Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 2 - Cap. 13

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro 2

Capitolo 13 - Che Gesù Cristo ha assunto una vera sostanza di carne umana

2.13.1 - La realtà della vera umanità di Cristo contro le antiche eresie

Ritengo superfluo trattare di nuovo e più a lungo della divinità di Gesù Cristo, poiché essa è già stata sufficientemente dimostrata con buone e sicure testimonianze della Scrittura. Resta dunque da vedere in che modo, avendo rivestito la nostra carne, egli abbia compiuto l’ufficio di Mediatore. Ora, anticamente i Manichei e i Marcioniti hanno cercato di annientare la verità della sua natura umana. I secondi immaginavano che egli avesse assunto un fantasma al posto di un corpo; i primi immaginavano che il suo corpo fosse celeste. Ma la Scrittura resiste in molti luoghi a tali errori.

Infatti, la benedizione non è stata promessa a una “semenza celeste”, né a una maschera d’uomo, ma alla semenza di Abramo e di Giacobbe (Genesi 12:2; 17:2-8; 26:4). E il trono eterno non è promesso a un uomo forgiato nell’aria, ma al figlio di Davide e al frutto del suo ventre (Salmi 45:7). Perciò Gesù Cristo, essendo stato manifestato nella carne, è chiamato figlio di Davide e figlio di Abramo (Matteo 1:1): non soltanto perché è stato portato nel grembo della vergine Maria, come se non fosse stato procreato della sua semenza, ma perché, secondo l’interpretazione di san Paolo (Romani 1:3), egli è stato fatto della semenza di Davide secondo la carne; come altrove egli dice che è disceso dai Giudei secondo la carne (Romani 9:5).

Per questo il Signore stesso, non contentandosi del semplice nome di “uomo”, si chiama spesso “Figlio dell’uomo”, volendo esprimere più chiaramente che è veramente uomo, generato da stirpe umana. Poiché lo Spirito Santo, per mezzo di tanti strumenti, con tanta diligenza e semplicità, ha esposto una cosa che di per sé non era oscura, chi avrebbe mai pensato che qualche mortale fosse stato così impudente da opporsi? E tuttavia vi sono ancora molte altre testimonianze, se se ne desidera una maggiore quantità: come quando san Paolo dice che Dio ha mandato il suo Figlio, fatto di donna; o quando è ricordato qua e là che egli ebbe fame, sete, freddo e fu soggetto alle altre infermità della nostra natura (Galati 4:4).

Ma, fra l’infinità di testimonianze che si potrebbero raccogliere, è utile scegliere soprattutto quelle che servono a edificare le nostre anime nella fede e in una vera fiducia di salvezza: come quando è detto che egli non ha mai fatto questo onore agli angeli di assumere la loro natura, ma ha assunto la nostra, per distruggere, nella carne e nel sangue, colui che aveva il dominio della morte (Ebrei 2:16); che mediante questa comunione siamo reputati suoi fratelli; che doveva essere simile ai suoi fratelli per essere un intercessore fedele e incline alla misericordia (Ebrei 2:11-12, 17); che non abbiamo un Sommo Sacerdote privo di compassione per le nostre infermità, poiché egli stesso ne è stato tentato (Ebrei 4:15), e altri passi simili.

A ciò si collega anche quanto abbiamo già toccato sopra: che i peccati del mondo dovevano essere cancellati nella nostra carne, come san Paolo afferma chiaramente (Romani 8:3). Inoltre, tutto ciò che è stato dato a Gesù Cristo dal Padre appartiene a noi, poiché egli è il capo dal quale tutto il corpo, ben connesso per le sue giunture, riceve il suo accrescimento (Efesini 4:16). Anche ciò che è detto, che lo Spirito gli è stato dato senza misura affinché noi tutti attingessimo dalla sua pienezza (Giovanni 1:16; 3:34), non avrebbe senso se egli non fosse stato vero uomo: poiché nulla sarebbe più contrario alla ragione che dire che Dio, nella sua essenza, sia stato arricchito di qualche dono nuovo. Per questa ragione egli dice anche di essersi santificato per noi (Giovanni 17:19).


