Letteratura/Midollo Sacra Teologia/24 L'applicazione dei benefici di Cristo
24. L'applicazione dei benefici di Cristo
Il Capitolo 24 – Dell'applicazione di Cristo (Of the Application of Christ) segna una svolta importante nell’opera di Ames: dalla persona e opera di Cristo (fin qui trattate) si passa ora alla comunicazione soggettiva della salvezza, cioè a come i benefici della redenzione vengono applicati ai singoli eletti. Entriamo nel cuore della soteriologia applicata, un terreno caro alla teologia riformata, dove si illustrano le modalità e le fasi dell’opera dello Spirito nell’unione con Cristo, nella vocazione efficace, nella fede, nella giustificazione e oltre.
24:1 Questa applicazione è quell’atto per il quale tutte le cose che Cristo ha compiuto e compie come Mediatore vengono rese effettivamente efficaci in alcuni uomini determinati.
24:2 Questa applicazione, per una speciale appropriazione, è attribuita allo Spirito Santo. Tuttavia, essa dipende :1. Dal decreto e dalla donazione del Padre, per i quali Egli ha dato a Cristo alcune persone specifiche da redimere e salvare. 2. Dall’intenzione di Cristo, mediante la quale Egli ha destinato la sua soddisfazione al bene di coloro che il Padre gli ha affidato. 3. Dall’accettazione del Padre, per cui Egli accoglie e ratifica quella soddisfazione per la riconciliazione e la salvezza di quelle stesse persone[1].
- 1 Corinzi 12:13 - "Infatti noi tutti siamo stati battezzati da un unico Spirito in un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito".
- Giovanni 6:39 - "E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno".
- Giovanni 6:37 - "Tutto quello che il Padre mi dà, verrà a me e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori".
- Giovanni 17:9, 11, 12, 19 - "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dato, perché sono tuoi ... Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dato, affinché siano uno, come noi ... Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta ... E per loro io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati nella verità".
- 2 Corinzi 5:19 - "infatti Dio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini le loro colpe e ha posto in noi la parola della riconciliazione".
24:3 Questa transazione tra Dio e Cristo è stata una certa applicazione anticipata della nostra redenzione e liberazione al nostro fideiussore, e in lui anche a noi; quanto invece al compimento di quella seconda applicazione in noi, ciò riguarda un esempio efficace, in modo tale che quella ne è una rappresentazione, e questa ne scaturisce in virtù di quella. [Questo sarà ulteriormente spiegato nel paragrafo successivo.]
24:4 Da ciò consegue che la nostra liberazione dal peccato e dalla morte non solo è stata determinata nel decreto di Dio, ma anche concessa e comunicata a Cristo, e a noi in lui, prima che sia ricevuta da noi.
- Romani 5:10-11 - "Perché se, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. E non soltanto questo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, per il quale abbiamo ora ricevuto la riconciliazione".
24:5 Da ciò consegue che sia il Padre sia il Figlio sono detti inviare lo Spirito per compiere questa applicazione.
- Giovanni 14:16; 16:7- "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi per sempre ... Pure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore, ma, se me ne vado, io ve lo manderò".
24:6 Da ciò consegue che ogni buon dono e ogni dono perfetto viene dall’alto, dal Padre. Tutte le benedizioni salvifiche ci sono comunicate in Cristo come capo: Cristo le ha ottenute con il suo merito, e per mezzo di Cristo ci sono efficacemente applicate.
- Giacomo 1:17 - "...ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto, discendendo dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento".
- Efesini 1:3, 5, 11 - "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, ... avendoci predestinati a essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà ... In lui, dico, nel quale siamo pure stati fatti eredi, a ciò predestinati secondo il proposito di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà".
24:7 Da ciò consegue anche che l’applicazione è il fine e l’effetto dell’impetrazione[2]. Ma poiché il fine è voluto sia da Dio Padre che da Cristo, essa ha un legame certo con l’impetrazione, come con il proprio mezzo. Infatti, se la redenzione di Cristo fosse un evento incerto, allora il Padre avrebbe destinato il Figlio alla morte, e il Figlio l’avrebbe affrontata, senza sapere se qualcuno ne sarebbe stato salvato; e allora tutto il frutto di questo mistero dipenderebbe dal libero arbitrio dell’uomo[3].
