Letteratura/Midollo Sacra Teologia/20 La Soddisfazione

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Capitolo 20 – La Soddisfazione

20:1 La redenzione comprende due aspetti: l'umiliazione di Cristo in quanto nostro Mediatore, e la sua esaltazione[1] [cfr. capitolo 23].

20:2 L'umiliazione è quell'opera mediante la quale Cristo si sottomette alla giustizia di Dio, per compiere tutto ciò che era necessario alla redenzione dell’essere umano[2].

  • Filippesi 2:8 - "...essendo trovato nell'esteriore come un uomo, abbassò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce".

20:3 Questa umiliazione non riguarda propriamente la natura divina o la persona divina in sé stessa, ma concerne il Mediatore in quanto Dio-uomo[3]-

20:4 Perciò, l’assunzione della natura umana, considerata in sé e per sé, non costituisce parte dell’umiliazione di Cristo, perché fu un atto proprio di Dio. Tuttavia, la condizione di servo che accompagnò questa assunzione della natura umana fu la ragione prima e propria dell’umiliazione. E tuttavia, in riferimento a tale condizione, per un rapporto che da essa si riflette sulla persona divina, si dice giustamente che il Figlio di Dio “svuotò sé stesso” (Filippesi 2:7). Infatti, la natura divina esisteva in quella forma che, per un tempo, era priva di ogni gloria e maestà divina; poiché la Maestà divina si trattenne e si nascose, durante tutto il tempo dell’umiliazione, senza esercitare in modo manifesto quella dignità che poi si rivelerà nell’esaltazione[4].

20:5 Il fine di questa umiliazione è la soddisfazione e il merito[5].

20:6 Si parla di soddisfazione quando l’umiliazione di Cristo è orientata a rendere onore a Dio attraverso una sorta di compensazione per l’offesa arrecata a lui dai nostri peccati. Questo concetto si trova in tutti quei passi della Scrittura dove si dice che Cristo è morto per noi; infatti, è in questo che consiste la sua efficacia redentrice, un'efficacia che non può essere attribuita alla morte di Paolo o di Pietro (1 Corinzi 1:13). Questa soddisfazione è ciò che toglie la condanna (Romani 8:34) e che, infine, produce la riconciliazione che conduce alla salvezza (Romani 5:10)[6].

  • Romani 3:25 – “...il quale Dio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza".
  • 1 Corinzi 1:13 - "Cristo è forse diviso? Paolo è forse stato crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?".
  • Romani 8:34 - "Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi".
  • Romani 5:10 - "Perché se, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita".

20:7 La soddisfazione è espressa anche nel dire che Cristo fu fatto peccato per noi (2 Corinzi 5:21)[7]. Infatti, egli non avrebbe potuto essere “fatto peccato” se non in uno di questi due modi: o mediante una contaminazione interiore, oppure mediante una imputazione esteriore. Ma egli fu del tutto privo di ogni contaminazione; né l’imputazione del peccato poteva riguardarlo se non nella misura in cui subì per noi la punizione che il peccato meritava.

  • 2 Corinzi 5:21 - "Colui che non ha conosciuto peccato, egli l'ha fatto essere peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui".

20:8 Nello stesso senso, si dice che egli ha portato le nostre iniquità (Isaia 53:4). Questa espressione non indica semplicemente un sopportare con pazienza, poiché nel portare, egli ha tolto i peccati del mondo (Giovanni 1:29). E non significa nemmeno soltanto che aveva il potere di togliere i peccati, perché egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce (1 Pietro 2:24)[8].

  • Isaia 53:4 - "Tuttavia, erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato, ma noi lo reputavamo colpito, percosso da Dio e umiliato!".
  • Giovanni 1:29 - "Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: 'Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!'".
  • 1 Pietro 2:24 - "egli stesso ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia e mediante le sue lividure siete stati sanati".

20:9 Con lo stesso significato[9], si afferma che Cristo ha pagato il prezzo di riscatto per noi (Matteo 20:28). Questa espressione non indica soltanto una liberazione, né qualsiasi mezzo per ottenerla, perché viene nominato specificamente il prezzo, e si fa chiaro riferimento al pagamento con argento o oro per acquistare qualcosa, 1 Pietro 1:18. Inoltre, viene mostrata anche l'applicazione concreta di quel prezzo: Ebrei 9:13-15 parla della purificazione degli impuri mediante il sangue, ed Ebrei 10:22 dice che i nostri cuori sono purificati da una cattiva coscienza[10] mediante l’aspersione. Perciò, Cristo è Mediatore proprio perché ha dato sé stesso come prezzo di riscatto, 1 Timoteo 2:5-6, e noi siamo partecipi di quella redenzione perché egli si è dato per noi, Galati 2:20. E crediamo in lui, Giovanni 1:12, e per mezzo di lui crediamo in Dio, 1 Pietro 1:21.

