Letteratura/Midollo Sacra Teologia/15 La morte del corpo
15. La morte del corpo
Fin qui dell'inizio della morte spirituale; ora segue parlare dell'inizio della morte corporale, con la consumazione di entrambe.
15:1 L'inizio[1] della morte corporale, in quanto perdita, è sia interiore che esteriore.
15:2 La perdita interiore[2] consiste nella privazione dei beni interni del corpo, come la salute e la lunga vita
- Deuteronomio 28:21, 27, 35 - "L'Eterno farà in modo che la peste si attaccherà a te, finché ti abbia consumato nel paese nel quale stai per entrare per prenderne possesso (...) L'Eterno ti colpirà con l'ulcera d'Egitto, con emorroidi, con la rogna e con la tigna, da cui non potrai guarire. (...) L'Eterno ti colpirà sulle ginocchia e sulle cosce con un'ulcera maligna, dalla quale non potrai guarire; ti colpirà dalle piante dei piedi alla sommità del capo".
- 1 Corinzi 11:30 - "Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono" [vedi qui nota esegetica].
- Matteo 9:2 - "Ed ecco gli portarono un paralitico steso sopra un letto. Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: 'Figlio, stai di buon animo, i tuoi peccati ti sono perdonati'".
15:3 Da ciò deriva la mortalità, considerata come condizione[3], ed essa è ciò che più si avvicina, per potenza, alla morte stessa.
15:4 Questa mortalità è uno scioglimento del vincolo con cui l’anima era unita al corpo[4].
15:5 L'inizio esteriore di questa morte, in quanto perdita, è la privazione dei beni esteriori, con i quali la vita era resa gradevole o sostenuta.
15:6 Alla prima categoria (cioè alle perdite interiori) appartengono:
- La perdita del dominio sulle creature. Dopo la Caduta, queste hanno per lo più cessato di essere sottomesse all’essere umano, per il quale erano state create, e sono diventate suoi nemici mortali, a meno che non siano ricondotte all’ordine mediante una speciale provvidenza di Dio.
- Giobbe 5:22-23 - "In mezzo al disastro e alla fame riderai, non temerai le belve della terra; perché avrai per alleate le pietre del suolo, e gli animali dei campi saranno con te in pace".
- L’ignominia a cui l’essere umano è soggetto, sia da vivo che da morto.
- Deuteronomio 28.20,37 - "L'Eterno manderà contro di te la maledizione, lo spavento e la minaccia in ogni cosa a cui metterai mano e che farai, finché tu sia distrutto e tu perisca rapidamente, a causa della malvagità delle tue azioni per la quale mi avrai abbandonato. (...) e diventerai oggetto di stupore, di proverbio e la favola di tutti i popoli fra i quali l'Eterno ti avrà condotto".
15:7 Alla seconda categoria (cioè alle perdite esteriori) appartiene la povertà, ossia la perdita di ciò che concerne il cibo, il vestiario e i beni materiali (Deuteronomio 28:17-18).
- Deuteronomio 28:17-18 - " Maledetti saranno il tuo paniere e la tua madia. Maledetto sarà il frutto delle tue viscere, il frutto del tuo suolo; maledetti i parti delle tue vacche e delle tue pecore".
15:8 L'inizio della morte, in quanto sensazione, è anch'esso interiore o esteriore[5].
15:9 Quella interiore si manifesta nella fatica (Genesi 3:19), nel dolore e nelle malattie (Deuteronomio 28:35).
- Genesi 3:19 - "mangerai il pane con il sudore del tuo volto finché tornerai nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere, e in polvere ritornerai".
- Deuteronomio 28:35 - "L'Eterno ti colpirà sulle ginocchia e sulle cosce con un'ulcera maligna, dalla quale non potrai guarire; ti colpirà dalle piante dei piedi alla sommità del capo".
15:10 Quella esteriore consiste in tutte le calamità a cui la vita dell’essere umano è esteriormente soggetta[6].
15:11 La moderazione che si manifesta in questa punizione corporale riguarda sia le cose interiori che quelle esteriori[7].
15:12 Per quanto riguarda le realtà interiori, l’essere umano ha ancora uno spazio e una possibilità di vita che gli sono concesse dalla bontà di Dio[8].
- Genesi 3:6 - "E la donna vide che il frutto dell'albero era buono da mangiare, che era bello da vedere, e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò, e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò".
