Letteratura/Midollo Sacra Teologia/18 La persona di Cristo, il Mediatore
18. La persona di Cristo, il Mediatore
Dopo la caduta dell'uomo, ne consegue che vediamo la sua restaurazione.
18:1 Il ristabilimento dell’essere umano[1] consiste nel sollevarlo da uno stato di peccato e morte a uno stato di grazia e vita.
18:2 La causa di questo ristabilimento è il misericordioso disegno di Dio[2]. Efesini 1:9 «secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito in sé stesso». Infatti non c’era nulla nell’essere umano che potesse contribuire in alcun modo a procurare questo ristabilimento; al contrario, vi era molto che vi si opponeva, come il peccato, che implica inimicizia contro Dio. Proprio per questo, l’amore di Dio nei nostri confronti risplende con ancora maggiore forza.
- Efesini 1:9 - "...facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che egli aveva già prima in sé stesso formato".
- Romani 5:8 - "Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi".
18:3 Questo ristabilimento comprende due aspetti: la Redenzione e la sua Applicazione[3]. La Redenzione è, per così dire, il primo atto di questo ristabilimento; la sua Applicazione è il secondo atto. La Redenzione costituisce la materia della nostra salvezza; l’Applicazione ne è la forma[4]. La Redenzione rappresenta la sufficienza della salvezza; l’Applicazione ne è la vera efficacia[5].
18:4 Queste due parti (la Redenzione e la sua Applicazione) hanno esattamente la medesima estensione[6]; ovvero: lo scopo della Redenzione è la sua Applicazione. La ragione prima, la norma e la misura dell’Applicazione è quella stessa volontà misericordiosa di Dio[7] che fu la causa della Redenzione stessa. La Redenzione, dunque, è stabilita per tutti e ciascuno di coloro per i quali Dio ha voluto che fosse ottenuta, secondo questa parola di Cristo: Giovanni 6:37 «Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me».
- Efesini 1:9-10 - "... facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che egli aveva già prima in sé stesso formato, per tradurlo in atto nella pienezza dei tempi; esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nei cieli, quanto quelle che sono sulla terra[8]".
- Giovanni 6:37 - "Tutto quello che il Padre mi dà, verrà a me e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori[9]".
18:5 La Redenzione, dunque, è stabilita per tutti e ciascuno di coloro per i quali Dio ha voluto che fosse ottenuta, secondo questa parola di Cristo:
- Giovanni 6:37 - "Tutto quello che il Padre mi dà, verrà a me e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori".
18:6 La Redenzione consiste nel liberare l’essere umano dalla schiavitù del peccato e del diavolo, mediante il pagamento di un prezzo equivalente[10].
- 1 Pietro 1:18-19 - "... sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come d'agnello senza difetto né macchia".
- 1 Corinzi 6:20; 7:23 - "Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo (...) Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini".
18:7 Questa liberazione non fu ottenuta principalmente mediante potenza, né per mezzo della preghiera[11] (sebbene anche queste abbiano avuto il loro ruolo nel perfezionare quest’opera), ma per mezzo del pagamento di un prezzo giusto.
18:8 Poiché questo prezzo non poteva essere pagato dall’essere umano, era necessaria l’opera di un Mediatore[12], che si ponesse fra Dio e l’uomo, realizzando una riconciliazione perfetta tra di loro.
- 1 Timoteo 2:5 - "Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo".
- Atti 20:28 - "... date a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata con il proprio sangue[13]".
- 1 Timoteo 2:6 - "... il quale diede sé stesso come prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo".
19:9 Un tale Mediatore non è stato dato per una sola epoca, ma per ieri, oggi e per sempre[14]. Questa mediazione, infatti, era necessaria in ogni tempo, ed è stata anche sufficiente ed efficace fin dall’inizio[15], in virtù del decreto, della promessa e dell’accettazione di Dio.
- Ebrei 13:8 - "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno".
- Apocalisse 13:8 - "E tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello che è stato immolato, l'adoreranno". — benché sia stato manifestato solo quando i tempi furono compiuti.
