Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 4 - Cap. 15

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro 4

Capitolo 15 - Del Battesimo

4:15:1 - Il Battesimo come segno della nostra purificazione e remissione dei peccati

Il Battesimo è il segno del nostro essere cristiani e il marchio mediante il quale siamo ricevuti nella comunione della Chiesa, affinché, essendo incorporati in Cristo, siamo annoverati tra i figli di Dio. Esso ci è stato dato da Dio, in primo luogo per servire alla nostra fede verso di Lui; in secondo luogo, per servire alla nostra confessione davanti alle persone; cosa che ho già detto essere comune a tutti i Sacramenti. Tratteremo ordinatamente questi due fini e cause della sua istituzione.

Quanto al primo, il Battesimo reca tre cose alla nostra fede, che dobbiamo considerare ciascuna separatamente. Anzitutto, esso ci è proposto da Dio come segno e testimonianza della nostra purificazione; o, per meglio dire, ci è inviato da Lui come una lettera patente, firmata e sigillata, mediante la quale Egli ci annuncia, conferma e assicura che tutti i nostri peccati sono così rimessi, coperti, aboliti e cancellati, che non verranno mai più considerati da Lui, né richiamati alla sua memoria, né imputati contro di noi.

Egli vuole infatti che tutti coloro che avranno creduto siano battezzati per la remissione dei peccati. Perciò, quanti hanno osato scrivere che il Battesimo non è altro che un segno mediante il quale professiamo davanti alle persone la nostra religione, come un soldato porta la livrea del suo principe per dichiararsi suo, non hanno considerato ciò che è principale nel Battesimo: che dobbiamo riceverlo insieme a questa promessa, che chiunque avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato (Marco 16:16).

4:15:2 - Il Battesimo non salva per l’acqua, ma per la promessa sigillata

Così bisogna intendere ciò che è scritto dall’apostolo Paolo: che la Chiesa è stata santificata e purificata dal suo Sposo Gesù Cristo mediante il lavacro d’acqua per mezzo della parola di vita (Efesini 5:26). E altrove: che secondo la sua misericordia siamo stati salvati mediante il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo (Tito 3:5). E ancora ciò che scrive l’apostolo Pietro: che il Battesimo ci salva (1 Pietro 3:21).

Paolo non ha voluto dire che la nostra purificazione e la nostra salvezza siano compiute per mezzo dell’acqua, o che l’acqua contenga in sé la virtù di purificare, rigenerare o rinnovare; né Pietro ha inteso affermare che l’acqua sia la causa della nostra salvezza. Essi hanno soltanto voluto significare che in questo Sacramento si riceve l’assicurazione di tali grazie; e ciò è spiegato abbastanza chiaramente dalle loro stesse parole.

Paolo unisce insieme la parola di vita, cioè l’Evangelo, e il Battesimo d’acqua, come se dicesse: mediante l’Evangelo ci è annunciata la nostra purificazione e santificazione; e mediante il Battesimo questo messaggio è suggellato. Pietro, dopo aver detto che il Battesimo ci salva, aggiunge immediatamente che non si tratta della rimozione delle impurità del corpo, ma della richiesta a Dio di una buona coscienza, che procede dalla fede.

Il Battesimo non promette altra purificazione se non quella mediante l’aspersione del sangue di Cristo, il quale è figurato dall’acqua per la somiglianza che essa ha con il lavare e il detergere. Chi dunque dirà che siamo purificati da quest’acqua, la quale testimonia che il sangue di Cristo è il nostro vero e unico lavacro (1 Pietro 1:2)? Non si potrebbe trovare argomento migliore per confutare l’errore di coloro che attribuiscono tutto alla virtù dell’acqua, se non mostrando che essa è solo la significazione del Battesimo, la quale ci distoglie tanto dall’elemento visibile che vediamo con gli occhi, quanto da ogni altro mezzo di acquisire la salvezza, per farci riposare interamente in Gesù Cristo.

4:15:3 - Il Battesimo vale per tutta la vita

Non dobbiamo stimare che il Battesimo ci sia dato soltanto per il tempo passato, come se per i peccati nei quali ricadiamo dopo il Battesimo fosse necessario cercare un nuovo rimedio. So che da questo errore nacque anticamente l’uso di alcuni che non volevano essere battezzati se non alla fine della loro vita e all’ora della morte, affinché così ottenessero piena remissione per tutta la loro esistenza. Questa folle fantasia è stata spesso ripresa e confutata dai vescovi nei loro scritti.

Bisogna invece sapere che in qualunque momento siamo battezzati, siamo una volta per sempre lavati e purificati per tutto il tempo della nostra vita. Pertanto, ogni volta che ricadiamo in peccato, dobbiamo ricorrere alla memoria del nostro Battesimo e, mediante essa, confermarci nella fede, affinché restiamo sempre certi e assicurati della remissione dei nostri peccati.

Benché il Battesimo, una volta amministrato, sembri appartenere al passato, tuttavia non è annullato dai peccati successivi. La purezza di Gesù Cristo ci è infatti offerta in esso; essa rimane sempre efficace, sempre dura, e non può essere sopraffatta da alcuna macchia, ma cancella e purifica tutte le nostre sozzure.

Non dobbiamo però trarne occasione o licenza di peccare più facilmente in avvenire. Questa dottrina non è data per incoraggiare tale temerità, ma per consolare coloro che, dopo aver peccato, sono afflitti e si lamentano, stanchi e oppressi sotto il peso delle loro colpe, affinché abbiano di che rialzarsi e consolarsi, e non cadano nella confusione e nella disperazione.

