Letteratura/Istituzione (traduzione 2026)/Libro 4 - Cap. 16

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Indice generale

Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (1560)

Nuova fedele traduzione 2026 dall'originale francese a cura di Paolo E. Castellina con l'assistenza dell' I. A. Chat-GTP 

Libro 1

Capitolo 16

Il battesimo dei piccoli secondo l’istituzione di Cristo e la natura del segno

4:16:1 - Difesa dell’origine divina del battesimo dei piccoli

Poiché vediamo che l’uso di battezzare i piccoli è impugnato e contestato da alcuni spiriti maliziosi, come se non fosse stato istituito da Dio ma inventato recentemente dagli esseri umani, o almeno introdotto alcuni anni dopo il tempo degli Apostoli, ritengo opportuno in questo luogo confermare le coscienze deboli e confutare le false obiezioni che tali seduttori potrebbero sollevare per rovesciare la verità di Dio nei cuori dei semplici, i quali non sarebbero sufficientemente esercitati per rispondere alle loro astuzie e cavillazioni.

Costoro si servono comunemente di un argomento che, a prima vista, appare assai plausibile: affermano di non desiderare altro se non che la Parola di Dio sia custodita nella sua purezza e integrità, senza aggiungervi né togliervi nulla; e sostengono che coloro che per primi hanno introdotto il battesimo dei piccoli vi avrebbero aggiunto qualcosa, osando praticarlo senza averne alcun comandamento.

Noi concederemmo che tale ragione sarebbe sufficiente, se potessero provare che questo battesimo proviene dall’invenzione degli esseri umani e non dall’ordinanza di Dio. Ma quando, al contrario, avremo mostrato chiaramente che a torto e falsamente essi gli attribuiscono la calunnia di chiamarlo tradizione umana, mentre è un’istituzione solidamente fondata sulla Parola di Dio, che cosa rimarrà se non che il pretesto che invocano svanisca come fumo?

Cerchiamo dunque l’origine prima del battesimo dei piccoli. Se apparisse che esso sia stato inventato dalla temerarietà umana, confesso che dovrebbe essere abbandonato, per attenersi alla vera regola stabilita dal Signore; poiché i Sacramenti penderebbero da un filo, se non fossero fondati sulla Parola di Dio. Ma se troveremo che i piccoli sono battezzati per autorità divina, guardiamoci bene dal fare ingiuria a Dio, riprovando la sua ordinanza.

4:16:2 - La sostanza spirituale del battesimo oltre il segno esteriore

Anzitutto deve essere fermamente stabilito tra i fedeli che la retta considerazione dei segni o Sacramenti che il Signore ha lasciato e raccomandato alla sua Chiesa non consiste nell’esteriorità o nella sola cerimonia visibile, ma dipende principalmente dalle promesse e dai misteri spirituali che il nostro Signore ha voluto rappresentare mediante tali cerimonie.

Per comprendere dunque che cosa sia il battesimo e che cosa esso comporti, non dobbiamo fermarci all’acqua e a ciò che si compie esteriormente; è necessario piuttosto elevare i nostri pensieri alle promesse di Dio che in esso ci sono offerte e alle realtà interiori e spirituali che vi sono significate. Se afferriamo questo, possediamo la sostanza e la verità del battesimo; e da qui comprenderemo anche a quale fine sia stata ordinata questa aspersione d’acqua e quale utilità ne ricaviamo.

Se invece, trascurate tali realtà, fissiamo lo spirito unicamente sull’osservanza esteriore, non comprenderemo mai né la virtù né l’importanza del battesimo, né che cosa significhi quell’acqua che vi si adopera. Non è necessario soffermarci a lungo su questo punto, poiché la Scrittura lo ha dimostrato così chiaramente e così frequentemente che tra i cristiani non può sussistere alcun dubbio.

Resta dunque da ricercare, nelle promesse connesse al battesimo, quale ne sia la propria sostanza. La Scrittura insegna che in esso ci è anzitutto rappresentata la remissione e purificazione dei nostri peccati, che otteniamo mediante l’effusione del sangue di Gesù Cristo; inoltre vi è significata la mortificazione della nostra carne, che conseguiamo partecipando alla sua morte, per risorgere a novità di vita, cioè a innocenza, santità e purezza.

Comprendiamo così che il segno visibile e materiale non è altro che rappresentazione di realtà più alte ed eccellenti; per intenderle, dobbiamo ricorrere alla Parola di Dio, nella quale risiede tutta la virtù del segno. In essa vediamo che le cose significate sono la purificazione dei peccati e la mortificazione della carne, affinché diventiamo partecipi della rigenerazione spirituale che deve trovarsi in tutti i figli di Dio. Inoltre, la Scrittura mostra che tutte queste cose sono causate in Gesù Cristo, come nel loro fondamento.

Questa è, in sintesi, la dichiarazione del battesimo, alla quale si può ricondurre tutto ciò che la Scrittura ne afferma, eccetto un punto che non è ancora stato toccato: esso è anche un segno mediante il quale professiamo davanti alle persone che il Signore è il nostro Dio e siamo annoverati nel numero del suo popolo.

4:16:3 - Il rapporto tra circoncisione e battesimo

Poiché prima dell’istituzione del battesimo il popolo di Dio aveva in suo luogo la circoncisione, la quale servì sotto l’Antico Testamento, dobbiamo considerare quale somiglianza e quale differenza vi sia tra questi due segni, affinché comprendiamo che cosa si possa dedurre dall’uno all’altro.

Quando il Signore ordina la circoncisione ad Abrahamo, premette che vuole essere il suo Dio e il Dio della sua discendenza (Genesi 17:7, 10), dichiarando di essere l’Onnipotente e di avere ogni cosa in suo potere, per essere per lui pienezza e fonte di ogni bene. In queste parole è compresa la promessa della vita eterna, come lo stesso Signore Gesù Cristo ha spiegato, traendo argomento dal fatto che Dio si era chiamato Dio di Abrahamo, per convincere i Sadducei dell’immortalità e della risurrezione dei fedeli: «Egli non è Dio dei morti, ma dei viventi» (Matteo 22:32; Luca 20:38).

Parimenti l’apostolo Paolo, nel secondo capitolo agli Efesini, mostrando da quale stato di confusione il Signore li avesse tratti, deduce dal fatto che non avevano la circoncisione che essi erano senza Cristo, estranei ai patti della promessa, senza Dio e senza speranza (Efesini 2:12), poiché essa era testimonianza di tutte queste cose.

