Letteratura/Midollo Sacra Teologia/25 La predestinazione

Da Tempo di Riforma Wiki.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Ritorno


25. La predestinazione

25:1 Poiché l'applicazione della redenzione è fatta solo ad alcune determinate persone, e non a tutte, in modo da mostrare una chiara differenza tra le persone riguardo alla dispensazione della grazia, si manifesta per prima cosa ai nostri occhi la predestinazione di Dio al riguardo degli esseri umani[1].

25:2 La predestinazione, infatti, risale all’eternità. Essa ha avuto efficacia fin dall’inizio delle opere di Dio; tuttavia non produce alcuna trasformazione interiore nelle persone predestinate prima della reale dispensazione della grazia. Infatti, la predestinazione, prima dell’applicazione della grazia, non introduce nulla nella persona predestinata, ma rimane nascosta soltanto in colui che predestina[2].

  • Efesini 1:4 - "in lui ci ha eletti, prima della creazione del mondo, perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui nell'amore".
  • 2 Timoteo 1:9 - "il quale ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non secondo le nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall'eternità".
  • Efesini 2:3 - "nel numero dei quali anche noi vivevamo un tempo, assecondando i desideri della carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri".
  • 1 Corinzi 6:11 - "E tali eravate alcuni, ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio".

25:3 Questa predestinazione è il decreto di Dio che manifesta la sua gloria particolare nella condizione eterna delle persone[3].

  • Romani 9:22-23 - "Che c'è da contestare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza dei vasi d'ira preparati per la perdizione e se, per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria".
  • 1 Tessalonicesi 5:9 - "Poiché Dio non ci ha destinati a ira, ma a ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo".

25:4. Essa è chiamata "destinazione" perché rappresenta una determinazione precisa dell’ordine dei mezzi in vista del fine. Ma, poiché Dio ha determinato quest’ordine in sé stesso prima dell’esistenza reale di ogni cosa, non si parla semplicemente di destinazione, bensì di predestinazione[4].

25:5 Essa è detta "decreto" perché contiene una sentenza definita, da eseguire secondo un consiglio preciso. Allo stesso modo è chiamata anche "proposito" e "consiglio", perché propone un fine da raggiungere, come se fosse frutto di un deliberato ragionamento[5].

25:6 Perciò, la predestinazione è caratterizzata dalla massima sapienza, libertà, fermezza e immutabilità, poiché queste qualità si trovano in tutti i decreti di Dio[6].

25:7 Perciò, la ragione della predestinazione è immutabile e indissolubile. In tal senso, egli conosce il numero dei predestinati — non solo il numero formale (cioè quanti saranno infine salvati e quanti no), ma anche il numero materiale (cioè chi precisamente siano queste persone). Questo numero è certo presso Dio, non solo per la certezza della prescienza, ma anche per la certezza dell’ordine dei mezzi stabilito[7].

  • 2 Timoteo 2:19 - "Ma pure il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: 'Il Signore conosce quelli che sono suoi' e: 'Si ritragga dall'ingiustizia chiunque nomina il nome del Signore'".
  • Luca 10:20 - "Eppure, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli".

25:8. Infatti, la predestinazione non presuppone necessariamente che il suo oggetto o i suoi limiti esistano già, ma li fa esistere; così che, per virtù della predestinazione, è ordinato che essi siano[8].

  • 1 Pietro 1:20 - "... ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi"[9].

25:9 Per questo motivo, essa non dipende da alcuna causa, ragione o condizione esterna, ma procede unicamente dalla volontà di colui che predestina[10].

  • Matteo 11:26 - "Sì, Padre, perché così ti è piaciuto".
  • Romani 9:16-18 - "Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. Poiché la Scrittura dice a Faraone: “Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra”. Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole".

25:10 Di conseguenza, non è necessario, né coerente con la Scrittura, stabilire in anticipo alcuna qualità richiesta nell’essere umano, come se fosse l’oggetto formale della predestinazione; né si può assegnare alcuna condizione specifica dell’essere umano tale da escludere gli altri. È sufficiente comprendere che gli esseri umani sono l’oggetto di questo decreto; così che la differenza nel decreto non dipende dall’essere umano, ma è la differenza presente negli esseri umani che dipende dal decreto[11].

