Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 2 - Cap. 4
Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560) |
Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP |
Libro 2
Cap. 4 - Come Dio opera nei cuori delle persone
2:4:1 – La volontà umana sotto il peccato e la signoria del diavolo
Penso che abbiamo sufficientemente dimostrato come la persona sia talmente tenuta prigioniera sotto il giogo del peccato, che non può, per propria natura, né desiderare il bene con la sua volontà, né applicarvisi. Inoltre abbiamo stabilito la distinzione fra costrizione e necessità, dalla quale risulta che, quando la persona pecca necessariamente, non per questo smette di peccare volontariamente. Ma poiché, quando la si pone in servitù del diavolo, sembra che sia condotta più al piacere di costui che al proprio, resta da spiegare in che modo ciò avvenga. Poi occorre risolvere la questione sulla quale comunemente si dubita, cioè se si debba attribuire qualcosa a Dio nelle opere malvagie, nelle quali la Scrittura indica che la sua potenza opera in qualche modo.
Quanto al primo punto, sant’Agostino paragona in qualche luogo la volontà della persona a un cavallo, che si governa secondo il piacere di chi lo cavalca. Egli paragona inoltre Dio e il diavolo a due cavalieri, dicendo che, se Dio occupa il posto nella volontà della persona, come un buon cavaliere esperto, la conduce con giusta misura, la sprona quando è troppo lenta, la trattiene se è troppo impetuosa, se si imbizzarrisce troppo la reprime, corregge la sua ribellione e la conduce per la via diritta. Al contrario, se il diavolo prende il posto, come un cattivo cavaliere e sconsiderato, la fa smarrire per i campi, la fa cadere nelle fosse, la fa inciampare e rotolare nelle valli, la abitua alla ribellione e alla disobbedienza. Di questa similitudine ci accontenteremo per il momento, poiché non ne abbiamo una migliore.
Quando dunque si dice che la volontà della persona naturale è soggetta al dominio del diavolo, per esserne condotta, ciò non significa che essa sia costretta con la forza e, contro voglia, obbligata a obbedire, come si costringerebbe un servo a fare il proprio dovere anche se non lo volesse. Intendiamo invece che, essendo ingannata dalle seduzioni del diavolo, è necessario che si sottometta a obbedire a ciò che a lui piace, pur facendolo senza costrizione. Infatti coloro ai quali il nostro Signore non fa la grazia di governarli mediante il suo Spirito, sono abbandonati a Satana per essere da lui condotti. Per questa ragione, dice san Paolo che il dio di questo mondo, cioè il diavolo, ha accecato la mente degli infedeli, affinché non vedano la luce dell’Evangelo (2 Corinzi 4:4). E in un altro luogo dice che egli regna in tutti gli empi e disobbedienti (Efesini 2:2). L’accecamento dunque dei malvagi, e tutti i mali che ne conseguono, sono chiamati opere del diavolo. Tuttavia non bisogna cercarne la causa al di fuori della loro volontà, dalla quale procede la radice del male e nella quale si trova il fondamento del regno del diavolo, cioè il peccato.
2:4:2 – Una medesima opera attribuita a Dio, al diavolo e alle persone: il caso di Giobbe
Quanto all’azione di Dio, essa è di tutt’altra natura in costoro. Per comprenderla bene, prenderemo l’ingiuria che i Caldei fecero a Giobbe: avendo ucciso i suoi pastori, gli portarono via tutto il bestiame (Giobbe 1:17). Noi vediamo chiaramente gli autori di questa malvagità, poiché, quando vediamo dei ladri che hanno commesso un omicidio o una rapina, non esitiamo ad attribuire loro la colpa e a condannarli. Ora, accade che la storia riferisce che ciò proveniva dal diavolo. Vediamo dunque che da parte sua vi è un’azione. D’altra parte Giobbe riconosce che si tratta di opera di Dio, dicendo che Dio lo ha spogliato dei beni che gli erano stati tolti dai Caldei.
