Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 3 - Cap. 1
Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560) |
Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP |
Libro III
Cap. 1
Che le cose dette sopra riguardo a Gesù Cristo ci giovano mediante l’operazione segreta dello Spirito Santo
3:1:1 – Cristo ci è comunicato solo mediante lo Spirito Santo
Ora dobbiamo vedere come i beni che Dio Padre ha riposto nel suo Figlio giungano a noi, poiché il Figlio non li ha ricevuti per una sua utilità privata, ma per sovvenire ai poveri e agli indigenti. Anzitutto è da notare che, finché siamo fuori di Cristo (Efesini 4:15) e separati da lui, tutto ciò che egli ha fatto o sofferto per la salvezza del genere umano ci è inutile e di nessuna importanza. Occorre dunque, affinché ci comunichi i beni dei quali il Padre lo ha arricchito e colmato, che egli divenga nostro e dimori in noi. Per questo motivo è chiamato nostro capo e primogenito tra molti fratelli; ed è detto anche altrove che siamo innestati in lui e che lo rivestiamo (Romani 8:28; Romani 11:17; Galati 3:27), poiché nulla di ciò che egli possiede ci appartiene, come abbiamo detto, finché non siamo fatti una cosa sola con lui. Ora, benché otteniamo ciò mediante la fede, tuttavia, poiché vediamo che non tutti indistintamente abbracciano questa comunicazione di Gesù Cristo che è offerta mediante l’Evangelo, la ragione ci induce a salire più in alto per ricercare la virtù e l’operazione segreta dello Spirito Santo, che è la causa per cui godiamo di Cristo e di tutti i suoi beni. Ho trattato abbastanza ampiamente sopra della divinità e dell’essenza eterna dello Spirito Santo; pertanto i lettori si accontentino che per ora sia dichiarato questo articolo seguente: cioè che Gesù Cristo è venuto in acqua e in sangue in tal modo che anche lo Spirito rende insieme testimonianza di lui, affinché la salvezza che egli ci ha acquistata non si disperda senza giovarci in nulla. Poiché, come Giovanni ci presenta tre testimoni nel cielo, il Padre, la Parola e lo Spirito, così ne produce tre sulla terra, l’acqua, il sangue e lo Spirito (1 Giovanni 5:7-8). E non invano è reiterata la testimonianza dello Spirito, che sentiamo essere impressa nei nostri cuori in luogo di sigillo, anzi per sigillare il lavacro e il sacrificio che sono nella morte del Figlio di Dio. Per questa ragione anche Pietro dice che i fedeli sono eletti mediante la santificazione dello Spirito, per l’ubbidienza e l’aspersione del sangue di Cristo (1 Pietro 1:2). Con queste parole egli ci dichiara che le nostre anime sono purificate mediante l’irrorazione incomprensibile dello Spirito, del sacro sangue che è stato sparso una volta, affinché ciò non sia stato fatto invano. Ed è anche per questo che Paolo, trattando della nostra purificazione e giustizia, dice (1 Corinzi 6:11) che otteniamo entrambe nel nome di Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio. La conclusione è questa: che lo Spirito Santo è come il vincolo mediante il quale il Figlio di Dio ci unisce efficacemente a sé. A ciò si riferisce tutto ciò che abbiamo esposto nel libro precedente circa la sua unzione.
3:1:2 – La pienezza dello Spirito in Cristo e la sua distribuzione ai fedeli
Ma affinché questo, secondo che è singolarmente degno di essere conosciuto, sia meglio chiarito, sappiamo che Gesù Cristo è venuto ripieno dello Spirito Santo in modo speciale, cioè per separarci dal mondo e raccoglierci nella speranza dell’eredità eterna. Ed è per questo che è chiamato Spirito di santificazione, poiché non solo ci dà vigore e ci sostiene con la sua virtù generale che si manifesta tanto in tutto il genere umano quanto negli altri animali, ma è per noi radice e seme della vita celeste. Perciò i Profeti magnificano il regno di Gesù Cristo con questo titolo, che egli avrebbe portato una maggiore e più ampia larghezza dello Spirito Santo. Il passo di Gioele è notevole sopra gli altri: “Spanderò in quel giorno il mio Spirito su ogni carne”, dice il Signore (Gioele 2:28), eccetera. Poiché, sebbene sembri restringere i doni dello Spirito all’ufficio di profezia, tuttavia sotto figura significa che Dio, mediante la luce del suo Spirito, si formerà dei discepoli da coloro che prima erano ignoranti e senza alcun gusto né sapore della dottrina celeste. Ora, poiché Dio Padre ci elargisce il suo Spirito in favore del suo Figlio e nondimeno ha posto in lui tutta la pienezza, per farne il ministro e il dispensatore della sua liberalità verso di noi, per queste due ragioni lo Spirito è chiamato ora del Padre, ora del Figlio. “Voi non siete più nella carne”, dice Paolo, “ma nello Spirito, poiché lo Spirito di Dio abita in voi” (Romani 8:9). Ora, chi non ha lo Spirito di Cristo, non è di lui. E volendo assicurarci del nostro pieno rinnovamento, egli dice che colui che ha risuscitato Gesù Cristo dai morti vivificherà anche i nostri corpi mortali mediante il suo Spirito che abita in noi (Romani 8:11). Non vi è alcuna assurdità