25:11 Nell’ordine dell’intenzione, non è richiesta alcuna prescienza, né se ne deve presupporre alcuna per il decreto della Predestinazione, se non quella semplice intelligenza di tutte le cose possibili[12]. Questo perché esso non dipende da alcuna causa o condizione esterna, ma procede unicamente dalla volontà di colui che predestina. Efesini 1:5, 9: "Egli ci ha predestinati secondo il beneplacito della sua volontà"; "secondo la sua benevola decisione, che aveva preordinata in se stesso".

25:12 La predestinazione è propriamente un atto della volontà di Dio mediante il quale Egli esercita la sua volontà su un determinato oggetto, che decide di condurre a un fine specifico, attraverso mezzi determinati[13].

  • Efesini 1:11 - "In lui, dico, nel quale siamo pure stati fatti eredi, a ciò predestinati secondo il proposito di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà" (Efesini 1:11).

25:13 Questo decreto, così come esiste nella mente di Dio, presupponendo un atto della volontà, è chiamato prescienza; da cui deriva il fatto che, talvolta, il termine 'prescienza' sia usato quasi come sinonimo di predestinazione, sebbene in modo meno preciso[14].

25:14 In Dio, propriamente parlando, c'è un solo atto di volontà, perché tutte le cose in lui sono presenti simultaneamente; non c'è nulla che venga prima o dopo; perciò c'è un solo decreto riguardante il fine e i mezzi. Tuttavia, nel nostro modo umano di concepire la questione, Dio, nell’ordine dell’intenzione, vuole prima il fine e poi i mezzi. Romani 8:30: «Coloro che ha predestinati li ha anche chiamati» — anche se, nell’ordine dell’esecuzione, Dio realizza prima i mezzi, e poi li ordina al fine[15]. 2 Tessalonicesi 2:13: «Dio vi ha scelti per la salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità».

25:15 Alcune cose sono insieme mezzi, fini e anche cause di altri mezzi. Giovanni 6:37: «Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me, e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori». Tuttavia, esse non sono cause dell’atto stesso della predestinazione, né di tutti i suoi effetti[16].

25:16 Vi sono alcuni mezzi che, per loro stessa natura, sono ordinati al fine della predestinazione. Di questo tipo sono tutte le cose che riguardano la grazia rivelata nell'Evangelo; altri elementi invece, in un certo senso esteriore, vengono subordinati a questo ordine: si tratta di beni o mali naturali che, al di là della loro natura, tramite la guida sovrana della grazia, cooperano alla nostra salvezza[17].

25:17 Della predestinazione si distinguono due specie: elezione e riprovazione [tesi 30].

25:18 L’ELEZIONE è la predestinazione di alcune determinate persone, affinché in esse sia manifestata la gloriosa grazia[18] di Dio.

  • Efesini 1:4-6 - " in lui ci ha eletti, prima della creazione del mondo, perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui nell'amore, avendoci predestinati a essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, che egli ci ha concesso nell'Amato suo".

25:19 L’elezione è un atto della volontà, che in Dio è una sola e semplice volontà; tuttavia, nel nostro modo di concepirla, essa si presenta (per sineddoche) come se consistesse in atti diversi[19].

>>> Seconda parte del capitolo.

