Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 1 - Cap. 6

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro 1 - Cap. 6 - Che per giungere a Dio Creatore è necessario che la Scrittura ci sia guida e maestra

1:6:1 La Parola come rimedio necessario alla conoscenza salvifica di Dio

Benché dunque la luce che si presenta alle persone, in alto e in basso, nel cielo e sulla terra, sia più che sufficiente a togliere ogni scusa alla loro ingratitudine — come di fatto Dio ha voluto così proporre la sua maestà a tutti senza eccezione, per condannare il genere umano rendendolo inescusabile — tuttavia è necessario che intervenga un altro rimedio, migliore, per farci giungere a Lui in modo retto e adeguato. Perciò non invano Egli ha aggiunto la luce della sua Parola, per farsi conoscere a salvezza; sebbene questo sia un privilegio che, per grazia, Egli ha concesso a coloro che ha voluto raccogliere a sé più da vicino e più familiarmente. Infatti, poiché conosce che gli intelletti umani sono trascinati e agitati qua e là da molte leggerezze erranti e senza stabilità, dopo aver scelto i Giudei come suo gregge particolare, li ha racchiusi come in un recinto, affinché non si smarrissero come gli altri. E oggi, non senza motivo, vuole tenerci confinati, mediante il medesimo rimedio, nella pura conoscenza della sua maestà: altrimenti, persino coloro che sembrano i più saldi scivolerebbero ben presto.

Come infatti gli anziani, o chi lacrima, o chi ha in qualunque modo la vista debole, quando gli si presenta un bel libro dai caratteri ben formati, pur vedendo la scrittura, a stento riescono a leggere due parole di seguito senza occhiali; ma, una volta indossati, sono aiutati a leggere distintamente: così la Scrittura, raccogliendo nei nostri spiriti la conoscenza di Dio che altrimenti sarebbe confusa e dispersa, elimina l’oscurità e ci mostra chiaramente chi è il vero Dio.

Perciò è un dono singolare quando Dio, per istruire la sua Chiesa, non si serve soltanto di quei maestri muti di cui abbiamo parlato, cioè delle sue opere che ci pone davanti, ma si degna anche di aprire la sua bocca santa: non solo per far sapere e proclamare che dobbiamo adorare un Dio, ma anche che Egli è proprio Colui che è; e non soltanto insegna i suoi eletti a guardare a Dio, ma al tempo stesso si offre affinché essi guardino a Lui. Fin dal principio Egli ha osservato questo ordine verso la sua Chiesa: oltre agli insegnamenti, ha posto innanzi la sua Parola come segno più certo per distinguerlo da tutti gli dèi inventati. Non v’è dubbio che Adamo, Noè, Abramo e gli altri Padri siano giunti a una conoscenza più certa e familiare, che in qualche modo li ha separati dagli increduli.

Non parlo ancora della fede, con la quale furono illuminati per la speranza della vita eterna. Poiché, per passare dalla morte alla vita, non è bastato conoscere Dio come creatore, ma anche come redentore; e l’una e l’altra conoscenza l’hanno ottenuta per mezzo della Parola. Infatti, questa specie di conoscenza, mediante la quale fu loro dato di sapere chi fosse il Dio che ha creato il mondo e lo governa, ha preceduto come primo grado; poi, in secondo luogo, è stata aggiunta quella più particolare, che porta con sé la piena fede. È quest’ultima soltanto che vivifica le anime, per mezzo della quale Dio è conosciuto non solo come creatore del mondo, che ha autorità e guida su tutto ciò che accade, ma anche come redentore nella persona del nostro Signore Gesù Cristo.