- Galati 4:4 - "... ma, quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò suo Figlio, nato di donna, nato sotto la legge".
- Tito 1:2-3 - "... nella speranza della vita eterna la quale Dio, che non può mentire, promise prima dei secoli, manifestando poi nei suoi tempi la sua parola mediante la predicazione che mi è stata affidata per mandato di Dio, nostro Salvatore".
- 1 Pietro 1:20 - "... ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi".
19:10 Questo Mediatore è soltanto Gesù Cristo[16].
- Atti 4:12 - "In nessun altro è la salvezza, poiché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati".
19:11 In Cristo si devono considerare due aspetti: (a) L’idoneità che egli aveva per compiere l’opera della redenzione[17]; (b) Le componenti della redenzione stessa.
19:12 L’idoneità di Cristo consiste in due elementi: (a) In primo luogo, nella sua persona; (b) in secondo luogo, nell’ufficio affidato alla sua persona.
19:13 Nella persona di Cristo, il Mediatore, si devono considerare due aspetti: (a) La distinzione delle due nature; (b) L’unione personale[18] di esse.
19:14. Le due NATURE DISTINTE sono: a) la natura divina, in quanto essa è la seconda persona della Divinità; b) la natura umana, in tutto simile alla nostra natura (eccetto che nel peccato e nel modo di sussistere). La distinzione tra queste due nature permane, poiché esse restano assolutamente le stesse che erano prima, quanto alla loro essenza e a tutte le loro proprietà[19]. Di conseguenza, né la divinità in Cristo è mutata o mescolata con l’umanità, né l’umanità è confusa o trasformata nella divinità[20].
- Matteo 1:23 - "“Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele”, che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi”.
- Giovanni 1:14 - "E la Parola è stata fatta carne e ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come quella dell'Unigenito venuto dal Padre".
19:15. L’UNIONE PERSONALE è quella per cui la seconda persona della Divinità assunse la natura umana, affinché questa sussistesse inseparabilmente nella medesima persona[21].
- Giovanni 1:14 - "E la Parola è stata fatta carne[22] e ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come quella dell'Unigenito venuto dal Padre".
19:16. La seconda persona della Divinità, pur avendo una sola sussistenza, ha tuttavia due modi di sussistere[23]: a) uno nella natura divina, da tutta l’eternità; b) l’altro nella natura umana, dopo l’incarnazione. Questo secondo modo di sussistere si applica al Figlio di Dio in virtù dell’unione con la natura umana.
- Romani 9:5 - "ai quali appartengono i padri e dai quali è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!".
19:17. Questa unione con la persona e natura divina non comporta alcun cambiamento in Dio[24], ma introduce una relazione; mentre nella natura umana produce un mutamento, poiché essa viene così elevata alla massima perfezione. Infatti essa è resa, per così dire, un attributo proprio della persona divina che l’ha assunta[25]; è resa, per così dire, una parte del medesimo tutto, dell’Uomo-Dio (Theanthropos[26]), del quale la natura divina è l’altra parte. Quanto alla sussistenza, la natura umana diventa un effetto singolarmente sostenuto dalla natura divina, e inoltre diventa il soggetto nel quale la natura divina abita in modo particolare.
- Colossesi 2:9 - "... poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità".
19:18 Cerchiamo di descrivere questa unione in molti modi logici, poiché non può essere adeguatamente spiegata in uno solo[27].
19:19 Utilizziamo tutti quei termini nei quali si trovano i fondamenti del consenso e dell’unità, al fine di mostrare che questa unione è la più intima possibile.
19:20 Tuttavia temperiamo tali termini con una necessaria limitazione, perché questa unione è mistica e segreta[28], e non può essere pienamente espressa, ma solo adombrata mediante parole e concetti umani.
