò che potrebbe opporsi alla nostra salvezza è sottoposto al suo comando.

E non si deve pensare che vi sia altro mezzo per correggere o placare gli spaventi e i timori eccessivi e superstiziosi che facilmente concepiamo quando i pericoli si presentano o quando li immaginiamo. Dico che siamo timorosi in modo superstizioso, quando, se le creature ci minacciano o ci presentano qualche spavento, le temiamo come se avessero da se stesse qualche potere di nuocere, o come se ci potesse venire qualche danno per caso fortuito, o come se Dio non fosse sufficiente ad aiutarci contro di esse. Così, per esempio, il profeta proibisce ai figli di Dio di temere le stelle e i segni del cielo, come fanno gli increduli (Geremia 10:2). Certamente egli non condanna ogni timore; ma poiché gli infedeli trasferiscono il governo del mondo da Dio alle stelle, immaginano che tutta la loro buona o cattiva sorte dipenda da esse e non dalla volontà di Dio. Così, invece di temere Dio, temono le stelle, i pianeti e le comete.

Pertanto, chi vorrà evitare questa incredulità, si ricordi sempre che la potenza, l’azione o il movimento che hanno le creature non è qualcosa che vada errando e vagando a loro piacere; ma che Dio, con il suo consiglio segreto, governa ogni cosa in modo tale che nulla avviene che egli stesso non abbia determinato con il suo sapere e la sua volontà.


1:16:4 - La provvidenza di Dio è attuale e particolare, non solo universale

Pertanto, questo sia innanzitutto ben risolto: che quando si parla della provvidenza di Dio, questo termine non significa che, stando ozioso in cielo, egli osservi ciò che accade sulla terra; ma piuttosto che egli è come un pilota di nave, che tiene il timone per dirigere tutti gli eventi. Così questo termine si estende tanto alla sua mano quanto ai suoi occhi: vale a dire che egli non solo vede, ma ordina anche ciò che vuole sia fatto. Infatti, quando Abramo disse a suo figlio: “Dio provvederà” (Genesi 22:8), non intendeva attribuirgli soltanto la conoscenza di ciò che doveva avvenire, ma affidargli la cura della difficoltà in cui si trovava, poiché è proprio ufficio di Dio dare esito alle cose confuse. Ne segue che la provvidenza di Dio è attuale, come si dice.

Poiché coloro che si attaccano a una prescienza nuda e priva di efficacia sono troppo stolti e leggeri. L’errore di coloro che attribuiscono a Dio un governo generale e confuso è meno grave, poiché confessano che Dio mantiene il mondo e tutte le sue parti nel loro essere, ma solo mediante un movimento naturale, senza dirigere in particolare ciò che avviene; tuttavia anche questo errore non è affatto sopportabile. Infatti essi dicono che, mediante questa provvidenza che chiamano universale, nessuna creatura è impedita dal volgere qua e là come a caso, né l’uomo dall’indirizzarsi e guidarsi con il suo libero arbitrio dove gli piace.

Ecco come dividono le cose tra Dio e l’uomo: Dio ispira con la sua potenza all’uomo il movimento naturale, affinché egli abbia vigore per applicarsi a ciò che la sua natura richiede; e l’uomo, avendo tale facoltà, governa con il proprio consiglio e la propria volontà tutto ciò che fa. In breve, immaginano che il mondo e gli uomini, con le loro vicende, siano mantenuti dalla potenza di Dio, ma che non siano governati secondo ciò che egli ordina e dispone.

Lascio qui da parte gli epicurei (di cui il mondo è sempre stato pieno), i quali nelle loro fantasticherie pensano che Dio sia ozioso e come un buono a nulla; e anche gli altri visionari che un tempo hanno cianciato che Dio governi in modo tale al di sopra, nel mezzo dell’aria, da lasciare ciò che è al di sotto alla fortuna. Poiché le creature stesse, che non hanno né bocca né linguaggio, gridano abbastanza forte contro una stoltezza così enorme. La mia intenzione è soltanto di riprovare l’opinione, troppo comune, che attribuisce a Dio un movimento incerto, confuso e quasi cieco, e nel contempo gli sottrae ciò che è principale: cioè che, mediante la sua sapienza incomprensibile, egli dirige e dispone tutte le cose verso quel fine che gli piace. Infatti tale opinione non merita in alcun modo di essere accolta, poiché fa di Dio governatore del mondo solo di nome e non di fatto, togliendogli la cura e l’ufficio di ordinare ciò che deve essere fatto.

