Letteratura/Midollo Sacra Teologia/14 Il peccato attuale

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14. Il peccato attuale

Introduzione al capitolo 14.

14:1 Fin qui del peccato originale: segue ora il peccato attuale[1].

14:2 Il peccato attuale è uno stravolgimento[2] dell’azione della persona, ovvero una sua deviazione dalla Legge di Dio (1 Giovanni 3:4). Esso scaturisce dal peccato originale, come un atto scaturisce da una disposizione abituale, o come la colpa della persona deriva dalla colpa della sua natura. Sotto questo aspetto, il peccato originale è giustamente detto anche la radice del peccato, fomes peccati[3].

  • 1 Giovanni 3:4 - "Chiunque commette il peccato commette una violazione della legge e il peccato è la violazione della legge".

14:3 Perciò i peccati attuali, sebbene siano spesso opposti tra loro quanto agli oggetti cui si riferiscono, e alle modalità particolari con cui si dirigono verso tali oggetti, tuttavia, per quanto riguarda il principio o fondamento da cui procedono, sono in realtà legati e connessi tra loro[4].

  • Giacomo 2:10 - "Poiché chiunque avrà osservato tutta la legge e avrà fallito in un solo punto, si rende colpevole su tutti i punti".
  • 1 Timoteo 6:9 - "Ma quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, nell'inganno e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione".

14:4 I peccati attuali si distinguono tra loro in diversi modi. In primo luogo, in relazione alla loro gravità. Un peccato può essere più grande o più piccolo di un altro.

Ezechiele 5:6, 8: «Essa ha rigettato le mie prescrizioni più delle nazioni stesse»; Ezechiele 8:15: «Vedrai peccati ancora più grandi». A peccati maggiori corrisponde anche una punizione più grande o più leggera: Luca 12:47-48, «Il servo che conosce la volontà del suo padrone e non la fa, sarà battuto con molti colpi; ma colui che non la conosce e fa cose meritevoli di punizione, sarà battuto con pochi colpi». Vedi anche Matteo 11:22-24.

14:5 Questa differenza di gravità dipende:

  1. dalla persona che lo commette, Numeri 12:14. [È per questo che si distingue, ad esempio, tra fornicazione, adulterio e incesto].
  2. dal tipo e dalla natura dell’atto, Matteo 5:21-22: chi si adira senza motivo, chi insulta con disprezzo (Raca), chi dice “stolto”.
  3. dall’intenzione e dalla disposizione interna con cui è compiuto, Filippesi 3:6: «quanto allo zelo, perseguitavo la Chiesa»; 1 Timoteo 1:13: «ero bestemmiatore, persecutore e oltraggioso».
  4. dal modo in cui è commesso, ossia se per ignoranza, per debolezza, oppure con mano alzata[5] (Numeri 15:27, 30): «se uno pecca per errore, offrirà una capra; ma chi pecca con mano alzata sarà tolto di mezzo al popolo». Vedi anche Salmo 19:13-14; 1 Corinzi 6:7: «c'è proprio fra voi una colpa».
  5. dalle circostanze di tempo, luogo e simili, Isaia 26:10: «se si fa grazia all’empio, egli non impara la giustizia; agisce da perverso anche nel paese della rettitudine».

14:6 In secondo luogo, la differenza specifica dei peccati attuali è propriamente di tipo privativo[6], e dipende formalmente dalla differenza nella rettitudine da cui tali atti deviano.

14:7 Pertanto, la distinzione dei peccati secondo la loro contrarietà ai comandamenti di Dio è la più corretta.

14:8 In terzo luogo, il peccato attuale si distingue, quanto alle sue parti, in peccato di omissione e peccato di commissione. Poiché il peccato originale ha due componenti — l’allontanamento dal bene e la tendenza al male — anche il peccato attuale, che ne deriva, conserva questo duplice aspetto. Dove predomina l’allontanamento dal bene, si parla di peccato di omissione; dove prevale la tendenza al male, si parla di peccato di commissione.

14:9 Il peccato di omissione consiste nel non fare ciò che si dovrebbe fare.

  • Giacomo 4:17 - "Colui dunque che sa fare il bene e non lo fa commette peccato".
  • Matteo 25:42 - "Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere".

14:10 Il peccato di commissione consiste nel fare ciò che non si dovrebbe fare.

14:11 Il peccato di omissione è direttamente contrario al comandamento di Dio, mentre il peccato di commissione è contrario al suo divieto.

Nel peccato di commissione vi è come un'aggiunta alla Legge di Dio; nel peccato di omissione, invece, vi è una sottrazione da essa.