19:21 Da questa unione segue una comunicazione personale delle proprietà[29], che però non è una trasfusione reale. Infatti, in tal caso la natura divina assumerebbe le proprietà della natura umana, e viceversa, e così la natura umana diventerebbe divina, e la divina diventerebbe umana — oppure entrambe cesserebbero di essere ciò che sono. Né si tratta di una donazione reale, dalla quale deriverebbe che la natura umana potrebbe usare le proprietà divine come se fossero strumenti propri. Ma si tratta di una comunione, ovvero di una cooperazione nelle medesime operazioni[30], in modo che esse siano compiute insieme da entrambe le nature, ciascuna secondo le proprie proprietà distinte.
19:22 Da ciò consegue che tutte le azioni e sofferenze di Cristo vanno riferite propriamente alla sua persona, come al termine proprio[31] (lat. terminus) a cui appartengono; benché alcune siano da attribuire in modo proprio all’una o all’altra natura, secondo il principio operativo e l’aspetto specifico che le caratterizza.
19:23 Da ciò segue la COMUNICAZIONE di queste proprietà per quanto riguarda la predicazione o attribuzione, mediante la quale le proprietà di una natura sono attribuite: (a) all’intera persona, come quando si dice che Cristo è morto (proprio della natura umana), o che è stato fin dal principio (proprio della natura divina); (b) oppure a un’altra natura a motivo della persona[32], come quando si dice che Dio è stato assunto nella gloria (1 Timoteo 2:16), o che è stato crocifisso (1 Corinzi 2:8). Questi attributi non si addicono propriamente alla natura divina, ma a quella umana. E le cose che sono proprie dell’intera persona vengono attribuite propriamente a ciascuna natura, come quando si dice che l’uomo Cristo è il Mediatore tra Dio e gli uomini (1 Timoteo 2:5), il che non si riferisce al Cristo solo come uomo, ma come Dio e uomo insieme.
19:24. Ma poiché quella comunione riguarda propriamente la persona di Cristo, non le nature considerate in sé, la comunicazione che consiste nella predicazione riguarda Dio o l’uomo concreto, e non la divinità o l’umanità in astratto[33].
- 1 Timoteo 2:5 - "Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo".
19:25 Pertanto la comunicazione delle proprietà[34] non è semplicemente verbale, né è così reale da far sì che la proprietà di una natura passi all’altra quanto al possesso intrinseco o all’usurpazione.
19:26 Quegli esempi che vengono spesso portati da chi pensa il contrario — come la comunicazione tra materia e forma, tra anima e corpo, o tra ferro e fuoco — non si adattano a questo mistero, né provano la posizione stessa[35].
19:27 In Cristo vi erano due intelletti: a) uno divino, grazie al quale conosceva ogni cosa (Giovanni 21:17); b) uno umano, grazie al quale non conosceva ancora alcune cose (Marco 13:32). Vi erano anche due volontà: a) una divina (Luca 5:13); b) una umana, insieme a un naturale appetito (Matteo 26:39). Perciò vi è una doppia presenza di Cristo; tuttavia, la presenza umana[36] non può essere ovunque né in molti luoghi contemporaneamente[37].
- Giovanni 21.27 - "Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: “Mi vuoi bene?”. E gli rispose: “Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pasci le mie pecore".
- Marco 13:32 - "Quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno li sa, neppure gli angeli nel cielo, né il Figlio, ma soltanto il Padre".
- Luca 5:13 - "Ed egli, stesa la mano, lo toccò, dicendo: “Lo voglio, sii purificato”. E in quell'istante la lebbra sparì da lui".
- Matteo 26:39 - "E, andato un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando e dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi".
28. Poiché Dio in Cristo, Dio-uomo, ha restaurato la vita per noi, la nostra fede è quindi rivolta a Cristo e, per mezzo di Cristo, verso Dio[38].
Supplemento
- Distinzione sintetica tra la dottrina classica della redenzione come pagamento di un prezzo (secondo William Ames e la tradizione teologica classica) e le critiche moderne, soprattutto di natura etica o simbolica, che sono state mosse a questa visione.
Note esplicative
- ↑ Ames riprende qui la dottrina classica della restaurazione operata da Cristo come Mediatore. L’essere umano, decaduto nello stato di peccato e morte (cfr. Romani 5:12), viene elevato a una nuova condizione per grazia.
