Letteratura/Midollo Sacra Teologia/16 Il compimento della morte
16. Il compimento della morte
16:1 Il compimento della morte è il grado supremo della punizione decretata, ed è destinato a durare per sempre. Quanto al suo grado, si dice che sia infinito.
16:2. Tuttavia esso è infinito solo in riferimento alla perdita e privazione[1]. Poiché comporta la perdita di un bene infinito, può dirsi positivamente infinito in relazione all’oggetto che causa l’afflizione, ma non in riferimento al modo in cui l’afflizione è patita.
16:3 Per questo motivo vi sono gradi differenti in questa punizione, secondo la varietà dei gradi che si riscontrano nei peccati.
- Luca 12:47-48 - "Quel servo, che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, sarà battuto con molti colpi, ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, sarà battuto con pochi colpi. A chi molto è stato dato, molto sarà ridomandato e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà”.
16:4 Quanto alla sua durata, questa punizione è detta eterna o senza fine.
- Marco 9:48 - "dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne" [Vedi qui sulle interpretazioni tradizionali di questi termini].
16:5 Ora, questa punizione è eterna, (1) a causa della permanenza eterna dell'offesa; (2) a causa dell’immutabilità della condizione cui quella punizione corrisponde; (3) a causa della mancanza di una soddisfazione[2] per essa.
16:6 Perciò, l'incorruttibilità dei dannati è la loro immortalità nella morte, e per la morte.
16:7 Il compimento della morte spirituale, quanto alla privazione, consiste in un totale e definitivo abbandono, per il quale una persona viene completamente separata dal volto, dalla presenza e dal favore di Dio[3].
- Matteo 7:23 - "Allora dichiarerò loro: 'Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori d'iniquità'".
- Matteo 25:41 - "Allora dirà anche a coloro della sinistra: 'Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!".
- 2 Tessalonicesi 1:9 - "I quali saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza".
16:8 Da ciò deriva il massimo e eterno indurimento nel male, e la disperazione del bene.
- Luca 16:26 - "E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi'".
16:9 Il compimento della morte spirituale, quanto al senso, è la pienezza della schiavitù, per cui l’essere umano è completamente consegnato al potere del diavolo.
- Matteo 25:41 - "Allora dirà anche a coloro della sinistra: 'Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!".
16:10 Da ciò proviene la pienezza dei terrori della coscienza e la pienezza del peccato; infatti i dannati peccano e continueranno a peccare per sempre, anche se non si tratta degli stessi peccati commessi in questa vita (come furto, omicidio, adulterio), né sono del tutto della stessa natura, poiché l’intensità della punizione genera condizioni diverse. Inoltre, questi peccati dopo la morte non hanno lo stesso rapporto con il merito di colpa che hanno in questa vita, perché non vi è più possibilità di evitarli, né vi è luogo per minacce o aggravio della pena[4].
16:11 Per questo motivo, nei dannati i peccati hanno più riferimento alla punizione; mentre nei viventi hanno più riferimento all’offesa[5].
16:12 Il terrore della coscienza[6] è, per così dire, un verme che rode in perpetuo.
- Marco 9:44 - "ove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne".
- Isaia 66:24 - "Quando gli adoratori usciranno, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati a me; poiché il loro verme non morirà, e il loro fuoco non si estinguerà; e saranno in orrore a ogni carne".
16:13 Il compimento della morte corporale, insieme a quella spirituale[7], avviene in primo luogo mediante la separazione dell’anima dal corpo, 1 Corinzi 15:42-43; a questa corrisponde, in alcuni, un cambiamento che è simile alla morte. In secondo luogo, il compimento avviene mediante il getto dell’anima e del corpo nella Geenna, cioè in quel luogo che Dio ha preparato per i tormenti estremi riservati ai peccatori.
- 1 Corinzi 15:42-43 - "Così pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente".
- 1 Corinzi 15:51-52 - "Ecco, io vi dico un mistero: non tutti moriremo, ma tutti saremo mutati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba suonerà, i morti risusciteranno incorruttibili e noi saremo mutati".
- 1 Tessalonicesi 4:15-16 - "Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati, perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo e i morti in Cristo risusciteranno per primi".
- Apocalisse 21:8 - "... ma per i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda" (vedi qui spiegazione di "morte seconda").
16:14 Da ciò derivano dolori e le più grandi angosce dell’anima e del corpo.
- Luca 16:23 - "E nell'Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo e Lazzaro nel suo seno".
16:15 Da ciò provengono lamenti, urla, stridore di denti e simili manifestazioni del massimo tormento.
- Luca 13:28 - "Là ci sarà il pianto e lo stridore di denti, quando vedrete Abraamo e Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete cacciati fuori".