24:8 Da ciò consegue che l’applicazione ha esattamente la stessa estensione della redenzione stessa; cioè, la redenzione di Cristo è applicata a tutti e solo a coloro per i quali essa è stata ottenuta secondo l’intenzione di Cristo e del Padre; eppure, per amore di costoro, anche altri partecipano di benefici temporali derivanti da Cristo[4].
24:9 E in questo senso, cioè con riferimento all’intenzione dell’Applicazione, è giustamente detto che Cristo ha soddisfatto solo per coloro che sono salvati da lui. Sebbene, con riferimento a quella sufficienza che è presente nella mediazione di Cristo, si possa anche giustamente affermare che Cristo ha soddisfatto per tutti, o per ognuno; e poiché quei consigli di Dio ci sono nascosti, è conforme alla carità giudicare benevolmente di ciascuno, anche se non possiamo affermare, riguardo a tutti collettivamente, che Cristo abbia per tutti interceduto allo stesso modo davanti a Dio[5].
24:10 La via dell’applicazione, mediante la quale Dio, con ferma fedeltà, compie ciò che era contenuto nel patto un tempo stabilito e infranto, è chiamata nelle Scritture Nuovo Patto, Ebrei 8:8-10. Un patto di vita, salvezza e grazia, Romani 4:16; Galati 3:18, che nello stesso senso è anche chiamato: il Vangelo (Romani 1:16), la buona Parola di Dio (Ebrei 6:5), una parola fedele e degna di essere accettata (1 Timoteo 1:15), la buona dottrina (1 Timoteo 4:6), la Parola della vita (Filippesi 2:16), la Parola della riconciliazione (2 Corinzi 5:19), il Vangelo della pace (Efesini 2:17; 6:15), il Vangelo della salvezza e la Parola della verità (Efesini 1:13), il braccio del Signore (Isaia 53:1), profumo di vita per vita (2 Corinzi 2:16)[6].
24:11 È chiamato Patto perché è una promessa salda; infatti, nelle Scritture, ogni proposito fermo, anche se riguarda cose inanimate, è chiamato “patto”[7].
- Geremia 33:20, 25 - "Così parla l'Eterno: 'Se voi potete annullare il mio patto con il giorno e il mio patto con la notte, in modo che il giorno e la notte non vengano al loro tempo, ... Così parla l'Eterno: 'Se io non ho stabilito il mio patto con il giorno e con la notte, e se non ho fissato le leggi del cielo e della terra".
24:12 Eppure, poiché consiste in una donazione gratuita, ed è confermato dalla morte del donatore, non si chiama propriamente “patto”, ma testamento, Ebrei 9:16. Tuttavia, poiché questo dono sacrificale non si trova nell’antico patto, non si chiama propriamente testamento, bensì patto.
- Ebrei 9:16 - "Infatti, dove c'è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore".
La Nuova Alleanza differisce dalla Vecchia in molti modi.
24:13 In primo luogo, nella natura stessa: la Vecchia era, per così dire, un’alleanza di amicizia tra il Creatore e la creatura; ma la Nuova è un’alleanza di riconciliazione tra nemici[8].
24:14 In secondo luogo, nell’agente efficiente: nella Vecchia Alleanza vi era un accordo tra due parti, cioè Dio e l’uomo; ma nella Nuova Alleanza, è solo Dio che stipula l’alleanza. Infatti, l’uomo, essendo ormai morto nel peccato, non aveva alcuna capacità di contrarre un’alleanza spirituale con Dio. Se si vogliono comunque mantenere le due parti, secondo la forma di un patto, allora Dio è l’unico soggetto attivo che assume e costituisce l’alleanza, mentre l’uomo è il soggetto passivo, assunto nell’alleanza[9].