Come potremo dire che una medesima opera sia stata compiuta da Dio, dal diavolo e dalle persone, senza scusare il diavolo, in quanto sembra associato a Dio, oppure senza dire che Dio è autore del male? Facilmente, se consideriamo prima il fine, e poi il modo di operare. Il consiglio di Dio era di esercitare il suo servo nella pazienza mediante l’avversità. Satana si sforzava di gettarlo nella disperazione. I Caldei cercavano di arricchirsi con la rapina dei beni altrui. Una tale differenza di intenzioni distingue chiaramente l’opera dell’uno da quella dell’altro.
Anche nel modo di agire non vi è minore dissimiglianza. Il Signore abbandona il suo servo Giobbe a Satana perché lo affligga; d’altra parte gli consegna i Caldei, che aveva ordinato come ministri di ciò, e gli affida il compito di stimolarli e guidarli. Satana, con i suoi pungoli velenosi, incita a commettere questa iniquità i cuori dei Caldei, che già erano malvagi. I Caldei, abbandonandosi al male, contaminano le loro anime e i loro corpi. È dunque corretto dire che Satana opera nei reprobi, nei quali esercita il suo regno, cioè il regno della perversità. Si può anche dire che Dio in qualche modo vi opera, poiché Satana, che è strumento della sua ira, secondo il suo volere e la sua ordinanza, li spinge qua e là per eseguire i suoi giudizi.
Non parlo qui del movimento universale di Dio, per il quale, come tutte le creature sono sostenute, così ricevono da lui la forza per fare ciò che fanno. Parlo della sua azione particolare, che si manifesta in ogni opera. Perciò vediamo che non è inconveniente che una medesima opera sia attribuita a Dio, al diavolo e alla persona. Ma la diversità che vi è nell’intenzione e nel mezzo fa sì che la giustizia di Dio appaia ovunque irreprensibile, mentre la malizia del diavolo e della persona si manifesta con la propria confusione.
2:4:3 – Dio opera anche nei peccati: non solo per prescienza o permissione
Gli antichi Dottori talvolta esitano a confessare la verità in questo punto, perché temono di dare occasione ai malvagi di parlare male o in modo irriverente delle opere di Dio. Questa sobrietà io la approvo, ma non ritengo tuttavia che vi sia alcun pericolo nel sostenere semplicemente ciò che la Scrittura ci mostra. Sant’Agostino stesso ebbe talvolta questo scrupolo, come quando afferma che l’accecamento e l’indurimento dei malvagi non si riferiscono all’operazione di Dio, ma alla sua prescienza. Questa sottigliezza, però, non può conciliarsi con le molte forme di espressione della Scrittura, che mostrano chiaramente che vi è qualcosa di più della sola prescienza di Dio.
Lo stesso sant’Agostino, nel quinto libro contro Giuliano, ritrattando la sua precedente affermazione, sostiene con forza che i peccati non avvengono soltanto per la permissione o la tolleranza di Dio, ma anche per la sua potenza, al fine di punire altri peccati. Allo stesso modo, ciò che alcuni affermano, cioè che Dio permette il male ma non lo manda, non può reggere, tanto è debole. Spesso si dice che Dio acceca e indurisce i malvagi, che piega, volge e spinge i loro cuori, come abbiamo sopra dichiarato più ampiamente. Non è spiegare tali espressioni il ricorrere alla sola prescienza o alla permissione.
Noi dunque rispondiamo che ciò avviene in due modi. In primo luogo, poiché, tolta la luce di Dio, non resta in noi se non oscurità e accecamento; tolto il suo Spirito, i nostri cuori diventano duri come pietra; cessando la sua guida, non possiamo che smarrirci per i campi. A buon diritto si dice quindi che egli acceca, indurisce e spinge coloro ai quali toglie la facoltà di vedere, di obbedire e di fare il bene. Il secondo modo, che si avvicina maggiormente al senso proprio delle parole, è che Dio, per eseguire i suoi giudizi mediante il diavolo, che è ministro della sua ira, volge come gli piace il consiglio dei malvagi, muove la loro volontà e ne rafforza lo sforzo. Per questo Mosè, dopo aver riferito che Sicon, re degli Amorrei, si era messo in armi per impedire il passaggio del popolo, poiché Dio aveva indurito il suo spirito e reso fermo il suo cuore, aggiunge subito il fine del consiglio di Dio, cioè che fosse consegnato nelle mani degli Israeliti (Deuteronomio 2:30). Tale ostinazione dunque servì a prepararlo alla rovina alla quale Dio lo aveva destinato.
