Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 1 - Cap. 18

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro I

Capitolo XVIII

Dio si serve in tal modo dei malvagi e piega i loro cuori a eseguire i suoi giudizi, che tuttavia rimane puro da ogni macchia e contaminazione

1:18:1 – Dio governa anche l’operare dei malvagi senza contaminarsi del loro male

Qui sorge una questione molto più difficile che negli altri passi, dove è detto che Dio piega, volge o trae a suo piacere i reprobi. Poiché il senso carnale non comprende come possa avvenire che, operando per mezzo loro, Egli non tragga alcuna contaminazione dai loro vizi; anzi, come in un’opera comune Egli sia esente da ogni colpa e tuttavia punisca giustamente i suoi ministri. Ed è su questo che si è forgiata la distinzione tra Fare e Permettere: perché questo nodo è sembrato indissolubile, dire che Satana e tutti gli empi siano talmente nella mano di Dio che Egli indirizzi la loro malizia a quel fine che gli piace, e si serva dei loro crimini e malefici per eseguire i suoi giudizi.

Ora, forse la modestia di coloro che restano sconcertati dall’apparenza di assurdità che vi trovano sarebbe da scusare, se non tentassero di sostenere la giustizia di Dio con false scuse e colori di menzogna. Essi giudicano cosa irragionevole che un uomo, per il volere e decreto di Dio, sia accecato per poi essere punito del suo accecamento; perciò prendono questa via di fuga, che ciò non avviene per il volere di Dio, ma per la sua sola permissione.

Ora Dio, pronunciando alto e chiaro che è Lui, respinge un tale sotterfugio. Che gli uomini non facciano nulla se non per il segreto consenso di Dio, e che per quanto si agitino e si diano da fare deliberando, non possano oltrepassare ciò che Egli ha determinato in se stesso, è provato da testimonianze chiare e infinite. Ciò che abbiamo sopra citato dal Salmo, che Dio fa tutto ciò che vuole, si estende senza dubbio a tutte le azioni umane. Se Dio, come è scritto là, è colui che dispone la pace e le guerre, senza alcuna eccezione, chi oserà dire che gli uomini si scaglino alla rinfusa, con un’impetuosità confusa, senza che Egli lo sappia o senza che vi si ingerisca? Ma esempi particolari ci daranno qui maggiore chiarezza.

Sappiamo dal primo capitolo di Giobbe che Satana si presenta davanti a Dio, così come gli Angeli, per udire ciò che gli sarà comandato. Certo in modo diverso e con fine del tutto altro; ma comunque sia, ciò mostra che non può tentare nulla se non per il volere di Dio. Sembra poi che egli non ottenga che una permissione nuda e semplice di affliggere il santo uomo; ma poiché questa sentenza è vera: Il Signore aveva dato, il Signore ha tolto, sia fatto come è piaciuto al Signore (Giobbe 1:21), dobbiamo concludere che Dio è stato l’autore di questa prova, della quale Satana e i briganti sono stati ministri. Satana si sforza di incitare Giobbe alla disperazione, a una furia contro Dio; i Sabei sono mossi da crudeltà e da malvagia avarizia per rubare e saccheggiare i beni altrui; Giobbe riconosce che è Dio che lo ha spogliato di tutti i suoi beni, e che è impoverito perché Dio lo ha così voluto.

Così, per quanto tramino gli uomini o anche il diavolo, tuttavia Dio tiene il chiodo del timone per volgere i loro sforzi a eseguire i suoi giudizi. Come quando vuole che il re incredulo Acab sia ingannato, Satana gli offre il suo servizio a ciò, ed è mandato con espresso comando di essere spirito di menzogna e di inganno nella bocca di tutti i profeti (1 Re 22:20 e seguenti). Se l’accecamento e l’illusione di Acab sono un giudizio di Dio, la fantasticheria della permissione svanisce. Poiché sarebbe un gioco ridicolo che un giudice si limitasse a permettere, senza decretare ciò che deve essere fatto e senza comandare ai suoi ufficiali l’esecuzione della sua sentenza. L

’intenzione dei Giudei è di mettere Cristo a morte; Pilato e i suoi soldati compiacciono e obbediscono al furore di questo popolo; tuttavia i discepoli, in quella solenne preghiera che Luca riferisce, confessano che tutti i malvagi non hanno fatto altro se non ciò che la mano e il consiglio di Dio avevano determinato, come già prima Pietro aveva mostrato che Gesù Cristo era stato consegnato a morte per la provvidenza e il consiglio stabilito di Dio (Atti 4:28; 2:23). Come se dicesse che Dio, al quale nulla è mai stato nascosto, di suo sapere e di sua volontà aveva stabilito ciò che i Giudei hanno eseguito; come lo conferma ancora altrove: Dio, che aveva predetto per mezzo dei suoi Profeti che Gesù Cristo sarebbe stato crocifisso, lo ha così adempiuto (Atti 3:18).

