Letteratura/Midollo Sacra Teologia/10 Del governo speciale di Dio delle creature razionali
10. Lo speciale governo di Dio delle creature razionali
Nel capitolo precedente si è trattato di come comunemente Dio governi le sue creature, qui verrà trattata la maniera speciale in cui Dio governa le creature razionali[1]
10:1 Il governo speciale è quello per il quale Dio governa in modo particolare le creature ragionevoli.
10:2 Questa differenza è dovuta al fatto che tali creature godono di una condizione speciale. Dato che esse sono in un certo qual senso immortali e create ad immagine di Dio, poiché le loro azioni scaturiscono da un principio interiore fondato sulla capacità di deliberare autonomamente, esse devono essere quindi orientate verso uno stato eterno di felicità o infelicità, secondo la misura di tale libertà e responsabilità consapevole.
10:3 Tuttavia, questa forma particolare di governo non esclude il governo generale che Dio esercita sulla creatura razionale — un governo che è comune a tutte le creature — ma vi si aggiunge come qualcosa di ulteriore[2].
10:4. Il governo di Dio sulle creature ragionevoli assume caratteristiche morali[3] e consiste in quanto egli loro insegna ed adempie, vale a dire la Volontà rivelata di Dio, che diventa perciò la regola del loro fare, del loro comportamento.
- Michea 6:8 - "O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; e che altro richiede da te l'Eterno, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia, e cammini umilmente con il tuo Dio?".
- Deuteronomio 30:15 - "Vedi, io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male".
10:5 Dio esercita il suo governo attraverso l’insegnamento: da un lato promulgando una Legge, dall’altro stabilendone l’autorità e garantendone il rispetto.
10:6 Una legge consiste nel comandare e nel proibire.
10:7 Una legge è stabilita per via di promesse e di minacce.
10:8 Dio governa adempiendo quando realizza ciò che ha insegnato.
- Geremia 32:19 - "Tu sei grande in consiglio e potente in opere; e hai gli occhi aperti su tutte le vie dei figli degli uomini, per rendere a ciascuno secondo le sue opere e secondo il frutto delle sue azioni".
10:9 Da questo modo speciale e proprio di governare le Creature ragionevoli, sorge quel patto che è stabilito tra Dio e loro. Questo patto, infatti, è da intendersi come una transazione tra Dio e la Creatura. Attraverso questa transazione Dio comanda, promette, minaccia e adempie e la Creatura vi si lega in obbedienza a Dio, stringendo così un patto con lui.
- Deuteronomio 26:16-19 "Oggi, l'Eterno, il tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste prescrizioni; osservale dunque, mettile in pratica con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua. Tu hai fatto dichiarare oggi all'Eterno che egli sarà il tuo Dio, purché tu cammini nelle sue vie e osservi le sue leggi, i suoi comandamenti, le sue prescrizioni, e tu ubbidisca alla sua voce. E l'Eterno ti ha fatto dichiarare oggi che sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, e che osserverai tutti i suoi comandamenti, affinché egli ti renda eccelso per gloria, rinomanza e splendore, su tutte le nazioni che ha fatte, e tu sia un popolo consacrato all'Eterno, al tuo Dio, come egli ti ha detto".
10:10 Ora, poiché questo modo di stipulare un patto non è tra pari, ma tra Signore e servo, affinché egli possa adempiere il suo patto, esso appartiene, è espressione del suo governo, per cui è anche più propriamente chiamato non il patto dell'uomo, ma il patto di Dio, che ne è l'autore e il principale esecutore.
- Deuteronomio 8:17-19 - "Guardati dunque dal dire in cuor tuo: 'La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno acquistato queste ricchezze'; ma ricordati dell'Eterno, il tuo Dio, poiché egli ti dà la forza per acquistare ricchezze, e per confermare, come fa oggi, il patto che giurò ai tuoi padri. Ma se tu dimenticherai il tuo Dio, l'Eterno, e andrai dietro ad altri dèi e li servirai e ti prostrerai davanti a loro, io oggi vi dichiaro solennemente che per certo perirete".
10:11 In base a questo patto, le opere morali della creatura razionale, durante il tempo della sua vita terrena, sono sempre orientate o verso la felicità come ricompensa, o verso l’infelicità come punizione. Tuttavia, mentre il male merita la punizione, il bene non merita la felicità[4].