15:13 Per quanto riguarda le realtà esteriori, l’essere umano conserva alcuni residui di dominio sulle creature. Come dice Genesi 9:2: "Il timore e lo spavento di voi saranno in tutti gli animali della terra...". Benché l'essere umano, a causa del peccato, abbia perso ogni diritto originario di usare le creature a proprio beneficio, tuttavia, per concessione e indulgenza divina, gli è permesso farne uso, e non pecca nel semplice atto di usarle. Può quindi usufruirne legittimamente, anche se può peccare nel modo in cui le usa. Infatti, finché gli è concessa e prolungata la vita, gli è concesso anche l’uso delle cose necessarie alla vita, che in un certo senso gli sono dovute. Per questo motivo, anche se le creature sono state sottomesse alla vanità e alla maledizione a causa del peccato dell’essere umano (Genesi 3:17-18; Romani 8:20-22), esse sono tuttavia conservate in quello stato, affinché possano ancora provvedere ai bisogni fondamentali della sua vita[9].
- Genesi 9:2 - "E avranno timore e spavento di voi tutti gli animali della terra e tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare".
- Genesi 3:17-18 - "E ad Adamo disse: “Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dell'albero circa il quale io ti avevo dato quest'ordine: Non ne mangiare, il suolo sarà maledetto a causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi".
- Romani 8:20-22 - "... perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l'ha sottoposta, non senza speranza però che la creazione stessa sarà anch'essa liberata dalla servitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Poiché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio".
Note esplicative
- ↑ Ames parla dell’“inizio” della morte corporale per sottolineare che la morte non avviene tutta in un istante, ma ha un processo graduale che comincia già con la perdita progressiva dei beni della vita—prima interiori (salute, vigore) e poi esteriori (beni materiali, sostegno sociale). Questi segni sono anticipazioni o primizie della morte, che indicano lo scioglimento in atto del legame tra anima e corpo.
- ↑ Ames distingue qui tra beni interiori (intrinseci alla vita fisica stessa) e beni esteriori (che la ornano o la sostengono). La perdita dei primi segna l’avvicinarsi della morte nel suo significato più profondo.
- ↑ Qui "mortalità" è intesa non come semplice possibilità di morire, ma come stato di disgregazione progressiva che prelude inevitabilmente alla morte.
- ↑ Ames mantiene la concezione dualistica classica della persona, secondo la quale l’anima è unita al corpo mediante un "vincolo" spirituale che la morte dissolve.
- ↑ Dopo aver distinto la morte in quanto perdita (privazione dei beni), Ames passa ora a considerarla in quanto sensazione (esperienza soggettiva del morire). La povertà è vista non solo come privazione sociale ma come segno visibile dell'inizio della morte nel suo aspetto esteriore, secondo le maledizioni del patto in Deuteronomio 28. La fatica, il dolore e le malattie sono vissuti interiormente e indicano che il corpo è già sotto l'effetto della corruzione. In Genesi 3:19, il sudore e la fatica del lavoro sono segni del giudizio postlapsario; in Deuteronomio 28:35, le piaghe sono parte della maledizione per la disobbedienza.
- ↑ Il punto 10 completa la sezione sulla morte in quanto sensazione, includendo le sofferenze esterne: guerre, esili, carestie, schiavitù e altre calamità descritte in Deuteronomio 28 come punizioni del patto infranto.
- ↑ Il punto 11 introduce un elemento teologico importante: nonostante la realtà della morte e del giudizio, la punizione divina è temperata, cioè moderata.
- ↑ Il punto 12 mostra come questa moderazione si manifesti: Dio continua a concedere agli esseri umani tempo e risorse per vivere, anche se decaduti. La grazia comune di Dio trattiene il pieno effetto della morte, offrendo ancora opportunità di ravvedimento e vita.
- ↑ In questo passaggio Ames articola un'importante dottrina della "grazia comune": nonostante la caduta, Dio permette all’umanità di continuare a vivere e ad usufruire delle risorse del creato, non per diritto, ma per clemenza divina. Ciò implica che l'uso delle creature è legittimo, ma deve essere governato da gratitudine e responsabilità. Il peccato dunque non sta nell'uso delle cose, ma nel loro uso egoistico, superbo o ingiusto.