Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 1 - Cap. 7

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro 1

Cap. 7 - Per quali testimonianze la Scrittura deve esserci confermata come certa

Per quali testimonianze la Scrittura deve esserci confermata come certa nella sua autorità, cioè mediante lo Spirito Santo; e come sia una empietà maledetta dire che essa dipenda dal giudizio della Chiesa


1:7:1 – L’autorità della Scrittura come Parola di Dio, non fondata sull’uomo

Ora, prima di procedere oltre, è necessario intrecciare qui qualche avvertimento riguardo all’autorità della Scrittura, non solo per preparare i cuori a portarle riverenza, ma anche per togliere ogni scrupolo e dubbio. Quando infatti si tiene per cosa certa che la dottrina proposta è Parola di Dio, non vi è audacia tanto disperata — se non in chi fosse del tutto insensato e avesse dimenticato ogni senso di umanità — da osare respingerla, come se non le si dovesse prestare fede.

Ma poiché Dio non parla quotidianamente dal cielo, e poiché le sole Scritture sono il mezzo nel quale Egli ha voluto che la sua verità fosse pubblicata e conosciuta fino alla fine, esse non possono avere piena certezza presso i fedeli se non a questa condizione: che si tenga come cosa ferma e conclusa che esse provengono dal cielo, come se vi si udisse Dio parlare dalla propria bocca. Questo è un argomento degno di essere trattato più ampiamente e ponderato con maggiore diligenza; tuttavia i lettori mi scuseranno se, piuttosto che soffermarmi a lungo su questo punto particolare, mi preoccupo di seguire il filo del discorso che mi sono proposto.

Vi è un errore fin troppo comune, e tanto più pernicioso: quello secondo cui la Sacra Scrittura avrebbe tanta autorità quanta gliene concede la Chiesa con il suo comune consenso. Come se la verità eterna e inviolabile di Dio fosse appoggiata sulla fantasia delle persone! Ecco infatti la questione che costoro sollevano, non senza grande scherno dello Spirito Santo: Chi ci renderà certi che questa dottrina proviene da Dio? Chi ci assicurerà che è giunta fino a noi integra e incorrotta? Chi ci persuaderà ad accogliere un libro e a respingerne un altro, se la Chiesa non ne desse una regola infallibile?

Da ciò concludono che tutta la riverenza dovuta alla Scrittura e la facoltà di distinguere i libri canonici dagli apocrifi dipendono dalla Chiesa. Così questi miseri sacrileghi, non cercando altro che innalzare una tirannia sfrenata sotto questo bel nome di Chiesa, non si curano minimamente delle assurdità in cui si avvolgono, né di quelle in cui trascinano chi li ascolta, purché riescano a strappare questo punto: che la Chiesa possa tutto.

Ma se così fosse, che ne sarebbe delle povere coscienze che cercano una certezza per la vita eterna, se tutte le promesse che la riguardano non avessero altro fondamento o sostegno se non il beneplacito umano? Quando si dirà loro che basta che la Chiesa lo abbia stabilito, potranno davvero acquietarsi con una simile risposta? E d’altra parte, a quale scherno degli increduli sarà esposta la nostra fede, e quanto sarà sospetta, se si crede che essa non abbia autorità se non come presa in prestito dal favore delle persone?


1:7:2 – La Chiesa fondata sulla Scrittura, non la Scrittura sulla Chiesa

Costoro sono facilmente respinti da una sola parola dell’Apostolo: quando afferma che la Chiesa è edificata sul fondamento dei profeti e degli apostoli (Efesini 2:20). Se il fondamento della Chiesa è la dottrina che profeti e apostoli ci hanno lasciato, è necessario che tale dottrina possieda piena certezza prima ancora che la Chiesa cominci ad esistere.