Entrambi questi atteggiamenti — aggiungere o togliere qualcosa alla Parola di Dio — sono proibiti in Deuteronomio 4:2; 12:32; Apocalisse 22:18-19.

14:12 Questa distinzione tra omissione e commissione non è una distinzione tra generi di peccato.

  • Primo, perché omissione e commissione, riferendosi allo stesso oggetto e sotto lo stesso aspetto formale, non differiscono per genere, come nel caso dell’avarizia [che può manifestarsi sia nell’omissione che nella commissione].
  • Secondo, perché — moralmente parlando — non vi è vera omissione senza un atto che la preceda o l'accompagni[7].
  • Terzo, perché l’omissione non può essere volontaria e libera senza un atto[8], e in tale atto è sempre implicato un peccato di commissione.

14:13 In quarto luogo, il peccato si distingue, quanto al soggetto, in peccato del cuore, della bocca e dell’opera. Si tratta dunque di pensieri, parole o azioni contrari alla Legge.

  • Isaia 29:13 -"Il Signore ha detto: 'Poiché questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini'".
  • Matteo 5:28; 15:19 - "Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (...) Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni".

14:14 In quinto luogo, il peccato si distingue, quanto all’oggetto, in peccato contro Dio e in peccato contro il prossimo. Tuttavia, non si tratta di una distinzione ugualmente valida in senso formale. Infatti, in quanto trasgressione della Legge di Dio, ogni peccato è un’offesa rivolta solo a Dio; eppure, in senso materiale, per il danno o il torto che spesso reca ad altri, il peccato riguarda anche gli esseri umani.

  • Luca 15:18 - "Io mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te".
  • 1 Samuele 2:25 - "Se un uomo pecca contro un altro uomo, Iddio lo giudica; ma, se pecca contro l'Eterno, chi intercederà per lui?”. Quelli però non diedero ascolto alla voce del padre loro, perché l'Eterno li voleva far morire".

14:15 In sesto luogo, il peccato si distingue, quanto agli effetti, in peccato che distrugge la coscienza e in peccato che non la distrugge; in peccato dominante e in peccato mortificato; in peccato perdonabile e in peccato imperdonabile. Tuttavia, queste distinzioni non appartengono propriamente a questa sede.

14:16 Da questa moltiplicazione del peccato deriva un accrescimento della morte spirituale, sia in termini di privazione sia in termini di percezione [= coscienza del proprio stato].

14:17 Quanto alla privazione, essa consiste nella falsa sicurezza della coscienza[9] e nella insensibilità, cioè in una perdita del senso del peccato e della propria miseria.

  • Ebrei 3:13 - "ma esortatevi gli uni gli altri tutti i giorni, finché si può dire: “Oggi”, perché nessuno di voi si indurisca per inganno del peccato".

4:18 Questa falsa sicurezza nasce dall’abitudine al peccato e dall’ostinazione della mente nel peccare. Infatti, i peccati — siano essi di commissione o di omissione — quando diventano un’abitudine e si radicano attraverso la loro moltiplicazione quotidiana, generano un’abitudine malvagia e, per così dire, formano una callosità sulla volontà e sulla mente.

  • Geremia 13:23 - "Può un Cusita cambiare la sua pelle o un leopardo le sue macchie? Allora anche voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene?"[10].
  • Efesini 4:19 - "Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni sorta d'impurità con insaziabile avidità".

4:19 Quanto alla percezione, vi è il terrore massimo della coscienza unito alla disperazione[11].

  • Ebrei 10:26-27 - "Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l'ardore di un fuoco che divorerà gli avversari".
  • Genesi 4:13 - "Caino disse all'Eterno: 'Il mio castigo è troppo grande perché io lo possa sopportare'".

14:20 Questo terrore nasce dalla grandezza e molteplicità della colpa, insieme con la consapevolezza dell’inevitabilità del castigo imminente.

14:21 Ma in questo principio di morte spirituale, Dio usa una certa moderazione. Tale moderazione è interna oppure esterna [= rivolta all’esterno].

14:22 La moderazione interna si manifesta nei resti dell’immagine di Dio[12]. Questi resti si manifestano sia nell’intelletto sia nella volontà.

  • 1 Giovanni 3:9 - "Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il suo seme dimora in lui, e non può persistere nel peccare perché è nato da Dio[13]".

14:23 Nell’intelletto, questi resti appaiono attraverso quei princìpi di verità che guidano il giudizio sia teorico che pratico.

14:24 I princìpi teorici[14] riguardano sia il vero che il falso, e di essi tutti gli esseri umani che usano la ragione hanno qualche conoscenza.