Per questo l’apostolo Paolo dice che Gesù Cristo è stato stabilito come propiziazione per la remissione dei peccati precedenti (Romani 3:25). Non intende dire che non abbiamo in Lui una remissione perpetua e continua fino alla morte, ma che Egli è stato dato dal Padre ai poveri peccatori che, feriti nella coscienza, sospirano verso il medico. A costoro è offerta la misericordia di Dio; al contrario, quelli che, confidando nell’impunità, cercano in ciò materia e libertà per peccare, non fanno altro che attirare su di sé l’ira e il giudizio di Dio.

4:15:4 - La remissione continua e il rapporto tra Battesimo e assoluzione

So bene che l’opinione comune è che la remissione dei peccati, ricevuta nella prima rigenerazione mediante il Battesimo, venga poi ottenuta attraverso la penitenza e il beneficio delle chiavi. Ma coloro che parlano così errano, perché non considerano che la potenza delle chiavi, di cui parlano, dipende in tal modo dal Battesimo che non può in alcun modo esserne separata.

È vero che il peccatore ottiene il perdono mediante il ministero della Chiesa; ma ciò avviene in virtù della predicazione dell’Evangelo. E quale è questa predicazione? Che siamo purificati dai nostri peccati per mezzo del sangue di Cristo. E qual è il segno e la testimonianza di questo lavacro, se non il Battesimo? Vediamo dunque come questa assoluzione si riferisca al Battesimo.

Da questo errore è nato il sacramento immaginario della penitenza, così come è concepito nel Papato, del quale ho già accennato altrove; ciò che resta da dirne lo riserverò a luogo più opportuno.

Non bisogna meravigliarsi se questi dottori di menzogna, eccessivamente attaccati alle cose esteriori secondo la loro stoltezza, si sono mostrati così grossolani in questo punto: non contentandosi dei segni ordinati da Dio, ne hanno forgiati di loro invenzione, come se il Battesimo non fosse propriamente il sacramento della penitenza. Se dobbiamo infatti continuare la penitenza che Dio ci comanda per tutta la vita, è necessario che la virtù del Battesimo si estenda fino a tali limiti.

Non vi è dunque dubbio che i fedeli, per tutto il corso della loro vita, debbano ricorrere alla memoria del loro Battesimo, ogni volta che la loro coscienza li accusa, per avere ferma fiducia di essere partecipi di quell’unica e perpetua abluzione che risiede nel sangue di Gesù Cristo.

4:15:5 - Mortificazione e nuova vita in Cristo

La seconda consolazione che il Battesimo ci reca è che ci mostra la nostra mortificazione in Gesù Cristo e anche la nostra nuova vita in Lui. Come dice l’apostolo Paolo, siamo stati battezzati nella sua morte, sepolti con Lui in similitudine della sua morte, affinché camminiamo in novità di vita (Romani 6:3-4).

Con queste parole egli non ci esorta soltanto a un’imitazione esteriore, come se dicesse che siamo ammoniti dal Battesimo a morire alle nostre concupiscenze sull’esempio della morte di Cristo e a risorgere alla giustizia sull’esempio della sua risurrezione; ma va molto più in alto, cioè afferma che per mezzo del Battesimo Gesù Cristo ci ha resi partecipi della sua morte, affinché fossimo innestati in essa.

E come un innesto trae la sua sostanza e il suo nutrimento dalla radice nella quale è inserito, così coloro che ricevono il Battesimo con la fede dovuta sentono veramente l’efficacia della morte di Cristo nella mortificazione della loro carne, e similmente l’efficacia della sua risurrezione nella vivificazione dello spirito.

Da qui egli trae poi motivo di esortazione: se siamo cristiani, dobbiamo essere morti al peccato e vivere alla giustizia. Lo stesso argomento usa altrove, quando dice che siamo stati circoncisi e abbiamo spogliato l’uomo vecchio, essendo stati sepolti con Cristo nel Battesimo (Colossesi 2:12). In questo senso lo ha chiamato, nel passo citato in precedenza, lavacro di rigenerazione e di rinnovamento (Tito 3:5).

Così Dio ci promette nel Battesimo, anzitutto il perdono gratuito dei peccati per accoglierci come giusti; e in secondo luogo la grazia del suo Spirito, per riformarci in novità di vita.


4:15:6 - Unione con Cristo e partecipazione ai suoi benefici

Infine, la nostra fede riceve anche questo beneficio dal Battesimo: non solo ci certifica che siamo innestati nella morte e nella vita di Cristo, ma che siamo così uniti a Lui da essere resi partecipi di tutti i suoi beni. Per questa ragione Egli ha consacrato e santificato il Battesimo nel proprio corpo (Matteo 3:13), affinché fosse un vincolo saldo della comunione e dell’unione che ha voluto stabilire con noi. Perciò l’apostolo Paolo dimostra che siamo figli di Dio, in quanto per mezzo del Battesimo abbiamo rivestito Cristo (Galati 3:27).

Vediamo dunque che il compimento del Battesimo è in Lui. Per questo lo chiamiamo il proprio oggetto e il fine al quale il Battesimo è diretto. Non è dunque da meravigliarsi se gli Apostoli hanno battezzato nel suo nome (Atti 8:16; 19:5), benché avessero ricevuto il comando di battezzare anche nel nome del Padre e dello Spirito Santo (Matteo 28:19). Infatti, tutto ciò che nel Battesimo è proposto come dono di Dio si trova in Cristo solo.