10:12 Da ciò deriva la distinzione più profonda e sostanziale tra l’opera buona e il peccato: l’opera buona è infatti un’azione che attende la felicità come ricompensa donata da un altro (cioè da Dio); al contrario, la privazione di questo orientamento fa sì che le opere malvagie risultino profondamente corrotte nella loro natura[5].
10:13 Su questa base si fonda il significato e l’autorità della coscienza: essa è il giudizio che la creatura razionale pronuncia su sé stessa, riconoscendosi sotto la signoria di Dio[6].
10:14 Il governo speciale della creatura ragionevole riguarda gli angeli e le creature umane [tesi 25].
10:15 Dio governa gli angeli in modo particolare sia dando loro ordini specifici, sia determinando l’esito delle loro azioni affinché si compia ciò che ha stabilito[7].
10:16 Si tratta, nella sua sostanza, della medesima Legge morale che è espressa nel Decalogo[8].
10:17 Sono tuttavia da escludersi dal Decalogo quelle prescrizioni che riguardano la natura corporea dell’essere umano o la condizione della vita mortale, poiché esse non hanno alcun riscontro negli angeli. Ad esempio, molte norme sul tema della propagazione, che rientrano nel settimo comandamento (Matteo 22:30), non si applicano a loro. Allo stesso modo, diverse istruzioni del quinto comandamento, riguardanti la sottomissione degli inferiori ai superiori; alcune del precetto ottavo, concernenti il procurarsi il cibo secondo la propria vocazione; e infine vari doveri legati al secondo e al quarto comandamento, che devono essere compiuti verso altri esseri umani[9].
10:18 In alcuni angeli, l’ordinamento dell’esito da parte di Dio consistette nella preservazione affinché perseverassero nell’obbedienza. Per questo motivo essi furono confermati nel bene e resi partecipi di una piena beatitudine, così da aderire a Dio in modo immutabile, con perfetta obbedienza e pienezza di gloria[10]. Per questo quegli angeli sono chiamati “eletti” (1 Timoteo 5:21), “buoni e santi” (Luca 9:26), “beati” e “angeli di luce” (2 Corinzi 11:14).
- 1 Timoteo 5:21 - "Io ti scongiuro, davanti a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli eletti, che tu osservi queste cose senza pregiudizi, non facendo nulla con parzialità".
- Luca 9:26 - "Perché, se uno ha vergogna di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua, del Padre e dei santi angeli".
- 2 Corinzi 11:14 - "E non c'è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce".
10:9 Nel caso di altri angeli, Dio ha ordinato l’esito degli eventi permettendo che agissero liberamente; e così, abusando della loro libertà, essi sono caduti nell’apostasia[11].
10:20 Per questo motivo, da quel momento essi divennero ostinati nel male e furono condannati a una miseria estrema. È per questa ragione che gli angeli malvagi sono chiamati spiriti impuri e angeli delle tenebre[12].
- Giuda 1:6 - "Egli ha pure custodito in catene eterne e nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno, gli angeli che non conservarono la loro dignità, ma lasciarono la loro dimora".
- 2 Pietro 2:4 - "Perché, se Dio non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio...".
- Luca 8:2; 9:42 - "... con lui erano i dodici e certe donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni (...) Porta qui tuo figlio”. Mentre il fanciullo si avvicinava, il demonio lo gettò per terra e lo contorse con delle convulsioni, ma Gesù sgridò lo spirito immondo, guarì il fanciullo e lo rese a suo padre".
10:21 In quella differente disposizione dell’esito si manifesta chiaramente l’elezione di alcuni angeli e la riprovazione di altri, secondo il libero consiglio e il beneplacito di Dio[13].
10:22 Quanto al tempo della caduta degli angeli, risulta soltanto che essa avvenne prima della caduta di Adamo[14].
10:23 Quanto alla natura del peccato da loro commesso per primo, è molto probabile che si sia trattato di superbia[15].
10:24 Per quanto riguarda la loro punizione, la Scrittura attesta che essa non è ancora stata inflitta nel suo grado più alto, ma lo sarà alla fine del mondo[16].
- Matteo 25:41 - "Allora dirà anche a coloro della sinistra: 'Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!".
- 1 Corinzi 6:3 - "Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita!".
Questo è gran parte del governo degli Angeli. Segue il governo dell'Uomo.