Ora, il primo grado per accostarci a Dio ed entrare nella vita eterna è la remissione dei peccati. Ne segue che questa promessa corrisponde a quella del battesimo, che riguarda la nostra purificazione e abluzione. Inoltre, il Signore dichiara ad Abrahamo che egli deve camminare davanti a lui in integrità e innocenza: ciò non è altro che la mortificazione, per risorgere a novità di vita.

Affinché non restasse alcun dubbio che la circoncisione fosse segno e figura della mortificazione, Mosè lo espone più chiaramente nel decimo capitolo del Deuteronomio, quando esorta il popolo d’Israele a circoncidere il proprio cuore al Signore, poiché essi sono il popolo eletto fra tutte le nazioni della terra (Deuteronomio 10:16; 30:6). Come il Signore, ricevendo la discendenza di Abrahamo per suo popolo, aveva ordinato che fossero circoncisi, così Mosè dichiara che devono essere circoncisi nel cuore, mostrando quale sia la verità della circoncisione carnale.

Inoltre, affinché il popolo non pensasse di poter ottenere tale mortificazione con la propria forza, insegna che essa è opera della grazia di Dio in noi. Tutte queste cose sono state così spesso ripetute dai Profeti che non è necessario dilungarsi.

Abbiamo dunque che la circoncisione ebbe per i padri la medesima promessa spirituale che ha il battesimo: significava loro la remissione dei peccati e la mortificazione della carne per vivere nella giustizia. E come Cristo, in quanto compimento di queste cose, è il fondamento del battesimo, così è anche il fondamento della circoncisione. A Abrahamo fu promessa la benedizione di tutte le nazioni della terra, e in lui essa fu stabilita; come a dire che tutta la terra, maledetta in sé stessa, avrebbe ricevuto benedizione per mezzo suo. Il segno della circoncisione fu aggiunto per suggellare e confermare tale grazia.

4:16:4 - Unità sostanziale e differenza cerimoniale tra i due segni

È ora facile giudicare in che cosa convengano e in che cosa differiscano la circoncisione e il battesimo. La promessa, che è la virtù dei Sacramenti, è la medesima in entrambi: la misericordia di Dio, la remissione dei peccati e la vita eterna. La cosa rappresentata è sempre la stessa: la nostra purificazione e mortificazione. La causa e il fondamento di tali benefici, cioè Cristo, è presente nell’uno come nell’altro, per conferma e compimento.

Ne segue che non vi è alcuna differenza quanto al mistero interiore, nel quale risiede tutta la sostanza dei Sacramenti. Ogni diversità riguarda soltanto la cerimonia esteriore, che è la parte minore, poiché la considerazione principale dipende dalla Parola e dalla cosa significata.

Possiamo dunque concludere che tutto ciò che appartiene alla circoncisione è comune anche al battesimo, eccetto la cerimonia visibile. E a tale deduzione ci conduce la regola dell’apostolo Paolo, secondo cui tutta la Scrittura deve essere misurata secondo la proporzione della fede (Romani 12:3, 6), la quale guarda sempre alle promesse.

In effetti, la verità qui si lascia quasi toccare con mano. Come la circoncisione fu per i Giudei un segno per riconoscere che Dio li riceveva come suo popolo ed essi lo riconoscevano come loro Dio, essendo per loro la prima entrata esteriore nella Chiesa; così mediante il battesimo siamo ricevuti nella Chiesa del Signore, per essere riconosciuti come suo popolo e per professare di volerlo avere come nostro Dio. È dunque evidente che il battesimo è succeduto alla circoncisione.

4:16:5 - L’appartenenza dei piccoli al segno dell’alleanza

Ora, se qualcuno domanda se il battesimo debba essere comunicato ai piccoli come appartenente loro secondo l’ordinanza di Dio, chi sarà tanto privo di senno da fermarsi, per darne risposta, soltanto all’acqua e all’osservanza visibile, invece di considerare il mistero spirituale? Se teniamo conto di questo, non vi sarà alcun dubbio che il battesimo appartenga di diritto ai piccoli.

Poiché il Signore ordinò anticamente la circoncisione ai bambini, egli mostrò chiaramente che li rendeva partecipi di tutto ciò che in essa era rappresentato. Altrimenti si dovrebbe dire che tale istituzione fosse menzogna e finzione, anzi una bella illusione: cosa che non può essere ammessa tra i fedeli.

Il Signore afferma espressamente che la circoncisione data al bambino sarà conferma dell’alleanza già dichiarata. Se dunque l’alleanza rimane la medesima, è certissimo che i figli dei cristiani non ne sono meno partecipi di quanto lo fossero i figli dei Giudei sotto l’Antico Testamento.

Se sono partecipi della realtà significata, perché non dovrebbe essere loro comunicato anche il Sacramento, che non è altro che figura e rappresentazione? Se si vuole distinguere tra il segno esteriore e la Parola, quale dei due è maggiore e più eccellente? Poiché il segno serve alla Parola, è evidente che esso è inferiore e di minor valore. Ora, la Parola del battesimo si rivolge anche ai piccoli: perché dunque si dovrebbe sottrarre loro il segno, che ne è come dipendenza?

Se non vi fosse che questa sola ragione, sarebbe più che sufficiente per chiudere la bocca a tutti i contraddittori. L’argomento tratto dal giorno stabilito per la circoncisione non ha alcun peso. È vero che il Signore non ci ha vincolati a giorni determinati come fece con i Giudei; tuttavia, lasciandoci libertà in questo, ha nondimeno dichiarato che i piccoli devono essere solennemente ricevuti nella sua alleanza. Che cosa domandiamo di più?


4:16:6 - Permanenza dell’alleanza e necessità del suo sigillo

La Scrittura ci conduce a una conoscenza ancora più evidente della verità. È certo che l’alleanza che il Signore fece una volta con Abrahamo, dichiarando di voler essere il suo Dio e il Dio della sua discendenza, non è oggi meno valida tra i cristiani di quanto lo fosse allora tra il popolo giudaico; e quella parola non si rivolge oggi meno ai cristiani di quanto si rivolgesse ai padri dell’Antico Testamento. Altrimenti ne seguirebbe che la venuta di Gesù Cristo avrebbe diminuito e ristretto la grazia e la misericordia di Dio: il che è un orribile bestemmia a dirsi e ad udirsi.

