Letteratura/Midollo Sacra Teologia/19 Gli uffici di Cristo

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19. Gli uffici di Cristo

  • Sintesi introduttiva al capitolo 19

    Fin qui della Persona di Cristo; il suo ufficio ne consegue.

    19:1 L'ufficio[1] di Cristo è ciò che Egli ha assunto affinché potesse ottenere la salvezza per gli esseri umani.
  • 1 Timoteo 1:15 - "Certa è questa parola e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo".

19:2 Coloro che negano[2] che il fine proprio, proposto da Dio e da Cristo in questa condizione di miseria, fosse la salvezza dell’umanità, privano Dio e Cristo del loro onore, e gli esseri umani della loro consolazione.

19:3 In questo ufficio si devono considerare due aspetti: la vocazione a questo ufficio[3] e l’ufficio stesso.

  • Ebrei 5:4-6 - "Nessuno si prende da sé quell'onore, ma lo prende quando sia chiamato da Dio, come nel caso di Aaronne. Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di essere fatto sommo sacerdote, ma l'ebbe da colui che gli disse: 'Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato'; come anche altrove egli dice: 'Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec' ".
  • Salmo 2:7 - "Io annuncerò il decreto”.L'Eterno mi disse: “Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato".
  • Isaia 42:1 - "Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli insegnerà la giustizia alle nazioni".

19:4 La vocazione è un’azione di Dio, in particolare del Padre, mediante la quale, stabilito un patto speciale[4], Egli ha decretato che suo Figlio assumesse questo ufficio.

19:5 Questo patto è espresso in Isaia 53:10[5]: se Cristo si fosse offerto in sacrificio per il peccato, allora avrebbe visto una discendenza, avrebbe prolungato i suoi giorni, e la volontà del Signore sarebbe prosperata per mezzo suo.

  • Isaia 53:10 - "Ma all'Eterno è piaciuto di stroncarlo con dolori. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni e l'opera dell'Eterno prospererà nelle sue mani".

19:6 Questa vocazione include in sé l’elezione, il preordinamento e l’invio. Nella Scrittura, questa vocazione è anche chiamata[6]: (a) Sigillare (Giovanni 6:27), (b) Santificare (Giovanni 10:36), (c) Ungere (Isaia 61:1; Salmo 45:7; Ebrei 1:9), (d) Dare (Giovanni 3:16).

  • Isaia 42:1 - "Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli insegnerà la giustizia alle nazioni".
  • 1 Pietro 1:20 - "... ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi".
  • Giovanni 3:17 - "Infatti Dio non ha mandato il suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui".
  • Giovanni 6:27 - "Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, il quale il Figlio dell'uomo vi darà, poiché su lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio sigillo”".
  • Giovanni 10:36 - "...come mai voi dite a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: 'Sono Figlio di Dio'?'".
  • Isaia 61:1 - "Lo Spirito del Signore, dell'Eterno, è su di me, perché l'Eterno mi ha unto per portare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la libertà a quelli che sono in schiavitù, l'apertura del carcere ai prigionieri".
  • Salmo 45:7 - "Tu ami la giustizia e detesti l'empietà. Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto d'olio di letizia a preferenza dei tuoi compagni".
  • Ebrei 1:9 - "Tu hai amato la giustizia e hai odiato l'iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ha unto te d'olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni".
  • Giovanni 3:16 - "Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna".

19:7 L’elezione riguarda il fine; il preordinamento riguarda i mezzi; l’invio riguarda l’attuazione stessa; e tutto questo è frutto di pura grazia, senza alcuna condizione prevista né negli esseri umani né in Cristo stesso[7].

19:8 Tutte le cose che Cristo ha fatto o sofferto, anche per quanto riguarda tutte le circostanze, erano state previamente decretate[8].

  • Luca 22:22 - "Perché il Figlio dell'uomo, certo, se ne va, come è stabilito, ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!".
  • Atti 4:28 - "... per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero".

19:9 Questa vocazione fu istituita in modo solenne; essa fu confermata da un giuramento solenne per attestare la sua eccellenza e la sua eternità[9].