nell’attribuire al Padre la lode dei suoi doni, dei quali egli è autore, e tuttavia dire il medesimo di Gesù Cristo, poiché questi stessi doni gli sono stati affidati in deposito, affinché ne elargisca ai suoi come gli piacerà. Ecco perché egli invita a sé tutti coloro che hanno sete, affinché bevano (Giovanni 7:37). E Paolo dice che lo Spirito è distribuito a ciascuno dei membri secondo la misura del dono di Cristo (Efesini 4:7). Inoltre è da notare che è chiamato Spirito di Cristo, non solo in quanto il Figlio eterno di Dio, nella sua essenza divina, è congiunto in uno stesso Spirito con il Padre, ma anche quanto alla persona di Mediatore, poiché la sua venuta sarebbe stata vana se non fosse disceso a noi munito di tale virtù. In questo senso è chiamato il secondo Adamo, essendo proceduto dal cielo come Spirito vivificante (1 Corinzi 15:45). Poiché Paolo paragona la vita speciale che Gesù Cristo infonde ai suoi fedeli per unirli a sé, con la vita sensibile che è pure comune ai reprobi. Parimenti, quando egli prega che l’amore di Dio e la grazia di Cristo siano sui fedeli (2 Corinzi 13:13), aggiunge la comunione dello Spirito, senza la quale nessuno mai gusterà né il favore paterno di Dio né i benefici di Cristo. Come leggiamo in un altro passo che l’amore di Dio è sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato (Romani 5:5).
3:1:3 – I titoli dello Spirito Santo nella restaurazione della salvezza
Ci servirà qui notare quali titoli la Scrittura attribuisce allo Spirito quando si tratta dell’inizio e di tutto il corso della restaurazione della nostra salvezza. Anzitutto è chiamato Spirito di adozione (Romani 8:15; Galati 4:6), poiché egli ci è testimone della benevolenza gratuita con la quale il Padre celeste ci accoglie in favore del suo Figlio; e attestandoci che siamo figli di Dio, ci dà fiducia e coraggio di pregare; anzi ci mette le parole in bocca, affinché possiamo gridare con franchezza: Abba, Padre. Per la stessa ragione è chiamato la caparra e il sigillo della nostra eredità (2 Corinzi 1:22), poiché ci vivifica dal cielo, benché siamo pellegrini in questo mondo e simili a poveri moribondi, e ci certifica che la nostra salvezza, essendo custodita da Dio, è ben assicurata contro ogni pericolo. Da qui proviene anche l’altro titolo, per cui è chiamato vita a causa della giustizia (Romani 8:10). Ora, poiché, irrigandoci con la sua grazia invisibile, ci rende fecondi nel produrre frutti di giustizia, come la pioggia impregna la terra della sua umidità, ecco perché è spesso chiamato acqua, come in Isaia: “Voi tutti che avete sete, venite alle acque”. E ancora: “Spanderò il mio Spirito su chi ha sete, e farò scorrere fiumi sulla terra arida” (Isaia 53:1; Isaia 44:3). A ciò corrisponde la parola di Gesù Cristo, che ho poco fa citata: “Se qualcuno ha sete, venga a me” (Giovanni 7:37). Sebbene talvolta sia designato con questo nome per la forza che ha di purgare e mondare, come in Ezechiele, dove Dio promette acque pure per lavare tutte le impurità del suo popolo (Ezechiele 36:25). Ora, poiché, irrigandoci con il liquore della sua grazia, ci ristora in vigore e ci rinfranca, da questo effetto gli è dato anche il nome di olio e di unzione (1 Giovanni 2:20, 27). D’altra parte, poiché, purificandoci e bruciando le nostre concupiscenze viziose, che sono come superfluità e immondizie, egli infiamma i nostri cuori nell’amore di Dio e nel desiderio di servirlo, per questa ragione è a buon diritto intitolato fuoco (Luca 3:16). In breve, egli ci è proposto come l’unica fonte dalla quale tutte le ricchezze celesti fluiscono su di noi, oppure come la mano di Dio mediante la quale egli esercita la sua virtù (Giovanni 4:14). Poiché è per la sua ispirazione che siamo rigenerati a vita celeste, affinché non siamo più spinti o guidati da noi stessi, ma governati dal suo movimento e dalla sua operazione; cosicché, se vi è qualche bene in noi, esso non è altro che il frutto della sua grazia; e senza di lui tutto il bel lustro di virtù che abbiamo non è nulla, poiché non vi è che cecità di mente e perversità di cuore. È già stato chiaramente esposto che Gesù Cristo ci è come inoperoso, finché non lo congiungiamo con il suo Spirito per indirizzarci a lui; poiché senza questo bene non facciamo che guardare Gesù Cristo da lontano e fuori di noi, anzi con una fredda speculazione. Ora sappiamo che egli non giova se non a coloro dei quali è capo e fratello primogenito, cioè a coloro che sono rivestiti di lui (Efesini 4:15; Romani 8:29; Galati 3:27). Questa sola congiunzione fa sì che egli non sia venuto invano e inutilmente per noi con il nome di Salvatore. A questo stesso fine tende il matrimonio sacro, mediante il quale siamo fatti carne della sua carne e ossa delle sue ossa, anzi una cosa sola con lui (Efesini 5:30). Ora, egli non si unisce a noi se non mediante il suo Spirito, e mediante la grazia e la virtù di esso ci fa sue membra, per tenerci a sé e per essere reciprocamente posseduto da noi.