16:16 Quanto al luogo dell’inferno, al modo dei tormenti e alla natura delle realtà esteriori che vi appartengono, poiché non è necessario che noi li conosciamo, la Scrittura non si è espressa in modo distinto su di essi[8].
Note esplicative
- ↑ Ames distingue tra la pena del danno (privazione del bene supremo, cioè Dio) e la pena del senso (sofferenze positive). L’infinità della pena riguarda principalmente la perdita del bene infinito, non necessariamente l'intensità della sofferenza stessa.
- ↑ Nella teologia riformata, la giustizia di Dio esige soddisfazione per il peccato: ogni offesa alla maestà divina comporta un debito che dev’essere espiato. In Cristo, i credenti ricevono tale soddisfazione per grazia, in virtù del sacrificio vicario del Redentore. Ma per i dannati, non esiste alcuna soddisfazione possibile: né da parte loro (perché essendo esseri finiti non possono espiare un’offesa infinita), né da parte di un sostituto (perché hanno rigettato l’unico Mediatore). Perciò la loro condanna non ha termine, perché la colpa permane e il debito non viene mai estinto. La pena eterna riflette la persistenza della colpa non perdonata e l’impossibilità di rimediare allo stato di ribellione in cui si trovano.
- ↑ Qui Ames descrive la pena del danno nella sua forma definitiva: l’abbandono da parte di Dio. Non si tratta di una semplice assenza, ma di una separazione attiva e giudiziaria, in cui l'essere umano è tagliato fuori per sempre dalla comunione con Dio, che è il suo unico bene. Questo è l’aspetto più terribile della morte eterna.
- ↑ Ames sostiene che, anche dopo la morte, i dannati continuano a peccare, non nel senso di azioni fisiche come in vita, ma attraverso atteggiamenti permanenti di odio, bestemmia, disperazione e ribellione interiore contro Dio. Questi peccati non aumentano ulteriormente la condanna, perché: (1) Non c’è più possibilità di ravvedimento; (2) Non vi è più alcuna minaccia educativa o punitiva; (3) Non si tratta di peccati deliberati in libertà, ma di una condizione irreversibile di ostilità contro Dio. Quindi, il peccato nei dannati è l’effetto e al tempo stesso parte della pena stessa.
- ↑ Ames distingue il ruolo del peccato nei dannati da quello nei viventi. (1) Nei viventi, il peccato è una colpa attiva: una trasgressione volontaria della legge di Dio, che li rende responsabili e meritevoli di giudizio. (2) Nei dannati, invece, il peccato non è più una libera scelta, ma una condizione permanente, parte stessa della punizione: essi continuano a peccare — ad esempio, con bestemmia, odio, ribellione interiore — ma non in vista di un ulteriore aggravamento di colpa o condanna. In questo senso, il peccato nei dannati è conseguenza della pena; nei viventi, è invece la causa della pena.
- ↑ Con terrore della coscienza, Ames si riferisce al tormento interiore prodotto dalla consapevolezza inestinguibile della propria colpa e della giustizia del giudizio divino. Nei dannati, la coscienza non è più illuminata dalla grazia, né può sperare in perdono: è una voce incessante di accusa, che rode come un verme perpetuo (Marco 9:44; Isaia 66:24). Questo terrore è diverso dal timore salutare che porta al ravvedimento nella vita presente: è piuttosto disperazione senza rimedio, parte della pena eterna e manifestazione della separazione irreversibile da Dio.
- ↑ Ames unisce qui i due aspetti della condanna finale: (1) La morte corporale consiste nella separazione dell’anima dal corpo (prima fase del giudizio); (2) La morte spirituale, nella sua forma finale, si completa quando anima e corpo riuniti vengono gettati nella Geenna alla risurrezione finale dei reprobi. Questa visione corrisponde alla dottrina riformata tradizionale, secondo cui l’inferno coinvolge l’intera persona risorta, non solo l’anima.
- ↑ Ames evidenzia qui un principio importante della teologia riformata: non speculare oltre quanto Dio ha rivelato. La Scrittura descrive la realtà dell’inferno in modo solenne e sufficiente per suscitare timore e ravvedimento, ma non entra nei dettagli geografici o fisici del luogo, né fornisce una descrizione sistematica dei “mezzi” del tormento.Questa sobrietà protegge da curiosità inutili e da fantasie arbitrarie (come quelle medievali o apocrife), e ci invita a fermarsi con timore davanti al mistero del giudizio eterno, ritenendo certe e sufficienti le verità rivelate: (1) L’esistenza dell’inferno; (2) La sua eternità; (3) La sua giustizia; (4) La sua inesorabilità per coloro che muoiono senza Cristo.