Infatti, come i figli dei Giudei furono chiamati stirpe santa, perché eredi di quell’alleanza e separati dai figli degli infedeli e degli idolatri, così anche i figli dei cristiani sono detti santi per la medesima ragione, benché generati da un solo genitore credente, e sono distinti dagli altri secondo la testimonianza della Scrittura (1 Corinzi 7:14).

Ora, dopo aver promesso ad Abrahamo questa alleanza, il Signore volle che fosse attestata e sigillata nei piccoli mediante il sacramento esteriore (Genesi 17:12). Quale scusa abbiamo dunque per non attestare e sigillare oggi ciò che allora fu sigillato? Non si può obiettare che non vi sia altro sacramento ordinato per confermarla se non la circoncisione, la quale è stata abolita. La risposta è pronta: per quel tempo il Signore ordinò la circoncisione; ma, abolita la circoncisione, la ragione di confermare l’alleanza permane, poiché essa ci è comune quanto lo fu ai Giudei.

Dobbiamo dunque considerare diligentemente ciò che abbiamo in comune con loro e ciò che è diverso. L’alleanza è comune; la ragione della sua conferma è la medesima; la differenza consiste soltanto in questo: essi ebbero la circoncisione come sigillo, mentre oggi il battesimo ci serve allo stesso scopo.

Altrimenti, la venuta di Cristo avrebbe fatto sì che la misericordia di Dio fosse meno dichiarata verso di noi che verso i Giudei, se il segno dato ai loro figli ci fosse sottratto. Ma ciò non si può affermare senza recare grave disonore a Gesù Cristo, per mezzo del quale la bontà infinita del Signore è stata più ampiamente e riccamente diffusa e manifestata sulla terra che mai prima. È dunque necessario riconoscere che la grazia di Dio non deve essere né più nascosta né meno certa di quanto fosse sotto le ombre della Legge.

4:16:7 - Gesù Cristo e l’accoglienza dei piccoli

Per questa ragione il Signore Gesù, volendo mostrare che era venuto piuttosto ad accrescere e moltiplicare le grazie del Padre suo che a restringerle, accolse benignamente e abbracciò i piccoli che gli venivano presentati, rimproverando i suoi Apostoli perché volevano impedirlo, allontanando da lui coloro ai quali appartiene il regno dei cieli, mentre egli ne è la via e l’accesso (Matteo 19:13-14).

Qualcuno dirà: quale somiglianza vi è tra questo abbraccio di Gesù e il battesimo? Non è scritto che li abbia battezzati, ma solo che li accolse, li abbracciò e pregò per loro. Per seguire il suo esempio, si dovrebbe dunque pregare per i piccoli, non battezzarli.

Occorre però ponderare meglio la dottrina della Scrittura. Non è cosa di poco conto che Gesù Cristo voglia che i piccoli gli siano presentati, aggiungendo la ragione: «Perché a tali appartiene il regno dei cieli». E conferma la sua volontà con l’atto, abbracciandoli e pregando per loro.

Se è cosa ragionevole condurre i piccoli a Cristo, perché non sarà lecito riceverli al battesimo, che è il segno esteriore mediante il quale Cristo ci dichiara la comunione che abbiamo con lui? Se il regno dei cieli appartiene loro, perché negare il segno che ci è dato come ingresso nella Chiesa, per dichiararci eredi del regno di Dio?

Non sarebbe ingiusto respingere coloro che il Signore chiama a sé? Rifiutare loro ciò che egli dona? Chiudere la porta quando egli l’apre? E se si vuole separare il battesimo da ciò che fece Gesù, quale delle due cose è maggiore: che Cristo li riceva, imponga loro le mani in segno di santificazione e preghi per essi, dichiarando che gli appartengono; oppure che noi, mediante il battesimo, attestiamo che appartengono alla sua alleanza?

Le altre cavillazioni sono frivole. Pretendere che si trattasse di fanciulli già grandicelli, perché Gesù disse di lasciarli venire, contraddice apertamente la Scrittura, che li chiama piccoli bambini che dovevano essere portati; così il verbo «venire» deve essere inteso semplicemente come «avvicinarsi». Quanto poi all’obiezione che il regno dei cieli non appartenga ai piccoli, ma a «tali» come loro, è una fuga. Se così fosse, quale sarebbe la ragione addotta dal Signore per giustificare che i piccoli vengano a lui? Quando dice: «Lasciate i piccoli venire a me», parla certamente di bambini in tenera età; e aggiunge: «perché a tali appartiene il regno dei cieli». Essi sono dunque necessariamente compresi. Il termine «tali» va inteso nel senso che il regno appartiene a loro e ai loro simili.

4:16:8 - L’assenza di un comando espresso e la pratica apostolica

Non vi è ormai chi non veda che il battesimo dei piccoli non è stato forgiato temerariamente dagli esseri umani, avendo così evidente approvazione nella Scrittura. Non ha alcuna consistenza l’obiezione secondo cui non si potrebbe mostrare dalla Scrittura che qualche bambino sia stato battezzato dagli Apostoli. Benché non sia affermato espressamente, non per questo si può concludere che non siano stati battezzati, poiché non sono mai esclusi quando si dice che un’intera famiglia fu battezzata (Atti 16:15, 33).

Con un simile argomento si potrebbe sostenere che le donne non debbano essere ammesse alla Cena del Signore, poiché non si dice mai espressamente che abbiano comunicato ai tempi apostolici. Ma noi seguiamo la regola della fede, considerando se l’istituzione della Cena si addica loro e se, secondo l’intenzione del Signore, debba essere loro amministrata. Così facciamo per il battesimo: considerando per chi è stato ordinato, troviamo che non appartiene meno ai piccoli che agli adulti. Escluderli significherebbe frustrare l’intenzione del Signore.

È inoltre pura menzogna affermare che il battesimo dei piccoli sia stato introdotto molto tempo dopo gli Apostoli. Non possediamo testimonianza storica così antica dalla Chiesa primitiva che non attesti che già allora esso era in uso.

4:16:9 - L’utilità del battesimo dei piccoli per genitori e figli

Resta da mostrare quale utilità derivi ai fedeli dal battezzare i loro figli, e ai figli stessi dall’essere battezzati in tale età. Alcuni lo rigettano come inutile e privo di importanza, ma sono grandemente ingannati. Anche se non vi fosse altro motivo, basterebbe questo: essi deridono l’ordinanza della circoncisione, che è di medesima stima e considerazione, e condannano temerariamente ciò che non comprendono con la loro mente carnale.