2.13.2 - Confutazione delle interpretazioni manichee e marcionite

Essi hanno sì allegato alcuni passi per confermare il loro errore, ma li hanno deformati grossolanamente; e per quanto si sforzino, non trarranno alcun profitto nel tentare di sottrarsi a quanto abbiamo dimostrato. Marcione pensò che il corpo di Gesù Cristo fosse soltanto un fantasma, perché è detto che egli fu fatto in similitudine d’uomo e che fu trovato come uomo nell’aspetto (Filippesi 2:7); ma egli ha considerato molto male l’intento di san Paolo. L’Apostolo infatti non insegna quale corpo Gesù Cristo abbia assunto, ma che, pur potendo a buon diritto manifestare la gloria della sua divinità, egli apparve nella forma e condizione di uomo disprezzato e di nessun valore.

L’intento dell’Apostolo, dico, è di esortarci all’umiltà mediante l’esempio di Gesù Cristo: il quale, pur essendo Dio immortale, avrebbe potuto dichiararsi tale fin dal principio, ma ha rinunciato al suo diritto e si è volontariamente annientato, assumendo la forma e la condizione di servo; e, abbassatosi a tale piccolezza, ha sopportato che la sua divinità fosse per un tempo nascosta sotto il velo della sua carne. Egli dunque non descrive che cosa Cristo fosse nella sua sostanza, ma come e in quale modo egli si sia comportato.

Anzi, dal filo stesso del testo è facile ricavare che Gesù Cristo si è annientato nella vera natura umana. Che cosa vogliono dire infatti queste parole: che egli fu trovato come uomo nell’aspetto, se non che per un tempo la sua gloria divina non risplendette, ma apparve soltanto la forma umana in una condizione vile e bassa? Altrimenti non sarebbe appropriato ciò che dice san Pietro: che egli fu messo a morte nella carne e vivificato nello Spirito (1 Pietro 3:18), se non fosse stato soggetto all’infermità della natura umana. Questo san Paolo lo spiega ancora più chiaramente dicendo che egli ha sofferto secondo l’infermità della carne (2 Corinzi 13:4). Da qui deriva anche l’esaltazione che san Paolo espressamente afferma che Gesù Cristo ha ottenuto dopo essersi annientato: poiché non poteva essere esaltato se non in quanto uomo composto di corpo e anima.

Mani ha forgiato per lui un corpo “nell’aria”, poiché egli è chiamato il secondo Adamo celeste, venuto dal cielo (1 Corinzi 15:47); ma l’Apostolo non introduce qui una sostanza celeste della carne di Gesù Cristo, bensì la sua virtù spirituale, che egli diffonde su di noi per vivificarci. Ora, abbiamo già visto che san Pietro e san Paolo distinguono questa virtù dalla carne; e proprio da questo passo risulta ben fondata la dottrina che noi professiamo con tutti i cristiani circa la carne di Gesù Cristo. Infatti, se egli non avesse avuto una stessa natura di corpo con noi, tutti gli argomenti che san Paolo propone cadrebbero: vale a dire, che se Cristo è risuscitato, noi risusciteremo; e se noi non risuscitiamo, neppure Cristo è risuscitato (1 Corinzi 15:13-14). Qualunque cavillo cerchino i Manichei, non riusciranno mai a districarsi da queste ragioni.

È un’evasione frivola il loro blaterare che Gesù Cristo sia chiamato Figlio dell’uomo perché è stato promesso agli uomini: poiché è noto che questa forma di parlare proviene dalla lingua ebraica, nella quale “Figlio dell’uomo” equivale a “vero uomo”, come in tutta la Scrittura gli uomini sono chiamati figli di Adamo. E per non cercare prove lontane, ci basterà un solo passo: gli Apostoli applicano a Gesù Cristo ciò che è detto nel Salmo ottavo: “Che cos’è l’uomo perché tu ti ricordi di lui, o il figlio dell’uomo perché tu lo visiti?”. Con questo modo di parlare è espressa la vera umanità di Gesù Cristo; poiché, benché egli non sia stato generato da padre mortale secondo l’ordine comune, tuttavia la sua origine è da Adamo.