Ma poiché non siamo ancora giunti alla caduta dell’uomo e alla corruzione della nostra natura, rimando il trattare del rimedio. I lettori ricordino dunque che, nel trattare di come Dio è conosciuto per mezzo della sua Parola, non entro ancora nell’alleanza e nelle promesse con le quali Dio ha voluto adottare i figli di Abramo, né nella dottrina mediante la quale i fedeli sono stati propriamente separati dalle persone profane, poiché questa parte è fondata in Gesù Cristo. Intendo soltanto esporre come, mediante la Scrittura, convenga discernere il vero Dio creatore da tutta la schiera degli idoli che il mondo si è forgiato, affinché vi siano segni certi; poi l’ordine stesso ci mostrerà il Redentore. E sebbene io adduca molte testimonianze tanto del Nuovo Testamento quanto della Legge e dei Profeti, là dove si fa menzione del nostro Signore Gesù Cristo, tuttavia tutto riconduce a questo fine: che Dio ci è dichiarato nella Scrittura come il supremo artefice del mondo, e che questo è ciò che dobbiamo conoscere di Lui, per non vagare qua e là cercando un Dio incerto.


1:6:2 La certezza divina della rivelazione e la necessità della Scrittura

Ora, sia che Dio si sia manifestato alle persone mediante visioni o oracoli, cioè testimonianze celesti, sia che abbia ordinato persone come ministri, affinché istruissero i successori di mano in mano, è certo che Egli ha impresso nei loro cuori una tale certezza di dottrina, per la quale fossero persuasi e comprendessero che ciò che veniva loro rivelato e predicato procedeva dal vero Dio. Infatti Egli ha sempre confermato la sua Parola, affinché le fosse prestata fede al di sopra di ogni opinione umana.

Infine, affinché la verità rimanesse sempre in vigore con un corso continuo di età in età e fosse conosciuta sulla terra, Egli ha voluto che le rivelazioni affidate ai Padri come in deposito fossero messe per iscritto; e a tal fine ha fatto pubblicare la sua Legge, alla quale in seguito ha aggiunto i Profeti come interpreti. Poiché, sebbene la dottrina della Legge contenga molti usi — come vedremo a tempo debito — e soprattutto Mosè e i Profeti abbiano insistito nel mostrare come le persone siano riconciliate con Dio (da cui anche viene che l’apostolo Paolo chiama Gesù Cristo la fine della Legge: Romani 10:4), tuttavia avverto di nuovo i lettori che, oltre alla dottrina della fede e del ravvedimento, che ci propone Gesù Cristo come mediatore, la Scrittura mira anche a magnificare il vero e unico Dio, che ha creato il mondo e lo governa mediante segni e indicazioni notevoli, affinché non fosse confuso tra la schiera dei falsi dèi.

Perciò, sebbene le persone debbano levare gli occhi per contemplare le opere di Dio, poiché a questo fine ne sono state costituite spettatrici e il mondo è stato disposto per loro come un teatro, tuttavia il principale mezzo, per trarne maggior profitto, è avere le orecchie tese alla Parola per prestarvi attenzione. Così non ci si deve meravigliare se, nati nelle tenebre, si induriscono sempre più nella loro stupidità, poiché pochi si rendono docili alla Parola di Dio per rimanere entro i limiti che vi sono stabiliti; piuttosto si abbandonano con ogni licenza alla loro vanità.

Ecco dunque un punto risoluto: per essere illuminati e guidati nella vera religione, dobbiamo cominciare dalla dottrina celeste; e nessuno può avere anche solo un minimo gusto di sana dottrina per sapere che cosa è di Dio, finché non sia stato in questa scuola, per essere istruito dalla Sacra Scrittura. Di là procede infatti l’inizio di ogni retta intelligenza: anzi, riceviamo con riverenza tutto ciò che Dio ha voluto testimoniare di sé. Poiché non soltanto la fede nella sua perfezione e in tutte le sue parti è generata dall’obbedienza, ma anche tutto ciò che dobbiamo conoscere di Dio. E in verità, Egli ha usato una provvidenza singolare per il profitto delle persone di ogni età, mediante il mezzo di cui stiamo trattando.


1:6:3 La Parola come via sicura contro l’errore umano

Infatti, se si considera quanto lo spirito umano sia incline e fragile nel cadere nell’oblio di Dio; quanto sia facile deviare in ogni genere di errori; da quale concupiscenza sia spinto a forgiarsi religioni strane in ogni momento: da ciò si potrà vedere quanto sia stato necessario che Dio avesse registri autentici nei quali deporre la sua verità, affinché non perisse per dimenticanza, non si dissolvesse per errore, né fosse corrotta dall’audacia delle persone.