  • Salmo 110:4 - "L'Eterno l'ha giurato e non si pentirà: 'Tu sei sacerdote in eterno, secondo l'ordine di Melchisedec'".
  • Ebrei 5:6; 7:24 - "come anche altrove egli dice: 'Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec' (...) ma costui, perché vive in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette".

19:10 L’ufficio stesso al quale Cristo fu chiamato è triplice: quello di Profeta, Sacerdote e Re[10].

Questo numero e quest’ordine di uffici si manifesta:

19:11 in primo luogo, per la necessità dell’essere umano[11], gravemente oppresso da ignoranza, alienazione da Dio e incapacità di tornare a Lui: (a) la prima di queste condizioni è sanata dalla profezia di Cristo, (2) la seconda dal suo sacerdozio, (3) la terza dal suo regno.

19:12 In secondo luogo, anche l’ordine con cui la salvezza viene conferita mostra questo numero di uffici[12], secondo le fasi della salvezza che: (1) dapprima deve essere rivelata, (2) poi ottenuta, (3) infine applicata. La prima è compito del Profeta, la seconda del Sacerdote, la terza del Re.

19:13 In terzo luogo, il medesimo ordine risulta anche dal modo solenne in cui Cristo ha esercitato il suo ufficio[13], avendo: (1) prima insegnato, dichiarando agli altri la volontà di Dio; (2) poi offerto sé stesso; (3) infine è entrato nel suo regno.

19:14 La profezia di Cristo è quella per cui Egli ha perfettamente rivelato tutta la volontà di Dio che conduce alla salvezza[14]; per questo nelle Scritture Egli è chiamato non solo Profeta (Deuteronomio 18:15; Atti 3:22), ma anche: Maestro (Matteo 23:7), Apostolo della nostra confessione (Ebrei 3:1), Angelo del Patto (Malachia 3:1), Sapienza di Dio (1 Corinzi 1:24), Tesoro di sapienza e conoscenza (Colossesi 2:3).

19:15 Questa profezia era in Cristo come causa principale; mentre negli altri, sia angeli sia uomini, era presente come strumento .In Cristo, essa era presente in forma abituale[15], così che egli potesse, quando voleva, rivelare tutti i segreti di Dio. Negli altri, invece, essa era presente solo in atto, come un lampo o un bagliore improvviso, per cui non potevano esercitare la profezia se non in certi momenti, quando Egli lo permetteva[16].

  • 1 Pietro 1:11 - "Essi indagavano quale fosse il tempo e quali le circostanze a cui accennava lo Spirito di Cristo che era in loro, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguire".
  • 1 Pietro 3:19 - "In esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere".
  • Geremia 42:7 - "Dopo dieci giorni, la parola dell'Eterno fu rivolta a Geremia".

19:16 Affinché potesse essere un tale profeta, era necessario che fosse Dio (Giovanni 1:18; 3:13) e, insieme a ciò, anche uomo (Atti 3:22 in riferimento a Deuteronomio 18:15). Infatti, se non fosse stato Dio, non avrebbe potuto né comprendere perfettamente la volontà di Dio (1 Corinzi 2:11,16), né rivelarla attraverso tutte le epoche; e se non fosse stato uomo, non avrebbe potuto comunicarla adeguatamente in persona agli uomini (Ebrei 1:1)[17].

19:17 Il sacerdozio di Cristo[18] è quella funzione mediante la quale Egli ha purificato i peccati di esseri umani con un sacrificio, e ha ottenuto per loro il favore di Dio.

  • Colossesi 1:20-22 - "...e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, immacolati e irreprensibili".
  • 2 Corinzi 5:15 - "... e che egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro".
  • Romani 5:10 - "Perché se, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita".