Poiché, vi prego, che cosa significa avere autorità per governare, se non presiedere in modo tale che le cose su cui si presiede siano guidate da un ordine stabilito mediante un certo consiglio? Non riprovo del tutto ciò che si dice della provvidenza universale di Dio, purché d’altra parte mi sia anche concesso questo: che il mondo è governato da Dio non solo perché egli mantiene nell’essere il corso della natura così come l’ha stabilito una volta per tutte, ma perché egli ha una cura particolare di ciascuna creatura. È vero che tutte le specie hanno una qualche guida segreta, secondo quanto il loro naturale richiede, come se obbedissero a uno statuto perpetuo al quale Dio le ha vincolate; e così ciò che Dio ha una volta decretato procede e segue il suo corso come per un’inclinazione volontaria.

A questo si può riferire la parola del nostro Signore Gesù, che egli e il Padre sono sempre all’opera fin dal principio; e anche quanto dice san Paolo: “Noi viviamo in Dio, e in lui abbiamo il movimento e l’essere”. Così pure ciò che l’Apostolo scrive nell’Epistola agli Ebrei, quando, volendo provare la divinità di Gesù Cristo, dice che tutte le cose sono sostenute dalla sua potente parola (Giovanni 5:17; Atti 17:28; Ebrei 1:3).

Ma è cosa perversa voler, sotto tali apparenze, nascondere e oscurare la provvidenza speciale di Dio, la quale ci è così chiaramente mostrata da testimonianze della Scrittura certe e manifeste, che è sorprendente come qualcuno possa dubitarne. E infatti coloro che stendono un tale velo per nasconderla sono costretti alla fine ad aggiungere, come per correzione, che molte cose si fanno per una cura particolare di Dio; ma sbagliano nel restringere ciò ad alcuni atti particolari.

Pertanto dobbiamo affermare che Dio ha una tale sovrintendenza nel disporre tutti gli eventi, che tutto ciò che avviene procede in modo tale da ciò che egli ha determinato nel suo consiglio, che nulla accade per caso o per avventura.


1:16:5 - La provvidenza di Dio si manifesta anche negli eventi che appaiono irregolari e fortuiti

Se ammettiamo che il principio di ogni movimento è in Dio, e tuttavia che tutte le cose si muovano o di loro spontanea volontà, o a caso, secondo l’inclinazione che le sospinge, allora le rivoluzioni del giorno e della notte, dell’inverno e dell’estate, saranno opere di Dio, in quanto egli ha assegnato a ciascuna stagione il suo corso e ha imposto loro certe leggi. E questo sarebbe vero se i giorni succedessero alle notti, i mesi venissero l’uno dopo l’altro e parimenti gli anni conservassero sempre una stessa misura e un’uguale regolarità. Ma quando talvolta calori veementi e siccità bruciano tutti i frutti della terra, un’altra volta piogge che giungono fuori stagione corrompono e guastano le sementi, quando grandini e tempeste spazzano via tutto ciò che incontrano, ciò non sarebbe reputato opera di Dio, se non si dicesse che, per costellazioni o altre cause naturali, tanto le nubi quanto il bel tempo, il freddo e il caldo sopraggiungono. In questo modo, però, non si lascerebbe alcun posto né alla bontà e al favore paterno di Dio, né ai suoi giudizi.

Se coloro contro i quali discuto dicono che Dio si mostra abbastanza liberale verso il genere umano distillando una forza ordinaria nel cielo e nella terra, per provvederci di alimenti, questa è una fantasticheria troppo insipida e profana; poiché è come se negassero che la fertilità di un anno sia una benedizione singolare di Dio, e che la sterilità e la fame siano la sua maledizione e vendetta. Ma poiché sarebbe troppo lungo raccogliere tutte le ragioni per respingere questo errore, ci basti l’autorità di Dio. Egli dichiara spesso nella Legge e per mezzo dei Profeti che, bagnando la terra con rugiade e piogge, testimonia così la sua grazia; al contrario, che è per suo comando che il cielo si indurisce, che i frutti sono mangiati e consumati da brine e altre corruzioni; e che, tutte le volte che vigne, campi e prati sono percossi da grandini e tempeste, ciò è pure testimonianza di qualche punizione speciale che egli esercita.

