Letteratura/Midollo Sacra Teologia/1 Definizione o natura della teologia

Da Tempo di Riforma Wiki.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Ritorno


Capitolo 1 - Definizione o natura della teologia

1:1 La Divinità[1] è la dottrina del vivere per Dio

  • Giovanni 6:68 - “Signore, da chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna”-
  • Atti 5:20 - “Andate, presentatevi nel tempio e annunciate al popolo tutte le parole di questa Vita”.
  • Romani 6:11 - “Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù”.

1:2 È chiamata “dottrina”, non perché i nomi di intelletto, scienza, sapienza, arte[2] o prudenza non le si addicano — poiché tutte queste qualità sono proprie di ogni disciplina rigorosa, e in modo eminente della Divinità — ma è detta “dottrina” (insegnamento) perché questa disciplina non proviene dalla natura o dall’invenzione umana (come accade per le altre), bensì dalla rivelazione e istituzione divina.

  • “Prestami attenzione, o popolo mio! Porgimi orecchio, mia nazione! Poiché la legge procederà da me e io porrò il mio diritto come luce dei popoli” (Isaia 51:4);
  • Matteo 21:25 - “Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”. Ed essi ragionavano fra loro, dicendo: “Se diciamo: 'Dal cielo', egli ci dirà: 'Perché dunque non gli credeste?'".
  • Giovanni 9:29 - “Noi sappiamo che a Mosè Dio ha parlato, ma riguardo a costui non sappiamo di dove sia”.
  • Galati 1:11-12 - “Vi dichiaro, fratelli, che l'evangelo da me annunciato non è opera d'uomo, poiché io stesso non l'ho ricevuto né l'ho imparato da alcun uomo, ma l'ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo”.
  • Giovanni 6:45 - “È scritto nei profeti: 'Saranno tutti istruiti da Dio'. Ogni uomo che ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me”.

1:3 I principi delle altre arti sono innati[3] in noi, e possono essere perfezionati tramite i sensi, l’osservazione, l’esperienza e l’induzione; ma i principi solidi della Divinità, sebbene possano essere affinati dallo studio e dall’impegno, non sono tuttavia in noi per natura.

  • Matteo 16:17 - “Gesù, replicando, gli disse: “Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli”.

1:4 Ora, poiché ogni arte consiste in regole che dirigono qualche atto della creatura e poiché la vita è l’atto più nobile di tutti, la Divinità non può propriamente occuparsi d’altro se non della vita.

1:5 E poiché la vita della creatura è tanto più perfetta quanto più si avvicina al Dio vivente e vivificante, ne segue che la natura della vita divina consiste nel vivere per Dio[4].

1:6 Gli esseri umani vivono per Dio[5] quando vivono secondo la volontà di Dio, per la gloria di Dio, con Dio che opera interiormente in loro.

  • 1 Pietro 4:2, 6 - “... per consacrare il tempo che resta da passare nella carne, non più alle concupiscenze degli uomini, ma alla volontà di Dio [...] Poiché per questo è stato annunciato l'evangelo anche ai morti, affinché, dopo aver subìto nel corpo il giudizio comune a tutti gli uomini, possano vivere mediante lo Spirito, secondo la volontà di Dio”-
  • Galati 2:19-20 - “Poiché per mezzo della legge io sono morto alla legge per vivere a Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me”.
  • 2 Corinzi 4:10 -“... portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo".
  • Filippesi 1:20 - “... secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non essere svergognato di nulla, ma che con ogni franchezza ora come sempre Cristo sarà magnificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte”.

1:7 Questa vita, quanto alla sua essenza, rimane una e identica dal suo inizio fino all’eternità.

  • “Chi crede nel Figlio ha vita eterna; chi rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio resta sopra lui [...] In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 3:36; 5:24); “Chiunque odia suo fratello è omicida e voi sapete che nessun omicida ha la vita eterna dimorante in sé stesso” (1 Giovanni 3:15).

1:8 Sebbene questa vita comprenda tanto il vivere bene quanto il vivere felicemente, tuttavia vivere bene è più eccellente che vivere felicemente; e ciò che deve essere cercato principalmente e ultimamente non è la beatitudine, che riguarda il nostro beneficio, ma la bontà, che si riferisce alla gloria di Dio[6]. La Divinità, dunque, è meglio definita come quella vita buona mediante la quale viviamo per Dio, piuttosto che come una vita beata mediante la quale viviamo per noi stessi. L’Apostolo, per sineddoche[7], la chiama “la dottrina che è secondo pietà” (1 Timoteo 6:3).

1:9 Inoltre, poiché questa vita è un atto spirituale dell’intera persona, mediante il quale essa è condotta a godere di Dio e ad agire secondo la sua volontà — e poiché è evidente che tali cose sono proprie della volontà — ne consegue che il soggetto primario e proprio della Divinità è la volontà[8].

  • Proverbi 4:23 - “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita”.
  • Proverbi 23:26 - “Figlio mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi prendano piacere nelle mie vie”.