19:18 Questo sacerdozio non era legale né temporaneo, ma secondo l'ordine di Melchisedek (Ebrei 7:17); non secondo un comandamento carnale, ma secondo la potenza di una vita indissolubile (v. 16); non fondato su un ordine debole e imperfetto, ma stabile e perfetto (vv. 18-19); non per un tempo limitato, ma per sempre (v. 24); infine, non ammette né successore né vicario, ma è perpetuo e proprio solo di Cristo, colui che vive in eterno (vv. 24-25)[19].

19:19. In questo ufficio, Cristo stesso fu Sacerdote, Sacrificio e Altare. (1) Fu SACERDOTE secondo entrambe le nature (Ebrei 5:5-6). (2) Fu SACRIFICIO propriamente secondo la natura umana; per questo nelle Scritture il sacrificio viene attribuito non solo alla persona di Cristo, ma al suo corpo (Ebrei 10:10; 1 Pietro 2:24; Colossesi 1:21-22), al suo sangue (Colossesi 1:20) e alla sua anima (Isaia 53:10; Matteo 20:28). Tuttavia, la forza principale che rese efficace questo sacrificio dipese dalla natura divina: cioè, che il Figlio di Dio offrì sé stesso per noi (Atti 20:28; Romani 8:3). Fu ALTARE propriamente secondo la natura divina (Ebrei 9:14; 13:10,12,15). Infatti spetta all’altare santificare ciò che vi è offerto, e quindi deve essere di maggiore dignità del sacrificio stesso (Matteo 23:17). Ma Cristo, secondo la sua natura divina, in un certo senso santificò sé stesso secondo la natura umana (Giovanni 17:19)[20].

  • Ebrei 5:5-6 - "Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di essere fatto sommo sacerdote, ma l'ebbe da colui che gli disse: 'Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato'; come anche altrove egli dice: 'Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec'".
  • Ebrei 10:10 - "In virtù di questa 'volontà' noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre".
  • 1 Pietro 2:24 - "egli stesso ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia e mediante le sue lividure siete stati sanati".
  • Colossesi 1:21-22 - "voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, immacolati e irreprensibili".
  • Colossesi 1:20 - "... e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cielI".
  • Isaia 53:10 - "Ma all'Eterno è piaciuto di stroncarlo con dolori. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni e l'opera dell'Eterno prospererà nelle sue manI".
  • Matteo 20:28 - "... appunto come il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti".
  • Atti 20:28 - "Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata con il proprio sangue".
  • Romani 8:3 - "Poiché quello che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva debole, Dio lo ha fatto mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne".
  • Ebrei 9:14; 13:10,12,15.
  • Matteo 23:17 -"Stolti e ciechi, poiché cos'è maggiore: l'oro o il tempio che santifica l'oro?".
  • Giovanni 17:19 - "E per loro io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati nella verità".

19:20 Da ciò appare dunque quanto fosse necessario che Cristo, il Mediatore, fosse sia Dio che uomo: infatti, se non fosse stato uomo, non sarebbe stato un sacrificio adeguato; e se non fosse stato Dio, quel sacrificio non avrebbe avuto forza sufficiente[21].

19:21 Il Regno di Cristo è quel governo[22] mediante il quale Egli dispensa e amministra con potenza e autorità tutte le cose che riguardano la salvezza dell’essere umano.

  • Salmo 2:6 - "Eppure, dirà, io ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo".
  • Daniele 2:44 - "Al tempo di questi re, l'Iddio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e che non passerà sotto il dominio di un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso sussisterà per sempre".
  • Luca 1:36 - "Ed ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile".

Le proprietà di questo Regno sono le seguenti:

19:22 In primo luogo, esso è universale: a) in rapporto a tutte le epoche, Matteo 22:43-45; b) in rapporto a tutti i tipi di persone, Daniele 7:14; Apocalisse 17:14; c) anche in rapporto a tutte le creature, in quanto esse concorrono, in qualunque modo, a promuovere o adornare la salvezza dell’essere umano, Efesini 1:21-22.