Ma il Signore ha provveduto meglio, non lasciando nascosta la sua volontà, bensì mostrando l’evidente utilità della sua istituzione: il segno dato ai piccoli è un sigillo che conferma e quasi ratifica la promessa fatta ai fedeli, che Dio avrebbe esteso la sua misericordia non solo su di loro, ma sulla loro discendenza fino a mille generazioni.

In ciò, anzitutto, è attestata la bontà di Dio per magnificarne il nome; in secondo luogo, è consolato il credente, che riceve maggiore incoraggiamento a dedicarsi interamente a Dio, vedendo che il Signore si prende cura non solo di lui, ma anche dei suoi figli e della sua posterità.

Non si deve dire che la promessa sarebbe sufficiente senza il segno. Dio, conoscendo la debolezza della nostra fede, ha voluto sostenerla anche in questo modo. Chi dunque si riposa con fiducia su questa promessa deve presentare i propri figli per ricevere il segno della misericordia, e consolarsi vedendo con i propri occhi l’alleanza del Signore sigillata sui loro corpi.

Quanto al bambino, egli riceve questo beneficio: la Chiesa cristiana, riconoscendolo come membro del proprio corpo, lo raccomanda in modo speciale; e quando giunge all’età della consapevolezza, ha maggiore motivo di servire il Signore, che si è dichiarato suo Padre prima ancora che egli lo conoscesse, ricevendolo nel numero del suo popolo fin dal ventre della madre.

Infine, dobbiamo sempre temere la minaccia che, se disprezziamo di segnare i nostri figli con il segno dell’alleanza, il Signore ne chiederà conto (Genesi 17:14), poiché così facendo rinunciamo al beneficio che egli ci offre.

4:16:10 - Confutazione delle obiezioni contro l’analogia con la circoncisione

Veniamo ora agli argomenti con cui il maligno ha cercato di avvolgere molti nell’errore, sotto il pretesto di attenersi alla Parola di Dio, e consideriamo quale forza abbiano tutte le macchine di Satana per rovesciare questa santa ordinanza del Signore, che è sempre stata osservata con riverenza nella sua Chiesa.

Coloro che sono spinti a contraddire in questo punto alla chiara Parola di Dio, vedendosi stretti e potentemente convinti dall’analogia tra circoncisione e battesimo, si sforzano di mostrare una grande diversità tra i due segni, come se non vi fosse nulla di comune tra essi. Dicono anzitutto che la cosa figurata è diversa; in secondo luogo, che l’alleanza è completamente altra; in terzo luogo, che i piccoli devono essere intesi in modo diverso.

Per provare il primo punto, sostengono che la circoncisione fosse figura della mortificazione, ma non del battesimo. Questo noi lo concediamo volentieri, poiché è proprio ciò che affermiamo: circoncisione e battesimo rappresentano entrambe la mortificazione. E da ciò concludiamo che il battesimo è succeduto alla circoncisione, poiché significa per i cristiani ciò che quella significava per i Giudei.

Quanto al secondo punto, essi mostrano quanto siano fuori misura, non solo falsando un passo, ma l’intera Scrittura. Presentano i Giudei come un popolo puramente carnale, che non avrebbe avuto altra alleanza se non per la vita temporale, né altre promesse se non per beni presenti e corruttibili. Se così fosse, non resterebbe che considerare quel popolo come un branco di animali che Dio avrebbe nutrito per poi lasciarlo perire eternamente.

Ogni volta che opponiamo loro la circoncisione e le promesse che l’accompagnano, rispondono immediatamente che si tratta di un segno letterale e di promesse carnali. Ma in tal modo svuotano la Scrittura della sua sostanza spirituale e negano l’unità dell’alleanza di grazia che Dio ha stabilito fin dal principio.


4:16:11 - Circoncisione e battesimo secondo l’Apostolo

Se la circoncisione fosse un segno puramente letterale, lo sarebbe allo stesso modo anche il battesimo; poiché l’apostolo Paolo, al secondo capitolo della Lettera ai Colossesi, non rende l’uno più spirituale dell’altro, quando afferma che in Cristo siamo stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, spogliandoci del corpo della carne, cioè della circoncisione di Cristo (Colossesi 2:11). E subito dopo, per spiegare ciò, aggiunge che siamo stati sepolti con lui nel battesimo.

Che cosa significa questo, se non che il compimento del battesimo è il compimento della circoncisione, poiché entrambi figurano una medesima realtà? L’intenzione dell’Apostolo è mostrare che il battesimo è per i cristiani ciò che la circoncisione era per i Giudei.

Poiché abbiamo già dimostrato che le promesse dei due segni e i misteri in essi rappresentati non differiscono in nulla, non è necessario insistere oltre. Esortiamo soltanto i fedeli a considerare se si debba ritenere carnale e letterale un segno che contiene realtà spirituali e celesti.

È vero che nell’Antico Testamento vi furono anche promesse temporali e terrene, ma esse erano subordinate e servivano a confermare le promesse spirituali, come quando, dopo aver promesso ad Abrahamo la beatitudine eterna, Dio aggiunse la promessa della terra di Canaan per manifestargli la sua grazia (Genesi 15:1, 18). Le realtà terrene devono dunque essere comprese in modo tale che la promessa spirituale preceda sempre come fondamento e capo, al quale tutto il resto si riferisce.

4:16:12 - La vera discendenza di Abrahamo

Alcuni pretendono che vi sia differenza tra i figli dell’Antico e quelli del Nuovo Testamento: allora, dicono, i figli di Abrahamo erano la sua discendenza carnale; ora invece lo sono coloro che seguono la sua fede. Così i bambini circoncisi avrebbero figurato solo i figli spirituali rigenerati mediante la Parola.

In ciò vi è un piccolo frammento di verità, ma è travisato. È vero che per un tempo la discendenza carnale di Abrahamo rappresentò i figli spirituali che per fede sono incorporati a lui, tanto che anche noi, pur non essendo suoi discendenti secondo la carne, siamo chiamati suoi figli (Galati 4:28; Romani 4:12).