  • Matteo 20:28 - "... appunto come il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti".
  • 1 Pietro 1:18 - "... sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri,".
  • Ebrei 9:13-15 - "Perché, se il sangue di capri e di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati santificano in modo da dare la purezza della carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno ha offerto sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente? Per questa ragione egli è mediatore di un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l'eterna eredità promessa".
  • Ebrei 10:22 - "... accostiamoci di vero cuore, con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica dalla cattiva coscienza e il corpo lavato d'acqua pura".
  • 1 Timoteo 2:5-6 - "Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede sé stesso come prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo".
  • Galati 2:20 - "Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me".
  • Giovanni 1:12 - "...a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli, cioè, che credono nel suo nome".
  • 1 Pietro 1:21 - "...che per mezzo di lui credete in Dio che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e la vostra speranza fossero in Dio".

20:10 Nello stesso senso, Cristo è chiamato offerta e sacrificio per i nostri peccati (Efesini 5:2): “Ha dato sé stesso per noi, come offerta e sacrificio di profumo soave[11] a Dio”. Infatti, egli fu un vero e proprio sacrificio per il peccato, al punto che tutti gli altri sacrifici precedenti non erano che ombre di questo. E dopo questo sacrificio, ogni altro sacrificio è finito: non è più necessario né lecito offrire alcun altro sacrificio[12], Ebrei 10:12,14.

  • Efesini 5:2 - "camminate nell'amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, quale profumo di odor soave".
  • Ebrei 10:12-14 - "questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, 13 aspettando soltanto che i suoi nemici siano ridotti a essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un'unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che sono santificati".

20:11 Ma tutto questo mistero si fonda su questo: che Cristo è stato costituito Mediatore in quanto anche garante[13] (Ebrei 7:22), e radice comune di coloro che devono essere redenti, allo stesso modo in cui Adamo fu la radice di coloro che furono creati e perduti, Romani 5:16-19; 1 Corinzi 15:22.

  • Ebrei 7:22 - "Per questo Gesù è diventato garante di un patto più eccellente del primo".
  • Romani 5:16-19 - "Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell'uno che ha peccato, poiché il giudizio, da una sola trasgressione, ha portato alla condanna, mentre il dono di grazia, da molte trasgressioni, ha portato alla giustificazione. Perché, se per la trasgressione di quell'uno la morte ha regnato a causa di quell'uno, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo. Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti".
  • 1 Corinzi 15:22 - "Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati".

20:12 Nella stessa umiliazione di Cristo vi fu anche merito[14], poiché essa fu ordinata al nostro beneficio, al fine di ottenere per noi un bene come ricompensa. Questo è evidente in tutti quei passi della Scrittura in cui si dice che Cristo, mediante la sua obbedienza, ha procurato per noi la giustizia: Romani 5:19 – “molti sono costituiti giusti”; che ha ottenuto per noi il favore di Dio: Romani 5:10 – “siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo”; e che ha ottenuto per noi la vita eterna: Romani 6:23 – “la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore”.

  • Romani 5:19 - "Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti".
  • Romani 5:10 - "Perché se, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita".
  • Romani 6:23 - "...poiché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore".

20:13 Il merito e la soddisfazione di Cristo non si distinguono nella sostanza, al punto da doverli cercare in operazioni diverse e separate; ma, in modi differenti, devono essere riconosciuti nella medesima obbedienza[15].

20:14 E nessuna parte dell’obbedienza di Cristo, compiuta nella sua umiliazione, deve essere esclusa da questa dignità e da questa funzione[16].

20:15 Ma l’esaltazione di Cristo, pur essendo parte essenziale della sua mediazione, non riguarda il suo merito né la sua soddisfazione[17].

20:16 Questa soddisfazione, per quanto riguarda la sostanza, fu perfetta secondo il rigore della giustizia; tuttavia, essa presuppone la grazia[18]: (1) la grazia per cui Cristo fu chiamato a compiere quest’opera; (2) la grazia per cui, una volta compiuta, essa fu accettata in nostro nome e per il nostro bene; e infine (3) la grazia per cui ciò che fu compiuto, come ricompensa secondo il patto, corrisponde a quanto era richiesto per questa soddisfazione.

