Letteratura/Midollo Sacra Teologia/13 Il peccato originale

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13 Il peccato originale

Nella precedente argomentazione (tesi 45), la moltiplicazione del peccato era data come conseguenza dell'inizio della morte spirituale, come mostreremo nelle seguenti Tesi. Vedi qui un sommario di questo capitolo sul peccato originale.

13:1 Il peccato che ha fatto seguito alla prima caduta si distingue in peccato originale e peccato attuale (cfr. cap. 14).

13:2 Il peccato originale è uno stravolgimento permanente[1] dell’intera natura umana, ovvero un allontanamento dalla legge di Dio.

13:3 Poiché si tratta della corruzione dell’intera persona, esso viene designato nella Sacra Scrittura con vari nomi: è chiamato “il vecchio uomo”, “il corpo del peccato”, “la legge delle membra”, e persino “le membra stesse”; viene anche detto “la carne”.

  • Romani 6:6 - "il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, e noi non serviamo più al peccato".
  • Efesini 4:22 - "...avete imparato, per quanto concerne la vostra condotta di prima, a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici".
  • Colossesi 3:9 - "Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con i suoi atti".
  • Romani 6:6; 7:24 - "il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, e noi non serviamo più al peccato ... Misero me uomo! Chi mi libererà da questo corpo di morte?".
  • Romani 7:23 - "... ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra".
  • Colossesi 3:5 - "Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, lussuria, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria".
  • Giovanni 3:6 - "Quello che è nato dalla carne è carne e quello che è nato dallo Spirito è spirito".
  • Romani 7:5, 18, 25 - "Poiché, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, suscitate dalla legge, agivano nelle nostre membra per portare frutto per la morte ... Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene, poiché in me si trova il volere, ma non il modo di compiere il bene ... Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque io stesso con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato".

13:4 Per questo motivo, nelle Scritture viene attribuita una corruzione omogenea non solo all’essere umano nel suo complesso, ma anche a ciascuna parte della sua persona[2]. Ad esempio:

  • All’intelletto: “i pensieri del cuore di tutti sono soltanto male in ogni tempo” (Genesi 6:5).
  • All’immaginazione e alla mente: “quelli che sono secondo la carne hanno l’animo alle cose della carne” (Romani 8:5–7).
  • Alla coscienza: “la loro mente e la loro coscienza sono corrotte” (Tito 1:15).
  • Alla volontà: “l’intento del cuore umano è malvagio fin dalla sua giovinezza” (Genesi 8:21).
  • Alle affezioni e passioni di ogni tipo: “Dio li ha abbandonati all'impurità nei desideri del loro cuore” (Romani 1:24).
  • Infine, al corpo e a tutte le sue membra: “le vostre membra sono schiave dell'impurità e dell'iniquità per commettere l’iniquità” (Romani 6:19).

13:5 Questo peccato viene chiamato stravolgimento o devianza dell’essere umano, perché rappresenta una privazione costante di quella dovuta conformità alla legge che Dio ha imposto all’essere umano, e secondo la quale egli dovrebbe comportarsi come propria via naturale.

13:6 Per questo motivo, nelle Scritture la depravazione originale viene chiamata peccato, o quel peccato (Romani 6:12; 7:7), con una particolare attribuzione specifica. È detta ἡ ἁμαρτία (hamartía, con l’articolo determinativo) — Romani 7:8, 20 — cioè “la legge del peccato” (Romani 7:23), o anche il peccato che abita in noi, che ci risiede dentro, aderisce a noi e ci avvolge (circonda da ogni parte)[3].

  • Romani 7:17, 20-21 - "... e allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. (...) Ora, se ciò che non voglio è quello che faccio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo fare il bene, il male si trova in me".
  • Ebrei 12:1 - "Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta".

13:7 Questo disordine presente nell’essere umano si può distinguere in due aspetti: uno è formale, l’altro è, per così dire, materiale. Come è scritto in Geremia 2:13«Il mio popolo ha commesso due mali: mi ha abbandonato, e si è scavato cisterne». Questa descrizione del peccato attuale riflette l’immagine del peccato originale, così come una figlia può portare in sé i tratti della madre.

13:8 La parte formale consiste in una avversione al bene: «Non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno» (Romani 3:12).

13:9 La parte materiale consiste in un rivolgersi e inclinarsi al male: «la legge del peccato» (Romani 7:23).

13:10 A causa di questa depravazione originale, accade che — sebbene la volontà umana sia libera nello stato di peccato per quanto riguarda gli atti che compie — essa è tuttavia schiava e prigioniera per quanto riguarda il modo in cui li compie. Infatti, essa è privata della capacità di volere il bene; e l’inclinazione stessa al male funziona quasi come una forma interiore che determina il modo in cui la volontà agisce in modo errato, anche quando l’oggetto voluto in sé è buono[4].

  • Romani 7:14 - "Noi sappiamo, infatti, che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato".
  • 2 Corinzi 3:5 - "Non già che siamo da noi stessi capaci di pensare alcun che, come se venisse da noi, ma la nostra capacità viene da Dio".
  • Giovanni 8:34 - "Gesù rispose loro: 'In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato'".
  • 2 Pietro 2:19 - "... promettono loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno diventa schiavo di ciò che l'ha vinto".
  • Romani 6:16 - "Non sapete voi che, se vi date a uno come servi per ubbidirgli, siete servi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell'ubbidienza che conduce alla giustizia?".

Supplemento

Note esplicative

  1. L’espressione originale in inglese è habitual exorbitance e indica uno stato costante e profondo di disordine, nel quale la natura umana è uscita dalla sua “orbita” originaria – cioè dall’ordine e dalla giustizia stabiliti da Dio nella creazione. Lo “stravolgimento” non è solo morale, ma ontologico: riguarda la condizione stessa dell’essere umano decaduto, non solo i suoi atti.
  2. Ames intende sottolineare che il peccato originale non si limita a corrompere alcune facoltà dell’uomo, ma investe ogni aspetto della sua persona: razionalità, volontà, coscienza, desideri e persino le azioni corporee. L’essere umano ha smarrito la giusta “forma” o “conformità” alla legge di Dio, che avrebbe dovuto guidare ogni suo pensiero, desiderio e comportamento. La “deviazione” non è dunque superficiale, ma strutturale e onnipervasiva.
  3. Il peccato originale non è solo la causa remota dei peccati attuali, ma viene descritto nella Bibbia come una realtà viva e presente, che abita dentro l’essere umano e lo domina come una forza. L’articolo determinativo usato da Paolo (ἡ ἁμαρτία, “il peccato”) indica che egli parla non di singoli atti, ma di una condizione radicata e dominante. La “legge del peccato” è una metafora potente per indicare l’autorità che questo principio peccaminoso esercita sull’essere umano decaduto.
  4. Ames distingue fra due elementi costitutivi del peccato originale: l’avversione al bene (ciò che rende la creatura ribelle a Dio) e l’inclinazione al male (la spinta verso ciò che è contrario alla sua volontà). Anche se l’essere umano mantiene una facoltà di scelta (libertà di esercizio), la sua volontà è strutturalmente corrotta: non può compiere il bene spirituale come Dio lo comanda, e agisce sempre in modo disordinato, anche quando compie atti apparentemente buoni. Questa è la base dottrinale della schiavitù della volontà, così come verrà poi sistematizzata da Lutero e Calvino.