Ma sarebbe un grave errore pensare che la promessa della benedizione spirituale non fosse rivolta anche alla sua discendenza carnale. La Scrittura insegna che Dio promise ad Abrahamo una discendenza nella quale tutte le nazioni sarebbero state benedette e santificate, assicurandogli che sarebbe stato il suo Dio e il Dio della sua discendenza. Tutti coloro che ricevono Gesù Cristo per fede sono eredi di questa promessa e sono chiamati figli di Abrahamo.

4:16:13 - Abrahamo padre dei credenti circoncisi e incirconcisi

Dopo la risurrezione di Gesù Cristo, il regno di Dio è stato annunciato a tutte le nazioni, affinché, come egli disse, molti vengano da oriente e da occidente a sedere con Abrahamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli (Matteo 8:11). Tuttavia, prima di questo tempo, il Signore aveva racchiuso ordinariamente la sua misericordia nel popolo giudaico, chiamandolo suo regno, suo popolo particolare, sua proprietà (Esodo 19:5).

Per attestare tale grazia, aveva ordinato loro la circoncisione come segno che li riceveva sotto la sua protezione per condurli alla vita eterna. Quando Dio prende qualcuno sotto la sua custodia, nulla gli può mancare.

L’apostolo Paolo spiega che Abrahamo fu giustificato per fede prima di essere circonciso, e poi ricevette la circoncisione come sigillo della giustizia della fede, affinché fosse padre di tutti i credenti incirconcisi e anche dei circoncisi, non di quelli che hanno soltanto la circoncisione esteriore, ma di quelli che seguono la sua fede (Romani 4:10).

Quando il muro di separazione fu abbattuto (Efesini 2:14), Abrahamo divenne padre anche dei credenti provenienti dalle nazioni, benché non circoncisi, perché il battesimo è per loro ciò che la circoncisione era per i Giudei. E come Paolo confuta la vana fiducia dei Giudei nelle sole cerimonie esteriori, così si potrebbe dire del battesimo contro coloro che non vi vedono altro che l’acqua.

4:16:14 - Figli della promessa e valore della discendenza carnale

Quando Paolo afferma che i veri figli di Abrahamo non sono quelli secondo la carne, ma i figli della promessa (Romani 9:7-8), non intende negare ogni valore alla discendenza carnale, ma correggere la vana presunzione dei Giudei.

Egli cita Ismaele ed Esaù, che, pur discendendo da Abrahamo, furono esclusi, mentre la benedizione fu stabilita in Isacco e Giacobbe, mostrando che il diritto dipende dalla misericordia di Dio. Tuttavia, nell’undicesimo capitolo della medesima Lettera, egli dichiara che la discendenza carnale non deve essere disprezzata, poiché essi sono i primi eredi dell’Evangelo, benché per incredulità ne siano temporaneamente esclusi. Li chiama ancora santi per la radice da cui provengono e afferma che i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili (Romani 11:29).

L’Evangelo fu dunque annunciato prima a loro come ai primogeniti della casa; e, nonostante la loro ribellione, non devono essere disprezzati, poiché la promessa permane.

4:16:15 - Santificazione dei figli dei credenti

La promessa fatta ad Abrahamo per lui e per la sua discendenza conserva dunque tutta la sua importanza. Benché l’elezione divina distingua infine i veri eredi del regno, Dio ha voluto manifestare in modo speciale la sua misericordia sulla discendenza di Abrahamo e sigillarla mediante la circoncisione.

Ora la medesima ragione vale tra i cristiani. Come Paolo afferma che i Giudei sono santificati dalla loro radice, così altrove dichiara che i figli dei credenti sono santi in virtù dei loro genitori (1 Corinzi 7:14) e devono essere distinti dagli altri che restano impuri.

È dunque falso sostenere che i bambini circoncisi figurassero soltanto i figli spirituali rigenerati. Paolo stesso afferma che Cristo fu ministro della circoncisione per confermare le promesse fatte ai padri (Romani 15:8), mostrando che esse riguardavano la loro discendenza.

Similmente Pietro, nel giorno di Pentecoste, dichiara che la promessa è per i Giudei e per i loro figli (Atti 2:39), e li chiama figli e eredi dei patti.

Se Dio promette nella sua Legge di fare misericordia fino a mille generazioni a coloro che lo amano, diremo forse che tale promessa è abolita? Sarebbe distruggere la Legge, che invece Cristo ha confermato per il nostro bene.

Sia dunque per noi cosa risolta che il Signore riceve nel suo popolo i figli di coloro ai quali si è manifestato come Salvatore e che, in favore dei primi, accoglie anche i loro discendenti.


4:16:16 - Confutazione delle pretese differenze tra i due segni

Le altre differenze che si tenta di stabilire tra circoncisione e battesimo sono del tutto ridicole e prive di fondamento, anzi contraddittorie. Si afferma dapprima che il battesimo appartiene al primo giorno della milizia cristiana, mentre la circoncisione all’ottavo, quando la mortificazione sarebbe compiuta; subito dopo però si dice che la circoncisione figura la mortificazione del peccato e il battesimo l’esequie dopo che si è morti. Ma chi non vede la contraddizione? Dalla prima affermazione seguirebbe che il battesimo dovrebbe precedere la circoncisione; dalla seconda, che dovrebbe seguirla.

Tali incongruenze nascono quando l’intelletto umano si abbandona a fantasie e allegorie arbitrarie. L’interpretazione dell’ottavo giorno è una pura invenzione. Molto più sensato sarebbe, come fecero gli antichi, vedere in esso un riferimento alla risurrezione di Cristo, avvenuta il giorno ottavo, o alla perpetuità della circoncisione del cuore per tutta la vita. È anche verosimile che Dio abbia scelto quel termine per riguardo alla fragilità dei neonati, affinché il segno dell’alleanza fosse impresso senza pericolo per la loro vita.

Quanto all’affermazione che nel battesimo siamo sepolti dopo essere stati mortificati, essa contraddice l’insegnamento della Scrittura, la quale dice che siamo sepolti con Cristo per essere mortificati (Romani 6:4).

Infine si obietta che, se la circoncisione è fondamento del battesimo, allora non si dovrebbero battezzare le femmine, poiché solo i maschi erano circoncisi. Ma il segno riguardava la santificazione della discendenza d’Israele, e quindi includeva anche le femmine, sebbene non potesse essere applicato a loro per ragioni naturali. Il maschio rappresentava l’intera posterità. Così, respinte queste fantasie, resta salda la somiglianza tra circoncisione e battesimo quanto al mistero interiore, alle promesse, all’uso e all’efficacia.