  • Matteo 22:43-45 - "Ed egli a loro: “Come mai dunque Davide, parlando per lo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: 'Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi'? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?".
  • Daniele 7:14 - "Gli furono dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, di ogni nazione e lingua lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto".
  • Apocalisse 17:14 - "Essi combatteranno contro l'Agnello e l'Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedeli”".
  • Efesini 1:21-22 - "... al di sopra di ogni principato e autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire. Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e l'ha dato per capo supremo alla Chiesa".

23. In secondo luogo, è un regno che giunge fin nell’anima e nella coscienza delle persone.

  • Romani 14:17 - "perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo".

24. In terzo luogo, esso dispensa vita e morte eterna.

  • Apocalisse 1:18 - "io sono il Primo e l'Ultimo, e il Vivente; fui morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli e tengo le chiavi della morte e dell'Ades".

25. In quarto luogo, è un regno eterno.

  • Daniele 2:44; 7:14 - "Al tempo di questi re, l'Iddio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e che non passerà sotto il dominio di un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso sussisterà per sempre, (...) Gli furono dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, di ogni nazione e lingua lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto".

26. In quinto luogo, esso procura grande pace e perfetta felicità a coloro che ne sono gli eredi.

  • Isaia 9:6 - "... per dare incremento all'impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo dell'Eterno degli eserciti".
  • Efesini 2:16 - "... e per riconciliarli tutti e due in un corpo unico con Dio, mediante la croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia".
  • Ebrei 7:2 - "... a lui Abraamo diede anche la decima di ogni cosa. Egli è, innanzitutto, secondo l'interpretazione del suo nome, re di giustizia e poi anche re di Salem, vale a dire re di pace".

12:27 Perciò, ovunque nelle Scritture e nei luoghi citati sopra, questo Regno è chiamato Regno di Dio, Regno di pace e di gloria; Regno di luce e di gloria, Regno dei cieli; e il mondo a venire.

  • Ebrei 2:5 - "Difatti, non è ad angeli che egli ha sottoposto il mondo a venire del quale parliamo".

12:28 Da ciò appare anche quanto fosse necessario che Cristo Mediatore fosse Dio e uomo; infatti, se non fosse stato Dio, non avrebbe potuto essere il Re spirituale delle nostre anime, dispensando vita e morte eterne; e se non fosse stato uomo, non avrebbe potuto essere un capo della stessa natura del suo Corpo.

12:29 Cristo, in tutti i suoi uffici, ha avuto delle figure tipologiche; nell’ufficio profetico, ha avuto uomini subordinati a sé, tanto che anch’essi furono chiamati profeti; ma il suo sacerdozio e il suo regno non ammettono tale subordinazione; né vi fu mai nessuno che fosse sacerdote o re spirituale per ufficio se non Cristo solo[23].

12:30 La ragione di questa differenza è che la dichiarazione della volontà di Dio agli esseri umani — che è l’ufficio del profeta — può in qualche misura essere compiuta da un semplice uomo; ma purificare i peccati con un sacrificio davanti a Dio — che è il dovere del sacerdote — e governare le anime e le coscienze degli uomini — che è compito di un re — non può affatto essere compiuto da un semplice uomo[24].

12:31 I re delle nazioni non sono propriamente subordinati a Cristo nella loro autorità, ma a Dio[25].