Note esplicative

  1. La predestinazione di Dio si rende evidente nel modo in cui la grazia della redenzione è applicata solo ad alcune persone. Ames parte da un dato esperienziale e teologico: la redenzione, sebbene sufficiente per tutti, è applicata in modo efficace solo ad alcuni. Questo fatto rende visibile, nella storia e nella vita delle persone, una distinzione operata da Dio nella sua grazia. Da ciò – dice Ames – deriva che il concetto di predestinazione non è un'astrazione teologica, ma si manifesta nella realtà della salvezza così come essa è applicata. La predestinazione, dunque, emerge non tanto da una speculazione astratta, quanto dalla constatazione del modo in cui la grazia redentiva si dispiega concretamente.
  2. La predestinazione è eterna e reale, ma non produce effetti interiori nelle persone predestinate fino all’applicazione della grazia. Ames insiste sul fatto che, sebbene la predestinazione operi già nel piano di Dio fin dall’inizio, essa non modifica la condizione umana fino a quando non si manifesta nella storia attraverso la chiamata e la rigenerazione. I predestinati non sono, per natura, migliori o diversi dagli altri: restano «figli d’ira» fino all’intervento della grazia. Il decreto di Dio resta dunque nascosto, efficace solo nel cuore del Dio che elegge, finché non viene rivelato nel tempo.
  3. La predestinazione è il decreto eterno con cui Dio decide di glorificarsi nella destinazione finale di ciascuna persona. In questo modo Ames sposta l’attenzione dal beneficio umano alla finalità teologica: Dio non predestina soltanto per salvare o condannare, ma per rivelare sé stesso, sia nella sua giustizia che nella sua misericordia. La predestinazione è quindi un atto intenzionale volto alla manifestazione della gloria divina in tutta la sua pienezza.
  4. La predestinazione è la destinazione eterna stabilita da Dio prima che esistesse alcunché, e include non solo il fine, ma anche i mezzi per raggiungerlo. Ames mette in evidenza che il termine non si riferisce solo a un esito finale deciso da Dio, ma anche all’intero ordine dei mezzi – come la chiamata, la fede, la rigenerazione – ordinati in vista di quel fine. L’elemento "pre" sottolinea che tutto questo è stato stabilito in Dio prima del tempo, prima della creazione.
  5. La predestinazione è un decreto divino deliberato, saggio e intenzionale, che unisce autorità sovrana e volontà consapevole. Non è una decisione arbitraria o cieca, ma un disegno coerente, frutto di volontà e consiglio in Dio. Le Scritture, infatti, parlano sia del “decreto” sia del “proposito eterno” di Dio, sottolineando sia l’autorità che la sapienza divina nel disporre ogni cosa secondo il proprio fine.
  6. La predestinazione possiede tutte le perfezioni che caratterizzano i decreti divini: è saggia, libera, stabile e immutabile. In linea con la dottrina riformata della semplicità e perfezione di Dio, Ames attribuisce alla predestinazione gli attributi propri di ogni decisione divina. Non è soggetta a mutamenti, ripensamenti o influenze esterne: è il frutto della libertà assoluta e della perfetta sapienza di Dio.
  7. La predestinazione è fondata su una conoscenza e una volontà divine certe, non solo nel risultato finale, ma anche nelle persone particolari a cui essa si applica. Ames distingue tra il "numero numerante" (quanti) e il "numero numerato" (chi): Dio non solo sa quanti saranno salvati, ma conosce esattamente chi sono. Questa conoscenza non dipende da un’osservazione futura dei fatti, ma dal decreto stesso, che include i mezzi — predicazione, conversione, perseveranza — con cui i predestinati saranno condotti alla salvezza. È una conoscenza legata alla volontà attiva di Dio, non a una mera previsione.
  8. La predestinazione non è basata su ciò che già esiste, ma è la causa dell’esistenza stessa dell’oggetto che elegge. Ames respinge ogni idea secondo cui Dio avrebbe scelto basandosi su condizioni preesistenti nella creatura. Al contrario, la predestinazione è un atto creativo e sovrano, che stabilisce ciò che sarà, inclusa l’esistenza stessa dei predestinati e la loro vocazione. Non è reattiva, ma causativa: Dio non sceglie perché prevede qualcosa, ma prevede ciò che egli stesso ha decretato.
  9. Nota supplettiva su questo testo biblico.
  10. La predestinazione è fondata esclusivamente sulla volontà sovrana di Dio, senza dipendere da fattori esterni o qualità umane. Ames sottolinea l’indipendenza assoluta del decreto di Dio: non si fonda su alcun merito o condizione dell’essere umano, né sulla previsione della fede o delle opere. Tutto è ricondotto alla libertà di Dio, che sceglie per il proprio beneplacito. Questo principio, per quanto difficile da accettare razionalmente, è ribadito in modo costante dalle Scritture, specialmente in Romani 9, dove Paolo insiste sul diritto divino di mostrare misericordia o giudizio secondo la sua volontà.