2:4:4 – L’indurimento dei cuori: abbandono divino e azione giudiziale di Dio
Secondo la prima ragione si deve intendere ciò che è detto in Giobbe: «Egli toglie la parola a coloro che parlano bene, e toglie il senno agli anziani e ai saggi. Toglie il cuore a coloro che governano sulla terra, e li fa errare fuori della via»; e similmente in Isaia: «Perché, Signore, ci hai tolto il senno? Perché hai indurito il nostro cuore, così che non ti temiamo?» (Giobbe 12:20; Isaia 63:17). Tutte queste espressioni servono più a indicare ciò che Dio fa delle persone, abbandonandole e lasciandole a sé stesse, che a mostrare come egli operi in loro.
Vi sono però altre testimonianze che vanno oltre, come quando si parla dell’indurimento del cuore del faraone: «Io indurirò», dice il Signore, «il cuore del faraone, affinché non vi ascolti e non lasci partire il popolo». E poi dice che ne ha reso saldo e rafforzato il cuore (Esodo 4:21; 10:1). Dobbiamo forse intendere che lo abbia indurito soltanto non rendendolo tenero? Ciò è vero, ma egli fece di più: consegnò il suo cuore a Satana per rafforzarlo nell’ostinazione. Per questo aveva detto prima: «Io terrò il suo cuore». Allo stesso modo, quando il popolo d’Israele esce dall’Egitto, gli abitanti del paese in cui entra vengono loro incontro con animo ostile. Da dove diremo che furono incitati? Certamente Mosè afferma che fu il Signore che rese fermi i loro cuori (Esodo 3:19; Deuteronomio 2:30). Il profeta, narrando la medesima storia, dice che il Signore volse il loro cuore all’odio contro il suo popolo (Salmi 105:25).
Non si potrebbe ora dire che essi abbiano peccato soltanto perché erano privi del consiglio di Dio. Poiché, se furono confermati e condotti a ciò, il Signore in qualche modo li inclinò e li guidò. Inoltre, tutte le volte che egli ha voluto castigare le trasgressioni del suo popolo, come ha eseguito il suo giudizio mediante i malvagi? In modo tale che si vede chiaramente che la potenza e l’efficacia dell’opera provenivano da lui, mentre essi erano soltanto suoi ministri. Per questo talvolta minaccia che, fischiando, farà venire popoli infedeli per distruggere Israele; talvolta li paragona a una rete, talvolta a un martello. Ma soprattutto ha mostrato quanto non fosse inattivo in loro, paragonando Sennacherib, persona malvagia e perversa, a una scure, dicendo che lo guidava e lo spingeva con la sua mano per colpire secondo il suo buon piacere (Isaia 5:26; 7:18; Ezechiele 12:13; 17:20; Geremia 50:23; Isaia 10:15).
Sant’Agostino, in qualche luogo, introduce una distinzione che non è cattiva: che il fatto che gli empi peccano proviene da loro stessi; ma che, peccando, compiano questa o quell’azione, deriva dalla potenza di Dio, il quale divide le tenebre come gli piace.
2:4:5 – Il ministero di Satana come strumento della provvidenza di Dio
Ora, che il ministero di Satana intervenga a incitare i malvagi, quando Dio, mediante la sua provvidenza, vuole piegarli qua e là, apparirà sufficientemente da un passo della Scrittura. Infatti è detto spesso che lo spirito malvagio da parte di Dio invase o lasciò Saul (1 Samuele 16:14; 18:10; 19:9). Non è lecito riferire ciò allo Spirito Santo. Vediamo dunque che lo spirito immondo è chiamato spirito di Dio, in quanto risponde al piacere e alla potenza di Dio, ed è strumento della sua volontà, piuttosto che autore per conto proprio. Bisogna aggiungere anche ciò che dice san Paolo: che Dio manda una potenza efficace di errore e di illusione, affinché coloro che non hanno voluto ubbidire alla verità credano alla menzogna (2 Tessalonicesi 2:10-11).
