Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 1 - Cap. 9

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro 1

Cap. 9 - La perversione di spiriti sconsiderati

Come alcuni spiriti sconsiderati pervertano tutti i principi della religione, abbandonando la Scrittura per svolazzare dietro alle loro fantasie, sotto il pretesto di rivelazioni dello Spirito Santo

1:9:1 Lo Spirito di Cristo non contraddice la Scrittura: contro i “nuovi rivelatori”

Ora, coloro che, lasciando la Scrittura, si immaginano non so quale via per giungere a Dio, non sono tanto ingannati da errore, quanto agitati da una vera e propria furia. Di questo genere sono comparsi certi fanatici, i quali pretendono con arroganza la dottrina dello Spirito, disprezzando ogni lettura; e si fanno beffe della semplicità di coloro che seguono ancora la lettera morta e mortifera, come essi la chiamano. Ma io vorrei ben sapere da loro chi sia questo spirito, per la cui ispirazione essi sono così esaltati da osare disprezzare ogni dottrina della Scrittura come puerile e troppo vile. Se rispondono che è lo Spirito di Cristo, la loro sicurezza è fin troppo ridicola. Poiché penso che concederanno che gli Apostoli e i fedeli della Chiesa primitiva furono ispirati dallo Spirito di Cristo. Eppure nessuno di loro imparò a disprezzare la Parola di Dio, ma piuttosto ne fu indotto a una maggiore riverenza, come i loro scritti rendono chiara testimonianza. E in effetti ciò era stato preannunciato dalla bocca di Isaia: poiché, nel pronunciare che Dio avrebbe posto il suo Spirito nella Chiesa e anche la sua Parola nella bocca di essa, affinché l’uno e l’altra non se ne dipartissero mai (Isaia 59:21), egli non si rivolge al popolo antico per vincolarlo alla predicazione degli uomini, come se fossero stati bambini all’abbiccì; ma dichiara piuttosto che il sommo bene e la felicità più grande che possiamo desiderare sotto il regno di Cristo è di essere governati tanto dalla Parola di Dio quanto dal suo Spirito. Da ciò concludo che questi impostori, con il loro sacrilegio detestabile, smembrano quelle due cose che il profeta ha congiunto con un vincolo inviolabile. Inoltre, san Paolo, pur essendo stato rapito fino al terzo cielo, non cessò per questo di progredire nella dottrina della Legge e dei Profeti; e anzi esorta Timoteo, benché fosse un eccellente dottore, a dedicarsi ad esse e a impiegarvi il suo studio (1 Timoteo 4:13). Ed è davvero notevole e degna di memoria quella lode, quando egli dice che la Scrittura è utile a insegnare, ammonire, riprendere, per rendere perfetti tutti i servitori di Dio (2 Timoteo 3:16). Non è forse una furia troppo diabolica dire che l’uso della Scrittura è temporaneo e cadùco, quando, come attesta lo Spirito Santo, essa conduce i figli di Dio fino all’ultimo traguardo della loro perfezione? Inoltre, desidererei che mi rispondessero su questo punto: se abbiano ricevuto uno spirito diverso da quello che il Signore prometteva ai suoi discepoli. Per quanto siano del tutto fuori di senno, non credo tuttavia che siano trasportati da una tale frenesia da osare vantarsi di ciò. Ora, quale Spirito annunciava egli di dover dare, nel prometterlo? Uno che non avrebbe parlato da sé stesso, ma che avrebbe suggerito all’intelletto degli Apostoli ciò che con la sua Parola aveva loro insegnato (Giovanni 16:13). Non è dunque ufficio dello Spirito Santo, quale ci è promesso, sognare nuove rivelazioni prima sconosciute, o forgiare una nuova specie di dottrina per allontanarci dalla dottrina dell’Evangelo dopo averla una volta ricevuta; ma piuttosto suggellare e confermare nei nostri cuori la dottrina che vi è dispensata.

1:9:2 La Scrittura come criterio di discernimento: lo Spirito si riconosce nella sua “immagine"