24:15 In terzo luogo,essa differisce nell’oggetto: infatti, la Vecchia Alleanza era estesa a tutti gli uomini, mentre la Nuova appartiene in modo speciale ad alcuni soltanto. Anche se la sua promulgazione viene spesso annunciata in modo indistinto, secondo l’uso degli uomini, tuttavia, per una proprietà speciale, essa appartiene ed è indirizzata a coloro per i quali fu intesa da Dio. Essi sono perciò chiamati figli ed eredi di questa promessa e della salvezza (Genesi 15; Atti 2:17; 3:25; Romani 4:13, 16; 9:7-8; Galati 3:26, 29)[10].
24:16 In quarto luogo, Essa differisce nell’origine o causa motrice: nella Vecchia Alleanza, Dio operava secondo il suo saggio e giusto consiglio in base alla sua sovranità; ma nella Nuova Alleanza, ha luogo soltanto la misericordia. Là, in qualche misura, si manifestava la grazia nell’assegnare una ricompensa all’obbedienza; eppure, propriamente parlando, quell’alleanza non era diretta dalla grazia, e quindi non era l’alleanza della grazia, ma quella che fu portata a compimento [da Cristo]; cioè, era un’alleanza che conduceva effettivamente l’uomo alla felicità[11].
24:17. In quinto luogo, esse differiscono nel fondamento: nell’antica alleanza il fondamento era la capacità dell’uomo stesso; in questa, invece, è Gesù Cristo[12].
24:18 In sesto luogo, quanto al contenuto dei beni promessi, i due patti differiscono: infatti in quel primo patto Dio prometteva soltanto la vita; ma in questo promette anche la giustizia e tutti i mezzi necessari alla vita, poiché l’uomo, essendo morto, non aveva bisogno della continuazione o del perfezionamento della vita, bensì della sua restaurazione[13].
24:19 In settimo luogo, quanto alle condizioni, i due patti differiscono: infatti quel primo patto richiedeva l’ubbidienza perfetta alle opere, che doveva essere compiuta dall’uomo con le proprie forze, prima che la promessa potesse avere effetto, affinché la ricompensa avesse rapporto con il merito. Ma questo patto non richiede alcuna condizione che lo preceda, propriamente detta, ma solo condizioni che lo seguono o che intervengono nel suo corso; e questa condizione è comunicata per grazia, affinché sia mezzo per perfezionare quella stessa grazia — ed è questa la natura propria della fede[14].
24:20 In ottavo luogo, quanto agli effetti, i due patti differiscono: infatti quel patto insegnava e mostrava ciò che è giusto, ma questo conferisce la giustizia stessa. Là nella Legge vi era una lettera morta, che risultava mortale per il peccatore; in questo patto, invece, vi è lo Spirito che vivifica[15].
24:21 Di conseguenza, quel patto non ha mai portato salvezza a nessun uomo, né poteva portare altro che morte al peccatore; ma questo patto, propriamente parlando, non reca di per sé né morte né condanna a nessuno, bensì porta una salvezza sicura a tutti coloro che lo ricevono[16].
24:22 Quanto all'attributo della durata, quel patto è ormai antiquato per coloro che partecipano di questo nuovo patto; ma questo è eterno, sia riguardo alla sua natura intrinseca — perché non ammette fine né cambiamento nella sua sostanza — sia riguardo a coloro ai quali è comunicato, poiché la grazia di questo patto permane in eterno con coloro che sono veramente entrati nel patto[17].
Supplemento
- Confronto tra il primo patto (delle opere) e il nuovo patto (di grazia) secondo William Ames
- La distinzione tra Patto delle Opere e Patto di Grazia nel calvinismo classico e la posizione unitaria
- Un solo patto o due?
Note esplicative
- ↑ Nota esplicativa a 24-2.
- ↑ impetrazióne s. f. [dal lat. impetratio -onis], letter. – L’impetrare, cioè l’ottenere qualche cosa per sé o per altri: i. di una grazia; anche, preghiera, supplica tendente a ottenere qualche cosa.
- ↑ Commento sui punti 24:3 a 24:7.
- ↑ Nota al punto 24:8.
- ↑ Commento al punto 24:9.