  11. Non è l’essere umano, con le sue qualità, a determinare la predestinazione; al contrario, è la predestinazione che determina ogni differenza riscontrabile nell’essere umano. Ames qui contesta ogni forma di condizionalismo, sia pelagiano che semipelagiano, secondo cui Dio avrebbe scelto sulla base di una qualche previsione o condizione (come la fede, l’umiltà, o la docilità). In linea con la teologia riformata classica, egli afferma che la grazia precede qualsiasi risposta e che è il decreto di Dio a produrre, non a presupporre, ogni differenza tra gli esseri umani riguardo alla salvezza.
  12. La predestinazione non presuppone la prescienza di una causa esterna. Nella teologia riformata classica, in particolare secondo Ames, Dio non ha predestinato in base alla previsione di meriti, scelte o qualità presenti o future nelle persone. L’unica "conoscenza" che precede il decreto è l’intelligenza divina di tutto ciò che è possibile: Dio conosce ogni cosa che potrebbe essere o accadere, ma la sua decisione di predestinare non si basa su questa conoscenza, bensì sulla volontà sovrana e libera che stabilisce ciò che sarà. Questo distingue nettamente la dottrina riformata da quella arminiana, che subordina la predestinazione alla prescienza della fede. In Ames, come in Calvino, la prescienza segue la predestinazione, non la precede: Dio conosce ciò che ha stabilito di compiere.
  13. La predestinazione è un atto della volontà di Dio orientato a uno scopo tramite mezzi determinati. Ames insiste sulla natura intenzionale e teleologica del decreto: Dio non si limita a decidere il fine (la salvezza, ad esempio), ma anche i mezzi che vi conducono (come la predicazione, la fede, la santificazione). Questo è un elemento fondamentale della dottrina riformata, secondo la quale il decreto non è astratto o fatalistico, ma include tutte le tappe del piano salvifico.
  14. La “prescienza” è un modo di descrivere la predestinazione, ma in modo improprio se si intende come semplice previsione. In certi passi della Scrittura, come Romani 11:2, il termine "prescienza" (prognōsis) ha un senso più forte e personale, e può equivalere a “amore elettivo” o “conoscenza predestinante”. Tuttavia, Ames sottolinea che, teologicamente parlando, è più corretto parlare di volontà elettiva che di prescienza, perché è proprio l’atto deliberativo della volontà divina a costituire la sostanza del decreto. Questo mette in discussione ogni lettura della predestinazione come semplice anticipazione di eventi futuri indipendenti dalla volontà di Dio.
  15. L’unità della volontà divina significa che Dio non prende decisioni in successione temporale, ma con un unico atto eterno e perfetto. Tuttavia, per comprenderne l'operato, noi dobbiamo distinguere logicamente tra il fine (la salvezza) e i mezzi (la chiamata, la santificazione, la fede). Nella mente di Dio non vi è successione, ma nel nostro modo di ragionare sì: prima si vuole il fine, poi i mezzi necessari per raggiungerlo.
  16. La distinzione tra mezzi e cause è fondamentale: certi elementi — come la fede o la conversione — sono mezzi ordinati da Dio per la salvezza, e possono a loro volta causare altri effetti (es. una vita santa). Ma non sono la causa della predestinazione stessa, né possono produrre da sé tutti i suoi effetti. Solo la volontà di Dio è causa prima della predestinazione.
  17. I mezzi propri della salvezza sono quelli stabiliti dall'Evangelo, come la predicazione, la fede, la conversione, i sacramenti, ecc. Ma anche eventi esteriori — come afflizioni, malattie, benedizioni temporali, ecc. — possono essere subordinati al fine della salvezza, non per loro natura, ma per la provvidenza redentiva di Dio che li dirige secondo il suo disegno di grazia. Vedasi al riguardo approfondimento su "Mezzi propri e mezzi esteriori nella realizzazione della predestinazione".
  18. La predestinazione come manifestazione della grazia — La prospettiva teologica di Ames sottolinea che lo scopo dell'elezione non è primariamente il beneficio della creatura, ma la manifestazione della gloria di Dio nella sua grazia. L’elezione, pertanto, non è un semplice atto di favore verso chi la riceve, ma l’attuazione di un disegno eterno volto a esaltare il carattere misericordioso e sovrano di Dio.
  19. Unità della volontà divina, molteplicità nella percezione umana — In Dio non vi è divisione né successione di pensieri o decisioni. Tuttavia, l’intelligenza umana, limitata dal tempo e dalla sequenzialità del pensiero, è costretta a distinguere varie fasi logiche nella volontà divina (come l’intenzione di eleggere, la scelta del mezzo, la destinazione al fine, ecc.). Con il termine “sineddoche”, Ames intende qui l’attribuzione a una parte (singoli atti) del significato del tutto (la volontà unica di Dio).