Assalonne, contaminando il letto di suo padre con incesti, commette un delitto detestabile; tuttavia Dio pronuncia che è opera sua. Poiché queste sono le parole che usa parlando a Davide: Tu hai commesso adulterio in segreto, e io ti renderò la tua ricompensa pubblicamente, e davanti al sole lo farò (2 Samuele 16:22; 12:12). Geremia pronuncia anche che tutti gli eccessi che commettono i Caldei in Giudea, e tutta la crudeltà che esercitano, sono opera di Dio (Geremia 50:25). Per questa ragione Nabucodonosor è chiamato servitore di Dio, per quanto sia un tiranno; anzi in tutta la Scrittura è detto che Dio, fischiando o al suono della tromba, per suo comando e autorità raduna gli empi per guerreggiare sotto la sua insegna, come se avesse soldati al suo soldo. Chiama il re d’Assiria verga della sua ira, e l’ascia che maneggia con la sua mano; chiama di nuovo la distruzione di Gerusalemme e del santo tempio opera sua (Isaia 10:5; 5:26; 19:25). E non è per mormorare contro la sua maestà che Davide dice delle maledizioni di Scimei: Lasciatelo fare, poiché Dio glielo ha comandato; ma piuttosto lo riconosce giusto giudice (2 Samuele 16:10). Spesso la storia sacra ci avverte che tutti i casi che si chiamano fortuiti procedono da Dio, come la rivolta delle dieci tribù, la morte dei figli di Eli, e simili (1 Re 11:31; 1 Samuele 2:34). Coloro che sono mediamente esercitati nella Scrittura vedono bene che, di una grande quantità di testimonianze, ne produco solo un piccolo numero, studiandomi di essere breve. Tuttavia questo poco mostrerà chiaramente che coloro che sostituiscono una permissione nuda al posto della provvidenza di Dio, come se Egli stesse seduto o coricato ad attendere ciò che deve avvenire, non fanno che scherzare: poiché in tal modo i suoi giudizi dipenderebbero dalla volontà degli uomini.


1:18:2 – Dio muove interiormente i cuori e gli affetti degli uomini

Quanto alle affezioni e ai movimenti che Dio ispira, ciò che Salomone afferma del cuore dei re, che Dio, avendoli nella sua mano, li volge dove gli piace (Proverbi 21:1), si estende senza dubbio a tutto il genere umano; e vale quanto se avesse detto che Dio indirizza tutto ciò che concepiamo per ispirazione segreta a quel fine che Egli vuole. E infatti, se Egli non operasse interiormente nei cuori degli uomini, ciò che la Scrittura insegna non sarebbe vero, cioè che Egli toglie la lingua a coloro che parlano bene, e la prudenza agli anziani (Ezechiele 7:26); che priva d’intendimento i governatori della terra, affinché si smarriscano a torto e a traverso (Levitico 26:36; Salmi 107:40). A questo si riferisce ciò che si legge in molti passi, che gli uomini sono attoniti secondo che i loro cuori sono presi dal timore di Dio. Così Davide uscì dal campo di Saul senza che nessuno ne sapesse nulla, perché un sonno mandato da Dio li aveva tutti oppressi (1 Samuele 26:12).

Ma non si potrebbe desiderare nulla di più chiaro di quando Egli pronuncia tante volte che acceca gli intendimenti umani e li colpisce di frenesia, che li inebria di spirito di stupidità, che li rende insensati e indurisce i loro cuori (Romani 1:26; 11:8). Molti rimandano questi passi alla permissione, come se Dio, abbandonando i reprobi, permettesse che Satana li accecasse; ma poiché lo Spirito Santo esprime che tale accecamento e durezza provengono dal giusto giudizio di Dio, questa soluzione è troppo frivola. È detto che Dio ha indurito il cuore di Faraone; ugualmente che lo ha appesantito e fortificato per essere ostinato (Esodo 8:15).