- ↑ L’iniziativa è completamente divina. Non vi è alcun “merito” nell’essere umano decaduto che possa motivare l’intervento divino. Il riferimento a Efesini 1 sottolinea il carattere sovrano e gratuito del decreto divino.
- ↑ Ames distingue fra l’opera compiuta da Cristo (redemptio), che rende possibile la salvezza, e l’opera dello Spirito Santo che la applica concretamente ai credenti (applicatio). (1) La Redenzione è oggettiva, una volta per tutte, compiuta da Cristo. (2) L’Applicazione è soggettiva, opera dello Spirito nel tempo, nei singoli credenti.
- ↑ Ames impiega concetti scolastici (ripresi da Aristotele): la materia è ciò da cui una cosa è fatta, la forma è ciò che la rende quel che è. In questo caso, la Redenzione fornisce ciò che è necessario per la salvezza, ma è l’Applicazione che fa sì che essa diventi realtà efficace nella persona.
- ↑ Questa distinzione è teologicamente significativa. La Redenzione ha valore sufficiente per tutti, ma è efficace solo per gli eletti, cioè coloro ai quali viene applicata per opera dello Spirito.
- ↑ "Stessa estensione" (same latitude): Ames intende dire che Redenzione e Applicazione si rivolgono agli stessi soggetti. Non esiste una Redenzione potenzialmente universale che poi venga applicata solo ad alcuni: Dio ha decretato di redimere esattamente coloro a cui poi applicherà tale redenzione. Si tratta di una concezione coerente con la dottrina della redenzione particolare (o "limitata") propria della teologia riformata.
- ↑ Ames insiste su un principio teologico fondamentale: l’unità del decreto divino. Non si dà un piano di salvezza “generico” che poi venga modificato nella sua attuazione: tutto, dalla redenzione all’applicazione, procede da una sola e medesima volontà sovrana e salvifica di Dio.
- ↑ È un testo ricco di echi paolini, nel quale viene sottolineato il progetto unitario di Dio, che culmina nella recapitolazione di tutte le cose in Cristo. Questo rende esplicito che ogni applicazione della salvezza è parte di un disegno eterno e sapiente, e non il risultato di una scelta umana.
- ↑ Ames cita questo versetto a sostegno dell’efficacia della grazia. I destinatari della redenzione sono coloro che il Padre ha donato a Cristo, e essi verranno a lui: non si tratta di una possibilità incerta, ma di un esito certo e garantito dalla volontà divina.
- ↑ Redenzione come riscatto (in latino redemptio): Ames intende qui la redenzione nel senso classico di liberazione mediante riscatto, un’idea profondamente radicata sia nel linguaggio biblico che in quello giuridico romano. L’essere umano è sotto la schiavitù del peccato e del diavolo, e può essere liberato solo pagando un “prezzo equivalente” (pretium aequivalens), che nel Nuovo Testamento è identificato nel sangue di Cristo.
- ↑ Qui Ames mette in guardia da interpretazioni insufficienti della redenzione. Cristo non ha vinto il diavolo semplicemente per potenza (come se avesse annientato l'avversario con un atto divino di forza), né ha ottenuto la salvezza solo per intercessione. La salvezza richiedeva un pagamento giusto, in piena conformità alla giustizia divina. Questo rappresenta un chiaro rigetto di ogni teoria che riduca la redenzione a un semplice atto simbolico o morale.
- ↑ : L’uomo, essendo peccatore, non poteva pagare il prezzo richiesto. Era necessaria la mediazione di una persona che fosse al tempo stesso Dio e uomo, in grado di rappresentare entrambi e di portare a compimento la riconciliazione perfetta. Ames richiama 1 Timoteo 2:5, uno dei testi chiave della teologia cristiana sulla mediazione di Cristo.
- ↑ Ames lo cita a sostegno della divinità di Cristo (dato che è “Dio” ad aver acquistato la chiesa con il proprio sangue), e per evidenziare l’efficacia del sacrificio del Mediatore. Anche 1 Timoteo 2:6 conferma che la sua morte fu il prezzo stesso del riscatto.