- ↑ ll Nuovo Patto come via dell’applicazione. L’applicazione della redenzione è resa effettiva attraverso il Nuovo Patto, che Ames chiama anche “patto di vita, salvezza e grazia”. Questo patto non è semplicemente un nuovo inizio, ma è la restaurazione e il compimento del patto infranto da Adamo (il patto delle opere) attraverso una via di grazia, fondata su Cristo. Il Nuovo Patto è presentato nella Scrittura con una varietà di titoli, che Ames elenca con grande ricchezza scritturale. Tutti questi nomi sottolineano: (a) la sua origine divina (es. "braccio del Signore"), (b) la sua potenza salvifica (es. "Vangelo della salvezza"), (c) la sua efficacia redentiva (es. "profumo di vita per vita").
- ↑ Patto e Testamento. Ames riflette qui su una questione terminologica (e teologica): in che senso il Nuovo Patto è anche un Testamento? Nella lingua biblica, il termine “patto” (berith, diathēkē) può indicare sia un accordo giuridico sia un dono unilaterale. L’Antico Patto aveva una forma più legale, condizionata all’obbedienza (es. Deuteronomio 28); il Nuovo, invece, è fondato sulla grazia sovrana e viene confermato dalla morte del mediatore. Ames dice: è più propriamente un Testamento (in senso greco-ellenistico) perché è una donazione gratuita sigillata dalla morte del testatore (Cristo) — come spiegato in Ebrei 9:16. Ma non è semplicemente un Testamento, perché contiene anche un ordine di vita e di comunione, come nel concetto biblico di “patto”.
- ↑ Differenza nella natura: amicizia vs riconciliazione. Ames sottolinea che: (a) L’antica alleanza (ad esempio, quella adamitica o mosaica) presupponeva una relazione originaria di amicizia tra Dio e l’uomo, che non era ancora alienato. (b) La Nuova Alleanza, al contrario, nasce in un contesto di inimicizia causata dal peccato, ed è quindi un’alleanza di riconciliazione: Dio prende l’iniziativa per restaurare un rapporto spezzato. Questa osservazione è radicata nel linguaggio paolino di riconciliazione (cfr. 2 Corinzi 5:18-20), e rende evidente il carattere redentivo e unilaterale della Nuova Alleanza.
- ↑ Differenza nell’agente: bilateralità vs unilateralità. L’antica alleanza (specialmente quella mosaica) veniva spesso concepita come un patto bilaterale, in cui l’uomo doveva obbedire per mantenere la benedizione. La Nuova Alleanza è invece unilateralmente stabilita da Dio: l’uomo, reso incapace dal peccato, non può contrattare nulla con Dio. Ames distingue qui tra il costituente attivo (Dio) e il destinatario passivo (l’uomo). Questo riflette chiaramente la teologia agostiniana e riformata della grazia sovrana, in cui la volontà salvifica di Dio precede e rende possibile la risposta umana.
- ↑ Vecchia Alleanza: estensione esteriore. Nella concezione di Ames: (a) L’Alleanza antica, pur essendo un privilegio del popolo d’Israele, aveva un’applicazione esteriore più ampia, includendo anche molti che non erano spiritualmente rigenerati, ma partecipavano comunque alle benedizioni temporali e ai segni dell’alleanza (come la circoncisione). (b) Nuova Alleanza: appartenenza interiore. La Nuova Alleanza, pur essendo annunciata pubblicamente a tutti (es. nella predicazione del Vangelo), appartiene in modo particolare agli eletti, cioè a quelli che Dio ha voluto raggiungere con efficacia. Questa distinzione è coerente con l’insegnamento paolino sul “vero Israele” (Romani 9:6-8) e sui credenti come “figli della promessa”. Promulgazione universale, applicazione particolare Ames bilancia due elementi fondamentali: a) L’offerta del Vangelo è universale: viene predicata a tutti, senza distinzione. b) Ma l’efficacia dell’alleanza è riservata a quelli per cui Dio l’ha realmente stabilita, cioè gli eletti, i veri eredi della promessa (cfr. Galati 3:29). Si tratta quindi di un’affermazione chiaramente calvinista sulla particolarità della grazia salvifica, in armonia con la distinzione tra chiamata esteriore e chiamata interiore.
