Letteratura/Midollo Sacra Teologia/21 La vita di Cristo come umiliazione

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Capitolo 21 – La vita di Cristo come umiliazione

21:1 Le parti dell'umiliazione di Cristo sono due: la sua vita e la sua morte[1].

21:2 Della sua VITA vi sono due momenti: il primo nella sua concezione e nascita; il secondo, dopo la sua nascita.

21:3 Quanto alla sua CONCEZIONE, vi furono due principi che operarono insieme: uno attivo e uno passivo[2].

21:4 Il PRINCIPIO PASSIVO fu la beata Vergine Maria. Questo è detto principio passivo, non perché ella non abbia fatto nulla, ma perché fornì la materia da cui fu formata la carne di Cristo. Tuttavia, non poté fornirla immediatamente adatta, poiché non possedeva una materia pura[3]; essa fu però resa adatta tramite una certa preparazione e santificazione soprannaturale. Luca 1:35: «Perciò anche colui che nascerà sarà santo». Tuttavia Cristo fu veramente e realmente Figlio di Maria, e discendenza della donna promessa fin dal principio. Non si devono quindi ammettere due filiazioni realmente distinte in Cristo, né due figli uniti insieme[4]: infatti quella filiazione temporale per cui egli è riferito a sua madre sussiste solo secondo una considerazione razionale. In effetti, la natura umana di Cristo aveva una relazione reale con Maria come sua causa, ma la filiazione non si applica in alcun modo alla natura, bensì soltanto alla persona. Tuttavia, poiché vi è una relazione della natura umana con la sua persona, e una relazione di Maria con quella natura, si può dunque dire in verità e con proprietà che Maria è la Madre di Dio[5].

21:5 Il PRINCIPIO ATTIVO di questa concezione non fu un uomo (per questo la beata Maria fu insieme Madre e Vergine, Matteo 1:23; Isaia 7:14), ma lo Spirito Santo[6]. Tuttavia Cristo non può essere chiamato Figlio dello Spirito Santo, in quanto è uomo; infatti, come uomo, egli non è della stessa natura dello Spirito Santo, né la sua umanità corrisponde a quella natura; essa corrisponde piuttosto a una persona che riceve la relazione di Figlio.

  • Matteo 1:23 - "'Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele', che, interpretato, vuol dire: 'Dio con noi'”.
  • Isaia 7:14 - "Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele". Vedi qui nota esegetica.

21:6 Nel primo istante della sua concezione, Cristo ricevette, secondo la sua natura umana, la pienezza di ogni grazia[7] quanto all’atto primo, ma in modo tale che essa potesse crescere quanto agli atti secondi e nella sua estensione verso nuovi oggetti.

  • Giovanni 1:14 - "E la Parola è stata fatta carne e ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come quella dell'Unigenito venuto dal Padre".
  • Luca 2:40 - "Il bambino cresceva e si fortificava, essendo ripieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra lui".
  • Luca 2:52 - "E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini".

21:7 Cristo fu dunque arricchito di beatitudine fin dal primo istante della sua concezione, ma a somiglianza dei viandanti[8], così da procedere in essa fino a giungere alla massima esaltazione.

21:8 Nella nascita di Cristo vi fu l’umiliazione della massima povertà, accompagnata da una testimonianza della massima gloria, affinché entrambe le nature e entrambe le parti della mediazione fossero dichiarate fin dall’inizio[9].

21:9 Tutte le cose terrene che riguardarono la nascita di Cristo furono del tutto umili; ma gli angeli e le stelle del cielo proclamarono quella gloria, per la quale ogni tipo di persona — pastori, magi, Erode, i sacerdoti e tutto il popolo — furono scossi e interpellati[10].

  • Luca 2:18-19 - "E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. Maria serbava in sé tutte quelle cose, meditandole in cuor suo".
  • Matteo 2:2-3 - "'Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo'. Udito questo, il re Erode fu turbato e tutta Gerusalemme con lui".