Da ciò comprendiamo facilmente che bisogna impegnarsi con diligenza tanto nell’ascoltare quanto nel leggere la Scrittura, se vogliamo ricevere qualche frutto e utilità dallo Spirito di Dio. Così anche san Pietro loda l’attenzione di coloro che sono intenti alla dottrina profetica, la quale si sarebbe potuta giudicare come decaduta dal suo grado, dopo che era sopraggiunta la chiarezza dell’Evangelo (2 Pietro 1:19). Al contrario, se qualche spirito, abbandonando la sapienza contenuta nella Parola di Dio, ci porta una dottrina diversa, a buon diritto deve esserci sospetto di vanità e menzogna. Altrimenti, che sarebbe ciò, dal momento che Satana si trasfigura in angelo di luce? Quale autorità avrà lo Spirito presso di noi, se non è riconosciuto mediante un segno certissimo? E in verità, questo ci è dimostrato abbastanza chiaramente dalla voce del Signore, se non fosse che questi miserabili desiderano volontariamente errare a propria confusione, cercando lo spirito in sé stessi piuttosto che in Lui. Ma essi obiettano che sarebbe una grande assurdità che lo Spirito di Dio, al quale tutte le cose dovrebbero essere soggette, fosse sottomesso alla Scrittura. Come se fosse un’ignominia per lo Spirito Santo essere ovunque uguale e conforme a sé stesso, essere perpetuamente costante e non variare in nulla. Certo, se lo si riducesse a qualche regola umana, o angelica, o altra, si potrebbe dire che allora sarebbe abbassato, anzi ridotto in servitù; ma quando è paragonato a sé stesso e considerato in sé, chi potrà dire che gli si faccia torto? Ma, dicono, in questo modo è esaminato. Lo concedo: ma è un esame mediante il quale egli ha voluto che la sua maestà fosse stabilita presso di noi. Deve bastarci che egli si manifesti a noi; ma affinché sotto la sua ombra lo spirito di Satana non trovi accesso, egli vuole essere riconosciuto da noi nella sua immagine, che ha impressa nelle Scritture. Egli ne è l’autore: non può essere variabile né dissimile a sé stesso. Perciò bisogna che rimanga sempre tale quale una volta là si è dichiarato. Questo non gli reca alcun disonore, a meno che non si dica che sarebbe per lui un onore degenerare da sé stesso e, per così dire, rinnegarsi.

1:9:3 “La lettera uccide” senza Cristo: Parola e Spirito operano congiunti nel Nuovo Patto

Quanto all’accusa che ci muovono di fermarci troppo alla lettera che uccide, in ciò mostrano come non sfuggano al castigo di Dio per aver disprezzato la Scrittura. Poiché è abbastanza evidente che san Paolo combatte con questo passo contro i seduttori che esaltano la Legge nuda senza Cristo, distogliendo il popolo dalla grazia del Nuovo Testamento, nel quale il Signore promette di incidere la sua Legge nelle viscere dei fedeli e di scriverla nei loro cuori (2 Corinzi 3:6). La Legge di Dio, dunque, è lettera morta e uccide i suoi discepoli quando è separata dalla grazia di Cristo e risuona soltanto alle orecchie senza toccare il cuore; ma se per lo Spirito di Dio è vivamente impressa nella volontà e se ci comunica Gesù Cristo, essa è Parola di vita, che converte le anime e dona sapienza ai semplici. E in effetti, nello stesso passo, l’Apostolo chiama la sua predicazione “ministero dello Spirito” (2 Corinzi 3:8), volendo significare che lo Spirito di Dio è così congiunto e legato alla sua verità, che ha espresso nelle Scritture, che allora finalmente manifesta la sua potenza quando la Parola è ricevuta con quella riverenza che le si addice. Ciò non contraddice affatto a quanto è stato detto poco sopra: cioè che la Parola non ci è realmente certa, se non quando è approvata dalla testimonianza dello Spirito. Poiché il Signore ha unito e accoppiato, come con un vincolo reciproco, la certezza del suo Spirito e quella della sua Parola: affinché il nostro intelletto riceva quella Parola in obbedienza, vedendovi risplendere lo Spirito, che gli è come una luce per contemplarvi il volto di Dio; e affinché anche, senza timore di inganno o errore, riceviamo lo Spirito di Dio, riconoscendolo nella sua immagine, cioè nella sua Parola. E così è in effetti. Poiché Dio non ha voluto fare una mostra effimera nel dare la sua Parola agli esseri umani, per poi abolirla subito con l’avvento del suo Spirito; ma piuttosto ha inviato il suo Spirito, per la cui potenza aveva prima dispensato la sua Parola, per portare a compimento in essa la sua opera, confermandola con efficacia. In questo modo Cristo apriva l’intelletto dei due discepoli: non per renderli sapienti da sé stessi rigettando la Scrittura, ma affinché ne avessero intelligenza (Luca 24:27). Allo stesso modo san Paolo, esortando i Tessalonicesi a non spegnere lo Spirito (1 Tessalonicesi 5:19-20), non li trasporta in aria a vane speculazioni fuori della Parola; ma subito aggiunge che non devono disprezzare le profezie. Con ciò certamente significa che allora la luce dello Spirito è soffocata quando le profezie vengono disprezzate. Che diranno a questo quegli orgogliosi fanatici, i quali non ritengono valida alcuna illuminazione se non quando, abbandonando e respingendo lontano la Parola di Dio, accolgono temerariamente tutto ciò che, nel loro vaneggiare, viene alla fantasia? Certo, nei figli di Dio deve esserci un’altra sobrietà: essi, vedendosi privi di ogni luce di verità quando sono senza lo Spirito di Dio, per questa ragione non ignorano che la Parola è come lo strumento mediante il quale il Signore dispensa ai fedeli l’illuminazione del suo Spirito. Poiché non riconoscono altro Spirito se non quello che ha abitato negli Apostoli e ha parlato per la loro bocca, per mezzo del quale sono sempre ricondotti e riportati a dare ascolto alla Parola.


Riassunto del Capitolo 1:9