Tuttavia, non può accadere che chi battezza nel nome di Cristo non invochi insieme anche il nome del Padre e dello Spirito Santo. Se abbiamo la nostra purificazione nel sangue di Cristo, è perché il Padre delle misericordie, volendo nella sua bontà incomparabile riceverci a grazia, ci presenta questo Mediatore per procurarci favore presso di Lui. E otteniamo la rigenerazione nella sua morte e nella sua vita (Giovanni 3:6), quando per la santificazione dello Spirito viene edificata in noi una nuova natura spirituale.

Così, la causa tanto della nostra purificazione quanto della nostra rigenerazione deve essere riconosciuta in Dio Padre; la materia nel Figlio; l’efficacia nello Spirito Santo. In questo senso Giovanni, e poi gli Apostoli, hanno battezzato con un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati (Matteo 3:6, 11; Luca 3:16; Giovanni 3:23; 4:1), intendendo per pentimento la rigenerazione e per remissione dei peccati l’abluzione.

4:15:7 - Unità del Battesimo di Giovanni e degli Apostoli

Ne consegue con certezza che l’amministrazione del Battesimo di Giovanni e quella che in seguito fu esercitata dagli Apostoli è stata interamente una medesima. Il Battesimo non diviene diverso perché è amministrato da mani diverse, ma è una medesima dottrina che lo rende uno (Atti 2:38, 41).

Giovanni e gli Apostoli concordavano in una stessa dottrina. Tutti hanno battezzato nel pentimento, tutti per la remissione dei peccati, tutti nel nome di Cristo, dal quale procedono il pentimento e la remissione. Giovanni chiama Gesù Cristo l’Agnello di Dio, per mezzo del quale sono tolti ed espiati i peccati del mondo (Giovanni 1:28-29). In ciò lo ha confessato e attestato come il sacrificio gradito al Padre, come il Propiziatore e il Salvatore. Che cosa avrebbero potuto aggiungere gli Apostoli a questa confessione? Nulla, poiché essa è piena e perfetta.

Nessuno dunque si lasci turbare dal fatto che gli antichi si siano sforzati di distinguere un Battesimo dall’altro. La loro autorità non deve avere un peso tale da far vacillare la chiarezza della Scrittura. Chi preferirà accordarsi con Crisostomo, il quale negava che la remissione dei peccati fosse compresa nel Battesimo di Giovanni, piuttosto che con Luca, il quale afferma che Giovanni predicava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati (Luca 3:3)?

Non è più accettabile la sottigliezza di Agostino, quando dice che nel Battesimo di Giovanni i peccati erano rimessi in speranza, mentre nel Battesimo di Cristo lo sono in realtà. Poiché l’Evangelista testimonia chiaramente che Giovanni battezzava per la remissione dei peccati, quale necessità vi è di diminuire la grazia del suo Battesimo? Se qualcuno cerca nella Parola di Dio una differenza, non ne troverà altra se non questa: che Giovanni battezzava nel nome di colui che doveva venire, mentre gli Apostoli nel nome di colui che si era già manifestato.

4:15:8 - L’abbondanza dello Spirito non crea due Battesimi

Il fatto che le grazie dello Spirito Santo siano state elargite più abbondantemente dopo la risurrezione di Gesù Cristo non stabilisce alcuna diversità tra i Battesimi. Il Battesimo che gli Apostoli amministravano mentre Cristo era ancora sulla terra era attribuito a Lui; e nondimeno non aveva maggiore abbondanza di Spirito rispetto a quello di Giovanni (Atti 8:14, 17).

Anche dopo l’Ascensione, i Samaritani, pur essendo stati battezzati nel nome di Gesù, non ricevettero grazie diverse da quelle dei credenti precedenti, finché Pietro e Giovanni non furono mandati per imporre loro le mani.

Gli antichi hanno ritenuto che il Battesimo di Giovanni fosse soltanto una preparazione a quello di Cristo, probabilmente a causa del passo in cui si legge che coloro che avevano ricevuto il Battesimo di Giovanni furono nuovamente battezzati da Paolo (Atti 19:3, 5). Ma quanto sia stata erronea tale interpretazione apparirà in seguito.

Che significa dunque che Giovanni dice di battezzare in acqua, mentre Cristo avrebbe battezzato nello Spirito Santo e nel fuoco (Matteo 3:11)? La cosa si può chiarire brevemente. Giovanni non ha voluto distinguere un Battesimo dall’altro, ma ha messo a confronto la propria persona con quella di Cristo. Egli si è detto ministro dell’acqua; Cristo è il donatore dello Spirito Santo, e avrebbe manifestato questa virtù con un miracolo visibile il giorno in cui avrebbe mandato lo Spirito sui suoi Apostoli sotto forma di lingue di fuoco.

Che cosa potevano attribuirsi di più gli Apostoli? E che cosa possono attribuirsi oggi coloro che amministrano il Battesimo? Essi sono soltanto ministri del segno esteriore; Cristo è l’autore della grazia interiore. Così hanno confessato anche gli antichi Dottori, e in particolare Agostino, il quale si servì di questo principio contro i Donatisti: qualunque siano i ministri del Battesimo, è Cristo che vi presiede.