Se questo ci è ben persuaso, è altrettanto certo che non cade una sola goccia di pioggia senza che egli l’abbia ordinata in particolare. Davide magnifica la provvidenza generale di Dio, nel dire che egli nutre i piccoli corvi che lo invocano (Salmi 147:9); ma quando Dio minaccia di fame tutte le bestie, non dichiara forse abbastanza chiaramente che per un tempo nutre più liberalmente tutti gli animali, e poi in seguito più scarsamente, secondo il suo beneplacito? È una stoltezza puerile (come ho già detto) restringere questo a pochi atti particolari, dal momento che Gesù Cristo pronuncia senza alcuna eccezione che non vi è uccelletto di così piccolo valore che cada a terra senza la volontà di Dio suo Padre (Matteo 10:29). Certamente, se il volo degli uccelli è diretto dal consiglio infallibile di Dio, bisogna confessare con il Profeta che egli abita così in alto, e tuttavia si degna di abbassarsi per vedere tutto ciò che avviene in cielo e sulla terra (Salmi 113:5-6).


1:16:6 - La provvidenza di Dio riguarda in modo particolare la vita e il destino delle persone

Ma poiché sappiamo che il mondo è stato creato principalmente a causa del genere umano, dobbiamo sempre tendere a questo fine quando parliamo della provvidenza di Dio: cioè sapere quale cura egli ha di noi. Il profeta Geremia proclama ad alta voce: “Io so, Signore, che la via dell’uomo non è in suo potere, e che non spetta all’uomo dirigere i suoi passi”. Parimenti Salomone: “I passi dell’uomo sono diretti dal Signore: come potrà dunque l’uomo comprendere la sua via?” (Geremia 10:23; Proverbi 20:24).

Ora, che coloro contro i quali discuto vengano a dire che l’uomo ha il suo movimento naturale dall’inclinazione della sua natura, ma che lo volge qua e là dove gli piace. Poiché, se ciò fosse vero, l’uomo avrebbe nelle sue mani la disposizione delle sue vie. Se essi lo negano, perché egli non può fare nulla senza la potenza di Dio, io replico al contrario che, poiché è chiaro che Geremia e Salomone attribuiscono a Dio non solo una tale forza da cui siamo formati, ma anche il consiglio, il decreto e una determinata decisione di ciò che deve avvenire, essi non potranno mai districarsi senza che la Scrittura sia loro contraria.

Salomone, in un altro luogo, riprende molto bene questa temerarietà degli uomini, i quali, senza aver riguardo a Dio, come se non fossero guidati dalla sua mano, si propongono un fine secondo ciò che viene loro in mente: “L’uomo”, dice, “fa i suoi progetti nel cuore, ma dal Signore viene la risposta della lingua” (Proverbi 16:1); come se dicesse che è una follia fin troppo ridicola che un povero uomo deliberi di fare ogni cosa senza Dio, non potendo nemmeno pronunciare una parola se non in quanto gli è concesso.

Inoltre, la Scrittura, per esprimere meglio che nulla avviene senza Dio e la sua predestinazione, gli assoggetta anche quelle cose che sembrano essere le più fortuite. Quale evento si potrà trovare più casuale di quando un ramo cade da un albero su un passante e lo uccide? Eppure Dio ne parla ben diversamente, affermando che egli ha consegnato quell’uomo alla morte (Esodo 21:13). Chi non dirà che il sorteggio sia esposto al caso? E tuttavia Dio non permette che se ne parli così, dicendo che l’esito e il giudizio gli appartengono. Egli non dice semplicemente che è per la sua potenza che i lotti o le pallottole sono gettati nel vaso e ne sono tratti fuori; ma si riserva ciò che piuttosto si sarebbe potuto attribuire al caso, cioè che egli dirige i lotti secondo il suo piacere. A questo si accorda quanto dice Salomone: “Il povero e il ricco si incontrano, e il Signore illumina gli occhi di entrambi” (Proverbi 22:2). Con queste parole egli intende che, sebbene i ricchi siano mescolati tra i poveri nel mondo, tuttavia, quando Dio assegna la condizione a ciascuno, non agisce alla cieca o a caso, poiché illumina gli uni e gli altri; e così esorta i poveri alla pazienza, poiché coloro che non si accontentano del loro stato cercano, per quanto sta in loro, di scuotere il giogo che Dio ha imposto loro.