  • Giovanni 3:16 - "Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna".
  • Romani 3:24 - "... ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù".
  • Romani 5:15 - "Però la grazia non è come la trasgressione. Perché, se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, molto più la grazia di Dio e il dono per la grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, hanno abbondato verso i molti".

20:17 Da ciò si comprende che nella redenzione dell’essere umano si manifestano e operano insieme la massima giustizia e la massima grazia. Romani 5:17: “quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia”. Così tutti i frutti di questa Soddisfazione sono giustamente chiamati, nel loro insieme, frutti ed effetti della grazia e misericordia di Dio.

  • Romani 5:17 - "Perché, se per la trasgressione di quell'uno la morte ha regnato a causa di quell'uno, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo".

20:18 Questa Soddisfazione aveva un valore sufficiente e, sotto certi aspetti, un valore infinito[19]: a) per la persona di colui che ha offerto, che era Dio; b) per la dignità e l’eccellenza di ciò che è stato offerto, perché egli ha offerto sé stesso, vero Dio e uomo; c) per il modo in cui l’offerta è stata compiuta, nel quale vi era una certa perfezione divina a motivo dell’unione personale.

20:19 Poiché, così come la gravità dell'offesa cresce in proporzione alla dignità della persona offesa (perché è il valore della persona offesa ad essere leso), allo stesso modo il valore di colui che offre la soddisfazione cresce in proporzione alla dignità di chi la compie, poiché in questo caso si considera la resa dell'onore, che dipende dalla dignità di colui che lo rende.

20:20 Inoltre, nella soddisfazione non si considera solo l’atto o la sofferenza in sé, ma anche il fatto che la persona che agisce o soffre si sottomette volontariamente all’obbedienza di colui al quale viene restituito l’onore; e il modo in cui si compie l’opera dipende sempre, in proporzione, da chi la compie.

20:21 Va osservato anche questo: una dignità sostanziale, come quella che era in Cristo, conferisce molto più propriamente dignità all’opera che non una dignità accidentale, come si trova in alcuni altri esseri umani[20].

20:22 Da questa dignità della persona deriva che la soddisfazione di Cristo fu sufficiente nella sua sostanza, e sovrabbondante in certe circostanze che non gli si addicevano affatto[21].

