Letteratura/Midollo Sacra Teologia/27 La giustificazione
27. La giustificazione
27:1 La partecipazione ai benefici che scaturiscono dall’unione con Cristo è quella per cui i fedeli diventano partecipi di tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere bene e in modo beato con Dio[1].
- Efesini 1:3 - "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo".
- Romani 8:32 - "Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà egli anche tutte le cose con lui?".
27:2 Questa partecipazione comporta quindi una traslazione e un mutamento di condizione per i credenti, dallo stato di peccato e di morte allo stato di giustizia e di vita eterna[2].
- 1 Giovanni 3:14 - "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte".
27:3 Questo mutamento di stato è duplice: relativo e assoluto (o reale)[3].
27:3 Il mutamento di stato relativo consiste nell’imputazione da parte di Dio[4].
- Romani 4:5 - "... mentre a chi non opera, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli è messa in conto come giustizia".
- 2 Corinzi 5:19 - "infatti Dio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini le loro colpe e ha posto in noi la parola della riconciliazione".
27:5 La giustificazione, propriamente parlando, non ammette gradi, ma è perfetta e completa in un solo atto[5]; tuttavia, quanto alla sua manifestazione, percezione ed effetti, essa può mostrarsi in gradi differenti. Questo vale tanto per la giustificazione quanto per l’adozione.
27:6 La giustificazione è una sentenza misericordiosa di Dio, con la quale, per amore di Cristo afferrato mediante la fede, Dio assolve il credente dal peccato e dalla morte, e lo dichiara giusto per la vita.
- Romani 3:22 - "... vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti, poiché non c'è distinzione".
- Romani 3:24 - "... ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù".
27:7 La giustificazione è la pronuncia di una sentenza, come indica l’uso stesso del termine. Nelle Sacre Scritture essa non descrive un cambiamento fisico o reale, ma quel cambiamento giudiziale o morale che consiste nella pronuncia di una sentenza e nella restituzione della reputazione.
- Proverbi 17:15 - "Chi assolve il colpevole e chi condanna il giusto sono entrambi in abominio all'Eterno".
- Romani 8:33 - "Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica".
27:8 Pertanto, Tommaso [d’Aquino] e i suoi seguaci errano gravemente[6], volendo fare della giustificazione un moto fisico, cioè una reale trasmutazione da uno stato di ingiustizia a uno stato di giustizia — come se si passasse da un termine che è il peccato, a un termine che è la giustizia inerente; e questo moto si comporrebbe in parte della remissione del peccato, in parte dell’infusione della giustizia.
27:9 Questa sentenza è stata, (a) per così dire, concepita nella mente di Dio mediante un decreto di giustificazione [Galati 3:8: "La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede..."], (b) È stata pronunciata in Cristo nostro Capo, risorto dai morti [2 Corinzi 5:19: "Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe..."]; (c) Essa è virtualmente pronunciata nella prima relazione che nasce dalla fede generata [Romani 8:1: "Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù"], (d) È espressamente pronunciata dallo Spirito di Dio che rende testimonianza al nostro spirito della nostra riconciliazione con Dio [Romani 5:5: "L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato"][7].
27:10. È una sentenza di grazia, perché non è propriamente data dalla giustizia di Dio, ma dalla sua grazia [Romani 3:24: "Giustificati gratuitamente per la sua grazia..."]. Infatti, con la stessa grazia con cui Dio ha chiamato Cristo all’ufficio di Mediatore e ha attirato gli eletti all’unione con Cristo, egli considera giusti (giustificati) quelli che sono già stati attratti e credono, in virtù di quell’unione[8].
27:11 La giustificazione è per amore di Cristo [2 Corinzi 5:21: "Affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui"]. Perché l’obbedienza di Cristo è quella giustizia in vista della quale la grazia di Dio ci giustifica; allo stesso modo in cui la disobbedienza di Adamo è quella colpa in vista della quale la giustizia di Dio ci ha condannati[9].
- Romani 5:18 - "Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita si è estesa a tutti gli uomini".
27:12 La giustizia di Cristo è perciò imputata[10] ai credenti nella giustificazione.