4:15:9 - Figure del Battesimo nell’Antico Patto

Le cose che abbiamo già detto circa la mortificazione e l’abluzione sono state prefigurate nel popolo d’Israele, il quale, per questa ragione, l’apostolo Paolo dice essere stato battezzato nella nube e nel mare (1 Corinzi 10:2).

La mortificazione fu figurata quando Dio, liberandoli dal potere e dalla crudele schiavitù del Faraone, aprì loro un passaggio nel Mar Rosso e sommerse Faraone e gli Egiziani che li inseguivano (Esodo 14:21, 26). Allo stesso modo, nel Battesimo Egli ci promette e ci mostra con segno che per la sua potenza siamo liberati dalla cattività d’Egitto, cioè dalla schiavitù del peccato, e che il nostro Faraone, il diavolo, è sommerso, benché non cessi di molestarci.

Come quell’Egiziano annegato, rigettato sulla riva, incuteva ancora timore agli Israeliti pur non potendo più nuocere, così il nostro nemico infernale mostra le sue armi e si fa sentire, ma non può vincere.

Nella nube fu figurata la purificazione. Come il Signore li coprì con la nube (Numeri 9:18), dando loro refrigerio affinché non fossero consumati dall’ardore del sole, così nel Battesimo ci è mostrato che siamo coperti e preservati dal sangue di Cristo, affinché la severità del giudizio di Dio, che è un fuoco insopportabile, non cada su di noi.

Benché allora questo mistero fosse oscuro e conosciuto da pochi, tuttavia, poiché non vi è altro mezzo di salvezza se non in queste due grazie, Dio non ha voluto che i Padri antichi, da Lui adottati come eredi, fossero privati dei segni e dei Sacramenti dell’una e dell’altra.

4:15:10 - Il Battesimo non restituisce la giustizia originaria

Possiamo ora vedere chiaramente quanto sia falsa l’opinione di alcuni, nella quale molti ancora persistono, secondo cui mediante il Battesimo saremmo sciolti e liberati dal peccato originale e dalla corruzione discesa da Adamo su tutta la sua posterità, e saremmo restituiti alla medesima giustizia originaria e purezza di natura che Adamo avrebbe conservato se fosse rimasto nell’integrità in cui fu creato.

Coloro che insegnano così non hanno mai compreso che cosa sia il peccato originale, che cosa sia la giustizia originaria, né quale sia la grazia del Battesimo. È già stato spiegato che il peccato originale è una perversità e corruzione della nostra natura, la quale, anzitutto, ci rende colpevoli dell’ira di Dio e degni di condanna; e inoltre produce in noi le opere che la Scrittura chiama opere della carne (Galati 5:19).

Qui si devono considerare due aspetti distinti. Primo: essendo viziati e pervertiti in tutte le parti della nostra natura, siamo già a buon diritto, per questa sola corruzione, condannati davanti a Dio, al quale nulla è accetto se non giustizia, innocenza e purezza. Perfino i bambini portano dal grembo materno la loro condanna: benché non abbiano ancora prodotto i frutti dell’iniquità, ne possiedono già il seme; anzi, tutta la loro natura è una semenza di peccato. Perciò essa non può che essere odiosa e abominevole a Dio.

I fedeli sono resi certi dal Battesimo che questa condanna è tolta e rimossa, poiché, come abbiamo detto, il Signore promette mediante questo segno una remissione piena e intera dei peccati, tanto della colpa che doveva esserci imputata, quanto della pena che per essa avremmo dovuto sopportare. Essi ricevono anche la giustizia, ma tale quale il popolo di Dio può ottenere in questa vita, cioè per sola imputazione, perché il Signore, nella sua misericordia, li considera giusti e innocenti.


4:15:11 - La permanenza del peccato e il progresso nella mortificazione

La seconda cosa da considerare è che questa perversità non cessa mai in noi, ma produce continuamente nuovi frutti, cioè le opere della carne di cui abbiamo già parlato: come una fornace ardente che getta incessantemente fuoco e scintille, o come una sorgente che scorre senza mai interrompere il suo flusso. La concupiscenza non muore né si estingue pienamente nelle persone finché, mediante la morte, liberate da questo corpo di morte, non si siano completamente spogliate di sé stesse.

Il Battesimo certamente ci promette che il nostro Faraone è sommerso e che la nostra carne è mortificata; non però in modo tale da non darci più molestia, ma soltanto affinché non ci domini. Finché vivremo rinchiusi in questa prigione del nostro corpo, le reliquie del peccato abiteranno in noi; tuttavia, se per fede riteniamo la promessa che Dio ci ha dato nel Battesimo, esse non regneranno né prevarranno.

Nessuno però si inganni, nessuno si lusinghi nel proprio male, quando ode dire che il peccato dimora ancora in noi. Questo non è detto affinché coloro che già sono troppo inclini al male si addormentino sicuri nei loro peccati, ma affinché coloro che sono pungolati e tormentati dalla loro carne non si scoraggino né disperino; piuttosto si considerino ancora in cammino e pensino di aver fatto progresso quando sentiranno che le loro concupiscenze si attenuano giorno dopo giorno, finché giungeranno alla meta: cioè all’ultimo annientamento della carne, che sarà perfetto al termine di questa vita mortale.