Appendice

Commenti esplicativi

  1. Ames segue lo schema classico della via salutis applicato all'opera di Cristo: prima l'humiliatio, poi l'exaltatio. Questo ordine mostra la connessione tra sofferenza e gloria: la redenzione avviene attraverso l'umiliazione e si compie nell'esaltazione.
  2. Il concetto di umiliazione include l’assunzione della condizione umana e l’obbedienza perfetta, culminata nella morte. Si tratta di una sottomissione attiva e passiva alla giustizia divina: Cristo obbedisce alla legge e sopporta la pena del peccato al posto dei suoi.
  3. Ames afferma chiaramente la dottrina classica della duplice natura di Cristo: la sua umiliazione non tocca la sua divinità (immutabile e gloriosa), ma si realizza nell’unità della persona del Mediatore, vero Dio e vero uomo. Cristo non si è spogliato della divinità, ma ha assunto volontariamente una condizione di servitù nella sua umanità.
  4. L'umiliazione non consiste nel diventare uomo, ma nell’assumere la condizione di servo, cioè uno stato di abbassamento, debolezza e sofferenza. Il “svuotarsi” non è una perdita della divinità, ma una rinuncia temporanea all’esercizio visibile della sua gloria.
  5. Cristo si umilia per soddisfare la giustizia divina e per guadagnare merito a favore dei credenti. Non si tratta solo di esempio morale, ma di opera sostitutiva salvifica.
  6. Ames sottolinea che la morte di Cristo non fu semplicemente un gesto d'amore o di solidarietà, ma un atto sostitutivo efficace, che ripara l'offesa contro Dio e soddisfa la sua giustizia. Solo la morte del Figlio di Dio incarnato poteva avere questa efficacia. La distinzione con la morte dei martiri (Paolo, Pietro) serve a rafforzare l'unicità della soddisfazione vicaria di Cristo.
  7. “Fatto peccato” (2 Corinzi 5:21) non significa che Cristo divenne peccatore, ma che Dio trattò Cristo come se fosse peccato, imputandogli le colpe altrui. Questo è il cuore della dottrina della sostituzione penale: Cristo subisce la pena dovuta al peccato, senza essere colpevole in sé. La sua purezza interiore è salvaguardata, ma egli si pone volontariamente sotto il giudizio al posto dei peccatori. "Cristo non ha mai commesso peccato, ma Dio lo ha caricato del nostro peccato per riabilitarci dinanzi a sé per mezzo di lui" (TILC).
  8. Ames chiarisce che il “portare i peccati” non va inteso in senso psicologico (sopportazione passiva) né solo potenziale (possibilità di rimuoverli), ma come atto reale ed efficace di espiazione: Cristo prese su di sé il peccato e lo eliminò mediante la sua morte. La portata del suo sacrificio è oggettiva e concreta.
  9. Ames insiste sul carattere oggettivo del “prezzo” pagato da Cristo, rifiutando ogni interpretazione meramente simbolica. La redenzione è un acquisto reale, come quello che si fa con monete preziose. Inoltre, evidenzia che la fede del credente è l’applicazione personale del prezzo già pagato da Cristo: la redenzione è universale nella sua sufficienza, ma effettiva solo per chi crede. Cristo è Mediatore non solo perché intercede, ma perché ha offerto sé stesso come pagamento.
  10. La “cattiva coscienza” non è semplicemente un senso psicologico di colpa, ma una condizione oggettiva di colpevolezza davanti a Dio, che si riflette anche interiormente nella consapevolezza del proprio peccato e dell’incomunicabilità con il Dio santo. Essere “purificati da una cattiva coscienza” significa quindi: (1) che il peccato è realmente tolto mediante il sacrificio di Cristo, (2) e che, di conseguenza, la coscienza è liberata dall’accusa e resa capace di accostarsi a Dio con fiducia. La purificazione operata da Cristo riguarda dunque sia lo stato giuridico del peccatore (giustificazione) sia la sua condizione interiore (pace con Dio). L’efficacia del sangue di Cristo non è solo simbolica o rituale, ma produce un reale cambiamento nella relazione tra Dio e il credente.
  11. Vale a dire: "gradito a Dio".
  12. Cristo è il compimento reale e definitivo di tutto il sistema sacrificale dell’Antico Testamento. Le antiche offerte espiatorie erano figure temporanee e profetiche, che trovano il loro adempimento nel sacrificio di Cristo, perfetto e gradito a Dio (“profumo soave”). L’efficacia del sacrificio di Cristo è tale da escludere per sempre ogni altro sacrificio espiatorio: per questo, nella teologia riformata, la messa intesa come ripresentazione sacrificale è rifiutata come contraria al Vangelo (cfr. Confessione di fede di Westminster, cap. 29.2). Cristo, avendo offerto sé stesso una volta per sempre, ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati (Ebrei 10:14).
  13. Ames collega l’efficacia redentrice di Cristo al suo ruolo di rappresentante federale dell’umanità redenta. Come Adamo fu il capo dell’umanità nella caduta, così Cristo è il capo dell’umanità nella redenzione. Il concetto di “garante” (surety) indica che Cristo si è obbligato in nostro luogo: non solo come intercessore, ma come colui che prende su di sé il debito altrui. È una funzione legale e rappresentativa, centrale nella dottrina della sostituzione.