- ↑ Ames riafferma che la mediazione di Cristo non è limitata al tempo della sua manifestazione storica (l’Incarnazione), ma vale per tutte le epoche. Ciò si fonda sulla sua immutabilità (Ebrei 13:8) e sul fatto che è «l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo» (Ap 13:8), ovvero nel piano eterno di Dio. In altre parole, la redenzione in Cristo è efficace anche per i credenti dell’Antico Testamento, in forza del decreto divino e della promessa.
- ↑ L’opera redentrice di Cristo, pur storicamente avvenuta “quando giunse la pienezza del tempo” (Gal 4:4), dispiega i suoi effetti salvifici da sempre, per il decreto eterno e l’accettazione da parte del Padre. Ames qui sottolinea che la fede dei patriarchi era realmente fondata su Cristo, sebbene in forma di promessa.
- ↑ La teologia riformata esclude qualunque altro mediatore tra Dio e gli esseri umani. Questo esclude tanto i santi quanto Maria o altri intercessori, con chiara implicazione polemica verso la teologia cattolica romana del tempo.
- ↑ Ames introduce una distinzione fondamentale che sarà sviluppata nei punti successivi:(a) Idoneità (o “capacità redentrice”) deriva dalla natura e ufficio di Cristo. (b) Le parti della redenzione si riferiscono a ciò che Cristo ha effettivamente compiuto.
- ↑ Ames pone le basi per una trattazione cristologica classica, conforme ai decreti del Concilio di Calcedonia (451 d.C.): Cristo è vero Dio e vero uomo, due nature distinte. Queste due nature sono unite in una sola persona, senza confusione né separazione.
- ↑ Senza confusione né mutamento: L’affermazione che le due nature conservano intatta la propria essenza e le rispettive proprietà è volta a respingere errori come: (a) l’arianesimo (che negava la piena divinità di Cristo), (b) il monofisismo (che sosteneva la fusione delle due nature in una sola), (c) e il nestorianesimo (che separava le due nature quasi in due persone). Ames segue pienamente la formulazione di Calcedonia: “senza confusione, senza cambiamento, senza divisione, senza separazione”.
- ↑ Ames espone qui la dottrina cristologica calcedonese: in Cristo vi sono due nature distinte, una divina e una umana, unite in una sola persona (la seconda della Trinità).
- ↑ Il modo di sussistere: L’umanità di Cristo non sussiste come persona umana autonoma, ma nella persona del Verbo. Questo evita l’errore dell’adozionismo o della cristologia “umanocentrica”, e preserva l’iniziativa divina nell’incarnazione.
- ↑ Questo versetto è centrale. Il Verbo (già preesistente e divino) “diventa carne”, cioè assume una vera natura umana, senza cessare di essere Dio.
- ↑ Ames chiarisce che la seconda persona della Trinità (il Figlio) non assume una seconda personalità, ma un secondo modo di esistere, ora anche secondo la carne. (a) Nell’eternità: esiste come Dio, nella natura divina. (b) Nell’incarnazione: comincia ad esistere anche nella natura umana, senza cessare di essere Dio. La citazione di Romani 9:5 serve a mostrare come la Scrittura affermi congiuntamente l’umanità e la divinità di Cristo in un’unica persona.
- ↑ L’unione con la natura umana non altera la natura divina, ma solo introduce una relazione (in termini scolastici, una relatio realis per l’umanità, e una relatio rationis per la divinità).
- ↑ L’umanità resa “proprietà” della persona divina: Qui Ames usa un linguaggio concettualmente molto denso. L’umanità assunta da Cristo è elevata e resa strumento perfetto della manifestazione del Figlio. Non diventa una "persona" distinta, ma è assunta dalla Persona del Verbo. La natura umana è così sostenuta attivamente dalla divinità (gratia sustentationis) e diventa il luogo della presenza speciale di Dio, come sottolineato da Colossesi 2:9.