Coloro che non vogliono acquiescere a questa dottrina usano una cavillazione sciocca e senza grazia: cioè che, quando altrove è detto che Faraone ha indurito il suo cuore, la sua volontà è posta come prima causa dell’indurimento, come se queste due cose non si accordassero benissimo, sebbene in maniere diverse: cioè che l’uomo, essendo spinto da Dio, non cessa tuttavia di essere mosso dalla sua volontà e di muoversi qua e là. Ora ritorno contro di loro ciò che allegano. Poiché se Indurire non significasse che una permissione nuda, il movimento di ribellione non sarebbe in Faraone; perché Dio avrebbe semplicemente permesso che fosse indurito. Ora quanto fredda sarebbe una tale glossa, spiegare che Faraone ha così sofferto di ricevere tale indurimento? Ma ancora la Scrittura tronca tali sotterfugi dicendo: Io terrò il suo cuore. Lo stesso vale per gli abitanti della terra di Canaan. Poiché Mosè dice che essi presero le armi per guerreggiare, perché Dio aveva rafforzato i loro cuori (Esodo 4:21; Giosuè 11:20).

A ciò si accorda l’altra testimonianza del Salmo che Dio ha volto i loro cuori per far loro odiare il suo popolo. Per la stessa ragione Dio dice in Isaia che manderà gli Assiri contro il popolo che gli è stato infedele, e comanderà loro di rapire bottino e saccheggiare spoglie (Salmi 105:25; Isaia 10:10): non perché li istruisca a essergli docili, ma perché doveva piegarli a eseguire i suoi giudizi come se avesse inciso in loro ciò che voleva che facessero; da cui appare che essi sono stati spinti secondo ciò che Dio aveva determinato. Confesso bene che Dio, applicando i reprobi al suo servizio, talvolta intreccia il diavolo per operare secondo che Egli lo spinge, e per giovare secondo che glielo concede. È lo spirito maligno che turba Saul; ma è detto che procede da Dio, affinché sappiamo che Egli esercita la sua giusta vendetta, trasportando Saul in furore (1 Samuele 16:14).

È detto anche che è ufficio del diavolo accecare gli increduli; ma da dove viene ciò, se non dal fatto che Dio manda un’efficacia di errore, come dice Paolo, affinché coloro che hanno rifiutato di obbedire alla verità credano alla menzogna? Secondo la prima ragione è detto: Se un profeta parla falsamente nel mio nome, sono io, dice il Signore, che l’ho sedotto. Secondo la seconda è detto che Egli mette i malvagi in senso reprobo e li precipita in appetiti vili (2 Corinzi 4:4; Ezechiele 14:9; Romani 1:28); poiché Egli è il principale autore della sua vendetta, e Satana non è che ministro. Ma poiché nel secondo libro, dove parleremo del libero e servo arbitrio dell’uomo, questa materia verrà ancora avanti, mi sembra che per ora io ne abbia detto in breve ciò che il luogo richiedeva. La somma totale è che, quando si dice che la volontà di Dio è causa di tutte le cose, si stabilisce la sua provvidenza per presiedere su tutti i consigli degli uomini; non solo per mostrare la sua forza negli eletti che sono condotti dallo Spirito Santo, ma anche per costringere i reprobi a fare ciò che Egli vuole.


1:18:3 – L’autorità della Scrittura contro le obiezioni umane

Ora, poiché fin qui ho solamente riportato testimonianze tutte manifeste e notorie della Scrittura, anzi come di parola in parola, che coloro che detraggono o replicano contro guardino bene quale censura intraprendono. Poiché, se facendo sembiante di non poter comprendere misteri così alti, aspirano a essere lodati come persone modeste, quale orgoglio si può immaginare più grande che opporre all’autorità di Dio questo piccolo motto: A me sembra altrimenti, oppure: Vorrei che non si toccasse questo punto? E se vogliono apertamente maldire, che gioverà loro sputare contro il cielo? Questo esempio di traboccare in tale enormità non è nuovo: poiché vi sono sempre stati nemici di Dio e persone profane che hanno abbaiato come cani rabbiosi contro questa dottrina; ma sentiranno in effetto che ciò che lo Spirito ha un tempo pronunciato per bocca di Davide è vero: cioè che Dio vincerà quando sarà condannato (Salmi 51:5).