Nel frattempo non cessino di combattere valorosamente, di farsi coraggio per avanzare, di stimolarsi alla vittoria. Anzi, quando vedono che, dopo essersi impegnati, rimane ancora molta difficoltà, tanto più abbiano motivo di sforzarsi con maggiore zelo. Dobbiamo dunque sapere e ricordare che siamo stati battezzati nella mortificazione della nostra carne: essa è iniziata in noi fin dal Battesimo e la perseguiamo ogni giorno di questa vita, ma sarà compiuta quando saremo passati da questa vita al nostro Signore.

4:15:12 - Nessuna condanna per coloro che sono in Cristo

In ciò non diciamo altro se non quanto afferma l’apostolo Paolo nel settimo capitolo dell’Epistola ai Romani. Dopo aver trattato della giustizia gratuita, poiché alcuni malvagi traevano dalla sua dottrina la conclusione che potessimo vivere a nostro piacimento, non essendo accetti a Dio per il merito delle nostre opere, egli aggiunge che tutti coloro che sono rivestiti della giustizia di Cristo sono al tempo stesso rigenerati dal suo Spirito, e che nel Battesimo abbiamo il pegno di questa rigenerazione.

Da qui esorta i fedeli a non lasciare che il peccato domini nei loro membri. Ma, poiché sapeva che nei credenti permane molta infermità, per non scoraggiarli aggiunge una consolazione: che non sono più sotto la Legge. D’altra parte, poiché alcuni avrebbero potuto approfittare di tale affermazione per darsi alla dissolutezza, egli spiega quale sia l’abolizione della Legge e quale il suo uso.

La sostanza del suo insegnamento è questa: siamo liberati dal rigore della Legge per aderire a Cristo; e l’ufficio della Legge è di convincerci della nostra perversità, per farci confessare la nostra debolezza e miseria. Poiché la malizia della nostra natura non appare facilmente nella persona carnale, che si lascia guidare dalle proprie concupiscenze senza timore di Dio, egli prende esempio da sé stesso, in quanto rigenerato dallo Spirito.

Dichiara dunque di dover lottare continuamente contro le reliquie della carne, di essere come prigioniero, incapace di obbedire pienamente alla Legge di Dio, tanto da esclamare: «Misero me! Chi mi libererà?» (Romani 7:24). Se i figli di Dio sono in prigionia durante questa vita mortale, non possono non essere in grande angoscia pensando al pericolo in cui si trovano.

Per questo egli aggiunge una consolazione: «Non vi è dunque più alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (Romani 8:1). Con ciò significa che coloro che Dio ha una volta ricevuto in grazia, incorporato nella comunione di Cristo e adottato tra i fedeli mediante il Battesimo, purché perseverino nell’obbedienza della fede, sono assolti e non sono ritenuti colpevoli davanti al giudizio di Dio, benché il peccato continui a muovere loro guerra e dimori ancora in loro.

Seguiamo dunque parola per parola la dottrina dell’apostolo Paolo, affermando che nel Battesimo il peccato è rimesso quanto alla colpa, ma permane quanto alla materia in tutti i cristiani fino alla morte.

4:15:13 - Il Battesimo come confessione pubblica

Il Battesimo serve anche alla nostra confessione davanti alle persone in questo modo:

  • è un segno mediante il quale dichiariamo di voler essere annoverati nel popolo di Dio;
  • attestiamo di consentire al servizio di un solo Dio e a una sola religione insieme con tutti i cristiani;
  • e infine proclamiamo pubblicamente quale sia la nostra fede, affinché non solo Dio sia glorificato nei nostri cuori, ma anche le nostre parole e tutte le membra del nostro corpo, per quanto è possibile, risuonino esteriormente delle sue lodi.

Così tutto ciò che è nostro è impiegato nel servizio della gloria di Dio, dalla quale nulla deve essere escluso; e gli altri, vedendo il nostro esempio, sono stimolati a fare lo stesso. A questo mirava l’apostolo Paolo quando domandava ai Corinzi se fossero stati battezzati nel nome di Cristo (1 Corinzi 1:13). Con ciò indicava che si erano donati e consacrati a Lui, lo avevano riconosciuto come Signore e Maestro, e gli avevano impegnato la loro fede davanti alle persone, in modo tale da non poter più confessare altro che Lui solo, senza rinnegare la confessione fatta nel Battesimo.

4:15:14 - Il modo di ricevere il Battesimo

Avendo ora dichiarato il fine e la causa per cui il Signore ha istituito il Battesimo, è facile comprendere come dobbiamo usarlo e riceverlo. Poiché ci è dato per confortare, consolare e confermare la nostra fede, dobbiamo riceverlo come dalla mano stessa del suo autore, avendo per certo che è Lui che ci parla mediante questo segno; che è Lui che ci purifica, che cancella la memoria dei nostri peccati; che è Lui che ci rende partecipi della sua morte; che è Lui che distrugge e indebolisce le forze del diavolo e della nostra concupiscenza; e che si unisce a noi, affinché, mediante tale unione, siamo reputati figli di Dio.

Dobbiamo credere ed essere certi che Egli compie interiormente nell’anima tutte queste cose con la stessa verità con cui vediamo esteriormente il nostro corpo lavato e circondato dall’acqua. Questa analogia è una regola certissima dei Sacramenti: nelle realtà corporali dobbiamo contemplare e meditare le realtà spirituali come se fossero poste davanti ai nostri occhi, poiché è piaciuto al Signore rappresentarcele sotto tali figure.