10:25 Nel governo speciale che Dio esercita sugli esseri umani, si devono osservare due aspetti, così come avveniva anche nel governo degli angeli: primo, l’istituzione di una Legge; secondo, la disposizione degli eventi che conseguono all’osservanza o alla trasgressione di quella legge. Tuttavia, non si può applicare la stessa logica o motivazione in ogni caso, né per gli angeli né per gli esseri umani[17].
10:26 Nel prescrivere una Legge, c’è una stessa ragione (o principio) sia per gli angeli che per gli esseri umani, sotto due aspetti: (1) La Legge data agli esseri umani e agli angeli è stata la stessa per quanto riguarda la sua essenza: si tratta cioè della legge morale, la cui sintesi si trova nei Dieci Comandamenti. (2) Questa legge era scritta nel cuore, come un abito interiore, nel quale si colloca il primo fondamento della coscienza morale, che viene chiamato “sinteresi” (synderesis)[18], come si legge in Romani 2:15.
- Romani 2:15 - "... essi mostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori per la testimonianza che rende loro la coscienza e perché i loro pensieri si accusano o si scusano a vicenda".
10:27 Tuttavia, la dissimiglianza e la differenza tra angeli e persone umane è notevole. Infatti, anzitutto, i principi fondamentali di questa legge morale sono comuni sia agli angeli sia agli esseri umani; ma molte conclusioni secondarie (cioè applicazioni concrete) sono peculiari degli esseri umani — per esempio, quelle che riguardano i genitori, il matrimonio, il cibo e simili[19].
10:28 In secondo luogo, la natura umana è più imperfetta rispetto a quella degli angeli; perciò l’essere umano ha bisogno di maggiore istruzione e maggiore esercizio. Per questo motivo, è stato aggiunto alla legge di natura anche qualche precetto positivo, che comunque è in armonia con essa, come ad esempio il santificare il settimo giorno[20].
10:29 In terzo luogo, poiché l’essere umano, nella sua vita terrena e corporea, comprende attraverso i sensi, ed è come guidato per mano dalle cose sensibili verso quelle intelligibili e spirituali, sono stati perciò aggiunti, alla legge spirituale destinata all’uomo, dei segni esteriori e dei sacramenti, per illustrarla e confermarla. In questi segni visibili erano contenuti: (1) una certa legge speciale e positiva, (2) una professione di obbedienza generale alla legge naturale già scritta nel suo cuore, (3) e anche una conferma solenne della legge, fatta di promesse e di minacce[21].
10:30 In quarto luogo, poiché Adamo era l’inizio dell’umanità, e da lui dovevano discendere tutte le persone umane, una legge gli fu data non solo come individuo privato, come nel caso degli angeli, ma anche come persona pubblica, o capo rappresentativo della natura umana, dal quale dovevano derivare tanto il bene quanto il male per tutta la sua discendenza[22].
- Atti 17:26 - "Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate e i confini della loro abitazione".
- Romani 5:18-19 "Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti".
- 1 Corinzi 15:21-22 - "Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati".
10:31 In quinto luogo, nella sanzione di questa legge (data all’essere umano) era contenuta: (1) una promessa di prolungare la vita terrena, e (2) di elevare in seguito tale vita a una condizione spirituale più alta; così come vi era anche una minaccia di morte corporale, cosa che non aveva alcun posto nel governo degli angeli[23].
10:32 Interpretata in questo modo, la Legge e il patto di Dio con l’uomo nel momento della Creazione erano: «Fa’ questo e vivrai». Se non lo fai, morirai la morte. In queste parole sono contenuti: (1) Un precetto: «Fa’ questo». (2) Una promessa ad esso unita: «Se lo fai, vivrai». (3) Una minaccia analoga: «Se non lo fai, morirai»[24].
10:33 A questo patto furono aggiunti due segni o sacramenti. In uno di essi, la ricompensa dovuta per l’obbedienza era suggellata da un albero, cioè l’Albero della Vita; nell’altro, la punizione per la disobbedienza era suggellata da un albero, cioè l’Albero della Conoscenza del bene e del male. Il primo era un sacramento di vita; il secondo era un sacramento di morte[25].
Note esplicative
- ↑ O: intelligenti, responsabili (esseri umani ed angeli).
- ↑ In altre parole: Dio governa tutte le creature, ma il suo gover"no sugli esseri ragionevoli (uomo e ang"eli) ha una forma speciale, che non sostituisce il governo universale, ma vi si sovrappone come qualcosa di ulteriore, dovuto alla loro natura particolare.