- ↑ Qui Ames distingue la motivazione di Dio nei due patti. Nel patto delle opere (il primo), Dio agisce secondo la sua sapienza e giustizia sovrana, premiando l’obbedienza. Nel patto della grazia (il secondo), la motivazione è la sola misericordia. Anche se si può dire che già nel primo patto vi fosse “grazia” nel promettere un premio, tuttavia non si trattava di grazia salvifica nel senso pieno neotestamentario. Questo punto è importante per chiarire che solo il patto della grazia, e non quello delle opere, è fondato sulla misericordia gratuita di Dio verso il peccatore.
- ↑ Il “fondamento” come base portante dell’alleanza. Con il termine “fondamento” (foundation), Ames si riferisce a ciò su cui l’alleanza si regge: ciò che ne garantisce la validità, e ciò che ne rende possibile il compimento. Vecchia Alleanza: fondata sull’uomo. L’antico patto (come quello con Adamo, o in forma tipologica al Sinai) si reggeva sulla capacità dell’uomo di obbedire. Il successo dell’alleanza, dunque, dipendeva dalla fedeltà e forza morale dell’uomo. Ma a causa del peccato, questa base risultò instabile e fallimentare: l’uomo non poté sostenere il peso dell’obbedienza richiesta. Nuova Alleanza: fondata su Cristo. Nella Nuova Alleanza, il fondamento non è più umano ma divino: Cristo Gesù è la base su cui si regge l’intero patto. È lui che ha: (a) adempiuto ogni giustizia, (b) soddisfatto la legge, (c) pagato il debito del peccato, (d) meritato la vita eterna per il suo popolo. L’uomo non è più colui da cui dipende l’esito del patto, ma il beneficiario passivo della grazia guadagnata da un altro.
Nota teologica riformata. Questa distinzione è centrale nella teologia della Riforma: Il patto delle opere (fallito) era fondato sull’uomo. Il patto di grazia è fondato sul Mediatore, cioè su Cristo, secondo Ebrei 8:6: «Ora egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto, stabilito su migliori promesse».
- ↑ Nel primo patto, il bene promesso era la vita eterna, a condizione dell’obbedienza. Nel nuovo patto, Dio promette non solo la vita eterna, ma anche la giustizia stessa e tutti i mezzi necessari alla salvezza (inclusi fede, rigenerazione, perdono, perseveranza, ecc.). Questo punto chiarisce che il patto della grazia non si limita a offrire una ricompensa, ma provvede tutto ciò che serve al peccatore per raggiungerla.
- ↑ Mentre il primo patto richiedeva obbedienza perfetta come condizione precedente alla promessa, il patto della grazia non impone alcuna condizione che l’uomo debba adempiere da sé. L’unica “condizione” è la fede, ma anche questa è un dono di Dio, e quindi un effetto del patto stesso. La fede è così lo strumento per ricevere la grazia, non una condizione che la precede e la merita.
- ↑ Il primo patto mostra la giustizia ma non la comunica; al contrario, condanna il peccatore. Il nuovo patto, invece, dona la giustizia e trasforma il peccatore. Qui Ames richiama implicitamente 2 Corinzi 3:6, dove Paolo contrappone la “lettera che uccide” alla “spirito che vivifica”. La legge, lasciata a sé, non salva, ma il Vangelo sì, perché unito allo Spirito.
- ↑ Il primo patto, a causa della debolezza dell’uomo peccatore, non ha mai portato alla salvezza: esso è diventato strumento di condanna. Il nuovo patto, invece, conferisce effettivamente salvezza a tutti coloro che lo ricevono con fede. Questa è una delle affermazioni più forti di Ames: solo il patto della grazia salva realmente.
- ↑ Ames afferma che il primo patto è ormai superato per coloro che sono in Cristo, facendo eco a Ebrei 8:13, che parla del primo patto come “invecchiato e vicino a sparire”. Il patto della grazia, invece, è eterno, sia perché la sua sostanza non cambia mai, sia perché la grazia che comunica non viene mai meno a chi è veramente in Cristo. Qui Ames difende la perseveranza dei santi.