Non perché queste grazie siano legate o racchiuse nel Sacramento, o conferiteci per virtù propria del segno; ma perché il Signore, mediante il segno, ci testimonia la sua volontà di donarcele. Egli non nutre i nostri occhi con uno spettacolo vuoto, ma ci conduce alla realtà stessa e compie effettivamente ciò che figura.

4:15:15 - Il segno e la fede: il caso di Cornelio

Questo si vede nell’esempio del centurione Cornelio, il quale, dopo aver ricevuto la remissione dei peccati e le grazie visibili dello Spirito Santo, fu nondimeno battezzato (Atti 10:48); non per ottenere una remissione più ampia mediante il Battesimo, ma per esercitare più pienamente la sua fede e accrescerla mediante il pegno che gli era dato.

Qualcuno potrebbe obiettare: se i peccati non sono perdonati per mezzo del Battesimo, perché Anania disse a Paolo che mediante il Battesimo avrebbe purificato i suoi peccati (Atti 9:17)? Rispondo che si dice che riceviamo o otteniamo ciò che crediamo ci sia stato dato da Dio, sia che in quel momento iniziamo a conoscerlo, sia che, avendolo già conosciuto, ne acquistiamo una più certa persuasione.

Anania voleva dunque dire questo: Paolo, affinché tu sia certo che i tuoi peccati ti sono rimessi, sii battezzato; poiché il Signore promette nel Battesimo la remissione dei peccati, ricevila e sii assicurato. Non intendo tuttavia diminuire la forza del Battesimo, come se la realtà non fosse congiunta al segno, poiché Dio opera per mezzo di strumenti esterni.

Resta però che non riceviamo da questo Sacramento se non quanto accogliamo per fede. Se la fede ci manca, esso ci sarà testimone della nostra ingratitudine e accusa davanti a Dio della nostra incredulità verso la promessa data. E in quanto il Battesimo è segno della nostra confessione, dobbiamo mediante esso attestare che la nostra fiducia è nella misericordia di Dio, che la nostra purezza è nella remissione dei peccati ottenuta per mezzo di Gesù Cristo, e che entriamo nella Chiesa di Dio per vivere in unità di fede e di carità con tutti i fedeli. Questo è ciò che intendeva l’apostolo Paolo quando diceva che siamo tutti battezzati in un medesimo Spirito per formare un solo corpo (1 Corinzi 12:13).


4:15:16 - La validità del Battesimo non dipende dal ministro

Se è vero, come abbiamo stabilito, che il Sacramento non deve essere ricevuto come dalla mano di chi lo amministra, ma come dalla mano stessa di Dio che lo invia, ne segue che nulla vi è aggiunto o tolto a motivo della dignità di colui per mezzo del quale è amministrato. Tra le persone, quando una lettera è inviata, purché la firma e il sigillo dello scrivente siano riconosciuti, poco importa chi sia il messaggero: allo stesso modo, ci basta riconoscere nei Sacramenti la mano e il sigillo del nostro Signore, chiunque sia il messaggero che li reca.

Con ciò è confutato l’errore dei Donatisti, i quali misuravano la virtù del Sacramento secondo la dignità del ministro. Tali sono oggi gli Anabattisti, che negano la validità del Battesimo ricevuto nel regno del Papa, sostenendo che sia stato amministrato da infedeli e idolatri, e perciò richiedono con furore un nuovo battesimo.

Contro tali follie siamo ben fondati se consideriamo che siamo stati battezzati non nel nome di alcuna persona, ma nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; e quindi che il Battesimo non è dell’uomo, ma di Dio, chiunque ne sia stato il ministro. Qualunque ignoranza o empietà vi fosse in coloro che ci hanno battezzati, non ci hanno battezzati nella comunione della loro empietà, ma nella fede di Gesù Cristo. Non hanno invocato il proprio nome, ma quello di Dio.

Se dunque il Battesimo era di Dio, aveva certamente la promessa della remissione dei peccati, della mortificazione della carne, della vivificazione spirituale e della partecipazione a Cristo. Così, quando i Giudei furono circoncisi da sacerdoti corrotti e apostati, ciò non rese inutile il segno, né si rese necessaria una nuova circoncisione: bastava ricondursi alla pura origine.

L’obiezione secondo cui il Battesimo deve essere amministrato nella comunione dei fedeli non implica che, se vi è qualche vizio in un luogo, tutta la sua forza sia annullata. Insegnare come debba essere amministrato il Battesimo in modo puro non significa abolire l’istituzione di Dio quando essa sia stata corrotta dagli idolatri. Anche la Circoncisione, pur contaminata da molte superstizioni, rimase segno della grazia divina; e re come Giosia ed Ezechia, raccogliendo coloro che si erano allontanati, non li costrinsero a una nuova circoncisione.

4:15:17 - L’incredulità non annulla la promessa del Battesimo

Quando ci domandano quale fede abbia seguito per anni il nostro Battesimo, per concludere che esso sia stato vano se la promessa non è stata ricevuta per fede, rispondiamo che per lungo tempo siamo stati ciechi e increduli, e non abbiamo accolto la promessa che ci era stata offerta nel Battesimo. Tuttavia, poiché tale promessa proveniva da Dio, essa è rimasta fin dall’inizio e sempre ferma e vera.