21:10 In ragione di questa nascita, egli fu, secondo la carne, Figlio dei Patriarchi di tutto il mondo; ma in modo speciale fu quella Discendenza di Abramo nella quale tutte le nazioni sarebbero state benedette, e quel Figlio di Davide destinato a possedere un regno, non di questo mondo, ma eterno e di un altro ordine[11].

  • Romani 9:5 - "ai quali appartengono i padri e dai quali è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!".
  • Giovanni 18:36 - "Gesù rispose: 'Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei, ma ora il mio regno non è di qui'".
  • Luca 1:33 - "egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine".

21:11 Il tempo, il luogo e le circostanze che accompagnarono la nascita di Cristo manifestarono la medesima verità[12].

  • Michea 5:2 - "Perciò egli li darà in mano ai loro nemici, fino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e il resto dei suoi fratelli tornerà a raggiungere i figli d'Israele".
  • Luca 2:1-7; Matteo 2:1-6

21:12 DOPO LA NASCITA, la vita di Cristo fu privata e pubblica[13].

21:13 Visse una vita PRIVATA prima di quella pubblica[14], perché la condizione umana, alla quale egli si era sottomesso, lo richiedeva; perché la legge di Dio lo prescriveva; e perché anche l’infermità umana richiedeva che il Sole di giustizia apparisse gradualmente, e che i credenti fossero condotti, per così dire, per mano, da ciò che è imperfetto a ciò che è perfetto[15].

  • Numeri 4:3 - "...dall'età di trent'anni in su fino all'età di cinquant'anni, di tutti quelli che possono assumere un incarico per servire nella tenda di convegno".
  • Giovanni 1:16-18 - "Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia sopra grazia. Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere".
  • Malachia 4:2 - "Ma per voi che temete il mio nome sorgerà il sole della giustizia e la guarigione sarà nelle sue ali; voi uscirete e salterete, come vitelli di stalla".

21:14 Nella sua vita privata si distinguono l’infanzia e la sottomissione ai genitori[16].

  • Luca 2:51 - "Poi discese con loro, andò a Nazaret e stava loro sottomesso".

21:15 Nell’INFANZIA si trovano: 1. La sua circoncisione e la sua presentazione; 2. La sua fuga in Egitto e il ritorno di là[17].

21:16 Cristo fu circonciso e presentato perché si sottomise non soltanto alla Legge eterna e morale, ma anche alla Legge cerimoniale e a ogni comandamento di Dio[18].

21:17 Quelle osservanze cerimoniali erano tante confessioni di peccato[19]. Perciò Cristo, che è stato fatto peccato per noi, si conformò giustamente ad esse.

21:18 Esse erano anche determinati mezzi esteriori appartenenti al culto divino; quindi Cristo le osservò, affinché potesse adempiere ogni giustizia[20].

  • Matteo 3:15 - "Gesù gli rispose: 'Lascia fare per ora, poiché conviene che noi adempiamo così ogni giustizia”. Allora Giovanni lo lasciò fare'".

21:19 Infine, erano figure che prefiguravano Cristo stesso; egli volle applicarle ora a sé, affinché potesse adempierle e in tal modo santificarle[21].

21:20 La circoncisione era il sigillo del patto di Dio[22].

  • Romani 4:11 - "... poi ricevette il segno della circoncisione, quale sigillo della giustizia ottenuta per la fede che aveva quando era incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono essendo incirconcisi, in modo che anche a loro sia messa in conto la giustizia".

21:21 L’OFFERTA di Cristo fu una presentazione e dedicazione del primogenito a Dio; perciò Cristo fu giustamente sia circonciso che offerto, perché doveva confermare quel patto di salvezza con il suo sangue; e, tra tutti i primogeniti, solo lui era perfettamente santo per Dio, mentre gli altri non erano che tipi di lui[23].