  • Romani 1:20 - "... poiché le perfezioni invisibili di lui, la sua eterna potenza e divinità si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili".
  • Salmo 19:2-3 - "Un giorno sgorga parole all'altro, una notte comunica conoscenza all'altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non si ode".

14:25 I princìpi pratici riguardano ciò che è onesto e disonesto, giusto e ingiusto; il fatto che Dio debba essere adorato; e che ciò che non si vuole per sé, non deve essere fatto ad altri.

14:26 Questa è la Legge scritta nel cuore di tutti gli esseri umani.

  • Romani 2:15 - "essi mostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori per la testimonianza che rende loro la coscienza e perché i loro pensieri si accusano o si scusano a vicenda".

14:27 Da questi princìpi nasce una certa forza della coscienza naturale[15]. Tuttavia, questa coscienza, insieme a tali princìpi, è corrotta e quindi morta.

  • Romani 2:15 - "essi mostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori per la testimonianza che rende loro la coscienza e perché i loro pensieri si accusano o si scusano a vicenda".
  • Tito 1:15 - "Tutto è puro per quelli che sono puri, ma per i contaminati e gli increduli niente è puro; anzi tanto la mente quanto la coscienza loro sono contaminate".

14:28 Nella volontà, questi resti si manifestano in una certa inclinazione al bene conosciuto per natura, la quale, pur essendo offuscata e morta, in qualche misura è presente in tutti. Per questo motivo anche le ombre delle virtù sono generalmente approvate e accolte da tutti,

  • 2 Timoteo 3:5 - "... aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegata la potenza. Anche da costoro allontanati!".

14:29 Alla volontà, insieme all’intelletto, appartiene anche quel potere contenitivo che trattiene l’eccesso del peccato nella maggior parte delle persone, così che persino i peccatori provano avversione per peccati più gravi e grossolani,

  • 1 Corinzi 5:1 - "Si ode addirittura affermare che vi è tra voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i Gentili, al punto che uno di voi si tiene la moglie di suo padre".

14:30 La moderazione esterna di questa miseria si attua attraverso quei mezzi esterni, sia politici che economici, che contribuiscono a frenare in parte il corso del peccato e della miseria[16].