Anche se tutti gli esseri umani fossero menzogneri, Dio rimane veritiero. Anche se tutti fossero perduti, Cristo rimane Salvatore. Confessiamo dunque che il Battesimo, per quel tempo, non ci giovò, poiché la promessa era disprezzata; senza di essa, il Battesimo non è nulla. Ora però, per grazia di Dio, avendo cominciato a ravvederci, accusiamo la nostra cecità e durezza di cuore per la lunga ingratitudine; ma non crediamo che la promessa di Dio sia venuta meno.

Dio, nel Battesimo, promette la remissione dei peccati, e certamente manterrà la promessa a tutti i credenti. Essa ci è stata offerta: abbracciamola dunque per fede. Per lungo tempo fu come sepolta a causa della nostra incredulità; ora la recuperiamo mediante la fede.

Per questo motivo, quando il Signore esorta il popolo giudaico al ravvedimento, non ordina una nuova circoncisione, ma chiede la conversione del cuore. Sebbene l’alleanza fosse stata violata, il segno da Lui istituito rimaneva fermo e inviolabile. Li riceveva dunque a condizione che si convertissero, confermando l’alleanza una volta stabilita, benché fosse stata profanata da sacerdoti malvagi e dall’iniquità del popolo.

4:15:18 - Il caso di Atti 19 e il presunto “ribattesimo”

Si ritiene di colpirci con un dardo infuocato quando si cita l’episodio in cui Paolo avrebbe ribattezzato coloro che avevano ricevuto il Battesimo di Giovanni (Atti 19:3, 5). Se il Battesimo di Giovanni era lo stesso del nostro, come sosteniamo, allora — dicono — quei discepoli, istruiti meglio nella fede, furono ribattezzati; e così anche chi è stato battezzato senza vera dottrina dovrebbe esserlo di nuovo.

Alcuni hanno supposto che quei discepoli fossero stati battezzati da un imitatore imperfetto di Giovanni, poiché dichiarano di non sapere nulla dello Spirito Santo. Ma non è verosimile che Giudei ignari del tutto del Battesimo ignorassero anche lo Spirito, spesso menzionato nelle Scritture. È più plausibile che ignorassero la distribuzione delle grazie dello Spirito ai discepoli di Cristo.

Quanto a me, riconosco che il primo Battesimo ricevuto da loro fosse quello vero di Giovanni, identico a quello cristiano; nego però che siano stati ribattezzati. L’espressione “furono battezzati nel nome del Signore Gesù” va intesa più semplicemente come riferita al Battesimo dello Spirito Santo, cioè alle grazie visibili conferite mediante l’imposizione delle mani.

La Scrittura usa spesso il termine “Battesimo” per tali effusioni dello Spirito, come nel giorno di Pentecoste (Atti 1:5; 11:16). Luca non descrive due azioni distinte, ma segue uno stile narrativo ebraico: prima riassume, poi spiega più diffusamente.

Se l’ignoranza annullasse il Battesimo, allora anche gli Apostoli avrebbero dovuto essere ribattezzati, poiché per anni ebbero una conoscenza imperfetta. E quante volte dovremmo noi essere ribattezzati per le molte ignoranza che il Signore corregge quotidianamente in noi?

4:15:19 - La semplicità del segno esteriore; nessuna aggiunta

La virtù, dignità e fine di questo mistero sono ormai chiariti. Quanto al segno esteriore, sarebbe stato desiderabile che la pura istituzione di Cristo fosse stata onorata come meritava, per frenare l’audacia delle aggiunte umane.

Come se fosse cosa di poco conto battezzare con acqua secondo il comando di Cristo, si è introdotta una benedizione solenne — anzi, una sorta di incantesimo — per consacrare l’acqua. Si sono aggiunti il cero e il crisma; si è pensato che il soffio contro il diavolo aprisse la via al Battesimo. Benché tali usanze siano antiche, ci è lecito rigettare tutto ciò che è stato aggiunto all’istituzione di Cristo.

Il diavolo, vedendo con quanta facilità le sue invenzioni fossero accolte, ha osato moltiplicare tali abusi: sputo, sale e simili buffonerie sono state introdotte con licenza vergognosa, a disonore del Battesimo.

Impariamo dunque che non vi è santità più sicura che attenersi strettamente all’autorità di Cristo. Sarebbe stato molto meglio, tralasciate tali pompe che abbagliano i semplici, presentare la persona da battezzare davanti alla Chiesa, offrirla a Dio con preghiere, recitare la confessione di fede, spiegare l’uso del Battesimo, proporre le promesse, e quindi battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, concludendo con preghiere e rendimento di grazie.

Così nulla sarebbe mancato di ciò che è essenziale, e la cerimonia unica istituita da Dio risplenderebbe senza essere oppressa da aggiunte estranee.

Quanto alla modalità esteriore — immersione totale o semplice aspersione — non è questione di grande importanza. Le Chiese possono esercitare libertà in ciò, poiché il segno è rappresentato in entrambi i modi. Il termine “battezzare” significa propriamente immergere, ed è certo che l’immersione totale fosse anticamente in uso; tuttavia la sostanza del Sacramento non dipende da tale dettaglio.


4:15:20 - Il Battesimo appartiene al ministero pubblico

È necessario avvertire che è cosa perversa che un privato si arroghi l’amministrazione del Battesimo o della Cena. La dispensazione dell’uno e dell’altra è parte del ministero pubblico. Cristo non ha comandato alle donne né a persone private di battezzare, ma ha affidato tale incarico a coloro che aveva ordinato Apostoli. E quando, celebrando la Cena, comandò ai suoi discepoli di fare ciò che Egli aveva fatto, volle certamente che, sul suo esempio, vi fosse uno che amministrasse il Sacramento agli altri.