- Filippesi 3:9 - "... e di essere trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede".
27:13 Questa giustizia, essendo stabilita da Dio e da lui accettata come sufficiente a giustificare, è detta "giustizia di Dio".
- Romani 10:3 - "Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio".
27:14 Tuttavia, la giustificazione non è per Cristo considerato in astratto, ma per Cristo afferrato per fede, la quale segue la chiamata (vocazione) come suo frutto. Afferrata per fede la sua giustizia, segue la giustificazione. Per questo si dice che la giustizia è “dalla fede” (Romani 9:30; 10:6) e che la giustificazione è “per mezzo della fede” [Romani 3:28][11].
- Romani 9:30; 10:6 - "Che diremo dunque? Diremo che i Gentili, i quali non cercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia, ma la giustizia che viene dalla fede ... Ma la giustizia che viene dalla fede dice così: “Non dire in cuor tuo: 'Chi salirà in cielo?' (questo è un farne scendere Cristo)".
27:15 Questa fede giustificante non è quella fede generale con cui (nell’intelletto) prestiamo assenso alla verità rivelata nelle Sacre Scritture; perché tale fede non appartiene propriamente a coloro che sono giustificati, né produce quegli effetti che ovunque nella Scrittura sono attribuiti alla fede giustificante[12].
27:16 Né è (propriamente parlando) quella fiducia speciale mediante la quale afferriamo il perdono dei peccati e la giustificazione stessa, perché la fede giustificante precede la giustificazione stessa, come la causa precede l’effetto. Ma la fede che afferra la giustificazione presuppone e segue necessariamente la giustificazione, così come un atto segue l’oggetto rispetto al quale la fede viene esercitata[13].
27:17 Dunque, si chiama propriamente fede giustificante quella mediante la quale ci affidiamo a Cristo per la remissione dei peccati e per la salvezza. Cristo è infatti l’oggetto adeguato della fede, in quanto la fede giustifica. E la fede non giustifica se non in quanto afferra quella giustizia mediante la quale siamo giustificati. Ma quella giustizia non si trova nella verità di qualche enunciato cui prestiamo assenso, bensì solo in Cristo, che è stato fatto peccato per noi affinché noi diventassimo giustizia in lui (2Corinzi 5:21)[14].
27:18. Da ciò derivano quelle esortazioni che, ripetutamente nel Nuovo Testamento, mostrano che la giustificazione deve essere cercata in Cristo soltanto[15] (Giovanni 1:12; 3:15-16; 6:40, 47; 14:1,6; Romani 4:5; 3:26; Atti 10:43; 26:18; Galati 3:26).
27:19 Questa fede giustificante, per sua natura, produce ed è accompagnata da una persuasione speciale e certa della grazia e misericordia di Dio in Cristo. Perciò, la fede giustificante è spesso, e non a torto, descritta dagli ortodossi con il termine persuasione, soprattutto quando essi si oppongono a quella fede generica alla quale i papisti attribuiscono ogni cosa. Tuttavia: (a) Questa persuasione, per quanto riguarda il suo senso sperimentale, non è sempre presente. Infatti, può accadere, e spesso accade, sia per debolezza di giudizio sia a causa di varie tentazioni e turbamenti dell’animo, che chi veramente crede, ed è giustificato per fede davanti a Dio, pensi tuttavia per un certo tempo (secondo quanto egli sente) di non credere affatto e di non essere riconciliato con Dio. (b) Vi sono diversi gradi di questa persuasione, per cui non tutti i credenti hanno la medesima certezza della grazia e del favore di Dio; e neppure i medesimi credenti la possiedono sempre con la stessa intensità. Tuttavia, non si può propriamente negare che tale persuasione appartenga alla fede giustificante, senza arrecare grande danno a quella consolazione e pace che Cristo ha lasciato ai credenti[16].
27:20 La giustificazione ci assolve dal peccato e dalla morte, non mediante l’immediata rimozione della colpa, della macchia o di tutti gli effetti del peccato; ma rimuovendo la colpevolezza e l’obbligo di subire la morte eterna[17].