  14. L’umiliazione di Cristo non ha soltanto una funzione negativa (rimuovere la colpa), ma anche positiva: produce merito, cioè guadagna per i credenti i benefici della salvezza. La giustizia, la reconciliazione e la vita eterna sono frutti della sua obbedienza attiva e passiva, e ci vengono attribuiti per grazia, per mezzo della fede. Questo è il cuore della dottrina riformata della giustificazione per imputazione, fondata non solo sulla morte, ma anche sulla vita vissuta in perfetta ubbidienza da parte del Cristo Mediatore.
  15. Ames chiarisce che merito e soddisfazione non sono due opere distinte, bensì due aspetti della stessa obbedienza di Cristo. La soddisfazione guarda all’aspetto giuridico (rimozione della colpa), mentre il merito riguarda l’acquisto dei benefici positivi (giustizia, vita eterna). Entrambi si compiono nella medesima azione redentrice.
  16. Ogni momento dell’umiliazione di Cristo — dalla nascita nella povertà, fino alla morte in croce — concorre all’opera salvifica: nulla è da considerarsi marginale o inutile. L’obbedienza di Cristo è totale e continua, e ogni sua parte ha valore redentivo.
  17. L’esaltazione (risurrezione, ascensione, glorificazione) non è il mezzo della redenzione, ma la conseguenza e il coronamento dell’opera redentrice. Essa manifesta la vittoria ottenuta mediante l’umiliazione, ma non costituisce il prezzo pagato per la salvezza.
  18. Anche se la soddisfazione di Cristo soddisfa pienamente la giustizia di Dio, essa è frutto della grazia divina: (1) è Dio che ha voluto mandare il Figlio, (2) è Dio che ha accettato la sua opera come valida per altri, (3) e è Dio che ha stabilito il patto di redenzione, per cui ciò che Cristo compie ha valore rappresentativo e salvifico. Questo evita ogni forma di “meritocrazia naturale” e radica la redenzione nella grazia sovrana di Dio. Il merito di Cristo non è contrapposto alla grazia, ma ne è lo strumento storico e incarnato.
  19. Quando si afferma che la soddisfazione di Cristo ha “valore infinito”, non si intende che essa abbia prodotto una quantità indefinita di redenzione in senso meccanico o impersonale, ma che la dignità intrinseca di quella soddisfazione è tale da essere sufficiente a redimere l'intera umanità, e persino più di essa. Questa affermazione si fonda sulla persona di Cristo, vero Dio: ogni suo atto, anche umano, assume per l’unione ipostatica valore divino. Tuttavia, la sua efficacia non si applica a tutti indiscriminatamente, ma secondo il decreto di grazia: essa è sufficiente per tutti, ma efficace solo per gli eletti. Questo è un punto chiave nella dottrina della redenzione secondo la teologia riformata.
  20. Ames qui impiega concetti filosofico-teologici di matrice scolastica (ma usati criticamente in senso riformato) per chiarire il valore dell’opera redentrice di Cristo. (a) Dignità sostanziale si riferisce a ciò che appartiene alla natura stessa della persona. In Cristo, questa dignità è massima perché la sua persona unisce in modo ipostatico la natura divina e quella umana: egli è Dio e uomo in un’unica persona. La sua dignità, quindi, è intrinseca, essenziale, immutabile e infinita, e conferisce valore eterno e assoluto a ogni suo atto, specialmente alla sua obbedienza e alla sua sofferenza. (2) Dignità accidentale, invece, è quella che proviene da fattori esterni o secondari alla sostanza della persona. Per esempio, un profeta o un re possono possedere una certa dignità per il loro ufficio o per la loro santità personale, ma questa dignità è contingente, relativa e non necessaria: può aumentare, diminuire o anche perdersi. Essa non conferisce valore assoluto agli atti, ma solo un valore relativo. In sintesi, la dignità sostanziale di Cristo è ciò che rende la sua soddisfazione non solo sufficiente, ma sovrabbondante, mentre nessun essere umano, nemmeno il più santo, potrebbe offrire un'opera di pari valore, perché ogni altra dignità è solo accidentale.
  21. Questa affermazione implica una distinzione importante: (1) La soddisfazione di Cristo è sufficiente “quanto alla sostanza”: significa che il sacrificio di Cristo, in sé stesso, possiede un valore pieno e completo per redimere i peccatori, a motivo della sua dignità personale, cioè della sua natura divina unita a quella umana. Non è necessario aggiungervi nulla: l’opera è perfetta nella sua essenza, come atto redentivo. (2) È “sovrabbondante quanto a certe circostanze che non si addicevano a Cristo”: con questa espressione Ames si riferisce ad aspetti della sofferenza o della condizione di umiliazione di Cristo che non erano dovuti a lui, cioè non erano richiesti dalla sua propria dignità. In altre parole, Cristo ha sofferto più di quanto fosse strettamente necessario, assumendo volontariamente condizioni di abbassamento (ad esempio, nascere in povertà, subire oltraggi, essere trattato da peccatore) che non erano dovute a lui per giustizia, ma che accrescono la ricchezza e l'efficacia morale della sua soddisfazione.In sintesi, la soddisfazione di Cristo è perfetta nella sostanza, e sovrabbondante nella forma, perché vi sono elementi di estrema umiliazione e obbedienza volontaria che non erano richiesti dalla giustizia divina, ma che manifestano in modo ancora più glorioso la grazia, la misericordia e l’amore di Dio verso i peccatori.