Letteratura/Midollo Sacra Teologia/26 La chiamata

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26. La chiamata (o vocazione)

26:1 Le parti dell'applicazione sono due: l’unione con Cristo e la partecipazione ai benefici che scaturiscono da tale unione[1].

  • Filippesi 3:9 - "... e di essere trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede".

26:2 Quest’unione è quel rapporto spirituale[2] degli esseri umani con Cristo per il quale essi ottengono il diritto a tutte quelle benedizioni che sono preparate in lui.

  • 1 Giovanni 5:12 - "Chi ha il Figlio ha la vita, chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita".
  • 1 Giovanni 3:24 -"E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. Da questo conosciamo che egli dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato".

26:3 Quest’unione è operata mediante la chiamata (o vocazione).

26:4 Infatti, la CHIAMATA è il radunare delle persone a Cristo, affinché siano unite a lui[3]. Da quest’unione con Cristo segue l’unione con Dio Padre.

  • 1 Pietro 2:4-5 - "Accostandovi a lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo".
  • Efesini 4:12 - "... per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministerio, per l'edificazione del corpo di Cristo".
  • 1 Tessalonicesi 1:1; 2:12 - "Paolo, Silvano e Timoteo alla chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo, grazia a voi e pace ... confortato e scongiurato ciascuno di voi a comportarsi in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria".

26:5 Questa, dunque, è la prima cosa che riguarda l’applicazione della redenzione. Ed è anche la prima cosa che rende una persona effettivamente eletta in sé stessa: è il primo atto dell’elezione che si manifesta ed esercita nella persona stessa. Per questo motivo, la chiamata e l’elezione a volte hanno lo stesso significato nella Scrittura[4].

  • Efesini 1:7-9 - "Poiché in lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, della quale egli è stato abbondante verso di noi, dandoci ogni sorta di sapienza e di intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che egli aveva già prima in sé stesso formato".
  • 1 Corinzi 1:26-28 - "Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti, Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose sprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono".

26:6 Da ciò consegue che la chiamata delle persone non dipende in alcun modo dalla dignità, onestà, operosità, o da qualsiasi sforzo di chi è chiamato[5], ma unicamente dall’elezione e dalla predestinazione di Dio.

  • Atti 2:47 - "... lodando Dio e avendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati".
  • Atti 13:48 - "I Gentili, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la parola del Signore e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna credettero".
  • Romani 8:30 - "".
  • Tito 3:5 - "... e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati".
  • Giacomo 1:18 - "Egli ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature".

26:7 Le parti della chiamata sono due: l’offerta di Cristo e la sua accoglienza[6].

  • Giovanni 1:11-12 - "È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli, cioè, che credono nel suo nome".

26:8 L’OFFERTA[7] è una presentazione oggettiva di Cristo come mezzo sufficiente e necessario alla salvezza.

  • 1 Corinzi 1:23-24 - "... ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo e per i Gentili pazzia, ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio".
  • Ebrei 7:25 - "Perciò può anche salvare appieno quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, perché vive sempre per intercedere per loro".
  • Atti 4:12 - "In nessun altro è la salvezza, poiché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati”".

26:9 Nella chiamata delle persone, non viene proposto, né si deve proporre, nulla su Cristo che debba essere creduto come vero[8], che non sia chiaramente e assolutamente vero. Infatti, ciò sarebbe contrario sia alla natura della testimonianza — in quanto oggetto di quella fede che risiede nell’intelletto, la cui ragion d’essere formale è la verità — sia alla natura stessa dell'Evangelo, che per eccellenza è chiamato “la parola della verità[9]”.

26:10 L’offerta di Cristo è sia esteriore che interiore[10].

26:11 L’offerta esteriore consiste nella proclamazione o predicazione del Vangelo, oppure di una qualsiasi delle promesse di Cristo[11].

  • Atti 9:15 - "Ma il Signore gli disse: 'Va', perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai Gentili, ai re e ai figli d'Israele".

26:12 Tuttavia, affinché la persona sia preparata a ricevere le promesse, normalmente precede l’applicazione della Legge, la quale rivela il peccato, la colpevolezza e l’umiliazione del peccatore[12].