Parimenti, un altro profeta riprende le persone profane che attribuiscono all’industria degli uomini o al caso il fatto che alcuni restino nel fango mentre altri sono elevati a onori e dignità: “Non è dall’oriente, né dall’occidente, né dal deserto che vengono le esaltazioni” (Salmi 75:7); poiché è Dio che ne dispone come giudice: è lui che abbassa, ed è lui che innalza. In ciò egli conclude che, poiché Dio non può essere spogliato del suo ufficio di giudice, è per il suo consiglio segreto che alcuni sono avanzati e altri restano disprezzati.


1:16:7 - Gli eventi particolari attestano la provvidenza speciale di Dio su tutte le creature

Anzi, dico che gli eventi particolari sono testimonianze, in generale, della provvidenza singolare di Dio. Mosè racconta che Dio fece soffiare un vento del Mezzogiorno nel deserto, che portò una quantità infinita di quaglie (Numeri 11:31). Si dice anche che, volendo far gettare Giona in mare, egli inviò un grande turbine e tempesta (Giona 1:4). Coloro che non pensano che Dio tenga il timone del mondo diranno che ciò avvenne fuori dell’uso comune; ma io ne deduco che nessun vento si leva mai senza un comando speciale di Dio.

E infatti la dottrina del Profeta non sarebbe altrimenti vera, quando dice che egli fa dei venti i suoi messaggeri e dei fuochi ardenti i suoi servitori (Salmi 104:4); che fa delle nubi i suoi carri e che cavalca sulle ali dei venti, se egli non conducesse tanto le nubi quanto i venti secondo il suo piacere, e non vi mostrasse una singolare presenza della sua potenza. Così pure altrove siamo ammaestrati che, ogniqualvolta il mare si turba per l’impeto dei venti, tale mutamento significa una presenza speciale di Dio: “Egli comanda”, dice il Profeta, “e suscita venti tempestosi, e fa montare in alto la schiuma delle onde del mare; poi arresta la tempesta e la fa tacere, e fa cessare i flutti per coloro che navigano” (Salmi 107:25, 29). Come anche Dio stesso altrove annuncia che ha castigato il popolo con venti brucianti (Amos 4:9; Aggeo 1:11).

Secondo questo, sebbene vi sia naturalmente negli esseri umani una forza di generare, tuttavia, nel fatto che alcuni sono privati di discendenza e altri ne hanno in abbondanza, Dio vuole che si riconosca che ciò procede dalla sua grazia speciale; come è detto nel Salmo che il frutto del grembo è dono di Dio (Salmi 127:3). Perciò Giacobbe diceva a Rachele sua moglie: “Sono forse io al posto di Dio, per darti figli?” (Genesi 30:2).

Per concludere su questo punto: non vi è nulla di più ordinario in natura del fatto che siamo nutriti di pane; eppure lo Spirito dichiara che non solo il prodotto della terra è un dono speciale di Dio, ma aggiunge anche che l’uomo non vive di solo pane (Deuteronomio 8:3), poiché non è sostentato dal saziarsi, ma dalla benedizione segreta di Dio; e al contrario minaccia che egli spezzerà il bastone o sostegno del pane (Isaia 3:1). E infatti non potremmo, in verità, usare questa richiesta: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, se Dio non ci nutrisse con la sua mano paterna.

Pertanto il Profeta, volendo persuadere bene i fedeli che Dio, nel nutrirli, esercita l’ufficio di un buon padre di famiglia, avverte che egli dà cibo a ogni carne (Salmi 136:25). In somma, quando udiamo da un lato che è detto: “Gli occhi del Signore sono sui giusti e le sue orecchie alle loro preghiere”, e dall’altro lato: “L’occhio del Signore è sui malvagi per cancellarne la memoria dalla terra” (Salmi 34:16-17), sappiamo che tutte le creature, in alto e in basso, sono prontamente disposte al suo servizio, affinché egli le applichi all’uso che vuole; da ciò dobbiamo ricavare che non vi è soltanto una provvidenza generale di Dio per continuare l’ordine naturale nelle sue creature, ma che esse tutte sono dirette dal suo consiglio mirabile e assegnate ai loro fini.


1:16:8 - Non “fato” stoico, ma governo attuale di Dio: contro fortuna e caso

Coloro che vogliono rendere odiosa questa dottrina calunniano che essa sarebbe la fantasia degli Stoici, secondo cui tutte le cose avvengono per necessità. Questo rimprovero è stato mosso anche a sant’Agostino. Quanto a noi, sebbene non amiamo disputare sulle parole, tuttavia non accettiamo quel vocabolo di cui usavano gli Stoici, cioè “Fato”: tanto perché è del numero di quei termini dei quali san Paolo insegna a fuggire la vanità profana (1 Timoteo 6:20), quanto anche perché i nostri avversari cercano, mediante l’odio del nome, di rendere gravosa la verità di Dio.