27:21 Tuttavia, la giustificazione non rimuove la colpevolezza al punto da eliminare ogni punizione che il peccato merita, e che — fintantoché il peccato stesso permane — non può in alcun modo essere tolta; ma rimuove la colpevolezza in modo tale da togliere il carattere punitivo e vendicativo del peccato, ossia i suoi effetti mortiferi[18].
27:22 Questa assoluzione dai peccati è chiamata — in diverse prospettive ma nello stesso senso sostanziale — nelle Sacre Scritture: remissione, redenzione e riconciliazione[19] (Efesini 1:6-7). Infatti, poiché lo stato di peccato è considerato una schiavitù o una certa cattività spirituale a motivo della colpa, la giustificazione è chiamata Redenzione; e poiché lo stato di peccato è considerato come soggezione alla pena, la giustificazione è detta Remissione dei peccati, ed è descritta anche come passare oltre, cancellare, alleggerire, togliere, allontanare, gettare dietro le spalle (Romani 4:7; Colossesi 2:14; Michea 7:18; Isaia 43:25; 38:17; Salmo 32:1-2). E poiché quello stesso stato è considerato un’inimicizia contro Dio, la giustificazione è detta Riconciliazione, Romani 5:10; e, poiché implica anche un “fingere di non vedere” il peccato, come in Levitico 20:4, la giustificazione è anche chiamata "copertura del peccato" (Salmo 32:1-2).
- Efesini 1:6-7 - "... a lode della gloria della sua grazia, che egli ci ha concesso nell'Amato suo. Poiché in lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia".
- Romani 5:10 - "Perché se, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.".
- Levitico 20:4 - "Se il popolo del paese chiude gli occhi quando quell'uomo dà uno dei suoi figli a Moloc, e non lo mette a morte".
27:23 Non solo i peccati passati delle persone giustificate sono rimessi, ma anche, in un certo modo, quelli futuri. La giustificazione rende quindi nostra in atto tutta quella remissione che è stata ottenuta per noi in Cristo. Né i peccati passati e presenti possono essere del tutto e pienamente rimessi, se non sono in qualche modo rimessi anche i peccati futuri[20].
- Numeri 23:21 - "Egli non scorge iniquità in Giacobbe, non vede perversità in Israele. L'Eterno, il suo Dio, è con lui, e Israele lo acclama come suo re".
- Giovanni 5:24 - "In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita".
27:24 Tuttavia vi è questa differenza: i peccati passati sono rimessi mediante un'applicazione formale, mentre quelli futuri solo virtualmente; i peccati passati sono rimessi in sé stessi, mentre quelli futuri sono rimessi nel soggetto o nella persona che pecca[21].
27:25 Tuttavia, coloro che sono giustificati desiderano ogni giorno il perdono dei peccati[22], (a) Perché la continuazione di questa grazia è per loro necessaria. (b) Affinché il senso e la manifestazione di essa siano percepiti sempre più chiaramente, secondo quanto richiedono i singoli peccati. (c) Affinché l’esecuzione di quella sentenza pronunciata nella giustificazione sia portata a compimento e promossa.
27:26 Oltre al PERDONO DEI PECCATI, è necessaria anche un’IMPUTAZIONE DI GIUSTIZIA. Questo perché può esserci anche un’assenza totale di peccato, e tuttavia mancare quella giustizia che deve prendere il posto, nella giustificazione[23].
- Romani 5:18-19 - "Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita si è estesa a tutti gli uomini. 19 Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti".
- Apocalisse 19:8 - "Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro, poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi".
- Romani 8:3-4 - "Poiché quello che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva debole, Dio lo ha fatto mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito".
27:27 Ma questa giustizia non deve essere cercata separatamente nella purezza della natura, nascita e vita di Cristo; essa proviene invece da tutta l’obbedienza di Cristo, insieme alla remissione dei peccati: così come la disobbedienza di Adamo ci ha privati della giustizia originale e ci ha resi soggetti alla colpa della condanna[24].
Note esplicative
- ↑ l concetto di “comunione dei benefici” esprime la realtà che, uniti a Cristo per fede, i credenti ricevono ogni benedizione necessaria alla vita spirituale: perdono, giustizia, santificazione, adozione, perseveranza, gloria. Questi doni non sono distribuiti separatamente, ma sono tutti contenuti in Cristo stesso. L’unione con Lui è la fonte di ogni bene spirituale.