21:22 La sua FUGA IN EGITTO e il ritorno da lì furono[24], (1) per mostrare sin dall’inizio della sua vita che egli era nato per sopportare la miseria; (2) affinché, secondo la condizione umana cui aveva scelto di sottomettersi, potesse provvedere alla propria vita come ogni essere umano; (3) per significare con questo che egli era l’uomo che ci avrebbe condotti fuori dall’Egitto spirituale verso la Terra Promessa.

21:23 Nella sua sottomissione ai genitori[25], che riguarda il quinto comandamento del Decalogo, egli mostrò di essere soggetto all’intera Legge Morale: (1) perché la ragione che vale per un comandamento, vale per tutti; (2) perché non esiste parte dell’obbedienza morale dalla quale Cristo, Signore del cielo e della terra, potesse sembrare più libero, che dalla sottomissione agli esseri umani.

21:24 Questa obbedienza legale[26] era richiesta a Cristo, ora fatto uomo, in virtù del diritto di creazione; tuttavia, poiché egli fu fatto uomo non per sé stesso, ma per noi, essa fu parte di quella umiliazione, soddisfazione e merito, che Dio richiese e accettò da lui per noi.

21:25 In questa sottomissione vanno osservate due cose: l’eccezione che egli sopportò, e l’effetto che ne derivò[27].

>>> Segue nella seconda parte.