4:16:17 - La rigenerazione dei piccoli e la potenza di Dio

Si sostiene poi che il battesimo non debba essere amministrato ai piccoli perché non sono capaci del mistero che vi è significato, ossia la rigenerazione spirituale. Ma tale ragionamento contraddice apertamente la verità di Dio. Se si lasciano i piccoli come figli di Adamo, li si lascia nella morte, poiché in Adamo tutti muoiono (1 Corinzi 15:22). Cristo invece dice che li si lasci venire a lui, perché egli è la vita (Matteo 19:14; Giovanni 11:25).

Se nascono nella corruzione, devono esserne purificati prima di entrare nel regno di Dio, nel quale nulla di impuro entra (Apocalisse 21:27). Se sono concepiti nel peccato (Salmo 51:7; Efesini 2:3), devono essere giustificati per essere graditi a Dio. E poiché Cristo afferma che bisogna nascere di nuovo per entrare nel regno (Giovanni 3:3), ne segue che la rigenerazione è necessaria anche per loro.

Come ciò avvenga, può essere segreto per noi; ma non per questo è impossibile. Giovanni Battista fu santificato fin dal ventre di sua madre (Luca 1:15). Non si tratta di affermare che ciò avvenga sempre nello stesso modo, ma di non limitare la potenza di Dio, che può rigenerare i piccoli secondo il suo beneplacito.

4:16:18 - Cristo santificato dall’infanzia

Gesù Cristo stesso fu santificato fin dalla sua infanzia, affinché tutte le età fossero santificate in lui. Come egli assunse la nostra carne per compiere in essa l’obbedienza perfetta e per essere incline a compatirci, così fu santificato fin dalla concezione per santificare, mediante la sua partecipazione, anche i piccoli.

Se Cristo è il modello delle grazie che il Padre elargisce ai suoi figli, allora la santificazione dei piccoli non è contraria alla sua opera. È necessario concludere che Dio non ritira dal mondo alcuno dei suoi eletti senza averlo prima santificato e rigenerato per mezzo dello Spirito.

Quanto all’obiezione che la rigenerazione avvenga solo mediante la Parola udita (1 Pietro 1:23), Pietro parla del modo ordinario con cui Dio opera negli adulti. Non ne consegue che Dio non possa operare in modo segreto e mirabile nei piccoli.

4:16:19 - Fede e udito secondo la misura di Dio

Si cita Romani 10:17, dove si dice che la fede viene dall’udire, per sostenere che i piccoli non possano credere. Ma l’Apostolo parla del modo ordinario. Dio può operare interiormente senza mezzi esterni, come ha fatto in molti casi.

Se Dio concede la piena conoscenza di sé nella vita futura a coloro che muoiono nell’infanzia, perché non potrebbe concedere in questa vita una scintilla o un germe della medesima grazia? Non affermiamo di sapere in quale modo operi, ma respingiamo la presunzione di chi limita la sua potenza.

4:16:20 - Battesimo, fede e penitenza

Si insiste ancora che il battesimo è sacramento di fede e penitenza, e che quindi non può essere applicato ai piccoli. Ma la circoncisione era anch’essa segno di penitenza e sigillo della giustizia della fede (Romani 4:11), e tuttavia fu comandata per i bambini.

Se Dio non agì irragionevolmente allora, non vi è irragionevolezza ora. I piccoli erano circoncisi per essere avviati alla mortificazione che avrebbero meditato crescendo. Così essi sono battezzati in vista della fede e della penitenza future, il cui seme è piantato in loro per l’operazione segreta dello Spirito Santo.

Quando Paolo chiama il battesimo «lavacro di rigenerazione» (Tito 3:5), non esclude i piccoli, così come la circoncisione non escludeva chi ancora non comprendeva il suo significato. Se si rifiutasse il battesimo per tali ragioni, si dovrebbe accusare Dio di aver comandato la circoncisione senza motivo.

La questione si riduce dunque a questo: Dio ha istituito la circoncisione dei piccoli con sapienza e giustizia? Se sì, lo stesso vale per il battesimo, che ne è il compimento nella nuova economia della grazia.


4:16:21 - Il segno precede la piena manifestazione della verità

Per evitare l’assurdità che ci viene imputata, rispondiamo così: se i piccoli ricevono il segno della rigenerazione e della rinnovazione, e muoiono prima di giungere all’età della conoscenza, allora, se appartengono agli eletti del Signore, sono rigenerati e rinnovati dal suo Spirito secondo il modo che egli conosce, secondo una potenza che per noi è nascosta e incomprensibile. Se invece giungono all’età dell’istruzione, apprenderanno che per tutta la vita devono meditare quella rigenerazione di cui portano il segno fin dall’infanzia.

Così si devono intendere anche le parole di Paolo in Romani 6:4 e Colossesi 2:12, dove afferma che per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con Cristo. Egli non intende che tali realtà debbano precedere il battesimo, ma insegna quale sia la sua dottrina, che può essere spiegata e compresa anche dopo aver ricevuto il segno, come già avveniva con la circoncisione, il cui significato Mosè e i profeti ricordavano a coloro che erano stati circoncisi da bambini (Deuteronomio 10:16; Geremia 4:4).

Se si volesse dedurre che tutto ciò che il battesimo significa debba precederlo, l’errore sarebbe manifesto, poiché l’Apostolo scrive a persone già battezzate. Lo stesso vale quando dice ai Galati che quanti sono stati battezzati hanno rivestito Cristo (Galati 3:27): ciò è vero, ma perché vivano d’ora in poi in lui, non perché abbiano già vissuto in lui prima.

Similmente, quando Pietro afferma che il battesimo salva, non come lavacro esteriore, ma come richiesta di buona coscienza verso Dio (1 Pietro 3:21), non esige che tale coscienza preceda necessariamente il segno, ma descrive la realtà a cui esso rimanda. L’errore sta nel pretendere che la verità preceda sempre e senza eccezioni il segno. La circoncisione era sacramento di giustizia della fede, di penitenza e di rigenerazione, e tuttavia fu comandata per i bambini. Dunque il battesimo, quando è dato ai piccoli, è testimonianza del loro futuro ingresso nella vita della fede e sigillo dell’alleanza di Dio su di loro.