Davide tassa indirettamente la temerità insensata degli uomini, in questa licenza eccessiva che si concedono: cioè non solo gracchiare come rane dal loro pantano, ma usurpare la potenza di condannare Dio. Tuttavia egli avverte che le bestemmie che essi riversano contro il cielo non toccano Dio, che Egli scaccia tutte queste nebbie di calunnie per far risplendere la sua giustizia; così che la nostra fede, essendo fondata sulla sacra Parola di Dio, supera tutto il mondo (1 Giovanni 5:4), e si mantiene nella sua altezza per porre come sotto i suoi piedi tali oscuramenti.

Quanto a ciò che essi obiettano, che se nulla avviene se non per il volere di Dio, vi saranno in Lui due volontà contrarie, in quanto Egli determinerebbe nel suo consiglio segreto cose che ha manifestamente proibito con la sua Legge, la soluzione è facile; ma prima di rispondere, ammonirò di nuovo i lettori che questa calunnia non è tanto rivolta contro di me quanto contro lo Spirito Santo, il quale senza dubbio ha dettato a Giobbe questa confessione: È stato fatto come Dio ha voluto (Giobbe 1:21). Essendo dunque stato saccheggiato e derubato dai briganti, egli riconosce nel loro maleficio un giusto flagello di Dio. In un altro passo è detto che i figli di Eli non obbedirono a loro padre, perché Dio voleva sterminarli (1 Samuele 2:25).

Un altro profeta dice che Dio che abita nei cieli fa tutto ciò che vuole (Salmi 115:3). E ho già mostrato abbastanza chiaramente che Egli è chiamato autore di tutte le cose che questi contestatori dicono avvenire per una sua permissione oziosa. Egli afferma che è Lui che crea la luce e le tenebre, che forma il bene e il male, e che non vi è alcuna avversità che Egli non mandi (Isaia 45:7; Amos 3:6).

Li prego di rispondermi se è di suo buon grado o no che Egli eserciti i suoi giudizi. Ma, al contrario, come Mosè insegna che l’uomo che passa e viene ucciso da un’ascia, senza che colui che la lascia cadere vi pensasse, è consegnato alla morte dalla mano di Dio (Deuteronomio 19:5), così è dichiarato che Erode e Pilato si sono radunati e hanno cospirato ciò che la mano di Dio e il suo consiglio avevano decretato (Atti 4:27, 28). E infatti, se Gesù Cristo non fosse stato crocifisso per il volere di Dio, che ne sarebbe della nostra redenzione? Tuttavia, per venire al punto, ciò non significa che la volontà di Dio ripugni a se stessa, né che sia mutevole, o che Egli faccia sembiante di volere ciò che non vuole; ma la sua volontà, che è una e semplice in se stessa, ci appare diversa, perché, secondo la nostra rozzezza e debolezza di senso, non comprendiamo come Egli voglia e non voglia in diverse maniere che una cosa avvenga. Paolo, dopo aver detto che la vocazione dei Gentili è un mistero alto e nascosto, aggiunge che in essa la sapienza di Dio, come di diverse forme e colori, è stata manifestata (Efesini 3:10).

Se, a causa della lentezza del nostro senso, la sapienza di Dio appare variabile e di molte figure, dobbiamo forse pensare che vi sia varietà in Dio, come se cambiasse consiglio o si contraddicesse? Piuttosto, quando non comprendiamo come Dio voglia che ciò che Egli proibisce di fare avvenga, ricordiamoci della nostra debolezza e piccolezza, e anche che la luce nella quale Egli abita non è invano chiamata inaccessibile, poiché è avvolta di oscurità (1 Timoteo 6:16).

Perciò tutte le persone timorate di Dio e modeste acconsentiranno volentieri a questa sentenza di Agostino: che l’uomo talvolta vuole con buona volontà ciò che Dio non vuole, come quando il figlio desidera che il padre viva, mentre Dio lo chiama alla morte; e al contrario, che l’uomo vuole con cattiva volontà ciò che Dio vuole con buona, come quando un cattivo figlio desidera la morte del padre, che morirà per la volontà di Dio. Il primo vuole ciò che Dio non vuole, e il secondo non vuole se non ciò che Dio vuole; e tuttavia l’amore e la riverenza verso il padre di colui che desidera la sua vita sono più conformi al beneplacito di Dio, al quale sembrano ripugnare, che non l’empietà di colui il cui desiderio tende a ciò che Dio vuole fare. Tale importanza ha considerare ciò che è conveniente a Dio o all’uomo volere, e a quale fine si riferisce la volontà di ciascuno, per essere approvata o riprovata. Poiché ciò che Dio vuole giustamente, Egli lo compie per mezzo delle cattive volontà degli uomini. Queste sono le parole di Agostino.