Appendice

Note esplicative

  1. L’"ufficio" (in latino officium) è da intendersi come la funzione specifica che Cristo ha liberamente accettato per compiere l’opera di redenzione. Ames riprende qui l’idea centrale della munus triplex, ossia i tre uffici di Cristo (profeta, sacerdote e re), che verranno approfonditi nei punti seguenti.
  2. Ames contrasta qui visioni speculative (come certe ipotesi scolastiche o razionalistiche) che subordinano la salvezza a fini secondari, come la manifestazione della giustizia divina, anziché riconoscere che l’intento primario della missione di Cristo fu la salvezza dei peccatori. L’onore di Dio si manifesta proprio nel suo amore salvifico, e la consolazione dei credenti ne è il frutto.
  3. La distinzione tra la vocazione e l'esercizio effettivo dell’ufficio è fondamentale per la teologia riformata. Cristo non si è autoinvestito, ma è stato designato dal Padre (cfr. Salmo 2:7; Isaia 42:1), e il suo incarico non è frutto d’improvvisazione ma parte del decreto eterno.
  4. Qui si introduce l’idea del patto intratrinitario (talvolta detto pactum salutis), cioè l’accordo eterno fra il Padre e il Figlio per la realizzazione della redenzione. Il Padre chiama, il Figlio risponde volontariamente. Non si tratta di subordinazione ontologica, ma di armonia economica nell’opera della salvezza.
  5. Ames legge Isaia 53 come una testimonianza diretta del pactum salutis. La promessa di una “discendenza” spirituale e di una vita glorificata è la risposta del Padre all’obbedienza del Figlio. La sofferenza redentiva di Cristo non è quindi accidentale, ma inserita in un progetto eterno.
  6. Ames raccoglie qui le varie espressioni bibliche per descrivere la chiamata messianica di Cristo: elezione (my elect), consacrazione (sanctify), conferma (seal), e abilitazione spirituale (anointing). Ogni termine sottolinea un aspetto della vocazione divina e della legittimità dell'ufficio di Cristo.
  7. Ames insiste che tutto ciò avviene per sola grazia, e non per qualche merito. Persino la missione di Cristo non si basa su una condizione prevista nella sua umanità, ma su una decisione libera e sovrana di Dio. Questo protegge la gratuità assoluta della salvezza.
  8. mes sottolinea qui l’assoluta provvidenza sovrana di Dio, che si estende non solo agli atti principali della vita di Cristo, ma anche alle circostanze (luogo, tempo, persone coinvolte). Nulla nella storia della redenzione è accidentale o contingente. Questo rafforza la fiducia nella certezza del disegno salvifico.
  9. Il riferimento al giuramento divino implica che l’ufficio di Cristo — in particolare il suo sacerdozio — non è soggetto a mutamento o scadenza. Il patto è garantito dalla fedeltà di Dio stesso. Questo serve da fondamento sicuro alla speranza dei credenti (Ebrei 6:17-20).
  10. Qui Ames introduce formalmente la classica dottrina del munus triplex Christi, largamente sviluppata nella teologia riformata. In quanto Profeta, Cristo rivela la volontà di Dio; in quanto Sacerdote, intercede e si offre in sacrificio; in quanto Re, governa e protegge il suo popolo. Questa triplice funzione sarù analizzata nei punti seguenti.
  11. L’analisi parte dal bisogno dell’umanità decaduta: (1) Ignoranza: oscuramento spirituale, mancanza della conoscenza salvifica — richiede rivelazione (ufficio profetico). (2) Alienazione: condizione di colpa e separazione — richiede espiazione e riconciliazione (ufficio sacerdotale). (3) Incapacità: debolezza morale, schiavitù del peccato — richiede liberazione e guida sovrana (ufficio regale).
  12. Ames legge la economia della salvezza secondo un ordine funzionale: prima Cristo insegna la via (profeta), poi apre la via (sacerdote), infine guida i redenti lungo quella via (re). Questo riflette il dinamismo trinitario dell’opera redentiva.
  13. Anche nella sequenza storica della vita di Cristo (ministero pubblico – passione – esaltazione) troviamo i tre uffici distribuiti in modo progressivo. Egli predica il Regno, muore per stabilirlo, e regna risorto su di esso.