L’uso introdotto molto presto nella Chiesa, secondo cui, in assenza del ministro, un privato potesse battezzare un bambino in pericolo di morte, non ha fondamento solido. Gli antichi stessi che lo tolleravano non erano del tutto certi della sua legittimità: Agostino ne parla con esitazione e non osa affermare con decisione che sia senza peccato. Quanto alle donne, al Concilio di Cartagine fu stabilito che non battezzassero, pena la scomunica.

Si obietta che, se un bambino morisse senza Battesimo, sarebbe privato della grazia della rigenerazione. Rispondo che ciò è follia. Dio dichiara di adottare i nostri figli e di considerarli suoi prima ancora che nascano, promettendo di essere il Dio della nostra discendenza (Genesi 17:7). In questa parola è compresa la loro salvezza. Negare che la promessa divina basti a compiere ciò che contiene è fare grave ingiuria a Dio.

Pochi hanno riflettuto su quanto sia perniciosa l’opinione secondo cui il Battesimo sarebbe necessario alla salvezza in senso assoluto. Se fosse così, la nostra condizione sarebbe peggiore di quella del popolo antico: la grazia di Dio sarebbe più ristretta che sotto la Legge. Si arriverebbe a pensare che Cristo sia venuto non per adempiere le promesse, ma per annullarle. Prima dell’ottavo giorno, la promessa di salvezza aveva efficacia anche senza Circoncisione; ora, invece, non avrebbe alcuna fermezza senza il segno?

4:15:21 - Testimonianza degli antichi contro il Battesimo amministrato da donne

Dai più antichi dottori si comprende quale fosse la consuetudine della Chiesa prima di Agostino. Tertulliano afferma che non è lecito a una donna parlare, insegnare, battezzare o offrire, affinché non usurpi funzioni proprie dell’uomo, tanto meno del sacerdote. Anche Epifanio rimprovera a Marcione di aver concesso alle donne di battezzare, considerandolo un grave errore.

Si obietta che l’uso possa mutare in caso di urgente necessità. Ma Epifanio, nel condannare come ridicola la concessione fatta alle donne, non ammette eccezioni: il suo giudizio appare assoluto. E quando, nel terzo libro, dichiara che nemmeno alla vergine Maria fu lecito battezzare, non restringe in alcun modo la sua affermazione.

4:15:22 - Il caso di Sefora e la fiducia nella promessa

L’esempio di Sefora è invocato senza discernimento. Si ricorda che ella circoncise il figlio e che l’angelo del Signore si placò (Esodo 4:25), e da ciò si conclude che l’atto fosse approvato. Ma con la stessa logica si dovrebbe dire che il culto sincretistico dei Samaritani fosse gradito a Dio, solo perché cessarono gli attacchi delle fiere.

Si può facilmente mostrare che è stolto erigere a regola generale l’atto di quella donna. Anche se si volesse sostenere che fosse un caso singolare, o che allora non vi fosse un comandamento esplicito come oggi, resta il fatto che le parole di Cristo sono chiare: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni e battezzatele» (Matteo 28:19). Egli non istituisce altri ministri del Battesimo se non coloro ai quali affida la predicazione dell’Evangelo. E l’Apostolo insegna che nessuno deve arrogarsi un onore nella Chiesa se non è chiamato, come Aaronne (Ebrei 5:4).

Chi dunque battezza senza legittima vocazione usurpa un ufficio non suo. Paolo afferma che tutto ciò che non procede da fede è peccato (Romani 14:23); quanto più grave è allora il caso del Battesimo amministrato in violazione della regola di Cristo? È sacrilegio separare ciò che Dio ha congiunto.

Ma anche lasciando queste considerazioni, si osservi che la moglie di Mosè non cercò affatto di offrire un servizio devoto a Dio: agì con impeto e amarezza, protestando contro il marito e quasi contro Dio stesso. Il suo gesto non può essere assunto a modello. E quand’anche fosse stato compiuto con rettitudine, sarebbe stata temerarietà circoncidere il figlio alla presenza di Mosè, così come oggi sarebbe temerario per una donna battezzare in presenza di un vescovo.

Tutte queste questioni si chiariscono quando si sradica dall’animo l’idea che i bambini siano esclusi dal Regno se non hanno ricevuto il Battesimo. Come già detto, si fa torto alla verità di Dio se non ci si affida interamente alla sua promessa. Il Sacramento è aggiunto come sigillo, non per conferire efficacia alla promessa, ma per ratificarla a nostro beneficio.

Ne consegue che i figli dei credenti non sono battezzati per diventare figli di Dio, come se prima ne fossero estranei, ma affinché mediante questo segno solenne sia dichiarato che sono ricevuti nella Chiesa, essendo già parte del suo corpo. Dove non vi è disprezzo né negligenza, non vi è pericolo.

È dunque meglio rendere onore all’ordinanza divina, ricevendo i Sacramenti solo dove Egli li ha posti, cioè nella Chiesa. Se non possiamo riceverli da essa, non pensiamo che la grazia dello Spirito Santo sia legata in modo tale ai segni da non poter essere ottenuta in virtù della sola Parola di Dio.


Sommario del Capitolo 4:15