Quanto poi all’opinione, è falsamente e maliziosamente che ci viene attribuita. Poiché noi non immaginiamo una necessità racchiusa nella natura mediante una congiunzione perpetua di tutte le cose, come facevano gli Stoici; ma costituiamo Dio come signore e moderatore di ogni cosa, il quale, diciamo, fin dal principio ha determinato secondo la sua sapienza ciò che doveva fare, e ora esegue con la sua potenza tutto ciò che ha deliberato. Da ciò concludiamo che non solo il cielo e la terra, e tutte le creature insensibili, sono governati dalla sua provvidenza, ma anche i consigli e la volontà degli esseri umani: in modo tale che egli li dirige al fine che si è proposto.

“Che dunque?”, dirà qualcuno, “non si fa nulla per caso o per avventura?” Rispondo che ciò è stato detto molto bene da Basilio il Grande, quando scrisse che Fortuna e Avventura sono parole dei pagani, e che il loro significato non deve entrare in un cuore fedele. Poiché se ogni prosperità è benedizione di Dio e l’avversità è la sua maledizione, non resta più alcun posto alla fortuna in tutto ciò che avviene alle persone.

Inoltre, le parole di sant’Agostino devono muoverci. “Mi dispiace”, dice, “che nel libro che ho scritto contro gli Accademici io abbia così spesso nominato Fortuna; sebbene con questo nome io non abbia inteso qualche dea, come i pagani, ma l’evento fortuito delle cose, come nel linguaggio comune diciamo: forse, per avventura; tuttavia bisogna ricondurre ogni cosa alla provvidenza di Dio. E questo io stesso non l’ho dissimulato, dicendo: la fortuna, come comunemente si chiama, è forse guidata da un governo nascosto; e chiamiamo soltanto fortuna ciò che accade senza che la causa e la ragione ci appaiano. Ora, sebbene io abbia detto questo, tuttavia mi pento di aver usato in quel libro il termine Fortuna, poiché vedo che gli uomini hanno una pessima abitudine: invece di dire ‘Dio ha voluto così’, dicono ‘La fortuna ha voluto così’”.

In breve, quel santo dottore insegna dappertutto che, se si lascia qualcosa alla fortuna, il mondo sarà rivoltato e trascinato alla cieca. E sebbene egli insegni talvolta che alcune cose si fanno in parte per il libero arbitrio dell’uomo e in parte per l’ordinanza di Dio, tuttavia mostra bene che le persone sono soggette a tale ordinanza e da essa sono dirette. Poiché egli pone questo principio: che non vi è nulla più irragionevole che stimare che qualcosa avvenga se non come Dio l’ha decretato; altrimenti tutto accadrebbe alla cieca. Con questo argomento egli esclude tutto ciò che potrebbe essere mutato dal lato delle persone; e subito dopo, ancor più chiaramente, dice che non è lecito cercare la causa della volontà di Dio.

Ora, quando egli usa questa parola “Permesso”, risulta chiarissimo, da un passo, come egli la intenda, dicendo che la volontà di Dio è la prima causa e sovrana di tutte le cose, poiché nulla avviene senza la sua volontà o permesso. Egli non si fabbrica un Dio che riposi in qualche alta torre per osservare, volendo permettere questo o quello, poiché gli attribuisce una volontà attuale, la quale non potrebbe essere reputata causa se egli non decretasse ciò che vuole.


1:16:9 - Gli eventi sono fortuiti per noi, ma determinati dal consiglio segreto di Dio

Tuttavia, poiché la lentezza del nostro intelletto è ben lontana dal poter salire fino all’altezza della provvidenza di Dio, per sollevarlo occorre qui introdurre una distinzione. Dico dunque che, sebbene tutte le cose siano guidate dal consiglio di Dio, tuttavia esse ci appaiono fortuite. Non già che noi riteniamo che la fortuna domini sulle persone, per volgere temerariamente in alto e in basso tutte le cose (poiché una tale fantasticheria deve essere ben lontana da un cuore cristiano), ma perché, nelle cose che avvengono, l’ordine, la ragione, il fine e la necessità sono il più delle volte nascosti nel consiglio di Dio e non possono essere compresi dall’opinione umana; così le cose che sappiamo con certezza provenire dalla volontà di Dio ci risultano quasi fortuite, poiché, considerate nella loro natura o valutate secondo il nostro giudizio e la nostra conoscenza, non mostrano altra apparenza.