  • Romani 7:7 - "Che diremo dunque? La legge è peccato? Assolutamente no! Anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge, poiché io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: 'Non concupire'".

26:13 Queste promesse, per quanto riguarda la proclamazione esteriore dell'Evangelo, sono offerte a tutti senza distinzione, insieme al comando di credervi; ma quanto alla proprietà delle cose promesse, che dipende dall’intenzione di colui che promette, esse appartengono solo agli eletti, i quali sono perciò chiamati figli ed eredi della promessa[13].

  • Romani 9:8 - "Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono considerati come discendenza".

26:14 L’offerta interiore è un’illuminazione spirituale, mediante la quale quelle promesse sono presentate al cuore delle persone, come da una parola interiore[14].

  • Giovanni 6:45 - "È scritto nei profeti: 'Saranno tutti istruiti da Dio'. Ogni uomo che ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me".
  • Efesini 1:17 - "... affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per la piena conoscenza di lui".

26:15 Questa [offerta interiore] è concessa talvolta, e in certa misura, anche a coloro che non sono eletti[15].

  • Ebrei 6:4; 10:29 - "Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste, e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo (...) Di quale peggiore castigo, pensate voi, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto con il quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?".
  • Matteo 13:20 - "E quello che ha ricevuto la semenza in luoghi rocciosi, è colui che ode la Parola e subito la riceve con gioia, ma...".

26:16 Chi si oppone a questa illuminazione per malizia, commette un peccato contro lo Spirito Santo[16], che viene detto imperdonabile o che conduce alla morte.

  • Ebrei 6:6; 10:29 - "... se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia ... Di quale peggiore castigo, pensate voi, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto con il quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?".
  • 1 Giovanni 5:16 - "Se uno vede suo fratello commettere un peccato che non conduca a morte, pregherà e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono un peccato che non conduca a morte. Vi è un peccato che conduce a morte, non è per quello che dico di pregare".
  • Matteo 12:32 - "E a chiunque parli contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato, ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire".

26:17 Il ricevere Cristo è l’atto mediante il quale Cristo, essendo offerto, viene unito all’uomo e l’uomo a Cristo[17] [per mezzo della fede].

  • Giovanni 6:56 - "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui".

26:18 In virtù di questa unione, diciamo che siamo in Cristo[18], (2 Corinzi 5:17), che abbiamo rivestito Cristo (Galati 3:27), che Cristo dimora in noi (Efesini 3:17), che siamo la sua casa (Ebrei 3:6), il suo tempio (2 Corinzi 6:16), la sua sposa (Efesini 5:23), i suoi tralci (Giovanni 15:5), le sue membra (1 Corinzi 12:12), e in un certo senso anche che ci è comunicato il nome stesso di Cristo (1 Corinzi 12:27).

26:19 Per questa ricezione, la chiamata (vocazione) viene detta conversione, (Atti 26:20), perché tutti coloro che obbediscono alla chiamata di Dio si convertono interamente dal peccato alla grazia — dal mondo a seguire Dio in Cristo[19]. Essa è detta anche rigenerazione, espressa con parole come nuova nascita, nuova creazione, nuova creatura, come spesso attestato nelle Scritture: (Giovanni 1:13; 3:6; 1 Giovanni 3:9; 1 Pietro 1:3, 23).

26:20 La ricezione, dal punto di vista dell’uomo, è o passiva o attiva[20].

  • Filippesi 3:12 - "Non che io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione, ma proseguo la corsa se mai io possa afferrare il premio, poiché anch'io sono stato afferrato da Cristo Gesù".

26:21 La ricezione passiva di Cristo consiste nel fatto che un principio spirituale di grazia viene generato nella volontà dell’essere umano. Efesini 2:5: “Ci ha vivificati con Cristo…”. Questa ricezione è detta "passiva" perché la volontà non produce da sé questa nuova vita, ma la riceve come dono soprannaturale dall’opera dello Spirito[21].

26:22 Questa grazia è il fondamento della rivelazione mediante la quale una persona è unita a Cristo. Giovanni 3:3: “Se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio”. Prima che l’anima possa comprendere o “vedere” le realtà del Regno, deve essere rigenerata: la rivelazione è efficace solo su una base di vita nuova[22].