E infatti, senza questo, non reggerebbe quanto abbiamo già detto: che egli è stato reso partecipe di carne e sangue per riunire in uno i figli di Dio (Ebrei 2:14). Con queste parole egli ci mostra di essere compagno della nostra natura. Lo stesso senso ha ciò che l’Apostolo aggiunge: che colui che santifica e coloro che sono santificati sono tutti “di uno”; e che questo si riferisca alla medesima natura che il Figlio di Dio ha in comune con noi appare da ciò che egli aggiunge subito: che non si vergogna di chiamarci fratelli (Ebrei 2:11). Poiché, se prima avesse detto soltanto che i credenti sono “di Dio”, Gesù Cristo non avrebbe avuto alcuna ragione di vergognarsi nell’accoglierci; ma poiché, secondo la sua grazia infinita, egli si accompagna a noi, che siamo bassi e disprezzabili, per questo è detto che non se ne vergogna.

È vano che gli avversari replichino che così gli increduli sarebbero fratelli di Gesù Cristo; poiché sappiamo che i figli di Dio non nascono da carne e sangue, ma dallo Spirito Santo mediante la fede. Dunque la sola carne non produce una fraternità spirituale. E sebbene l’Apostolo faccia questo onore soltanto ai credenti, di essere di una stessa sostanza con Gesù Cristo, non ne segue che gli increduli non abbiano la medesima origine di carne. Allo stesso modo, quando diciamo che Gesù Cristo è stato fatto uomo per farci figli di Dio, ciò non si estende a tutti indistintamente: la fede deve intervenire per innestarci spiritualmente nel corpo di Cristo.

Essi si mostrano ugualmente stolti nel sostenere che, poiché Gesù Cristo è chiamato primogenito tra molti fratelli (Romani 8:29), egli avrebbe dovuto essere il primogenito di Adamo e nascere all’inizio del mondo. Infatti questo nome non riguarda l’età, ma la dignità e l’eccellenza di virtù che Gesù Cristo possiede sopra tutti. Quanto a ciò che essi dicono, che Cristo abbia assunto la natura degli uomini e non quella degli angeli perché ha preso su di sé il genere umano (Ebrei 2:16), questa evasione non serve a nulla: l’Apostolo, per esaltare l’onore che Cristo ci ha fatto, ci paragona agli angeli, che in questo punto sono stati inferiori a noi.

Se poi si pesa rettamente la testimonianza di Mosè, dove egli dice che la semenza della donna schiaccerà la testa del serpente (Genesi 3:15), essa basta da sola a decidere tutta la disputa: poiché qui non si tratta soltanto di Gesù Cristo, ma di tutto il genere umano. Siccome la vittoria acquistata da Cristo ci appartiene, Dio pronuncia in generale che coloro che discenderanno dalla stirpe della donna saranno vittoriosi sul diavolo. Ne segue che Gesù Cristo è stato generato dalla stirpe umana, poiché un tale bene è fondato in lui; e l’intenzione di Dio era di consolare Eva, alla quale parlava, affinché non fosse sopraffatta da tristezza e disperazione.


2.13.3 - La discendenza reale di Cristo da Abramo e da Davide

Questi agitatori mostrano insieme la loro stoltezza e la loro impudenza, avvolgendo in allegorie parole tanto chiare, come che Gesù Cristo è la discendenza di Abramo e il frutto del ventre di Davide. Se questo nome di “semenza” fosse stato usato in senso figurato, san Paolo non l’avrebbe taciuto quando afferma chiaramente e senza figura che non vi sono molti redentori della stirpe di Abramo, ma uno solo, Gesù Cristo (Galati 3:16).