- ↑ Cioè, non è da intendere in senso semplicemente amministrativo o meccanico, ma morale, vale a dire riferito a esseri capaci di intendere, volere e rispondere (responsabilità). Non sostituisce il suo governo generale su tutte le creature, ma vi si aggiunge come una modalità specifica, fondata sulla loro capacità di comprendere e di rispondere alla sua volontà.
- ↑ Nel pensiero teologico riformato di William Ames, si distingue chiaramente tra due tipi di “merito”: Meritum ex pacto (merito secondo il patto): è un merito stabilito per convenzione divina, non perché le opere della creatura abbiano un valore intrinseco di retribuzione. In base al patto, Dio stabilisce che certe azioni ricevano una ricompensa o una punizione. Meritum ex condigno (merito per condignità): è il concetto scolastico (specialmente tomista) secondo cui un’opera possiede un valore tale da richiedere la ricompensa per giustizia intrinseca. Ames — come tutta la teologia riformata — rifiuta questa idea per quanto riguarda la felicità eterna. Perciò, nella logica del Marrow, le opere cattive meritano la punizione, perché violano la giustizia divina (reatus poenae); ma le opere buone non meritano la felicità, perché nessuna opera creata è degna di Dio o della vita eterna in sé. La salvezza resta interamente fondata sulla grazia, anche nel contesto del patto.
- ↑ La differenza radicale tra il bene e il male non risiede solo nell’atto in sé, ma nell’intenzionalità teologica dell’azione: un’opera buona è quella compiuta nella speranza della beatitudine come dono di Dio, mentre un’opera cattiva è tale perché si chiude a questo fine e, perciò, esprime una ribellione fondamentale. La moralità, secondo Ames, è teleologica e teocentrica: orientata al fine ultimo stabilito da Dio
- ↑ Ames definisce la coscienza in senso classico e riformato come una funzione morale e teologica della ragione, non come fonte autonoma di verità. La coscienza è vincolante perché riconosce l’autorità morale di Dio, ed è proprio in questo riconoscimento che essa formula giudizi su ciò che è bene o male. Perciò, nella teologia puritana, la coscienza non è sovrana, ma vicaria: giudica sempre come responsabile davanti a Dio.
- ↑ Ames distingue due modi in cui Dio esercita la sua signoria sugli angeli: Prescrizione: un comando diretto, come ad esempio inviarli in missione (cf. Ebrei 1:14 "Essi non sono forse tutti spiriti al servizio di Dio, mandati a servire in favore di quelli che hanno da ereditare la salvezza?"). Determinazione dell’esito: Dio non si limita a comandare, ma assicura il compimento del risultato in conformità al suo decreto provvidenziale. È un aspetto tipico della teologia calvinista: Dio non solo comanda, ma anche ordina gli eventi affinché il suo piano si realizzi pienamente.
- ↑ Ames afferma che la Legge data in origine alla creatura razionale (probabilmente Adamo e gli angeli, secondo il contesto) è, nella sostanza morale, identica alla Legge morale codificata nel Decalogo (i Dieci Comandamenti, Esodo 20:1-17). Il principio è quello della continuità della Legge morale: essa non nasce con Mosè, ma è inscritta nella natura razionale della creatura, e trova codificazione formale nel Sinai. Quindi: la forma può variare (es. scritta o interiore),ma la sostanza (ciò che è giusto, santo, conforme al carattere di Dio) è la medesima.Questo punto è centrale nella teologia riformata: la Legge morale è immutabile e universale, anche se le sue applicazioni storiche (legge cerimoniale o civile) possono cambiare.
- ↑ Ames riconosce che la legge morale, nella sua sostanza, è la stessa per tutte le creature razionali, ma le sue applicazioni concrete variano a seconda della condizione della creatura. In particolare: Gli angeli sono incorporei e non soggetti alla morte, quindi: (a) non si riproducono (Matteo 22:30), → perciò le norme sul matrimonio e la sessualità (7º comandamento) non li riguardano; (b) non hanno ruoli sociali “civili” o familiari nel senso umano → quindi certe norme del 5º comandamento (obbedienza ai genitori o autorità terrene) non si applicano a loro; (c) non si procurano il cibo né lavorano nel senso umano → quindi non hanno un'applicazione diretta del precetto sull’onestà nel lavoro (8º comandamento); (d) molte pratiche religiose previste nei comandamenti 2 e 4 (culto pubblico, sabato) si svolgono in relazione a esseri umani e al tempo storico. In sintesi, la legge morale è una, ma la sua applicazione varia a seconda della natura della creatura e della sua condizione.