Ora egli aveva detto poco prima che i diavoli e i reprobi, nella loro caduta e rivolta, hanno fatto, per quanto stava in loro, ciò che Dio non voleva; ma quanto alla potenza infinita di Dio, ciò non è stato loro possibile, perché, facendo contro la volontà di Dio, non hanno potuto sfuggire che Dio facesse di loro la sua volontà. Su questo egli esclama: Oh quanto grandi sono le opere di Dio, squisite in tutte le sue volontà (Salmi 111:2), talmente che in modo meraviglioso e ineffabile, anche ciò che si fa contro la sua volontà non si fa fuori della sua volontà, perché non si farebbe se Egli non lo permettesse. Ora Egli non lo permette per forza, ma di suo buon grado; e Colui che è del tutto buono non permetterebbe che il male si facesse, se non perché, essendo onnipotente, può trarre il bene dal male.


1:18:4 – Distinzione tra il comando di Dio e il suo volere segreto

Con ciò è risolta un’altra questione, o piuttosto essa scorre via senza risposta. Questi schernitori che gracchiano contro Dio allegano che, se Dio non solo mette i malvagi all’opera per servirsi di loro, ma governa anche i loro consigli e affetti, Egli è autore di tutti i malefici; e per conseguenza gli uomini sono ingiustamente dannati, se eseguono ciò che Dio ha determinato, poiché compiacciono al suo volere. Poiché essi mescolano perversamente il comandamento di Dio con il suo volere segreto, mentre è evidente per infiniti esempi che vi è grande distanza e diversità tra l’uno e l’altro. Poiché quando Assalonne ha violato le donne di suo padre Davide (2 Samuele 16:22), sebbene Dio abbia voluto infliggere questo obbrobrio a Davide per punire l’adulterio che aveva commesso, ciò non significa che Egli abbia comandato al figlio di perpetrare un atto così detestabile, se non riguardo a Davide che lo aveva ben meritato, come egli stesso confessa delle ingiurie di Scimei (2 Samuele 16:10).

Poiché, dicendo che Dio gli ha comandato di maledire, egli non loda l’obbedienza, come se un tale furfante e un cane rabbioso avessero voluto obbedire al comandamento di Dio; ma, riconoscendo che quella lingua velenosa è una verga dall’alto, sopporta pazientemente di essere corretto. Questo punto deve esserci chiaro: che quando Dio compie per mezzo dei malvagi ciò che ha decretato nel suo consiglio segreto, essi non sono per questo scusabili, come se avessero obbedito al suo comandamento, che essi violano e sovvertono per quanto sta in loro, con la loro malvagia cupidigia. Del resto, come ciò che gli uomini fanno iniquamente nella loro perversità debba essere reputato provenire da Dio e governato dalla sua provvidenza occulta, ne abbiamo uno specchio bello e chiaro nell’elezione del re Geroboamo, nella quale la temerità e la frenesia del popolo sono aspramente condannate per aver pervertito l’ordine stabilito da Dio, e per essersi le dieci tribù slealmente ribellate e staccate dalla casa di Davide (1 Re 12:20); tuttavia sappiamo che Dio lo aveva già unto a questo scopo. E sembra che vi sia qualche apparenza di contraddizione nel discorso del profeta Osea: poiché in un luogo egli dice che Geroboamo è stato innalzato senza il sapere e il volere di Dio; altrove pronuncia che Dio lo ha ordinato re nella sua ira (Osea 8:4; 13:11).

Come concilieremo questi discorsi, che Geroboamo non ha regnato da parte di Dio, e tuttavia che è Dio che lo ha posto nel suo stato regale? La soluzione è questa: che il popolo non poteva abbandonare la casa di Davide né alienarsene senza scuotere il giogo di Dio che lo aveva là assoggettato; e tuttavia che non è stata tolta a Dio la libertà di punire l’ingratitudine di Salomone con tale mezzo. Vediamo come Dio, che odia la slealtà, abbia giustamente voluto, per un altro fine, una rivolta in se stessa cattiva. Perciò anche Geroboamo è spinto, contro ogni sua aspettativa, al regno per l’unzione del profeta. Per questa ragione la storia sacra dichiara che è Dio che ha suscitato un nemico contro il figlio di Salomone per spogliarlo di una parte del suo regno (1 Re 11:23).