Lo stesso vale per ciò che pretendono quando dicono che egli è chiamato Figlio di Davide soltanto perché gli era stato promesso e si è manifestato al suo tempo. San Paolo infatti, dopo averlo chiamato Figlio di Davide, aggiungendo “secondo la carne” (Romani 1:3), specifica senza dubbio la natura umana; e nel capitolo nono, dopo aver detto che egli è Dio benedetto in eterno, aggiunge che egli è disceso dai Giudei secondo la carne. Se egli non fosse stato veramente generato dalla stirpe di Davide, che cosa significherebbe dire che egli è “frutto del suo ventre”, e che senso avrebbe la promessa: “Dal frutto delle tue viscere porrò uno sul tuo trono” (Salmi 132:11)?

Essi confondono anche con una vana sofistica il racconto di san Matteo sulla genealogia di Gesù Cristo. Poiché, sebbene egli non elenchi il padre e gli antenati di Maria, ma quelli di Giuseppe, tuttavia, trattandosi di una cosa allora ben nota a grandi e piccoli, gli basta mostrare che Giuseppe proveniva dalla stirpe di Davide, sapendosi che anche Maria era della stessa famiglia. San Luca va oltre, mostrando che la salvezza portata da Gesù Cristo è comune a tutto il genere umano, poiché egli è generato da Adamo, padre comune di tutti.

Confesso che, dalla genealogia così come è esposta, non si potrebbe concludere che Gesù Cristo fosse figlio di Davide se non in quanto nato da Maria; ma i nuovi Marcioniti si mostrano insieme stolti e arroganti quando, per colorare il loro errore - cioè che Gesù Cristo si sarebbe formato un corpo dal nulla - affermano che le donne siano prive di semenza, sovvertendo così tutti gli elementi della natura. Poiché questa disputa non è teologica, ma piuttosto di filosofia e medicina, me ne astengo, non perché sia difficile confutarli, ma per non allontanarmi dall’istruzione che mi sono proposto di dare in questo libro.

Rimanendo alla Scrittura, rispondo a ciò che essi allegano - che Aronne e Joiada presero moglie dalla stirpe di Giuda e che, se le donne avessero semenza, la distinzione delle genealogie sarebbe confusa - che la semenza virile, quanto all’ordine politico, ha il privilegio che il figlio prenda il nome dal padre, senza che ciò impedisca che la donna generi a sua volta. Questa soluzione vale per tutte le genealogie bibliche: spesso si menzionano gli uomini, ma ciò non significa che le donne non vi siano incluse. Per questo talvolta si dice che le donne partoriscono “per” i loro mariti, poiché il nome della famiglia resta presso i maschi.

D’altra parte, come Dio ha dato agli uomini, per la dignità del loro sesso, che i figli siano ritenuti nobili o ignobili secondo la condizione dei padri, così le leggi civili stabiliscono che, quanto alla servitù, il figlio segua la condizione della madre, come frutto che proviene da lei; da cui segue che ciò che le donne portano è in parte procreato della loro semenza. È anche un linguaggio comune, presso tutti i popoli, chiamare le madri “genitrici”; e a ciò si accorda la Legge di Dio, che senza ragione proibirebbe il matrimonio dello zio con la figlia della sorella se non vi fosse consanguineità.

Confesso che le donne, quanto alla generazione, sono come strumenti passivi; ma ciò che è affermato degli uomini è attribuito anche a loro, poiché non è detto che Gesù Cristo sia stato fatto per mezzo della donna, ma di donna (Galati 4:4). Alcuni di questi eretici sono tanto grossolani da domandare se sia decoroso che Gesù Cristo sia stato generato da una semenza soggetta alle impurità proprie delle donne; mostrando così di aver perso ogni pudore. Rispondo semplicemente che, in ogni caso, essi saranno costretti a confessare che Gesù Cristo è stato nutrito dal sangue della Vergine, qualunque povertà vi fosse connessa: così la loro questione si ritorce contro di loro.