Non vi è qui spazio per cavilli: se la Chiesa cristiana è sempre stata fondata sulla predicazione degli apostoli e sugli scritti dei profeti, allora l’approvazione di questa dottrina deve necessariamente precedere la Chiesa che da essa è stata edificata, così come il fondamento precede l’edificio. È dunque una fantasia del tutto vana attribuire alla Chiesa il potere di giudicare la Scrittura, come se si dovesse sapere che cosa è Parola di Dio in base a ciò che le persone avranno stabilito.

Perciò, quando la Chiesa riceve la Sacra Scrittura e la suggella con il suo consenso, non la rende autentica come se prima fosse stata dubbia o incerta; ma, riconoscendola come la pura verità del suo Dio, la riverisce e la onora, come è suo dovere di pietà. Quanto alla domanda di questi individui — da dove e come saremo persuasi che la Scrittura proviene da Dio, se non ricorriamo al decreto della Chiesa? — è come se qualcuno chiedesse come distinguiamo la luce dalle tenebre, il bianco dal nero, il dolce dall’amaro. La Scrittura infatti possiede in sé i segni per farsi riconoscere, con una evidenza tanto nota e infallibile quanto quella con cui le cose bianche e nere mostrano il loro colore, e le cose dolci e amare il loro sapore.


1:7:3 – Il vero senso della testimonianza di Agostino

So bene che si è soliti citare il detto di Agostino, secondo cui egli non crederebbe all’Evangelo se non vi fosse mosso dall’autorità della Chiesa; ma seguendo il filo del contesto, è facile vedere quanto tale applicazione sia stolta e perversa. Quel santo dottore combatteva contro i Manichei, i quali pretendevano che si desse fede senza riserve a tutte le loro fantasie, poiché affermavano di possedere la verità senza tuttavia dimostrarla in alcun modo.

Poiché inoltre, per esaltare il loro maestro Mani, si appropriavano del nome di Evangelo, Agostino domanda loro come si comporterebbero con una persona che non credesse nemmeno all’Evangelo, e con quale metodo cercherebbero di persuaderla. E poi aggiunge: Io non crederei all’Evangelo se non vi fossi mosso dall’autorità della Chiesa. Con ciò egli intende che, quando era ancora pagano e estraneo alla fede, non avrebbe potuto essere condotto ad abbracciare l’Evangelo come certa verità di Dio, se non fosse stato vinto dall’autorità della Chiesa, che lo presentava come dottrina degna di fede.

Agostino dunque non afferma che la fede dei figli di Dio sia fondata sull’autorità della Chiesa, né che la certezza dell’Evangelo dipenda da essa; ma vuole soltanto dire che gli increduli non possono essere condotti a Gesù Cristo se il consenso della Chiesa non li spinge almeno a una certa docilità. L’autorità della Chiesa è quindi come una porta d’ingresso, per preparare gli ignoranti ad accogliere la fede dell’Evangelo. Questo noi lo confessiamo come vero.

In realtà Agostino richiede una fermezza della fede ben diversa da quella che deriverebbe da una semplice decisione umana. E se talvolta egli oppone ai Manichei l’autorità della Chiesa per difendere la Scrittura, non intende mai dire che la riverenza verso di essa dipenda dal giudizio umano, ma si serve del consenso universale della Chiesa per mostrare l’autorità che la Parola di Dio ha sempre avuto. Chi desidera una spiegazione più ampia legga il suo trattato De utilitate credendi, dove apparirà chiaramente che egli non ci comanda di essere creduli, ma di lasciarci guidare dagli esseri umani solo quanto basta per essere condotti a una conoscenza più piena e certa della verità.


1:7:4 – Il fondamento ultimo: la testimonianza interiore dello Spirito Santo

Dobbiamo dunque ritenere quanto ho detto poco fa: che non avremo mai una fede ferma nella dottrina, finché non saremo persuasi senza alcun dubbio che Dio ne è l’autore. Perciò la suprema prova della Scrittura si ricava dalla persona stessa di Dio che parla in essa. Profeti e apostoli non si vantano della propria sottigliezza o del proprio sapere, né insistono su ragioni naturali, ma per sottomettere ogni persona e renderla docile pongono innanzi il santo nome di Dio.