- ↑ Termine greco classico usato nella teologia cristiana per indicare “l’Uomo-Dio”, una sola persona in due nature, come già accennato nel punto precedente. Ames ne sottolinea l’unità senza confondere le parti.
- ↑ Descrivibilità limitata: Ames riconosce che nessuna formulazione umana può esaurire il mistero dell’unione ipostatica (cioè dell’unione tra le due nature nella persona di Cristo). Questo atteggiamento è tipico della teologia riformata: pur facendo uso delle categorie scolastiche, mantiene una tensione tra mistero e concettualizzazione.
- ↑ Con questo Ames non intende un'unione "misterica" in senso gnostico o esoterico, ma una profondità che trascende la piena comprensione razionale. L’incarnazione non può essere “spiegata”, ma solo confessata e descritta con reverenza.
- ↑ Comunicazione delle proprietà (communicatio idiomatum): Questa è una delle dottrine più delicate della cristologia: Le proprietà delle due nature non si trasferiscono l’una all’altra (nessuna “trasfusione reale”). La natura umana non diventa onnipotente, e la natura divina non diventa passibile o soggetta alla morte. Tuttavia, la persona unica di Cristo agisce sempre per mezzo di entrambe le nature: quando soffre, è la persona del Figlio che soffre secondo la natura umana; quando guarisce o perdona i peccati, è la stessa persona che opera secondo la natura divina.
- ↑ Unione operativa senza confusione: Le operazioni divine e umane sono distinte secondo le nature, ma unificate nella persona. Questa distinzione permette di dire, ad esempio, che "Dio è morto" (formulazione luterana), ma solo in quanto è la persona del Figlio ad aver assunto la natura umana mortale.
- ↑ Termine personale (terminus): Tutte le azioni, anche se compiute da una natura specifica, vanno riferite alla persona: così si può dire che “il Figlio di Dio è nato, ha sofferto, è morto”, benché la divinità del Figlio non sia mai soggetta al mutamento o alla morte.
- ↑ Attribuzioni “per ragione della persona”: Alcuni atti, come la glorificazione o la crocifissione, si riferiscono alla persona che possiede entrambe le nature, ma in realtà sono eventi della natura umana. Qui Ames mette in guardia da equivoci: non è la natura divina ad essere crocifissa o glorificata, ma la persona unita alla natura umana.
- ↑ Astrazione vs concretezza: Ames fa una distinzione importante tra considerare “Dio” o “l’uomo” in senso astratto (come nature generali) e considerare la persona concreta di Cristo, in cui le due nature sono unite e agiscono insieme. La predicazione cristologica riguarda sempre la persona concreta, mai le nature separate o isolate.
- ↑ Comunicazione delle proprietà non reale in senso di possesso intrinseco: Ames precisa che, sebbene si parli di attribuzioni incrociate, la natura divina non "possiede" proprietà umane, né la natura umana proprietà divine in senso reale o usurpativo. Questo è un chiarimento per evitare errori cristologici come la confusione delle nature.
- ↑ Critica degli esempi analogici errati: Chi sostiene che la comunicazione di proprietà funziona come la relazione tra materia e forma, anima e corpo o ferro e fuoco usa analogie insufficienti per spiegare il mistero dell’unione ipostatica. Ames rigetta tali analogie come inadatte.
- ↑ Presenza umana limitata: La natura umana di Cristo non è omnipresente, a differenza della divinità. Questo punto è cruciale per chiarire questioni come la presenza reale o la distanza fisica del Cristo incarnato.
- ↑ Doppia conoscenza e volontà: Ames conferma la dottrina che Cristo ha due nature con relative facoltà, compresa una doppia conoscenza e volontà, coerente con il magistero tradizionale riformato. La natura umana ha conoscenza e volontà limitate rispetto alla natura divina.
- ↑ Fede rivolta a Cristo: Ames conclude il ragionamento teologico ricordando la finalità pratica di tutto questo: la fede cristiana si rivolge al Dio incarnato, tramite il quale si accede alla comunione con Dio Padre.