- ↑ L’unione con Cristo implica un cambiamento radicale: non solo una trasformazione morale, ma un vero e proprio “trasferimento” da un dominio all’altro. Da una condizione di alienazione da Dio, si entra nello stato di riconciliazione e comunione eterna con Lui.
- ↑ La distinzione tra mutamento relativo e mutamento reale è tipica della teologia riformata classica. Il primo designa la giustificazione, cioè la dichiarazione legale di giustizia fondata sull’opera di Cristo; il secondo riguarda la trasformazione effettiva operata dallo Spirito, cioè rigenerazione e santificazione. Non tutte le tradizioni cristiane condividono questa distinzione o ne mantengono i contorni teologici: alcune la rifiutano esplicitamente, altre la reinterpretano. Per una panoramica comparativa tra diverse prospettive teologiche su questo tema, si rimanda a un articolo separato di approfondimento.
- ↑ La giustificazione non si basa su un cambiamento interiore dell’uomo, ma su un atto di Dio che imputa al credente la giustizia di Cristo. “Imputare” significa accreditare legalmente qualcosa, come in un registro: i peccati non sono più messi in conto, e la giustizia di Cristo è messa a favore del credente. Si tratta di una dichiarazione legale, non di una trasformazione morale.
- ↑ Essendo un atto forense di Dio, la giustificazione è immediata, totale e irreversibile: non si cresce in essa come nella santificazione. Tuttavia, il credente può percepirla in modo più o meno chiaro, e i suoi frutti si manifestano nel tempo. Lo stesso vale per l’adozione: si è figli pienamente fin dall’inizio, ma si può crescere nella consapevolezza e nella gioia di esserlo.
- ↑ Ames qui respinge esplicitamente la concezione tomista (cattolico-romana) della giustificazione, secondo cui essa è un moto reale, cioè un cambiamento ontologico che avviene nell’anima. Per Tommaso, infatti, la giustificazione comporta sia la remissione dei peccati sia l’infusione della grazia santificante e della giustizia inerente, per cui l’uomo diventa realmente giusto. Ames, seguendo la linea riformata, considera ciò un errore fondamentale: la giustizia che giustifica è imputata, non infusa, e non vi è alcun “movimento fisico” dell’anima, bensì un atto sovrano di Dio che dichiara giusto colui che crede, per i meriti di Cristo. Questo punto è centrale nella polemica riformata contro la dottrina cattolica della giustificazione come cooperazione tra grazia e libero arbitrio. Vedi gli articoli: Due concezioni della giustificazione: confronto tra dottrina riformata e dottrina cattolica e "La salvezza si può perdere"? Analisi di una dottrina e risposta riformata.
- ↑ La giustificazione è presentata qui come un processo unitario ma articolato, che si manifesta in quattro “momenti” distinti: (a) eternamente nel decreto divino, (b) oggettivamente nella risurrezione di Cristo, il nostro rappresentante, (c) soggettivamente nel primo atto di fede, (d) esperienzialmente nella testimonianza interiore dello Spirito Santo. Questa visione unitaria ma progressiva permette di tenere insieme il fondamento eterno e oggettivo della giustificazione con la sua appropriazione personale e consapevole da parte del credente. Ames chiarisce inoltre che la testimonianza dello Spirito non costituisce la giustificazione, ma ne è il sigillo soggettivo, e si basa su un atto riflesso della fede, cioè la coscienza del beneficio ricevuto.
- ↑ La giustificazione è un atto di grazia sovrana, non una ricompensa per qualcosa nell’uomo. Essa non discende dalla giustizia retributiva di Dio, ma dalla grazia che ha eletto, unito e rigenerato. L’unione mistica con Cristo, stabilita dalla grazia, è la base immediata della giustificazione.
- ↑ Ames formula qui il parallelismo tipico della teologia federale: Come in Adamo siamo stati condannati per imputazione del suo peccato, così in Cristo siamo giustificati per imputazione della sua obbedienza. Questa è la giustificazione forense, basata sulla giustizia aliena (estranea) di Cristo, imputata al credente per grazia, non per merito proprio.