Per fare un esempio, supponiamo il caso che un mercante, entrato in una foresta con buona e sicura compagnia, si smarrisca e cada in una brigantata, dove i ladri gli tagliano la gola: la sua morte non era soltanto prevista da Dio, ma era decretata nella sua volontà. Infatti non è detto soltanto che egli abbia previsto fino a che punto si estenda la vita di ciascuno, ma che egli ne ha stabilito e fissato i limiti, che non possono essere oltrepassati (Giobbe 14:5). Tuttavia, per quanto la concezione del nostro intelletto possa afferrare, tutte le cose appaiono fortuite in una tale morte. Che cosa penserà qui una persona cristiana? Certamente la considererà fortuita nella sua natura, ma non dubiterà che la provvidenza di Dio abbia presieduto nel guidare la fortuna al suo fine.

Lo stesso vale per gli eventi futuri. Poiché tutte le cose a venire ci sono incerte, le teniamo in sospeso, come se potessero accadere in un modo o in un altro. Ciò nonostante, resta fermo nel nostro cuore che non avverrà nulla che Dio non abbia ordinato. E in questo senso il nome di “evento” è spesso ripetuto nell’Ecclesiaste, poiché a prima vista le persone non possono giungere alla prima causa, che è loro profondamente nascosta. Tuttavia, ciò che la Scrittura ci mostra della provvidenza segreta di Dio non è mai stato così cancellato dal cuore umano, che non ne sia sempre rimasto qualche residuo a scintillare in mezzo alle tenebre.

Persino gli indovini dei Filistei, sebbene vacillino nel dubbio, non potendo determinare con sicurezza ciò che viene loro richiesto, attribuiscono nondimeno l’avversità in parte a Dio e in parte alla fortuna: “Se l’arca”, dicono, “passa per quella via, sapremo che è Dio che ci ha afflitti; se prende un’altra direzione, allora ci è capitata una disgrazia” (1 Samuele 6:9). È davvero una grande follia, se la loro divinazione li inganna, ricorrere alla fortuna; tuttavia vediamo che sono in tal modo costretti a non osare credere semplicemente che la loro sventura sia del tutto fortuita.

Del resto, come Dio pieghi e volga qua e là tutti gli eventi con la briglia della sua provvidenza, ci apparirà da un esempio notevole. Ecco: proprio nel momento in cui Davide era stato sorpreso e circondato dagli uomini di Saul nel deserto di Maon, i Filistei si precipitano nel paese d’Israele, cosicché Saul è costretto a ritirarsi per soccorrere la sua terra (1 Samuele 23:26-27). Se Dio, ponendo tale impedimento a Saul, ha voluto provvedere alla salvezza del suo servo Davide, sebbene i Filistei abbiano improvvisamente preso le armi e oltre ogni aspettativa umana, nondimeno non diremo che ciò sia avvenuto per caso; ma ciò che a noi sembra un accidente, la fede lo riconosce come una guida segreta di Dio.

Non appare una ragione simile in ogni cosa; tuttavia bisogna tenere per certo che tutte le rivoluzioni che si vedono nel mondo provengono dal movimento segreto della mano di Dio. Inoltre, è così necessario che ciò che Dio ha ordinato avvenga, che tuttavia ciò che si fa non è necessario in modo assoluto né per sua natura; e di questo si presenta un esempio familiare: poiché Gesù Cristo ha assunto un corpo simile al nostro, nessuna persona di senno negherà che le sue ossa fossero fragili; e tuttavia era impossibile che fossero spezzate. Ecco come ciò che in sé potrebbe avvenire in un modo o in un altro è determinato in un modo preciso dal consiglio di Dio; da ciò vediamo ancora una volta che queste distinzioni non sono state inventate senza motivo: vale a dire che vi è una necessità semplice o assoluta, e una necessità secondo un certo riguardo; parimenti, una necessità della conseguenza e una necessità di ciò che segue. Infatti, che le ossa del Figlio di Dio non potessero essere spezzate deriva dal fatto che Dio le aveva esentate; e così ciò che naturalmente avrebbe potuto accadere in un senso o nell’altro è stato ristretto alla necessità del consiglio di Dio.


Riassunto del Capitolo 1:16