Note esplicative

  1. Ames, in linea con la cristologia classica, distingue l'umiliazione di Cristo (il suo stato terreno, soggetto al dolore e alla morte) dalla sua esaltazione. L’umiliazione include sia la vita che la morte, cioè l’intero stato di abbassamento dal momento dell’incarnazione.
  2. L’idea di principio "attivo" e "passivo" deriva da una struttura aristotelica della generazione. Maria è principio “passivo” non in senso negativo, ma nel senso che fornisce la materia dell’incarnazione (la carne), mentre il principio “attivo” (che Ames tratterà nei prossimi punti) è lo Spirito Santo.
  3. Secondo Ames, la carne umana trasmessa da Maria non era di per sé “pura” (cioè immune dalla corruzione del peccato originale), ma fu purificata e santificata in modo soprannaturale, in modo da poter essere assunta dal Verbo. Questo evita la trasmissione del peccato originale a Cristo.
  4. Ames difende l’unità personale del Cristo: non ci sono “due figli”, uno umano e uno divino, ma un solo Figlio, una sola persona con due nature. Questo rigetta ogni forma di adozionismo o di separazione delle nature.
  5. L’affermazione finale ("Maria è la Madre di Dio") mostra l’adesione di Ames alla definizione calcedonese: poiché il Verbo ha assunto una vera natura umana nella persona del Figlio, e poiché Maria ha generato la persona e non semplicemente la natura umana, è corretto chiamarla Theotokos, Madre di Dio. Vedi a questo riguardo articolo separato.
  6. Maria Madre e Vergine: Ames richiama i testi classici della profezia e del suo adempimento (Is 7:14, Mt 1:23), per sottolineare che l’assenza di concorso umano maschile nella concezione è ciò che rende possibile la virginitas in partu. Lo Spirito Santo non è padre di Cristo: Ames si oppone all’idea errata (presente in alcune forme popolari o gnostiche) secondo cui lo Spirito Santo sarebbe da considerarsi “padre” di Gesù in senso biologico. Distinzione di natura: lo Spirito è Dio, spirito puro e immutabile; Cristo, nella sua natura umana, è di carne e sangue, creatura.La relazione di Figlio si applica alla persona del Verbo incarnato, non alla sua natura in quanto tale. Dunque, Cristo non è “figlio dello Spirito” come se fosse generato da lui secondo la carne.
  7. La pienezza di grazia nella concezione. Grazia dell’unione: Cristo, fin dal primo istante della sua esistenza come uomo, possiede la pienezza della grazia, non in modo progressivo ma completo quanto all’essere (atto primo). Questo è coerente con la dottrina dell’unione ipostatica: la natura umana di Cristo non è mai esistita separatamente dal Verbo. Crescita quanto agli atti secondi: Nonostante la pienezza iniziale, la grazia poteva svilupparsi nei suoi effetti e manifestazioni, in rapporto a nuovi oggetti, esperienze e relazioni. Ad esempio: crescere nella conoscenza sperimentale del mondo; esprimere sempre più atti di sapienza in relazione a nuove situazioni. Questa distinzione tra atto primo (la disposizione abituale o essenziale) e atti secondi (le operazioni concrete) è una chiara eredità della teologia scolastica, che Ames assume e riformula in senso riformato.
  8. La beatitudine progressiva di Cristo. Ames afferma che Cristo godette della beatitudine fin dall’inizio della sua esistenza umana, ma in modo proporzionato allo stato di umiliazione. La metafora del “viandante” suggerisce che la beatitudine era presente nella radice, ma doveva essere pienamente manifestata al termine del cammino terreno, nella sua esaltazione (resurrezione, ascensione, glorificazione). Si riflette qui la distinzione tra stato di umiliazione e stato di esaltazione, tipica della teologia riformata (cfr. Fil 2:6–11).
  9. Povertà e gloria nella nascita. La nascita di Cristo manifesta l’umiliazione massima (nascita in una stalla, povertà, rifiuto) e una gloria celeste (annuncio angelico, stella, adorazione). Questo contrasto serve a rivelare fin dall’inizio: (1) la doppia natura: umana (nato come uomo povero), divina (adorato come Re). (2) le due funzioni mediatoriali: umiliazione per redimere, gloria per regnare.
  10. Reazioni umane e rivelazioni celesti. Mentre gli eventi visibili sono umili, il cielo si apre per dare testimonianza della dignità di Cristo. La reazione di varie categorie di persone (pastori, magi, autorità religiose e politiche) mostra che la nascita di Cristo provoca un’interrogazione universale, superando confini sociali e culturali. Ames richiama Luca 2:18–19 (stupore dei pastori) e Matteo 2:2–3 (turbamento di Erode e di Gerusalemme) per mostrare la portata dirompente dell’evento.
  11. Discendenza e regno. Cristo è detto “secondo la carne” discendente dei patriarchi (cfr. Rom 9:5), cioè davvero parte della genealogia storica del popolo di Dio. Ma la sua identità messianica trascende la genealogia: (1) È la Discendenza di Abramo in cui le nazioni trovano benedizione (Gen 22:18; Gal 3:16). (2) È il Figlio di Davide, ma il suo regno non è terreno né politico, bensì spirituale, eterno, escatologico (Giov 18:36; Luca 1:33).