26:23 La volontà è il soggetto più proprio e primario di questa grazia, perché la sua conversione è il principio efficace della conversione dell’intera persona. Filippesi 2:13: “Infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo”. Quando la volontà è rigenerata, essa diventa il motore della trasformazione della vita: le decisioni, i desideri e le azioni seguono questo nuovo orientamento.[23]

26:24 L’illuminazione della mente da sola non è sufficiente a produrre questo effetto, perché non rimuove la corruzione presente nella volontà, né comunica a essa alcun principio soprannaturale nuovo che la renda capace di convertirsi. La conoscenza intellettuale, pur importante, non basta: la volontà resta schiava del peccato finché non riceve una potenza trasformatrice dall’alto[24].

26:25 Tuttavia, la volontà, in riferimento a questa ricezione prima, non ha la considerazione né di agente libero, né di paziente naturale, ma solo di soggetto obbediente.

  • 2 Corinzi 4:6 - "... perché il Dio che disse: 'Splenda la luce fra le tenebre' è quello che risplendé nei nostri cuori, affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo".

26:26 La ricezione attiva è un actus elicitus, cioè un atto di fede esercitato, mediante il quale chi è chiamato si affida interamente a Cristo come suo Salvatore, e per mezzo di Cristo si affida a Dio[25].

  • Giovanni 3:15-16 - "... affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 16 Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna".
  • 1 Pietro 1:21 - "... che per mezzo di lui credete in Dio che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e la vostra speranza fossero in Dio".

26:27 Questo atto di fede dipende in parte da un principio o abito di grazia generato nell’anima, e in parte dall’operazione di Dio che precede e lo suscita[26].

  • Giovanni 6:44 - "Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato e io lo risusciterò nell'ultimo giorno".

26:28 Questo atto di fede è davvero esercitato dall’uomo in modo libero, ma anche in modo certo, inevitabile e incrollabile[27].

  • Giovanni 6:37 - "Tutto quello che il Padre mi dà, verrà a me e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori".

Il ravvedimento

26:29 Con questa fede, mediante la quale la volontà si volge al vero bene, è sempre congiunto il ravvedimento, mediante il quale la medesima volontà si volge al fare il bene — con un’avversione e un odio per il male e per il peccato[28].

  • Atti 19:4 - "Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo di credere in colui che veniva dopo di lui, cioè in Gesù".
  • Marco 1:15 - "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete all'evangelo".

26:30. Il ravvedimento ha le stesse cause e principi della fede, poiché entrambi sono doni gratuiti di Dio. Hanno lo stesso soggetto, cioè il cuore o la volontà dell’uomo. Sono generati nello stesso momento. Ma: In primo luogo, hanno oggetti diversi: (a) la fede si rivolge propriamente a Cristo, e per mezzo di Cristo a Dio; (b) il ravvedimento si rivolge direttamente a Dio, come colui che è stato offeso dal peccato. In secondo luogo, hanno fini diversi: (a) la fede mira alla riconciliazione con Dio; (b) il ravvedimento mira a conformarsi alla volontà di Dio[29].

  • Efesini 2:8 - "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio".
  • 2 Timoteo 2:25 - "... correggendo con dolcezza quelli che contraddicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità".
  • Romani 10:9 - "... perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato".
  • 1 Re 8:48 - "... se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta l'anima loro nel paese dei loro nemici che li hanno deportati, e ti pregano rivolti al loro paese, il paese che tu desti ai loro padri, alla città che tu hai scelto e alla casa che io ho costruito al tuo nome".
  • Atti 20:21 - "... scongiurando Giudei e Greci di ravvedersi davanti a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù Cristo".
  • Romani 3:25 - ".... il quale Dio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza".
  • Atti 26:20 - "... ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e ai Gentili, ho annunciato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.".

26:31 Il ravvedimento, per quanto riguarda la sollecitudine, l’ansia e il timore suscitati dalla Legge — con cui esso è associato — precede la fede secondo l’ordine della natura, come causa preparatoria e disposizionale della fede; ma per quanto riguarda il voltarsi efficace e volontario dal peccato (perché Dio ne è offeso), esso segue la fede e dipende dalla fede, come l’effetto dipende dalla causa. E in questo senso, il ravvedimento è proprio dei credenti[30].