Tuttavia, come è stato detto, vi è sempre grande distanza tra ciò che fa Dio e ciò che fanno il diavolo o i malvagi in una medesima opera. Dio si serve, per la sua giustizia, di strumenti malvagi che ha in mano e che può piegare ovunque gli piaccia. Il diavolo e gli empi, essendo malvagi, producono e generano con le loro opere la malvagità che hanno concepito nel loro spirito perverso. Il resto, che concerne la difesa della maestà di Dio contro tutte le calunnie e la confutazione dei sotterfugi usati dai bestemmiatori in questo punto, è già stato esposto in precedenza, quando abbiamo trattato della provvidenza di Dio. Qui ho voluto soltanto mostrare brevemente come il diavolo regni in una persona malvagia, e come Dio operi tanto nell’una quanto nell’altra.
2:4:6 – La volontà umana nelle cose indifferenti e la guida provvidenziale di Dio
Quanto alle azioni che di per sé non sono né buone né cattive, e che appartengono piuttosto alla vita terrena che a quella spirituale, non è stato ancora chiarito quale sia la libertà della persona in esse. Alcuni hanno affermato che in tali cose abbiamo libera elezione. Ciò, a mio parere, più perché non volevano discutere una questione che non giudicavano di grande importanza, che per affermarla come certa. Quanto a me, sebbene confessi che coloro che riconoscono le proprie forze come nulle per giustificarsi comprendono ciò che è necessario alla salvezza, tuttavia ritengo che non sia da trascurare il riconoscere che è una grazia speciale di Dio quando ci viene nell’intelletto di scegliere ciò che ci è utile e di desiderarlo, e, d’altra parte, quando il nostro spirito e il nostro cuore rifuggono da ciò che ci è nocivo.
Infatti la provvidenza di Dio si estende fin là: non solo nel far avvenire ciò che egli sa essere conveniente, ma anche nell’inclinare la volontà delle persone verso un medesimo fine. È vero che, se giudichiamo la conduzione delle cose esteriori secondo il nostro senso, riterremo che esse siano nel libero arbitrio e nel potere della persona; ma se ascoltiamo le numerose testimonianze che attestano che il nostro Signore, anche in questo ambito, governa i cuori delle persone, sottometteremo la potenza umana al movimento particolare di Dio.
Chi è che mosse i cuori degli Egiziani affinché prestassero al popolo d’Israele i vasi più preziosi che avevano (Esodo 11:3)? Mai da sé stessi sarebbero stati indotti a farlo. Ne segue dunque che i loro cuori furono mossi più da Dio che dal proprio impulso o inclinazione. Così anche il patriarca Giacobbe, se non fosse stato persuaso che Dio mette nei cuori delle persone affetti diversi, secondo il suo piacere, non avrebbe detto riguardo a suo figlio Giuseppe, che egli stimava essere un Egiziano profano: «Dio vi conceda di trovare misericordia presso quell’uomo» (Genesi 43:14). Allo stesso modo tutta la Chiesa confessa nel Salmo che Dio le fece misericordia, rendendo miti e umani i cuori di popoli altrimenti crudeli (Salmi 106:46).
Al contrario, quando Saul fu infiammato per muovere guerra, la causa è indicata: lo Spirito di Dio lo spinse a ciò. Chi distolse il cuore di Absalom, affinché non seguisse il consiglio di Achitofel, che era solito essere accolto come Evangelo? Chi indusse Roboamo a ubbidire al consiglio dei giovani? Chi atterrì all’arrivo dei figli d’Israele tanti popoli, che erano valorosi e ben addestrati alla guerra? La povera prostituta Raab confessava che ciò era avvenuto per opera di Dio. Di nuovo, chi abbatté con il terrore i cuori del popolo d’Israele, se non colui che nella Legge minaccia di dare cuori spaventati (1 Samuele 11:6; 2 Samuele 17:14; 1 Re 12:10; Giosuè 2:9; Levitico 26:36; Deuteronomio 28:65)?
