Letteratura/Midollo Sacra Teologia/22 La morte di Cristo/Sintesi introduttiva al capitolo 22

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Capitolo 22 – La morte di Cristo

In questo capitolo William Ames espone la dottrina della morte di Cristo come punto culminante del suo stato di umiliazione. Viene sottolineato che la morte del Redentore non fu una mera apparenza o una semplice esperienza umana, ma un evento reale, doloroso e teologicamente unico, in quanto coinvolgeva la persona del Figlio di Dio unita in modo inseparabile alla natura umana.

Ames distingue accuratamente la morte corporea – ovvero la separazione dell’anima dal corpo – dalla dissoluzione della persona, che non avvenne perché l’unione con la natura divina non fu interrotta. La morte di Cristo fu vera, naturale, violenta e volontaria: non avvenne per cause interne (come la vecchiaia o una malattia), ma fu subita in modo reale e al tempo stesso assunta liberamente, secondo la volontà del Figlio che depone la sua vita (Giovanni 10:18).

Un aspetto teologico particolarmente significativo è la permanenza nello stato di morte, che Ames descrive come il rimanere sotto il dominio della morte per tre giorni, fase identificata tradizionalmente con la discesa agli inferi. In questa condizione non vi fu più sofferenza o pena attiva, perché “tutto era compiuto”, ma vi fu il compimento della piena umiliazione, resa visibile anche dalla sepoltura.

Ames conclude rilevando che la morte di Cristo, nella sua intenzionalità redentrice e nella sua assoluta unicità, rappresenta il cuore stesso dell’opera salvifica, in cui l’obbedienza fino alla morte diventa il fondamento della giustificazione dei credenti.