- ↑ Ames espone qui una dottrina classica nel pensiero agostiniano e riformato: Dio non solo comanda, ma ordina anche l’esito (tema già accennato al § 10:15), e nel caso degli angeli buoni, ciò ha comportato che furono preservati dalla caduta. In teologia si parla di “confermazione nella grazia”: Dio ha stabilito che alcuni angeli rimanessero fermi nella loro obbedienza iniziale, e così furono resi perfetti e glorificati. Da ciò deriva la loro condizione attuale: (a) immutabilità nella fedeltà (non possono più peccare), (b) pienezza di gloria, (c) e perenne comunione con Dio.
- ↑ Qui Ames si rifà a una dottrina fondamentale nel pensiero agostiniano e riformato: Dio è sovrano anche sugli eventi negativi, ma ciò non significa che sia autore del peccato. L’esito della caduta angelica è incluso nel suo disegno eterno, ma attraverso la permissione, non mediante causazione diretta. Gli angeli che non furono confermati nella santità (§ 10:18) rimasero liberi di peccare: e scelsero di ribellarsi, cadendo nell’apostasia, cioè nel rifiuto definitivo di Dio. Questa distinzione serve a: (a) preservare la responsabilità morale della creatura, (b) affermare la libertà sovrana di Dio, (c) negare che il male abbia una causa positiva in Dio stesso.
- ↑ Ames sottolinea due conseguenze decisive della caduta angelica: Ostinazione nel male: non c'è possibilità di pentimento o redenzione per gli angeli caduti. Dopo la loro ribellione, essi sono irrevocabilmente fermi nel rifiuto di Dio. La loro volontà è definitivamente orientata contro il bene. Questa idea si rifà alla dottrina della immutabilità post-caduta degli spiriti razionali: dopo la scelta iniziale (di adesione o di ribellione), la volontà si fissa eternamente. Condanna alla miseria estrema: la punizione non è solo morale, ma anche esistenziale — separazione eterna da Dio, identificata nella miseria totale del loro stato. “Spiriti impuri” e “angeli delle tenebre” sono designazioni bibliche (es. Luca 8:2; 9:42) che sottolineano sia la natura morale corrotta degli angeli caduti, sia il loro dominio spirituale tenebroso contrapposto alla luce della verità.
- ↑ Ames conclude la sezione sulla sorte degli angeli sottolineando un punto dottrinale centrale nella teologia riformata: la predestinazione si applica non solo agli esseri umani, ma anche agli angeli, sebbene in modo peculiare. La differente disposizione dell’esito (i §§ 10:18–19) — cioè:la preservazione e conferma per alcuni,e la permissione della caduta per altri — non è casuale, ma riflette un disegno eterno di Dio. Ames afferma che questa distinzione manifesta: l’elezione (electio) di alcuni angeli alla gloria eterna, e la riprovazione (reprobatio) di altri alla perdizione. Entrambe dipendono dal “libero consiglio e beneplacito di Dio”: non da meriti o demeriti preesistenti, ma dalla libera volontà sovrana di Dio (consilium voluntatis), espressione della sua gloria e sapienza. È importante notare che: negli angeli non c’è una “storia della salvezza” come per l’umanità, e la loro elezione o riprovazione non comporta redenzione o grazia rigenerante, ma una decisione sovrana immediata in vista della loro funzione e destino eterno.
- ↑ Ames qui si mantiene cauto e sobrio, come è tipico della teologia riformata classica, evitando speculazioni non supportate dalla Scrittura. La caduta degli angeli viene collocata cronologicamente prima della caduta dell’essere umano. Non specifica quando né come, ma osserva che: al momento della tentazione di Eva (Genesi 3), Satana è già un essere decaduto, ostile a Dio; quindi la ribellione angelica è anteriore alla ribellione umana. Ames non entra qui in dettagli mitologici o tradizionali (es. Lucifero, guerra in cielo, ecc.), ma mantiene una linea sobria basata sull’implicito biblico.