Si può dunque concludere rettamente e a buon diritto dalle parole di san Matteo che, poiché Gesù Cristo è stato generato da Maria, egli è stato formato della sua semenza; come quando si dice che Booz fu generato da Rahab, si intende una generazione simile (Matteo 1:5, 16). San Matteo infatti non intende fare della Vergine un semplice canale attraverso cui Cristo sia passato, ma distingue questo ordine mirabile e incomprensibile di generazione da quello comune della natura, mostrando che Gesù Cristo, per mezzo di una Vergine, è stato generato dalla stirpe di Davide. Egli è detto generato dalla madre nello stesso senso in cui si dice che Isacco fu generato da Abramo, Salomone da Davide e Giuseppe da Giacobbe. L’Evangelista infatti conduce il filo del suo discorso in modo tale che, volendo provare l’origine davidica di Gesù Cristo, si accontenta di questa ragione: che egli è stato generato da Maria; dando per risolto che Maria fosse parente di Giuseppe e quindi della stirpe di Davide.


2.13.4 - La santità della carne di Cristo e l’assenza di ogni macchia di peccato

Le assurdità che essi sollevano contro di noi sono piene di puerili calunnie. Stimano che sarebbe stato un grande disonore per Gesù Cristo provenire dalla stirpe umana, poiché non avrebbe potuto essere esentato dalla legge comune che include senza eccezione tutta la discendenza di Adamo sotto il peccato. Ma il paragone fatto da san Paolo risolve bene questa difficoltà: come per mezzo di un uomo il peccato è entrato nel mondo e per il peccato la morte, così per la giustizia di un uomo la grazia è abbondato (Romani 5:12). A ciò corrisponde l’altro passo: il primo Adamo fu terreno, tratto dalla terra, e anima vivente; il secondo è celeste, dal cielo, e spirito vivificante (1 Corinzi 15:47).

Perciò lo stesso Apostolo, dicendo che Gesù Cristo è stato mandato in similitudine di carne peccatrice per soddisfare alla Legge, lo distingue chiaramente dalla condizione comune, affinché, pur essendo vero uomo, fosse senza vizio né macchia (Romani 8:3). Essi mostrano ancora la loro leggerezza sostenendo che, se Gesù Cristo è puro da ogni corruzione perché è stato generato per l’opera miracolosa dello Spirito Santo dalla semenza della Vergine, ne seguirebbe che la semenza delle donne non è impura, ma soltanto quella degli uomini. Noi però non diciamo che Gesù Cristo sia esente da ogni macchia perché è stato generato senza intervento d’uomo, ma perché è stato santificato dallo Spirito Santo, affinché la sua generazione fosse integra e senza macchia, come prima della caduta di Adamo.

Resta dunque fermo che, ogni volta che la Scrittura parla della purezza di Gesù Cristo, essa si riferisce alla sua natura umana; poiché sarebbe superfluo dire che Dio è perfetto e senza macchia. Anche la santificazione di cui egli parla in Giovanni non ha luogo nella sua divinità. Quanto alla loro replica, secondo cui faremmo due semenze di Adamo se Gesù Cristo, pur essendone discendente, non avesse in sé alcuna contaminazione, essa non ha alcun valore: la generazione umana non è impura di per sé, ma la corruzione è sopravvenuta accidentalmente a causa della caduta. Non c’è dunque da meravigliarsi se Gesù Cristo, per mezzo del quale l’integrità doveva essere restaurata, sia stato separato dalla condizione comune per non essere coinvolto nella condanna.

Essi giungono infine a una burla empia, mostrando di non avere né timore di Dio né onestà, quando dicono che, se il Figlio di Dio ha rivestito la nostra carne, sarebbe stato rinchiuso in una dimora troppo angusta. Ma sebbene egli abbia unito la sua essenza infinita alla nostra natura, ciò è avvenuto senza clausura né prigionia: egli è disceso miracolosamente dal cielo in modo tale da rimanervi; è stato miracolosamente portato nel grembo della Vergine, ha conversato nel mondo ed è stato crocifisso, e tuttavia, quanto alla sua divinità, ha continuato a riempire il mondo come prima.


Riassunto del capitolo