- ↑ Imputazione significa che la giustizia di Cristo è posta legalmente a nostro favore, come se fosse nostra, benché non lo sia intrinsecamente.
- ↑ Questo chiarisce che la fede è lo strumento, non la causa, e che Cristo è l’unica base reale della giustificazione, ma solo chi crede in lui ne partecipa.
- ↑ Fede generale e fede salvifica non sono la stessa cosa. Qui Ames distingue tra l’assenso intellettuale alla verità della Bibbia (che possono avere anche i non rigenerati) e la fede salvifica che produce la giustificazione. Il semplice riconoscimento della verità della Scrittura non basta: anche i demoni credono che Dio esiste (Giacomo 2:19), ma non sono giustificati.
- ↑ La fede giustificante non consiste nella certezza soggettiva di essere giustificati. Ames intende contrastare l’idea che la fede giustificante consista nella sicurezza personale di essere perdonati. Secondo lui, la fede giustificante precede logicamente la giustificazione come atto di Dio, mentre la certezza della giustificazione viene in seguito. Questa distinzione aiuta a evitare sia il fideismo psicologico sia la disperazione per mancanza di “sensazioni di salvezza”.
- ↑ La fede giustificante ha per oggetto Cristo stesso e la sua giustizia. La fede non è salvifica per una sua qualità intrinseca, né per l’intensità dell’esperienza del credente, ma perché unisce alla persona e all’opera di Cristo. La “giustizia di Dio” non è un concetto astratto, ma la realtà concreta dell’obbedienza attiva e passiva di Cristo imputata al peccatore che crede.
- ↑ La centralità della fede in Cristo per la giustificazione è ribadita più volte nei Vangeli e nelle epistole. Non si tratta di un principio isolato o secondario, ma del cuore stesso del messaggio evangelico. Tutti i passi citati mostrano che la salvezza viene ricevuta per fede nel Figlio di Dio, non per opere o per appartenenza religiosa.
- ↑ La fede giustificante comporta, nella sua essenza, una fiducia personale nella misericordia di Dio. Ames sottolinea che non si tratta semplicemente di credere che certe dottrine siano vere (ciò che molti teologi papisti del suo tempo consideravano sufficiente), ma di una persuasione interiore della benevolenza divina in Cristo, un’adesione fiduciosa e salvifica. Questo aspetto soggettivo della fede — la certezza della grazia — è importante per la teologia riformata perché distingue la fede vera da quella meramente intellettuale. Tuttavia, Ames introduce due correzioni pastorali fondamentali: (a) La certezza soggettiva non è sempre presente. Anche chi ha una vera fede può passare attraverso periodi di oscurità spirituale, dubbio o scoraggiamento, in cui non sente di avere fede o di essere in pace con Dio. Questo non invalida la sua giustificazione, che è fondata sull’opera oggettiva di Cristo e non sulle emozioni del credente. (b) Esistono gradi diversi di certezza nei credenti. Non tutti sperimentano la medesima intensità di fiducia o pace interiore, e questo può variare anche nel tempo per una stessa persona. Tuttavia, la teologia riformata riconosce che questa fiducia, almeno in potenza, è sempre connessa alla fede salvifica. (c) Infine, Ames afferma che negare questa persuasione come elemento della fede giustificante (come fa parte della teologia cattolica romana) mina il conforto e la pace che Cristo ha promesso ai suoi. La certezza è un frutto prezioso della fede, anche se non sempre perfettamente esperito.
- ↑ La giustificazione rimuove la condanna, non tutti gli effetti del peccato. Ames chiarisce che la giustificazione non è da intendersi come una cancellazione immediata e totale di ogni traccia del peccato nella persona, ma come la liberazione dal verdetto di condanna eterna. La colpa (in senso giuridico) viene tolta, ma la macchia (in senso etico) e alcune conseguenze temporali del peccato possono rimanere. La distinzione è importante per evitare confusioni con la santificazione, che riguarda la purificazione progressiva. La giustificazione libera dalla "pena eterna" del peccato, non necessariamente da tutte le sue conseguenze nella vita presente.