- ↑ Ames qui riprende una tradizione teologica ben radicata, presente già nei Padri della Chiesa (soprattutto Agostino) e largamente accolta dai teologi medievali e riformati: la superbia come peccato originario degli angeli caduti. Si intende con “superbia” il desiderio di innalzarsi oltre il proprio stato, di rifiutare la subordinazione a Dio, e di volere una gloria propria, indipendente dal Creatore. Sebbene la Scrittura non descriva in modo diretto la dinamica interiore della caduta angelica, vi sono riferimenti interpretati in questo senso: 1 Timoteo 3:6, dove Paolo avverte che un neofita non sia ordinato anziano, “perché non si insuperbisca e cada nella condanna del diavolo”. Questo è stato spesso inteso come: la condanna nella quale cadde il diavolo a causa della sua superbia. In Ames, come in altri teologi riformati, la superbia è intesa non solo come eccessiva stima di sé, ma come volontà di autodeterminazione morale, cioè il rifiuto del proprio ordine creaturale.
- ↑ Ames qui distingue tra una punizione già in atto e una punizione definitiva ancora futura nei confronti degli angeli decaduti: Attualmente, gli angeli malvagi sono già condannati, e in parte vincolati o limitati nella loro azione (cf. 2 Pietro 2:4; Giuda 1:6: “in catene nelle tenebre”). Tuttavia, la pena piena e definitiva sarà inflitta solo alla fine del mondo, nel giudizio finale. La loro condanna è certa e attuale, ma la punizione nella sua pienezza sarà manifestata ed eseguita solo alla fine dei tempi.
- ↑ Ames riprende la distinzione fra due atti fondamentali di Dio nel suo governo morale delle creature: Legge: Dio stabilisce la norma del bene e del male, che vincola la creatura responsabile. Provvidenza: Dio regola e guida gli esiti delle azioni libere, mantenendo comunque il suo piano sovrano. Egli sottolinea però che, pur essendo la struttura simile tra angeli e persone, le ragioni e le modalità con cui Dio applica la legge e guida gli eventi non sono identiche in entrambi i casi. La differenza risiede nella natura dei soggetti (angeli e persone) e nella storia della redenzione (che riguarda solo gli esseri umani).
- ↑ Ames afferma che Dio ha posto in angeli e persone una medesima legge morale fondamentale, non solo rivelata esteriormente (es. nel Decalogo), ma anche incisa interiormente, come disposizione naturale a distinguere il bene dal male. Questa disposizione è ciò che la tradizione filosofico-teologica (soprattutto scolastica) chiama “sinteresi”: la facoltà più profonda della coscienza, che conserva i principi primi della legge morale naturale. Il riferimento a Romani 2:15 conferma l’idea che anche prima della legge scritta, l’essere umano conosce per natura il bene e il male, in quanto immagine di Dio.
- ↑ Ames chiarisce che, pur condividendo gli stessi principi morali di base, gli angeli e gli esseri umani hanno applicazioni differenti di tali principi, perché la loro natura e condizione sono differenti. Per esempio: (1) Gli angeli non hanno famiglia, non si sposano, non mangiano. (2) Gli esseri umani, invece, vivono in relazioni corporee e sociali (famiglia, alimentazione, sessualità), e la legge morale deve tener conto di queste situazioni particolari. Quindi, mentre il cuore della legge morale è lo stesso (es. amare Dio, non desiderare il male, dire la verità), le norme derivate variano a seconda del soggetto a cui si applicano. Questa distinzione fra principi morali universali e precetti specifici è importante per comprendere la portata e i limiti della legge naturale.
- ↑ Ames osserva che, a causa della fragilità e limitatezza della natura umana rispetto a quella angelica, Dio ha ritenuto opportuno aggiungere alla legge morale naturale anche alcune prescrizioni positive: ossia comandamenti non evidenti dalla sola ragione naturale, ma che servono a educare e formare la creatura umana.L’esempio che Ames cita è il comandamento di santificare il settimo giorno (cioè il sabato):questo precetto non è ricavabile direttamente dai principi universali del bene e del male,ma è complementare alla legge naturale, perché contribuisce alla formazione morale e spirituale della persona.In altre parole, la legge naturale è sufficiente nei suoi principi, ma Dio, per aiutare l’essere umano nella sua condizione concreta, ha aggiunto precetti pedagogici (positivi), che non contraddicono la legge naturale, ma la rafforzano e completano.
