Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 3 - Cap. 23/Riassunto
Riassunto del capitolo 3:23
Confutazione delle calunnie con le quali si è sempre ingiustamente biasimata questa dottrina
In questo capitolo si risponde alle accuse e alle obiezioni rivolte contro la dottrina dell’elezione eterna. Poiché essa attribuisce alla volontà sovrana di Dio l’origine della salvezza e riconosce la realtà della riprovazione, è stata spesso accusata di ingiustizia, crudeltà o di produrre effetti morali dannosi. L’autore si propone di mostrare che tali critiche nascono da fraintendimenti o da una valutazione superficiale.
Una prima accusa sostiene che la dottrina renderebbe Dio ingiusto, poiché scegliere alcuni e non altri apparirebbe arbitrario. La risposta afferma che la giustizia divina non può essere misurata secondo criteri umani. Tutti sono colpevoli e degni di condanna; se Dio salva alcuni, lo fa per misericordia, non per obbligo. La riprovazione non infligge un’ingiustizia, ma lascia il peccatore nella condizione che egli stesso merita.
Un’altra obiezione riguarda il presunto fatalismo che deriverebbe dalla predestinazione. Si teme che essa annulli la responsabilità umana o renda inutile l’esortazione. Il capitolo chiarisce che la sovranità divina non elimina la responsabilità, poiché le persone agiscono secondo la propria volontà. Inoltre, Dio ha stabilito non solo il fine, ma anche i mezzi: la predicazione, la fede e l’obbedienza restano strumenti reali nel compimento del suo disegno.
Si risponde anche al timore che la dottrina produca disperazione o indifferenza morale. Al contrario, quando è compresa correttamente, essa offre consolazione ai credenti, poiché radica la loro salvezza nella stabilità del proposito divino. Lungi dal favorire la negligenza, l’elezione stimola alla gratitudine e alla santità, sapendo che tutto è dono.
Il capitolo mette in guardia contro la curiosità eccessiva, invitando a fermarsi entro i limiti della rivelazione. Non è lecito speculare oltre ciò che la Scrittura insegna, né cercare di penetrare i segreti del consiglio divino. La dottrina deve essere trattata con riverenza e sobrietà.
In conclusione, le calunnie contro l’elezione nascono dal tentativo di giudicare Dio secondo categorie umane. La predestinazione, lungi dall’essere motivo di scandalo, magnifica la misericordia divina e rafforza la fiducia dei credenti. Accolta nella luce della Scrittura, essa conduce non alla ribellione, ma all’adorazione del Dio sovrano e giusto.