Poiché dunque è cosa evidente che, quando Dio ha voluto istruire le persone con profitto, si è servito del mezzo e dell’aiuto della sua Parola, vedendo che vi era poca efficacia e virtù nella sua immagine impressa ovunque, se desideriamo contemplarlo puramente dobbiamo seguire questa stessa via. Occorre, dico, venire alla sua Parola e conformarci ad essa: là Dio ci è mostrato rettamente e dipinto al vivo nelle sue opere; poiché allora esse sono stimate come si conviene, cioè secondo la verità immutabile che ne è la regola, e non secondo la perversità del nostro giudizio.

Se deviamo da lì, come ho già detto, per quanto corriamo in fretta, poiché la nostra corsa sarà smarrita fuori dal cammino, non giungeremo mai alla meta che ci proponiamo. Dobbiamo infatti pensare che lo splendore della gloria di Dio, che l’apostolo Paolo chiama inaccessibile (1 Timoteo 6:16), ci sarà come un labirinto che ci avvolge da ogni lato, se non abbiamo la guida della Parola; tanto che è meglio procedere zoppicando su questa via, che correre molto velocemente fuori strada.

Perciò Davide, insegnando che le superstizioni saranno estirpate dal mondo affinché vi fiorisca la pura religione, spesso introduce Dio come regnante: intendendo non soltanto con questo termine l’impero che Egli ha ed esercita nel governare il corso della natura, ma la dottrina che serve a stabilire la sua signoria particolare, affinché ci si sottometta a Lui. Poiché gli errori non possono mai essere sradicati dal cuore delle persone, finché non vi sia piantata una vera conoscenza di Dio.


1:6:4 La Scrittura come voce decisiva oltre la testimonianza della creazione

Da qui viene che il medesimo Profeta, dopo aver menzionato che i cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento l’opera delle sue mani (Salmi 19:1), e che l’ordine continuo e reciproco dei giorni e delle notti predica la sua maestà, subito dopo discende alla Parola dicendo: «La legge di Dio è senza macchia, converte le anime; la testimonianza del Signore è fedele, rende saggi i semplici. Le giustizie del Signore sono rette e rallegrano il cuore; il comandamento del Signore è chiaro, illumina gli occhi».

Infatti, sebbene egli comprenda altri usi della Legge, tuttavia significa in generale che Dio non trae alcun profitto dal convocare tutti i popoli a sé mediante lo sguardo al cielo e alla terra, se non ha ordinato questa scuola particolare per i suoi figli. A ciò tende anche il Salmo 29, dove il Profeta, dopo aver parlato della voce terribile di Dio, che si ode nei tuoni, nei venti, nelle tempeste, nei vortici, nella grandine, e che fa tremare la terra, crollare i monti e spezzare i cedri, infine, come conclusione, aggiunge che a Lui si cantino lodi nel suo santuario. Con ciò intende che gli increduli sono sordi a ogni voce di Dio che risuona nell’aria; come nell’altro Salmo, dopo aver descritto quanto siano spaventosi i flutti del mare, conclude così: «Signore, le tue testimonianze sono pienamente confermate; la santità è l’ornamento perpetuo della tua casa» (Salmi 93:5).

Lo stesso principio sta alla base delle parole del nostro Signore, quando rimproverava la Samaritana dicendo che quella nazione e tutti gli altri popoli adoravano ciò che non conoscevano, e che soltanto i Giudei servivano il vero Dio (Giovanni 4:22). Poiché, dato che l’intelletto umano, secondo la sua debolezza, non può in alcun modo giungere a Dio se non elevato e aiutato dalla sua sacra Parola, non poteva avvenire che tutte le creature mortali, eccetto i Giudei, non si smarrissero nell’errore e nella vanità, cercando Dio senza questo aiuto necessario.


Riassunto del Capitolo 1:6