1:10 E poiché questa vita e questa volontà costituiscono in verità e propriamente la nostra più perfetta attività, è evidente in sé che la Divinità è una disciplina pratica, e non speculativa[9] — non solo nel senso generico secondo cui ogni disciplina mira all’eupraxia[10] (cioè al ben agire), ma in modo particolare e specifico, al di sopra di tutte le altre.

1:11 Invero, non vi è nulla nella Divinità che non sia riferito a tale fine, o ai mezzi necessari per raggiungerlo, tutti orientati direttamente alla prassi.

1:12 Questa prassi della vita è così pienamente contenuta nella Divinità, che non esiste alcun precetto universalmente[11] vero sul vivere bene — sia esso contenuto nelle discipline del governo familiare, della morale, del governo politico o della legislazione — che non appartenga propriamente alla Divinità.

1:13 Perciò, tra tutte le arti, la Divinità è la suprema, la più nobile, e il capolavoro: procede in modo speciale da Dio, tratta di Dio e delle cose divine, e mira a condurre l’essere umano a Dio. In questo senso può essere opportunamente chiamata Theouzia (divina vitalità), oppure Theurgia (opera divina), così come Theologia (discorso su Dio)[12]: ossia, vivere per Dio, operare per Dio, e parlare di Dio.

Note esplicative

  1. “La Divinità è la dottrina del vivere per Dio”. Ames non intende “divinità” in senso generico (come caratteristica divina), ma nel senso tecnico di sacra teologia. La definisce non come un insieme di nozioni speculative, ma come una dottrina eminentemente pratica, che ha come fine la trasformazione della vita umana nella direzione di Dio.
  2. “Dottrina” vs. “Scienza, Sapienza, Arte”. Ames distingue la teologia da altre forme del sapere. Mentre scienze e arti umane derivano dall’osservazione e dalla ragione naturale, la teologia deriva dalla rivelazione (cf. Isaia 51:4). È “dottrina” nel senso che viene insegnata da Dio e ha origine soprannaturale, non umana.
  3. Principi innati vs. principi rivelati. Le arti umane si sviluppano a partire da capacità e princìpi naturali (ad es., la logica, l’etica aristotelica), che l’essere umano può perfezionare tramite esperienza. Ma i principi fondamentali della teologia non sono “innati”, cioè non sono dati dalla natura umana, ma sono rivelazioni divine (cf. Matteo 16:17).
  4. La “vita” come oggetto proprio della teologia. Ames assume la definizione aristotelica di arte come insieme di regole per dirigere un’azione. Poiché l’azione più alta è la vita, e poiché la vita più perfetta è quella conforme a Dio, ne consegue che la teologia deve occuparsi della vita, nella sua forma più elevata: il vivere per Dio.
  5. “Vivere per Dio”. Questa espressione, centrale in Ames, va intesa in senso triplice: a) Secondo la volontà di Dio (obbedienza);  b) Per la gloria di Dio (finalità); c) Con Dio che opera interiormente (grazia).  È una sintesi dottrinale della teologia riformata sul rapporto tra legge, grazia e santificazione.
  6. Differenza tra vivere bene e vivere felicemente. Ames insiste sul primato etico (vivere bene) su quello edonistico (vivere felicemente). Questo riflette un’etica teocentrica: ciò che conta non è la beatitudine personale, ma il bene oggettivo, cioè la gloria di Dio. L’uomo non è il fine della teologia, ma Dio lo è.
  7. Sinèddoche in 1 Timoteo 6:3. L’Apostolo Paolo chiama la teologia “la dottrina secondo pietà”: secondo Ames, qui “pietà” (eusebeia) è usata come parte per il tutto — cioè come modo per esprimere che tutta la teologia consiste nel vivere per Dio.
  8. La volontà come soggetto proprio della teologia. Mentre molte filosofie pongono l’intelletto al centro della conoscenza e della trasformazione, Ames afferma che la volontà è il fulcro della teologia: è ciò che deve essere riformato, guidato e orientato da Dio. Questo rientra nella tradizione agostiniana.
  9. Teologia pratica vs. speculativa. Ames contrappone la teologia speculativa (filosofia o scolastica che contempla Dio da lontano) alla teologia pratica, che trasforma concretamente la vita. Per lui, tutta la teologia deve tendere all’azione, cioè alla vita santa.
  10. L’eupraxia. Termine greco che significa buon agire o rettitudine di vita. Ames lo usa per dire che ogni disciplina ha un fine pratico, ma la teologia ha un fine pratico in modo unico e superiore, perché non si limita a regolare azioni esteriori, ma guida la vita intera verso Dio.
  11. Universalità della teologia. Secondo Ames, ogni principio etico veramente universale, che si trovi nella morale, nel diritto, nel governo, ecc., appartiene di diritto alla teologia, perché essa è la disciplina che le unifica tutte sotto Dio. La teologia, dunque, ha carattere onnicomprensivo.
  12. Theouzia, Theurgia, Theologia. Ames gioca con tre termini greci: (1) Theologia: parlare di Dio; (1) Theurgia: operare per Dio; Theouzia (neologismo?): vivere per Dio.  È un modo per esprimere che la teologia non è solo un sapere da comunicare, ma una vita da vivere e una missione da compiere.