3:1:4 – La fede come opera principale dello Spirito
Ma poiché la fede è la sua opera principale, la maggior parte di ciò che leggiamo nella Scrittura circa la sua virtù e operazione si riferisce a quella fede mediante la quale egli ci conduce alla luce dell’Evangelo; come dice Giovanni che questa dignità è data a tutti coloro che credono in Cristo, di essere fatti figli di Dio, i quali non sono nati da carne e da sangue, ma da Dio (Giovanni 1:13). Poiché, contrapponendo Dio alla carne e al sangue, egli mostra che è un dono celeste e soprannaturale il fatto che gli eletti ricevano Gesù Cristo mediante la fede, mentre altrimenti rimarrebbero abbandonati alla loro incredulità. La risposta che Gesù Cristo diede a Pietro conviene a questo: “La carne e il sangue non te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (Matteo 16:17). Accenno brevemente a queste cose, poiché sono state esposte altrove più ampiamente. Anche il detto di Paolo concorda molto bene con questo argomento: cioè che i fedeli sono sigillati dallo Spirito Santo della promessa (Efesini 1:13). Poiché egli significa che è il maestro interiore mediante il quale la promessa della salvezza entra in noi e penetra le nostre anime; e che altrimenti essa non farebbe che battere l’aria o risuonare alle nostre orecchie. Parimenti, quando egli dice che i Tessalonicesi sono stati eletti da Dio nella santificazione dello Spirito e nella fede della verità (2 Tessalonicesi 2:13), mediante un tale filo e congiunzione ci avverte che la fede non può provenire da altra fonte che dallo Spirito; ciò che Giovanni spiega altrove più apertamente, dicendo così: “Noi sappiamo che egli dimora in noi dallo Spirito che ci ha dato”. E ancora: “Da questo sappiamo che dimoriamo in lui ed egli in noi: perché egli ci ha dato del suo Spirito” (1 Giovanni 3:24; 4:13). Perciò il Signore Gesù, per rendere i suoi discepoli capaci della sapienza celeste, promette loro lo Spirito di verità, che il mondo non può comprendere (Giovanni 14:17), e gli attribuisce come proprio ufficio quello di suggerire e far conoscere loro ciò che egli aveva già insegnato; poiché, come la luce si presenterebbe invano ai ciechi se questo Spirito d’intelligenza non aprisse gli occhi dell’intelletto, così a buon diritto lo si può chiamare la chiave mediante la quale ci sono aperti i tesori del regno dei cieli, e la sua illuminazione può essere chiamata la vista delle nostre anime. Ecco perché Paolo magnifica tanto il ministero dello Spirito (2 Corinzi 3:6-8), il che equivale a dire la predicazione accompagnata dalla vivacità spirituale; poiché i dottori non trarrebbero alcun profitto dal gridare, se Gesù Cristo, il sommo Maestro, non operasse interiormente per attirare coloro che gli sono stati dati dal Padre. Perciò, come abbiamo detto che tutta la perfezione della salvezza si trova in Gesù Cristo, così egli, per rendercene partecipi, ci battezza nello Spirito Santo e nel fuoco (Luca 3:16), illuminandoci nella fede del suo Evangelo e rigenerandoci in modo che siamo nuove creature, infine purificandoci da tutte le nostre contaminazioni e sozzure, affinché siamo consacrati da Dio come santi templi.
Sommario del capitolo