26:32 Benché il ravvedimento sia sempre accompagnato da dolore per i peccati passati e presenti, esso non consiste propriamente o essenzialmente nel dolore — bensì nel voltarsi via dal peccato e nell’odiarlo, e nel proposito fermo di ricercare il bene.

  • Amos 5:14-15 - "Cercate il bene e non il male, affinché viviate, e l'Eterno, l'Iddio degli eserciti, sia con voi, come dite. Odiate il male, amate il bene e, alle porte, stabilite saldamente il diritto. Forse, l'Eterno, l'Iddio degli eserciti, avrà pietà del resto di Giuseppe".

26:33. Il ravvedimento non è vero e genuino se non allontana la persona da ogni peccato conosciuto verso ogni bene conosciuto; inoltre, non è autentico quel ravvedimento che non continua virtualmente, e che non si rinnova concretamente ogni volta che è necessario, dal momento della conversione fino alla fine della vita[31].

26:34 Il ravvedimento è generalmente percepito prima della fede, perché il peccatore difficilmente riesce a convincersi di essere riconciliato con Dio in Cristo, finché non si sente interiormente distaccato da quei peccati che lo separavano da Dio[32].

Note esplicative

  1. L'applicazione della redenzione consiste nell'atto mediante cui i beni acquistati da Cristo vengono comunicati ai credenti. Ames distingue due momenti: (a) Unione con Cristo, cioè il fondamento ontologico e spirituale della salvezza; (b) Lett. "comunione dei benefici", cioè la partecipazione progressiva a ciò che Cristo ha meritato: giustificazione, adozione, santificazione, glorificazione.
  2. L'unione mistica con Cristo è centrale nella soteriologia riformata: non si tratta solo di una connessione morale o imitativa, ma di una vera partecipazione spirituale al Cristo risorto. Questa unione conferisce diritto legale e spirituale ai beni della salvezza, perché chi è in Cristo è accettato da Dio come Cristo stesso è accettato.
  3. La chiamata unisce a Cristo, e per mezzo di Cristo, a Dio stesso. Il linguaggio ecclesiologico (“radunare i santi”, “edificazione del corpo”) mostra che la vocazione non ha solo una dimensione individuale, ma anche corporativa: è Dio che chiama un popolo a sé. L’unione con Cristo implica anche una relazione filiale con il Padre, fondata sulla mediazione del Figlio.
  4. La chiamata è l’inizio dell’elezione resa effettiva nella storia del singolo. Ames qui sottolinea che la chiamata (vocazione) è il primo atto mediante cui l’elezione eterna entra nel tempo e si realizza nella persona. In quanto tale, essa è la prima manifestazione visibile dell’elezione invisibile. Per questo, in alcuni contesti biblici, i due termini sono usati quasi come sinonimi, perché colui che è efficacemente chiamato è, per ciò stesso, mostrato come eletto.
  5. La chiamata è un atto gratuito della grazia divina, non una ricompensa per meriti umani. In sintonia con la dottrina riformata della predestinazione, Ames afferma che la chiamata (vocazione) efficace dipende totalmente dalla volontà e decisione sovrana di Dio. Le qualità personali (dignità, onestà, sforzo) non sono in alcun modo causa o condizione della chiamata. Essa fluisce direttamente dall’elezione, come primo passo dell’attuazione del decreto divino.
  6. La chiamata implica sia un atto esterno che una risposta interiore. L’offerta di Cristo avviene tramite la predicazione dell’Evangelo, per mezzo della quale Cristo è presentato a tutti come salvatore. Ma l’accoglienza di Cristo è l’opera della fede suscitata dallo Spirito. La chiamata efficace non si compie solo con l’offerta esterna, ma si realizza pienamente quando il cuore del peccatore risponde con fede.
  7. L’offerta di Cristo è universale nella proclamazione, ma particolare nell’efficacia. Ames definisce l’offerta come una presentazione oggettiva, ossia pubblica e reale, della persona e dell’opera di Cristo come l’unica via alla salvezza. Questa offerta è vera e valida in sé, indipendentemente dalla risposta dell’ascoltatore. La sufficienza di Cristo è assoluta (capace di salvare chiunque), mentre la sua efficacia è particolare (applicata solo agli eletti mediante la fede).