  12. Tutto ciò che circondò la nascita del Messia — dai decreti imperiali agli spostamenti geografici, fino alla presenza di testimoni celesti e terreni — cooperò alla rivelazione del suo duplice stato: umiliazione e gloria.
  13. Questa distinzione introduce una scansione temporale significativa: per trent’anni circa, Gesù visse lontano dalla scena pubblica; poi iniziò il suo ministero in modo manifesto.
  14. Questa distinzione introduce una scansione temporale significativa: per trent’anni circa, Gesù visse lontano dalla scena pubblica; poi iniziò il suo ministero in modo manifesto.
  15. Questa affermazione sottolinea la progressiva rivelazione del Cristo, sia per rispetto alla legge mosaica (es. l'età minima per l'insegnamento: Numeri 4:3) sia per adattamento alla capacità umana di ricevere la verità (cfr. Giovanni 1:16–18; Malachia 4:2). Il principio pedagogico qui espresso richiama l’economia della rivelazione divina, che è graduale e condiscendente.
  16. Due elementi fondamentali della sua esistenza nascosta: la fragilità della condizione umana, e l’obbedienza concreta alla struttura familiare ordinata da Dio. (Luca 2:51).
  17. Questi due momenti condensano la teologia dell’identificazione e della protezione divina. La circoncisione (Luca 2:21) segna la piena appartenenza alla discendenza di Abramo, la presentazione (Luca 2:22-24) l’adempimento della legge; la fuga in Egitto (Matteo 2:13-15) richiama l’esilio e il ritorno redentivo del popolo di Dio.
  18. L'enfasi qui è sulla completa obbedienza di Cristo: egli non solo visse senza peccato secondo la legge morale, ma si fece carico anche degli obblighi simbolici e rituali, benché non ne avesse bisogno per sé, proprio per rappresentare perfettamente il popolo peccatore.
  19. Nella teologia veterotestamentaria e nell’interpretazione cristiana riformata, molti riti della legge cerimoniale (come i sacrifici, i lavaggi rituali, la circoncisione) implicavano un’ammissione della colpa umana e della necessità di purificazione, espiazione o separazione dal peccato. Queste pratiche, per quanto simboliche, costituivano un linguaggio visibile della realtà del peccato e della sua gravità davanti a Dio. Cristo, pur essendo senza peccato, si sottomise a tali riti per identificarsi con l’umanità peccatrice e prendere su di sé, già dalla nascita, la condizione di “fatto peccato per noi” (2 Corinzi 5:21), prefigurando così la sua opera redentrice.
  20. Ames si riferisce a Matteo 3:15, dove Gesù dichiara di voler adempiere “ogni giustizia”. Il concetto è che anche le prescrizioni rituali, nel loro tempo, facevano parte della volontà rivelata di Dio.
  21. Cristo, nel compiere le cerimonie dell’Antico Testamento, ne rivela il vero significato e le conduce al loro compimento escatologico, conferendo loro pieno valore e significato spirituale.
  22. Romani 4:11 parla della circoncisione come "sigillo della giustizia della fede". Cristo, ricevendola, si identificò con il popolo dell’alleanza e confermò la sua missione di mediatore della Nuova Alleanza.
  23. L’offerta di Gesù nel tempio (Luca 2:22-24) segue il precetto di Esodo 13:2, secondo cui ogni primogenito doveva essere consacrato al Signore. In tal modo, Maria e Giuseppe riconoscevano che il figlio apparteneva anzitutto a Dio. Ma, in senso profondo, Gesù non era solo uno tra i primogeniti, bensì il vero Primogenito, perfettamente santo e separato per Dio, a cui tutti gli altri primogeniti dell’Antico Testamento rimandavano come tipi.
  24. L'Egitto come figura della redenzione: Il parallelismo tra la fuga in Egitto e l’Esodo d’Israele è intenzionale. Cristo ripercorre il cammino del popolo d’Israele, ma lo compie in modo redentivo. Egli è il nuovo Mosè che guida il suo popolo non più solo fuori dalla schiavitù politica, ma dalla schiavitù spirituale del peccato (cfr. Matteo 2:15, con riferimento a Osea 11:1).
  25. La sottomissione di Cristo ai genitori e alla Legge Morale: Il fatto che Cristo, Signore del mondo, abbia ubbidito ai suoi genitori mostra quanto egli abbia assunto realmente la condizione umana. La sua perfetta ubbidienza alla Legge morale non era dovuta alla sua natura divina, ma alla sua missione redentrice: egli adempì la Legge per noi, affinché la sua giustizia fosse imputata a coloro che credono.
  26. L’obbedienza legale come parte della soddisfazione vicaria: Qui Ames ribadisce che l’obbedienza di Cristo non era soltanto esemplare, ma sostitutiva: egli compì ciò che Dio richiedeva dall’umanità e lo fece in nostro favore, perché la nostra giustificazione si basa non solo sulla morte di Cristo, ma anche sulla sua vita perfettamente obbediente (Romani 5:19).
  27. L’“eccezione” e l’“effetto” nella sottomissione di Cristo: L’“eccezione” si riferisce probabilmente al momento in cui, a dodici anni, Gesù si sottrae temporaneamente alla custodia dei genitori per essere “nelle cose del Padre suo” (Luca 2:49). L’“effetto” è l’insegnamento e l’edificazione che ne derivano, come il riconoscimento della sua obbedienza, e il fatto che tale sottomissione contribuisce alla nostra redenzione.