4:16:22 - Il battesimo come segno di remissione e purificazione

Si obietta che il battesimo è testimonianza della remissione dei peccati. Lo concediamo: proprio per questo appartiene anche ai piccoli, poiché anch’essi sono peccatori e hanno bisogno di perdono. Se il Signore promette misericordia per questa età, perché negare il segno, che è inferiore alla cosa significata?

Quando Paolo afferma che Cristo ha purificato la Chiesa mediante il lavacro dell’acqua nella Parola (Efesini 5:26), egli comprende tutta la Chiesa senza eccezione. Se i piccoli appartengono alla Chiesa e al regno dei cieli, ne segue che devono ricevere il segno della purificazione, come gli altri membri.

Allo stesso modo, se per mezzo del battesimo siamo incorporati in Cristo (1 Corinzi 12:13), e i piccoli appartengono al suo corpo, è conveniente che siano battezzati per essere congiunti visibilmente alle sue membra.

4:16:23 - La pratica apostolica e la distinzione delle persone

Si adducono poi esempi degli Atti degli Apostoli, dove Pietro esorta alla penitenza e al battesimo (Atti 2:37-38) e Filippo richiede la fede all’eunuco (Atti 8:36-37). Ma questi casi riguardano persone adulte che si convertivano. Noi non diciamo che tali debbano essere battezzate senza confessione di fede e penitenza.

I piccoli nati da credenti si trovano in condizione diversa. Nell’antico Israele, chi proveniva da fuori doveva essere istruito prima di ricevere la circoncisione; ma il figlio nato nell’alleanza vi apparteneva per eredità. Così oggi: chi è estraneo all’alleanza deve prima professare la fede; ma il figlio del credente vi è incluso per promessa.

4:16:24 - L’esempio di Abrahamo e di Isacco

Abrahamo ricevette la circoncisione dopo aver creduto; Isacco la ricevette prima di comprendere. Perché? Perché Abrahamo entrava nell’alleanza, mentre Isacco vi nasceva già incluso per la promessa fatta al padre.

Il figlio del credente è erede dell’alleanza per successione, e quindi è idoneo al segno senza previa intelligenza. Dio chiama suoi i figli della discendenza promessa (Ezechiele 16:20). Chi nasce da infedeli resta estraneo finché non venga alla fede; ma chi nasce nell’alleanza non deve essere privato del segno.

4:16:25 - «Nascere da acqua e da Spirito»

Infine si cita Giovanni 3:5: «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio». Si pretende che l’acqua designi necessariamente il battesimo e che quindi la rigenerazione debba precederlo.

Ma Cristo, parlando a Nicodemo, non intendeva istituire una sequenza rituale, bensì spiegare che la nuova nascita avviene per opera dello Spirito, il quale purifica come acqua. L’espressione «acqua e Spirito» indica l’azione purificatrice dello Spirito, come quando Giovanni Battista parla di battesimo in Spirito Santo e fuoco (Matteo 3:11).

Il senso è dunque che nessuno entra nel regno senza essere rigenerato dalla grazia vivificante dello Spirito. Se Dio può operare tale rigenerazione nei piccoli secondo il suo beneplacito, non vi è motivo di negare loro il segno che ne testimonia la promessa.

Resta fermo che la sostanza dell’alleanza è una, la grazia è la medesima, e il segno che la suggella non può essere sottratto a coloro che vi appartengono per promessa divina.


4:16:26 - Il battesimo non è assolutamente necessario in senso meccanico

È evidente, per un’ulteriore ragione, che la loro interpretazione non può essere accolta. Se il testo di Giovanni 3:5 fosse inteso in senso tale da rendere il battesimo assolutamente indispensabile, allora tutti coloro che non sono stati battezzati sarebbero esclusi dal regno di Dio.

Supponiamo che si segua la loro opinione e non si battezzino i piccoli. Che direbbero di un bambino già istruito nella fede, il quale morisse prima di poter ricevere il battesimo? Il Signore afferma: «Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha vita eterna» (Giovanni 5:24). Egli non condanna mai chi non abbia ricevuto il battesimo per legittimo impedimento.

Non diciamo questo per sminuire il sacramento, ma per mostrare che non è così assoluto da rendere inevitabilmente perduto chi ne sia stato privato senza colpa. Secondo la loro tesi, invece, tutti costoro sarebbero condannati, benché credenti. E inoltre condannerebbero tutti i piccoli, ai quali negano il battesimo, pur dichiarandolo necessario alla salvezza. Ma Cristo attribuisce a loro il regno dei cieli (Matteo 19:14).

Se è vero che senza rigenerazione nessuno entra nel regno di Dio, e vi sono piccoli che vi entrano, ne segue che sono rigenerati prima. Dunque l’obiezione cade.

4:16:27 - La “prima istituzione” del battesimo

Essi adducono come baluardo principale le parole di Matteo 28:19: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole… insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato», e Marco 16:16: «Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato».

Sostengono che qui l’istruzione e la fede precedano necessariamente il battesimo. Ma è errore affermare che il battesimo sia stato istituito solo in quel momento, poiché era già in uso durante il ministero di Cristo. Inoltre, se si volesse dedurre rigidamente l’ordine dalle parole, si potrebbe replicare che prima si battezza e poi si insegna a osservare, poiché così è scritto.

L’ordine delle parole non costituisce una legge assoluta. Come già visto in Giovanni 3:5, l’ordine non stabilisce necessariamente una sequenza cronologica.

4:16:28 - Il mandato riguarda gli adulti capaci di istruzione

Il comando principale dato agli Apostoli è di annunciare l’Evangelo; il battesimo è connesso a tale predicazione. Il testo parla di persone capaci di essere istruite. Di esse si dice che, una volta istruite, devono essere battezzate.

Non si parla dei piccoli in questo contesto. Dunque è arbitrario estendere a loro ciò che è detto degli adulti. Il testo insegna semplicemente che gli adulti devono essere evangelizzati prima di essere battezzati; non esclude i bambini nati nell’alleanza.

4:16:29 - Un esempio di falsa generalizzazione

L’errore è simile a chi volesse dedurre da 2 Tessalonicesi 3:10 («Chi non lavora non mangi») che i bambini non debbano essere nutriti. Ciò che è detto di una categoria non può essere applicato indistintamente a tutte.

Quanto all’esempio di Cristo, che fu battezzato a trent’anni (Luca 3:23), esso riguarda l’inizio del suo ministero pubblico. Egli volle consacrare il battesimo con la sua persona nel momento opportuno. Non ne segue che tutti debbano attendere quell’età. Se così fosse, perché i loro stessi maestri non lo osservano?