  8. La verità dell’Evangelo non ammette finzioni o esagerazioni evangelistiche. Ames insiste che ogni affermazione fatta nell’evangelizzazione — ogni elemento dell’offerta — deve essere oggettivamente vero. Non si può, per esempio, dire a chiunque: “Cristo è morto per te” se ciò implica una particolare intenzione salvifica per ogni singolo individuo, cosa che Ames (seguendo la dottrina dell'espiazione limitata) nega. La fede salvifica si fonda sulla verità e non su esortazioni emotive o affermazioni teologicamente scorrette.
  9. Vedi l'articolo: "Si può dire ad una persona: Cristo è morto per te?"
  10. L’offerta esteriore è la proclamazione pubblica dell'Evangelo mediante la predicazione e la Scrittura; l’offerta interiore è l’opera dello Spirito Santo che illumina il cuore del peccatore, rendendo efficace l’annuncio in coloro che sono eletti alla salvezza.
  11. Offerta esteriore qui significa la comunicazione pubblica e visibile del Vangelo attraverso la predicazione, lettura delle Scritture, o testimonianza cristiana. È l’invito oggettivo rivolto a tutte le persone mediante i mezzi ordinari della grazia.
  12. Vedi l'articolo: “Gesù ti ama” non basta: la vera evangelizzazione passa dal riconoscimento del peccato.
  13. L’offerta del Vangelo è universale, ma l’efficacia è particolare. Tutti sono comandati di credere, ma l’effettiva partecipazione ai benefici promessi dipende dalla volontà salvifica di Dio nei confronti degli eletti. Questa distinzione tra offerta e appartenenza effettiva è fondamentale nella teologia riformata.
  14. L’offerta interiore è l’opera dello Spirito Santo che, per mezzo della Parola, agisce direttamente nel cuore dell’essere umano per illuminare la mente, convincere, e attirare efficacemente a Cristo. Non è distinta per contenuto da quella esteriore, ma lo è per efficacia e modalità.
  15. Un’illuminazione interiore può anche toccare i non eletti, ma senza trasformazione permanente. Possono ricevere una conoscenza parziale, emozioni religiose, persino una temporanea gioia, ma senza vera rigenerazione o perseveranza. Questo spiega l’apostasia di alcuni che “sembravano” credenti.
  16. Il peccato contro lo Spirito Santo è tradizionalmente inteso, nella teologia riformata, come un rifiuto deliberato, ostinato e malizioso della verità spirituale resa chiara dallo Spirito stesso. Non si tratta di un peccato qualunque, ma di una ribellione consapevole e irrimediabile, nella quale l’anima, pur vedendo, odia la luce. La sua "imperdonabilità" non deriva da un limite alla grazia divina, ma dalla radicale indisponibilità del peccatore a riceverla.
  17. La fede unisce il peccatore a Cristo. L’atto del “ricevere” è l’accoglienza consapevole di Cristo, in risposta alla Sua offerta, resa possibile dall’opera dello Spirito. Non è un evento meramente intellettuale, ma una comunione spirituale viva e personale con Cristo.
  18. L’unione mistica con Cristo è espressa nella Scrittura in molteplici modi, tutti indicativi della partecipazione profonda e reale del credente alla vita, alla grazia e alla gloria del Salvatore. Essa non è un’astrazione spirituale, ma una realtà vitale che trasforma radicalmente l’identità e la condotta del credente.
  19. La chiamata efficace porta alla conversione e alla rigenerazione. La risposta alla chiamata divina non è parziale né meramente esteriore: essa implica una trasformazione radicale, un nuovo inizio, una rinascita spirituale che coinvolge tutta la persona. La Scrittura sottolinea questo rinnovamento con immagini potenti e concrete.
  20. La ricezione ha una duplice dimensione. a) Passiva, in quanto è Dio che agisce per primo, afferrando il peccatore con la sua grazia sovrana. b) Attiva, perché il credente risponde, afferra Cristo con la fede e si impegna a seguirlo. La salvezza non dipende dalla forza del nostro afferrare, ma dalla sicurezza con cui Cristo ci ha afferrati. Tuttavia, chi è stato toccato dalla grazia risponde attivamente, con pentimento e fede operante. Vedi l'articolo: "Afferrati da Cristo per afferrare Cristo: la tensione santa della fede".