  14. La funzione profetica di Cristo non è limitata alla predicazione durante la sua vita terrena, ma comprende tutta la rivelazione della volontà salvifica di Dio. Egli è il portavoce definitivo del Padre (cfr. Ebrei 1:1-2). Ames amplia il concetto includendo titoli che accentuano autorità, origine divina e pienezza di sapienza.
  15. "In modo abituale" vs "in modo attuale". Ames usa qui una distinzione scolastica: per habitum (Cristo): significa possesso stabile e sempre disponibile della conoscenza profetica. per actum (profeti): significa possessione momentanea e strumentale, limitata all’atto della rivelazione. Geremia 42:7 è usato per mostrare che anche i profeti ispirati dovevano attendere il tempo in cui lo Spirito parlava loro. Questo rafforza la distinzione con Cristo, che non attendeva ma disponeva.
  16. Cristo, causa principale e permanente della rivelazione. Ames insiste sulla superiorità qualitativa della profezia in Cristo rispetto a quella nei profeti dell’Antico Testamento (o anche negli angeli). Mentre nei profeti la rivelazione divina era occasionale e dipendente (simile a un bagliore temporaneo), in Cristo risiedeva in modo permanente e intrinseco. Egli possedeva la piena conoscenza della volontà di Dio e la comunicava quando e come voleva (cfr. Giovanni 1:18; 16:15; Matteo 11:27).
  17. Ames articola qui la base cristologica della funzione profetica di Cristo. (1) Come Dio, Egli possiede pienamente e in modo immediato la conoscenza della volontà divina. Nessun’altra creatura — neppure i profeti — può sondare le profondità del consiglio eterno se non colui che è da sempre presso il Padre (Gv 1:18). (2) Come uomo, Egli può parlare agli uomini nella loro stessa natura. La rivelazione non è solo comunicazione di contenuti, ma anche comunione personale. Cristo è la Parola di Dio fatta carne, non solo portavoce ma presenza rivelatrice.
  18. L’ufficio sacerdotale ha due atti fondamentali: (1) Espiazione dei peccati: compiuta una volta per sempre mediante il sacrificio di sé stesso (Ebrei 9:26); (2) Mediazione favorevole: ottenimento della riconciliazione tra Dio e l’umanità. I testi citati mostrano: (1) Col 1: la pace fatta mediante il sangue della croce; (2) 2Cor 5: Cristo è morto per tutti, affinché i credenti vivano per Lui; (3) Rom 5: Da nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio. Questo ufficio è centrale nella teologia riformata: Cristo è sommo sacerdote eterno, non secondo l’ordine levitico, ma secondo Melchisedek, unico, perfetto e definitivo.
  19. Ames sviluppa qui le tesi centrali della teologia della Lettera agli Ebrei sul sacerdozio superiore di Cristo. L’autore evidenzia cinque contrapposizioni fondamentali tra il sacerdozio levitico (detto legale) e quello di Cristo: (1) Non legale, ma secondo Melchisedek: Il sacerdozio levitico era istituito dalla Legge mosaica. Quello di Cristo è anterioriore e superiore, fondato su Melchisedek, figura misteriosa di sacerdote-re (Genesi 14; Salmo 110), senza genealogia, quindi eterno (Eb 7:3). (2) Non secondo un comandamento carnale, ma secondo potenza di vita eterna: i sacerdoti levitici erano nominati secondo regole terrene (genealogia, età, purezza cerimoniale). Cristo invece è sacerdote in virtù della sua resurrezione e vita immortale, che garantisce la perpetuità e potenza del suo ministero. (3) Non debole e imperfetto, ma stabile e perfetto: Il vecchio sacerdozio non poteva portare a perfezione (Eb 7:18-19); era un’ombra, un rimando. Cristo invece porta a compimento la redenzione, perché il suo sacrificio è efficace e sufficiente. (4) Non temporaneo, ma eterno: I sacerdoti levitici morivano, e dovevano essere sostituiti. Cristo vive in eterno e il suo sacerdozio non ha interruzione. (5) Esclusivo e senza vicari: Il suo sacerdozio è unico e personale. Non si trasmette. Nessuno può rappresentarlo o sostituirlo: nessun “vicario” terreno può partecipare di questa funzione, che è esercitata da Cristo solo, nel cielo, per sempre (Eb 7:25). Questo punto è particolarmente importante anche in polemica contro la dottrina cattolico-romana del sacerdozio ministeriale come rappresentanza vicaria di Cristo. Per Ames (in linea con la Riforma), il sacerdozio redentivo è incommunicabile.