4:16:30 - Differenza tra battesimo e Cena del Signore

Si obietta infine che, per la stessa ragione, anche la Cena dovrebbe essere data ai piccoli. Ma la differenza tra i due sacramenti è chiara nella Scrittura.

Il battesimo è il segno della nostra prima entrata nella Chiesa, della nostra nascita spirituale. Non vi è distinzione di età quanto alla sua amministrazione.

La Cena, invece, è ordinata per coloro che possono discernere il corpo del Signore, esaminare sé stessi e annunciare la sua morte (1 Corinzi 11:28-29). Essa richiede consapevolezza e discernimento.

Questa distinzione era già presente nell’Antico Testamento: la circoncisione era data ai bambini (Genesi 17:12), mentre l’agnello pasquale era riservato a coloro che potevano comprenderne il significato (Esodo 12:26).

La differenza, dunque, è evidente. Il battesimo è il segno dell’ingresso nell’alleanza; la Cena è il nutrimento di chi è già cresciuto nella fede. Confondere le due cose significa non comprendere la natura dei sacramenti stessi.


4:16:31 - Confutazione delle argomentazioni di Serveto

Benché sia penoso raccogliere tante fantasticherie frivole, tuttavia, poiché Serveto ha creduto di opporre al battesimo dei piccoli argomenti che giudica eccellenti, è necessario respingerli brevemente.

Egli afferma che i segni istituiti da Cristo, essendo perfetti, richiedono soggetti perfetti o capaci di perfezione. Ma la perfezione del battesimo si estende per tutta la vita, fino alla morte; non è circoscritta a un solo giorno. Pretendere che la perfezione debba essere presente fin dal primo momento significa ignorare che nel battesimo siamo chiamati a tendere ogni giorno alla rinnovazione.

Dice poi che i sacramenti sono memoriali, affinché ciascuno ricordi di essere stato sepolto con Cristo. Ma Paolo, quando parla dell’esame di sé, si riferisce alla Cena (1 Corinzi 11:28), non al battesimo. Non troviamo alcuna prescrizione analoga per quest’ultimo. Dunque i piccoli, pur incapaci di esame, non sono esclusi dal battesimo.

Egli cita Giovanni 3:36 per sostenere che chi non crede resta sotto l’ira di Dio, e quindi i piccoli sarebbero dannati. Ma il testo parla di coloro che rifiutano consapevolmente l’Evangelo, non dei bambini. Inoltre Cristo ha benedetto i piccoli; dunque li ha sottratti alla maledizione di Adamo.

Si appella ancora alla necessità dell’udire per ricevere lo Spirito (Romani 10:17). Ma Paolo descrive il modo ordinario con cui Dio chiama gli adulti, non limita la sua potenza nei piccoli.

Afferma che ciò che è spirituale segue ciò che è naturale (1 Corinzi 15:46). Tuttavia, sebbene nasciamo tutti sotto condanna, nulla impedisce a Dio di santificare fin dall’inizio coloro che gli appartengono. Paolo dichiara che i figli dei credenti sono santificati (1 Corinzi 7:14).

Le allegorie che introduce - David che non porta ciechi e zoppi nella fortezza (2 Samuele 5:8), gli Apostoli pescatori di uomini (Matteo 4:19), o l’invito al banchetto - sono forzature prive di fondamento. Se si volessero usare tali figure, si potrebbero opporre altre parabole in senso contrario (Luca 14:21; Matteo 13:47).

Egli pretende che i piccoli non siano nuove creature perché non rigenerati dalla Parola udita (1 Pietro 1:23). Ma la Parola è seme per coloro che possono riceverla; Dio non è limitato a questo mezzo quando opera nei piccoli.

Ancora una volta ricorre a figure veterotestamentarie: che gli animali non erano offerti appena nati. Ma i primogeniti erano consacrati fin dall’apertura del grembo (Esodo 13:2), e l’agnello pasquale doveva avere un anno (Esodo 12:5), non l’età adulta.

Giunge persino ad appellarsi a Mercurio e alle Sibille, subordinando il battesimo cristiano alle pratiche pagane. Ma l’autorità divina supera ogni tradizione profana. Dio ha consacrato i piccoli nella circoncisione; non possiamo ora sottomettere il battesimo a regole tratte da riti pagani.

Infine, teme che, se si ammette il battesimo senza piena intelligenza, anche quello fatto per gioco dai bambini sia valido. Ma il sacramento non dipende dal capriccio umano, bensì dall’istituzione divina. Poiché Dio ha comandato la circoncisione ai piccoli, chi osa condannare ciò che egli ha stabilito?

Così si manifesta la debolezza delle ragioni di Serveto, le quali non sostengono la sua causa.

4:16:32 - Conclusione: consolazione e gloria di Dio

Quanto è stato detto basta a mostrare come senza fondamento alcuno si turbi la Chiesa, sollevando questioni contro un’osservanza santa custodita fin dagli Apostoli. Abbiamo dimostrato il suo solido fondamento scritturale e confutato le obiezioni abituali.

Ogni servo fedele di Dio può vedere che tali attacchi sono insidie per privare i credenti di una grande consolazione. Infatti, quando il Padre celeste ci testimonia nel battesimo che vuole essere Dio non solo per noi ma anche per la nostra posterità, egli ci offre motivo di gioia e di fiducia.

Come Davide si rallegrava nel considerare Dio come padre di famiglia, così anche noi siamo confortati sapendo che la sua provvidenza si estende ai nostri figli. In ciò la gloria di Dio è esaltata, poiché la larghezza della sua misericordia è manifestata.

Satana cerca dunque di privare i piccoli del battesimo per offuscare questa testimonianza visibile della promessa divina. Se essa venisse cancellata, si indebolirebbe anche la cura nell’educare i figli nel timore del Signore.

Il battesimo dei piccoli è dunque sprone alla pietà dei genitori, che sanno di dover allevare nella disciplina e nella conoscenza dell’Evangelo coloro che Dio ha già accolto nel suo popolo.

Non respingiamo dunque la grande benignità del Signore, ma presentiamogli con fiducia i nostri figli, ai quali per promessa egli ha aperto l’ingresso nella comunione della sua casa, che è la Chiesa cristiana.


Sommario del capitolo 4:16