Note esplicative

  1. L'espressione peccato attuale non si riferisce a ciò che è attuale nel senso di "contemporaneo", ma indica il peccato personale effettivamente compiuto, cioè in atto e specificamente voluto, in contrasto con il peccato originale, che è ereditato.
  2. "Stravolgimento": Il termine originale inglese exorbitance indica un’uscita dai limiti stabiliti, un’azione disordinata, deviata o eccedente la norma. "Stravolgimento" ne rende l’idea nel senso morale e teologico.
  3. L’espressione latina fomes peccati significa letteralmente "esca del peccato" o "fuoco latente del peccato". Nella teologia scolastica, e in particolare in Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae III, 27, 3), il fomes è descritto come «una certa concupiscenza disordinata, ma abituale, dell’appetito sensitivo. La concupiscenza attuale è un moto peccaminoso. Ora, la concupiscenza sensuale è detta disordinata in quanto si ribella alla ragione; lo fa inclinando al male o impedendo il bene. Di conseguenza, è essenziale al fomes inclinare al male o ostacolare il bene». Nella teologia riformata, il fomes peccati è inteso anch’esso come una inclinazione al male che permane nella natura umana decaduta, ma con una differenza rilevante: esso è considerato intrinsecamente peccaminoso, anche se non sempre si traduce in un atto esteriore, poiché è espressione della corruzione del cuore umano. A differenza della tradizione tomista, che in alcuni contesti tende a distinguere tra il fomes come disordine naturale e il peccato formale (atto volontario contrario alla ragione e alla legge divina), la teologia riformata non considera mai moralmente neutra l’inclinazione al male, ma la include pienamente nel concetto di peccato originale e ne vede le manifestazioni nei peccati attuali.
  4. Giacomo 2:10 sottolinea l'unità della Legge: trasgredirne un punto solo equivale a renderci colpevoli verso tutta la Legge. 1 Timoteo 6:9 mostra come vari desideri peccaminosi scaturiscano da una stessa radice, portando rovina.
  5. L’espressione "peccare con mano alzata" (Numeri 15:30) indica un atto deliberato e arrogante di ribellione consapevole contro Dio, compiuto con piena conoscenza e volontà, in contrasto con i peccati commessi per ignoranza o debolezza. È una figura che suggerisce sfida intenzionale e disprezzo per l’autorità divina, e per questo comporta una colpa più grave e una condanna più severa.
  6. Una differenza privativa è una distinzione che nasce dalla mancanza o assenza di qualcosa che dovrebbe esserci per natura o per dovere morale. Nel contesto del peccato, la differenza tra peccati non deriva da ciò che essi “sono in positivo”, ma da quanto e in che modo si allontanano dalla rettitudine (cioè dalla conformità alla legge di Dio). Quindi Ames afferma che i peccati attuali si distinguono non per una qualità positiva, ma per il tipo e il grado di deviazione dalla norma divina.
  7. L'affermazione secondo cui “non vi è vera omissione senza un atto che la preceda o l'accompagni” significa che l’omissione colpevole non è mai un semplice “non fare” neutro, ma implica sempre un coinvolgimento attivo della volontà. Ad esempio, se una persona non aiuta un bisognoso, questa omissione non è moralmente indifferente: può essere causata da egoismo, indifferenza, durezza di cuore, o da scelte prioritarie errate. In questi casi, c’è un atto interiore o esteriore (decisione, negligenza, rifiuto) che precede o accompagna l’omissione e le conferisce una colpa morale positiva. In questo senso, anche l’omissione, per essere moralmente imputabile, contiene in sé un peccato di commissione, almeno nella forma di un atto volontario negativo.
  8. Perché un’omissione sia moralmente imputabile (cioè peccaminosa in senso proprio), essa deve essere volontaria (cioè conosciuta e voluta) e libera (non costretta da cause esterne irresistibili). Ma una tale omissione implica necessariamente un atto della volontà, anche se solo interiore, come il rifiuto, la negligenza consapevole, la scelta di non intervenire. In altre parole, non si può omettere volontariamente un dovere senza in qualche modo “agire interiormente” per rifiutarlo. L’omissione peccaminosa è dunque inseparabile da un atto del cuore o della mente, e per questo non è mai una pura passività innocente.
  9. L’espressione falsa sicurezza della coscienza descrive lo stato di chi, pur essendo in peccato, non ne avverte più la gravità, e si illude di essere in pace. È una delle manifestazioni della morte spirituale che il peccato moltiplicato produce nell’anima.
  10. L'immagine del "cambiamento della pelle" dell’Etiope o delle macchie del leopardo serve a indicare l’irrigidimento morale prodotto dall’abitudine al male. Il peccato reiterato rende l'anima incapace di mutamento senza un’opera sovrannaturale di grazia.
  11. Quando il peccatore, dopo lunga insensibilità, giunge a percepire la propria colpa, ciò può generare un terrore paralizzante e persino la disperazione, come accadde a Caino (Genesi 4:13) o a coloro che, avendo rigettato la verità, non hanno più alcun sacrificio per il peccato (Ebrei 10:26-27).
  12. Con questa espressione si indicano quelle facoltà e inclinazioni originarie che, pur corrotte dal peccato, non sono state completamente annullate dalla Caduta. L’essere umano conserva ancora intelligenza, coscienza morale, volontà, e capacità di relazione, ma tutte queste sono oscurate, deformate e orientate al male. Secondo la teologia riformata, questi resti non giustificano l’uomo né gli danno capacità spirituale salvifica, ma testimoniano che egli è ancora creatura di Dio, portatore decaduto della sua immagine (cfr. Genesi 9:6; Giacomo 3:9).
  13. Il versetto insegna che chi è nato da Dio “non può peccare” nel senso di perseverare volontariamente nel peccato, perché la sua rigenerazione comporta un cambiamento profondo. Tuttavia, Ames qui usa il passo in modo più ampio per indicare che, anche nell’essere umano decaduto, permangono delle tracce dell’immagine originaria di Dio, pur corrotte.
  14. I “princìpi teorici” sono le nozioni fondamentali di verità (es. che il bene è da perseguire, che il male è da evitare) che restano impressi nell’intelligenza umana anche dopo la Caduta. Essi costituiscono il fondamento della legge naturale e rendono l’essere umano moralmente responsabile (Romani 1:20).
  15. La coscienza naturale, pur esistente e attiva, è deformata dal peccato originale. Essa può ancora esercitare giudizio morale, ma lo fa in modo oscurato e inaffidabile, e non porta l'essere umano alla salvezza.
  16. Ames riconosce qui la funzione della grazia comune, per cui Dio, tramite istituzioni civili e sociali, contiene il male nel mondo, impedendo che il peccato produca tutte le sue conseguenze distruttive. Ciò non redime, ma preserva l’umanità dal collasso totale.