Resta però da vedere come si possa discernere veramente — e non per una semplice apparenza — che questo nome di Dio non sia invocato falsamente. Se vogliamo provvedere alle coscienze affinché non siano continuamente agitate da dubbi e incertezze, è necessario che la persuasione di cui parliamo sia più alta delle ragioni umane, dei giudizi e delle congetture: cioè che provenga dalla testimonianza segreta dello Spirito Santo.

È vero che, se volessi discutere questa causa con argomenti razionali, potrei addurre molte prove per mostrare che, se esiste un Dio nei cieli, la Legge e le profezie provengono da Lui. E anche se i più dotti del mondo si levassero contro, a meno che non fossero induriti in una sfacciataggine disperata, sarebbero costretti a confessare che segni evidenti mostrano come Dio parli nella Scrittura. Tuttavia, coloro che cercano di fondare la fede della Scrittura su dispute e dimostrazioni pervertono l’ordine corretto.

Infatti, anche se difendiamo la Sacra Parola contro tutte le calunnie degli empi, non per questo imprimiamo nei cuori quella certezza di fede che la pietà richiede. Gli spiriti profani vogliono prove razionali, ma io rispondo che la testimonianza dello Spirito Santo è superiore a ogni ragione. Poiché, sebbene Dio sia testimone sufficiente di se stesso nella sua Parola, essa non otterrà mai fede nei cuori, se non vi è suggellata interiormente dallo Spirito. È dunque necessario che lo stesso Spirito che ha parlato per bocca dei profeti entri nei nostri cuori e ci persuada che essi hanno fedelmente annunciato ciò che veniva loro comandato dall’alto.


1:7:5 – La fede come sigillo dello Spirito e riposo certo dell’anima

Sia dunque per noi risolto questo punto: che solo chi è stato istruito dallo Spirito Santo si riposa nella Scrittura con vera fermezza. Sebbene essa porti in sé la propria credibilità e non sia soggetta a prove, tuttavia essa comincia davvero a toccarci quando è suggellata nei nostri cuori dallo Spirito Santo.

Illuminati dalla sua virtù, non crediamo più, né secondo il nostro giudizio né secondo quello altrui, che la Scrittura sia di Dio; ma, al di sopra di ogni giudizio umano, siamo certissimi che ci è stata data dalla stessa bocca di Dio mediante il ministero delle persone. Non cerchiamo argomenti o verosimiglianze su cui poggiare il nostro giudizio, ma gli sottomettiamo il nostro intelletto, come a qualcosa che non ha bisogno di essere giudicato.

Non perché accogliamo ciecamente ciò che non conosciamo, né perché rendiamo la nostra mente schiava della superstizione, ma perché sentiamo in essa una chiara virtù divina che opera con efficacia, attirandoci e infiammando i nostri cuori a un’obbedienza consapevole e volontaria. Perciò Dio dice giustamente per mezzo di Isaia che i profeti e il popolo sono suoi testimoni (Isaia 43:10).

Questa è dunque una persuasione che non richiede dimostrazioni, ma che poggia su una ragione eccellentissima: il riposo più sicuro dell’anima. È un sentimento che può nascere solo da una rivelazione celeste. Ogni fedele lo sperimenta in sé, anche se le parole sono sempre inferiori alla grandezza dell’argomento.

Per ora ci basti sapere questo: non vi è vera fede se non quella che lo Spirito Santo suggella nei nostri cuori. Isaia promette ai figli della Chiesa rinnovata che saranno discepoli di Dio (Isaia 54:13): un privilegio singolare, che distingue gli eletti dal resto del genere umano. E se vediamo così pochi credenti, ricordiamoci che i misteri di Dio sono compresi solo da coloro ai quali è dato di comprenderli.


Riassunto del Capitolo 1:7