  20. Ames unifica in modo straordinario le tre dimensioni del sacerdozio di Cristo: (a) Sacerdote: Cristo è il mediatore attivo, che compie il sacrificio. (b) Sacrificio: è Lui stesso l’offerta, secondo la carne e l’anima. Il sacrificio è volontario, sostitutivo e perfetto. (c) Altare: è la sua natura divina a santificare l’offerta, conferendole dignità, efficacia e valore eterno. Questo schema mostra l’unità personale del Redentore: non è un soggetto esterno che sacrifica qualcosa, ma è colui che si offre, in quanto vero Dio e vero uomo.
  21. Questa proposizione riecheggia la dottrina classica del Concilio di Calcedonia: Cristo doveva essere uomo, per rappresentare noi e offrire la nostra natura; e Dio, affinché il valore del sacrificio fosse infinito, efficace, eterno. Ames ne sottolinea non solo la correttezza dogmatica, ma la necessità salvifica.
  22. Qui Ames introduce l’ufficio regale di Cristo, che non riguarda solo la gloria futura, ma l’amministrazione presente ed efficace della salvezza: Cristo regna nel cuore dei credenti, nella Chiesa, nella storia della redenzione. Il suo regno è universale, spirituale e inarrestabile. Le citazioni bibliche parlano del carattere eterno, invincibile e stabilito da Dio di questo regno.
  23. Ames qui stabilisce una distinzione fondamentale tra l’ufficio profetico, da una parte, e gli uffici sacerdotale e regale di Cristo, dall’altra. Nel primo caso, egli riconosce che l’ufficio di profeta può essere esercitato anche da altri uomini, seppur in modo subordinato e derivato: i profeti dell’Antico Testamento, infatti, erano strumenti mediante i quali Dio rivelava la sua volontà, e la loro funzione anticipava e prefigurava l’autorità profetica definitiva di Cristo (Deuteronomio 18:15). In tal senso, Cristo è il Profeta supremo, ma non esclusivo: altri lo precedettero o lo seguirono in un certo modo in questo compito, come servi della sua Parola. Diversamente, per quanto riguarda il sacerdozio e il regno spirituale, Ames afferma che nessun altro ha mai ricoperto tali uffici in senso pieno e ufficiale in modo subordinato o vicario. Infatti: Il sacerdozio di Cristo è unico, eterno e non trasmissibile (Ebrei 7:24-27), perché solo lui ha offerto un sacrificio perfetto per i peccati. Ogni sacerdote dell’Antico Testamento era un’ombra, un tipo, una figura che prefigurava Cristo, ma non un sacerdote nel senso pieno del termine spirituale. Il regno spirituale di Cristo non ammette condivisione in senso formale: egli è l’unico Sovrano delle anime, Signore della Chiesa, Colui che regna nei cuori per mezzo del suo Spirito. Nessun re terreno esercita tale autorità spirituale sulle coscienze. Questa distinzione sottolinea l’assoluta unicità di Cristo nei suoi uffici redentivi. Gli uomini possono predicare (come profeti subordinati), ma non possono offrire sacrifici espiatori o regnare spiritualmente sui cuori, prerogative riservate al solo Mediatore.
  24. Ames spiega qui la ragione teologica per cui solo Cristo può esercitare pienamente l’ufficio sacerdotale e regale, mentre l’ufficio profetico può essere esercitato, in modo subordinato, anche da uomini comuni. Annunciare la volontà di Dio è un compito che Dio può affidare a uomini ispirati; ma espiare i peccati e governare le coscienze richiede un’autorità divina e una purezza perfetta, qualità che nessun essere umano possiede per natura. Solo il Dio-uomo, Cristo, può essere sacerdote perfetto e re spirituale supremo.
  25. Ames distingue qui tra l’autorità spirituale di Cristo come Re del Regno di Dio e l’autorità civile dei re delle nazioni. Questi ultimi non dipendono da Cristo come Re spirituale, ma sono subordinati a Dio come Creatore e Sovrano universale. In altre parole, il loro potere non è parte del regno spirituale di Cristo, ma di quello provvidenziale e generale di Dio su tutte le creature.