- ↑ La punizione temporale può sussistere, ma non è più segno dell’ira di Dio. Anche dopo la giustificazione, il peccato può comportare correzioni o conseguenze nella vita del credente. Tuttavia, tali pene non sono più espressione dell’ira retributiva di Dio, bensì della sua disciplina paterna. Ames insiste che la giustificazione non abolisce ogni pena in assoluto, ma abolisce la pena come espressione della giustizia punitiva. Questo aiuta a comprendere il senso delle afflizioni che colpiscono anche i giustificati: non sono più condanne, ma strumenti di purificazione e di guida.
- ↑ La giustificazione è descritta con immagini plurime: redenzione, remissione, riconciliazione, copertura. Ames mostra la ricchezza del linguaggio biblico per esprimere la realtà della giustificazione. Ogni termine evidenzia un aspetto particolare del medesimo atto: (a) Redenzione: libera dalla schiavitù del peccato; (b) Remissione: toglie la pena dovuta al peccato; (c) Riconciliazione: ristabilisce la pace con Dio; (d) Copertura: Dio non imputa più il peccato, come se lo avesse “coperto” o ignorato. Questo vocabolario multiforme serve a illustrare il mistero della giustificazione con immagini comprensibili e potenti. È anche un utile strumento pastorale per insegnare la profondità del perdono divino.
- ↑ La giustificazione include la remissione virtuale dei peccati futuri. Ames insiste che la giustificazione, una volta conferita, abbraccia non solo i peccati commessi fino a quel momento, ma anche quelli futuri — seppure in modo differente (come si preciserà nel punto successivo). Questa posizione è coerente con la dottrina riformata della giustificazione come atto giuridico unico e definitivo, fondato sulla giustizia di Cristo imputata al credente, e non sul suo comportamento futuro. Tuttavia, non si tratta di una licenza per peccare: la remissione virtuale è parte del patto di grazia e riguarda coloro che vivono per fede, non i presuntuosi o gli apostati.
- ↑ I peccati futuri sono rimessi in modo potenziale, non ancora attuale. Ames distingue tra remissione formale (che riguarda i peccati già commessi) e remissione virtuale (che riguarda i peccati futuri). I primi sono rimessi con un atto definito e giuridico; i secondi lo sono in quanto Dio, nel giustificare una persona, accoglie per sempre quella persona in Cristo. Ciò implica che ogni peccato futuro sarà perdonato non come nuova giustificazione, ma come applicazione rinnovata della grazia già accordata.
- ↑ Il perdono quotidiano è necessario per la comunione con Dio, non per una nuova giustificazione. Sebbene il giustificato sia già pienamente accolto da Dio, egli continua a peccare e quindi ad avere bisogno del perdono quotidiano, che rinnova la sua comunione con Dio e approfondisce la sua percezione della grazia. L’invocazione costante del perdono (come nel Padre nostro) non implica insicurezza, ma umiltà e desiderio di crescita spirituale.
- ↑ La giustificazione richiede non solo la rimozione del peccato, ma l’attribuzione della giustizia di Cristo. Ames chiarisce che non basta che il peccato sia cancellato: Dio esige anche una giustizia positiva per dichiarare il peccatore giusto. Questa giustizia è quella di Cristo, a noi imputata. Anche se ipoteticamente potessimo essere privi di peccato (come Adamo prima della caduta), ciò non ci renderebbe ancora giusti davanti a Dio nel senso salvifico e escatologico. Solo la giustizia perfetta di Cristo può costituire il fondamento della nostra accettazione davanti a Dio.
- ↑ La giustizia giustificante include tutta l'obbedienza attiva e passiva di Cristo. Ames insiste che la giustizia imputata al credente non è un elemento singolo (come la sua natura senza peccato o la sua morte espiatoria), ma l’intero corso dell’obbedienza di Cristo: dalla sua incarnazione fino alla sua morte, compresa la sua vita conforme alla legge (obbedienza attiva) e il suo sacrificio sulla croce (obbedienza passiva). Questa giustizia è a beneficio del credente e viene imputata come se fosse sua, proprio come la colpa di Adamo è imputata a tutti i suoi discendenti.