2:4:7 – Dio inclina le volontà anche nelle cose esteriori
Qualcuno replicherà che questi esempi sono particolari e che non se ne deve trarre una regola generale. Ma io affermo che essi bastano a provare ciò che sostengo, cioè che Dio, ogni volta che vuole dare corso alla sua provvidenza, anche nelle cose esteriori, piega e volge la volontà delle persone secondo il suo piacere; e che la loro elezione nel scegliere non è così libera da sottrarsi al dominio di Dio. Lo vogliamo o no, l’esperienza quotidiana ci costringerà a riconoscere che il nostro cuore è guidato piuttosto dal movimento di Dio che dalla propria elezione e libertà.
Spesso infatti ci viene meno la ragione e l’intelletto in cose che non sono difficili da comprendere, e perdiamo il coraggio in cose facili da fare; al contrario, in cose molto oscure e dubbie deliberiamo senza difficoltà e sappiamo come venirne a capo; e in cose di grande importanza e di grande pericolo il coraggio ci rimane saldo e senza timore. Da dove proviene tutto ciò, se non dal fatto che Dio opera da una parte e dall’altra?
In questo senso intendo ciò che dice Salomone: che il Signore fa sì che l’orecchio oda e che l’occhio veda. Non mi sembra infatti che egli parli lì della creazione, ma della grazia speciale che Dio concede alle persone giorno per giorno. Inoltre, quando afferma che il Signore tiene il cuore dei re nella sua mano come un corso d’acqua e lo dirige dovunque gli piaccia (Proverbi 20:12; 21:1), non c’è dubbio che egli comprenda sotto un’unica specie tutte le persone. Poiché, se vi fosse una persona la cui volontà fosse esente da ogni soggezione, questo privilegio apparterrebbe più che a chiunque altro al re, la cui volontà governa quella degli altri. Se dunque la volontà del re è guidata dalla mano di Dio, la nostra non sarà certo esente da questa condizione.
Di ciò vi è una bella sentenza di sant’Agostino: la Scrittura, dice, se la si considera diligentemente, mostra che non solo le buone volontà delle persone, che Dio ha create nei loro cuori e che, avendole create, conduce alle buone opere e alla vita eterna, sono in potere di Dio; ma anche tutte quelle che appartengono alla vita presente; e vi sono a tal punto che egli le inclina secondo il suo piacere qua o là, o per il bene del prossimo, o per il suo danno, quando vuole infliggere qualche castigo; e tutto ciò lo fa mediante il suo giudizio occulto e tuttavia giusto.
2:4:8 – Il libero arbitrio non va giudicato dall’esito degli eventi
Ora è necessario che i lettori si ricordino che non si deve valutare la facoltà del libero arbitrio della persona dall’esito delle cose, come fanno alcuni ignoranti. Essi infatti ritengono di poter dimostrare che la volontà delle persone è in servitù, poiché le cose non riescono secondo il desiderio nemmeno dei più grandi principi del mondo, e spesso non riescono a portare a compimento le loro imprese. Ma la potenza e la libertà di cui ora si tratta devono essere considerate nella persona stessa, e non valutate dalle cose esteriori.
Quando infatti si discute del libero arbitrio, non si discute se sia lecito alla persona compiere ed eseguire ciò che ha deliberato senza che nulla glielo impedisca; ma si chiede se in ogni cosa essa abbia libera elezione nel suo giudizio, per discernere il bene e il male, approvare l’uno e respingere l’altro; oppure, allo stesso modo, se abbia libera inclinazione nella volontà per desiderare, cercare e seguire il bene, e odiare ed evitare il male. Poiché, se ciò potesse trovarsi nella persona, essa non sarebbe meno libera rinchiusa in una prigione che dominando su tutta la terra.
Riassunto del capitolo