  21. Ricezione passiva non significa inattività assoluta, ma riconoscimento che l’inizio della vita spirituale avviene per opera divina, senza che la volontà umana possa anticiparla o causarla. Il cuore è reso vivente, non si vivifica da solo.
  22. La nuova nascita precede la comprensione spirituale. Non si tratta solo di ricevere nuove informazioni religiose, ma di essere radicalmente trasformati affinché la Parola possa essere realmente intesa e accolta con fede.
  23. La volontà è il centro operativo della persona. Quando la grazia agisce su di essa, tutto l’essere ne è coinvolto. Il vero cambiamento non è solo mentale o emotivo, ma volitivo.
  24. Conoscere il bene non basta a compierlo. Anche una mente ben istruita resta impotente se la volontà non è liberata e rinnovata dalla grazia di Dio. È per questo che la rigenerazione non è solo una “nuova comprensione”, ma una “nuova creazione”.
  25. La fede, come ricezione attiva, è l’atto personale con cui ci si appoggia a Cristo. Dopo la rigenerazione, la volontà umana entra in azione, rispondendo alla grazia con un atto consapevole e fiducioso. Questo atto è detto elicitus perché procede dalla volontà rinnovata come suo proprio movimento.
  26. L’atto della fede è una risposta umana, ma resa possibile e mossa da Dio stesso. La grazia non solo rende possibile la fede, ma continua ad operare in essa, motivandola e dirigendola.
  27. La fede del credente è libera e volontaria, ma anche sicura e irresistibile. In altre parole, chi è stato rigenerato non può non credere, pur credendo liberamente: la grazia lo conduce efficacemente a Cristo, e l’opera non può essere frustrata.
  28. La fede salvifica è inseparabile dal pentimento. L’una guarda a Cristo come Salvatore, l’altro guarda al peccato con orrore. Non si può ricevere Cristo senza rigettare il peccato, né abbandonare il peccato senza volgersi fiduciosamente a Cristo.
  29. Ames distingue la direzione (oggetto) e scopo (fine) di fede e ravvedimento, pur affermandone la simultaneità e comunanza di origine: entrambi sono effetti della grazia sovrana e operano nella stessa sede, il cuore. Vedi l'articolo separato.
  30. Il ravvedimento ha un duplice aspetto. Da un lato, il senso di colpa e il timore generato dalla Legge producono un'inquietudine che prepara l'anima alla fede in Cristo: questo è ciò che accade nei cuori quando la Legge convince di peccato e della necessità di un Salvatore. Dall’altro lato, però, il vero ravvedimento cristiano — il distacco volontario e amorevole dal peccato — è possibile solo dopo che la fede ha unito la persona a Cristo e l’ha resa partecipe della grazia. È in questo secondo senso che il ravvedimento è «proprio dei fedeli»; cioè, solo chi ha creduto può ravvedersi pienamente, perché solo la fede può mutare il cuore e renderlo disposto a odiare il peccato per amore di Dio.
  31. Il ravvedimento evangelico è, per sua natura, totale e duraturo. La conversione vera non riguarda soltanto certi peccati o certi momenti, ma coinvolge tutto ciò che si conosce essere male e si estende a tutto ciò che si sa essere giusto. Inoltre, non è un atto isolato, ma un habitus spirituale, che si manifesta in una disposizione costante al rinnovamento, ogni volta che se ne ravvisi il bisogno.
  32. Sul piano psicologico e spirituale, l’esperienza del ravvedimento spesso precede il senso di fiducia in Cristo. Non perché venga prima cronologicamente nella rigenerazione, ma perché la coscienza del peccato, accompagnata dal dolore e dal desiderio di abbandonarlo, prepara l’anima ad abbracciare la grazia del perdono. Solo dopo aver sentito il peso del peccato e l’orrore del male, il cuore si apre con maggiore libertà alla fede nel Redentore.