I lettori pesino diligentemente queste due cose: cioè che, poiché era piaciuto a Dio che tutto questo popolo fosse condotto sotto la mano di un solo re, quando esso è tagliato e diviso in due parti, ciò avviene contro la sua volontà; e tuttavia che è anche di sua propria volontà che il principio di tale divorzio sia avvenuto. Poiché ciò che il profeta, tanto a parole quanto per la sacra unzione, sollecita Geroboamo a regnare, senza che egli vi pensasse, non avviene contro Dio o senza il suo sapere, poiché è Lui che manda il suo messaggero; e tuttavia il popolo è giustamente ripreso di ribellione, per essersi rivoltato contro la casa di Davide contro il volere di Dio.

Di conseguenza la storia sacra esprime in modo notevole che Roboamo, per il suo orgoglio, rifiutò la richiesta del popolo che chiedeva di essere alleggerito (1 Re 12:15), e che tutto ciò è stato fatto da Dio per ratificare la parola che aveva pronunciato per mano di Achia suo servo. Così l’unione che Dio aveva consacrato è stata dissipata contro il suo volere; e tuttavia Egli stesso ha voluto che le dieci tribù fossero tolte al figlio di Salomone.

Aggiungiamo un esempio simile: quando i figli del re Acab sono tutti uccisi e la sua stirpe sterminata, il popolo vi acconsente e anzi vi aiuta (2 Re 10:7); su ciò Ieu dice che nulla è caduto a terra delle parole di Dio e di ciò che Egli aveva pronunciato per mano del suo servo Elia. Ciò era vero; e tuttavia egli non cessa di biasimare a buon diritto gli abitanti di Samaria per aver servito a tale esecuzione. Siete giusti? dice egli; poiché se io ho congiurato contro il mio signore, chi ha ucciso tutti costoro? Credo di aver già sufficientemente mostrato sopra come, in uno stesso atto, si manifesti il crimine e il delitto degli uomini, e risplenda la giustizia di Dio; e le persone modeste si accontenteranno sempre di questa risposta di Agostino: Poiché, dice egli, il Padre celeste ha consegnato il suo Figlio alla morte, Gesù Cristo si è consegnato, e Giuda ha consegnato il suo maestro, come può Dio essere giusto e l’uomo colpevole, se non perché in una stessa cosa che hanno fatto, la causa che li ha indotti non è la stessa?

Ora, se qualcuno si trova avvolto in ciò che diciamo, che non vi è alcun consenso di Dio con i malvagi, quando essi sono spinti da Lui per un giusto giudizio a fare ciò che non è loro lecito, e che anzi sanno essere loro proibito da Lui, pensino bene all’ammonimento che dà altrove questo stesso dottore: Chi è colui, dice, che non tremerà davanti a questi giudizi, quando Dio opera nei cuori dei malvagi come gli piace, e tuttavia rende loro secondo i loro meriti? E infatti, nel tradimento compiuto da Giuda, non vi sarà più ragione di attribuire alcuna colpa a Dio per aver voluto che suo Figlio fosse consegnato alla morte, e per averlo effettivamente consegnato, che di dare a Giuda la lode della nostra redenzione e salvezza, poiché ne è stato ministro e strumento. Perciò lo stesso dottore dice molto bene in un altro passo che, in questo esame, Dio non si informa di ciò che gli uomini hanno potuto fare o di ciò che hanno fatto, ma di ciò che hanno voluto; cosicché è il consiglio e la volontà che entrano in conto. Coloro che trovano tutto ciò troppo aspro o duro pensino un poco quanto il loro fastidio e disdegno sia sopportabile, poiché respingono ciò che Dio ha chiaramente attestato in tanti passi della Scrittura, sotto pretesto che supera la loro capacità; anzi osano biasimare coloro che propongono una dottrina che Dio non avrebbe mai permesso fosse pubblicata dai suoi Profeti e Apostoli, se non l’avesse riconosciuta utile. Poiché il nostro sapere non deve essere altro che ricevere con spirito benevolo e docile tutto ciò che ci è insegnato nella Scrittura, senza eccezione alcuna. Coloro che si sciolgono ancor più le briglie nel detrarre, poiché senza vergogna né pudore abbaiano contro Dio, non sono degni di più lunga confutazione.


Riassunto del Capitolo 1:18