- ↑ Ames qui articola un principio chiave della teologia riformata: l'essere umano, composto di anima e corpo, apprende per gradi, partendo da ciò che può vedere e toccare per giungere al senso spirituale. Dio, conoscendo questa struttura della natura umana, ha aggiunto alla legge spirituale dei segni visibili (come sacrifici, rituali, sacramenti), che: rendono visibile e concreta la legge divina, richiamano all’obbedienza interiore, e ratificano le promesse di benedizione e le minacce di giudizio già insite nella legge stessa. In altre parole, i segni esterni non sostituiscono la legge morale, ma la rafforzano pedagogicamente: sono mezzi visibili per istruire l’uomo su realtà invisibili. Questa logica si estenderà poi, nel pensiero di Ames, anche alla comprensione dei sacramenti del patto (sia nella dispensazione dell’Antico Testamento che nel Nuovo).
- ↑ Ames introduce qui la dottrina della rappresentanza federale: Adamo non fu semplicemente un individuo tra tanti, ma fu costituito da Dio come capo dell’intera umanità. Questa posizione federale o rappresentativa implica che: (1) le conseguenze della sua obbedienza o disobbedienza non avrebbero toccato solo lui, (2) ma si sarebbero trasmesse all’intera sua discendenza, poiché tutta l’umanità era “in lui”. Questo punto è fondamentale nella teologia riformata, perché pone le basi per comprendere la giustizia imputata in Cristo come “secondo Adamo”. In altre parole, come la colpa è derivata da Adamo, così la giustizia può derivare da Cristo.
- ↑ Ames sottolinea un ulteriore elemento che distingue il governo di Dio sugli esseri umani da quello sugli angeli: la sanzione (cioè la parte della legge che prevede ricompense e punizioni) è legata, nel caso umano, anche alla vita e alla morte fisica. In particolare: se Adamo avesse ubbidito, avrebbe continuato a vivere nella sua condizione terrena (vita “animale”, cioè secondo l’anima vivente, Genesi 2:7), e poi sarebbe stato elevato a una forma più alta di vita spirituale e immortale; se invece avesse disubbidito (come avvenne), avrebbe subito la morte fisica oltre che quella spirituale.Tale dinamica non valeva per gli angeli, poiché: (1) essi non muoiono fisicamente, e (2) la loro condizione è immediatamente spirituale e celeste, dunque la loro obbedienza o disobbedienza non comportava morte o vita corporale, ma permanenza o esclusione dalla presenza divina. Ames qui richiama implicitamente la distinzione tra le due fasi della vita umana: (1) la vita terrena (animale), soggetta a crescita, declino e morte, e la vita glorificata (spirituale), che era promessa come meta finale dell’obbedienza.
- ↑ Ames riassume qui la struttura fondamentale della legge e del patto originale tra Dio e l’uomo, come espressa nell’atto creatore. Il comando divino è semplice e chiaro: l’obbedienza porta alla vita, la disobbedienza alla morte. Questa formula sintetizza il carattere condizionale e vincolante del patto originale: Il comandamento è un imperativo morale: fare ciò che Dio ha ordinato. La vita promessa non è solo esistenza fisica, ma vita piena, benedizione e comunione con Dio. La morte è la conseguenza ultima della trasgressione, intesa come separazione totale da Dio e perdita di vita autentica. Questa dinamica patto-legge costituisce la base per comprendere la necessità della redenzione in Cristo, che ristabilisce la vita rotta dal peccato.
- ↑ Ames evidenzia qui il ruolo pedagogico e simbolico di due elementi fondamentali nel giardino dell’Eden, che accompagnavano il patto originale tra Dio e l’uomo: L’Albero della Vita rappresentava la promessa e la garanzia della vita eterna, segno visibile della benedizione promessa all’obbedienza. L’Albero della Conoscenza del bene e del male rappresentava la soglia della disobbedienza, il mezzo attraverso cui la morte entrò nel mondo, segno visibile della minaccia di giudizio. In termini teologici, questi due alberi funzionano come sacramenti del patto: segni esterni, efficaci e visibili, che insegnano e confermano rispettivamente la vita e la morte legate all’ubbidienza o alla ribellione verso Dio. Questa simbologia anticipa la dottrina riformata dei sacramenti, che considerano mezzi di grazia dati da Dio per comunicare la vita spirituale o per ammonire sul giudizio.